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STORIA DELLA CHIESA IN ITALIA

Introduzione

Nella preparazione di questa storia della Chiesa di Ges˘ Cristo
in Italia ci siamo avvalsi delle ricerche condotte separatamente da
alcuni membri della Chiesa. Il lavoro che ne Ë risultato avrebbe
potuto essere sintetizzato e riscritto per garantire una certa
omogeneit‡ letteraria e cronologica.

CosÏ facendo avremmo perÚ privato della loro originalit‡ le
ricerche condotte. Abbiamo quindi preferito riportare integralmente
tutti i lavori in nostro possesso. Il lettore trover‡ perciÚ
ripetute molte vicende della storia della Chiesa. Pensiamo che
questa ripetizione possa giovare al lettore, che in tal modo potr‡
rivivere, con interessanti diversit‡ e sfumature, avvenimenti tanto
importanti. Il lavoro che ne Ë risultato vuole essere un punto di
partenza, non un punto di arrivo, dato che molto ancora potr‡ essere
scritto soprattutto sulla "vita quotidiana" di molti membri che hanno
vissuto e tuttora stanno vivendo questa storia della Chiesa di Ges˘
Cristo in Italia.
Prefazione


La storia della Chiesa di Ges˘ Cristo in Italia che presentiamo Ë
divisa in sette parti:

Origine della Chiesa di Ges˘ Cristo in Italia - Luigi De
Matteis

Breve Storia dei Valdesi - Christian Euvrard

La missione di Lorenzo Snow in Italia - Christian Euvrard

Il messaggio mormone nel XIX secolo in Italia: La missione italiana
dal 1850 al 1867 - Michael W. Homer

Presidenti di missione e di palo in Italia fino al 1986

La preghiera dedicatoria dell'Anziano Ezra Taft Benson

Principali avvenimenti dal 1964 al 1989

Statistiche

Come si vede dal prospetto, sono indicati i momenti pi˘
importanti della storia della Chiesa in italia. Molto, anzi
moltissimo si potr‡ scrivere ancora, sia rispetto al periodo
caratterizzato dalla grande apostasia (da Cristo alla Restaurazione),
che dal 1965 ad oggi.

Intendiamo esprimere i nostri ringraziamenti e la nostra
gratitudine per le ricerche condotte e il lavoro svolto da Luigi De
Matteis, Christian Euvrard, Michael W. Homer, e a tutti coloro che
con pazienza e sacrificio si sono adoperati a trascrivere e a
rivedere i testi del presente volume.
ORIGINE DELLA CHIESA DI GESU' CRISTO IN ITALIA
Luigi De Matteis

La chiesa di Ges˘ Cristo ebbe origine in Italia prima ancora
della visita dell'apostolo Paolo a Roma. Secondo la tradizione, fu
Pietro ad organizzare la Chiesa a Roma, a Pompei e a Pozzuoli. La
loro fede era cosÏ viva e operosa che se ne parlava in tutto l'Impero
Romano. Per quanto riguarda lo sviluppo della Chiesa a Roma, si
hanno purtroppo pochi indizi e poche informazioni, tramandate dalla
tradizione antica. E' probabile che la notizia del Vangelo, prima
ancora che dagli apostoli,sia stata portata a Roma da semplici
fedeli, ebrei o gentili. Alcuni pellegrini romani (Atti 2:10) erano
infatti a Gerusalemme tra gli spettatori il giorno di Pentecoste del
30 d.C. Da Roma proveniva il primo pagano ammesso alla Chiesa, il
centurione Cornelio della coorte Italica di stanza in Palestina (Atti
10). La coorte Italica, di stanza a Cesarea prima del 41 d.C. era
formata in massima parte da soldati italiani. Da Roma provenivano
pure i coniugi Aquila e Priscilla (Atti 18:2), ebrei convertiti,
originari del Ponto. Paolo li conobbe a Corinto verso il 51, li ebbe
come collaboratori a Efeso (1 Corinzi 16:19) e li mandÚ a salutare la
Chiesa a Roma (Romani 16:3; 2 Timoteo 4:19).
Da ciÚ si puÚ dedurre che il Cristianesimo doveva avere a Roma
molti propagatori prima ancora della venuta di Paolo. Infatti,
Paolo, nelle lettere ai Romani (Romani 16:13-15), mandÚ a salutare
almeno una trentina di persone a lui note, forse conosciute durante i
suoi viaggi. Nel 61 d.C. circa, Paolo si imbarcÚ a Malta per Roma.
Durante il viaggio ci fu un naufragio. Il primo contatto che
l'Apostolo cercÚ fu quello con i suoi connazionali giudei (Atti
28:17, 28). Esisteva infatti un'importante colonia di Giudei a Roma
fin dal secondo secolo a.C. Il loro numero oscillava tra i venti e
trentamila. I Giudei esercitavano a Roma una grande influenza che
giungeva fino al palazzo di Cesare.
Paolo predicÚ il Vangelo agli Ebrei (Atti 28:24) e, sia pur in
mezzo a tante difficolt‡ di carattere dottrinale, la Chiesa
cresceva. Tacito ci informa che nell'anno 64 a Roma la popolazione
ebraica contava circa 30.000 persone e ancora referisce che met‡ di
queste persone erano cristiani. Il movimento cristiano si diffondeva
in particolar modo fra i ceti minori e fra gli schiavi, ma vi
figuravano anche molte persone appartenti all'aristocrazia romana.
Il primo periodo di prigionia di Paolo fu uno dei pi˘ fecondi della
sua vita missionaria. Per il suo tramite lo spirito del
Cristianesimo penetrÚ nelle milizie di Roma; per mezzo dei pretoriani
il Vangelo fu portato in tutto l'Impero Romano, sul Reno, nella
Gallia, in Britannia, in Ispagna.
Dopo questo primo periodo particolarmente favorevole alla
predicazione del Vangelo, l'atteggiamento del governo romano verso la
chiesa primitiva mutÚ radicalmente. I cristiani furono accusati di
aver provocato il grande incendio di Roma e come conseguenza le
persecuzioni s'intensificarono. Sappiamo per certo che Paolo subÏ
queste persecuzioni in quanto le autorit‡ romane non trattarono
l'Apostolo con lo stesso rispetto dimostratogli nella prima
prigionia. Ci viene riferito che venne arrestato e accusato di
complicit‡. Come Ë a tutti noto, venne decapitato durante il regno
di Nerone (54-68 d.C.) La morte dell'Apostolo Paolo segna un'altra
tappa nello sfaldamento dell'organizzazione della chiesa primitiva,
aprendo cosÏ le porte all'apostasia.
BREVE STORIA DEI VALDESI
Christian Euvrard

Non abbiamo la pretesa di compiere in qualche modo un lavoro molto
approfondito: questo lavoro Ë gi‡ stato fatto, come dimostra
l'abbondante bibliografia. Ci limiteremo perciÚ ad offrire una
visione generale dell'argomento.
Nato nel XII secolo, il movimento Valdese ha avuto una storia
appassionante. Riformatore prima del tempo, fu molto presto oggetto
di persecuzioni. La Chiesa Valdese che Lorenzo Snow incontrÚ nel
1850 assomiglia poco al movimento originario, ma una dichiarazione
dell'Apostolo richiama la nostra attenzione:
"Mentre nessuna possibilit‡ si era presentata nelle citt‡ d'Italia in
quel periodo, la storia dei Valdesi ha attirato la mia attenzione:
durante tempi di tenebre e di crudelt‡, essi sono rimasti
incrollabili, come scogli battuti dalle onde agitate dell'oceano.
Mentre gli anatemi di Roma facevano tremare il mondo e i troni
stavano per cadere, essi osarono affrontare i mandati del Papa e le
armate dei potenti. Mi riportano alla mente la rosa del deserto e
l'arcobaleno. La notte dei tempi ha inghiottito le loro origini, ma
questi dissidenti da Roma sono esistiti molto tempo prima della
nascita di Lutero."
E benchÈ il movimento fosse nato a Lione, in Francia, il gruppo trovÚ
asilo in Italia. Per questa ragione, i primi convertiti al
Mormonismo provenienti dall'Italia erano Valdesi. Alcuni dei loro
discendenti vivono ancora oggi a Salt Lake City. Ci Ë quindi parso
indispensabile dedicare un capitolo alla loro storia e al loro
incontro cosÏ particolare con la Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi
degli Ultimi Giorni.
Nella preghiera che offrÏ per dedicare l'Italia Lorenzo Snow
dichiarÚ: "Ci hai mostrato, qui, una parte del casato d'Israele che
avevi nascosta".
Spesso risulta molto difficile separare la storia dalla leggenda,
soprattutto quando l'argomento Ë oggetto di molte dispute, in cui i
detrattori tendono ad alterare il senso e i seguaci a renderlo pi˘
bello. I testi di fonte valdese riferiti a quell'epoca sono molto
pochi e bisogna procedere a una vera ricostruzione. Quando si riesce
a inquadrare i fatti in una visione d'insieme, diventa tuttavia pi˘
facile farsi un'idea abbastanza precisa delle origini.
Attorno al 1170 (o 1173 secondo altre fonti), un ricco borghese di
Lione, Pierre ValdËs (Valdensis o Valdesuis, in italiano Valdo),
decise di abbandonare tutti i suoi beni per vivere in povert‡.
Secondo la tradizione, egli prese coscienza della "realt‡ della
povert‡" mentre ascoltava la storia della leggenda di Sant'Alessio.


