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Il primo comandamento

IL MIO PROSSIMO - IL PRIMO COMANDAMENTO scritto da Giovanni Cena

Luca 10: 25-28 'Ed ecco, un certo dottor della legge si levÚ per metterlo alla prova, e gli disse: Maestro, che dovrÚ fare per eredar la vita eterna? Ed egli gli disse: Nella legge che sta scritto? Come leggi? E colui, rispondendo, disse: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l'anima tua, e con tutta la forza tua, e con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso. E Ges˘ gli disse: Tu hai risposto rettamente; fa' questo, e vivrai.'
 

Un dottore della legge desidera mettere alla prova la conoscenza e la saggezza del Maestro. Ges˘ non risponde. Gli gira la domanda: "Tu che sei dotto cosa leggi?" L'uomo risponde con una ammirevole ricapitolazione: AMA IL SIGNORE E IL PROSSIMO. Il Signore continua a rimarcare questi due principi (Matteo 22: 37-39) ( E Ges˘ gli disse: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua e con tutta la mente tua. Questo Ë il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile ad esso, Ë: Ama il tuo prossimo come te stesso.)

I dieci comandamenti (Deuteronomio 5:6-21)
-    Non avere altri Dei,
-    Non ti fare scultura alcuna;
-    Non usare il nome di Dio invano;
-    Osserva il giorno del Signore;
-    Onora tuo padre e tua madre;
-    Non uccidere;
-    Non commettere adulterio;
-    Non rubare;
-    Non attestare il falso;
-    Non concupire.

Le beatitudini 3 Ne 12:3
-    Beati i poveri in spirito che vengono a me poichÈ di essi Ë il regno dei cieli;
-    Beati quelli che fanno cordoglio perchÈ saranno consolati;
-    Beati i mansueti perchÈ erediteranno la terra;
-    Beati coloro che sono affamati e assetati di giustizia perchÈ saranno riempiti dello Spirito Santo;
-    Beati i misericordiosi;
-    Beati i puri di cuore;
-    Beati i pacificatori;
-    Beati coloro che saranno perseguitati.

Sia i dieci comandamenti che le beatitudini sono divisi in due gruppi dove la prima parte riguarda il rapporto tra noi e Dio e la seconda parte riguarda il rapporto nei confronti degli altri.
Tenendo presente questa idea, si comincia a notare che il messaggio fondamentale delle scritture Ë che dovremmo amare il Signore con tutto il nostro cuore. L'anz. Ezra Taft Benson precisÚ: "Il mondo ignora in larga misura il primo comandamento, cioË amare Dio, ma fa un gran parlare dell'amore per il prossimo Ö
Ö Ma soltanto coloro che conoscono e amano Dio possono amare e servire i Suoi figli Ö
PerciÚ se desiderate aiutare al massimo i vostri simili, dovete anteporre a tutti i comandamenti il primo di essi Ö

I capitoli 10 e 11 di Luca contengono ammaestramenti sul come amare Dio e gli altri e sono la preghiera, il digiuno per scacciare i demoni, l'episodio di Marta e Maria e la parabola del buon samaritano. Provo a trarre gli insegnamenti al riguardo.

Luca 11: 1-4 'Ed avvenne che essendo egli in orazione in un certo luogo, com'ebbe finito, uno de' suoi discepoli gli disse: Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli. Ed egli disse loro: Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; dacci di giorno in giorno il nostro pane cotidiano; e perdonaci i nostri peccati, poichÈ anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore; e non ci esporre alla tentazione.'

Ges˘ da un esempio semplice di preghiera dove Ë contenuto a chi ci si deve rivolgere, quali lodi e suppliche si devono esprimere. Non regge il confronto con la preghiera che Ges˘ rivolge in mezzo ai Nefiti o a quella sul monte del Getzemani , ma Ë seguita da una parabola che ci puÚ insegnare qualcosa.

