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La Divinità premortale di Cristo

Il nostro scopo è ora quello di indagare sulla posizione e sullo stato di Gesù Cristo nel mondo premortale, dal periodo del solenne consiglio celeste, in cui Egli fu scelto e destinato ad essere il futuro Salvatore e Redentore dell'umanità, fino al tempo in cui prese le spoglie mortali.


Noi reclamiamo l'autorità delle Scritture per asserire che Gesù Cristo fu ed è Dio il Creatore, il Dio che si rivelò ad Adamo, a Enoc, e a tutti i patriarchi e profeti antidiluviani fino a Noè; il Dio d'Abrahamo, d'Isacco e di Giacobbe; il Dio d'Israele come popolo unito, e il Dio di Efraim e di Giuda dopo la frattura della nazione ebraica; il Dio che si fece conoscere dai profeti, da Mosè a Malachia; il Dio della Storia del Vecchio Testamento e il Dio dei Nefiti. Noi affermiamo che Gesù Cristo era ed è Geova, l'Eterno.


Le Scritture specificano che la Divinità è composta di tre personaggi:


(1) Dio il Padre Eterno, (2) il Figlio Suo Gesù Cristo, e (3) lo Spirito Santo. Essi costituiscono la Santa Trinità, che comprende tre persone fisicamente separate e distinte, che insieme costituiscono il consiglio presiedente dei cieli. Almeno due di esse appaiono come direttamente interessate nell'opera della creazione.


Questo fatto è citato ad esempio dalla pluralità espressa nella Genesi: Poi Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza; e successivamente, nel corso della consultazione sull'atto di trasgressione di Adamo. L'Eterno Iddio disse: Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi.


Dalle parole di Mosè, rivelate nuovamente nella dispensazione attuale, apprendiamo notizie più complete sugli Dei che erano attivamente impegnati nella creazione di questa terra: Ed io, Iddio, dissi al mio Unigenito Figliuolo, che era meco fin dal principio: Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo le nostre sembianze. E successivamente, in riferimento alla condizione di Adamo dopo la Caduta: Ed io, il Signore Iddio, dissi al mio Unigenito Figliuolo: Ecco l'uomo è divenuto come uno di noi. Nel racconto che della creazione fa Abrahamo, Gli dei sono menzionati frequentemente.


Come abbiamo detto precedentemente a proposito di un altro argomento, il Padre prese parte all'opera della creazione attraverso il Figlio, che così divenne la parte esecutiva per mezzo della quale la volontà, l'ordine o la parola del Padre diveniva operante. E' quindi con ragione che il Figliuolo Gesù Cristo è chiamato dall'apostolo Giovanni La Parola, o, come dichiarò il Padre, la parola della mia potenza. La parte assunta da Gesù Cristo nella creazione -- parte talmente rilevante da giustificare la nostra definizione di Lui quale Creatore -- è spiegata in molte Scritture.


L'autore dell'Epistola agli Ebrei, riferendosi rispettivamente e distintamente al Padre e al Figliuolo come Esseri separati, anche se associati insieme, così dice: Iddio, dopo aver in molte volte e in molte maniere parlato anticamente ai padri per mezzo de' profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi mediante il suo Figliuolo, ch'Egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale pure ha creato i mondi.


Paolo è ancora più esplicito nella sua lettera ai Colossesi, lettera nella quale, parlando di Gesù il Figliuolo, dice: Poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra; le visibili e le invisibili; siano troni, siano signorie, siano principati, siano potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui; ed egli è avanti ogni cosa, e tutte le cose sussistono in lui. A questo punto, consentitemi di ripetere la testimonianza di Giovanni, secondo cui per mezzo della Parola che era con Dio che era Dio anche al principio, ogni cosa è stata fatta: e senza di lei neppur una delle cose fatte è stata fatta.


Che il Cristo che doveva venire, fosse in realtà Dio il Creatore, fu rivelato con chiarezza ai profeti dell'emisfero occidentale. Samuele, il Lamanita convertito, predicando ai Nefiti miscredenti, giustificò la sua testimonianza come segue: Ed affinché possiate prender conoscenza della venuta di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il Padre del cielo e della terra, il creatore di tutte le cose fin dal principio; e che possiate pure riconoscere i segni del suo avvento, al fine di credere nel Suo nome.


