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Scritto da Renato Marini
Durante alcune lezioni alla Scuola Domenicale è stata
discussa brevemente la dottina dei Tre
Gradi di gloria e della salvezza delle anime. L'argomento
meno chiaro era che destino avessero le persone
giuste che hanno rifiutato il Vangelo nella mortalità ma
lo accettano nel mondo degli spiriti. Alcuni
versetti delle Scritture sembrano indicare che saranno
eredi del regno celeste, altri sono espliciti
nell'assegnarli al regno terrestre. Ma anche altri punti,
forse meno evidenti, erano fonte di confusione.
La Presidenza di Ramo ha quindi pensato di aiutare lo
studio e la meditazione individuali
riassumendo in una breve pubblicazione i vari concetti
dottrinali affermati nelle Scritture, dato che non
esiste una dichiarazione ufficiale della Chiesa al
riguardo. In alcuni manuali del passato, sia della Scuola
Domenicale che del Seminario ed Istituto, sono stati
enfatizzati alcuni versetti, mentre altri sono stati
taciuti, falsando così il panorama globale su questa
dottrina e dando adito a concezioni parziali e quindi
non corrette. Purtroppo anche alcuni versetti scritturali
sono stati tradotti non correttamente in lingua
italiana, aumentando la confusione.
Lo scopo di questa breve esposizione è di dare il giusto
risalto ai vari versetti che, nella loro
apparente contraddizione, contribuiscono a dare una
immagine più completa della complessa dottrina
della salvezza delle anime, tenendo presente che la
conoscenza di questa dottrina non è stata rivelata
chiaramente e completamente ai vari profeti, ma è stata
chiarita e puntualizzata un poco alla volta. Non
c'è da stupirsi che alcuni concetti espressi in Dottrina e
Alleanze (specialmente nella sezione 137 e 138)
siano in contrasto con altri versetti contenuti nel Libro
di Mormon. Il fatto che la Chiesa ha accettato
come Parola di Dio, e quindi come dottrina ufficiale, le
rivelazioni contenute nelle sezioni 137 e 138 di
Dottrina e Alleanze contribuisce a mettere dei punti fissi
sulla dottrina del pentimento e del progresso
degli spiriti dei morti che prima non erano affatto
chiari.
Pur essendo sereni nel proporre le riflessioni qui
contenute, la presidenza di ramo desidera far
notare che è sempre un rischio "mettere qualcosa per
iscritto" perchè può diventare agli occhi dei membri
della Chiesa un'altra Scrittura. Quanto è qui esposto,
sebbene sia frutto di studio, meditazione e
testimonianza, resta pur sempre uno scritto messo assieme
con la "sapienza degli uomini", e come tale va
considerata. Non si tratta quindi di una rivelazione da
Dio, ma di un commento alle Scritture.
La presidenza di ramo offre questi pensieri alla
considerazioni dei fratelli e delle sorelle che
sentano il desiderio di avere una guida per capire ciò che
le Scritture dicono in merito al piano di salvezza
ed alla salvezza delle anime.
Vicenza, 16 Gennaio 1994
a Presidenza di Ramo
Mariano Marini
Renato marini
Vincenzo Balestra
I Tre Stati dell'Uomo
Un primo concetto da avere chiaro nella mente è che la
vita dell'uomo viene nelle scritture divisa
in tre periodi, chiamati "Stati" (vedere Abramo 3:26). Il
Primo Stato va dalla nascita spirituale alla nascita
materiale. Il Secondo Stato va dalla nascita materiale
alla Resurrezione, ed il Terzo Stato inizia dalla
resurrezione e si estende per l'eternità.
Il versetto 26 dice chiaramente che il comportamento
tenuto durante il primo stato stabilisce se
uno spirito entra nel secondo stato. Inoltre, il
comportamento tenuto nel secondo stato stabilirà se lo
spirito ed il corpo riceveranno oppure no gloria su
gloria, per tutta l'eternità, il che significa che chi non
mantiene il secondo stato non avrà accesso al terzo.
Non si tratta di una misura continua (maggiore obbedienza
in uno stato produce maggiore gloria
nello stato seguente), ma di una misura discriminante:
solo chi mantiene il primo stato accede al secondo,
e solo chi mantiene il secondo accede al terzo. Questo
versetto parla di tre stati di gloria nell'esistenza
spirituale di un figlio di Dio, uno per ciascuno stato.
Solo chi ha obbedito alle leggi del primo stato ha
ricevuto un corpo mortale e solo che osserverà le leggi
della vita materiale riceverà un corpo (risorto)
spirituale.
Parlando di coloro che non mantengono il loro secondo
stato, in DeA 76 da 31 a 39 è spiegato
che i Figli di Perdizione non saranno redenti a tempo
debito ma se ne andranno nello "stagno ardente di
fuoco e di zolfo" (Apoc.19:20) menzionato anche da Gesù in
Matteo 8:12 con l'espressione "nelle tenebre
di fuori dove ci sarà pianto e stridore di denti".
Ciò non significa che questi figli di perdizione non
saranno risorti dopo la fine del Millennio,
quando la terra intera sarà risorta, dato che ciò è
esplicitamente affermato dalle Scritture (2 Nefi 9:22);
significa piuttosto che questi esseri non potranno
"sostenere" la resurrezione, ma "ritorneranno al proprio
posto...perchè non furono disposti a godere di ciò che
avrebbero potuto ricevere" (DeA 88:32). In altre
parole, perderanno sia il loro corpo fisico che quello
spirituale, per cadere in uno stato che non è
possibile conoscere (DeA 76:45-48).
In questo momento ci sono dei figli di Dio che vivono nel
loro primo stato (pre-esistenza); altri
vivono nel secondo stato (mortalità e periodo dopo la
morte); altri sono già entrati nel terzo stato (gli
essere risorti).
Il concetto che all'interno di ciascun stato esista un
progresso che ciascun figlio di Dio percorre
in base alle proprie scelte non è esposta in questo
versetto, ma è chiaramente illustrato da Paolo in Efesini
4:13 con l'espressione "vengano ...allo stato di uomini
fatti, alla misura della perfetta statura di Cristo".
