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Usanze ebraiche

ALCUNE USANZE e COSTUMI EBRAICI

di Sidney B. SPERRY  

La Bibbia in effetti Ë un libro orientale. Fu scritto molti secoli fa da un popolo orientale e principalmente per un popolo orientale.

A dir la verit‡ il Nuovo Testamento ci Ë pervenuto in greco, una lingua europea occidentale, ma Ges˘ ed i Suoi apostoli erano orientali e parlavano in aramaico, una lingua orientale.

Non soltanto noi dovremmo conoscere la lingua della Bibbia, ma dovremmo anche essere al corrente delle usanze e dei costumi dei suoi popoli, se vogliamo comprenderla chiaramente.

La penetrazione nella Palestina di modi di vivere occidentali ha prodotto dei cambiamenti in quella zona, ma nellíinterno si possono trovare anche oggi zone dove la vita continua in modo simile a quella dei giorni di Abrahamo.

I ragazzi e le ragazze di questi villaggi indossano ancora gli stessi indumenti portati da generazioni di loro antenati. Nella vita dei campi sono avvenuti assai pochi cambiamenti; anche i saluti sono quasi identici a quelli usati nei giorni della Bibbia. Molte altre tradizioni e costumi vengono ancora osservati nella Palestina primitiva.

Per quanto riguarda i gesti ad esempio, l'uomo occidentale fa segno ad un altro di avvicinarsi a lui voltando il palmo della mano verso l'alto e piegando l'indice verso di se; gli abitanti della Palestina invece volgono il palmo della mano verso il basso e piegano le quattro dita insieme verso di se.

Noi esprimiamo una negazione scuotendo il capo da destra a sinistra o viceversa; gli abitanti della Palestina invece gettano il capo all'indietro.

In segno di rispetto, quando entriamo in un luogo sacro o in una casa, ci togliamo il cappello; gli abitanti della Palestina si tolgono le scarpe.

l pastori dell'occidente spingono davanti a se le pecore, quelli dell'oriente le guidano. Quante volte, in Palestina, ho osservato le pecore seguire il loro padrone lungo uno stretto sentiero, in fila indiana! E quante volte in tali occasioni mi sono ricordato delle parole del Signore:

3. "... Egli chiama le proprie pecore per nome e le mena fuori.

4. ... va innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perchÈ conoscono la sua voce".

(Giovanni10:34).

Gli sposi occidentali cercano di farsi una casa propria appena possibile dopo il matrimonio; la coppia della Palestina vive con la famiglia dello sposo. Notate che quando il servo di Abrahamo portÚ Rebecca dalla sua patria,

67. "ÖIsacco menÚ Rebecca nella tenda di Sara sua madre, se la prese, ed ella divenne sua moglie... (Genesi 24:67).

Rebecca divenne cosi un membro della trib˘ di Abrahamo.

PuÚ essere interessante fare un confronto tra la lingua dei palestinesi moderni ed antichi con la nostra. Nel pensiero e nella lingua, l'orientale e un artista; l'occidentale, d'altra parte, puÚ essere paragonato ad un architetto. Quando parla, l'orientale dipinge una scena, il cui effetto totale e vero mentre i dettagli possono non essere accurati; l'occidentale tende a disegnare diagrammi accurati nei dettagli.

Quando nostro Signore parlÚ del granello di senapa e disse che era "il pi˘ piccolo di tutti i semi che sono sulla terra", mentre la pianta diventa "maggiore di tutti i legumi" (Marco 4:31,32), Egli parlava come un orientale.

Qualsiasi buon botanico sa che il seme della mostarda (sinapi) del quale Ges˘ parlava, sebbene piccolo, non e il pi˘ piccolo dei semi che esistono, ne la pianta È la pi˘ grande di tutti i legumi.

Dai giorni di Abrahamo sino a quando essi si stabilirono nella Palestina come nazione, gli Israeliti vissero come nomadi o seminomadi. Anche dopo il loro insediamento nella Palestina, in tempi pi˘ tardi, essi conservarono molte caratteristiche del loro precedente sistema di vita.

Dalla vita contemporanea degli Arabi del deserto, noi possiamo ricostruire molti antichi costumi ebraici.

Nel deserto sono stato intrattenuto da sceicchi arabi e spesso ho avuto occasione di pensare a certe descrizioni bibliche degli antichi patriarchi.