Luca 11: 5-9 'Poi disse loro: Se uno d'infra voi ha un amico e va da lui a mezzanotte e gli dice: Amico, prestami tre pani, perchÈ m'Ë giunto di viaggio in casa un amico, e non ho nulla da mettergli dinanzi; e se colui dal di dentro gli risponde: Non mi dar molestia; gi‡ Ë serrata la porta, e i miei fanciulli son meco a letto, io non posso alzarmi per darteli, - io vi dico che quand'anche non s'alzasse a darglieli perchÈ gli Ë amico, pure, per la importunit‡ sua, si lever‡ e gliene dar‡ quanti ne ha di bisogno. altresÏ vi dico: Chiedete, e vi sar‡ dato; cercate e troverete; picchiate, e vi sar‡ aperto.'

Il vicino Ë gi‡ a letto ed Ë riluttante a lasciare il suo comodo letto e a disturbare i suoi familiari, ma poichÈ l'uomo alla porta Ë insistente, si alza e gli d‡ quello che vuole in modo da liberarsi di lui e tornare a dormire in pace.
C'Ë un uomo che ha necessit‡ e che continua a bussare finchË la porta non gli Ë aperta. E c'Ë un altro uomo che Ë a letto, che non ha voglia di alzarsi e disturbare la sua famiglia. Cosa rappresentano? (Luca 11: 9-10) (Io altresÏ vi dico: Chiedete, e vi sar‡ dato; cercate e troverete; picchiate, e vi sar‡ aperto. PoichÈ chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sar‡ aperto a chi picchia.)
L'uomo egoista e riluttante nel donare rappresenta Dio che conceder‡ quello che insistentemente viene chiesto con fede e con intenti giusti. Non esiste alcun parallelismo fra l'egoistico rifiuto dell'uomo e la saggia e benefica attesa dell'Eterno. Deve esservi la consapevolezza della reale necessit‡ della preghiera e la effettiva fiducia in Dio affinchÈ la preghiera sia efficace; e nella Sua misericordia, talvolta il Padre ritarda la concessione di quello che Gli viene domandato affinchÈ la richiesta possa essere pi˘ fervente. Ma ecco le parole di Ges˘ al proposito: "Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figlioli, quanto pi˘ il vostro Padre celeste, doner‡ lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano!". Qualche tempo dopo Ges˘ narrÚ un'altra parabola, la cui morale Ë cosÏ strettamente simile alla storia del visitatore di mezzanotte, da suggerire lo studio dell'insegnamento contenutovi. Essa Ë nota come la Parabola del giudice iniquo o della Vedova molesta

(Luca cap. 18). (Propose loro ancora questa parabola per mostrare che doveano del continuo pregare e non stancarsi. In una certa citt‡ v'era un giudice, che non temeva Iddio nÈ avea rispetto per alcun uomo; e in quella citt‡ vi era una vedova, la quale andava da lui dicendo: Fammi giustizia del mio avversario. Ed egli per un tempo non volle farlo; ma poi disse fra sÈ: benchÈ io non tema Iddio e non abbia rispetto per alcun uomo, pure, poichÈ questa vedova mi d‡ molestia, le farÚ giustizia, che talora, a forza di venire, non finisca col rompermi la testa. E il Signore disse: Ascoltate quel che dice il giudice iniquo. E Dio non far‡ egli giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui, e sar‡ egli tardo per loro? Io vi dico che far‡ loro prontamente giustizia. Ma quando il Figliuol dell'uomo verr‡, trover‡ egli la fede sulla terra?)

Come deve essere la preghiera secondo questa parabola?
Piena consapevolezza che Ë giusto quello che si richiede e non generica, ma fervente e ripetuta.

Marco 9: 17-27 'E uno della folla gli rispose: Maestro, io t'ho menato il mio figliuolo che ha uno spirito mutolo; e dovunque esso lo prende, lo atterra; ed egli schiuma, stride dei denti e rimane stecchito. Ho detto a' tuoi discepoli che lo cacciassero, ma non hanno potuto. E Ges˘, rispondendo, disse loro: O generazione incredula! Fino a quando sarÚ io con voi? Fino a quando vi sopporterÚ? Menatemelo. E glielo menarono; e come vide Ges˘, subito lo spirito lo torse in convulsione; e caduto in terra, si rotolava schiumando. E Ges˘ domandÚ al padre: Da quanto tempo gli avviene questo? Ed egli disse: Dalla sua infanzia e spesse volte l'ha gettato anche nel fuoco e nell'acqua per farlo perire; ma tu, se ci puoi qualcosa, abbi piet‡ di noi ed aiutaci. E Ges˘: Dici: Se puoi?! Ogni cosa Ë possibile a chi crede. E subito il padre del fanciullo esclamÚ: Io credo; sovvieni alla mia incredulit‡. E Ges˘, vedendo che la folla accorreva, sgridÚ lo spirito immondo, dicendogli: Spirito muto e sordo, io tel comando, esci da lui e non entrar pi˘ in lui. E lo spirito, gridando e straziandolo forte, uscÏ; e il fanciullo rimase come morto; talchÈ quasi tutti dicevano: » morto. Ma Ges˘ lo sollevÚ, ed egli si rizzÚ in piË.'