Anche se i versetti che parlano di una continua crescita
non sono molti, questa dottrina è molto diffusa
nella Chiesa. Il progresso è eterno e riguarda sia la vita
degli spiriti disincarnati, che di quella degli spiriti
incarnati, che quella dei corpi spirituali (risorti). E' importante quindi mantenere separati i concetti di
accesso ad uno "stato di gloria" e di
sviluppo di un certo "grado di gloria" all'interno di un
certo stato.
La vita pre-terrestre
L'esistenza di un figlio di Dio si perde nell'eternità del
passato e si estende nell'eternità del futuro.
Il piano di salvezza, tuttavia, inizia con la nascita
spirituale. Prima della nascita come spirito, il figlio di
Dio
è solo "intelligenza" non organizzata, dotata di un certo
grado di gloria, ma non di coscienza e di
conoscenza ( vedere DeA 93:29-30). Possiamo paragonare
questo stato alle molecole contenute nei cibi,
nell'acqua, nell'aria e nella luce del sole, che ad un
certo punto vengono organizzate nel ventre di una
madre per produrre un feto. Prima di nascere come feto,
tutta la materia di cui il feto è composto esisteva
già in natura, ma sotto altra forma, non organizzata. Non
abbiamo motivo di pensare che la nascita
spirituale funzioni in modo diverso da quello che governa
la nascita materiale, anzi i versetti in DeA
29:31-34 indicano chiaramente che non c'è differenza tra
le cose spirituali e quelle materiali se non nella
sostanza di cui le diverse materie sono composte (vedere
DeA 131:7).
Dopo la nascita spirituale, il figlio di Dio ha ottenuto
un corpo fatto di spirito, dotato di gloria e
di attributi ben definiti. Lo sviluppo della conoscenza,
dell'intelligenza e dell' obbedienza è progredito in
misura diversa per ciascun figlio di Dio, a seconda delle
sue scelte personali. Il fatto che Dio abbia
mostrato ad Abramo gli spiriti e che fra di essi ve ne
fossero alcuni di nobili e grandi (Abramo 3:22)
testimonia che vi è un progresso nella vita pre-terrena.
Non tutti i figli di Dio "mantengono il loro primo stato",
ossia si meritano l'accesso alla mortalità.
Satana ed i suoi seguaci non vi accedono e restano nella
loro condizione di spiriti senza materia, fino a
che non decideranno di osservare le leggi che regolano il
Primo Stato. Dire che Satana e gli altri spiriti
disobbedienti non avranno "mai" un corpo è affermare cose
sulle quali neppure Dio può comandare. La
prima legge del cielo è il libero arbitrio e la seconda è
che l'obbedienza ad una legge produce una
benedizione. Se Satana decide di obbedire alla legge,
cessa di essere Satana e può proseguire il suo
progresso eterno che fino ad ora ha fermato.
Le Scritture affermano ripetutamente che tutti i peccati
possono essere perdonati "senza riserve"
(Mosia 26:22). L'unico peccato che non può essere
perdonato è quello contro lo Spirito Santo, che
"consiste nel consentire alla mia morte (di Cristo) dopo
aver ricevuto la mia nuova ed eterna alleanza"
(DeA132:27). Ciò significa che questi Figli di Perdizione
"sapranno che io sono il Signore loro Dio, e che
sono il loro Redentore, ma non vollero essere redenti"
(Mosia 26:26). La chiave sta sempre nella volontà
dell'interessato, che si preclude il perdono di Dio
"avendo rinnegato lo Spirito Santo dopo averlo
ricevuto, ed avendo rinnegato l'Unigenito Figlio del
Padre, avendolo crocifisso ed esposto apertamente
all'obrobrio" (DeA 76:35). Che Satana arrivi mai a pentisi
ed a decidere di obbedire alle leggi del Padre nel
mondo pre-terrestre ed ottenere così il perdono del Padre
è questione di pura congettura, che non potrà
mai essere risolta. In teoria la possibilità gli è aperta
(Isaia 1:16-18); in pratica nessuno può dire se egli ne
approfitterà.
Dopo aver vissuto un certo periodo come spirito
intelligente, ma privo di reale conoscenza del
bene e del male, il figlio di Dio è pronto per
attraversare l'esperienza della vita mortale. Le
condizioni
della vita sulla Terra sono sicuramente preordinate in
base al comportamento tenuto dallo spirito nel suo
primo stato, ma per noi mortali è difficile capire i
collegamenti fra condizioni nella mortalità e
comportamento nella vita pre-terrestre.
Per esempio, una persona che in questa vita non conosce la
chiesa e non riceve il sacerdozio è
perchè di là era di statura spirituale piccola (e quindi
qui non si è meritato il sacerdozio), oppure di là era
di statura spirituale elevata (e quindi qui non ha bisogno
di progredire tanto) ? Nessuno può rispondere a
questa domanda.
Una persona che ha una vita piena di sofferenza è perchè
se l'è meritata nella vita precedente,
oppure è uno spirito così elevato che Dio sapeva che
avrebbe superato anche una vita travagliata? La sola
cosa corretta da fare è di evitare ogni tentativo di
collegare le condizioni di questa vita con l'obbedienza
nella vita precedente e fidarsi della giustizia e della
saggezza di Dio. Prima di venire nella mortalità certamente lo spirito ha
ragionato e parlato con i suoi fratelli e con
suo Padre di ciò che avrebbe trovato sulla Terra, dato che
nella sfera pre-terrestre furono affidati incarichi
da compiere sulla terra (vedere Geremia 1:5), ma non è
ragionevole pensare che tutto ciò che avviene
sulla terra fosse stato previsto, programmato e deciso in
precedenza. Certamente nulla avviene senza che
fosse in qualche modo previsto, ma nulla avviene neppure
senza che sia l'interessato a farlo succedere
mediante le proprie scelte. Se ogni cosa ricalcasse un
programma fissato ed immutabile, non esiterebbe il
libero arbitrio e l'esperienza terrena non avrebbe alcun
significato.