L'antica famiglia ebraica era patriarcale; il termine ebraico per descriverla era "beth'ab", ossia "la casa del proprio padre". Il padre era l'autorit‡ suprema della famiglia; quando i suoi figli diventavano grandi e si sposavano, essi ed i loro figli rimanevano sempre sotto il suo controllo.

Se egli aveva pi˘ di una moglie, o se i figli erano generati dalle concubine o dalle serve, essi assumevano una posizione su base comune con gli altri figli. Cosi, i figli di Giacobbe nati da quattro madri diverse, erano tutti accettati su termini di uguaglianza.

La famiglia includeva anche persone non legate al padre da vincoli di parentela, che avevano contratto con lui un'alleanza, senza contare poi i servi ed i clienti.

Nei tempi pi˘ antichi l'autorit‡ del padre includeva poteri di vita e di morte. Per esempio, Giuda condannÚ a morte la propria nuora, Tamar, quando ella venne accusata di condotta oscena.

La famiglia ebraica era anche nota come "casa". La fondazione di una famiglia significava edificare una casa. L'uso del termine casa era molto flessibile e poteva includere l'intera nazione, (la casa di Giacobbe o la casa di Israele) o una parte del popolo (la casa di Giuda o la casa di Giuseppe).

Nella famiglia ebraica il padre amministrava la giustizia tra i membri del la casa, e le sue parole non dovevano essere messe in discussione. I doveri dei figli e dell'intera casa richiedevano obbedienza e riverenza.

Un figlio non sedeva alla presenza del padre senza un invito, ne esprimeva un'opinione senza che gliene fosse concesso il permesso. Quando il padre moriva, il suo posto era normalmente preso dal figlio pi˘ grande, che diventava padre dell'intera casa, inclusi i suoi membri pi˘ anziani. A meno che egli non si dimostrasse indegno della sua posizione, riceveva tutti i diritti, la lealt‡ ed i privilegi che erano stati di suo padre prima di lui.

Tuttavia, nella Bibbia, sono citati dei casi dove il padre non designÚ come successore il suo figlio primogenito. Per esempio, Giuseppe diventÚ padre della trib˘, succedendo a Giacobbe, dopo che Ruben se ne era dimostrato indegno, e Salomone venne nominato successore da Davide stesso.

Alcune autorit‡ asseriscono che il matrimonio degli antichi Ebrei era un'istituzione legale e non religiosa. Per alcuni Ebrei questo puÚ essere stato vero, ma come Santi degli Ultimi Giorni noi sappiamo che tra i grandi patriarchi la religione aveva un ruolo molto importante.

Quando il figlio di una famiglia ebrea doveva sposarsi, la moglie gli veniva scelta dai genitori; questa usanza prevale ancora tra gli Arabi in certi paesi biblici. l figli di solito si sposavano molto presto.

Il dottor Ludwig Kohler, uno dei miei ex professori, accanito studioso delle usanze e dei costumi ebraici, soleva dire che líebreo medio era padre a 19 anni, nonno a 38, bisnonno a 57.

Di quando in quando un Ebreo si sposava ad una et‡ pi˘ avanzata; tale fu il caso di Isacco, che aveva quarant'anni quando prese in moglie Rebecca. Anche in questo caso tuttavia, Abrahamo, suo padre, scelse Rebecca tramite l'opera ispirata del suo fattore.

Quando una ragazza era scelta in moglie per un giovane, il fidanzato doveva pagare un "mohar" (somma di denaro) al padre della sposa o anche alla sposa stessa. In caso di divorzio la dote diventava una fonte di protezione per la donna. La dote poteva essere considerata un compenso alla famiglia per la perdita dei preziosi servizi che ella svolgeva custodendo il gregge o lavorando nei campi.

Tre erano i passi seguiti dagli Ebrei dei tempi del Nuovo Testamento nel contrarre il matrimonio. Prima c'era il fidanzamento, che poteva essere contratto quando i due erano ancora bambini. L'unione poteva essere concordata direttamente dai genitori o per il tramite di un mediatore di professione. Spesso i due giovani non si erano mai visti. Questo fatto puÚ stupire i giovani di oggi, ma il matrimonio veniva considerato un fatto molto serio e non qualcosa da essere lasciato alle passioni umane o ad uníazione affrettata.

