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di Victor B. CLINE
Ercole, il famoso eroe
greco, dovette compiere dodici imprese impossibili per
Euristeo, figlio del re di Argo, Tra queste fatiche
troviamo la pulizia delle stalle di Eugeo in un solo
giorno, la cattura del terribile toro di Minosse e
l'uccisione dell'Idra, serpente velenoso dalle nove teste.
Il premio che Ercole si guadagnÚ con le sue fatiche fu
l'immortalit‡ e la vita con gli dei.
Alcuni studiosi sono
propensi a credere che Ercole sia realmente esistito, che
fosse un nobile di Tirinto dell'epoca micenea, soggetto al
Re Argo. Le sue imprese, un miscuglio di realt‡ e di
fantasia, presentano alcune verit‡ psicologiche che vanno
ben oltre i dettagli specifici di questa storia apocrifa.
Si tratta della storia di un uomo che con grande
autodisciplina, immaginazione e coraggio, riuscÏ a
compiere un certo numero di imprese incredibilmente
difficili per poter entrare nella versione greca del regno
celeste.
Sembra che ogni epoca
abbia le sue prove contro le quali ogni spirito umano
mette alla prova le sue capacit‡. La nostra epoca ha le
sue fatiche che per certi aspetti non sono pi˘ facili di
quelle richieste ad Ercole. Sebbene le fatiche siano
diverse, l'impegno e le difficolt‡ rimangono gli stessi.
Sulla scorta dei miei
anni di esperienza presso il Centro Consulenza
dell'Universit‡ dell'Utah, e del lavoro svolto presso enti
ed organizzazioni pubbliche e private, posso dire di aver
scoperto quelle fatiche che i giovani Santi degli Ultimi
Giorni devono affrontare oggi, che nella mia opinione
equivalgono alle fatiche che di Ercole.
Queste quattro fatiche
non richiedono primariamente uno sforzo fisico, ma
piuttosto grandi capacit‡ mentali; per qualche aspetto
presentano difficolt‡ ancora maggiori di quelle che il
leggendario Ercole dovette affrontare.
Le quattro prove che i
giovani Santi degli Ultimi Giorni devono superare possono
essere paragonate alla scalata di quattro Monti Everest.
Qualche volta la scalata sembra quasi impossibile, ma se
si raggiunge la vetta, le ricompense sono grandi, infatti
non hanno prezzo. Non dimentichiamo che il semplice fatto
che altri hanno effettuato tali scalate indica che anche
noi possiamo farlo.
La prima fatica che
ogni uomo deve superare assai presto nella vita È la lotta
contro autorit‡, chiamata "conflitto con l'autorit‡".
Noi non vogliamo
obbedire alle regole fissate da altri; non vogliamo che ci
venga detto quello che dobbiamo fare; vogliamo fare le
cose a modo nostro. Eppure, se la nostra societ‡ deve
sopravvivere, dobbiamo trovare un accordo con gli altri,
nel nostro stesso interesse.
Molti giovani, spinti
dal loro quasi feroce desiderio di libert‡ e di
indipendenza, ritengono di essere al di sopra della legge,
o almeno vorrebbero esserlo. Essi sopportano mal
volentieri i limiti che vengono posti al loro
comportamento. Il primo confronto con l'autorit‡ avviene
nella casa, dove i genitori rappresentano la tanto
criticata societ‡. Dato che la famiglia rappresenta la
societ‡ in miniatura, Ë all'interno di essa che hanno
luogo le lunghe lotte tra le generazioni. Ogni successiva
generazione si trova coinvolta nelle stesse lotte di
quelle che l'hanno preceduta.
Una mattina ho
intervistato un giovane Santo degli Ultimi Giorni. Nello
spazio di un'ora questo giovane fumÚ un pacchetto e mezzo
di sigarette. Fumava una sigaretta soltanto parzialmente
prima di spegnerla e di accenderne un'altra. Sorpreso
dall'espressione di disgusto che vidi sul suo volto, gli
chiesi se gli piacesse tanto fumare. Il ragazzo mi
rispose: "Certo che no!" Gli chiesi allora perchÈ fumasse
tanto. La mia domanda Io confuse ed alla fine dovette
confessare di non saperlo lui stesso. Quando gli chiesi se
bevesse, mi confessÚ che consumava molte bevande
alcooliche e, di nuovo, confessÚ che non gli piacevano
affatto, pur non sapendo il motivo per cui continuava a
farne uso. Il ragazzo non frequentava le riunioni di
Chiesa, anche se sentiva una forte attrazione per la
nostra fede, le sue filosofie ed i suoi insegnamenti,
Anche in questo caso non seppe dirmi il motivo per cui non
partecipava alla vita della Chiesa.
Quando cominciai ad
indagare sulla sua vita, venni a conoscenza di un
disaccordo profondo tra il giovane e suo padre, un uomo
molto religioso ma alquanto rigido. Tra i due non esisteva
ormai pi˘ alcuna via di comunicazione: ognuno viveva in un
mondo proprio. Presto divenne evidente che la strategia
che questo giovane usava (in gran parte inconsciamente)
per trattare con suo padre era quella di trasgredire a
tutte le regole della loro religione comune. Il ragazzo
sapeva che il suo comportamento avrebbe ferito il padre e
dimostrato che egli era libero ed indipendente dalle sue
regole.