La vita terrena
Tutti gli spiriti che hanno obbedito alle leggi del mondo
pre-terrestre entrano nella mortalità
come secondo passo verso il conseguimento di un corpo
spirituale perfetto. Tutte le persone che sono
vissute sulla terra erano spiriti obbedienti. I grandi
cattivi della storia, le persone più perfide fra quelle
che
hanno insanguinato il mondo (Erode, Nerone, Hitler) erano
spiriti buoni nel mondo pre-terrestre. In
questa vita il figlio di Dio impara a conoscere il bene ed
il male e sviluppa una preferenza per uno e per
l'altro. Lo Spirito Santo suggerisce l'uomo a scegliere il
bene, mentre lo Spirito Maligno gli suggerisce di
scegliere il male. Scegliendo tra bene e male l'uomo si
prepara al destino che avrà nel terzo stato.
Alcuni spiriti che hanno preso un corpo rigettano a tal
punto le leggi di Dio da non qualificarsi
per entrare nel terzo stato e perdono anche la gloria del
primo. Come disse Gesù, distruggono sia il
proprio corpo che il proprio spirito (Matteo 10:28). Sono
quelli che vengono chiamati Figli di Perdizione,
gli unici che saranno cacciati nel lago di fuoco e di
zolfo alla fine dei tempi, per i quali non vi sarà
perdono nè in questo mondo nè in quello a venire (DeA
76:34). Sono gli unici che non saranno redenti
da Cristo, i soli sui quali non avrà potere la
resurrezione, poichè tutti gli altri saranno fatti
progredire
mediante la resurrezione dei morti (DeA 76:39). Sono i
soli che subiranno la seconda morte, cioè la morte
dello spirito. Nel piano di salvezza, sono come degli
aborti che avevano iniziato un cammino di
progresso, senza però riuscire a portarlo a termine.
A parte questi figli di perdizione, tutti gli altri figli
di Dio che sono entrati nella mortalità saranno
redenti (DeA 76:38). Ma il modo in cui essi saranno
redenti non è lo stesso per tutti. Per i seguaci di
Cristo, per quelli che Lo accettano come Salvatore e
Maestro e che ne osservano i precetti, la redenzione
avviene "per grazia", cioè come atto di misericordia (DeA
19:16). Coloro invece che non vogliono assoggettarsi a Cristo
dovranno espiare per i propri peccati, per
essere redenti (DeA 19:17). Così, dopo aver sofferto la
Sua ira (Dea 76:104-106), anche questi impenitenti
saranno redenti dalle conseguenze del peccato (DeA 76:38).
Infatti anche essi, alla fine, arriveranno a
riconoscere che Gesù è il Cristo, il Salvatore, il Figlio
Unigenito del Padre ed accetteranno le Sue leggi,
dato che questo è il solo modo per poter continuare ad
esistere nei regni di gloria. Chi rifiuta Cristo
diventa un figlio di perdizione e muore. Chi resta vivo ha
accettato Cristo, seppure tardivamente.
Le Scritture parlano così di questi due tipi di spiriti
risorti: quelli che hanno accettato Cristo e ne
hanno obbedito le leggi durante il corso della loro
esistenza nel secondo stato, e quelli che non hanno
accettato Cristo nè le sue leggi e che hanno dovuto
pagarne le conseguenze, ma alla fine -prima della
resurrezione- hanno accettato Cristo come Re e Salvatore,
guadagnandosi così - all'ultimo minuto- la
redenzione dalla morte seconda, cioè la vita eterna. Giovanni parla di una resurrezione dei giusti e di una
resurrezione degli ingiusti. Chi sono i giusti?
Quelli che nella mortalità sono vissuti da giusti,
rispettando le leggi che conoscevano. Non tutti costoro
conoscevano Cristo durante la loro vita mortale, ma tutti
scelsero di seguire il bene. Ogni uomo che viene
sulla terra possiede conoscenze sufficienti per
distinguere il bene dal male (2 Nefi 2:5) e chi sceglie il
bene
ne riceve la ricompensa.
Nella visione della redenzione dei morti (DeA 138) il
profeta vide la moltitudine dei giusti nel
mondo dei morti e vide che Cristo, dopo la Sua morte, andò
da loro e "predicò ad essi il Vangelo eterno,
la dottrina della resurrezione e della redenzione
dell'umanità dalla Caduta e dai peccati individuali, per
coloro che si pentono" (DeA 138:19). Ciò significa che non
tutti i giusti -sebbene vivessero nella luce del
Paradiso- conoscevano il Vangelo di Gesù Cristo nè la
dottrina della resurrezione. Certo ce n'erano molti
che credevano nella reincarnazione e magari anche alcuni
che si erano considerati atei nella vita terrena e
non avevano mai cercato Dio, limitandosi a seguire la voce
della loro coscienza.
Durante la vita terrena tutti i giusti hanno commesso
peccati e tuttavia sono degni di andare in
Paradiso grazie alle opere buone che hanno fatto sulla
terra. Tra essi alcuni sperano nella espiazione di
Cristo (DeA 138:14) ma altri non la conoscono (DeA 137:7)
prima di morire. Possiamo immaginare che,
dato che sono tutti spiriti giusti, sebbene siano vissuti
sulla Terra in diverse condizioni culturali e religiose,
non troveranno difficoltà ad accettare il Vangelo di Gesù
Cristo che sarà predicato loro nel mondo degli
spiriti.
Essi accetteranno le ordinanze di salvezza che saranno
celebrate per procura a loro favore nei templi.
Questi giusti, una volta accettate le leggi del Salvatore,
sono eredi della salvezza nel Regno Celeste, a
prescindere dal fatto che abbiano conosciuto ed accettato
Cristo prima o dopo la loro morte fisica. Il
fattore discriminante non era la fede in Cristo, ma le
opere che avevano compiuto durante la loro vita.