Subito dopo Ges˘ compie un miracolo e completa l'insegnamento sul come deve essere la preghiera.
Ges˘ non si limita a guarire, ma conversa con il padre. Questa azione di Ges˘ che Ë avvenuta anche quando si incontra con la donna che guarisce toccandogli la veste mira a rimarcare la verbalizzazione della fede.
Alla sua espressione "se puoi fare qualcosa", nella quale era implicito un certo grado di dubbio circa la capacit‡ del Maestro di fare quello che Gli era stato richiesto (questo forse era in parte il risultato dell'insuccesso degli apostoli), Ges˘ rispose: "Dici: se puoi?", e aggiunse: "Ogni cosa Ë possibile a chi crede." L'intelletto di quell'uomo fu illuminato; fino a quel momento aveva pensato che tutto dipendesse da Ges˘; ora egli sapeva che la questione riguardava in massima parte da lui stesso. Vale la pena notare come il Signore specificasse che il credere, piuttosto che l'aver fede, fosse la condizione essenziale al caso. L'uomo evidentemente era fiducioso e sicuramente fervente nella sua speranza che Ges˘ potesse aiutarlo; ma Ë dubbio che egli sapesse quello che la fede realmente significasse. Tuttavia essendo egli sensibile e bramoso di imparare, il Signore rafforzÚ la sua debole e incerta capacit‡ di credere. L'incoraggiante spiegazione del vero requisito lo stimolÚ a una fiducia maggiore. Piangendo angosciamente e sperando, egli gridÚ: "Signore, io credo!"; quindi, vedendo l'oscurit‡ dell'errore dal quale egli cominciava ad emergere, aggiunse da penitente: "sovvieni alla mia incredulit‡".

Quale altro elemento deve avere la preghiera? IL CREDERE.

Insistere vuol dire ripetere. Aver fede vuol dire aspettare. Credere vuol dire continuare a ricercare, mentre si aspetta e si richiede. Il credere Ë quel seme che viene piantato e poi curato affinchÈ s'ingrandisca. La fede non Ë soltanto aspettare, deve essere una fede vivente, virile.

E dopo essersi ritirati nella casa, essi chiesero a Ges˘: "PerchÈ non l'abbiamo potuto cacciare noi?" La risposta del Signore fu: "A cagion della vostra poca fede"; e per maggior chiarezza, aggiunse: "Or questa specie di demoni non esce se non mediante la preghiera e il digiuno."
Questo ci dice che i risultati possibili con la fede sono limitati o condizionati dalla genuinit‡ o purezza che Ë la qualit‡ perfetta di questa fede. "O uomo di poca fede"; "Dov'Ë la vostra fede?" e "PerchÈ hai dubitato?" sono espressioni di ammonimento che furono spesso rivolte agli apostoli del Signore. Le possibilit‡ della fede venivano ora cosÏ ulteriormente affermate: "In verit‡ io vi dico: Se avete fede quanto un granel di senapa, potete dire a questo monte: Passa di qui l‡, e passer‡; e niente vi sar‡ impossibile." Il paragone della fede effettiva con un granel di senape Ë senza dubbio qualitativo; esso indica nel seme di senape la fede vivente e virile, seme che, per quanto piccolo, puÚ dare origine a una grossa pianta.

Il digiuno e la preghiera sincera contribuiscono a sviluppare la fede con il suo relativo potere per il bene.
Non sempre si puÚ adottare soluzioni vecchie a problemi nuovi. Il digiuno serve a purificarci per trovare la soluzione ideale al problema attuale.

