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Cristianit‡ nei secoli
  

La Cristianit‡ nei secoli

Prima serata - Como, 27/04/2001

Premessa introduttiva 5í

di Mario VAIRA 

Questa vuole essere una panoramica storico religiosa, anche se necessariamente non molto approfondita, su quanto Ë avvenuto nei millenni in preparazione alla venuta di Ges˘ Cristo sulla terra e dopo la Sua venuta nei duemila anni appena conclusi dal tempo della Sua nascita.

Quella data segna il punto cardine delle ere e noi ora ne siamo al culmine. Ogni volta che qualcuno usa o richiama una data riconosce implicitamente la venuta del Figlio di Dio sulla terra. Eí líunica sublime figura in tutta la storia del mondo sulla quale Ë basata la nostra misura del tempo.

Eí una grande emozione per me, che alcuni anni or sono vedevo cosÏ lontano il 2000, un futuro pieno di interrogativi e di mistero, esservi ora dentro, aver iniziato da pochi mesi un nuovo millennio e volgermi indietro, alla storia di questi millenni, e porre la mia e la vostra attenzione su quel bimbo la cui venuta era stata profetizzata da Isaia 700 anni prima: "Un fanciullo ci Ë nato, un figliuolo ci Ë stato dato e líimperio riposer‡ sulle sue spalle" (Isaia 9:5).

Poi la chiesa da Lui istituita, quella chiesa incentrata sullíamore, sulla carit‡, che ha portato a compimento la legge Mosaica la quale non contemplava la carit‡ nelle sue norme (e potete scorrere nella Bibbia tutto líAntico Testamento senza trovare la parola carit‡), quella Chiesa ha proceduto nel periodo apostolico sino al realizzarsi di uníaltra profezia del profeta Isaia: "ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurit‡ avvolge i popoli" (Isaia 60:2).

Un periodo duro e difficile di guerre, di invasioni e saccheggi e poi, dopo i primi mille anni, ecco la peste del XIV secolo, iniziata in Cina e diffusa rapidamente in tutta Europa. In 5 anni 35 milioni di morti. Poi finalmente una luce di rinnovamento: il Rinascimento con il fiorire di arti, scienze, architettura e letteratura.

Ed i movimenti di riforma, sostenuti da grandi nomi entrati nella storia dei popoli: Melantone, Lutero, Hus, Zwingli, Calvino. Alcuni di essi hanno pagato con la morte il coraggio delle loro opinioni teologiche o dottrinali.

Poi il fiorire della scienza, il progresso della conoscenza ci hanno portato a questa epoca formidabile in cui siamo spesso sorpresi e intimoriti. Le invenzioni e le scoperte ci pongono talvolta in difficolt‡. Molti non sono in grado di seguire il progresso per utilizzarne le grandi, quasi incredibili innovazioni.

Ci rendiamo conto che possiamo arrecare seri danni alla qualit‡ della vita e che ci Ë indispensabile la rivelazione divina, la guida di Dio, la Sua saggezza. PerchÈ gli errori che líuomo puÚ commettere possono avere conseguenze terribili. La conoscenza dellíuomo Ë vasta ora ma líuomo stesso Ë smarrito quando si rende conto improvvisamente di sapere cosÏ poco. Le conseguenze sono talora mortali.

Solo Dio Ë la nostra salvezza, il grande architetto che ha tutta la conoscenza, tutta la saggezza.

Vorrei citare alcune parole sul Cristo vivente tratte da una testimonianza degli Apostoli della Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni: "Egli fu il grande Geova dellíAntico Testamento e il Messia del Nuovo. Egli fu il Creatore delle terra. "Ogni cosa Ë stata fatta per mezzo di Lui" (Giov. 1:3). Insegnava i principi dellíeternit‡, lo scopo della nostra vita sulla terra e il potenziale che i figli e le figlie di Dio avranno nella vita a venire. Noi portiamo testimonianza, come Apostoli da Lui debitamente ordinati, che Ges˘ Ë il Cristo vivente, líimmortale Figlio di Dio."

Ora ecco la prima domanda:

Cosa si sapeva di Cristo prima della Sua nascita?

Risponder‡ a questa domanda Giuseppe Galliano.

Ci alterneremo poi negli altri temi intercalandoci nellíesposizione.

Il mondo degli Esseni 5í

di Mario VAIRA 

Vi chiederete perchÈ desideriamo parlare degli Esseni, chi erano, e che importanza possono avere in un contesto storico cristiano. Ma capirete come anche un piccolo popolo, anzi una comunit‡ di non pi˘ di 4.000 persone, a detta degli storici, possa ricoprire un ruolo di grande rilievo nella storia dei popoli.

Gli Esseni costituivano un gruppo, la parola setta non mi piace per il significato negativo che ha assunto nei secoli, un gruppo dicevo , una corrente filosofica del mondo ebraico che si era formata a lato di Farisei, Scribi e Sadducei.

Anzi, dagli studi condotti, si puÚ desumere che gli Esseni fossero in origine Sadducei e che vennero sempre pi˘ differenziandosi dottrinalmente da quella corrente, e dalle altre correnti ebraiche, costituendo un vero e proprio movimento di riforma. Sia nellíAntico che nel Nuovo Testamento non ne viene fatto cenno, ma gli storici Giuseppe Flavio, Filone e Plinio li citano riportando numerosi particolari.

Si formarono circa nel 200 a. C. ed un piccolo gruppo di essi, costituito da non pi˘ di 250/300 persone, decise di uscire da Gerusalemme e di creare un insediamento a Qumran, sulle rive a nord ovest del Mar Morto. Le rovine di questa piccola citt‡ sono tuttora oggetto di grande interesse da parte degli archeologi.

Gli Esseni erano certi che il clero ebraico fosse corrotto e quindi indegno di governare sia politicamente che religiosamente il popolo ebraico. E cosÏ iniziÚ la vita di questa piccola comunit‡. Essi osservavano con estrema aderenza la legge Mosaica e studiavano assiduamente e profondamente la Torah per poterla seguire pi˘ fedelmente.

La loro vita era semplice: si riunivano al far del giorno, pregavano assieme e attendevano poi ai diversi lavori di ogni giorno sino allíora quinta.

A quel punto facevano una serie di abluzioni rituali in acqua fredda nelle vasche che avevano predisposto a quello scopo, quindi indossavano abiti bianchi di tela di lino e cosÏ purificati entravano nel refettorio come in un luogo sacro. Qui il sacerdote ringraziava Dio e benediceva il cibo.  

Ma la cosa pi˘ interessante Ë che benedicevano anche il pane e il vino anticipando líistituzione della Santa Cena fatta nel 33 da Ges˘ Cristo. La cena veniva poi consumata assieme, e del resto tutti i loro averi erano in comune. Fra i diversi lavori cui si dedicavano vi erano anche la concia e la preparazione delle pelli sulle quali trascrivere le sacre scritture e líopera di trascrizione.

Essi si ritenevano il solo vero rimanente del popolo dellíAlleanza. Per entrare nella comunit‡ era necessario compiere un complicato processo costituito da vari passi, compreso il giuramento di tornare alla Torah Mosaica, sino allíammissione per un primo anno di prova, seguito da un secondo anno di appartenenza provvisoria soggetto ad un esame finale.

Anche se gli Esseni, come gli altri gruppi religiosi ebraici che loro consideravano in apostasia, non identificarono Ges˘ Cristo nel Messia che anchíessi attendevano, possiamo definirli i precursori dei Santi che seguirono Ges˘ ed i Suoi insegnamenti. Sapete infatti che i primi seguaci di Ges˘ Cristo e tutti coloro che si unirono a loro e che con il battesimo entrarono a far parte della Chiesa primitiva erano detti Santi.

Ma torniamo agli Esseni. La loro pratica religiosa era semplice ed essenziale. PoichÈ consideravano il Tempio ormai profanato si riunivano per pregare allíora stessa in cui si sarebbero dovuti compiere i sacrifici di olocausto o di riparazione allíinterno del Tempio con gli animali spontaneamente offerti. Loro avevano gi‡ abbandonato i sacrifici di sangue che le altre correnti religiose ebraiche continuarono ancora per diverso tempo. Quei sacrifici di sangue che Ges˘ cancellÚ per sempre con un sacrificio ben pi˘ grande, il Suo sacrificio di sangue nel giardino del Getsemani e sulla croce.

Prima abbiamo accennato brevemente agli Esseni, ora vorremmo introdurvi ai Rotoli del Mar Morto. Si, gli Esseni hanno lasciato, nelle 11 grotte sinora scoperte, una quantit‡ incredibile di scritti su pelli di animali, su papiri e in un caso anche su tavole di metallo. Come potete vedere le grotte sono per la maggior parte alte rispetto al livello del suolo ed il ritrovamento dei rotoli fu davvero casuale.