Anzi, non solo le opere, ma anche i desideri del loro
cuore (DeA 137:9). Ciò significa che un indiano Sioux che abbia rubato ed
ucciso durante la sua vita terrena secondole leggi del suo popolo ma che sia stato onesto nel
rispettare le leggi che gli erano state insegnate, che
abbia cioè avuto desideri giusti nel suo cuore, dopo la
morte si troverà nel Paradiso, fra i seguaci di Cristo.
Questi gli insegneranno il Vangelo di Gesù e lui, dopo
averlo compreso ed accettato, si pentirà delle
azioni cattive commesse nell'ignoranza durante la sua
condizione mortale. Il peso di queste azioni cattive
viene allora espiato dal sangue di Cristo e l'indiano è
perdonato. Grazie al sacrificio di Cristo anche lui
può godere della resurrezione dei giusti.
Chi sono allora gli ingiusti? Quelli che dopo la morte
vivono nelle tenebre dell'Inferno? Sono
coloro che durante la loro vita terrena scelsero il male,
disprezzando sia la voce della loro coscienza sia le
leggi che avevano ricevuto dalla loro cultura. Anche tra i
Sioux ci sono i buoni ed i cattivi: un indiano
buono va in Paradiso, un indiano cattivo va in Inferno.
Nella visione della redenzione dei morti il profeta vide
che anche ai cattivi rinchiusi nelle tenebre
dell'Inferno Cristo invia i Suoi missionari (DeA 138:30).
Anche ad essi viene predicato il Vangelo della
fede in Cristo, del pentimento e della redenzione: anche a
loro viene proposto di accettare Gesù Cristo
come Salvatore e come Re. Anche a loro viene offerta la
possibilità di scegliere se restare nei loro peccati
o se divenire seguaci di Cristo. Fra questi malvagi alcuni
non avevano mai conosciuto Cristo, altri lo
avevano rifiutato nella vita mortale (DeA 138:32). A tutti
viene offerta la possibilità di accettare Cristo -se
non l'hanno fatto prima- DOPO LA MORTE. In altre parole,
se uno rifiuta Cristo in questa vita gli viene
offerta la possibilità di accettarlo dopo la morte (DeA
138:35).
Avviene quindi una "seconda selezione". La prima selezione
è fatta al momento della morte, sulla
base delle azioni compiute nella vita. I giusti vanno in
Paradiso, i cattivi in Inferno. Una seconda
selezione viene fatta tra quelli che sono in Inferno,
separando quelli che si pentono da quelli che non si
pentono. Quelli che si pentono ottengono il perdono nel
mondo degli spiriti, al pari dei loro fratelli giusti
che erano morti senza conoscere Cristo. Quelli che non si
pentono restano nei loro peccati e, non
potendo godere dell'espiazione di Cristo, devono soffrire
la Sua ira fino al giorno della resurrezione (DeA
19:17).
Il Mondo degli Spiriti
Ecco quindi che si sono formati -nel mondo degli spiriti-
quattro categorie di persone:
1- I pentiti sinceri.
Sono coloro che nella mortalità sono stati giusti,
nonostante abbiano commesso molti peccati per
i quali hanno bisogno di perdono. Non fanno difficoltà ad
accettare Cristo e, non appena comprendono
il piano di salvezza, lo accettano. In DeA 76 sono
chiamati :"Coloro che accolsero la testimonianza di
Gesù e credettero nel Suo nome e furono battezzati...per
essere lavati e purificati da tutti i loro
peccati...Sono gli uomini giusti resi perfetti per Gesù,
mediante il versamento del Suo sangue" (51-69).
Questi sono eredi del Regno Celeste.
2- I pentiti tardivi.
Sono coloro che nella mortalità sono stati malvagi,
nonostante abbiano fatto anche cose giuste, e
che hanno quindi bisogno del perdono. Davanti alla
possibilità di pentirsi, dapprima rifiutano l'alleanza
con Cristo per poter seguire le loro proprie leggi, ma
successivamente la accettano. In DeA 76 si dice di
loro: "Sono coloro che morirono senza legge (senza
conoscere il Vangelo)..ed anche coloro che non
accolsero la testimonianza di Gesù nella carne, ma la
accolsero in seguito (dopo la morte)" (72-74). Il
versetto 75 sembra includere in questa categoria anche le
persone oneste e giuste che non conobbero
Cristo nella mortalità, ma DeA 137:7-9 spiega con maggiore
chiarezza che le persone giuste ed oneste
sono eredi del regno celeste. L'espressione "uomini
onorevoli acciecati dagli inganni degli uomini" deve
quindi riferirsi al loro comportamento malvagio, causato
da condizionamenti umani. Una volta liberati dal
corpo, essi accettano Cristo che avevano dapprima
rifiutato. Questi diventano eredi del Regno Terrestre,
grazie all'espiazione di Cristo. Il motivo che impedisce
loro di accedere -tramite il pentimento- al Regno
Celeste è di non avere accettato il Vangelo di Cristo la
prima volta che era stato loro spiegato. Sebbene
l'avessero compreso, lo avevano rifiutato perchè erano più
interessati al piacere che alla giustizia. E' il
caso, per esempio, del giovane ricco descritto in Matteo
19:20-23. Questi sono gli eredi del Regno
Terrestre.
3- Gli impenitenti.
Sono coloro che nella mortalità sono stati malvagi e che
anche dopo la morte restano malvagi,
rifiutando di assoggettarsi a Cristo. Avendo rifiutato il
piano di salvezza, devono pagare per i loro peccati,
ma alla fine accetteranno Cristo e potranno essere risorti
per entrare nell'immortalità e nella vita eterna. Di
costoro DeA 76 dice che "non accolsero la testimonianza di
Gesù (neppure nel mondo degli spiriti, dove
tutti siamo liberi dai condizionamenti culturali e
fisici)...sono coloro che soffrono l'ira del Dio
Onnipotente finchè verrà il tempo che Cristo avrà compiuto
la Sua opera" (101-106). Questi sono eredi
della Gloria Teleste.