L'ideale di povert‡

Nell'undicesimo e dodicesimo secolo, la povert‡ era una realt‡
quotidiana: il freddo, la fame, la guerra, la malattia (in
particolare la peste), toccavano sempre la stessa vittima
privilegiata: il povero. Nella mentalit‡ medioevale il problema
della povert‡ non si poneva perÚ soltanto sul piano economico e
politico ma anche, e soprattutto, sul piano spirituale. Da allora, la
povert‡ fu paragonata a una malattia e la presenza di un gran numero
di poveri era ineluttabile quanto un'epidemia.
Il povero considerava la povert‡ come una prova mandata dalla
Provvidenza, mediante la quale avrebbe avuto la speranza del Paradiso.
Attraverso una nuova lettera dei vangeli, come ad esempio la parabola
di Lazzaro e l'esempio stesso di Cristo, la situazione del povero
viene valorizzata. Non si tratta pi˘ di una povert‡ subÏta, ma di
una povert‡ scelta. I poveri diventano "i poveri di Cristo" (Ubi
ergo hospitabitur Christus? In solis Christi pauperibus"). CosÏ la
povert‡ puÚ diventare una vocazione. "Quello che avete fatto a uno
di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me". Non li
chiamiamo forse "nostri signori" i poveri?
Alla luce di ciÚ si capisce il gesto di Pierre ValdËs, e non pare
dunque un caso se uno dei suoi primi pensieri fu quello di tradurre
in francese una parte delle Scritture alcune massime scritte dai
Padri della Chiesa. La sua ricerca fondamentale Ë basata sulla
povert‡, "la povert‡ apostolica", che Ë immancabilmente legata alla
predicazione. Se gli apostoli hanno ricevuto dal Signore il
comandamento di andare senza borsa nÈ mantello, hanno anche ricevuto
la missione di predicare. Questa predicazione diventa molto diversa
da quella del clero ufficiale, i cui abusi, durante lo stesso
periodo, spiegano l'espansione del movimento dei Catari nella Lingua
d'Oc. I Valdesi predicano tramite l'esempio. Un esempio che va
molto lontano, visto che si sceglie di vivere poveri per poter
raggiungere l'ideale evangelico predicato da Cristo.


 

Il conflitto con la Chiesa Cattolica Romana

La decisione di ValdËs e il successo che incontrÚ ricordano le
biografie di San Francesco d'Assisi e di San Domenico: essi sono
contemporanei ed Ë in un clima analogo che i loro movimenti hanno
avuto espansione.
Da Lione, il movimento Valdese si sviluppa in tutto il Delfinato e in
Linguadoca. "L'usurpazione presuntuosa" (praesumptuosa usurpatio)
del ministero apostolico non poteva mancare di irritare il clero
cattolico: l'arcivescovo di Lione proibÏ a ValdËs di vivere
d'"elemosina". ValdËs lo riferÏ al Papa, che approvÚ il suo voto di
povert‡ ma impose (sia a lui che ai suoi fedeli) di predicare
soltanto se veniva loro richiesto dal clero locale. Dopo aver
rispettato questa raccomandazione per qualche tempo, ripresero a
predicare, disobbedendo cosÏ al Papa. Fu probabilmente durante il
III Concilio Laterano, tenutosi a Roma nel 1179, che furono
condannati in contumacia e scomunicati. Nel 1183, furono cacciati da
Lione dall'arcivescovo Jean de Belles-Mains, convocati a Verona nel
1184, furono giudicati scismatici ed eretici. Venne dichiarato che
non ci sarebbe stata mai pi˘ nessuna revoca.


Il colloquio di Pamiers

E' nell'agosto o nel settembre del 1207 che avr‡ luogo il famoso
colloquio di Pamiers, nella contea di Foix, che metter‡ di fronte la
corrente valdese e la corrente domenicana. Il colloquio Ë diretto
contro i Valdesi (fuitque disputatio ibi contra valdenses) ed Ë
possibile che San Domenico stesso fosse presente. Partecipa un
eccezionale personaggio valdese: Durand de Osca (Huesca). Questo
dibattito pubblico far‡ sorgere due movimenti: il primo, quello dei
Poveri di Lione, come si chiamavano allora), che rimarranno fedeli a
ValdËs; il secondo, con a capo Durand de Osca, rientrer‡ nel grembo
della Chiesa Romana e dar‡ origine nel 1208 al movimento dei Poveri
cattolici, che influenzer‡ la costituzione della predicazione
viaggiante e mendicante in seno alla Chiesa Cattolica.


I Poveri Lombardi

Nel dodicesimo secolo, la Lombardia conosce una considerevole
espansione economica che la pone al centro di una lotta d'interessi
tra l'impero e il papato. Qui si sono sviluppate le idee di ValdËs,
incontrando un terreno favorevole in questo paese gi‡ tormentato dal
movimento patarino e dei discepoli di Arnaldo da Brescia. Ma nasce
anche il movimento dei Poveri Lombardi, che all'inizio agisce in
maniera indipendente dai Poveri di Lione, chiamati Ultramontani. Le
divergenze sono importanti: mentre "gli abitanti di Lione" fondano il
loro movimento evangelico sul discorso missionario di Ges˘, i
Lombardi prendono a modello l'esperienza della prima comunit‡
cristiana.
Le misure prese durante il IV Concilio Laterano spinsero i Valdesi a
unirsi maggiormente: nel maggio del 1218 ebbe luogo a Bergamo un
incontro tra sei fratelli di Lione e sei fratelli Lombardi per
discutere delle divergenze fra i due movimenti. Se l'unit‡ non fu
completamente guadagnata, i Lombardi perÚ si rivelarono "i secondi
fondatori del movimento valdese".


L'espansione del movimento

L'inquisizione divenne lo strumento ufficiale della repressione
cattolica. La storia di questo periodo Ë abbastanza conosciuta per
permetterci di non parlarne. Basti dire che, per due secoli, i
Valdesi entrarono nella clandestinit‡. CiÚ non impedÏ loro (o forse
addirittura lo favorÏ) di crescere in maniera incredibile. Dalla
Lombardia il movimento si estese a tutta la regione delle Alpi, in
particolare nelle vallate di Luserna e nel Delfinato, a Brianson e
Embrun. Era presente perÚ anche in Calabria e nelle Puglie, in
Germania, in Austria e infine e soprattutto in Boemia.

Il movimento Hussizio

Un professore dell'universit‡ di Boemia, discepolo di Wycliff,
chiamato Giovanni Huss, poneva dall'alto della sua cattedra, nella
Cappella di BethlËem a Praga, interrogativi destinati a trasformare
tutto l'occidente cristiano. La Chiesa Cattolica, come aveva voluto
papa Innocente II, sembrava trionfare, ma la Riforma era iniziata.
Il movimento hussita non finÏ, nonostante la condanna e l'esecuzione
sul rogo di Jean Huss (Concilio di Costanza del 1415). Ma il
movimento ci interessa qui soltanto per quanto riguarda il suo
contatto con i Valdesi. Questo contatto fu cosÏ stretto che parecchi
autori hanno parlato di una "Internazionale Valdo-Hussita".
Vi Ë poi l'influenza taborita che diede ai Valdesi un nuovo slancio
missionario e una rinascita di vitalit‡ di un movimento che le
persecuzioni avevano logorato. I ministri valdesi presero il nome
di "barbe". Percorsero l'Europa, assicurando il contatto tra i
gruppi della "diaspora valdese". Portavano con loro libri e sermoni,
componevano poesie, conoscevano bene il latino e la botanica ed erano
un po' guaritori. Il loro ruolo di "portatori" d'idee avr‡ influenza
nello sviluppo della Riforma..

La Riforma

E' sotto l'azione di Martin Lutero, monaco agostiniano, professore
all'universit‡ di Wittenberg, che la Riforma acquister‡ la grandezza
che conosciamo. Tuttavia, Martin Lutero era, all'origine,
preoccupato pi˘ di riformare la Chiesa Cattolica dall'interno che di
rimetterla in causa come istituzione. Scandalizzato dal traffico
delle indulgenze, lancia un grido d'allarme quando pubblica, il 31
ottobre 1517, le sue 95 tesi. Avendo conosciuto gli Ussiti e i
Valdesi soltanto per sentito dire, li considera scismatici e
pericolosi. Tuttavia non puÚ riconoscere che le sue tesi sono in
gran parte quelle di Jean Huss, e in una lettera a Spalatino
dichiara, nel febbraio 1520: "Siamo tutti hussiti senza saperlo?"
I Valdesi non esitano un attimo ad aderire alla lotta che conduce
Lutero. Le "barbe" fanno circolare libri e giornali di nuovi
teologi. Tuttavia la Riforma provoca disordini politici. Nel 1525
la Prussia, la citt‡ di Bale e la Svezia aderiscono alle tesi di
Lutero. In Svizzera, Ë la guerra fra Cattolici e Riformati e nella
battaglia muore Ulrich Zwingli. Nel 1527 le truppe imperiali
devastano Roma. Finalmente, nel 1530, Carlo V conclude una tregua
con i principi protestanti, durante la Dieta di Augsbourg. E'
durante quest'occasione che Melantone, sotto l'influenza di Lutero,
scriver‡ la confessione di Augsbourg, ossia la confessione di fede
delle Chiese Luterane.