Si racconta che nel 1947 un beduino che era alla ricerca di una capra che gli era sfuggita lanciÚ alcune pietre in una di queste grotte per far uscire la capra, ma ne uscÏ il suono di cocci rotti. Il pastore si inerpicÚ e trovÚ una quantit‡ di giare in terra cotta che contenevano dei rotoli o dei frammenti di pelli di animali che recavano sul lato interno delle strane iscrizioni.

Questi preziosi documenti furono raccolti, danneggiati, venduti pi˘ volte; furono poi trovate altre 10 grotte, negli anni successivi, che contenevano altre giare ricolme di pelli o di frammenti di pelli a causa anche dellíazione del tempo. Erano trascorsi 1900 anni dallíestinzione degli Esseni avvenuta nel 68 d. C. ad opera dei Romani.

E finalmente negli anni successivi al 1947, dopo molte reticenze dovute a vari fattori, questo prezioso materiale fu messo a disposizione degli studiosi ed Ë di grande interesse. Tutti i libri che compongono líAntico Testamento vi sono rappresentati in pi˘ di un esemplare, eccetto il solo libro di Esther.

Se pensate che il Talmud ebraico data al V secolo d. C. e che il Codice Cairo dei Profeti ed il Codice Aleppo, dai quali gli studiosi hanno tratto la gran parte della loro conoscenza dellíAntico Testamento, datano allí895 d. C. e al 925 d. C. rispettivamente, capite quanto siano importanti i Rotoli del Mar Morto che datano fra il 150 a. C. ed il 68 d. C. Per noi Santi degli Ultimi Giorni hanno poi uníimportanza particolare perchÈ troviamo in essi dei punti di contatto di natura dottrinale o comportamentale in qualche modo vicini ad alcune nostre convinzioni, che sono poi quelle della Chiesa primitiva di Ges˘ Cristo. 

Inoltre i Rotoli recano una quantit‡ di altre notizie: scritti apocrifi, testi pseudoepigrafici, regole comunitarie, leggi del Tempio, metodi di interpretazione biblica, storia dei gruppi giudei dal 250 a. C. al 68 d. C., ed altri ancora. Dovete considerare che la Bibbia, prima trascritta a mano, Ë giunta sino a noi attraverso molte traduzioni e successive ristampe e che con líavvento delle macchine tipografiche si sono determinati errori a migliaia. Dovete anche considerare che alterazioni alle scritture, anche ai quattro Evangeli, si sono verificate ripetutamente.

Con le macchine da stampa nacquero i primi errori dovuti al nuovo sistema: la Bibbia del Re Giacomo, nella prima edizione del 1611, conteneva molti errori poi corretti nelle edizioni successive. Nel 1659 uno studioso osservÚ che le sei edizioni stampate nel decennio che seguÏ al 1650 contenevano circa 20.000 errori.

Ma si ebbero anche molte alterazioni alle scritture. Vi sono oltre 5200 manoscritti greci del Nuovo Testamento provenienti da aree diverse. John Mill in un saggio sul Nuovo Testamento greco condotto su soli 100 manoscritti riporta circa 30.000 varianti.

Molte di esse sono cambiamenti teologici intenzionali su parti considerate irrispettose nei confronti di Dio o idee teologiche non condivise dagli scribi.

La Brigham Young University, líuniversit‡ della Chiesa a Provo negli Stati Uniti díAmerica che ospita oltre 30.000 studenti, ha investito molto nello studio e nella ricerca sui Rotoli del Mar Morto, anche attraverso la sua sede in Gerusalemme, ed ha messo a punto un data base di grandi dimensioni per studiare a fondo questa materia. Il data base Ë stato posto a disposizione di tutti i ricercatori che vogliano accedervi.

Le ricerche sul DNA hanno contribuito notevolmente a questi studi. Líaccertamento del DNA ha consentito ad esempio di individuare da quali razze animali provenissero le pelli usate dagli Esseni, ma soprattutto di identificare, fra le migliaia di frammenti, i pezzi con uguale DNA e quindi appartenenti ad uno stesso rotolo. Si parla di 818 rotoli in totale e di oltre 40.000 frammenti dalla sola caverna numero 4. 

E allora capite che gli Esseni assumono, con i loro Rotoli, una valenza di grande profondit‡ poichÈ i loro testi sono originali, scritti in Aramaico , in Ebraico o in Greco, e risalgono allíepoca immediatamente precedente e contemporanea al tempo in cui Ges˘ venne sulla terra, e non hanno subito le trascrizioni infinite cui i libri sacri sono stati sottoposti.

 

Le Sette nel mondo Ebraico 7í

di Mario VAIRA 

Il mondo Ebraico, negli anni che precedettero la venuta di Cristo sulla terra, era reduce da un lunghissimo periodo di dominio straniero (Babilonesi, Assiri) e di lotte sia con i popoli adiacenti che fra le trib˘ Ebraiche e in particolare fra il regno di Giuda ed il regno di Israele.

Analogamente alla maggior parte delle altre nazioni del bacino del Mediterraneo, gli Ebrei erano soggetti allíImpero Romano. In generale era consentito a questi popoli un notevole grado di libert‡ relativamente alla continuit‡ dei loro costumi religiosi e delle usanze nazionali, ma non erano liberi.

Augusto a Roma rappresentava líunico potere cui tutte le nazioni guardavano. Nessuno poteva sfidare la calma che un tale dominio universale garantiva. Per oltre 60 anni vi erano state guerre civili, lotte e congiure. Mario e Silla, Pompeo e Cesare avevano guidato le loro legioni líuna contro líaltra con spargimento di sangue indicibile. Augusto era giunto al trono dopo 13 anni di guerre che avevano sconvolto regioni anche molto lontane. Il mondo era estenuato e la pace era ambita da tutti.

Augusto aveva esteso il dominio di Roma su quasi tutto il bacino del Mediterraneo e con saggezza aveva lasciato libert‡ di culto e rispetto delle tradizioni ad ogni nazione occupata. Ogni nazione aveva un suo culto con divinit‡ diverse. La cosa straordinaria Ë che questa pluralit‡ di religioni non causava nÈ guerre nÈ dissensi con esclusione dei soli Egiziani.

In effetti si guardava al mondo come ad un solo grande impero diviso in province che avevano divinit‡ diverse e nessun popolo poteva disprezzare gli dei altrui. PurchÈ questi diversi culti non interferissero con gli interessi e le leggi dellíImpero, i Romani erano molto tolleranti.

Tuttavia non consentivano alcun cambiamento alle religioni professate nellíImpero nÈ líintroduzione aperta di alcuna nuova forma di culto. 

Nel mondo Ebraico dellíepoca che ci interessa esistevano tre diverse sette religiose principali, Sadducei, Farisei e Scribi, e la popolazione di una zona compresa fra la Giudea e la Galilea, la Samaria.

I Samaritani erano Ebrei in origine ma, attraverso matrimoni misti, si erano uniti agli Assiri dai quali avevano subito líoccupazione e líinfluenza durante gli anni della schiavit˘ in Babilonia di tutto il popolo Ebraico. Le altre correnti Ebraiche non li accettarono nemmeno nella ricostruzione del tempio di Gerusalemme dopo il ritorno dallíesilio Babilonese. I Samaritani seguivano la legge Mosaica del Pentateuco ma erano considerati una casta inferiore. Ges˘ ne combattÈ líostracismo in due episodi narrati da Giovanni e da Luca. Ges˘ e la Samaritana (Giov.4) e la parabola del buon Samaritano (Luca 10:25).

I Sadducei costituivano una corrente politico religiosa che deriva forse da Sadoq, sommo sacerdote díepoca davidica. Sorto nel 2∞ secolo a. C. durante la rivolta dei Maccabei (168 a. C.), il partito dei Sadducei, violentemente ostile a quello dei Farisei, cessÚ di esistere nel 70 d. C. anno della conquista Romana di Gerusalemme. Al contrario dei Farisei che erano nazionalisti, si mostravano disponibili a far entrare nella loro cultura elementi della civilt‡ ellenica. Dissentivano anche nella pratica delle norme rituali perchÈ, dando valore soltanto alla legge scritta, respingevano ogni credenza connessa alla tradizione orale che seguivano i Farisei. Quindi negavano la vita dopo la morte, la resurrezione, líimmortalit‡ dellíanima.