4- I ribelli.
Sono coloro che rifiutano Cristo fino alla fine e, dopo la
resurrezione, non sono in grado di
conservare l'immortalità e perdono la vita eterna;
subiscono cioè la morte sia del corpo che dello spirito.
In DeA 76 vien detto di loro che " si lasciano sopraffare
fino a negare la verità ed a sfidare il Mio
potere...per i quali non v'è perdono nè in questo mondo
(mortalità) nè in quello avenire (mondo degli
spiriti). I soli sui quali la morte seconda avrà potere.
Gli unici che non saranno redenti" (31-38). Sono i
Figli di Perdizione, perchè su di loro piangono i cieli
(Mosè 7:37).
Il perdono dei peccati
Ci sono persone nella Chiesa che affermano che il
pentimento ed il battesimo sono necessari
solo per chi deve entrare nel Regno Celeste. Se così
fosse, perchè Gesù mandò i Suoi missionari anche tra
gli spiriti dei malvagi, per predicare loro il vangelo di
pentimento e del battesimo? (vedere DeA 138: 31-34). In effetti le sezioni 137 e 138 di DeA sono state
aggiunte recentemente proprio per rendere più
chiara la dottrina della redenzione dell'uomo ed i
versetti 31-34 affermano che il battesimo viene
proposto anche agli spiriti trattenuti in Inferno, cioè a
quelli che non andranno nel regno Celeste.
Il fattore discriminante per entrare in un certo Grado di
Gloria non sta nel QUANDO la persona
ha deciso di accettare Cristo e di seguirne le leggi (cioè
se durante la vita terrena o dopo la morte), ma
nella QUALITA' delle opere fatte sia nella vita terrena
che in quella dopo la morte (DeA 137:9) e nella
FEDE che ella ha sviluppato in Cristo e nel Suo piano di
salvezza (Mosè 6:52).
E' evidente che tutti hanno bisogno dell'espiazione di
Cristo, sia per risorgere (immortalità) sia
per godere di un certo grado di gloria (vita eterna).
Anche chi si guadagnerà solo il Regno Teleste ha bisogno
di accettare Cristo come Salvatore, e quindi
deve pentirsi e farsi battezzare, accettando così la
redenzione operata da Cristo. Chi rigetta tale redenzione
ed il ruolo di Cristo cade nella condizione dei Figli di
Perdizione, che sono" gli unici che non saranno
redenti" (DeA 76:38) .
Il battesimo rappresenta l'accettazione di Cristo (Mosia
18:10) ed è la porta per entrare nella Vita
Eterna, cioè per accedere al Terzo Stato, nel quale
possono entrare solo coloro che hanno (presto o tardi)
osservato le leggi della vita mortale. Probabilmente si
riferiva ai tre gradi di gloria l'apostolo Paolo quando
disse che "ogni ginocchio si piegherà nei cieli, sulla
terra e sotto la terra, ed ogni lingua confesserà che
Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre"
(Filippesi 2:10-11). Non ci saranno, nei mondi eterni,
esseri risorti che non si siano assoggettati a Cristo (2
Nefi 9:5).
La gioia per un peccatore che si pente Le parabole della pecorella smarrita e della dracma
perduta illustrano quanto sia ben accolto in
cielo il pentimento di un malvagio (Luca 15:4-10). Lo
stesso principio viene esposto nella parabola del
figliol prodigo (Luca 15:11-24). Ma quest'ultima parabola
contiene un avvertimento per coloro che
giudicano ingiusto che Cristo perdoni anche quelli che
nella loro vita hanno peccato e poi si pentono,
ritenendo che questi debbano pagare per il male commesso,
anche se si pentono (Luca 15:28-30). A
questi Gesù spiega in parabola che ogni anima che si pente
ha diritto alla salvezza.
Ora, alcuni affermano che sì, questi peccatori saranno
perdonati, ma il loro destino sarà il Regno
Terrestre, per essere per sempre inferiori a quelli che
sono stati fedeli fin dall'inizio. A queste persone
Gesù ha dedicato un'altra parabola, detta dei lavoratori
alle varie ore (Matteo 20:1-14). Se quelli che hanno
seguito Cristo fin dalla prima ora si irritano perchè
quelli che si sono convertiti all'ultima ora sono stat
pagati con la stessa cifra, la loro giustizia non è
sufficiente a farli entrare nel Regno Celeste, e vengono
esclusi dalla pienezza della Vita Eterna (Matteo 20:16).
Di nuovo, non è la quantità di peccati commessi che
condiziona il progresso futuro, ma la
profondità del pentimento e della fede in Cristo.
Probabilmente aveva in mente questo concetto Martin
Lutero, quando affermò (venendo del tutto mal compreso)
"pecca fortemente ma credi ancor più
fortemente, e sarai salvato".
Quando disse che "questa vita é uno stato di prova, un
periodo di tempo in cui l'uomo deve
prepararsi ad incontrare Dio" (Alma 12:24), Alma intendeva
dire il periodo che va dalla nascita fisica alla
resurrezione, cioè incluso il periodo passato nel regno
dei morti (vedere le ultime quattro righe del
versetto). Al ladrone sulla croce Gesù disse chiaramente: "Tu oggi
sarai com me in Paradiso" (Luca 23:43).
Alcuni affermano che con la parola "Paradiso" si deve
intendere il mondo degli Spiriti, ma le Scritture
sono coerenti nell'assegnare a questo termine il luogo di
luce e di pace dove dimorano i giusti. Se
intendeva dire "mondo degli spiriti" l'evangelista avrebbe
usato il termine ebraico Sheol o quello greco
Ades. Il ladrone pentito ha seguito Cristo nel Paradiso
dei morti, fra coloro che -pur avendo peccato- poi
si pentono e chiedono perdono a Dio. Vuol dire che
quest'uomo aveva fatto -oltre a cose malvagie-
anche opere buone, che non era quindi così malvagio nel
cuore come il suo compagno e soprattutto che
il suo pentimento era stato sincero e la sua fede in
Cristo, genuina. Venne così ben giudicato dagli uomini
secondo la carne (giustiziato) ma anche giudicato da Dio
quanto allo spirito (e salvato).
