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La maledizione del serpente

Domenica  Marzo 12 2000, il papa Giovanni Paolo II ha fatto un grande atto di contrizione e di umilta'. Gliene va dato atto. Per secoli la chiesa Cattolica ha sempre con grande arroganza difeso le tragedie che i vari papi avevano commesso nei secoli buoi della predetta apostasia. Cose come le crociate, le inquisizioni, le indulgence, processi ridicoli contro personaggi nel giusto, vedi Galileo ed altre cose varie fino a giungere alla scioa' del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale ( e qui i secoli bui del medioevo non ci stanno proprio). E' sicuramente un atto dovuto, molto intelligente, da parte di papa Giovanni Paolo secondo, cui va dato atto del coraggio e la somma umilta'. L'unica cosa che io perlomeno non desidero e' che non sia un fatto politico, nel senso che la storia e' sotto gli occhi di tutti e che non avendo piu' la chiesa Cattolica una gran voce in capitolo come nei secoli passati, quando tutti i regnanti pendevano dalle sue labbra, questo sia un passo calcolato per trarre vantaggio da questo coraggioso atto di umilta'.  Ma da buon cristiano voglio lasciar da parte questa paura e vedere solo i lati positivi di questa affermazione. L'apostasia che per secoli era sempre stata negata, viene adesso affermata e riconosciuta proprio dal capo della chiesa che ne e' stata piu' affetta. In pratica Giovanni Paolo secondo da ragione alla protesta, perche' ne riconosce la validita'. Riconosce che le cose che sono state perpetrate nei secoli dai passati papi, non era la volonta' di Dio, ma proprio l'opposto. I Protestanti possono in qualche modo gioire di questo ma ancora non possono dimostrare la validita' della loro posizione, mi spiego: essi avevano pienamente ragione di protestare ma non furono mai incaricati da Dio di stabilire un'altra chiesa e non ricevettero mai un sacerdozio da Dio come nel caso di Aaronne come specifica l'epistola agli Ebrei. Infatti essi non edificarono una sola ed unica chiesa, ma una miriade che sta proprio a testimoniare come le filosofie umane presero ancora una volta il sopravvento. In efesini e' scritto che le fondamenta sulle quali era basata la chiesa originale e cioe' apostoli, profeti, evangelisti dottori e cosi' via sarebbero dovute rimanere fino a che tutti sarebbero arrivati all'unita' della fede. Unita' della fede che i protestanti si guardarono bene di fare, visto che vi sono piu' chiese protestanti che ogni altra confessione religiosa.

Inoltre in Atti 3:19-20 si profetizza una RESTAURAZIONE DI TUTTE LE COSE. Tra l'altro la parola "riforma" non si trova nella Bibbia a riprova che cio' che i protestanti fecero era solo una cosa umana e non scritturale.A questo punto non rimane che sperare che i Cattolici prendano "buona nota" delle parole del loro leader e che comincino a,pensare che"forse" ci potrebbe anche essere stata una "grande apostasia" propio come profetizzato nelle scritture.

Qui di seguito un editoriale avventista al riguardo

Editoriale

Domenica 12 marzo il papa chieder‡ perdono a Dio per i peccati commessi da alcuni figli della Chiesa. Abbiamo chiesto a Luigi Caratelli, responsabile nazionale del Centro Produzione delle Radio Avventiste italiane (RVS), di dirci le sue impressioni.

