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IL PIANO DI SALVEZZA

Scritto da Renato Marini

Durante alcune lezioni alla Scuola Domenicale è stata discussa brevemente la dottina dei Tre Gradi di gloria e della salvezza delle anime. L'argomento meno chiaro era che destino avessero le persone giuste che hanno rifiutato il Vangelo nella mortalità ma lo accettano nel mondo degli spiriti. Alcuni versetti delle Scritture sembrano indicare che saranno eredi del regno celeste, altri sono espliciti nell'assegnarli al regno terrestre. Ma anche altri punti, forse meno evidenti, erano fonte di confusione.

La Presidenza di Ramo ha quindi pensato di aiutare lo studio e la meditazione individuali riassumendo in una breve pubblicazione i vari concetti dottrinali affermati nelle Scritture, dato che non esiste una dichiarazione ufficiale della Chiesa al riguardo. In alcuni manuali del passato, sia della Scuola

Domenicale che del Seminario ed Istituto, sono stati enfatizzati alcuni versetti, mentre altri sono stati taciuti, falsando così il panorama globale su questa dottrina e dando adito a concezioni parziali e quindi non corrette. Purtroppo anche alcuni versetti scritturali sono stati tradotti non correttamente in lingua italiana, aumentando la confusione.

Lo scopo di questa breve esposizione è di dare il giusto risalto ai vari versetti che, nella loro apparente contraddizione, contribuiscono a dare una immagine più completa della complessa dottrina della salvezza delle anime, tenendo presente che la conoscenza di questa dottrina non è stata rivelata chiaramente e completamente ai vari profeti, ma è stata chiarita e puntualizzata un poco alla volta. Non c'è da stupirsi che alcuni concetti espressi in Dottrina e Alleanze (specialmente nella sezione 137 e 138) siano in contrasto con altri versetti contenuti nel Libro di Mormon. Il fatto che la Chiesa ha accettato come Parola di Dio, e quindi come dottrina ufficiale, le rivelazioni contenute nelle sezioni 137 e 138 di Dottrina e Alleanze contribuisce a mettere dei punti fissi sulla dottrina del pentimento e del progresso degli spiriti dei morti che prima non erano affatto chiari.

Pur essendo sereni nel proporre le riflessioni qui contenute, la presidenza di ramo desidera far notare che è sempre un rischio "mettere qualcosa per iscritto" perchè può diventare agli occhi dei membri della Chiesa un'altra Scrittura. Quanto è qui esposto, sebbene sia frutto di studio, meditazione e testimonianza, resta pur sempre uno scritto messo assieme con la "sapienza degli uomini", e come tale va considerata. Non si tratta quindi di una rivelazione da Dio, ma di un commento alle Scritture.

La presidenza di ramo offre questi pensieri alla considerazioni dei fratelli e delle sorelle che sentano il desiderio di avere una guida per capire ciò che le Scritture dicono in merito al piano di salvezza ed alla salvezza delle anime.

Vicenza, 16 Gennaio 1994

a Presidenza di Ramo

Mariano Marini

Renato marini

Vincenzo Balestra

I Tre Stati dell'Uomo

Un primo concetto da avere chiaro nella mente è che la vita dell'uomo viene nelle scritture divisa

in tre periodi, chiamati "Stati" (vedere Abramo 3:26). Il Primo Stato va dalla nascita spirituale alla nascita materiale. Il Secondo Stato va dalla nascita materiale alla Resurrezione, ed il Terzo Stato inizia dalla resurrezione  e si estende per l'eternità. Il versetto 26 dice chiaramente che il comportamento tenuto durante il primo stato stabilisce se uno spirito entra nel secondo stato. Inoltre, il comportamento tenuto nel secondo stato stabilirà se lo spirito ed il corpo riceveranno oppure no gloria su gloria, per tutta l'eternità, il che significa che chi non mantiene il secondo stato non avrà accesso al terzo. Non si tratta di una misura continua (maggiore obbedienza in uno stato produce maggiore gloria nello stato seguente), ma di una misura discriminante: solo chi mantiene il primo stato accede al secondo, e solo chi mantiene il secondo accede al terzo. Questo versetto parla di tre stati di gloria nell'esistenza spirituale di un figlio di Dio, uno per ciascuno stato. Solo chi ha obbedito alle leggi del primo stato ha ricevuto un corpo mortale e solo che osserverà le leggi della vita materiale riceverà un corpo (risorto) spirituale. Parlando di coloro che non mantengono il loro secondo stato, in DeA 76 da 31 a 39 è spiegato che i Figli di Perdizione non saranno redenti a tempo debito ma se ne andranno nello "stagno ardente di fuoco e di zolfo" (Apoc.19:20) menzionato anche da Gesù in Matteo 8:12 con l'espressione "nelle tenebre di fuori dove ci sarà pianto e stridore di denti".

Ciò non significa che questi figli di perdizione non saranno risorti dopo la fine del Millennio, quando la terra intera sarà risorta, dato che ciò è esplicitamente affermato dalle Scritture (2 Nefi 9:22); significa piuttosto che questi esseri non potranno "sostenere" la resurrezione, ma "ritorneranno al proprio posto...perchè non furono disposti a godere di ciò che avrebbero potuto ricevere" (DeA 88:32). In altre parole, perderanno sia il loro corpo fisico che quello spirituale, per cadere in uno stato che non è possibile conoscere (DeA 76:45-48). In questo momento ci sono dei figli di Dio che vivono nel loro primo stato (pre-esistenza); altri vivono nel secondo stato (mortalità e periodo dopo la morte); altri sono già entrati nel terzo stato (gli essere risorti). Il concetto che all'interno di ciascun stato esista un progresso che ciascun figlio di Dio percorre in base alle proprie scelte non è esposta in questo versetto, ma è chiaramente illustrato da Paolo in Efesini  4:13 con l'espressione "vengano ...allo stato di uomini fatti, alla misura della perfetta statura di Cristo".