Il Sinodo di Chanforan

Il sinodo di Chanforan Ë un'assemblea che fu convocata per decidere
quale atteggiamento dovesse adottare il movimento Valdese di fronte
alla Riforma. Guillaume Farel, che era invitato al sinodo, avr‡ una
grande influenza. Infatti, sar‡ il suo "progressismo" a vincere.
CosÏ i Valdesi aderirono al grande movimento della Riforma, che
rappresentava lo sblocco della loro lunga lotta. "Non si tratta
dunque di diventare protestanti, nel senso di aderire a una
confessione avendo dei dogmi e delle strutture definiti in modo
rigido, ma dell'insegnamento religioso".
I massacri

Questa presa di posizione avrebbe avuto per il "popolo-chiesa"
conseguenze dolorose. La controriforma sapr‡ anche dirigere la spada
secolare. Con l'Editto di Coucy Francesco I, re di Francia, ordina
ai Valdesi di convertirsi al Cattolicesimo entro sei mesi. Nel 1540,
nuove lettere sigillate sono emesse, ma rimangono senza risposta.
Jean Meynier, Barone di Oppede, far‡ applicare questi editti reali.
L'8 aprile del 1545 inizia il massacro delle popolazioni valdesi.
Sar‡ condotto con crudelt‡ raramente vista . Duemila persone furono
massacrate a Luberon, 700 Valdesi furono mandati in galera; ma tutto
ciÚ era soltanto un odioso preludio: la repressione sar‡
terribilmente violenta in Calabria. La valle di Luserna sar‡
costretta a organizzarsi in resistenza attiva. Dopo il Trattato di
Cavour, firmato il 5 giugno 1561, tra i Valdesi e il duca di Savoia,
loro sovrano, il movimento sar‡ costretto a isolarsi nelle valli
montane e abbandonare la pianura di Torino. Tuttavia, le
persecuzioni non si fermeranno lÏ e nel 1655 i massacri
scandalizzeranno tutta l'Europa.

L'esilio

Dopo la revoca dell'Editto di Nantes, nel 1685, Luigi XIV, re di
Francia dichiara illegale la religione riformata. Nel Piemonte,
l'editto di gennaio ne Ë l'esatta replica. Dopo un'eroica
resistenza, i Valdesi sono costretti all'esilio. Dopo essere stati
rinchiusi nell'attesa che venisse presa una decisione, 2700 Valdesi
iniziano una lunga marcia, in pieno inverno, fino a Ginevra. La
prima colonna parte il 17 gennaio 1687; la tredicesima e ultima
arriver‡ il 13 marzo. A questa grande prova sopravvivranno soltanto
2490 persone.


Dal 1770 al 1825

I Valdesi torneranno, e questo "glorioso rientro" rappresenta una
celebre pagina della storia valdese. Conosceranno l'esperienza del
ghetto, vivendo totalmente isolati, al margine di qualsiasi forma di
vita sociale. Pertanto accoglieranno con gioia la rivoluzione del
1789, come il segno dell'alba di un nuovo mondo basato sulla libert‡,
l'uguaglianza, la fratellanza. Con un decreto imperiale saranno
assimilati al protestantesimo francese. Durante la Restaurazione
faranno fronte all'assalto clericale dello stato cattolico,
rappresentato dal Regno di Piemonte-Sardegna.


Il risveglio

La primavera inizia verso il 1825. Felix Neff, un evangelista di
Ginevra, ricorda ai Valdesi la loro vocazione spirituale. E'
il "risveglio" di cui conosciamo bene le manifestazioni durante lo
stesso periodo negli Stati Uniti. E' infatti attorno al 1820 che il
giovane Joseph Smith dichiara: "Nel posto dove vivevamo, ci furono
delle agitazioni poco comuni in merito alla religione" (Joseph Smith
2: 5). Stranamente sar‡ un inglese, di nome Charles Beckwith a
diventare l'organizzatore di questo risveglio spirituale nelle valli
valdesi (anglicano, questo ufficiale britannico rimarr‡ nella mente
dei Valdesi come simbolo vivente di questo risveglio. Organizzer‡
tutta una rete di scuole - 169 nel 1848 - e anche un Collegio a "La
Tour".


L'emancipazione
Il 17 febbraio 1848 il re Carlo Alberto promuove le Lettere Patenti
che dichiarano: "I Valdesi sono amessi a beneficiare di tutti i
diritti civili e politici dei nostri sudditi."
Questa emancipazione fu accolta da grande entusiasmo popolare. Fu
anche l'inizio di un grande movimento missionario in quest'Italia che
si stava unendo e che diverr‡ nel 1861 il Regno d'Italia, con
capitale a Torino e Vittorio Emanuele II come re. Il Piemonte si era
infatti rivelato il principale centro del Risorgimento.
Fu in questo clima di effervescenza che Lorenzo Snow iniziÚ la sua
missione in Italia. Essa sar‡ strettamente legata, come vedremo, al
movimento Valdese.

 

LA MISSIONE DI LORENZO SNOW IN ITALIA
Christian Euvrard

Il 12 febbraio 1849 Lorenzo Snow fu invitato ad assistere a una
riunione del Consiglio dei Dodici. In questa occasione ebbe la
sorpresa di essere stato chiamato a far parte dello stesso
Consiglio. Nato il 3 aprile 1814 a Mantua, nella contea di Portage,
nell'Ohio, aveva 35 anni quando diventÚ Apostolo. Alcuni mesi dopo,
durante la Conferenza Generale dell'ottobre 1849, riceveva la
chiamata di andare e predicare il Vangelo in Italia. Alla stessa
conferenza John Taylor, anch'egli membro del Consiglio dei Dodici si
vedeva assegnare la stessa chiamata per la Francia. L'anziano Snow
fu assistito nella sua missione dall' anziano Joseph Toronto, membro
del Consiglio dei Settanta, il quale, verosimilmente di origine
italiana, fu inviato a visitare i suoi amici in Sicilia.
Il 19 ottobre 1849 essi lasciarono Salt Lake City per iniziare una
incredibile avventura.


Il soggiorno in Inghilterra

Dopo sei mesi di viaggio attraverso le pianure degli Stati Uniti,
Lorenzo Snow s'imbarcava il 25 marzo 1850 sulla "Shannon" in partenza
a New York e il 19 aprile la nave attraccava a Liverpool. L‡ ritrovÚ
Erastus Snow, Franklin D. Richards e il presidente Pratt. VisitÚ
numerosi rami in Inghilterra: Manchester, Macclesfield, Birmingham,
Cheltenham, South Conference, Londra e Southampton. Questi contatti
gli permisero di ricevere numerose donazioni dai membri inglesi
interessati al successo della missione italiana. E' con una certa
maliconia ch'egli scrisse a sorella Eliza R. Snow, alla vigilia della
sua partenza per l'Italia: "Le voci di milioni di amici si perdono
nella lontananza mentre davanti a me si profila un paese straniero la
cui lingua risuoner‡ presto nelle mie orrechie come un gergo di
Babele. La compagnia di tanti amici mi ha rilassato lo spirito, ed
io parto per la missione con una rinnovata energia di corpo e di
spirito".
Era stato in effetti una grande gioia per Lorenzo Snow ritrovare per
qualche tempo l'Inghilterra, dove aveva compiuto la sua prima
missione. E' durante questo soggiorno che egli conobbe l'anziano
Stenhouse che chiamÚ a seguirlo nella sua missione in Italia.
Quest'ultimo,come si vedr‡, contribuir‡ notevolmente all'opera
missionaria in Italia e in Svizzera.


Breve sosta in Francia

Il 15 giugno 1850 s'imbarcarono sulla nave a vapore "Wonders" diretta
a Le Havre. Da lÏ partirono per Parigi, per delle formalit‡ di
passaporto, e arrivarono poi a Marsiglia passando per Lione. Nizza,
allora citt‡ italiana (sar‡ ceduta alla Francia definitivamente solo
nel 1860 dal re di Sardegna), sar‡ il loro primo contatto con la vera
missione. Lorenzo Snow scrive: "Qui il cattolicesimo si mostra
molto preminente . I preti sono numerosi e le immagini della Vergine
che tiene in braccio il Bambino Ges˘ si vedono a tutti gli angoli
delle strade e sulla facciata di molte case".