I Farisei, termine che in Aramaico significa separati, ostentavano la pi˘ rigorosa osservanza formale di innumerevoli precetti. La loro origine risale probabilmente alla grande persecuzione del Re Siriano Antioco Epifane contro la religione Ebraica (165 a. C.). Da allora i Farisei, discendenti degli Assidei, acquisirono un rilievo sempre maggiore.

Accusati di aver favorito líavvento di Pompeo con le numerose lotte interne, subirono una lunga eclisse, ma durante il regno di Erode riacquistarono un certo peso perchÈ tradizionalisti e anti-Romani.

Si facevano notare per la loro pretesa esatta osservanza della Legge restando pi˘ attaccati alla lettera che allo spirito della legge stessa.  

Dopo la caduta di Gerusalemme un buon numero di essi, gi‡ sacerdoti del tempio, passÚ al cristianesimo portandovi il tradizionalismo della setta. Credevano nella vita dopo la morte e nellíesistenza degli angeli.

Gli Scribi erano funzionari pubblici gi‡ al tempo di Davide e venivano considerati successivamente dottori della Legge. La parola Scribi descrive chiaramente la loro attribuzione principale. Finirono poi per formare una casta che esercitava notevole influenza politica, nel 2∞ secolo a: C. costituivano la maggioranza del Sinedrio.

Mentre i Farisei costituivano una corrente teologica, gli Scribi, pur appartenendo al partito farisaico, svolgevano una attivit‡ specifica ma la loro influenza era notevole. Ges˘ li accomunÚ ai Farisei nel suo discorso alle turbe e per ben sette volte li apostrofÚ con le parole "Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti". (Matteo 23)

Fu in questo contesto politico, religioso e sociale, in un periodo di pace relativa ma che líImpero mai aveva conosciuto in precedenza, che maturarono i tempi per la missione di Cristo sulla terra e per la fondazione della Sua Chiesa, il "meridiano dei tempi". Ma questo sar‡ un argomento da trattare fra poco.

 

Note: Rivolta dei Maccabei - Erano membri della dinastia Giudaica degli Asmonei che nel 168 a. C.

capeggiarono la rivolta nazionalista contro i Seleucidi di Siria che volevano ellenizzare la Palestina.

Gerusalemme fu liberata e Simone il Maccabeo fu nominato sommo sacerdote dagli Ebrei.

 

Matteo - Era un pubblicano, esattore delle gabelle. Divenne un apostolo ed un evangelista e fu

testimone oculare del ministero di Ges˘ Cristo. Scrisse il suo vangelo fra il 40 ed il 50 d. C. in

lingua aramaica perchÈ lo dedicÚ agli Ebrei cui dedicÚ anche la sua predicazione in Palestina dopo

la morte di Ges˘. Poi si rivolse ai gentili forse in Etiopia e in Persia. Non ci Ë pervenuto il testo

originale in aramaico ma una versione in greco che gi‡ circolava nel 65/70 d. C. prima della

distruzione di Gerusalemme.

 

 

I Rotoli del Mar Morto 5í

di Mario VAIRA

 Prima abbiamo accennato brevemente agli Esseni, ora vorremmo introdurvi ai Rotoli del Mar Morto. Si, gli Esseni hanno lasciato, nelle 11 grotte sinora scoperte, una quantit‡ incredibile di scritti su pelli di animali, su papiri e in un caso anche su tavole di metallo. Come potete vedere le grotte sono per la maggior parte alte rispetto al livello del suolo ed il ritrovamento dei rotoli fu davvero casuale.

Si racconta che nel 1947 un beduino che era alla ricerca di una capra che gli era sfuggita lanciÚ alcune pietre in una di queste grotte per far uscire la capra, ma ne uscÏ il suono di cocci rotti. Il pastore si inerpicÚ e trovÚ una quantit‡ di giare in terra cotta che contenevano dei rotoli o dei frammenti di pelli di animali che recavano sul lato interno delle strane iscrizioni.

Questi preziosi documenti furono raccolti, danneggiati, venduti pi˘ volte; furono poi trovate altre 10 grotte, negli anni successivi, che contenevano altre giare ricolme di pelli o di frammenti di pelli a causa anche dellíazione del tempo. Erano trascorsi 1900 anni dallíestinzione degli Esseni avvenuta nel 68 d. C. ad opera dei Romani.

E finalmente negli anni successivi al 1947, dopo molte reticenze dovute a vari fattori, questo prezioso materiale fu messo a disposizione degli studiosi ed Ë di grande interesse. Tutti i libri che compongono líAntico Testamento vi sono rappresentati in pi˘ di un esemplare, eccetto il solo libro di Esther.

Se pensate che il Talmud ebraico data al V secolo d. C. e che il Codice Cairo dei Profeti ed il Codice Aleppo, dai quali gli studiosi hanno tratto la gran parte della loro conoscenza dellíAntico Testamento, datano allí895 d. C. e al 925 d. C. rispettivamente, capite quanto siano importanti i Rotoli del Mar Morto che datano fra il 150 a. C. ed il 68 d. C. Per noi Santi degli Ultimi Giorni hanno poi uníimportanza particolare perchÈ troviamo in essi dei punti di contatto di natura dottrinale o comportamentale in qualche modo vicini ad alcune nostre convinzioni, che sono poi quelle della Chiesa primitiva di Ges˘ Cristo.

 

I Rotoli del Mar Morto 5í

di Mario VAIRA

 Prima abbiamo accennato brevemente agli Esseni, ora vorremmo introdurvi ai Rotoli del Mar Morto. Si, gli Esseni hanno lasciato, nelle 11 grotte sinora scoperte, una quantit‡ incredibile di scritti su pelli di animali, su papiri e in un caso anche su tavole di metallo. Come potete vedere le grotte sono per la maggior parte alte rispetto al livello del suolo ed il ritrovamento dei rotoli fu davvero casuale.

Si racconta che nel 1947 un beduino che era alla ricerca di una capra che gli era sfuggita lanciÚ alcune pietre in una di queste grotte per far uscire la capra, ma ne uscÏ il suono di cocci rotti. Il pastore si inerpicÚ e trovÚ una quantit‡ di giare in terra cotta che contenevano dei rotoli o dei frammenti di pelli di animali che recavano sul lato interno delle strane iscrizioni.

Questi preziosi documenti furono raccolti, danneggiati, venduti pi˘ volte; furono poi trovate altre 10 grotte, negli anni successivi, che contenevano altre giare ricolme di pelli o di frammenti di pelli a causa anche dellíazione del tempo. Erano trascorsi 1900 anni dallíestinzione degli Esseni avvenuta nel 68 d. C. ad opera dei Romani.

E finalmente negli anni successivi al 1947, dopo molte reticenze dovute a vari fattori, questo prezioso materiale fu messo a disposizione degli studiosi ed Ë di grande interesse. Tutti i libri che compongono líAntico Testamento vi sono rappresentati in pi˘ di un esemplare, eccetto il solo libro di Esther.

Se pensate che il Talmud ebraico data al V secolo d. C. e che il Codice Cairo dei Profeti ed il Codice Aleppo, dai quali gli studiosi hanno tratto la gran parte della loro conoscenza dellíAntico Testamento, datano allí895 d. C. e al 925 d. C. rispettivamente, capite quanto siano importanti i Rotoli del Mar Morto che datano fra il 150 a. C. ed il 68 d. C. Per noi Santi degli Ultimi Giorni hanno poi uníimportanza particolare perchÈ troviamo in essi dei punti di contatto di natura dottrinale o comportamentale in qualche modo vicini ad alcune nostre convinzioni, che sono poi quelle della Chiesa primitiva di Ges˘ Cristo.

 

Il Tempio quale luogo di adorazione

o come centro di potere e luogo di disputa ? 10í

di Mario VAIRA  

Per trovare líorigine del Tempio dobbiamo spostarci molto indietro nel tempo. Eí nella Genesi, il primo libro dellíAntico Testamento nella Bibbia, che troviamo la decisione di Giacobbe di erigere un monumento che chiamÚ "la Casa di Dio".

Mentre era in un viaggio solitario da Beer Sheba verso Charan in Mesopotamia, Giacobbe si fermÚ una notte in un luogo elevato e nel sonno sognÚ "una scala appoggiata sulla terra la cui cima toccava il cielo; ed ecco gli Angeli di Dio che salivano e scendevano per la scala" dice la scrittura. Poi líEterno gli apparve in sogno e gli promise una progenie numerosa come la polvere della terra. Quando Giacobbe si svegliÚ eresse una pietra come monumento, versÚ dellíolio su di essa, e pose nome a quel luogo Bethel, che significa Casa di Dio, dalle parole ebraiche Bet = casa e Hel = Heloim.