Il digiuno prudente e la preghiera sincera possono smuovere le montagne.
Spostare le montagne con la fede Ë una espressione figurativa che sta per divenire capace di risolvere problemi complessi, avere particolare potere in una discussione o acume nell'esprimere giudizi.

D&A 64: 34 Il rapporto con Dio Ë una questione di dov'Ë esattamente il nostro cuore e la nostra mente. "Dov'Ë il tuo cuore quivi sar‡ il tuo tesoro".

Luca 10: 38-42 'Or mentre essi erano in cammino, egli entrÚ in un villaggio; e una certa donna, per nome Marta, lo ricevette in casa sua. Ell'avea una sorella chiamata Maria la quale, postasi a sedere a' piedi di Ges˘, ascoltava la sua parola. Ma Marta era affaccendata intorno a molti servigi; e venne e disse: Signore, non t'importa che mia sorella m'abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che m'aiuti. Ma il Signore, rispondendo, le disse: Marta, Marta, tu ti affanni e t'inquieti di molte cose, ma di una cosa sola fa bisogno. E Maria ha scelto la buona parte che non le sar‡ tolta.'

Dov'Ë il cuore di Marta e dov'Ë il cuore di Maria?
Nelle parole di Ges˘ non c'era rimprovero per il desiderio di Marta di provvedere al conforto materiale, nÈ ombra di sanzione per un'eventuale negligenza da parte di Maria. Dobbiamo supporre che Maria sia stata una volenterosa aiutante prima dell'arrivo del Maestro, ma ora che Egli era venuto, preferiva rimanere con Lui. Se essa si fosse resa colpevole di negligenza nel suo dovere, Ges˘ non avrebbe lodato sua condotta. Egli non desiderava dei pasti ben preparati e il benessere soltanto materiale, ma la compagnie delle sorelle, e soprattutto la loro completa attenzione a quanto Egli aveva da dire: Ges˘ aveva da dare loro molto di pi˘ di quello esse potevano dare a Lui.
Tutte e due queste donne erano affezionate a Ges˘, e ciascuna di esse esprimeva il proprio affetto per Lui nella maniera a sÈ consona. Marta era una persona pratica, preoccupata dei servizi materiali; per natura essa era ospitale e dedita alla abnegazione. Maria, invece, incline alla contemplazione e alle cose spirituali, dimostrava la sua devozione mediante la compagnia e la gratitudine.

Luca 10: 21 'In quella stessa ora, Ges˘ giubilÚ per lo Spirito Santo, e disse: Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perchÈ hai nascoste queste cose ai savi e agl'intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli! SÏ, o Padre, perchÈ cosÏ ti Ë piaciuto.'
Le cose vengono rivelate ai piccoli fanciulli.
Chiamando a sÈ un piccolo fanciullo, che Egli prese amorevolmente fra le Sue braccia, disse: "In verit‡ io vi dico: Se non mutate e non diventate come piccoli fanciulli, non entrerete punto nel regno dei cieli. Chi pertanto si abbasser‡ come questo piccolo fanciullo, Ë lui il maggiore nel regno de' cieli Ö" (Matteo 19: 13-15). 'Allora gli furono presentati dei bambini perchÈ imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli sgridarono coloro che glieli presentavano. Ges˘ perÚ disse: Lasciate i piccoli fanciulli e non vietate loro di venire a me, perchÈ di tali Ë il regno de' cieli. E imposte loro le mani, si partÏ di l‡.'

Coloro che appartengono a Cristo devono divenire simili a piccoli fanciulli nell'obbedienza, verit‡, fiducia, umilt‡ e fede. Il bambino Ë un credente semplice, naturale e fiducioso.

Tutto il Vangelo puÚ essere riassunto in due comandamenti: AMA IL SIGNORE E AMA IL TUO PROSSIMO, ma soltanto coloro che conoscono e amano Dio possono amare e servire gli altri.
I centri che devono essere sviluppati per stabilire un rapporto con la Divinit‡ sono:
LA MENTE
IL CUORE
IL DIGIUNO
Prima devi pensarlo nella tua mente e poi devi chiedermi se Ë giusto, ma il corpo deve essere purificato affinchÈ possa divenire un ricettacolo d'ispirazione.

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