Procrastinare il pentimento
D'altra parte, visto che Gesù perdona anche a chi si pente
sul punto di morire od addirittura nel
mondo degli spiriti, non sarebbe più furbo vivere da
malvagi questa vita per pentirsi poi dopo la morte?
Si potrebbero così gustare i piaceri (proibiti) di questa
vita e poi salvarsi all'ultimo minuto.
Sicuramente c'è chi la pensa in questo modo e, proprio
come i giusti che si irritano per il perdono
concesso ai pentiti dell'ultima ora, anche questi saranno
esclusi dalla pienezza della Vita Eterna. Solo chi si
pente sinceramente sarà salvato (Alma 43:24), non chi
cercherà di farsi beffe di Dio. Alma spiegò che "lo
stesso spirito che possiede il vostro corpo al momento in
cui uscite da questa esistenza, quello stesso
spirito avrà il potere di possedere il vostro corpo in
quel mondo eterno" (Alma 34:34). Questa
espressione di Alma potrebbe dare adito all'idea
(sostenuta da alcune chiese cristiane) che il periodo che
intercorre tra la morte e la resurrezione sia un periodo
di "notte tenebrosa in cui non si può più operare"
(v.33) e che lo spirito di un uomo risorgerà nella vita
eterna esattamente nello stato in cui si trovava al
momento della morte, escludendo quindi ogni progresso nel
periodo tra la morte e la resurrezione.
Certamente Alma non aveva chiara la visione del mondo
degli spiriti che è stata mostrata al profeta
Joseph Fielding Smith nel 1918.
Egli stesso ammise più tardi che un angelo del Signore gli
aveva spiegato alcune cose sulla
condizione dell'anima fra la morte e la resurrezione (Alma
40:11). La "notte tenebrosa " si riferiva -gli
disse l'angelo- ai malvagi, mentre i buoni sarebbero stati
ricevuti in uno stato di pace chiamato paradiso
(Alma 40:12). L'ammonizione di Alma contenuta nei versetti
34:33-34 è corretta solo se con il termine
"questo periodo di esistenza" si intende il Secondo Stato
(cioè la vita terrena più quella nel mondo degli
spiriti) , e quindi la "notte tenebrosa in cui non si può
più operare" sia la morte seconda che attende imalvagi che non accettano nè di pentirsi nè di
assoggettarsi alle leggi di Cristo.
Dopo la morte la nostra mente sarà meno condizionata
dall'ignoranza, dagli insegnamenti errati
che abbiamo ricevuto, dai complessi e dalle cattiverie
generate dalle sofferenze subite. Se la nostra
cattiveria non era dovuta all'accettazione del male ma
alla incapacità di fare il bene a causa dei legami della
carne, dopo la morte la nostra mente sarà libera, e potrà
seguire le sue vere inclinazioni. Non solo in base
alle opere, ma anche in base ai desideri del cuore (DeA
137:9).
Il Piano di Salvezza
Per concludere, possiamo riassumere i vari punti della
dottrina della salvezza delle anime:
1. Tutti gli spiriti che obbediscono a Dio Padre nella
pre-esistenza entrano nella mortalità, che è il
Secondo Stato.
2. Tutti gli spiriti incarnati che obbediscono a Cristo
nella mortalità (di qua o di là del velo) ricevono
l'immortalità ed entrano nella Vita Eterna (DeA 29:43) che
è il Terzo Stato.
3. Coloro che non obbediscono a Cristo nella mortalità non
ricevono l'immortalità e cadono nella Morte
Eterna (DeA 29:44) che è la perdita anche del Primo Stato.
4. Coloro che risorgono nell'immortalità ed entrano nella
Vita Eterna ottengono diversi Gradi di Gloria, a
seconda delle loro opere e dei desideri del loro cuore,
durante il Secondo Stato. Alcuni avranno una gloria
Celeste (che è la pienezza della Vita Eterna, ossia la
vita con il Padre (DeA 76:92), altri ricevono una gloria
Terrestre (che non è la pienezza della Vita Eterna ma è
una vita con il Figlio (DeA 76:76-77); altri una
gloria Teleste (che è una vita illuminata dallo Spirito
Santo (DeA 76: 86).
5. Potranno entrare nella gloria Celeste solo quelli che
si sono pentiti dei loro peccati ed hanno accettato
Cristo la prima volta che la loro mente ha avuto la
possibilita' di fare una scelta di accettazione o di
rifiuto.
Semplicemente dire di no ai missionari ed alla Chiesa non
significa necessariamente aver rifiutato Cristo
ed il suo ruolo come Salvatore. Molti cristiani non
pensano di rifiutare Cristo rifiutando i colloqui con i
missionari mormoni e molti non cristiani non possono
rifiutare Cristo se non accettano di ascoltare il
messaggio che di Lui parla.
6. Non ha importanza l'entità dei peccati commessi o la
durata della vita peccaminosa: il vero pentimento,
unito all'accettazione di Cristo come Salvatore, cancella
la colpa, qualunque essa sia.
7. Una volta cancellati i peccati, ciò che stabilirà la
statura spirituale raggiunta nel proprio grado di gloria
saranno le BUONE OPERE FATTE. Un malvagio che si pente ma
non ha mai fatto nulla di buono sarà
più povero di gloria di un malvagio che si pente e che
aveva fatto- oltre al male- anche del bene.
8. Una persona che accetta Cristo a parole ma poi ne
rifiuta l'amore; che si irrita perchè Egli perdona gli
ultimi arrivati; che compie opere buone ma senza amore nel
cuore; anche se commette pochi peccati, avrà
meno gloria di altri che, pur peccando di più, hanno agito
maggiormente spinti dall'amore (Luca 7:47).