Anche se i versetti che parlano di una continua crescita non sono molti, questa dottrina è molto diffusa nella Chiesa. Il progresso è eterno e riguarda sia la vita degli spiriti disincarnati, che di quella degli spiriti incarnati, che quella dei corpi spirituali (risorti). E' importante quindi mantenere separati i concetti di accesso ad uno "stato di gloria" e di sviluppo di un certo "grado di gloria" all'interno di un certo stato.

La vita pre-terrestre

L'esistenza di un figlio di Dio si perde nell'eternità del passato e si estende nell'eternità del futuro. Il piano di salvezza, tuttavia, inizia con la nascita spirituale. Prima della nascita come spirito, il figlio di Dio è solo "intelligenza" non organizzata, dotata di un certo grado di gloria, ma non di coscienza e di conoscenza ( vedere DeA 93:29-30). Possiamo paragonare questo stato alle molecole contenute nei cibi, nell'acqua, nell'aria e nella luce del sole, che ad un certo punto vengono organizzate nel ventre di una madre per produrre un feto. Prima di nascere come feto, tutta la materia di cui il feto è composto esisteva già in natura, ma sotto altra forma, non organizzata. Non abbiamo motivo di pensare che la nascita spirituale funzioni in modo diverso da quello che governa la nascita materiale, anzi i versetti in DeA 29:31-34 indicano chiaramente che non c'è differenza tra le cose spirituali e quelle materiali se non nella sostanza di cui le diverse materie sono composte (vedere DeA 131:7).

Dopo la nascita spirituale, il figlio di Dio ha ottenuto un corpo fatto di spirito, dotato di gloria e di attributi ben definiti. Lo sviluppo della conoscenza, dell'intelligenza e dell' obbedienza è progredito in misura diversa per ciascun figlio di Dio, a seconda delle sue scelte personali. Il fatto che Dio abbia mostrato ad Abramo gli spiriti e che fra di essi ve ne fossero alcuni di nobili e grandi (Abramo 3:22) testimonia che vi è un progresso nella vita pre-terrena. Non tutti i figli di Dio "mantengono il loro primo stato", ossia si meritano l'accesso alla mortalità. Satana ed i suoi seguaci non vi accedono e restano nella loro condizione di spiriti senza materia, fino a che non decideranno di osservare le leggi che regolano il Primo Stato. Dire che Satana e gli altri spiriti disobbedienti non avranno "mai" un corpo è affermare cose sulle quali neppure Dio può comandare. La prima legge del cielo è il libero arbitrio e la seconda è che l'obbedienza ad una legge produce una benedizione. Se Satana decide di obbedire alla legge, cessa di essere Satana e può proseguire il suo progresso eterno che fino ad ora ha fermato.

Le Scritture affermano ripetutamente che tutti i peccati possono essere perdonati "senza riserve" (Mosia 26:22). L'unico peccato che non può essere perdonato è quello contro lo Spirito Santo, che "consiste nel consentire alla mia morte (di Cristo) dopo aver ricevuto la mia nuova ed eterna alleanza" (DeA132:27). Ciò significa che questi Figli di Perdizione "sapranno che io sono il Signore loro Dio, e che sono il loro Redentore, ma non vollero essere redenti" (Mosia 26:26). La chiave sta sempre nella volontà dell'interessato, che si preclude il perdono di Dio "avendo rinnegato lo Spirito Santo dopo averlo ricevuto, ed avendo rinnegato l'Unigenito Figlio del Padre, avendolo crocifisso ed esposto apertamente all'obrobrio" (DeA 76:35). Che Satana arrivi mai a pentisi ed a decidere di obbedire alle leggi del Padre nel mondo pre-terrestre ed ottenere così il perdono del Padre è questione di pura congettura, che non potrà mai essere risolta. In teoria la possibilità gli è aperta (Isaia 1:16-18); in pratica nessuno può dire se egli ne approfitterà.

Dopo aver vissuto un certo periodo come spirito intelligente, ma privo di reale conoscenza del bene e del male, il figlio di Dio è pronto per attraversare l'esperienza della vita mortale. Le condizioni della vita sulla Terra sono sicuramente preordinate in base al comportamento tenuto dallo spirito nel suo primo stato, ma per noi mortali è difficile capire i collegamenti fra condizioni nella mortalità e comportamento nella vita pre-terrestre.

Per esempio, una persona che in questa vita non conosce la chiesa e non riceve il sacerdozio è perchè di là era di statura spirituale piccola (e quindi qui non si è meritato il sacerdozio), oppure di là era di statura spirituale elevata (e quindi qui non ha bisogno di progredire tanto) ? Nessuno può rispondere a questa domanda.

Una persona che ha una vita piena di sofferenza è perchè se l'è meritata nella vita precedente,  oppure è uno spirito così elevato che Dio sapeva che avrebbe superato anche una vita travagliata? La sola cosa corretta da fare è di evitare ogni tentativo di collegare le condizioni di questa vita con l'obbedienza nella vita precedente e fidarsi della giustizia e della saggezza di Dio. Prima di venire nella mortalità certamente lo spirito ha ragionato e parlato con i suoi fratelli e con suo Padre di ciò che avrebbe trovato sulla Terra, dato che nella sfera pre-terrestre furono affidati incarichi da compiere sulla terra (vedere Geremia 1:5), ma non è ragionevole pensare che tutto ciò che avviene sulla terra fosse stato previsto, programmato e deciso in precedenza. Certamente nulla avviene senza che fosse in qualche modo previsto, ma nulla avviene neppure senza che sia l'interessato a farlo succedere mediante le proprie scelte. Se ogni cosa ricalcasse un programma fissato ed immutabile, non esiterebbe il libero arbitrio e l'esperienza terrena non avrebbe alcun significato.