In secondo luogo vi era la promessa. In questo passo veniva ratificato il fidanzamento, a meno che la ragazza non lo rifiutasse; ma se ella lo accettava, allora per gli Ebrei la promessa diventava impegnativa. Per un anno la coppia veniva considerata sposata ma non godeva dei diritti e dei privilegi coniugali. La promessa poteva essere annullata soltanto dal divorzio.

In terzo luogo, un anno dopo la promessa, aveva luogo il matrimonio vero e proprio.

Non essere sposate, era considerato una vergogna tra le donne ebree. Il profeta lsaia espresse questo sentimento quando egli fece dire ad un uomo da sette donne:

"Öfacci solo portare il tuo nome! Togli via il nostro obbrobrio!" (Isaia 4 : 1 ).

Gli sposi ebrei aspettavano ansiosamente i figli, particolarmente di sesso maschile. Notate queste parole del salmista:

3. "Ecco, i figliuoli sono un'eredit‡ che viene dall'Eterno; il frutto del seno materno Ë un premio.

4. Quali le frecce in man di un prode, tali sono i figliuoli della giovinezza.

5. Beati coloro che ne hanno il turcasso pieno!" (Salmi 127: 3-5).

Le donne che erano sterili ritenevano di essere state maledette da Dio e piangevano in cuor loro:

"Rachele, vedendo che non dava figliuoli a Giacobbe, portÚ invidia al la sua sorella, e disse a Giacobbe: Dammi de' figliuoli; altrimenti muoio". (Genesi 30:1).

Uníaltra usanza orientale Ë quella della contrattazione. Una sera un mio amico, che ha un negozio a Gerusalemme, mi disse che egli non si divertiva affatto a chiedere ai suoi clienti americani, non usi alla contrattazione, un prezzo d i molte volte superiore a quello giusto per un certo articolo. Egli era contento di ricevere il loro denaro, ma avrebbe preferito che essi contrattassero.

A titolo di spiegazione, il primo prezzo citato da un mercante per un certo articolo non Ë quasi mai il prezzo finale che verr‡ accettato. Lasciate che a questo proposito vi )arli di due mie esperienze.

Una tolta entrai in un negozio di Gerusalemme per acquistare dei tipici costumi palestinesi. Dopo che ebbi fatto la mia scelta, il negoziante arabo mi citÚ un certo prezzo. Dopo dieci minuti di contrattazione uscii dal negozio con la merce che avevo pagato un terzo del prezzo originale.

In uníaltra occasione, mentre ero su una nave nella baia di Algeri, un arabo venne sul ponte con un certo numero di cannocchiali sulle spalle. Uno di essi era di fabbricazione tedesca, un oggetto di grande valore, ed io decisi di comprarlo, se fossi riuscito ad ottenerlo ad un prezzo ragionevole. CosÏ contrattammo vigorosamente per circa mezzíora, ed alla fine il cannocchiale ed una bellissima custodia di pelle erano passati nelle mie mani per meno della met‡ del prezzo originale. Non vorrei che mi fraintendeste; l'arabo fece ugualmente un profitto, altrimenti non mi avrebbe venduto il cannocchiale.

Gli occidentali forse saranno sorpresi di sapere che la scena dellíacquisto da parte di Abrahamo del campo di Efron, con la grotta in cui seppellire Sara, Ë in realt‡ la descrizione di un'antica contrattazione. Quando Abrahamo assicurÚ i suoi amici Hittiti che egli avrebbe versato ad Efron "líintero suo prezzo", Efron gli rispose:

"No, mio signore, ascoltami! Io ti dono il campo, e ti dono la spelonca che v'Ë; te ne fo dono, in presenza deí figliuoli del mio popolo; seppellisci il tuo morto". (Genesi 23:11).

Molti lettori ritengono che Efron fosse una persona buona e generosa, poichÈ offrÏ gratuitamente il campo e la grotta ad Abrahamo; in effetti le sue parole non erano nulla di pi˘ di un gesto cortese verso un cliente. Osservate che Abrahamo, alla fine versÚ quattrocento sicli d'argento, e cioË la somma proposta da Efron per la sua propriet‡.

Si, la conoscenza delle usanze e dei costumi dell'antico Medio Oriente Ë necessaria se vogliamo comprendere ed apprezzare meglio la Bibbia.

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