9. Chi ha capito il piano di salvezza non può farsi beffe
di Dio, decidendo di darsi al peccato in questa
vita per pentirsi poi nell'altra, perchè in effetti egli
sta peccando con coscienza e non per ignoranza. Egli
avrà la gloria che si sarà guadagnato con le sue OPERE e
con i DESIDERI del suo cuore, cioè non potrà
andare oltre la Gloria Terrestre.
E' difficile semplificare la complessità di questi
concetti in poche frasi categoriche: solo la
meditazione e la guida dello Spirito potranno aiutare il
lettore a capire che il piano di Dio per la salvezza
delle anime è un piano di amore, non un programma
matematico; è una infinita opportunità di crescere e
progredire, non una serie di esami dove si corra il
rischio di essere bocciati. E chi più riceve, più e
tenuto a dare. Più uno ha capito, più è responsabile di
ciò che fa. Meno uno ha capito, meno è
responsabile di ciò che fa. Ma per entrare nella Vita
Eterna tutti dovranno, prima o poi, capire e rendere
conto di ciò che fanno. Benedetto chi comincia prima.
la Vita Eterna
Gesù stesso ha dato una definizione di cosa sia la vita
eterna: "Conoscere il solo e vero Dio e
Colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo". (Gio.17:3). Tutti
coloro che superano la prova della vita terrena
ed accettano Gesù Cristo come Dio potranno avere vita
eterna, ma la qualità di questa vita dipende dal
tipo di scelte fatte in precedenza. Solo chi aderisce con
tutto il cuore alle leggi di Dio Padre può vivere alla
Sua presenza (DeA 76:62) ed avere la pienezza della vita
eterna. Chi non se la sente di essere re e governatore nella
vita eterna e preferisce essere tiepido (vedere
DeA 76:79) non avrà una corona di gloria nel Terzo Stato e
non vivrà alla pienezza del Padre. Tuttavia,
avendo accettato Cristo sia come Salvatore che come Re,
godrà della presenza del Figlio (DeA 76:77). Coloro che pur avendo riconosciuto il ruolo salvifico di
Cristo nel piano di salvezza non Lo
vogliono accettare come loro Re (e quindi Governatore e
Legislatore), dovranno essere governati dallo
Spirito Santo (DeA76:86), tramite il ministero dei santi
che si sono qualificati per un maggiore grado di
gloria. Tuttavia anche coloro che saranno eredi del regno
teleste godranno di quello stato di vita eterna e
di gloria che le scritture chiamano "salvezza" (DeA
76:88). Solo i Figli di Perdizione non saranno salvati.
Le Scritture sono chiare nel dire che la maggior parte dei
figli di Dio saranno salvati da Cristo, e
tuttavia solo un piccolo numero accederà alla gloria del
Regno Celeste. Gli abitanti dei regni telesti sono
innumerevoli (DeA 76:109) ed i pianeti della gloria
teleste rappresentano la maggioranza dei pianeti dell'
universo.
Sono pianeti che saranno governati da Dio solo tramite
l'influenza dello Spirito Santo ed il
ministero di esseri superiori, proprio come è avvenuto
fino ad ora per la nostra Terra mortale. Ma là dove
abitano Dio e Cristo essi non potranno venire, per i
secoli dei secoli (DeA 76:112). Solo un piccolo
gruppo di figli di Dio si qualificheranno per abitare in
pianeti della gloria celeste, per essere Re e
Governatori, Creatori di cieli e di terre (DeA 76:58). Ma
non tutti coloro che risorgeranno con un corpo
celeste vorranno assumersi la responsabilità di essere,
oltre che Re e Sacerdoti, Regine e Sacerdotesse,
anche Padri e Madri spirituali (DeA 131:1-4).
La pienezza della Gloria Celeste, vale a dire "tutto ciò
che Dio Padre ha" sarà dato solo a coloro
che avranno saputo costruire un matrimonio eterno. Non si
tratta del matrimonio terreno, ma di un
matrimonio che cresce e si sviluppa ben oltre la soglia
della morte del corpo fisico, ma sempre prima della
resurrezione. Chi non ha contratto la nuova ed eterna
alleanza di matrimonio nel Secondo Stato, non lo
può fare nel Terzo Stato (Matteo 22:30). Chi pensa di non
doversi impegnare per migliorare il proprio
matrimonio terreno in attesa che Dio gli dia un coniuge
migliore nell'aldilà, sarà deluso e dovrà recuperare
nel mondo degli spiriti le occasioni perdute (per
ignoranza) nella vita mortale. Ma chi conosce bene le
leggi del piano di salvezza non può sperare di fare al di
là del velo ciò che non ha avuto voglia di fare al di
qua.
L'Esaltazione
Il fine ultimo del progresso dei figli di Dio è quindi
quello stato che viene chiamato "esaltazione "
(DeA 132:23). Ottenere l'esaltazione significa aver
sviluppato a pieno le proprie potenzialità di Figlio di
Dio ed essere diventato proprio uguale a Lui. Dio non
cesserà mai di essere Dio per i Suoi Figli, ma
questi Lo seguiranno sulle Sue orme. Il loro numero non
sarà grande (DeA 132:22) perchè il prezzo da
pagare è alto. Il prezzo per l'esaltazione è di "sposare
una donna" (DeA 132:19). Per una donna il prezzo
è di "sposare un sacerdote". Nel matrimonio i figli di Dio
mettono alla prova la loro disponibilità ad
esercitare il potere del sacerdozio non con dominio
ingiusto (DeA 121:39) ma con persuasione e
longanimità (DeA 121:41).
Solo il patto matrimoniale di un comando basato sulla
persuasione e sull'amore può far nascere
nelle persone quella grandezza d'animo (DeA 121:42) che
sola farà di un sacerdote un Re giusto, che
ricava la sua autorità non da mezzi coercitivi, ma dal
consenso delle persone che gli stanno attorno (DeA
121:46). Solo a costoro Dio potrà permettersi di concedere
la pienezza del Suo potere, senza mettere in
pericolo l'equilibrio dell'intero universo.