Il papa chiede perdono, ma neppure in casa cattolica sono tutti convinti che líoperazione sia dettata da squisito spirito di umilt‡ e contrizione. Ad esempio, un vaticanista ortodosso quale Luigi Accattoli Ë costretto ad ammettere che nella grammatica delle esternazioni papali Ë "stato raggiunto una specie di compromesso linguisticoÖ che attribuisce colpe e peccati ai "figli della chiesa" e mai direttamente ad essa, neanche quando si tratta di uomini di chiesa o di suoi organismiÖ". Ugualmente Mario Alighiero Manacorda aveva fatto notare che per il "caso Galilei" il papa ha riconosciuto le colpe "di uomini e organismi di chiesa", e che, a suo tempo, líillustre scienziato dovette molto soffrire a causa di "certi atteggiamenti mentali, che talvolta non mancano nemmeno ai cristiani". Ci pare di notare, in accordo con il Manacorda, uníestrema e sospettosa prudenza nel linguaggio: "Quello che Ë stato líatteggiamento organico della chiesa cattolica per secoli viene ridotto a occasionali errori" e mai il papa, nella sua autocritica coinvolge la chiesa in quanto tale, ma sempre e soltanto "uomini e organismi cristiani". Nel documento sullíebraismo durante la guerra mondiale, il pontefice addita genericamente, quali responsabili delle sofferenze degli ebrei, "alcuni cristiani" e conclude cosÏ: "Deploriamo profondamente gli errori e le colpe di questi figli e figlie della chiesa".

Ugualmente in Camerun, il 13 agosto 1985, Woytila riconosce che "nel corso della storia uomini appartenenti a nazioni cristiane purtroppo non sempre si sono comportati cosÏ, e noi ne chiediamo perdono ai nostri fratelli africani che hanno tanto sofferto, per esempio per la tratta degli schiavi".

E a Parigi, il 23 agosto 1997, riferendosi allíeccidio degli ugonotti, il pontefice afferma: "Dei cristiani hanno compiuto atti che il vangelo condanna".

Forse Ë il caso di ricordare che tra quei generici cristiani vi era anche un pontefice, Gregorio VIII, che celebrÚ il massacro con un solenne "Te Deum".

Non sono stati forse pontefici, vescovi e cardinali, e non "generici cristiani" a benedire le armi dei conquistadores e dei colonizzatori di tutti i tempi?

E allora a nome di chi chiedere perdono, e, soprattutto, per quale motivo? Il pontefice non puÚ rendersi conto che dichiarandosi colpevole per errori di precedenti pontefici, ammette implicitamente che la chiesa puÚ fallire? Come puÚ, allora, il suo capo continuare a dichiararsi infallibile?

Ci sembra pertinente notare con Alberto Asor Rosa che la chiesa di oggi Ë la perpetua erede di quella di ieri; "una chiesa che dubita di aver dovuto mandare Girolamo Savonarola sul rogo nel 1498, ma non ha dubbi su se stessa oggi, ostenta il volto della tranquillit‡, della certezza, dellíimpenetrabilit‡, fonda la propria autorit‡ su di uno zoccolo dogmatico granitico, mostra di pensarla come quel pontefice della controriforma, il quale era solito dire "di non volere alcun principe per compagno; ma tutti per sudditi sotto questo piede".

Se Woytila insiste nel chiedere perdono per i torti di "alcuni cristiani" senza chiamare in causa gli stessi pontefici e la chiesa gerarchica, allora questa Ë "una chiesa triumphansÖ che usa la ricorrenza giubilare come grandiosa cassa di risonanza del suo potere di oggi".

Luigi

 

PREGHIERA UNIVERSALE

CONFESSIONE DELLE COLPE E RICHIESTA DI PERDONO 

Monizione iniziale  

Il Santo Padre: 

Fratelli e sorelle, 
supplichiamo con fiducia Dio nostro Padre, 
misericordioso e compassionevole, 
lento all'ira, grande nell'amore e nella fedelt‡, 
perchÈ accolga il pentimento del suo popolo, 
che confessa umilmente le proprie colpe, 
e gli conceda la sua misericordia. 

Tutti pregano per qualche momento in silenzio. 

I. CONFESSIONE DEI PECCATI IN GENERALE 

Un Rappresentante della Curia Romana: 

Preghiamo perchÈ la nostra confessione e il nostro pentimento 
siano ispirati dallo Spirito Santo, 
il nostro dolore sia consapevole e profondo, 
e perchÈ, considerando con umilt‡ le colpe del passato,
in un'autentica ´purificazione della memoriaª, 
ci impegniamo in un cammino di vera conversione. 

Preghiera in silenzio.