Il primo contatto con la realt‡ italiana

La diligenza li portÚ, lungo la costa mediterranea, fino a Genova,
dove arrivarono il 25 giugno 1850, ossia dieci giorni dopo la loro
partenza da Southampton. Si capisce cosÏ il perchÈ
dell'affermazione: " Da quando abbiamo lasciato l'Inghilterra non
abbiamo passato che tre notti in un letto".
La descrizione che Lorenzo Snow fa di Genova Ë lirica: "I monumenti
di questa celebre citt‡ si estendono alla mia destra e alla mia
sinistra. I palazzi, le numerose cattadrali e chiese, le passeggiate
a strapiombo e le antiche costruzioni formano uno spettacolo
singolare e magnifico". Ma lo si sente ugualmente preoccupato della
realt‡ quotidiana della vita dei genovesi. Questa citt‡, che aveva
all'epoca circa 140.000 abitanti e una situazione economica precaria,
gli faceva scrivere: "Circola poco denaro e il commercio ristagna da
tutte le parti. Il paese non si trova ancora in una situazione
sufficientemente stabile per attirare l'impresa capitalistica. Dalla
rivoluzione, la classe lavoratrice ha sofferto enormemente a causa
della recessione. I salari sono, ovviamente, molto bassi: in media
non pi˘ di circa 20 cents per una giornata di lavoro, che
comunemente, Ë di circa 16 ore".
Le istituzioni religiose non finiscono di stupirlo: i preti in abito
talare nero con capello a tricorno, i frati in saio e cintura in
corda con il rosario, le loro tonsure, sono per lui oggetto di
meraviglia. Ma Ë sinceramente preoccupato per la situazione di tutti
coloro di cui si sente responsabile: "Chiedo al mio Padre celeste di
guardare questo popolo con occhio misericordioso. O Signore, che
esso possa diventare oggetto della Tua compassione, affinchÈ non
perisca totalmente. Perdona i loro peccati e aiutami a farmi
conoscere affinchÈ essi possano conoscere Te che Tu mi hai mandato
per stabilire il Tuo regno".


L'incontro con i Valdesi

I tre missionari mormoni si fermarono a Genova per poco tempo. Il 1&#61616=
;
luglio gli anziani Stenhouse e Toronto lasciarono
la citt‡ per recarsi "nelle valli protestanti del Piemonte".
Pare sia stato a Liverpool, in Inghilterra, che Lorenzo Snow sentÏ
parlare dei Valdesi. A questo proposito vale la pena di raccontare
una storia. Recatosi in una biblioteca e chiesto di consultare
un'opera sull'argomento, si sentÏ rispondere che il libro in oggetto
era stato appena preso da qualcun'altro. Lorenzo Snow
racconta: "Non appena il bibliotecario ebbe terminato la frase, una
signora entrÚ con il libro. 'Oh, - disse - questa Ë davvero una
strana coicidenza: questo signore ha appena chiesto il libro!' Mi
convinsi presto che questo popolo era degno di ricevere la prima
proclamazione del Vangelo in Italia".
Una lettera degli anziani Stenhouse e Toronto, gi‡ arrivati sul
posto, conferma Lorenzo Snow nella sua impressione favorevole. Il 23
luglio egli stesso lascia Genova per recarsi, passando da Torino
nella valle di Luserna. Immediatamente resta colpito dalla
somiglianza di questo paessaggio di valli alpine con la Valle del
Lago Salato. Ma la somiglianza che lo colpisce di pi˘ Ë quella della
storia di questi due popoli, Valdesi e Mormoni: perseguitati,
rigettati dappertutto, essi trovano rifugio nelle valli sperdute che
nessuno vuole. I nostri tre missionari si installano a La Torre
(Torre Pelice).
Secondo l'anziano Snow, la popolazione valdese nel 1850 contava circa
21.000 persone, contro 5.000 cattolici. Le valli avevano poche
risorse per una popolazione cosÏ numerosa. Molto spesso gli uomini
dovevano portare la terra a spalla per creare un giardino in mezzo
alle pietre. La lingua dei Valdesi restava il francese,, ma Ë una
lingua mischiata d'arcaicismi e di provincialismi, inevitabili in un
gruppo rimasto culturalmente isolato. Molti capivano l'italiano, ma
pochi lo usavano.
La salute dell'anziano Toronto era uscita indebolita dal lungo
viaggio, ma il clima delle valli gli aveva fatto bene e all'inizio di
agosto partÏ per visitare i suoi amici in Sicilia.
Uno dei primi obiettivi che Lorenzo Snow si prefisse fu la
pubblicazione in francese di un opuscolo che intitolÚ "The voice of
Joseph". Questo opuscolo riassumeva i momenti principali della
storia della Chiesa di Ges˘ Cristo, dalla Prima Visione
all'insediamento nello Stato di Deseret. La presentazione del Libro
di Mormon occupava nell'opuscolo un posto importante e la
pubblicazione si concludeva con una rapida presentazione della Fede e
della Dottrina. La traduzione fu fatto in Inghilterra da un
professore dell'universit‡ di Parigi.
Sebbene preferisse essere "attivamente e pubblicamente impegnato
nella predicazione dei grandi principi" che era venuto ad insegnare,
Lorenzo Snow avvertÏ che era necessario, prima di tutto, sviluppare
rapporti di amicizia con i Valdesi e dar cosÏ prova di pazienza.
Questa pazienza doveva essere ricompensata da un avvenimento insolito.


Una guarigione miracolosa

I tre missionari allogiavano presso certi coniugi Guy. All'inizio di
settembre Joseph Guy, un bambino di tre anni, il pi˘ piccolo della
famiglia si ammalÚ gravemente. Gli amici della famiglia erano venuti
a visitarlo. Quando Lorenzo Snow lo vide nel pomeriggio del 6
settembre, il corpo del bambino, diventato scheletrico, sembrava gi‡
privo di vita. L'apostolo sentÏ immediatamente che la morte del
bambino avrebbe potuto rappresentare una trappola tesa
dall'Avversario e un serio ostacolo al progresso dell'opera
missionaria fra questo popolo. In effetti, il fatto che la famiglia
che ospitava i missionari mormoni fosse cosÏ duramente provata
avrebbe potuto essere interpretato come un segno della maledizione
divina. Per questo motivo quella sera fratello Snow passÚ molte ore
in preghiera per chiedere l'aiuto del Signore in quella difficile
circostanza. Al mattino del giorno prese la decisione, con l'anziano
Stenhouse, di digiunare e di ritirarsi sulle montagne per
pregare: "Mentre ci stavamo preparando, andammo a vedere il
bambino. I globi degli occhi si erano rovesciati all'indietro, le
sue palpebre caddero e si chiusero. Il suo volto e le sue orecchie
sembravano trasparenti e mostravano una tinta pallida marmorea, segno
della fine vicina. Il freddo sudore della morte copriva il suo corpo
e il principio di vita era quasi esaurito. Madame Guy e altre donne
piangevano, mentre Monsieur Guy abbassava il capo e mormorava: "Sta
morendo, sta morendo".
I due missionari imploravano il Signore in preghiera fervente,
manifestando la loro volont‡ di sacrificare tutto ciÚ che fosse
necessario per salvare il bambino, verso le tre del pomeriggio,
unsero il capo del bambino con l'olio sacro. Qualche ora pi˘ tardi
tornarono a chiedere notizie e il padre con un sorriso rispose loro
che il bambino "stava meglio, molto meglio". All'indomani il bambino
era quasi completamente guarito, e dinanzi ai ringraziamenti di
Madame Guy, Lorenzo Snow rispose: "Il Dio del cielo ha fatto questo
per voi".


La consacrazione dell'Italia al lavoro missionario

Ora le circostanze erano favorevoli ai missionari: l'anziano Snow
fece venire da Londra un altro missionario, l'anziano Jabez Woodard,
che li raggiunse il 18 settembre. L'indomani, il 19 settembre 1850,
esattamente undieci mesi dopo la loro partenza da Salt Lake City
decisero di iniziare la predicazione pubblica. Si sapeva che erano
venuti per fondare una chiesa e molti consideravano questo evento
come fattibile: con quattro missionari, uno dagli Stat Uniti, uno
dall'Inghilterra, uno dalla Scozia e uno dall'Italia, decisero di
organizzare ufficialmente la Chiesa. Scalarono il Monte Castelluzzo,
vicino alla Torre e, arrivati in cima, cantarono alcuni inni,
dopodichÈ Lorenzo Snow offrÏ la seguente preghiera:

"Noi, i Tuoi servitori, Padre Santo, veniamo dinanzi a Te su queste
montagne e Ti chiediamo di accordarci un'attenzione speciale e di
considerare le nostre suppliche come un amico riceve le richieste di
un altro amico. Perdona i nostri peccati e le nostre trasgressioni
che essi siano dimenticati. Considera, o Signore, i nostri numerosi
sacrifici, avendo noi lasciato le nostre spose, i nostri figli e il
nostro paese per obbedire alla Tua voce e portare la salvezza a
questo popolo. Noi Ti siamo riconoscenti di averci preservati dalla
distruzione, dalle raffiche glaciali dell'inverno, per il potere
dello Spirito Santo, fino a queste valli del Piemonte. Ci hai
mostrato qui, una parte del casato d'Israele che avevi nascosto.
Nel Tuo nome, noi innalziamo in qusto giorno, alla vista di questo
popolo e di questa nazione, lo stendardo del Profeta e del Patriarca,
Joseph e Hyrum Smith martiri: lo stendardo della pienezza del
Vangelo, lo stendardo del Tuo regno stabilito, una volta ancora, tra
gli uomini.
O Signore, Iddio dei nostri padri, proteggi questa bandiera. Che il
Tuo aiuto onnipotente ci permetta di mantenerla visibile per le
nazioni che giacciono nelle tenebre. Ch'essa sventoli trionfalmente,
a partire da oggi, fino al giorno in cui tutta l'Israele abbia
sentito e ricevuto la pienezza del Vangelo e sia stata liberata dalla
cattivit‡. Che le loro catene si spezzino e che le scaglie delle
tenebre cadano dai loro occhi.
Che a partire da questo giorno una voce si propaghi tra gli abitanti
di queste montagne e di queste valli, e di lÏ su tutta la superficie
di questo paese. Possa essa andare avanti ed essere per i Tuoi
eletti come la voce del Signore, perchÈ lo Spirito Santo possa
discendere su di loro, portando loro la conoscenza attraverso sogni e
visioni riguardanti l'ora della loro redenzione. Quando si parler‡
di noi, i Tuoi servitori, all'estero, che questo risvegli, nelle
persone oneste impazienza di conoscere le Tue opere e di ricercare
immediatamente la conoscenza".
Il seguito di questa preghiera si presenta con una risonanza del
tutto attuale: "Che colui che, fra questo popolo, utilizzer‡ la sua
influenza, le sue ricchezze o la sua conoscenza per promuovere la
predicazione del Tuo vangelo fra queste nazioni sia incoronato di
onore in questo mondo, e nel mondo a venire di vita eterna. Che
colui che utilizzer‡ la sua influenza o il suo potere per intralciare
la predicazione del Tuo vangelo in questo paese diventi in una
maniera sorprendente, agli occhi di queste nazioni, un monumento di
debolezza, di follia, di vergogna e di disgrazia. Non permettere che
siamo vinti dai nostri nemici nel compimento delle cose per le quali
Tu ci hai mandati. Che dei messageri celesti siano preparati e
inviati per aiutarci nelle nostre debolezze, a vegliare su
quest'opera e condurci a un risultato glorioso.
RicordaTi delle nostre famiglie: proteggi le nostre vite e il nostro
cuore da ogni male, affinchÈ una volta terminate le nostre missioni,
possiamo tornare sani e salvi nel seno delle nostre famiglie.
Benedici l'anziano Toronto in Sicilia, e dagli l'influenza e potere
per portare la casa di suo padre e la sua gente alla salvezza.
Benedici il presidente Young e i suoi consiglieri, il Consiglio dei
Dodici Apostoli, e i Santi in tutto il mondo. Che le lodi, l'onore e
la gloria siano al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo in
sempiterno. Amen."
CosÏ organizzarono la Chiesa in Italia, con Lorenzo Snow quale
presidente e l'anziano Stenhouse come segretario. Poi cantarono
l'inno "Gloria a chi vide Dio Padre", dopodichÈ gli anziani
Stenhouse, Woodard e Snow pregarono l'uno dopo l'altro. Dopo aver
cantatato un altro inno di Sion, l'anziano Snow profetizzÚ: "La
Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ora organizzata,
crescer‡, moltiplicher‡ e continuer‡ la sua esistenza in Italia fino
al giorno in cui la porzione del casato d'Israele che dimora in
questi paesi abbia udito e ricevuto la pienezza del Vangelo".
Da parte sua, l'anziano Stenhouse dichiarÚ: "A partire da questo
giorno il lavoro inizier‡ e niente fermer‡ il suo progresso. Prima
che rientriamo, molti rallegreranno e renderanno testimonianza dei
principi della verit‡". Infine l'anziano Woodard profetizzÚ a sua
volta: L'opposizione si alzer‡ contro questa chiesa andr‡ nel senso
dei suoi interessi in una maniera visibile e particolare. L'opera di
Dio, nel futuro, partir‡ da questo paese per propagarsi tra altre
nazioni della terra". Lorenzo Snow impose le mani ai suoi due
compagni e prima di scendere decisero, su proposta dell'apostolo, che
la montagna fosse conosciuta tra il popolo di Dio con il nome di
Monte Brigham, e la roccia sulla quale si erano fermati come "la
Roccia della Profezia".


Il debutto nella vita pubblica

Con questa cerimonia ufficiale, tenutasi all'aperto con solo tre
persone partecipanti, doveva incominciare la predicazione pubblica
dei missionari della Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi
Giorni.
Lorenzo Snow parla di una visita a un "gentiluomo inglese" il cui
nome ha "un effetto magico" tra i Valdesi, organizzatore di scuole e
di istituti di beneficenza: altri non puÚ che essere il Beckwith di
cui abbiamo parlato nella prima parte.
Grazie a una lettera di presentazione da parte di Brigham Young essi
ebbero con lui numerosi colloqui. Nel corso di uno di essi, mentre
l'apostolo stava per andare via, l'ufficiale disse: "Non
incontrerete nessuna opposizione da parte mia, e se predicherete il
Vangelo in tutte queste valli cosÏ fedelmente come avete fatto con
me, non avrete nulla da temere il giorno di Giudizio".
In questo debutto pubblico, furono invitati anche dal parocco della
Chiesa di San Lorenzo. Questi li ascoltÚ con grande attenzione
ponendo domande pertinenti, offrÏ loro un pasto gustoso, il migliore
che avessero mai fatto, e insistette perchÈ si trattenessero per la
notte.


La reazione dei Valdesi

I nostri missionari decissero di assistere alle riunioni che i
Valdesi avevano l'abitudine di tenere nelle case, in piccoli gruppi.
A volte ottenevano il permesso di parlare dei principi del
Mormonismo. Ovviamente, il clero valdese si preoccupÚ e furono
invitati a rispondere ad alcune domande relative alla loro missione
nel corso di una riunione pubblica. Erano presenti alcuni "dei pi˘
preparati ministri" e per tre ore i missionari dovettero predicare
incontrando una certa opposizione. Tuttavia, almeno un uomo
ricevette in quell'occasione la convinzione della veridicit‡ del
messaggio.
Sebbene rispetati, i missionari non tardarono a incontrare una reale
opposizione, come dimostra la storia seguente: "Mentre eravamo
presenti nel luogo di culto, domenica scorsa, uno dei loro ministri
ci indicÚ con un'aria compassionevole, poi voltandosi all'assemblea
dichiarÚ con voce grave: 'Non lasciate questa cara chiesa che fu
consacrata di ricordi cosÏ gloriosi e per la quale i nostri padri
sono morti'".
Questo non impedÏ a Lorenzo Snow di battezzare qualche ora pi˘ tardi
una delle persone che avevano udito l'avvertimento del ministro
valdese.
In effetti il contesto e il passato stesso della comunit‡ valdese
rappresentava un ostacolo a conversioni numerose. La mentalit‡ di
questo popolo, temperata da tanti secoli di persecuzioni e di
isolamento, la rendeva impermeabile a qualsiasi novit‡ in materia di
religione. "L'opinione che hanno di loro stessi, associata a una
profonda ignoranza, rappresenta una formidabile barriera al progresso
del Vangelo". Tuttavia l'opposizione doveva assumere una forma
ancora pi˘ concreta, sotto forma di opuscoli venuti dalla Svizzera
che riportavano le solite dicerie contro la Chiesa.


Il primo battesimo

Questi opuscoli non fermarono l'avanzata della verit‡: il 27 ottobre
1850 un uomo convertito dagli insegnamenti dei missionari durante le
tre ore di riunione pubblica fu battezzato. Si puÚ immaginare la
gioia degli anziani di fronte a questo primo risultato, frutto di
tanti sacrifici. Lorenzo Snow racconta: "I miei fratelli si
tenevano sulla riva del fiume, soli testimoni di questa scena
affasciante. Avendo cosÏ a lungo aspettato questo momento, il suono
delle parole in italiano che pronunciavano mentre amministravo
l'ordinanza ci fu estrememente dolce. Avevo aperto una porta che
nessuno avrebbe potuto richiudere".
"Un sogno fatto dall'anziano Snow illustra benissimo i sentimenti che
l'apostolo provava riguardo al progresso della predicazione del
Vangelo in queste valli. Egli sognÚ che, mentre scendeva da una
collina che arrivava fino a una vasta distesa d'acqua, incontrava
alcuni amici. Mentre questi s'imbarcavano su un batello fermo sulla
riva, lui saliva su un'altra imbarcazione. Videro una grande
quantit‡ di pesci belli e grossi e improvvisamente Lorenzo Snow si
rese conto che qualcosa aveva abboccato alla sua lenza. Arrivato a
riva, si rese poi conto che la sua preda era minuscola. "Ma tutta la
mia delusione sparÏ quando vidi che la qualit‡ del pesce era
straordinaria".
Lo stesso valeva per i risultati dei missionari mormoni: in mezzo a
tanti personaggi "importanti ed intelligenti", solamente le persone
umili avevano accettato il vangelo restaurato.
"PoichÈ i giudizi del Signore non sono quelli degli uomini, il primo
abitante di queste valli che ho ordinato alla predicazione del
Vangelo non era uno che pretendeva di avere grande influenza, nÈ si
vantava di grandi capacit‡ naturali, ma ricercava il Signore tramite
il digiuno e la preghiera e lo Spirito dimorava con lui con potere,
mostrandogli tramite sogni notturni la gloriosa realt‡ di quest'opera
alla quale si era associato".