Il progresso nel Terzo Stato
Senza alcun dubbio all'interno del Primo Stato c'è stato e
c'è tutt'ora un progresso. Chiunque si
decida ad obbedire alle leggi di Dio Padre può progredire
in esso ed entrare nel Secondo Stato. Senza
alcun dubbio, all'interno del Secondo Stato c'è un
progresso in corso, per cui chiunque si decide ad
accettare la legge di Cristo può crescere in verità e luce
(DeA 93:27-28) fino a potersi qualificare per una
resurrezione celeste. Il corpo risorto possiederà infatti
la stessa gloria da cui era vivificato durante il suo
Secondo Stato: chi era vivificato da una porzione della
gloria celeste ne riceverà poi una pienezza. Chi era
vivificato da una porzione della gloria terrestre ne
riceverà poi una pienezza (DeA 88:28-31). Ma altra è la gloria del mondo terrestre, ed altra è la
gloria del mondo celeste. E all'interno del
mondo celeste, altra è la gloria di chi è solo Re e
Sacerdote, ed altra è la gloria di chi è anche Padre.
Nell'entrare nel Terzo Stato, quindi, ognuno riceverà un
corpo spirituale che è la pienezza (cioè la
perfezione) della legge alla quale è stato disposto ad
assogettarsi durante il suo Secondo Stato. Solo chi è
stato disposto ad obbedire a tutte le leggi di Cristo,
risorgerà con un corpo che potrà vivere nel Regno
Celeste e che potrà procreare figli spirituali. Non ci
saranno delusioni nè premi nel giorno della
resurrezione. Non ci saranno rimorsi o pianti (se non fra
i Figli di Perdizione, che non potranno
conservare il loro corpo nè il loro spirito), non ci
saranno rimpianti e frasi come "se solo avessi saputo!"
Il periodo di prova conosciuto come "Secondo Stato"
concede a tutti l'opportunità di acquisire sufficiente
conoscenza per fare coscientemente la propria scelta.
Nessuno cadrà per ignoranza.
Una volta entrati nel Terzo Stato, quindi, i figli di Dio
saranno diversi da ciò che erano stati fino
ad allora. Prima erano semi, abbastanza simili fra loro,
ora sono piante, fra loro molto diverse. Un erede
del Regno Terrestre non si sentirà punito, ma totalmente
appagato nei suoi desideri: vivrà come ha scelto
di voler vivere, con poche responsabilità e con poca
gloria. Non c'è motivo scritturale che induca a
pensare che un abitante del Regno Terrestre possa pentirsi
di essersi accontentato di così poco ed abbia il
desiderio di andare nel Regno Celeste. Il Terzo Stato -per
quanto ci è dato di capire- è lo stato finale del
progresso dell'uomo. In esso continua ad esistere il
progresso, ma solo all'interno di ciascun regno.
Conclusione
Avendo nella mente le visioni dell'eternità, la mente
dell'uomo sulla terra dovrebbe restare
ammirata della saggezza e della bontà di Dio, che non crea
trappole per i Suoi figli, non li abbandona in
balia di condizioni sfavorevoli; chi nasce in una cultura
violenta (i ragazzini dei sobborghi di Napoli o di
New York), chi nasce in condizioni culturali oppresse (tra
fanatici religiosi), chi cresce sotto l'influenza di
un cervello malato (maniaci) o di una mente squilibrata (i
tossico-dipendenti), chi non crede a Dio od a
Cristo perchè crede di più ai propri genitori (i buddisti
ed i Testimoni di Geova), chi si lascia ingannare
dalle astuzie degli uomini o di Satana, non verrà colto di
sorpresa e punito per la sua dabbenaggine o per
la sua sfortuna. Tutti avranno la possibilità di conoscere
il piano di salvezza, di comprenderne la portata,
le leggi e le condizioni. Tutti conosceranno il destino
dell'uomo, nei vari Gradi di Gloria eterna. Tutti
potranno scegliere se dividere la propria vita con un
altro, nel matrimonio eterno, oppure no.
Tutti abbiamo già scelto il piano di salvezza proposto da
Dio Padre e sostenuto dal Figlio nella
vita pre-terrestre. Tutti potremo scegliere se andare nel
Regno Teleste, nel Regno Terrestre, nel Regno
Celeste, senza Esaltazione o con l'Esaltazione.
Ma -e qui la mente si soffermi- stiamo già facendo queste
scelte. Per quelle scelte che non siamo
in grado ancora di fare perchè siamo acciecati dalla
cultura o dalle tradizioni, avremo un'altra possibilità
nel futuro: ma per quelle scelte che ci sono già chiare
adesso, dobbiamo decidere adesso: magari
inciampare e rialzarsi; decidere e poi venire meno, poichè
la carne è più debole dello spirito (Romani
7:15). Ma saremo giudicati per le nostre opere e per i
desideri del nostro cuore. Se il mio desiderio è di
seguire Cristo, anche se per ora continuo ad inciampare,
un poco alla volta imparerò a farlo bene. Ma se il
mio desiderio è di seguire Cristo il meno possibile in
questa vita per seguirlo poi nell'altra, in realtà mi stò
costruendo una intelligenza che sarà solo in parte
disposta a seguire Cristo e non me la sentirò -una volta
risorto- di vivere secondo le leggi di un Regno Celeste ma
mi sentirò più a mio agio fra le leggi meno
impegnative ed esigenti del Regno Terrestre o di quello
Teleste.
E' una scelta simile a quella fatta dal giovane ricco, che
ha fatto dire a Gesù "E' assai malagevole
per un ricco (di cose terrene) entrare nel regno dei
cieli" (Matteo 19:23). Solo chi ha in cuore le cose del
cielo aspira a vivere nel cielo, poichè "dov'è il tuo
tesoro, quivi sarà pure il tuo cuore" (Matteo 6:21).
"Poichè questa è la mia opera e la mia gloria: fare
avverare l'immortalità e la vita eterna
dell'uomo".
"E questa è la vita eterna: che conoscano Te, il solo e
vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù
Cristo." |