La vita terrena

Tutti gli spiriti che hanno obbedito alle leggi del mondo pre-terrestre entrano nella mortalità come secondo passo verso il conseguimento di un corpo spirituale perfetto. Tutte le persone che sono vissute sulla terra erano spiriti obbedienti. I grandi cattivi della storia, le persone più perfide fra quelle che hanno insanguinato il mondo (Erode, Nerone, Hitler) erano spiriti buoni nel mondo pre-terrestre. In questa vita il figlio di Dio impara a conoscere il bene ed il male e sviluppa una preferenza per uno e per l'altro. Lo Spirito Santo suggerisce l'uomo a scegliere il bene, mentre lo Spirito Maligno gli suggerisce di scegliere il male. Scegliendo tra bene e male l'uomo si prepara al destino che avrà nel terzo stato.

Alcuni spiriti che hanno preso un corpo rigettano a tal punto le leggi di Dio da non qualificarsi per entrare nel terzo stato e perdono anche la gloria del primo. Come disse Gesù, distruggono sia il proprio corpo che il proprio spirito (Matteo 10:28). Sono quelli che vengono chiamati Figli di Perdizione, gli unici che saranno cacciati nel lago di fuoco e di zolfo alla fine dei tempi, per i quali non vi sarà perdono nè in questo mondo nè in quello a venire (DeA 76:34). Sono gli unici che non saranno redenti da Cristo, i soli sui quali non avrà potere la resurrezione, poichè tutti gli altri saranno fatti progredire mediante la resurrezione dei morti (DeA 76:39). Sono i soli che subiranno la seconda morte, cioè la morte dello spirito. Nel piano di salvezza, sono come degli aborti che avevano iniziato un cammino di progresso, senza però riuscire a portarlo a termine.

A parte questi figli di perdizione, tutti gli altri figli di Dio che sono entrati nella mortalità saranno redenti (DeA 76:38). Ma il modo in cui essi saranno redenti non è lo stesso per tutti. Per i seguaci di Cristo, per quelli che Lo accettano come Salvatore e Maestro e che ne osservano i precetti, la redenzione avviene "per grazia", cioè come atto di misericordia (DeA 19:16). Coloro invece che non vogliono assoggettarsi a Cristo dovranno espiare per i propri peccati, per essere redenti (DeA 19:17). Così, dopo aver sofferto la Sua ira (Dea 76:104-106), anche questi impenitenti saranno redenti dalle conseguenze del peccato (DeA 76:38). Infatti anche essi, alla fine, arriveranno a riconoscere che Gesù è il Cristo, il Salvatore, il Figlio Unigenito del Padre ed accetteranno le Sue leggi, dato che questo è il solo modo per poter continuare ad esistere nei regni di gloria. Chi rifiuta Cristo diventa un figlio di perdizione e muore. Chi resta vivo ha accettato Cristo, seppure tardivamente.

Le Scritture parlano così di questi due tipi di spiriti risorti: quelli che hanno accettato Cristo e ne hanno obbedito le leggi durante il corso della loro esistenza nel secondo stato, e quelli che non hanno accettato Cristo nè le sue leggi e che hanno dovuto pagarne le conseguenze, ma alla fine -prima della resurrezione- hanno accettato Cristo come Re e Salvatore, guadagnandosi così - all'ultimo minuto- la redenzione dalla morte seconda, cioè la vita eterna. Giovanni parla di una resurrezione dei giusti e di una resurrezione degli ingiusti. Chi sono i giusti? Quelli che nella mortalità sono vissuti da giusti, rispettando le leggi che conoscevano. Non tutti costoro conoscevano Cristo durante la loro vita mortale, ma tutti scelsero di seguire il bene. Ogni uomo che viene sulla terra possiede conoscenze sufficienti per distinguere il bene dal male (2 Nefi 2:5) e chi sceglie il bene ne riceve la ricompensa.

Nella visione della redenzione dei morti (DeA 138) il profeta vide la moltitudine dei giusti nel mondo dei morti e vide che Cristo, dopo la Sua morte, andò da loro e "predicò ad essi il Vangelo eterno, la dottrina della resurrezione e della redenzione dell'umanità dalla Caduta e dai peccati individuali, per coloro che si pentono" (DeA 138:19). Ciò significa che non tutti i giusti -sebbene vivessero nella luce del Paradiso- conoscevano il Vangelo di Gesù Cristo nè la dottrina della resurrezione. Certo ce n'erano molti che credevano nella reincarnazione e magari anche alcuni che si erano considerati atei nella vita terrena e non avevano mai cercato Dio, limitandosi a seguire la voce della loro coscienza.

Durante la vita terrena tutti i giusti hanno commesso peccati e tuttavia sono degni di andare in Paradiso grazie alle opere buone che hanno fatto sulla terra. Tra essi alcuni sperano nella espiazione di Cristo (DeA 138:14) ma altri non la conoscono (DeA 137:7) prima di morire. Possiamo immaginare che, dato che sono tutti spiriti giusti, sebbene siano vissuti sulla Terra in diverse condizioni culturali e religiose, non troveranno difficoltà ad accettare il Vangelo di Gesù Cristo che sarà predicato loro nel mondo degli spiriti. Essi accetteranno le ordinanze di salvezza che saranno celebrate per procura a loro favore nei templi.