Il Santo Padre: 

Signore Dio, 
la tua Chiesa pellegrina, 
sempre da te santificata nel sangue del tuo Figlio,
in ogni tempo annovera nel suo seno 
membri che rifulgono per santit‡ 
ed altri che nella disobbedienza a te 
contraddicono la fede professata e il santo Vangelo. 
Tu, che resti fedele 
anche quando noi diventiamo infedeli, 
perdona le nostre colpe 
e concedici di essere tra gli uomini 
tuoi autentici testimoni. 
Per Cristo nostro Signore. 

R. Amen. 

L'assemblea ripete: Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. 

Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso. 

II. CONFESSIONE DELLE COLPE NEL SERVIZIO DELLA VERIT¿ 

Un Rappresentante della Curia Romana: 

Preghiamo perchÈ ciascuno di noi, 
riconoscendo che anche uomini di Chiesa,
in nome della fede e della morale, 
hanno talora fatto ricorso a metodi non evangelici 
nel pur doveroso impegno di difesa della verit‡, 
sappia imitare il Signore Ges˘, 
mite e umile di cuore. 

Preghiera in silenzio. 

II Santo Padre: 

Signore, Dio di tutti gli uomini, 
in certe epoche della storia 
i cristiani hanno talvolta accondisceso a metodi di intolleranza 
e non hanno seguito il grande comandamento dell'amore, 
deturpando cosÏ il volto della Chiesa, tua Sposa. 
Abbi misericordia dei tuoi figli peccatori 
e accogli il nostro proposito 
di cercare e promuovere la verit‡ nella dolcezza della carit‡, 
ben sapendo che la verit‡ 
non si impone che in virt˘ della stessa verit‡. 
Per Cristo nostro Signore. 

R. Amen. 

R. Kyrie, eleison; KyrÏe, eleison; Kyrie, eleison. 

Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso.

III, CONFESSIONE DEI PECCATI CHE HANNO COMPROMESSO L'UNIT¿ DEL CORPO DI CRISTO 

Un Rappresentante della Curia Romana: 

Preghiamo perchÈ il riconoscimento dei peccati, 
che hanno lacerato l'unit‡ del Corpo di Cristo 
e ferito la carit‡ fraterna, 
appiani la strada verso la riconciliazione 
e la comunione di tutti i cristiani. 

Preghiera in silenzio. 

ll Santo Padre: 

Padre misericordioso, 
nella vigilia della sua passione 
tuo Figlio ha pregato per l'unit‡ dei credenti in lui: 
essi perÚ, contraddicendo alla sua volont‡, 
si sono opposti e divisi, 
e si sono reciprocamente condannati e combattuti. 
Invochiamo con forza il tuo perdono 
e ti chiediamo il dono di un cuore penitente, 
perchÈ tutti i cristiani, riconciliati con te e tra di loro 
in un solo corpo e in un solo spirito, 
possano rivivere l'esperienza gioiosa della piena comunione. 
Per Cristo nostro Signore. 

R. Amen. 

R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. 

Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso. 

IV. CONFESSIONE DELLE COLPE NEI RAPPORTI CON ISRAELE 

Un Rappresentante della Curia Romana: 

Preghiamo perchÈ, nel ricordo delle sofferenze patite 
dal popolo di Israele nella storia, 
i cristiani sappiano riconoscere i peccati 
commessi da non pochi di loro 
contro il popolo dell'alleanza e delle benedizioni, 
e cosÏ purificare il loro cuore. 

Preghiera in silenzio. 

Il Santo Padre: 

Dio dei nostri padri, 
tu hai scelto Abramo e la sua discendenza 
perchÈ il tuo Nome fosse portato alle genti: 
noi siamo profondamente addolorati 
per il comportamento di quanti 
nel corso della storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli, 
e chiedendoti perdono vogliamo impegnarci 
in un'autentica fraternit‡ 
con il popolo dell'alleanza. 
Per Cristo nostro Signore. 

R. Amen. 

R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison, Kyrie, eleison. 

Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso. 