A queste citazioni delle Antiche Scritture può, molto opportunamente, essere aggiunta la personale testimonianza del Signore Gesù dopo che divenne un Essere risorto. Nella Sua apparizione ai Nefiti Egli così si proclamò: Ecco, io sono Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Ho creato i cieli e la terra, e tutto quanto vi è contenuto. Io ero col Padre fin dal principio. Io sono nel Padre ed il Padre in me; ed in me il Padre ha glorificato il Suo nome.


Ai Nefiti che non riuscivano a comprendere il rapporto fra il Vangelo esposto loro dal Signore risorto e la legge mosaica, che essi per tradizione ritenevano in vigore, e che si meravigliavano perché Egli diceva che le cose antiche erano passate, Gesù così spiegò: Ecco, io vi dico che la legge che fu data a Mosè si è compiuta. Ecco, sono io che ho data la legge, e sono io che feci alleanza con il mio popolo d'Israele; perciò la legge è compiuta in me, poiché sono venuto per adempiere la legge; dunque essa è finita.


Per mezzo di una rivelazione nella dispensazione attuale, o ultima dispensazione, la voce di Gesù Cristo, il Creatore del cielo e della terra, è stata udita di nuovo: Ascoltate, voi o popolo della mia chiesa, a cui il regno è stato dato; ascoltate e prestate l'orecchio a Colui che pose le fondamenta della terra, che creò i cieli e tutti i suoi eserciti, e per cui furono fatte tutte le cose che vivono come tutto ciò che si muove ed ha esistenza. ( DeA 45:1 ) Ed inoltre: Ecco, Io sono Gesù Cristo, il Figliuolo del Dio vivente, che creò i cieli e la terra, una luce che non può venir nascosta nelle tenebre. ( DeA 14:9 )


La divinità di Gesù Cristo è indicata con i nomi e gli attributi specifici con cui Egli viene autorevolmente chiamato. Secondo il giudizio dell'uomo, i nomi hanno poca importanza; ma nella nomenclatura degli Dei ogni nome è un titolo di potenza o di condizione. Dio è giustamente geloso della santità del Suo proprio nome ( Eso. 20:7; Lev. 19:12; Deut. 5:11. ) e dei nomi dati per Sua volontà. Nel caso dei figli della Promessa, i loro nomi furono stabiliti prima della nascita, come nel caso di nostro Signore Gesù e di Giovanni Battista, che fu mandato per preparare la strada a Cristo.


Nomi di persone venivano cambiati per ordine divino, quando essi non erano sufficientemente adatti come titoli indicanti il servizio particolare, cui i portatori dei nomi erano chiamati, o le speciali benedizioni loro concesse. Gesù, il nome personale del Salvatore e dal modo come è scritto risulta di derivazione greca; il suo equivalente in ebraico era Yehoshua o Yeshua, o come noi lo rendiamo in italiano Geova. All'inizio, il nome stava a significare l'Aiuto di Geova, o Salvatore.


Sebbene allora fosse un nome molto diffuso come può esserlo oggi Giovanni, Enrico o Carlo, nondimeno esso fu divinamente prescritto, come già abbiamo affermato. Così a Giuseppe, sposo della Vergine, l'angelo disse: E tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati. Cristo è un nome sacro, e non è un appellativo o nome comune; è di derivazione greca e nel significato è identico al suo equivalente ebraico Messiah o "Messias" che sta a significare l'Unto. Altri titoli, aventi ciascuno un significato ben preciso, quali: Emmanuele, Salvatore, Redentore, Figliuolo Unigenito, Signore, Figliuolo di Dio, Figliuolo dell'Uomo, e molti ancora, ricorrono nelle Scritture.


Ma il fatto che qui si vuole porre in rilievo è che tutti questi vari titoli sono indicativi dell'origine divina e della Divinità di nostro Signore. Come abbiamo visto, i nomi o titoli essenziali di Gesù il Cristo furono resi noti prima della Sua nascita, e furono rivelati ai profeti che Lo precedettero nello stato mortale. Geova è la versione italianizzata dell'ebraico Yahveh o Jahveh, che significa Colui che esiste da sé, o l'Eterno. Questo nome è generalmente indicato nella versione italiana del Vecchio Testamento, come SIGNORE, oppure ETERNO.