Questi giusti, una volta accettate le leggi del Salvatore, sono eredi della salvezza nel Regno Celeste, a prescindere dal fatto che abbiano conosciuto ed accettato Cristo prima o dopo la loro morte fisica. Il fattore discriminante non era la fede in Cristo, ma le opere che avevano compiuto durante la loro vita. Anzi, non solo le opere, ma anche i desideri del loro cuore (DeA 137:9). Ciò significa che un indiano Sioux che abbia rubato ed ucciso durante la sua vita terrena secondole leggi del suo popolo ma che sia stato onesto nel rispettare le leggi che gli erano state insegnate, che abbia cioè avuto desideri giusti nel suo cuore, dopo la morte si troverà nel Paradiso, fra i seguaci di Cristo.

Questi gli insegneranno il Vangelo di Gesù e lui, dopo averlo compreso ed accettato, si pentirà delle azioni cattive commesse nell'ignoranza durante la sua condizione mortale. Il peso di queste azioni cattive viene allora espiato dal sangue di Cristo e l'indiano è perdonato. Grazie al sacrificio di Cristo anche lui può godere della resurrezione dei giusti. Chi sono allora gli ingiusti? Quelli che dopo la morte vivono nelle tenebre dell'Inferno? Sono coloro che durante la loro vita terrena scelsero il male, disprezzando sia la voce della loro coscienza sia le leggi che avevano ricevuto dalla loro cultura. Anche tra i Sioux ci sono i buoni ed i cattivi: un indiano buono va in Paradiso, un indiano cattivo va in Inferno.

Nella visione della redenzione dei morti il profeta vide che anche ai cattivi rinchiusi nelle tenebre dell'Inferno Cristo invia i Suoi missionari (DeA 138:30). Anche ad essi viene predicato il Vangelo della fede in Cristo, del pentimento e della redenzione: anche a loro viene proposto di accettare Gesù Cristo come Salvatore e come Re. Anche a loro viene offerta la possibilità di scegliere se restare nei loro peccati o se divenire seguaci di Cristo. Fra questi malvagi alcuni non avevano mai conosciuto Cristo, altri lo avevano rifiutato nella vita mortale (DeA 138:32). A tutti viene offerta la possibilità di accettare Cristo -se non l'hanno fatto prima- DOPO LA MORTE. In altre parole, se uno rifiuta Cristo in questa vita gli viene offerta la possibilità di accettarlo dopo la morte (DeA 138:35).

Avviene quindi una "seconda selezione". La prima selezione è fatta al momento della morte, sulla base delle azioni compiute nella vita. I giusti vanno in Paradiso, i cattivi  in Inferno. Una seconda selezione viene fatta tra quelli che sono in Inferno, separando quelli che si pentono da quelli che non si pentono. Quelli che si pentono ottengono il perdono nel mondo degli spiriti, al pari dei loro fratelli giusti che erano morti senza conoscere Cristo. Quelli che non si pentono restano nei loro peccati e, non potendo godere dell'espiazione di Cristo, devono soffrire la Sua ira fino al giorno della resurrezione (DeA 19:17).

Il Mondo degli Spiriti

Ecco quindi che si sono formati -nel mondo degli spiriti- quattro categorie di persone:

1- I pentiti sinceri.

Sono coloro che nella mortalità sono stati giusti, nonostante abbiano commesso molti peccati per i quali hanno bisogno di perdono. Non fanno difficoltà ad accettare Cristo e, non appena comprendono il piano di salvezza, lo accettano. In DeA 76 sono chiamati :"Coloro che accolsero la testimonianza di Gesù e credettero nel Suo nome e furono battezzati...per essere lavati e purificati da tutti i loro peccati...Sono gli uomini giusti resi perfetti per Gesù, mediante il versamento del Suo sangue" (51-69). Questi sono eredi del Regno Celeste.

2- I pentiti tardivi.

Sono coloro che nella mortalità sono stati malvagi, nonostante abbiano fatto anche cose giuste, e che hanno quindi bisogno del perdono. Davanti alla possibilità di pentirsi, dapprima rifiutano l'alleanza con Cristo per poter seguire le loro proprie leggi, ma successivamente la accettano. In DeA 76 si dice di loro: "Sono coloro che morirono senza legge (senza conoscere il Vangelo)..ed anche coloro che non accolsero la testimonianza di Gesù nella carne, ma la accolsero in seguito (dopo la morte)" (72-74). Il versetto 75 sembra includere in questa categoria anche le persone oneste e giuste che non conobbero Cristo nella mortalità, ma DeA 137:7-9 spiega con maggiore chiarezza che le persone giuste ed oneste sono eredi del regno celeste. L'espressione "uomini onorevoli acciecati dagli inganni degli uomini" deve quindi riferirsi al loro comportamento malvagio, causato da condizionamenti umani. Una volta liberati dal corpo, essi accettano Cristo che avevano dapprima rifiutato. Questi diventano eredi del Regno Terrestre, grazie all'espiazione di Cristo. Il motivo che impedisce loro di accedere -tramite il pentimento- al Regno Celeste è di non avere accettato il Vangelo di Cristo la prima volta che era stato loro spiegato. Sebbene l'avessero compreso, lo avevano rifiutato perchè erano più interessati al piacere che alla giustizia. E' il caso, per esempio, del giovane ricco descritto in Matteo 19:20-23. Questi sono gli eredi del Regno Terrestre.

3- Gli impenitenti.

Sono coloro che nella mortalità sono stati malvagi e che anche dopo la morte restano malvagi, rifiutando di assoggettarsi a Cristo. Avendo rifiutato il piano di salvezza, devono pagare per i loro peccati, ma alla fine accetteranno Cristo e potranno essere risorti per entrare nell'immortalità e nella vita eterna. Di costoro DeA 76 dice che "non accolsero la testimonianza di Gesù (neppure nel mondo degli spiriti, dove tutti siamo liberi dai condizionamenti culturali e fisici)...sono coloro che soffrono l'ira del Dio Onnipotente finchè verrà il tempo che Cristo avrà compiuto la Sua opera" (101-106). Questi sono eredi della Gloria Teleste.