V. CONFESSIONE DELLE COLPE COMMESSE CON COMPORTAMENTI CONTRO L'AMORE, LA PACE, I DIRITTI DEI POPOLI, IL RISPETTO DELLE CULTURE E DELLE RELIGIONI 

Un Rappresentante della Curia Romana: 

Preghiamo perchÈ nella contemplazione di Ges˘, 
nostro Signore e nostra Pace, 
i cristiani sappiano pentirsi delle parole e dei comportamenti 
che a volte sono stati loro suggeriti dall'orgoglio, dall'odio, 
dalla volont‡ di dominio sugli altri, 
dall'inimicizia verso gli aderenti ad altre religioni 
e verso gruppi sociali pi˘ deboli, 
come quelli degli immigrati e degli zingari. 

Preghiera in silenzio. 

Il Santo Padre: 

Signore del mondo, Padre di tutti gli uomini, 
attraverso tuo Figlio 
tu ci hai chiesto di amare il nemico, 
di fare del bene a quelli che ci odiano 
e di pregare per i nostri persecutori. 
Molte volte, perÚ, i cristiani hanno sconfessato il Vangelo 
e, cedendo alla logica della forza, 
hanno violato i diritti di etnie e di popoli, 
disprezzando le loro culture e le loro tradizioni religiose: 
mostrati paziente e misericordioso con noi e perdonaci! 
Per Cristo nostro Signore. 

R. Amen. 

R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. 

Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso 

VI. CONFESSIONE DEI PECCATI CHE HANNO FERITO LA DIGNIT¿ DELLA DONNA E L'UNIT¿ DEL GENERE UMANO 

Un Rappresentante della Curia Romana: 

Preghiamo per tutti quelli che sono stati offesi 
nella loro dignit‡ umana e i cui diritti sono stati conculcati; 
preghiamo per le donne troppo spesso umiliate ed emarginate, 
e riconosciamo le forme di acquiescenza 
di cui anche cristiani si sono resi colpevoli. 

Preghiera in silenzio. 

II Santo Padre: 

Signore Dio, nostro Padre, 
tu hai creato l'essere umano, l'uomo e la donna, 
a tua immagine e somiglianza 
e hai voluto la diversit‡ dei popoli 
nell'unit‡ della famiglia umana; 
a volte, tuttavia, l'uguaglianza dei tuoi figli non Ë stata riconosciuta, 
ed i cristiani si sono resi colpevoli di atteggiamenti 
di emarginazione e di esclusione, 
acconsentendo a discriminazioni 
a motivo della razza e dell'etnia diversa. 
Perdonaci e accordaci la grazia di guarire le ferite 
ancora presenti nella tua comunit‡ a causa del peccato, 
in modo che tutti ci sentiamo tuoi figli. 
Per Cristo nostro Signore. 

R. Amen. 

R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. 

Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso. 

VII. CONFESSIONE DEI PECCATI NEL CAMPO DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELLA PERSONA 

Un Rappresentante della Curia Romana: 

Preghiamo per tutti gli esseri umani del mondo, 
specialmente per i minorenni vittime di abusi, 
per i poveri, gli emarginati, gli ultimi; 
preghiamo per i pi˘ indifesi, 
i non-nati soppressi nel seno materno, 
o persino utilizzati a fini sperimentali 
da quanti hanno abusato 
delle possibilit‡ offerte dalla bio-tecnologia 
stravolgendo le finalit‡ della scienza. 

Preghiera in silenzio. 

Il Santo Padre: 

Dio, Padre nostro, 
che sempre ascolti il grido dei poveri, 
quante volte anche i cristiani non ti hanno riconosciuto 
in chi ha fame, in chi ha sete, in chi Ë nudo, 
in chi Ë perseguitato, in chi Ë incarcerato, 
in chi Ë privo di ogni possibilit‡ di autodifesa, 
soprattutto negli stadi iniziali dell'esistenza. 
Per tutti coloro che hanno commesso ingiustizie 
confidando nella ricchezza e nel potere, 
e disprezzando i ´ piccoli ª, a te particolarmente cari, 
noi ti chiediamo perdono: 
abbi piet‡ di noi ed accogli il nostro pentimento. 
Per Cristo nostro Signore. 

R. Amen 

R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. 

Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso. 