L'ebraico Ehyeh, che significa Io Sono, ha significato e derivazione affine alla parola Yahveh o Geova; e qui sta il senso di questo nome con cui il Signore si rivelò a Mosè quando questi ricevette l'incarico di andare in Egitto a liberare i figli d'Israele dalla schiavitù: E Mosè disse a Dio: Ecco, quando sarò andato dai figliuoli d'Israele e avrò detto loro: L'Iddio de' vostri padri m'ha mandato da voi, se essi mi dicono: Qual è il suo nome? che risponderò loro? Iddio disse a Mosè: " IO SONO QUEGLI CHE SONO.


Poi disse: Dirai così ai figliuoli d'Israele: L'IO SONO m'ha mandato da voi. Nel versetto successivo il Signore dichiara di essere L'Iddio d'Abrahamo, l'Iddio d'Isacco e l'Iddio di Giacobbe. Mentre Mosè era in Egitto, il Signore si rivelò ancora dicendo: Io sono l'Eterno, e apparii ad Abrahamo, ad Isacco e a Giacobbe, come l'Iddio onnipotente; ma non fui conosciuto da loro sotto il mio nome di Eterno.


Il concetto fondamentale di questo nome Io Sono, Geova o Eterno, aventi entrambi essenzialmente lo stesso significato, è quello dell'esistenza o durata, che non avrà fine, e che, giudicando per mezzo di tutti i sistemi umani di calcolo, potrebbe non aver avuto alcun principio. Il nome è analogo nel significato alle espressioni: Alfa e Omega, il primo e l'ultimo, il principio e la fine. Una volta, Gesù, attaccato dalle domande e dalle critiche di certi Giudei, che consideravano la loro discendenza da Abrahamo come una assicurazione della preferenza divina, rispose alle loro presuntuose parole con la frase: In verità, in verità vi dico: Prima che Abrahamo fosse nato, io sono.


Il vero significato di queste parole sarebbe espresso più chiaramente se la frase con la sua punteggiatura fosse la seguente: In verità, in verità vi dico: Prima di Abramo, io sono; che è come se Egli avesse detto: Prima di Abrahamo, sono Io, Geova. I capziosi Giudei si ritennero così offesi nel sentire pronunciare un nome che, a causa dell'errata trascrizione di una antica Scrittura ritenevano non dovesse essere detto pena la morte, che immediatamente raccolsero delle pietre con l'intenzione di ucciderLo.


I Giudei consideravano Geova come un nome ineffabile da non essere pronunciato; lo sostituivano con il sacro e per loro non - proibito nome di Adonai, che significava "Il Signore", o l'Eterno. Originariamente le parole Signore e Dio, come esse appaiono nel Vecchio Testamento, erano o Yahveh o Adonai; e l'Essere divino indicato con questi sacri nomi era, come dimostrato dalle Scritture citate, Gesù il Cristo. Giovanni, evangelista e apostolo, positivamente identifica Gesù Cristo con Adonai, o il Signore che parlò per bocca di Isaia e con Geova, che parlò per mezzo di Zaccaria.


Il nome Elohim ricorre frequentemente nei testi ebraici del Vecchio Testamento, sebbene non si trovi nelle nostre versioni italiane. Nella forma la parola è un nome ebraico plurale; ma è un plurale di eccellenza o di intensità, piuttosto che di numero. Esprime l'esaltazione e il potere assoluti o supremi. Elohim, secondo l'interpretazione e l'uso della Chiesa restaurata di Gesù Cristo, è il nome di Dio Padre Eterno, il cui Figliuolo Primogenito nello spirito è Geova, l'Unigenito nella carne, Gesù Cristo.


Gesù di Nazaret, il quale solennemente testimoniò presso i Giudei dicendo di Sé stesso: Io sono o Geova, che era Dio prima che Abrahamo vivesse sulla terra, era lo stesso Essere che è ripetutamente indicato come il Dio che fece alleanza con Abrahamo, Isacco e Giacobbe; il Dio che guidò Israele dalla schiavitù d'Egitto verso la libertà, nella terra promessa, il solo Dio conosciuto per mezzo di rivelazione diretta e personale fatta ai profeti ebraici in generale.