Passarono molti anni prima che la voce dellíEterno giungesse, questa volta a MosË, per chiedere che gli Israeliti costruissero líArca dellíAlleanza e il Tabernacolo. Un Tempio portatile che doveva accompagnarli nel loro esodo nel deserto per i quarantíanni della loro peregrinazione verso la terra promessa. Quel Tempio era un luogo di culto in cui venivano offerti i doni degli olocausti e in cui il Signore si rivelava, non agli Israeliti che avevano ceduto allíidolatria, ma a MosË e ai Sacerdoti Leviti cui venivano rivelati i misteri di Dio e le chiavi della salvezza e dellíesaltazione.

Il pensiero dominante nellíerezione di questo santuario portatile era quello di esprimere líintima associazione fra Geova e il Suo popolo, che doveva considerarsi il popolo di Dio e in mezzo a loro doveva essere la Sua dimora.

Era costituito da un cortile di 100 cubiti x 50 circondato da teli, il Tabernacolo, allíinterno del quale si trovavano líaltare degli olocausti e la conca di rame per le abluzioni dei sacerdoti, e pi˘ oltre un secondo recinto costituito anchíesso da teli e suddiviso in due sezioni.

Nella prima, detto luogo Santo, si trovavano il candelabro sacro, líaltare dei profumi, simbolo delle preghiere, e la tavola del pane della presentazione sulla quale, ogni sabato, venivano rinnovati il pane e il vino, simboli del futuro sacrificio di Cristo, anche se il popolo di Israele lo ignorava.

La seconda sezione, separata da un velo, era il Santo dei Santi che simboleggiava il Regno di Dio e che conteneva líArca dellíAlleanza. Era il luogo in cui Dio si manifestava a MosË per rivelare la Sua volont‡ e dare a lui e al popolo di Israele la conoscenza necessaria per il loro progresso eterno.

CíË un piccolo brano nel Levitico, uno dei libri del Pentateuco, in cui si dice: "LíEterno parlÚ ad Aaronne dicendo: Non bevete vino nÈ bevande alcoliche tu e i tuoi figliuoli quando entrerete nella tenda di convegno affinchÈ non muoiate; sar‡ una legge perpetua, di generazione in generazione; e questo perchÈ possiate discernere ciÚ che Ë santo da ciÚ che Ë profano e ciÚ che Ë puro da ciÚ che Ë impuro e possiate insegnare ai figliuoli díIsraele tutte le leggi che líEterno ha dato loro per mezzo di MosË."

Il popolo díIsraele entrÚ nella terra di Canaan con il Tabernacolo e líArca dellíAlleanza, poi catturata dai Filistei, e soltanto Salomone, anni dopo, fu incaricato dal Signore di costruire un Tempio in muratura, quello che suo padre

Davide non ebbe potest‡ di realizzare. LíArca dellíAlleanza venne posta allíinterno del Tempio. Quel Tempio fu distrutto dai Babilonesi nel 600 a: C., restaurato da Zorobabel e poi ricostruito da Erode il grande prima della nascita di Cristo.

Il Tempio era molto importante e quando la distanza o altre circostanze rendevano impossibile recarsi al Tempio di Gerusalemme, altri ne furono costruiti. Gli storici affermano che ciÚ avvenne ad Arad, vicino a Beer Sheba, ad Elephantine e a Leontopoli in Egitto. Infatti il Signore ha sempre chiesto ai Suoi fedeli di costruire dei Templi in cui adorarlo e ricevere la Sua parola.

Queste le origini, ma cosa avveniva allíinterno del Tempio, la Casa del Signore, nellíepoca che precedette il ministero del Salvatore sulla terra? 

I rapporti fra le diverse correnti filosofiche ed ecclesiastiche costituite da Sadducei, Farisei e Scribi, cui vanno aggiunti gli Erodiani che sostenevano la politica di Erode cui i Romani riconoscevano líautorit‡ di governatore, erano molto tesi e difformi.

Erano caste in continuo conflitto ideologico e di potere che cercavano di prevalere líuna sulle altre e di imporre la propria autorit‡. Autorit‡ che era essenziale per ottenere il favore del popolo e che cercavano con ogni mezzo, specie camuffando il proprio comportamento per nascondere la realt‡.

Inoltre si attenevano formalmente alla legge Mosaica che interpretavano in maniera letterale e che in tale forma volevano imporre al popolo. La confusione dottrinale li aveva portati ad ammettere allíinterno della Casa del Signore i cambiamonete e gli ambulanti, venditori di buoi, pecore e colombe, come riferisce Giovanni nel suo vangelo.

La situazione quindi era di totale allontanamento dai principi religiosi praticati per oltre 1300 anni, da quando MosË aveva guidato il popolo di Israele fuori dallíEgitto ed aveva ricevuto le tavole della legge e le rivelazioni relative alla costruzione dellíArca dellíAlleanza e del Tabernacolo.

Le caste in lotta, anche se soggette al dominio romano ma nella libert‡ che líoccupante garantiva loro, esercitavano un potere religioso forte e assoluto e fu allora che il meridiano dei tempi maturÚ per la venuta sulla terra di Ges˘ il Cristo.

 

Profezie dallíAntico Testamento 10í

di Giuseppe GALLIANO 

In Luca 24, sulla strada per Emmaus, il Cristo appena risorto, camminÚ alcune miglia con due discepoli ai quali era stato riferito che il loro Maestro era stato crocifisso. Ges˘ chiese loro il motivo del loro dolore. Essi non riconoscendoLo Gli parlarono di Ges˘ che era stato crocifisso e che circolavano delle voci che Egli fosse risuscitato dalla morte, ma che loro non erano sicuri di ciÚ. Allora Ges˘ aprÏ le Scritture (il Vecchio Testamento) a loro e disse loro:

"O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria? E cominciando da MosË e da tutti i profeti, spiegÚ loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano" (Luca 24:25-27).

Osservate líordine: MosË e poi i profeti. MosË rappresentava la Legge, poi i Profeti e quindi gli scritti, o libri saggi, in questíordine allora si presentava il Vecchio Testamento. Pi˘ tardi in quello stesso giorno, riflettendo su come si sentivano, i due discepoli dissero líuno allíaltro: "Non ardeva il cuor nostro in noi mentríEgli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture?" (Luca 24:32).

Il proposito delle Scritture Ë di portare testimonianza di Ges˘ Cristo e quando le leggiamo in modo appropriato i nostri cuori ardono come quelli dei due discepoli.

Durante quello stesso giorno, Ges˘ si incontrÚ con i Dodici e mostrÚ loro il Suo perfetto corpo risorto di carne ed ossa e mangiÚ con loro e poi disse:

"Queste son le cose che io vi dicevo quandíero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di MosË, neí profeti e neí Salmi, fossero adempiute. Allora aprÏ loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: CosÏ Ë scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno" (Luca24:44-46).

LíAntico Testamento Ë veramente un testimone di Ges˘ Cristo! 

Per secoli i profeti díIsraele avevano predetto la venuta di un Messia. Da Adamo a Malachia, i profeti dicevano al popolo che sarebbe arrivato il giorno in cui il Dio díIsraele sarebbe venuto sulla terra, che sarebbe stato mortale e che sarebbe divenuto il loro Salvatore e Redentore.

La profezia díIsaia rappresenta il pensiero e il sentimento messianico che animavano il popolo dellíalleanza: "PoichÈ un fanciullo ci Ë nato, un figliuolo ci Ë stato dato, e líimperio riposer‡ sulle sue spalle, sar‡ chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per dare incremento allíimpero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora in perpetuo: questo far‡ lo zelo dellíEterno degli eserciti " (Isaia 9:5-6).

Líapostolo Giovanni scrisse che Ges˘ era "la vera luce che illumina ogni uomo" e tuttavia "il mondo non líha conosciuto. Eí venuto in casa sua e i suoi non líhanno ricevuto" (Giovanni 1:9,11).

La parola Messia deriva dallíebraico Meshiach, che significa "unto".Líequiva- lente greco di tale parola Ë Christos. Entrambe le parole racchiudono líidea di una persona unta da Dio. La parola ebraica Yeshua (in greco Ges˘) significa "Salvatore" o "Liberatore". Le due parole unite descrivono una persona unta da Dio per salvare o liberare il suo popolo.

Líattesa di un Liberatore Unto Ë chiamata speranza messianica. Questa speranza era molto reale per líantica Casa díIsraele. La speranza messianica Ë stata perpetuata da Enoc ad Abrahamo e da Abrahamo a MosË. Ai suoi fratelli MosË disse:

"LíEterno, il tuo Dio, ti susciter‡ un profeta come me, in mezzo a te, díinfra i tuoi fratelli; a quello darete ascolto" (Deuteronomio 18:15).