Orazione conclusiva 

Il Santo Padre: 

O Padre misericordioso, 
tuo Figlio Ges˘ Cristo, giudice dei vivi e dei morti,
nell'umilt‡ della prima venuta
ha riscattato l'umanit‡ dal peccato
e nel suo glorioso ritorno chieder‡ conto di ogni colpa:
ai nostri padri, ai nostri fratelli e a noi tuoi servi,
che mossi dallo Spirito Santo
ritorniamo a te pentiti con tutto il cuore,
concedi la tua misericordia e la remissione dei peccati.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.

Il Santo Padre in segno di penitenza e di venerazione abbraccia e bacia il Crocifisso.

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#3

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#1

http://www.vatican.va/news_services/liturgy/documents/ns_lit_doc_20000312_prayer-day-pardon_it.html

Qui di seguito la spiegazione ufficiale data dalla chiesa Cattolica che pubblico integralmente proprio per dare lorola parola ed esprimere la loro posizione chiaramente senza che possa essere detto che le loro dichiarazioni sono state travisate o manomesse.

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20000307_memory-reconc-itc_it.html

Il rito oggi a San Pietro, davanti alla Curia al completo
e a tanti fedeli. "Chiediamo perdono e insieme perdoniamo"


Il Papa recita il mea culpa
"Mai pi˘ abusi e violenze"

Tra gli errori citati, quelli nei rapporti con l'ebraismo
ma senza menzionare le persecuzioni legate all'Olocausto


(Questo e' l'editoriale del Corriere della sera  di Lunedi 13/3/2000)

MEA CULPA, ATTO DI FORZA


Chiedere perdono Ë pi˘ difficile che perdonare. Chi perdona si colloca al di sopra di chi gli ha fatto torto, si sente ed Ë pi˘ grande e ciÚ l'aiuta a superare il rancore per la violenza subita. Chi chiede perdono si pone in qualche modo al di sotto di colui cui si rivolge; riconosce, almeno per quel che riguarda il fatto cui si riferisce, una propria inferiorit‡ umana e morale nei suoi confronti.

Forse per questo il perdono chiesto dal Papa per le colpe e gli errori della Chiesa desta perplessit‡, incertezza e persino sconcerto fra alcuni fedeli e anche fra alcuni alti rappresentanti della gerarchia cattolica e non certo solo fra personalit‡ ottusamente tronfie di potere e di monopolio della verit‡.

Tale sgomento, tuttavia, non dovrebbe aver ragion d'essere per chi crede nella Chiesa e nella sua verit‡. Il gesto di Giovanni Paolo II non ha nulla di scandaloso, tranne il coraggio, quel coraggio che, nel bene e nel male, gli permette di attraversare la vita senza timorose cautele e dunque libero, senza preoccuparsi di piacere o dispiacere, di risultare simpatico o antipatico.

Egli non ha messo in discussione alcuna di quelle che per il cattolico credente e praticante costituiscono le verit‡ della Chiesa e attestano l'infallibilit‡ del suo magistero in materia di fede e di morale.

Nel suo pontificato egli ha riaffermato le verit‡ della fede, i suoi dogmi, princÏpi e valori con una fermezza e un'intransigenza ortodossa che gli ha spesso attirato accuse di conservazione, autoritarismo e rigido tradizionalismo. Fedeli e pastori avrebbero motivo di sentirsi turbati se il Papa mettesse in dubbio articoli di fede, se cominciasse a dire che la Trinit‡, la Resurrezione di Cristo o l'Immacolata Concezione di Maria sono discutibili o sono interpretabili quali simboli o metafore della condizione umana e delle sue verit‡ esistenziali, come talora hanno suggerito alcuni teologi eterodossi o usciti dalla Chiesa. Ma Giovanni Paolo II ha condannato, pure con durezza, ogni deviazione teologica e anche ora non mette in discussione neppure una virgola dell'ortodossia pi˘ rigorosa, neppure un codicillo del catechismo. Egli denuncia semplicemente le colpe commesse dalla Chiesa non solo attraverso i peccati dei suoi singoli anche altissimi membri (colpe sempre riconosciute), ma pure quale istituzione nella sua azione mondana. Ma la fede non ha mai garantito alla Chiesa quale istituzione (e quale istituzione, dal punto di vista della Chiesa medesima, necessaria pure nel suo agire mondano) alcuna infallibilit‡. La Chiesa, scrive un teologo gesuita alieno da ogni eterodossia come Karl Rahner, non Ë ancora neppure veramente cattolica bensÏ in cammino verso l'autentica cattolicit‡, ossia universalit‡, e il cristiano, scrive ancora Karl Rahner, deve ´sopportarla con pazienzaª e venirne sopportato, nei repriproci momenti di caduta.