4- I ribelli.

Sono coloro che rifiutano Cristo fino alla fine e, dopo la resurrezione, non sono in grado di conservare l'immortalità e perdono la vita eterna; subiscono cioè la morte sia del corpo che dello spirito. In DeA 76 vien detto di loro che " si lasciano sopraffare fino a negare la verità ed a sfidare il Mio potere...per i quali non v'è perdono nè in questo mondo (mortalità) nè in quello avenire (mondo degli spiriti). I soli sui quali la morte seconda avrà potere. Gli unici che non saranno redenti" (31-38). Sono i Figli di Perdizione, perchè su di loro piangono i cieli (Mosè 7:37).

Il perdono dei peccati

Ci sono persone nella Chiesa che affermano che il pentimento ed il battesimo sono necessari solo per chi deve entrare nel Regno Celeste. Se così fosse, perchè Gesù mandò i Suoi missionari anche tra gli spiriti dei malvagi, per predicare loro il vangelo di pentimento e del battesimo? (vedere DeA 138: 31-34). In effetti le sezioni 137 e 138 di DeA sono state aggiunte recentemente proprio per rendere più chiara la dottrina della redenzione dell'uomo ed i versetti 31-34 affermano che il battesimo viene proposto anche agli spiriti trattenuti in Inferno, cioè a quelli che non andranno nel regno Celeste. Il fattore discriminante per entrare in un certo Grado di Gloria non sta nel QUANDO la persona ha deciso di accettare Cristo e di seguirne le leggi (cioè se durante la vita terrena o dopo la morte), ma nella QUALITA' delle opere fatte sia nella vita terrena che in quella dopo la morte (DeA 137:9) e nella FEDE che ella ha sviluppato in Cristo e nel Suo piano di salvezza (Mosè 6:52).

E' evidente che tutti hanno bisogno dell'espiazione di Cristo, sia per risorgere (immortalità) sia per godere di un certo grado di gloria (vita eterna). Anche chi si guadagnerà solo il Regno Teleste ha bisogno di accettare Cristo come Salvatore, e quindi deve pentirsi e farsi battezzare, accettando così la redenzione operata da Cristo. Chi rigetta tale redenzione ed il ruolo di Cristo cade nella condizione dei Figli di Perdizione, che sono" gli unici che non saranno redenti" (DeA 76:38) . Il battesimo rappresenta l'accettazione di Cristo (Mosia 18:10) ed è la porta per entrare nella Vita Eterna, cioè per accedere al Terzo Stato, nel quale possono entrare solo coloro che hanno (presto o tardi) osservato le leggi della vita mortale. Probabilmente si riferiva ai tre gradi di gloria l'apostolo Paolo quando disse che "ogni ginocchio si piegherà nei cieli, sulla terra e sotto la terra, ed ogni lingua confesserà che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" (Filippesi 2:10-11). Non ci saranno, nei mondi eterni, esseri risorti che non si siano assoggettati a Cristo (2 Nefi 9:5).

La gioia per un peccatore che si pente Le parabole della pecorella smarrita e della dracma perduta illustrano quanto sia ben accolto in cielo il pentimento di un malvagio (Luca 15:4-10). Lo stesso principio viene esposto nella parabola del figliol prodigo (Luca 15:11-24). Ma quest'ultima parabola contiene un avvertimento per coloro che giudicano ingiusto che Cristo perdoni anche quelli che nella loro vita hanno peccato e poi si pentono, ritenendo che questi debbano pagare per il male commesso, anche se si pentono (Luca 15:28-30). A questi Gesù spiega in parabola che ogni anima che si pente ha diritto alla salvezza. Ora, alcuni affermano che sì, questi peccatori saranno perdonati, ma il loro destino sarà il Regno Terrestre, per essere per sempre inferiori a quelli che sono stati fedeli fin dall'inizio. A queste persone Gesù ha dedicato un'altra parabola, detta dei lavoratori alle varie ore (Matteo 20:1-14). Se quelli che hanno seguito Cristo fin dalla prima ora si irritano perchè quelli che si sono convertiti all'ultima ora sono stat pagati con la stessa cifra, la loro giustizia non è sufficiente a farli entrare nel Regno Celeste, e vengono esclusi dalla pienezza della Vita Eterna (Matteo 20:16).

Di nuovo, non è la quantità di peccati commessi che condiziona il progresso futuro, ma la profondità del pentimento e della fede in Cristo. Probabilmente aveva in mente questo concetto Martin Lutero, quando affermò (venendo del tutto mal compreso) "pecca fortemente ma credi ancor più fortemente, e sarai salvato". Quando disse che "questa vita é uno stato di prova, un periodo di tempo in cui l'uomo deve prepararsi ad incontrare Dio" (Alma 12:24), Alma intendeva dire il periodo che va dalla nascita fisica alla resurrezione, cioè incluso il periodo passato nel regno dei morti (vedere le ultime quattro righe del versetto). Al ladrone sulla croce Gesù disse chiaramente: "Tu oggi sarai com me in Paradiso" (Luca 23:43). Alcuni affermano che con la parola "Paradiso" si deve intendere il mondo degli Spiriti, ma le Scritture sono coerenti nell'assegnare a questo termine il luogo di luce e di pace dove dimorano i giusti. Se intendeva dire "mondo degli spiriti" l'evangelista avrebbe usato il termine ebraico Sheol o quello greco Ades. Il ladrone pentito ha seguito Cristo nel Paradiso dei morti, fra coloro che -pur avendo peccato- poi si pentono e chiedono perdono a Dio. Vuol dire che quest'uomo aveva fatto -oltre a cose malvagie- anche opere buone, che non era quindi così malvagio nel cuore come il suo compagno e soprattutto che il suo pentimento era stato sincero e la sua fede in Cristo, genuina. Venne così ben giudicato dagli uomini secondo la carne (giustiziato) ma anche giudicato da Dio quanto allo spirito (e salvato).