Nel Libro di Mormon il Cristo risorto disse ai Nefiti di essere il profeta di cui parlava MosË: "Ecco, Io sono colui di cui parlÚ MosË, dicendo: Il Signore vostro Dio vi susciter‡ un profeta fra i vostri fratelli" (3 Nefi 20:23).

Le profezie che concernono la nascita, il ministero mortale, ed il ministero dopo la resurrezione di Ges˘ Cristo riempiono pagine della Bibbia. Le scritture sono ricche di dettagli profetici in merito alla nascita di Ges˘ Cristo.

 

Isaia dichiarÚ: "PerciÚ il Signore stesso vi dar‡ un segno: Ecco la giovane concepir‡, partorir‡ un figliuolo, e gli porr‡ nome Emmanuele" (Isaia 7:14), un passaggio che líevangelista Matteo citÚ riferendosi appunto alla nascita di Ges˘: "Or tutto ciÚ avvenne, affinchÈ si adempiesse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco la vergine sar‡ incinta e partorir‡ un figliuolo, al quale sar‡ posto nome Emmanuele, che, interpretato, vuol dire: ëIddio con noií " (Matteo 1:22-23).

Michea pronunciÚ poeticamente: "Ma da te, o Bethlehem Efrata, piccola per esser tra i migliai di Giuda, da te mi uscir‡ colui che sar‡ dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni. PerciÚ egli li dar‡ in man dei loro nemici, fino al tempo in cui colei che deve partorire, partorir‡ ".(Michea 5:1-2).

Alcune profezie relative alla nascita del Messia si adempirono quando líangelo del Signore annunciÚ ai pastori vicino a Bethlehem: "Oggi, nella citt‡ di Davide, víË nato un salvatore, che Ë Cristo, il Signore" (Luca 2:11).

Gli eventi della vita mortale e del ministero di Ges˘ si trovano pure in numerose profezie dellíAntico Testamento. Gli autori dei quattro vangeli del Nuovo Testamento, cioË Matteo, Marco, Luca e Giovanni, dicono che Ges˘ Cristo adempÏ le profezie dellíAntico Testamento che si riferivano alla venuta del Messia.

Ecco alcuni esempi:

Descrizione Evento Antico Testamento Nuovo Testamento
Ges˘ sarebbe nato a Betlemme di Giudea Michea 5:2 Matteo 2:1-6
Sarebbe stato oggetto di grande adorazione Salmi 72:10 Matteo 2:1-11
Sarebbe stato preceduto da un precursore Isaia 40:3 Malachia 3:1 Luca 1:17 Matteo 3:1-3
Il Suo ministero avrebbe avuto inizio nella Galilea Isaia 9:1-2 Matteo 4:12, Matteo 16:23
Avrebbe insegnato con le parabole Salmi 78:2 Matteo13:34-35
Il Suo ministero sarebbe stato caratterizzato da miracoli Isaia 35:5-6 Matteo 11:4-5
Il Suo ministero sarebbe stato caratterizzato dal rifiuto del suo messaggio Salmi 69:8 Isaia 53:3 Giovanni 1:11 Giovanni 7:5
Il Messia sarebbe entrato trionfalmente a Gerusalemme sul dorso di un asino Zaccaria 11:12 Matteo 26:15
Sarebbe stato venduto per 30 monete díargento Zaccaria 11:12 Matteo 26:15
Sarebbe stato tradito da un amico carissimo Salmi 41:9 Salmi 55:12-14 Giovanni 13:18,21
Sarebbe stato abbandonato dai Suoi seguaci Zaccaria 13:7 Matteo 26:31-56
Sarebbe stato colpito sulla guancia Michea 5:1 Matteo 27:30
Gli avrebbero sputato addosso Isaia 50:6 Matteo 27:30
Descrizione Evento Antico Testamento Nuovo Testamento
Sarebbe stato deriso Salmi 22:7-8 Matteo 27:31, 39-44
Sarebbe stato colpito Isaia 50:6 Matteo 26:67; 27:26,30
I Suoi piedi e le Sue mani sarebbero stati trafitti da chiodi Salmi 22:16 Zaccaria 12:10 Giovanni 19:33-37
Tuttavia neppure un osso del Suo corpo sarebbe stato rotto Salmi 34:20 Giovanni 19:33-36
Sarebbe stato annoverato tra i trasgressori Isaia 53:9 Matteo 27:38
Gli avrebbero dato da bere líaceto quando avrebbe avuto sete Salmi 69:21 Salmi 22:15 Matteo 27:34 Giovanni 19:28
Da morto sarebbe stato sepolto con i ricchi Isaia 53:12 Matteo 27:57-60
Il Suo corpo non avrebbe conosciuto la decomposizione Salmi 16:10 Atti 2:31
Ges˘ Cristo sarebbe risorto Salmi 2:7 Salmi 16:10 Atti 13:33
Con la Sua risurrezione avrebbe permesso a tutti i morti di risorgere Isaia 26:19 Daniele 12:2 Matteo 27:52-53

  

Una delle pi˘ eclatanti dimostrazioni che i profeti dellíAntico Testamento conoscevano nei dettagli Ges˘ Cristo comunque si trova in Isaia; ascoltate quanto questa descrizione sia cosÏ meticolosamente particolareggiata:

"Egli Ë venuto su dinnanzi a lui come un rampollo, come una radice chíesce da un arido suolo; non avea forma nÈ bellezza da attirare i nostri sguardi, nÈ apparenza, da farcelo desiderare. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare col patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. E, nondimeno, eran le nostre malattie chíegli portava, erano i nostri dolori quelli di cui síera caricato; e noi lo reputammo colpito, battuto da Dio, ed umiliato! Ma egli Ë stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquit‡; il castigo, per cui abbiam pace, Ë stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione. Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognuno di noi seguiva la sua propria via; e líEterno ha fatto cader su lui líiniquit‡ di noi tutti. Maltrattato, umiliÚ sÈ stesso, e non aperse bocca. Come líagnello menato allo scannatoio, come la pecora muta dinanzi a chi la tosa, egli non aperse la bocca. Dallíoppressione e dal giudizio fu portato via; e fra quelli della sua generazione chi riflettË chíegli era strappato dalla terra deí viventi e colpito a motivo delle trasgressioni del mio popolo? Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli Ë stato col ricco, perchÈ non aveva commesso violenze nÈ víera stata frode nella sua bocca. Ma piacque allíEterno di fiaccarlo coi patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per la colpa, egli vedr‡ una progenie, prolungher‡ i suoi giorni, e líopera dellíEterno prosperer‡ nelle sue mani. Egli vedr‡ il frutto del tormento dellíanima sua, e ne sar‡ saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto render‡ giusti i molti, e si caricher‡ egli stesso delle loro iniquit‡. PerciÚ io gli darÚ la sua parte fra i grandi, ed egli divider‡ il bottino coi potenti, perchÈ ha dato se stesso alla morte, ed Ë stato annoverato tra i trasgressori, perchíegli ha portato i peccati di molti, e ha interceduto per i trasgressori ".

(Isaia capitolo 53)

 

Profezie da altri testi 10í

di Giuseppe GALLIANO 

1. parte: Il Libro di Mormon

 

 

Il Libro di Mormon Ë un libro di sacre Scritture paragonabile alla Bibbia. Eí una storia dei rapporti tra Dio e gli antichi abitanti delle Americhe e contiene la pienezza del Vangelo eterno. Il libro fu scritto da molti antichi profeti per spirito di profezia e di rivelazione. Le loro parole, scritte su tavole díoro, furono citate e compendiate da un profeta-storico chiamato Mormon. Il racconto contiene la storia di due grandi civilt‡. Una venne da Gerusalemme nel 600 a.C. e in seguito si divise in due nazioni, conosciute come Nefiti e Lamaniti. Líaltra venne molto prima, quando il Signore confuse le lingue alla Torre di Babele. Questo gruppo Ë conosciuto come i Giarediti.