I missionari si separono

Fu presa la decisione di inviare fratello Stenhouse in Svizzera per
organizzare l'opera missionaria in quel paese. Lorenzo Snow aveva in
progetto di andare in Inghilterra per dirigervi la traduzione del
Libro di Mormon in italiano. CosÏ fratello Woodard ricevette
l'incarico di presiedere sui membri della Chiesa in Italia. E' cosÏ
che il 24 novembre 1850 i tre missionari si recarono in cima
al "Monte Brigham", dove Lorenzo Snow ordinÚ fratello Stenhouse e
fratello Woodard sommi sacerdoti, affinchÈ potessero avere le chiavi
indispensabili alle loro chiamate.
Qualche giorno pi˘ tardi fratello Stenhouse partiva alla volta della
Svizzera. In una lettera del 2 dicembre 1850 indirizzata a Franklin
D. Richards, a Liverpool, Lorenzo Snow scriveva: "Non ho ancora
avuto notizie di fratello Toronto", che era partito per la Sicilia
nell'agosto 1850.
In dicembre l'apostolo lasciÚ l'Italia e arrivÚ a Ginevra il 6
febbraio 1851. Da Ginevra scrisse a Orson Hyde, che si trovava
allora a Hanesville, Iowa, che l'opuscolo "The Voice of Joseph"
circolava in Italia con sulla copertina "una suora cattolica,
un'‡ncora, una lampada e una croce!" Questo per evitare qualsiasi
opposizione che avrebbe potuto essere rivolta alla pubblicazione e
alla diffusione di opere non cattoliche.
Nell'agosto del 1851 fratello Snow era pronto a lasciare Londra e a
tornare in Italia. In una lettera a Franklin D. Richards scriveva
della sua intenzione di visitare i missionari e i membri nelle valli,
prima di recarsi in India per aprirvi un'altra missione. A questo
scopo mandÚ due fratelli inglesi per preparare il suo arrivo.
Nel gennaio del 1852 fratello Snow lasciava Londra. A Torino ritrovÚ
Joseph Toronto di ritorno dalla Sicilia e fratello Woodard. Dopo un
breve soggiorno nelle valli, Lorenzo Snow partÏ con Jabez Woodard per
Malta, per aprirvi una missione della Chiesa (26 febbraio 1852).
Non potÈ come aveva programmato, partire per l'India, perchÈ fu
richiamato a Salt Lake City.
CosÏ si concludeva la missione in Italia di Lorenzo Snow, il quale
aveva profetizzato: "Sebbene circondato da difficolt‡ che appaiono
pi˘ alte delle Alpi innevate, posso alzare il capo come servitore di
Dio, e gioire in anticipo del trionfo finale. Il nostro cammino Ë
spesso oscuro e difficile, ma so che, se anche dobbiamo avanzare
lentamente per un certo tempo raggiungeremo infine un successo
completo".


Jabez Woodard, presidente della missione italiana

Jabez Woodard aveva una pesante responsabilit‡. L'accorgimento che
aveva consentito una larga diffusione de "The voice of Joseph",
persino a Roma, portÚ come contraccolpo un gran flusso di opuscoli di
propaganda anti-mormone.
Il 26 febbraio 1851 fratello Woodard scriveva a Lorenzo Snow per
annunciargli che due giovani avevano accettato il battesimo il 24
dello stesso mese. Essi furono battezzati nel fiume Angrogne. Nei
suoi tentativi di predicare fratello Woodard incontrava una forte
opposizione, ma ricevette delle grandi benedizioni: il 25 febbraio
egli battezzÚ dieci persone. Un fratello era persino stato chiamato
all'ufficio di anziano.
Nell'agosto del 1851 erano trentuno i valdesi convertitisi alla
Chiesa.
Nel maggio 1852 i missionari poterono utilizzare, come strumento di
conversione, la traduzione italiana del Libro di Mormon. I membri
italiani l'accolsero con grande entusiasmo. Questa traduzione
avrebbe aperto nuove prospettive al proselitismo e nel dicembre dello
stesso anno fratello Thomas Margetts fu mandato a unirsi a fratello
Woodard.
Fratello Margetts studiava seriamente l'taliano, il che gli consentÏ
di svolgere la sua opera a Genova, su incarico di fratello Woodard.
Dopo aver preparato varie persone per il battesimo, fratello Margetts
ebbe la sorpresa di vedere i suoi candidati cambiare improvvisamente
idea. Era l'epoca della "confessione annuale" e il clero cattolico
aveva immediatamente reagito vietando a chiunque di avere rapporti
con i Mormoni.
Dopo tre mesi trascorsi a Genova egli si recÚ a Torino. LÏ si rese
conto di essere gi‡ "ben conosciuto". Molto probabilmente qualcuno
aveva inviato informazioni sul suo conto da Genova. Si fermÚ in
quella citt‡ per qualche giorno e poi tornÚ nelle valli. L'8 giugno
1853 ripartÏ per l'Inghilterra per ragioni di salute.
L'8 febbraio 1854 Jabez Woodard lasciava le valli accompagnato da un
gruppo di Santi. Questo gruppo era composto dalle famiglie di John
Bertoch, Philippe Cardon e Barthelemy Pons. Dopo la sua partenza,
Thomas Stenhouse, ancora in Svizzera, diventÚ presidente della
missione svizzera e italiana.

La missione svizzera e italiana

Qualche mese pi˘ tardi un altro missionario fu mandato
dall'Inghilterra. A questo missionario, Samuel Francis, fu affidata
da Stenhouse la responsabilit‡ della parte italiana della missione.
Durante il suo anno di lavoro battezzÚ venti valdesi, ma dovette
affrontare una notevole opposizione. Si accusavano i Mormoni di
essere tra i responsabili di una malattia che aveva colpito le vigne
e i frutteti dal 1850.
Tra 1854 e il 1855 Samuel Francis e un altro missionario, George
D.Keaton, furono gli unici a predicare in Italia. Nel 1856 fratello
Francis tentÚ di lavorare a Torino. Aveva ricevuto questo consiglio
da un fratello in Inghilterra che l'aveva anche incoraggiato a
predicare "senza borsa, nÈ mantello". Qualche mese pi˘ tardi,
morendo di fame, dovette scrivere a un altro missionario per chiedere
aiuto. Nel febbraio 1857 lasciava Torino per Ginevra in Svizzera.
La politica in favore dell'emigrazione che la Chiesa propugnava
all'epoca, costituiva, in alcuni casi, una tentazione per i Valdesi
che, in condizioni di estrema povert‡, speravano di trovare qualcosa
di meglio altrove. Nel marzo del 1855 un gruppo di quindici Valdesi
s'imbarcava sulla "Juventa" e nel dicembre dello stesso anno un altro
gruppo di trenta Valdesi partiva sul "John M. Boyd".
Il clero valdese non esitÚ a proporre ai suoi membri altre
possibilit‡ di emigrare, se avessero rinunciato al Mormonesimo. Nel
1857, a causa della Guerra dello Utah", Brigham Young richiamÚ tutti
i missionari che erano all'estero.


Ultimo episodio

Se si d‡ credito alle cifre citate da Michael W. Homer, 170 furono le
persone battezzate tra il 1850 e il 1861. Di questi 73 (cioË il 43%)
emigrarono e dei rimanenti 97, 73 (cioË di nuovo il 43% del totale
dei convertiti) furono scomunicati tra il 1852 ed il 1862. "Fra i
principali motivi di queste scomuniche troviamo la negligenza, la
ribellione, l'incredulit‡, la critica, la pigrizia, la codaria, la
menzogna, la cattiva condotta, la paura del mondo e la truffa". Nel
1863 rimanevano in Italia solo tredici mormoni fedeli, e nel 1867
questo numero era sceso a sei.
Nel 1875 Joseph Toronto tornÚ in Italia e ne ripartÏ con quattordici
tra parenti e amici della sua terra di origine.
Solo nella primavera del 1900 Daniel B. Hill Richards, accompagnato
da Paul Cardon, fu scelto per tornare in Italia e studiare la
possibilit‡ di farvi proselitismo. A Torino presentÚ una richiesta
per ottenere il permesso di predicare. Il capo della polizia gliela
rifiutÚ. Da lÏ, si recÚ nelle valli valdesi. I suoi sforzi rimasero
senza successo. IncontrÚ solamente una vecchia donna che era stata
battezzata nella Chiesa, ma che in seguito se n'era allontanata. Fu
la sola traccia che fratello Richards riuscÏ a scoprire del passaggio
dei missionari della Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi
Giorni.
Infine, James Bertoch e Jules Graugue, due valdesi che si erano
convertiti al Mormonismo ed erano emigrati nello Utah, trascorasero
parte della loro missione nella missione svizzero-tedesca e in
Piemonte tra il 1891 e il 1893.


La storia di una conversione esemplare

Anche se il numero dei convertiti non fu mai notevole, molti di loro
vissero esperienze spirituali fuori del comune. L'autobiografia di
una donna che aveva vissuto un'esperienza del genere ci aiuta a
comprendere il valore dell'opera cosÏ compiuta.
Nata a San Bartolomeo, in Italia, il. 6 luglio 1834, Marie Madeleine
Cardon era figlia di Marha Marie Tourn, nata a sua volta a Pra del
Torno, Angrogne, in Piemonte, il 2 ottobre 1801.
La famiglia era valdese da molte generazioni e si riuniva ogni sera
attorno al capo famiglia che leggeva e commentava passi della Bibbia.