Procrastinare il pentimento

D'altra parte, visto che Gesù perdona anche a chi si pente sul punto di morire od addirittura nel mondo degli spiriti, non sarebbe più furbo vivere da malvagi questa vita per pentirsi poi dopo la morte? Si potrebbero così gustare i piaceri (proibiti) di questa vita e poi salvarsi all'ultimo minuto. Sicuramente c'è chi la pensa in questo modo e, proprio come i giusti che si irritano per il perdono concesso ai pentiti dell'ultima ora, anche questi saranno esclusi dalla pienezza della Vita Eterna. Solo chi si pente sinceramente sarà salvato (Alma 43:24), non chi cercherà di farsi beffe di Dio. Alma spiegò che "lo stesso spirito che possiede il vostro corpo al momento in cui uscite da questa esistenza, quello stesso spirito avrà il potere di possedere il vostro corpo in quel mondo eterno" (Alma 34:34). Questa espressione di Alma potrebbe dare adito all'idea (sostenuta da alcune chiese cristiane) che il periodo che intercorre tra la morte e la resurrezione sia un periodo di "notte tenebrosa in cui non si può più operare" (v.33) e che lo spirito di un uomo risorgerà nella vita eterna esattamente nello stato in cui si trovava al momento della morte, escludendo quindi ogni progresso nel periodo tra la morte e la resurrezione.

Certamente Alma non aveva chiara la visione del mondo degli spiriti che è stata mostrata al profeta Joseph Fielding Smith nel 1918. Egli stesso ammise più tardi che un angelo del Signore gli aveva spiegato alcune cose sulla condizione dell'anima fra la morte e la resurrezione (Alma 40:11). La "notte tenebrosa " si riferiva -gli disse l'angelo- ai malvagi, mentre i buoni sarebbero stati ricevuti in uno stato di pace chiamato paradiso (Alma 40:12). L'ammonizione di Alma contenuta nei versetti 34:33-34 è corretta solo se con il termine "questo periodo di esistenza" si intende il Secondo Stato (cioè la vita terrena più quella nel mondo degli spiriti) , e quindi la "notte tenebrosa in cui non si può più operare" sia la morte seconda che attende imalvagi che non accettano nè di pentirsi nè di assoggettarsi alle leggi di Cristo. Dopo la morte la nostra mente sarà meno condizionata dall'ignoranza, dagli insegnamenti errati che abbiamo ricevuto, dai complessi e dalle cattiverie generate dalle sofferenze subite. Se la nostra cattiveria non era dovuta all'accettazione del male ma alla incapacità di fare il bene a causa dei legami della carne, dopo la morte la nostra mente sarà libera, e potrà seguire le sue vere inclinazioni. Non solo in base alle opere, ma anche in base ai desideri del cuore (DeA 137:9).

Il Piano di Salvezza

Per concludere, possiamo riassumere i vari punti della dottrina della salvezza delle anime:

1. Tutti gli spiriti che obbediscono a Dio Padre nella pre-esistenza entrano nella mortalità, che è il

Secondo Stato.

2. Tutti gli spiriti incarnati che obbediscono a Cristo nella mortalità (di qua o di là del velo) ricevono l'immortalità ed entrano nella Vita Eterna (DeA 29:43) che è il Terzo Stato.

3. Coloro che non obbediscono a Cristo nella mortalità non ricevono l'immortalità e cadono nella Morte Eterna (DeA 29:44) che è la perdita anche del Primo Stato.

4. Coloro che risorgono nell'immortalità ed entrano nella Vita Eterna ottengono diversi Gradi di Gloria, a seconda delle loro opere e dei desideri del loro cuore, durante il Secondo Stato. Alcuni avranno una gloria Celeste (che è la pienezza della Vita Eterna, ossia la vita con il Padre (DeA 76:92), altri ricevono una gloria Terrestre (che non è la pienezza della Vita Eterna ma è una vita con il Figlio (DeA 76:76-77); altri una gloria Teleste (che è una vita illuminata dallo Spirito Santo (DeA 76: 86).

5. Potranno entrare nella gloria Celeste solo quelli che si sono pentiti dei loro peccati ed hanno accettato Cristo la prima volta che la loro mente ha avuto la possibilita' di fare una scelta di accettazione o di rifiuto. Semplicemente dire di no ai missionari ed alla Chiesa non significa necessariamente aver rifiutato Cristo ed il suo ruolo come Salvatore. Molti cristiani non pensano di rifiutare Cristo rifiutando i colloqui con i missionari mormoni e molti non cristiani non possono rifiutare Cristo se non accettano di ascoltare il messaggio che di Lui parla.

6. Non ha importanza l'entità dei peccati commessi o la durata della vita peccaminosa: il vero pentimento, unito all'accettazione di Cristo come Salvatore, cancella la colpa, qualunque essa sia.

7. Una volta cancellati i peccati, ciò che stabilirà la statura spirituale raggiunta nel proprio grado di gloria saranno le BUONE OPERE FATTE. Un malvagio che si pente ma non ha mai fatto nulla di buono sarà più povero di gloria di un malvagio che si pente e che aveva fatto- oltre al male- anche del bene.

8. Una persona che accetta Cristo a parole ma poi ne rifiuta l'amore; che si irrita perchè Egli perdona gli ultimi arrivati; che compie opere buone ma senza amore nel cuore; anche se commette pochi peccati, avrà meno gloria di altri che, pur peccando di più, hanno agito maggiormente spinti dall'amore (Luca 7:47).