Dopo migliaia di anni tutti furono distrutti eccetto i Lamaniti, ed essi sono i principali antenati degli Indiani americani. Líevento culminante raccontato nel Libro di Mormon Ë il ministero svolto personalmente dal Signore Ges˘ Cristo presso i Nefiti poco dopo la Sua risurrezione. Esso espone le dottrine del Vangelo, delinea il piano di salvezza e spiega agli uomini quello che devono fare per trovare pace in questa vita e salvezza nella vita a venire. Dopo che Mormon ebbe portato a termine i suoi scritti, consegnÚ il racconto a suo figlio Moroni, che vi aggiunse alcune parole sue e nascose le tavole sulla Collina di Cumora nellíattuale stato di New York. Il 21 settembre 1823 lo stesso Moroni, come essere glorificato e risorto, apparve al profeta Joseph Smith e gli impartÏ istruzioni riguardanti gli antichi annali e la loro finale traduzione in lingua inglese. A tempo debito le tavole furono consegnate a Joseph Smith, il quale le tradusse per dono e potere di Dio. Questo racconto Ë stato pubblicato in molte lingue come nuova e ulteriore testimonianza che Ges˘ Cristo Ë il Figlio del Dio vivente, e che tutti coloro che vengono a Lui e obbediscono alle leggi e alle ordinanze del Vangelo possono essere salvati.  

Questo concetto viene ulteriormente rimarcato dal suo stesso sottotitolo: "Un altro Testamento di Ges˘ Cristo" ed il libro contiene numerose dichiarazioni profetiche in merito al Messia che in generale sono pi˘ chiare di quelle contenute nella Bibbia stessa. Due profeti del Libro di Mormon chiamati Abinadi e Nefi 2. figlio di Helaman 2., insegnarono che tutti i profeti di Dio, inclusi MosË ed Abrahamo, "hanno testimoniato della futura venuta del Cristo" (Mosia 13:33; Helaman 8:16-22; confrontare con Giacobbe 4:4). Nefi 1. predisse che "Si, proprio seicento anni dal tempo in cui mio padre lasciÚ Gerusalemme, il Signore Iddio avrebbe suscitato un profeta fra i Giudei - si, un Messia o, in altre parole, il Salvatore del mondo"

(1 Nefi 10:4; 19:8). Samuele il Lamanita (ca. 6 a.C.) parlÚ ad una generazione incredula dei segni che avrebbero confermato anche nellíemisfero occidentale la nascita di Cristo (Helaman 14:2-8). Questi segni includevano líapparizione di una nuova stella e due giorni ed una notte senza oscurit‡ (Helaman 14:4-5).

Il giorno prima della Sua nascita il Signore annunciÚ al Suo profeta Nefi 3.:

"Alza il capo e sii di buon animo; poichÈ ecco, il tempo Ë vicino; questa notte sar‡ dato il segno e domani io verrÚ nel mondo, per mostrare al mondo che Io adempirÚ tutto ciÚ che ho fatto dire per bocca dei miei santi profeti" (3 Nefi 1:13).

Il messaggio che Ges˘ Cristo Ë il Redentore, líAvvocato e líIntercessore, e che:

"non vi Ë nessuníaltra via nÈ alcun altro mezzo mediante il quale líuomo possa essere salvato, se non tramite il sangue espiatorio di Ges˘ Cristo" (Helaman 5:9), Ë stato ripetuto dai rappresentanti di Dio di tutte le epoche (Isaia 53:4-5; Atti 4:12; 2 Nefi 2:9-10; 9:6-7; Mosia 4:8; 5:8; Alma 11:40). 

 

Il ruolo della trib˘ di Giuda 8í

di Giuseppe GALLIANO 

Il nome Israele appare per la prima volta nei Sacri Scritti come un titolo conferito a Giacobbe al tempo in cui egli riuscÏ nella sua decisione di ottenere una benedizione dal suo visitatore celeste nel deserto, ricevendo la promessa: "Il tuo nome non sar‡ pi˘ Giacobbe, ma Israele, poichÈ hai lottato con Dio e gli uomini, ed hai vinto" (Genesi 32:28). Leggiamo inoltre: "Iddio apparve ancora a Giacobbe, quando questi veniva da Paddan-Aram; e lo benedisse. E Dio gli disse: "Il tuo nome Ë Giacobbe; ma tu non sarai pi˘ chiamato Giacobbe, il tuo nome sar‡ Israele. E gli mise nome Israele" (Genesi 35:9,10).

Ma la combinazione nome-titolo accordata in condizioni di solenne dignit‡ assunse un significato pi˘ ampio fino a significare la posterit‡ di Abramo, attraverso Isacco e Giacobbe, con ognuno dei quali il Signore aveva stretto uníalleanza per la quale, mediante i loro discendenti, tutte le nazioni della terra dovevano essere benedette. CosÏ il nome del singolo patriarca si sviluppÚ fino a designare un popolo, con dodici trib˘, i cui componenti erano lietissimi del titolo di Israeliti o figli di Israele. Israele, ovvero Giacobbe, in et‡ avanzata benedisse i suoi dodici figli. Eí evidente che non tutti i figli di Giacobbe avrebbero goduto in eguale misura delle promesse che il Signore fece tramite Giacobbe. Eí altresÏ evidente che le benedizioni impartite a Giuda ed a Giuseppe erano superiori a quelle ricevute dai loro fratelli.

In Deuteronomio 32:8-9 leggiamo: "Quando líAltissimo diede alle nazioni la loro eredit‡, quando separÚ i figliuoli degli uomini, Egli fissÚ i confini dei popoli, tenendo conto del numero dei figliuoli díIsraele. PoichÈ la parte dellíEterno Ë il Suo popolo, Giacobbe Ë la parte della Sua eredit‡ ". Queste parole furono rivolte ai figliuoli díIsraele prima che essi arrivassero nella terra promessa, la terra della loro eredit‡. Eí molto chiaro dunque che coloro che appartengono alla progenie di Giacobbe fanno parte del pi˘ illustre lignaggio di esseri mai vissuti sulla terra.

Ci Ë comunque di lezione che il lignaggio non Ë sufficiente a determinare la rettitudine di nessuno. I figli di Israele uno ad uno caddero in trasgressione davanti agli occhi dellíEterno e da questo si comprende chiaramente che la mancata osservanza dei propri impegni spesso porta a grossi guai. La dispersione del Casato di Israele fra tutte le nazioni della terra ne Ë una prova evidente. La benedizione impartita da Giacobbe a Giuda indica che dai suoi posteri sarebbero nati dei Re. In Giacobbe 49:8-12 leggiamo: "Giuda, te loderanno i tuoi fratelli; la tua mano sar‡ sulla cervice deí tuoi nemici; i figliuoli di tuo padre si prostreranno dinanzi a te. Giuda Ë un giovine leone; tu risali dalla preda, figliuol mio; egli si china, síaccovaccia come un leone, come una leonessa: chi lo far‡ levare? Lo scettro non sar‡ rimosso da Giuda, nÈ il bastone del comando di fra i suoi piedi, finchË venga Colui che dar‡ il riposo, e al quale ubbidiranno i popoli". Inoltre in 1 Cronache 5:2 leggiamo:

"Giuda ebbe, Ë vero, la prevalenza tra i suoi fratelli, e da lui Ë disceso il principe; ma il diritto di primogenitura appartiene a Giuseppe".

La storia dellíAntico Testamento mostra che questa promessa fu certamente adempiuta. Re Davide, Re Salomone e Re Roboamo sono soltanto tre dei Re che discesero dal lignaggio di Giuda. Il Re dei re, Ges˘ Cristo, di cui si fa riferimento come Sciloh, uscÏ anche Lui dal lignaggio di Giuda. Il Presidente Benson disse in merito a questa promessa: "La grandezza della benedizione impartita a Giuda consiste nel fatto che essa contemplava la venuta di Schiloh, il quale avrebbe raccolto a SÈ il Suo popolo".

Líapostolo Paolo disse: "PerchÈ Ë ben noto che il nostro Signore Ë sorto dalla trib˘ di Giuda, circa la quale MosË non disse nulla che concernesse il sacerdozio" (Ebrei 7:14). Probabilmente proprio perchÈ Giuda e i suoi discendenti (i Giudei) rimasero uniti, sono stati ritenuti come i soli Israeliti. In precedenza Israele era diviso, Giuda comprendeva il gruppo pi˘ piccolo, mentre quello di maggiori dimensioni era chiamato "Israele". In II Samuele 24:9 infatti leggiamo: "Joab rimise al re la cifra del censimento del popolo: cíerano in Israele ottocentomila uomini forti, atti a portare le armi; e in Giuda cinquecentomila".

Sotto Efraim il popolo di Israele venne condotto al nord: era il tempo in cui il Regno di Israele fu distrutto dagli Assiri verso il 721 a.C.; dopo questi fatti il popolo di Israele non fece pi˘ ritorno e la sua gente venne dispersa tra le nazioni:

Io non distruggerÚ del tutto la casa di Giacobbe, dice líEterno. PoichÈ, ecco, io darÚ líordine, e scuoterÚ la casa díIsraele fra tutte le nazioni, come si fa col vaglio; e non cadr‡ un granello in terra" (Amos 9:8-9).