Un sogno si avvera

Verso l'et‡ di 6 o 7 anni, nel 1840 o 1841, Marie Madeleine fece un
sogno tutto particolare: essa si vide a letto, al primo piano della
casa, ma gi‡ ragazza. Si vide poi nella prateria vicino alla vigna
dei suoi genitori, seduta sull'erba a leggere un libro della Scuola
Domenicale. Alzando la testa, scoprÏ davanti a sÈ tre sconosciuti.
Dapprima fu spaventata, poi le venne in mente che doveva ricordarsi
dei loro volti. Uno degli uomini, vedendola spaventata, le
disse: "Non temere, perchÈ noi siamo dei servitori di Dio e siamo
venuti da lontano per predicare al mondo il vangelo eterno che Ë
stato ristabilito sulla terra in questi ultimi giorni per la
redenzione dell'umanit‡"
Questi messageri rassicurarono la giovane Marie Madeleine che essa
sarebbe stata lo strumento tramite il quale i suoi parenti e la sua
famiglia si sarebbero uniti a questo grande raduno, e che sarebbe
venuto il grande giorno per cui, lasciando i loro focolari avrebbero
attraversato il grande oceano per andare a Sion.
Gli stranieri promisero che sarebbero ritornati presto, quindi,
estraendo dalla tasca dei piccoli libri, li dettero alla giovane
dicendo: "Leggili e imparali". Poi, improvvisamente sparirono.
Molto impressionata da questa esperienza, l'indomani la bambina
raccontÚ il sogno ai suoi genitori. Fu solo dieci anni dopo, nel
1851, che suo padre sentÏ parlare di tre uomini che predicavano
dottrine simili a quelle che Marie Madeleine aveva udito in sogno, e
decise di andare a incontrarli.
Vestito nell'abito domenicale, li trovÚ al Palazzo della Torre e dopo
aver sentito la loro predica, li invitÚ a casa sua. Strada facendo,
egli raccontÚ l'esperienza di sua figlia. Non appena arrivati a
casa, i missionari chiesero di vederla. Stranamente, ella si trovava
in un campo vicino a casa e stava leggendo un libro della Scuola
Domenicale quando gli furono presentati. Si trattava di Lorenzo
Snow, Thomas Stenhouse e Joseph Toronto. A questo punto,usando le
stesse parole del suo sogno, i fratelli le porsero degli opuscoli.
I suoi genitori e i suoi fratelli si unirono alla Chiesa: suo padre
fu il primo uomo di essere battezzato in quella regione.
Marie Madeleine riuscÏ con il suo zelo a convertire anche una delle
sue sorelle, ma la famiglia incontrÚ una notevole opposizione da
parte dei ministri valdesi.


L'opera missionaria e l'opposizione da essa suscitata

Venne dunque il momento in cui Lorenzo Snow e Thomas Stenhouse
lasciarono l'Italia e Jabez Woodard (qualche volta scritto Woodward)
rimase per dirigere la missione italiana; Ë di questa epoca poco
conosciuta che ci parla Marie Madeleine Cardon.
I valdesi che vivevano sulla montagna sembravano pi˘ sensibili alle
verit‡ del Vangelo che non gli abitanti delle valli. Tuttavia questi
non parlavano nÈ inglese, nÈ francese, nÈ italiano, ma utilizzavano
un dialetto completamente diverso. Marie Madeleine, parlava francese
e italiano, ma era in grado di comprendere e di parlare anche il
dialetto dei montanari e fu scelta per accompagnare i missionari nei
loro viaggi e fare da interprete.
Durante la settimana le riunioni si tenevano in diversi luoghi sulle
montagne per insegnare a coloro che erano interessati. Il sabato
tutti si affrettavano a terminare le loro fatiche e, dopo qualche ora
di sonno, si alzavano molto presto e percorrevano molti chilometri
per assistere al pomeriggio della domenica, alle riunioni che si
tenevano in casa della famiglia Cardon.
La maggior parte di loro erano spinti da sinceri intenti, ma alcuni
venivano per curiosit‡ o per trovare qualcosa da criticare. Tuttavia
la famiglia Cardon accoglieva tutti con amicizia preparando persino
da mangiare per tutti.
Durante uno di questi pomeriggi una folla guidata da alcuni ministri
valdesi circondÚ la casa dei Cardon dove si svolgeva la riunione,
chiesero di vedere la giovane che aiutava i missionari.
Marie Madeleine, che era occupata a tradurre gli insegnamenti dei
fratelli, uscÏ con la Bibbia in mano. Si avvicinÚ ai ministri che
l'accusavano di ingannare il popolo utilizzando una Bibbia
falsificata. La giovane, calma, in mezzo al furore e all'eccitazione
che animava il gruppo, tese la Bibbia al ministro, lo stesso che
l'aveva confermata nella Chiesa Valdese.
Accusata di aver tradito la sua fede, replicÚ che era rimasta fedele
alla verit‡, credendo sempre nella stessa Bibbia ma compredendola ora
diversamente - "Gli dissi che pensavo fosse dovere di tutti i figli
di Dio d'imparare e di camminare nel vero sentiero della salvezza".
La folla si scatenÚ e chiamÚ i missionari, pronta a molestarli: "Io
alzai il mio braccio destro, tenedo la mia Bibbia, e ordinai loro di
andar via dicendo che i missionari erano sotto la mia protezione e
che non potevano toccare un capello della loro testa. Tutti furono
esterefatti. Il combattimento era terminato. I due grandi poteri
opposti si erano scontrati. Lo spirito di Satana aveva colpito per
primo e aveva avuto il vantaggio. Ora lo spirito di Dio assumeva
tutto il controllo e sconfiggeva l'avversario demoniaco. Dio era con
me. Egli aveva messo queste parole nella mia bocca, se no io non
avrei potuto pronunciarle". La folla si disperse all'ordine dei suoi
ministri.


L'emigrazione

Il piccolo gruppo di Santi consisteva di quarantasette membri.
Tuttavia, la famiglia Cardon decise che fosse meglio emigrare nello
Utah. Malgrado i forti legami con i Valdesi e con la loro terra, "lo
spirito del raduno" li spinse a vendere tutto per partire. Fu
difficile vendere la casa. Certi oppositori minaciavano di
bruciarla. Ma riuscirono a raccogliere abbastanza denaro per pagare
il viaggio della famiglia. Fratello Cardon si offrÏ persino di
aiutare un'altra famiglia di cinque persone.
Dopo una benedizione speciale ricevuta dai fratelli Woodard e Keaton,
che prometteva loro protezione durante il lungo viaggio, si preparono
alla partenza. In quel giorno tutti i Valdesi dei dintorni si
presentarono per salutarli. Le famiglie lasciarono le valli l'8
febbraio 1854. La famiglia Cardon consisteva di sette persone e
l'altra famiglia che essi aveva aiutata di cinque. Fratello Woodard
li accompagnava.
Bisogna immaginarsi il coraggio necessario per lanciarsi in una
simile avventura! Al loro arrivo in Inghilterra si sentirono
totalmente perduti: dopo due settimane a Londra e diciasette a
Liverpool, s'imbarcarono sulla "John M. Wood", dove trovarono altri
485 Santi anch'essi in partenza verso una nuova vita.