L'identità di Gesù Cristo con il Geova degli Israeliti fu ben compresa dai profeti nefiti, e la veridicità dei loro insegnamenti fu confermata dal Signore risorto che si manifesta loro, poco dopo la Sua ascensione fra gli apostoli a Gerusalemme. La storia dice: Allora il Signore parlò loro così: Alzatevi e venite dinanzi a me, affinché possiate mettere le vostre mani nel mio fianco, ed anche per sentire le impronte dei chiodi nelle mani e nei piedi, perché sappiate che io sono il Dio d'Israele ed il Dio della terra intera e che sono stato messo a morte per i peccati del mondo.


Ci sembra inutile ricorrere a citazioni più lunghe a conferma della nostra affermazione che Gesù Cristo era Dio ancora prima che si facesse uomo. Durante il periodo premortale c'era una differenza sostanziale fra il Padre e il Figlio, in quanto il primo era già passato attraverso l'esperienza della vita mortale, incluse la morte e la risurrezione, ed era quindi un Essere in possesso di un corpo di carne ed ossa perfetto e immortale, mentre il Figlio era ancora incorporeo.


Mediante la morte e la successiva risurrezione, Gesù il Cristo è oggi un Essere come il Padre in tutte le caratteristiche essenziali. Una considerazione generale di evidenza scritturale porta alla conclusione che Dio, il Padre Eterno, si manifestò ai primi profeti o rivelatori in pochissime occasioni e principalmente per attestare la divina autorità del Figliuol Suo, Gesù Cristo. Come prima dimostrato, il Figlio fu il principale esecutore dell'opera della creazione, durante tutte le fasi della quale il Padre appare per lo più in vesti direttive o di consulente.


Ad Adamo, Enoc, Noè, Abrahamo e Mosè, il Padre si rivela attestando la Divinità del Cristo, e il fatto che il Figliuolo era il Salvatore scelto dell'umanità. In occasione del battesimo di Gesù, la voce del Padre fu udita dire: Questo è il mio diletto Figliuolo nel quale mi son compiaciuto; e durante la trasfigurazione una simile testimonianza fu resa dal Padre.


In una successiva occasione, mentre Gesù pregava con l'anima in angoscia, sottomettendosi affinché gli scopi del Padre si compissero e il nome Suo fosse glorificato: Allora venne una voce dal cielo: E l'ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo. Il Cristo risorto e glorificato fu annunciato dal Padre ai Nefiti nell'emisfero occidentale con queste parole: Ecco il mio Beneamato Figliuolo, in cui ho preso diletto, e nel quale ho glorificato il mio nome -- ascoltatelo.


Dall'epoca di questo fatto, la voce del Padre non fu più udita dagli uomini, dicono le Scritture, fino alla primavera del 1820, quando sia il Padre che il Figliuolo apparvero al profeta Joseph Smith, e il Padre disse: Questo è il mio Beneamato Figliuolo. Ascoltalo! Queste sono le circostanze riportate dalle Scritture in cui il Padre si rivelò parlando personalmente all'uomo distintamente dal Figliuolo. Dio il Creatore, il Geova d'Israele, il Salvatore e Redentore di tutte le nazioni, razze e lingue, sono la stessa persona, cioè Gesù il Cristo.

Note del capitolo 4


1. Nomi dati da Dio. Il significato dei nomi dati da Dio trova riscontro in molti episodi scritturali. Questi sono alcuni esempi: Gesù significa Salvatore (Matteo 1:21; Luca 1:31); Giovanni significa dono di Geova, specificamente riferito a Giovanni Battista, che fu mandato sulla terra per preparare la strada all'avvento di Geova nella carne (Luca 1:13) Ismaele significa Iddio ascolta (Gen. 16:11); Isacco significa ridere (Gen. 17:19, confrontare con 18:10-15).


Come esempi di nomi cambiati per autorità divina per esprimere maggiori benedizioni o chiamate speciali, considerate i seguenti: Abramo, che significava nobiltà o esaltazione, e, come normalmente interpretato, padre eccelso, fu cambiato in Abrahamo padre d'una moltitudine, che spiegava la ragione del cambiamento fatto in quel tempo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni (Gen.17:5).