In seguito Amos promette che dopo la dispersione il casato di Israele sar‡ di nuovo riunito (vedere Amos 9:14-15).

Il Regno di Giuda intorno al 588 a.C. fu assoggettato da Nebucadnetsar il quale dette inizio alla prigionia babilonese. Per settantanni Giuda fu tenuto in esilio e in virtuale servit˘ a seguito della sua trasgressione come era stato predetto per mezzo di Geremia (Geremia 25:11,12 e 29:10). Quindi il Signore mitigÚ il cuore di coloro che lo tenevano prigioniero, ed ebbe inizio cosÏ la sua restaurazione con líeditto di Ciro il Persiano, il quale aveva assoggettato il regno di Babilonia. Al popolo ebraico fu permesso di ritornare in Giudea e di intraprendere líopera di ricostruzione del tempio di Gerusalemme (Esdra 1:1-4). Un vasto gruppo di Ebrei esiliati si avvalse di questa opportunit‡ per ritornare nella terra dei loro padri, sebbene molti scelsero di rimanere nel Paese della loro schiavit˘, preferendo Babilonia ad Israele. La "radunanza, tuttíassieme" di Giudei che ritornarono dallíesilio di Babilonia era composta soltanto di "quarantaduemilatrecentosessanta persone, senza contare i loro servi e le loro serve, che ammontavano a settemilatrecentotrentasette. E sebbene coloro che avevano fatto ritorno, lottassero coraggiosamente per ricostruire la casa di Davide e per riconquistare un poí del loro prestigio e gloria precedenti, i Giudei non furono mai pi˘ un popolo veramente indipendente; essi furono predati ora dalla Grecia, ora dallíEgitto, ora dalla Siria; ma intorno al 164-163 a.C., il popolo si liberÚ, almeno in parte, dal giogo straniero, a seguito della rivolta patriottica capeggiata dai Maccabei, il pi˘ noto dei quali fu Giuda Maccabeo. Nel 163 a.C. fu di nuovo dedicato il Tempio e quel felice evento fu da allora in poi celebrato come la Festa della Dedicazione. Tuttavia, durante il regno dei Maccabei, il tempio cadde in rovina pressochÈ totale, pi˘ per il popolo che ridotto di numero ed impoverito, non fu pi˘ capace di mantenerlo in buono stato, che per un declino dellíardore religioso.

Nella speranza di assicurarsi una maggiore protezione nazionale, i Giudei strinsero uníalleanza condizionata con i Romani, dei quali alla fine, divennero tributari; e in tale condizione la nazione ebraica continuÚ per tutto il periodo del ministero di nostro Signore. Nel meridiano dei tempi Roma era virtualmente signora del mondo. Quando Cristo nacque, Cesare Augusto era imperatore di Roma e dellíIdumea ed Erode, soprannominato il Grande, era il re vassallo della Giudea. Essi erano gi‡ un popolo largamente disperso. Tutti gli Ebrei in Palestina al tempo della nascita di Cristo non costituivano che uníesigua rimanenza della grande nazione di Davide. Le Dieci Trib˘, che costituivano il Regno díIsraele, erano allora da molto tempo perdute per la storia, e il popolo di Giuda era stato largamente disperso tra le nazioni. NÈ i loro rapporti con gli altri popoli, i Giudei generalmente si sforzavano di mantenere un atteggiamento sprezzante di consapevole esclusivit‡, che valse perÚ ad attirare su di loro lo scherno dei Gentili. Non Ë esagerato dire che i Giudei odiavano tutti gli altri popoli e che erano a loro volta disprezzati da tutti gli altri.

Sulla parte superiore della croce, sopra il capo di Ges˘, era stata affissa una scritta preparata per ordine di Pilato in rispetto allíusanza di esporre il nome della persona crocifissa e la natura del reato per cui era stata condannata a morte. Le parole erano incise in tre lingue: greco, latino ed ebraico, sÏ, che ogni osservatore capace di leggere le avrebbe capite. La scritta diceva: "Questo Ë Ges˘ il re dei Giudei"; oppure secondo la pi˘ estesa versione data da Giovanni: "Ges˘ il Nazareno, il Re dei Giudei" (I.N.R.I.). Furono fatti vari commenti perchÈ se líiscrizione, se interpretata alla lettera, era una dichiarazione ufficiale che Ges˘ crocifisso era in effetti il Re dei Giudei. Quando questo fatto fu portato allíattenzione dei capi sacerdoti, essi, con grande eccitazione, si rivolsero al governatore dicendo: "Non scrivere: il Re dei Giudei; ma che Egli ha detto: Io sono il Re dei Giudei. Pilato rispose: Quel che ho scritto, ho scritto". Líazione di Pilato nel comporre líiscrizione in quel modo ed il suo secco rifiuto di acconsentire che fosse modificata puÚ essere stato un voluto rimprovero per gli ufficiali giudaici che lo avevano forzato contro il suo giudizio e contro la sua volont‡ a condannare Ges˘.  

In ogni caso qualunque fosse lo scopo di questa determinata iscrizione, essa rimane nella storia come la testimonianza della considerazione di un pagano in contrasto con lo spietato rifiuto da parte di Israele di riconoscere il Suo vero Re. Era al di fuori di ogni dubbio che il Signore sarebbe nato dalla trib˘ di Giuda e che sarebbe stato della stirpe di Davide, Egli doveva necessariamente essere della progenie di Abrahamo attraverso i cui posteri, secondo il patto, tutte le nazioni della terra sarebbero state benedette (Genesi 12:3; 18:18; 22:18; 26:4; confrontare con Atti 3:25; Galati 3:8).

Due scritti genealogici, il cui scopo era quello di indicare la discendenza di Ges˘, si trovano nel Nuovo Testamento, uno nel primo capitolo di Matteo, líaltro nel terzo capitolo di Luca. Sebbene risultino delle discrepanze queste sono state in seguito superate grazie alla ricerca di specialisti della genealogia giudaica. Gli investigatori hanno concluso che il resoconto di Matteo Ë quello che descrive la discendenza reale, poichÈ descrive líordine di successione fra i legittimi successori al trono di Davide.

La descrizione di Luca, tuttavia, pur essendo molto personale, viene considerata da molti come la genealogia di Maria, mentre quella di Matteo Ë riconosciuta come quella di Giuseppe. Il fatto pi˘ importante da ricordare Ë che il Bambino promesso dallíarcangelo Gabriele a Maria, la vergine sposa di Giuseppe, sarebbe stato di stirpe reale. La genealogia personale di Giuseppe era sostanzialmente anche quella di Maria, giacchÈ essi erano cugini di primo grado. Che Maria appartenesse alla stirpe di Davide Ë chiaramente detto in molte scritture. Ma poichÈ Ges˘ doveva nascere da Maria, tuttavia non generato da Giuseppe, il sangue della posterit‡ di Davide fu dato al corpo di Ges˘ soltanto attraverso Maria. Nostro Signore, sebbene ripetutamente chiamato figlio di Davide, non ripudiÚ mai questo appellativo, ma lo accettÚ come giustamente applicatoGli. Líapostolo Paolo, il dotto Fariseo, affermÚ: "Che concerne il Suo Figliuolo, nato dal seme di Davide secondo la carne"; ed ancora: "Ricordati di Ges˘ Cristo, risorto díinfra i morti, progenie di Davide"

(Romani 1:3; Timoteo 2:8; vedere inoltre Atti 2:30; 13:23; Confrontare con Salmi 132:11; vedere anche Luca 1:32). 

Al tempo della nascita del Salvatore, Israele era governata da monarchi stranieri. I diritti della reale famiglia di Davide non erano riconosciuti; e il governatore dei Giudei era un funzionario di Roma. Se Giuda fosse stata una nazione libera e indipendente, governata dal suo legittimo sovrano, Giuseppe, il falegname, sarebbe stato il suo re incoronato; e il suo legittimo successore al trono sarebbe stato Ges˘ di Nazaret, il Re dei Giudei.

Líannunciazione di Gabriele a Maria fu quella del Figlio di Davide, al cui avvento era rivolta la speranza di Israele per avere una solida base. Colui che fu annunciato, era líEmmanuele, il Dio che avrebbe dimorato nella carne con il Suo popolo (vedi Matteo 1:23), il Redentore del mondo, Ges˘ il Cristo.