I Valdesi nello Utah

Le ricerche negli archivi valdesi a Torre Pellice ci hanno permesso
di trovare due articoli in francese pubblicati nel giornale "L'Echo
des VallÈes". Essi sono firmati da David Bosio, ministro valdese, e
furono redatti nel settembre 1913. Sotto il titolo "I Valdesi nello
Utah", il primo articolo pretende di presentare la storia e la
dottrina della Chiesa. Abbastanza giusto sul piano storico,
l'articolo diventa molto tendenzioso dal punto di vista dottrinale,
come Ë facile immaginare.
"Sebbene i fondatori di questa religione abbiano ammesso la divinit‡
di Ges˘ Cristo e l'ispirazione della Bibbia, pochi Mormoni ammettono
questi due dottrine. Essi hanno dell'aldil‡ un'idea molto materiale,
al punto che essi a volte lasciano sul tavolo durante la notte del
cibo e credono che i loro morti vengano a servirsene. Il loro
paradiso Ë un luogo di gioie materiali, che assomiglia pi˘ al
paradiso di Maometto che a quello di Cristo".
Dopo il solito accenno alla poligamia, il pastore conclude: "Il
sistema mormone, insomma, Ë un sistema religioso dei pi˘ corrotti e
non si capisce come abbia potuto estendersi fino a comprendere quasi
un milione di credenti".
Il secondo articolo, scritto sessant'anni dopo l'emigrazione della
maggior parte dei Valdesi convertiti nello Utah, ha il merito di
informarci sull'importanza della colonia nel 1913.
In occasione della sua visita, il ministro David Bosio organizzÚ due
funzioni valdesi nello Utah, che furono le prime in questo stato e
probabilmente anche le ultime.
Le due colonie di convertiti valdesi nello Utah erano a Provo e a
Ogden. I membri erano generalmente agricoltori, coltivavano il
granoturco e la vigna, ma sopratutto frutta: come fragole, lamponi,
pesche e mele. Anche se cerca di suggerire che molti furono delusi
dopo il loro arrivo nello Utah, il pastore ammette che "i ,loro figli
occupano ora buone posizioni qui".
Nel 1913 Provo contava una dozzina di famiglie valdesi. Il veterano
della colonia era un certo Pierre Rivoire des Blancs di 87 anni.
Altri nomi tipici sono quelli delle famiglie Jourdan, Malan, Chauvie,
Long, Richard, Soulion, Robert, Reynard, Bertin. Per quanto riguarda
la colonia di Ogden, essa era formata da quindici famiglie. Il
patriarca era Joseph Combe, uno dei primi arrivati. Egli mandava
avanti con i suoi figli una grande fattoria e possedeva pi˘ di cento
mucche.
Le altre famiglie citate sono le famiglie Clapier, Arondet, Bouchard,
Martinat, Bert, tutti sembra di Saint Germain. Bisogna infine citare
le famiglie Beux, Gardiol, Prochet e Pons.
Si tratta, ovviamente, solo delle famiglie emigrate, perchÈ se si
aggiungono le famiglie dei figli il numero Ë molto pi˘
considerevole. Altre famiglie sono disperse nello Utah, ma il nostro
ministro non ha alcun contatto con loro.
I vecchi conoscono il problema dell'adattamento, sopratutto perchÈ
non hanno mai veramente imparato l'inglese. Per i giovani
l'intergrazione sembra essere avvenuta abbastanza facilmente,
malgrado i cosiddetti problemi citati; il materialismo Ë soprattutto
quello che i figli dei nostri Valdesi incontrano nei loro rapporti
con i loro vicini e compagni, ed Ë quello che c'Ë pi˘ da temere per
loro. Che Dio voglia proteggerli e tenerli nel Suo amore". E
conclude: "Tuttavia, c'Ë speranza per il futuro. Il Mormonismo Ë in
diminuzione".
Conclusione

La politica di emigrazione della Chiesa rispondeva, all'epoca a delle
necessit‡ assolute: rafforzare il popolo della Chiesa nello Utah, e
nelle vicine colonie e risolvere gli enormi problemi a cui questi
convertiti potevano andare incontro per vivere la loro fede nel
proprio paese.
Un "fondo perpetuo di emigrazione" era stato istituto allo scopo di
aiutare i Santi che avevano problemi finanziari. I Santi inglesi
avevano creato una vera e propria agenzia per noleggiare le navi.
Durante il periodo che va dal 1852 a 1855, un totale di 6753 emigrati
partirono alla volta di Sion.
Nonostante lo scetticismo del pastore Bosio, i nostri emigrati
italiani erano animati da una fede e una speranza che non furono
deluse. Essi rispondevano all'appello del profeta Brigham Young, che
dichiarava il 23 dicembre 1847 in un'epistola generale:
"Venite dunque, Santi degli Ultimi Giorni e voi tutti grandi e
piccoli, saggi ed insensati, ricchi e poveri, nobili e popolani,
esaltati e perseguitati, governatori e governati della terra che
amate la virt˘ e odiate i vizi, e aiutateci a compiere quest'opera
centuplicata ed il vostro riposo sar‡ glorioso.
Il nostro motto universale Ë 'Pace con Dio, e buona volont‡ verso
tutti gli uomini'".

 

LA MISSIONE ITALIANA DAL 1850 AL 1867
Il messaggio mormone nel XIX secolo in Italia
Michael W. Homer

Non molto tempo dopo l'arrivo dei Mormoni nella Valle del Lago
Salato, Brigham Young mandÚ degli apostoli e dei missionari per la
prima volta nel continente europeo, nell'America Latina, nelle isole
del Pacifico, in India, in Asia espandendo in tal modo l'ambiziosa
opera missionaria della Chiesa, fino ad allora limitata alla Gran
Bretegna.
Molte di queste nuove missioni non ebbero molto successo: l'Italia,
la Francia, la Germania, non fornirono solo un piccolo e irregolare
flusso di emigranti convertiti, mentre altre missioni non
sopravvissero pi˘ di un anno, senza conversioni.
Al contrario si ebbero convertiti a migliaia in Scandinavia e in Gran
Bretegna durante il 1859.
Generalmente gli storici mormoni concentrarono in pi˘ la loro
attenzione sulle missioni che ricorsero i maggiori successi in quanto
a conversioni; tuttavia anche quelle che non davano molti frutti
erano pur sempre un indice dell'interessamento delle persone alla
Chiesa e al suo messaggio.
La missione italiana, che nei suoi diciotto anni di storia produsse
meno di duecento convertiti, costituisce malgrado ciÚ un buon esempio
di tipica missione mormone del XIX secolo.
Nell'ottobre del 1849, durante la conferenza generale della Chiesa,
il presidente Brigham Young chiese a Lorenzo Snow, membro del
Consiglio dei Dodici, di organizzare una missione in Italia.
Joseph Toronto, nativo della Sicilia unitosi alla Chiesa Mormone a
Boston, fu scelto per accompagnare Lorenzo Snow.
Lasciarono Salt Lake City due settimane dopola fine della conferenza
e arrivarono a Liverpool, in Inghilterra, nell'aprile dell'anno dopo.
Snow che aveva gi‡ svolto una missione in Inghilterra, decise di non
proseguire subito per il continente, per formulare dei piani sulla
futura missione italiana.
Riconosciuta la potenziale difficolt‡ a organizzare una missione in
un paese prevalentemente cattolico, con leggi generalmente ostili ai
missionari di altre fedi, Snow si interessÚ a un gruppo protestante
insediato nel Piemonte.
Fu grazie ad un libro trovato nella biblioteca pubblica di Liverpool
che parlava di un gruppo chiamato "Valdesi", che Snow decise di
iniziare la sua missione tra loro. Pur non avendo indicato nel suo
racconto sulla missione italiana, cosa imparÚ per primo riguardo ai
Valdesi, Ë risaputo che, studiandone la storia e il profilo
religioso, questi gli ricordarono il Mormonismo, e si convinse che
era stato indirizzato a un ramo del casato d'Israele.

I Valdesi

Snow scoprÏ che le origini del movimento valdese erano precedenti
alla Riforma. Infatti il movimento cominciÚ nel XII secolo, quando
un mercante francese chiamato Valdo rinunciÚ alle sue ricchezze per
servire Dio e predicare. Rapidamente organizzÚ una comunit‡ di
seguaci nota col nome di "Poveri di Lione".
All'inizio non contestarono la dottrina cattolica, limitandosi a
rivendicare il diritto di predicare il pentimento e ritornare
alla "purezza e semplicit‡ dei cristiani primitivi" tramite
una "riforma pratica della vita e della condotta".
Valdo e i suoi seguaci cercavano una legittimazione ecclesiastica ma
furono scomunicati per aver rifiutato di assoggettarsi ai decreti
della chiesa cattolica, la quale proibiva loro di predicare, a meno
che non vi fossero invitati dal clero ordinato. Subito dopo furono
costretti a lasciare Lione. Cominciarono comunque a riunirsi in
altre chiese europee, dove sempre pi˘ si "organizzarono separatamente
dalla chiesa cattolica ignorandone i decreti e le sanzioni e
ordinando loro propri ministri". Dopo la morte di Valdo, i Valdesi
si unirono con movimenti a loro affini e continuarono a crescere,
specialmente tra le classi pi˘ povere del tempo.
A causa del loro netto rifiuto nei confronti del cattolicesimo,
questo movimento si caratterizzÚ come anti-clericale.
Infatti non riconosceva l'autorit‡ del papa e dei sacerdoti e negava
l'efficacia delle messe e dei riti per i morti. Rivendicava anche il
diritto per i laici , uomini e donne, di predicare e pregare:
inoltre riteneva che ci fosse un resto della crstianit‡ primitiva che
avesse il compito di guidare fuori dall'errore il proprio prossimo
sulla strada dei suoi antenati.
Fin dal 1189 la chiesa cattolica tentÚ di reprimere i Valdesi
assoggettandoli e perseguitandoli. Molti Valdesi e altri gruppi
considerati eretici furono eliminati: una parte dei Valdesi trovÚ
tuttavia rifugio nelle piccole valli delle Alpi Cozie, attualmente
tra la Francia e l'Italia. CiÚ permise ai Valdesi di resistere alle
persecuzioni durante i primi quattrocento anni.
, fu la loro remota sistemazione sulle montagne.
Dopo la Riforma del XVI secolo, i Valdesi si unirono ad altri gruppi
che li citarono nella poesia e nella loro storia. Quando le
persecuzioni diminuirono, nel XVIII sec., i Valdesi continuarono a
suscitare le simpatie di scrittori e filantropi a causa della loro
estrema povert‡.
Come molti altri Lorenzo Snow fu attirato dai Valdesi a causa della
loro storia di lotta e di resistenza alle persecuzioni: questo fatto
era citato in libri che ebbero
circolazione in Inghilterra e in Ame