Nulla di scandaloso, dunque, nel chiedere perdono per le colpe commesse dalla Chiesa che non scalfiscono (ovviamente per chi crede in essa) la sua autorit‡ quando enuncia verit‡ di fede o di morale e afferma ad esempio la resurrezione della carne o si pronuncia contro la clonazione umana. Il mistero che la Chiesa rivendica, e che riguarda ovviamente solo chi crede in essa, Ë quest'autorit‡ in materia di fede e di morale; chi non accetta il suo magistero deve aver la coerenza di uscirne. Per un cattolico non Ë lecito rifiutare l'insegnamento della Chiesa sull'immortalit‡ dell'anima o sull'aborto, ma Ë pi˘ che lecito rifiutare le colpe della Chiesa in materia di antisemitismo o le violenze praticate da essa. Anche (forse soprattutto) in questo suo chiedere perdono il Pontefice, come ha scritto Indro Montanelli (sul Corriere del 9 marzo; ndr), riafferma la funzione guida della Chiesa, con un'intensit‡ accentuata dalla consapevolezza del poco tempo che gli rimane.

Con questo suo gesto Giovanni Paolo II ha rivendicato, ancora una volta, una assoluta ortodossia. Quel suo gesto puÚ piacere o non piacere; puÚ essere pure considerato contraddittorio, come ha scritto ieri Vittorio Messori, rispetto ad altre sue iniziative, secondo quell'altalena di comportamenti contrastanti, di aperture e chiusure, che caratterizza il suo pontificato; puÚ irritare tremebondi gerarchi che si credono erroneamente custodi della tradizione. In ogni caso questa richiesta di perdono non ha nulla di debole, d'incerto, di vagamente sentimentale, di teologicamente confuso; Ë espressione di ruvida forza, non di debolezza. Solo la forza consente di chiedere autenticamente perdono; Ë falso o patetico porgere l'altra guancia a un avversario pi˘ forte, e lo si puÚ fare schiettamente solo quando si Ë in grado, volendo, di dargli invece una sberla. Giovanni Paolo II puÚ permettersi questa coraggiosa umilt‡ che un Pontefice pi˘ debole e irresoluto dinanzi alla complessit‡ del mondo e della storia non potrebbe osare senza scatenare un processo di dissoluzione.

Non Ë una novit‡; De Gaulle ha potuto cedere l'Algeria senza ledere la sua grandeur nÈ quella della Francia, cosa che un governante debole non avrebbe potuto fare. Giovanni Paolo II puÚ, e quindi deve, ammettere le colpe anche infami di cui si Ë macchiata la Chiesa. Certamente gesti simili procurano spesso amarezze, perchÈ il mondo Ë ingrato e finchÈ non chiediamo scusa nessuno pretende che lo facciamo, ma appena la chiediamo non Ë mai abbastanza e tutti ci saltano addosso, cosÏ come nessuno si arrabbia se non lo invitiamo a pranzo ma se lo invitiamo esige anche la cena. Ma questo Ë appunto il meccanismo del mondo e Giovanni Paolo II, che pure ha dimostrato di saperlo manovrare con consumata e disinvolta abilit‡, sembra sapersene anche infischiare. » vero che la Chiesa ne ha fatte di peggio e che il mea culpa non Ë completo, ma sarebbe ingiusto rinfacciarlo proprio ora a chi ha cominciato a farlo.