 

Comparsa del Redentore 10í

di Giuseppe GALLIANO 

Andrea, il fratello di Simon Pietro dopo aver udito Giovanni e seguito Ges˘ e sentito parlare era cosÏ eccitato che la prima cosa che fece quello stesso giorno fu di andare a trovare suo fratello Pietro per raccontargli ogni cosa. Egli disse:

"Abbiam trovato il Messia (che, interpretato, vuol dire: Cristo); e lo menÚ da Ges˘" (Giovanni 1:41). Sebbene questo passaggio non descrive nei dettagli su cosa questi uomini si fossero detti precedentemente sullíargomento, Ë evidente che da come viene espressa la frase il "trovare il Messia" era molto importante per loro ed era qualcosa di cui avevano gi‡ parlato fra loro precedentemente. Si nota un gran senso di gioia, un senso di profezia adempiutasi davanti ai loro occhi, nellíespressione: "Abbiam trovato il Messia". La scoperta fatta da questi fratelli, Andrea, Simone, Filippo e Natanaele, ci fa ritornare alle nostre menti le parole che il Signore pronunciÚ al profeta Geremia:

"Voi míinvocherete, verrete a pregarmi e io víesaudirÚ. Voi mi cercherete con tutto il vostro cuore; e io mi lascerÚ trovare da voi, dice líEterno" (Geremia 29:12-14).

Negli scritti di MosË alla dispersa Israele, noi troviamo questa promessa:

"Ma di l‡ cercherai líEterno, il tuo Dio; e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta líanima tua". (Deuteronomio 4:29).

Ges˘ Ë il Figlio di Dio. Egli nacque da una madre terrena e da un Padre immortale. CompÏ uníespiazione infinita per i peccati dellíuomo. Risorse, aprendo cosÏ le porte dellíimmortalit‡ e della vita eterna a tutto il genere umano.

Ges˘ Ë la sola persona la cui nascita, vita, missione, morte e risurrezione siano state descritte in documenti pubblici secoli prima che avvenissero. Chi avrebbe potuto scrivere la vita di un qualsiasi grande uomo prima che essa si realizzasse? Soltanto la prescienza ed il potere divini, avrebbero potuto rivelare la vita di Ges˘ con tali particolari, e poi far sÏ che tutto avvenisse. Nessun uomo avrebbe potuto farlo!

Gli episodi salienti della vita, morte e risurrezione di nostro Signore si trovano descritti accuratamente nei quattro Vangeli del Nuovo Testamento ed in Atti 1:1-11.

Da queste descrizioni Ë evidente che il tanto atteso Messia fu finalmente fisicamente presente tra il Suo popolo. Ges˘ non fece solo miracoli, tramite i quali dimostrÚ il Suo potere sia sui demoni e sia sugli elementi della natura, ma Egli espresse esplicitamente la Sua unit‡ di propositi con il Padre (Giovanni 14:8-10; 17:21) e la Sua vera identit‡ quale Geova del Vecchio Testamento (Giovanni 8:56-59).

Se MosË saliva sulla montagna per ricevere la vecchia legge, Ges˘ salÏ il monte per proclamarne una nuova. Lo stesso MosË era presente alla TRASFIGURAZIONE di Ges˘ (Matteo 17:1-8). Il ritratto di Ges˘ nei Vangeli Ë pieno di compassione per i peccatori, di preoccupazione per i poveri e di amore per i bambini. I Vangeli Lo ritraggono anche come uníinsegnante popolare, che insegnava in parabole, predicava nelle sinagoghe, combatteva líipocrisia e cosÏ facendo si conquistÚ líamore e líammirazione di molti seguaci. In merito ricordiamo lo stupore di coloro che Lo ascoltarono quando pronunciÚ il Suo ormai famoso Sermone sul monte: "perchíEgli li ammaestrava come avendo autorit‡, e non come i loro scribi" (Matteo 7:29). Egli non richiamÚ i poteri di nessun altro quando faceva i miracoli e non aveva pure bisogno di riferirsi a nessun altro per giustificare i Suoi insegnamenti. Lui era ed Ë il punto di riferimento dei profeti e non viceversa.

Egli stesso deteneva quei poteri, compreso il potere sulla morte, sia sulla morte degli altri (come ad esempio dimostra la risurrezione di Lazzaro, quella della figlia di Giairo e del figlio della vedova di Nain) e sia sulla Sua stessa morte (Giovanni 5:26; 10:17-18). Per questo motivo noi accettiamo Ges˘ di Nazaret come il nostro Redentore dalla morte. Ma Egli Ë anche la fonte dellíautorit‡ del Sacerdozio, che permetteva ad uomini ordinari e senza alcun addestramento da Lui chiamati a servirLo in una Chiesa da Lui stesso organizzata ad agire per Suo nome e conto, secondo le proprie capacit‡, come fece Lui "il Buon Pastore" "a pascere le Sue pecore" (Giovanni 21:15-17), sia tramite líinsegnamento, che tramite le ORDINANZE stesse del Sacerdozio. 

Egli insegnÚ la necessit‡ del battesimo al punto di sottomettersi Lui stesso a quellíessenziale ordinanza (Giovanni 3:1-5). Egli aveva considerazione del Tempio dei Suoi tempi e si aspettava che pure gli altri facessero lo stesso (Luca 2:41-50; Giovanni 2:13-17). InsegnÚ chiaramente il ruolo della fede e delle opere per ottenere la salvezza e questo insegnamento veniva predicato con insistenza da Ges˘, in quanto la dimostrazione dellíamore verso di Lui si doveva esprimere essenzialmente con líOBBEDIENZA ai Suoi COMANDAMENTI (Giovanni 14:15; 15:14; Matteo 5-7).

Il Suo comandamento ai Suoi discepoli di essere perfetti (Matteo 5:48) era reso plausibile dal fatto che Egli superÚ le stesse tentazioni che ci affliggono (Ebrei 4:15-16; Matteo 4:1-11; Luca 4:1-13) e che Egli soffrÏ per le nostre trasgressioni (Mosia 3:7; Isaia 53:3-12).

Ma ritorniamo alla domanda che ci siamo posti prima: "Chi avrebbe potuto scrivere la vita di un qualsiasi grande uomo prima che essa si realizzasse?"

Questo era il modo usato dallíEterno per dimostrare che approvava la vita e le opere del Suo Unigenito Figliuolo, ed era anche un mezzo per far sapere a tutto il genere umano che Ges˘ era il Messia promesso, la speranza e il desiderio di tutti i tempi. Tutte le profezie messianiche furono fatte per mezzo della rivelazione. Per comprenderlo, dobbiamo avere lo stesso spirito di profezia di coloro che profetizzavano. Pietro disse:

"Nessuna profezia della Scrittura procede da vedute particolari; poichÈ non Ë dalla volont‡ dellíuomo che venne mai alcuna profezia, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perchÈ sospinti dallo Spirito Santo" (2 Pietro 1:20-21).

A Giovanni fu detto che lo spirito di profezia Ë la testimonianza di Ges˘ (Apocalisse 19:10).

Molti non avevano e oggi non hanno gli occhi spirituali per vedere i segni dellíatteso Messia, ma stasera qui tra noi "non ardeva il cuor nostro mentre si parlava di Lui, mentre si spiegavano le Scritture su di Lui"? Questo Ë lo spirito di profezia di cui parlava Giovanni, ovvero la testimonianza che ognuno di noi ha di Ges˘ Cristo il Figlio Dio. Se avete provato questi sentimenti stasera avete goduto di questo particolare dono e questo indipendentemente da noi, in quanto la testimonianza viene da Dio ascoltando la Sua parola.

Il Presidente J. Reuben Clark Jr. ha detto:

"Noi che apparteniamo a questa fede sappiamo che Ges˘ di Nazaret Ë il Cristo. Questa Ë la nostra conoscenza. Dobbiamo proclamarla in ogni momento e in ogni circostanza..CosÏ io dico che dobbiamo rimanere saldamente ancorati alla dottrina dellíespiazione di Ges˘ Cristo, della divinit‡ del Suo concepimento, della Sua vita immacolata, della Sua morte, della Sua offerta volontaria della vita. Egli non fu ucciso, ma donÚ la Sua vita.. La nostra missione e, probabilmente, lo scopo fondamentale della nostra opera, Ë di rendere continua testimonianza di Ges˘ Cristo. Non ci dobbiamo mai permettere che líidea che Egli fosse semplicemente un grande maestro, un grande filosofo, líartefice di un grande sistema di valori, entri nei nostri pensieri e meno che mai nei nostri insegnamenti. Il nostro dovere, giorno dopo giorno,anno dopo anno, Ë sempre quello di dichiarare che Ges˘ di Nazaret Ë il Cristo che ha portato alla redenzione il mondo e a tutti i suoi abitanti". (Conferenza Generale Ottobre 1955).

 Nel nome di Ges˘ Cristo. Amen.

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