Sarai, nome della moglie di Abrahamo, di incerto significato, fu sostituito con Sara, che voleva dire la principessa (Gen. 17:15). Giacobbe, il nome imposto al figlio di Isacco con riferimento a una circostanza relativa alla sua nascita, che significava soppiantatore, fu sostituito con Israele, che significava soldato di Dio, principe di Dio, come dicono le parole con cui fu fatto il cambio del nome: Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, poiché tu hai lottato con Dio e con gli uomini, ed hai vinto. (Gen. 32:28; confrontare con 35:9, 10. Simone che significa che ode, il nome dell'uomo che divenne l'apostolo principale di Gesù Cristo, fu cambiato dal Signore in Cefa (aramaico) o Pietro (greco) che significa pietra (Giov. 1:42; Matt. 16:18; Luca 6:14).


A Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, il Signore impose il nome o titolo di Boanerges, che vuol dire figliuoli del tuono (Marco 3:17). Il seguente brano è alquanto istruttivo: Il nome nelle Scritture non è soltanto corrispondente al compito al quale una persona è designata, ma frequentemente è significativo di tutto quello che appartiene all'interessato e di tutto quello che egli è. Così il nome di Dio, o di Geova, ecc., indica la Sua autorità (Deut. 18:20; Matt. 21:9, ecc.), la Sua dignità e gloria (Isa. 48:9, ecc.), la Sua protezione e il Suo favore (Prov. 18:10, ecc.), il Suo carattere (Eso. 34:5,14, confrontare con 6, 7, ecc.), i Suoi attributi divini in generale (Matt. 6:9, ecc.).


Si dice che il Signore imponga il Suo nome nel luogo in cui si ha la rivelazione o la manifestazione delle Sue perfezioni (Deut. 12:5, 14:24, ecc.). Credere in Cristo, o nel Suo nome, vuol dire riceverLo e trattarLo secondo le rivelazioni che di Esso fanno le Scritture (Giov. 1:12; 2:23) ecc. --Vedere il Comprehensive Dictionary of the Bible, di Smith, voce Nome.


2. Gesù Cristo, il Dio d'Israele. -- Che Gesù Cristo fosse lo stesso Essere che chiamò Abrahamo dal suo paese nativo, che guidò Israele fuori dall'Egitto con grandiosi miracoli e prodigi, che fece conoscere a questo popolo la Sua legge in mezzo ai tuoni del Sinai, che lo liberò dai Suoi nemici, che lo castigò per la sua disobbedienza, che ispirò i suoi profeti, e la cui gloria riempì il tempio di Salomone, risulta chiaro da tutti gli scritti ispirati e maggiormente dalla Bibbia.


Il Suo dolore per Gerusalemme dimostra che, nella Sua umanità, Egli non aveva dimenticato la Sua precedente condizione elevata: Gerusalemme, Gerusalemme,

che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figliuoli . . . e voi non avete voluto! (Matteo 23:37).


Fu questo Creatore del mondo, questo potente Regnante, questo Regolatore dei destini dell'umana famiglia che, nei Suoi ultimi momenti, gridò nell'agonia della Sua anima: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Marco 15:34). Tratto dal Compendium of the Doctrine of the Gospel, di Franklin D. Richards e James A. Little.


3. Geova, un nome non pronunciato dai Giudei. Molto tempo prima dell'avvento di Cristo, certe scuole giudaiche, sempre intente all'osservanza della lettera della legge ma non senza disprezzo per lo spirito di essa, avevano insegnato che era cosa irriverente anche il solo nominare il nome Dio, e che il peccato per ciò costituiva un'offesa capitale.


Questa estrema concezione derivò dall'accettata, sebbene non ispirata, interpretazione di Lev. 24:16: E chi bestemmia il nome dell'Eterno dovrà esser messo a morte; tutta la raunanza lo dovrà lapidare. Sia straniero o nativo del paese, quando bestemmi il nome dell'Eterno, sarà messo a morte. Il brano seguente è tratto dal Comprehensive Dictionary of the Bible, di Smith, alla voce Geova.


L'esatta pronuncia di questo nome (Yehovah), con Dio era conosciuto dagli Ebrei, è andata perduta del tutto. I Giudei stessi evitano scrupolosamente qualsiasi riferimento ad essa, e in sua vece usano l'una o l'altra delle parole seguenti sulle quali inserendo le vocali nei punti appropriati dovrebbero essere scritte Adonai, Signore, Elohim, Dio . . . Secondo la tradizione giudaica, questo nome veniva pronunciato soltanto una volta l'anno dal sommo sacerdote, il giorno dell'espiazione, quando egli entrava nel Santo dei Santi; ma su questo punto esiste qualche dubbio.

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