I non credenti o non praticanti possono giudicare positivamente o negativamente il gesto del Papa, queste sue sortite di vecchio tremante per il morbo di Parkinson ma duro come un pugile o un pescatore di Hemingway; possono anche attribuire questa insistenza ostinata al precipitare della vecchiaia. La mano trema e il corpo dice una grande stanchezza, ma lo sguardo Ë spesso vivo e malizioso e sembra talora beffarsi dell'occhiuta sorveglianza di chi gli sta intorno. La sua richiesta di perdono ha una indiscutibile grandezza, fa capire la forza della fede e merita ammirazione; in ogni caso i fedeli, almeno cosÏ sembrerebbe, lo dovrebbero ringraziare per un gesto che rende pi˘ dignitosa l'obbedienza al loro pastore.

di CLAUDIO MAGRIS

 

Il rito oggi a San Pietro, davanti alla Curia al completo
e a tanti fedeli. "Chiediamo perdono e insieme perdoniamo"

Il Papa recita il mea culpa
"Mai pi˘ abusi e violenze"
Tra gli errori citati, quelli nei rapporti con l'ebraismo
ma senza menzionare le persecuzioni legate all'Olocausto


CITTA' DEL VATICANO - Un Papa affaticato ma molto determinato e partecipe, la curia quasi al completo, rappresentanti del corpo diplomatico e una folla di fedeli e religiosi, hanno vissuto oggi, nella basilica di San Pietro, uno degli eventi centrali del Giubileo del Duemila: la pubblica richiesta di perdono a Dio per gli errori commessi dalla Chiesa nel passato e nel presente - da quelli nei rapporti con l'ebraismo alla violazione dei diritti dei popoli - e l'impegno a non ripeterli pi˘.

Sul piano concreto, la liturgia ha concesso poco alle attese di quanti si aspettavano dal Papa un gesto o parole pi˘ decise di quelle del documento teologico pubblicato dal Vaticano martedÏ scorso. E questo vale per tutte le colpe confessate, dai rapporti con Israele (non Ë mai stato citato l'Olocausto) alle ferite alla dignit‡ delle donne e delle etnie. E non Ë mancato il riferimento anche alle persecuzioni subite dai seguaci di Cristo; da qui il desiderio, ridadito da Giovanni Paolo II, di perdonare, oltre che di essere perdonato.

E vediamo allora quale sono state, le parole pronunciate oggi. Ha cominciato il decano del collegio cardinalizio Bernardin Gantin, ricordando i "metodi non evangelici", come colpa commessa a volte "nel servizio della verit‡". E il Papa ha invitato in futuro a "cercare e promuovere la verit‡ nella dolcezza della carit‡". Per le colpe nei rapporti con Israele, il Pontefice si Ë impegnato a una "autentica fraternit‡ con il popolo dell'alleanza". A proposito degli errori commessi contro i diritti di popoli, culture e religioni, Giovanni Paolo II ha ammesso come "molte volte i cristiani hanno sconfessato il Vangelo e cedendo alla logica della forza, hanno violato i diritti di etnie e di popoli, disprezzando le loro culture e tradizioni religiose".

Ancora, il Papa ha ricordato i peccati contro la dignit‡ della donna, invitando Dio ad aiutare a "guarire le ferite". Ha pregato anche per i minorenni vittime di abusi sessuali, i poveri, gli emarginati. La folla che gremiva la basilica ha seguito le preghiere e le risposte del Papa in un silenzio assoluto.

E il Papa ha concluso il rito con cinque "mai pi˘" per il futuro della Chiesa. "Mai pi˘ - ha detto nell'orazione conclusiva - contraddizioni alla carit‡ nel servizio della verit‡, mai pi˘ gesti contro la comunione della Chiesa, mai pi˘ offese verso qualsiasi popolo, mai pi˘ ricorsi alla logica della violenza, mai pi˘ discriminazioni, esclusioni, oppressioni, disprezzo dei poveri e degli ultimi". La preghiera Ë stata accolta da un applauso composto, al termine del quale il Papa si Ë inchinato davanti al crocifisso, ha benedetto tutti i presenti e si Ë congedato.