9. Chi ha capito il piano di salvezza non può farsi beffe di Dio, decidendo di darsi al peccato in questa vita per pentirsi poi nell'altra, perchè in effetti egli sta peccando con coscienza e non per ignoranza. Egli avrà la gloria che si sarà guadagnato con le sue OPERE e con i DESIDERI del suo cuore, cioè non potrà andare oltre la Gloria Terrestre. E' difficile semplificare la complessità di questi concetti in poche frasi categoriche: solo la meditazione e la guida dello Spirito potranno aiutare il lettore a capire che il piano di Dio per la salvezza delle anime è un piano di amore, non un programma matematico; è una infinita opportunità di crescere e progredire, non una serie di esami dove si corra il rischio di essere bocciati. E chi più riceve, più e tenuto a dare. Più uno ha capito, più è responsabile di ciò che fa. Meno uno ha capito, meno è responsabile di ciò che fa. Ma per entrare nella Vita Eterna tutti dovranno, prima o poi, capire e rendere conto di ciò che fanno. Benedetto chi comincia prima.

la Vita Eterna

Gesù stesso ha dato una definizione di cosa sia la vita eterna: "Conoscere il solo e vero Dio e Colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo". (Gio.17:3). Tutti coloro che superano la prova della vita terrena ed accettano Gesù Cristo come Dio potranno avere vita eterna, ma la qualità di questa vita dipende dal tipo di scelte fatte in precedenza. Solo chi aderisce con tutto il cuore alle leggi di Dio Padre può vivere alla Sua presenza (DeA 76:62) ed avere la pienezza della vita eterna. Chi non se la sente di essere re e governatore nella vita eterna e preferisce essere tiepido (vedere DeA 76:79) non avrà una corona di gloria nel Terzo Stato e non vivrà alla pienezza del Padre. Tuttavia, avendo accettato Cristo sia come Salvatore che come Re, godrà della presenza del Figlio (DeA 76:77). Coloro che pur avendo riconosciuto il ruolo salvifico di Cristo nel piano di salvezza non Lo vogliono accettare come loro Re (e quindi Governatore e Legislatore), dovranno essere governati dallo Spirito Santo (DeA76:86), tramite il ministero dei santi che si sono qualificati per un maggiore grado di gloria. Tuttavia anche coloro che saranno eredi del regno teleste godranno di quello stato di vita eterna e di gloria che le scritture chiamano "salvezza" (DeA 76:88). Solo i Figli di Perdizione non saranno salvati.

Le Scritture sono chiare nel dire che la maggior parte dei figli di Dio  saranno salvati da Cristo, e tuttavia solo un piccolo numero accederà alla gloria del Regno Celeste. Gli abitanti dei regni telesti sono innumerevoli (DeA 76:109) ed i pianeti della gloria teleste rappresentano la maggioranza dei pianeti dell' universo. Sono pianeti che saranno governati da Dio solo tramite l'influenza dello Spirito Santo ed il ministero di esseri superiori, proprio come è avvenuto fino ad ora per la nostra Terra mortale. Ma là dove abitano Dio e Cristo essi non potranno venire, per i secoli dei secoli (DeA 76:112). Solo un piccolo gruppo di figli di Dio si qualificheranno per abitare in pianeti della gloria celeste, per essere Re e Governatori, Creatori di cieli e di terre (DeA 76:58). Ma non tutti coloro che risorgeranno con un corpo celeste vorranno assumersi la responsabilità di essere, oltre che Re e Sacerdoti, Regine e Sacerdotesse, anche Padri e Madri spirituali (DeA 131:1-4).

La pienezza della Gloria Celeste, vale a dire "tutto ciò che Dio Padre ha" sarà dato solo a coloro che avranno saputo costruire un matrimonio eterno. Non si tratta del matrimonio terreno, ma di un matrimonio che cresce e si sviluppa ben oltre la soglia della morte del corpo fisico, ma sempre prima della resurrezione. Chi non ha contratto la nuova ed eterna alleanza di matrimonio nel Secondo Stato, non lo può fare nel Terzo Stato (Matteo 22:30). Chi pensa di non doversi impegnare per migliorare il proprio matrimonio terreno in attesa che Dio gli dia un coniuge migliore nell'aldilà, sarà deluso e dovrà recuperare nel mondo degli spiriti le occasioni perdute (per ignoranza) nella vita mortale. Ma chi conosce bene le leggi del piano di salvezza non può sperare di fare al di là del velo ciò che non ha avuto voglia di fare al di qua.

L'Esaltazione

Il fine ultimo del progresso dei figli di Dio è quindi quello stato che viene chiamato "esaltazione " (DeA 132:23). Ottenere l'esaltazione significa aver sviluppato a pieno le proprie potenzialità di Figlio di Dio ed essere diventato proprio uguale a Lui. Dio non cesserà mai di essere Dio per i Suoi Figli, ma questi Lo seguiranno sulle Sue orme. Il loro numero non sarà grande (DeA 132:22) perchè il prezzo da pagare è alto. Il prezzo per l'esaltazione è di "sposare una donna" (DeA 132:19). Per una donna il prezzo è di "sposare un sacerdote". Nel matrimonio i figli di Dio mettono alla prova la loro disponibilità ad esercitare il potere del sacerdozio non con dominio ingiusto (DeA 121:39) ma con persuasione e longanimità (DeA 121:41).

Solo il patto matrimoniale di un comando basato sulla persuasione e sull'amore può far nascere nelle persone quella grandezza d'animo (DeA 121:42) che sola farà di un sacerdote un Re giusto, che ricava la sua autorità non da mezzi coercitivi, ma dal consenso delle persone che gli stanno attorno (DeA 121:46). Solo a costoro Dio potrà permettersi di concedere la pienezza del Suo potere, senza mettere in pericolo l'equilibrio dell'intero universo.

Il progresso nel Terzo Stato

Senza alcun dubbio all'interno del Primo Stato c'è stato e c'è tutt'ora un progresso. Chiunque si decida ad obbedire alle leggi di Dio Padre può progredire in esso ed entrare nel Secondo Stato. Senza alcun dubbio, all'interno del Secondo Stato c'è un progresso in corso, per cui chiunque si decide ad accettare la legge di Cristo può crescere in verità e luce (DeA 93:27-28) fino a potersi qualificare per una resurrezione celeste. Il corpo risorto possiederà infatti  la stessa gloria da cui era vivificato durante il suo Secondo Stato: chi era vivificato da una porzione della gloria celeste ne riceverà poi una pienezza. Chi era vivificato da una porzione della gloria terrestre ne riceverà poi una pienezza (DeA 88:28-31). Ma altra è la gloria del mondo terrestre, ed altra è la gloria del mondo celeste. E all'interno del mondo celeste, altra è la gloria di chi è solo Re e Sacerdote, ed altra è la gloria di chi è anche Padre.

Nell'entrare nel Terzo Stato, quindi, ognuno riceverà un corpo spirituale che è la pienezza (cioè la perfezione) della legge alla quale è stato disposto ad assogettarsi durante il suo Secondo Stato. Solo chi è stato disposto ad obbedire a tutte le leggi di Cristo, risorgerà con un corpo che potrà vivere nel Regno Celeste e che potrà procreare figli spirituali. Non ci saranno delusioni nè premi nel giorno della resurrezione. Non ci saranno rimorsi o pianti (se non fra i Figli di Perdizione, che non potranno conservare il loro corpo nè il loro spirito), non ci saranno rimpianti e frasi come "se solo avessi saputo!" Il periodo di prova conosciuto come "Secondo Stato" concede a tutti l'opportunità di acquisire sufficiente conoscenza per fare coscientemente la propria scelta. Nessuno cadrà per ignoranza.

Una volta entrati nel Terzo Stato, quindi, i figli di Dio saranno diversi da ciò che erano stati fino ad allora. Prima erano semi, abbastanza simili fra loro, ora sono piante, fra loro molto diverse. Un erede del Regno Terrestre non si sentirà punito, ma totalmente appagato nei suoi desideri: vivrà come ha scelto di voler vivere, con poche responsabilità e con poca gloria. Non c'è motivo scritturale che induca a pensare che un abitante del Regno Terrestre possa pentirsi di essersi accontentato di così poco ed abbia il desiderio di andare nel Regno Celeste. Il Terzo Stato -per quanto ci è dato di capire- è lo stato finale del progresso dell'uomo. In esso continua ad esistere il progresso, ma solo all'interno di ciascun regno.

Conclusione

Avendo nella mente le visioni dell'eternità, la mente dell'uomo sulla terra dovrebbe restare ammirata della saggezza e della bontà di Dio, che non crea trappole per i Suoi figli, non li abbandona in balia di condizioni sfavorevoli; chi nasce in una cultura violenta (i ragazzini dei sobborghi di Napoli o di New York), chi nasce in condizioni culturali oppresse (tra fanatici religiosi), chi cresce sotto l'influenza di un cervello malato (maniaci) o di una mente squilibrata (i tossico-dipendenti), chi non crede a Dio od a Cristo perchè crede di più ai propri genitori (i buddisti ed i Testimoni di Geova), chi si lascia ingannare dalle astuzie degli uomini o di Satana, non verrà colto di sorpresa e punito per la sua dabbenaggine o per la sua sfortuna. Tutti avranno la possibilità di conoscere il piano di salvezza, di comprenderne la portata, le leggi e le condizioni. Tutti conosceranno il destino dell'uomo, nei vari Gradi di Gloria eterna. Tutti potranno scegliere se dividere la propria vita con un altro, nel matrimonio eterno, oppure no.

Tutti abbiamo già scelto il piano di salvezza proposto da Dio Padre e sostenuto dal Figlio nella vita pre-terrestre. Tutti potremo scegliere se andare nel Regno Teleste, nel Regno Terrestre, nel Regno Celeste, senza Esaltazione o con l'Esaltazione. Ma -e qui la mente si soffermi- stiamo già facendo queste scelte. Per quelle scelte che non siamo in grado ancora di fare perchè siamo acciecati dalla cultura o dalle tradizioni, avremo un'altra possibilità nel futuro: ma per quelle scelte che ci sono già chiare adesso, dobbiamo decidere adesso: magari inciampare e rialzarsi; decidere e poi venire meno, poichè la carne è più debole dello spirito (Romani 7:15). Ma saremo giudicati per le nostre opere e per i desideri del nostro cuore. Se il mio desiderio è di seguire Cristo, anche se per ora continuo ad inciampare, un poco alla volta imparerò a farlo bene. Ma se il mio desiderio è di seguire Cristo il meno possibile in questa vita per seguirlo poi nell'altra, in realtà mi stò costruendo una intelligenza che sarà solo in parte disposta a seguire Cristo e non me la sentirò -una volta risorto- di vivere secondo le leggi di un Regno Celeste ma mi sentirò più a mio agio fra le leggi meno impegnative ed esigenti del Regno Terrestre o di quello Teleste.

E' una scelta simile a quella fatta dal giovane ricco, che ha fatto dire a Gesù "E' assai malagevole per un ricco (di cose terrene) entrare nel regno dei cieli" (Matteo 19:23). Solo chi ha in cuore le cose del cielo aspira a vivere nel cielo, poichè "dov'è il tuo tesoro, quivi sarà pure il tuo cuore" (Matteo 6:21). "Poichè questa è la mia opera e la mia gloria: fare avverare l'immortalità e la vita eterna dell'uomo". "E questa è la vita eterna: che conoscano Te, il solo e vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo."

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