(12 marzo 2000)
 
 
Per la Giornata del perdono il Pontefice chieder‡ scusa
per l'Olocausto, l'Inquisizione, le Crociate, gli scismi

Giubileo, mea culpa del Papa
per gli errori della Chiesa
Tra gli altri "peccati" il colonialismo
lo schiavismo e le ingiustizie contro le donne


CITTA' DEL VATICANO - Le guerre di religione. Gli scismi. Le persecuzioni contro gli ebrei. Il sostegno al colonialismo, alla discriminazione etnica e sessuale, la quiescenza contro le ingiustizie sociali. Per tutti questi "peccati" il Papa chieder‡ pubblicamente perdono domenica 12 marzo. Sar‡ il pi˘ grande "mea culpa" della Chiesa per i suoi errori. Il Pontefice, per una delle cerimonie pi˘ importanti del Giubileo, passer‡ al setaccio 2000 anni di cristianit‡. E chieder‡ scusa per gli sbagli dei suoi predecessori.

Giovanni Paolo II ha voluto la "giornata del perdono e della riconciliazione" con caparbiet‡. Sfidando persino le resistenze di alcuni ambienti del Vaticano. E salir‡ sull'altare della Croce della basilica di San Pietro, accompagnato dai cardinali, per ricordare le colpe dei cristiani. Bacer‡ il Crocifisso e poi esorter‡ la Chiesa alla "purificazione della memoria", e all'impegno per "un cambiamento di vita".

Il contenuto spirituale della cerimonia ha anche un suo riferimento scritto. Si tratta del documento "Memoria e riconciliazione: la Chiesa e gli errori del passato", presentato oggi in Vaticano, ma reso noto gi‡ una settimana fa a Parigi. "Scopo del testo - vi si legge - non Ë quello di prendere in esame casi storici particolari, ma di chiarire i presupposti che rendono fondato il pentimento relativo a colpe passate".

Ma quali sono gli errori di cui la Chiesa sente di doversi pentire? Nel documento ce ne sono di sei tipi. I primi sono i peccati commessi nel cosiddetto "servizio della verit‡": l'intolleranza alle violenze, l'Inquisizione, le Crociate. Poi gli errori che hanno minato l'unit‡ dei cristiani: le scomuniche, le persecuzioni religiose e i numerosi scismi di questi due millenni.

L'altra grande questione Ë quella dell'antisemitismo. Gi‡ nel marzo del 1998 il Papa si era chiesto se la Shoah non fosse stata "facilitata dai pregiudizi antigiudaici presenti in certi settori cristiani". Il documento elenca poi i peccati contro la pace, i diritti dei popoli e il rispetto delle altre culture. Tra essi spiccano il mancato contrasto, nei secoli passati, dello schiavismo e, in tempi pi˘ recenti, del colonialismo.

Il Pontefice chieder‡ il perdono anche per il trattamento riservato alle donne e alle altre etnie. Infine far‡ "mea culpa" per i peccati commessi contro la giustizia sociale: "Nel corso della storia - aveva detto il Papa gi‡ nel 1985 - uomini appartenenti a nazioni cristiane purtroppo non sempre si sono comportati ispirandosi al Buon samaritano".

Del documento - redatto dalla Commissione teologica internazionale - si Ë parlato oggi in Vaticano. "Il corpo della Chiesa Ë pieno di cicatrici e di protesi, le sue orecchie sono piene del canto del gallo evocatore di rinnegamento, il suo taccuino Ë pieno di appuntamenti mancati per negligenza o lassitudine", ha detto il cardinale Roger Etchegaray, presidente del Comitato vaticano del Giubileo. Che perÚ ha aggiunto: "Ma un tale passo penitenziale, per quanto pubblico non puÚ assumere l'aspetto di una autoflagellazione spettacolare".

Convinto dell'importanza del gesto anche Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede: "Il mea culpa deve servire per 'svegliare' la coscienza. La Chiesa non puÚ assurgersi come il tribunale del presente sui peccati del passato. Deve confessare francamente e fiduciosamente i peccati presenti e passati, sapendo che il Signore comunque Ë pi˘ forte e rinnova la Chiesa perchË sia sempre uno strumento di Dio nel mondo". Ma il "mea culpa", ha ammonito il porporato, deve avvenire nella "verit‡": ciÚ vuol dire "non negare tutto il male fatto dalla Chiesa, ma nemmeno attribuirsi peccati su cui non c'Ë certezza storica".

(7 marzo 2000) 

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