Essendo incapace di
trattare efficacemente con il padre e l'autorit‡ che
questi rappresentava, il giovane era vittima della
depressione, dell'alienazione e dell'abbandono, col
risultato che si era presto trovato isolato dai legami
spirituali e religiosi che egli continuava tuttavia ad
apprezzare. Egli si trovava ormai preso nel vortice di
confuse reazioni, di lealt‡ e sentimenti contrastanti. In
poche parole, il giovane riusciva appena a vivere.
Una giovane moglie,
enormemente grassa, risultÚ essere in ribellione contro il
marito. La donna odiava il suo aspetto obeso e privo di
qualsiasi grazia. Spesso aveva chiesto aiuto agli esperti
per diminuire di peso, ma, a dispetto delle pi˘ severe
diete, aveva continuato ad aumentare di peso. Era evidente
che per qualche motivo ignoto, la donna non voleva
collaborare con i dietetici, anzi, arrivÚ sino al punto di
non fare nulla per rendersi pi˘ attraente. La risposta al
dilemma emerse quando la donna rivelÚ che il marito la
rimproverava spesso per la sua grassezza e le diceva
sempre di non mangiare cosi tanto. La donna perÚ, lungi
dall'accettare i consigli del marito, si ribellava nei
suoi confronti, sino a fare della propria obesit‡ il segno
della propria indipendenza. Cosi, per fare dispetto al
marito, la donna continuava a fare di tutto per essere
poco attraente, anche se ciÚ aveva per lei delle
conseguenze negative.
"Ricalcitrar contro gli
stimoli" È la conseguenza di questa lotta contro
l'autorit‡. Queste sono proprio le parole che Ges˘ disse a
Paolo sulla via di Damasco per scuoterlo dal suo stato di
persecutore contro i primi Santi (Atti 26:14).
La persona che si
ribella danneggia se stessa per reagire contro le
punzecchiature e l'irritazione causate dall'autorit‡ che
dice no o che critica il suo comportamento. Quello che
rende spesso difficile la soluzione di questo problema e
il fatto che qualche volta la persona che si ribella
contro l'autorit‡ e dalla parte della ragione.
La persona che rifiuta
una richiesta, come ad esempio il padre che non lascia
usare la macchina al figlio, forse non si rende pienamente
conto degli altri aspetti della situazione, Questo rifiuto
richiede molto tatto e pazienza da parte di colui che non
viene compreso, oltre a molta abilit‡ per discutere i
diversi punti di vista ed arrivare ad un accordo.
Alcuni giovani imparano
a risolvere il problema dell'autorit‡, mentre altri non vi
riescono, e questo li fa diventare amareggiati,
truculenti, costantemente irritati e frustrati. Questi
sentimenti li mettono in ribellione contro la loro
religione, il loro Dio, il coniuge, i superiori e, qualche
volta, contro loro stessi. Molti giovani sono pertanto
turbati e confusi; sono individui veramente infelici.
La seconda grande
fatica che i giovani devono superare È la crisi di fiducia
in se stessi, nelle proprie capacit‡.
Nel corso di un'indagine
svolta presso l'Universit‡ dell'Utah alcuni anni fa il
novantatre per cento degli studenti ai quali era stata
posta la seguente domanda: "Ritieni di avere un complesso
d'inferiorit‡?" risposero di si, il che suggerisce che la
maggior parte delle persone sta lottando con questo
problema. L'autore di questo articolo un giorno ebbe
un'intervista con una graziosa giovane della Chiesa, poco
pi˘ che diciottenne. Questa ragazza usciva in compagnia di
un uomo assai pi˘ vecchio di lei, un ex- carcerato dedito
all'alcool, violento e maleducato. La famiglia e le amiche
arano molto turbate da questa relazione ed alle fine la
convinsero a rivolgersi ad un consulente.
Quando le chiesi se
amasse quell'uomo, la ragazza mi rispose: "Oh, no!" "Le
piace, allora?" "No, ne ho soltanto paura". Quando le
chiesi perchÈ allora continuasse ad uscire con lui, lei mi
rispose con un filo di voce: "Ma chi altri uscirebbe con
me?"
L'immagine che questa
ragazza aveva di se stessa era cosi bassa e povera che lei
riteneva di non meritare di meglio di quell'uomo. » ovvio
che se ritenete di essere una nullit‡ potete soltanto
frequentare altre nullit‡, con risultati che sono spesso
disastrosi per voi personalmente ed ancora pi˘ gravi per i
vostri figli. L'opinione che avete di voi stessi ha
un'influenza vitale sulle decisioni che prendete, sul
lavoro o la carriera che scegliete e sulla vostra abilit‡
di resistere alle tentazioni.
Alcuni studi indicano
che uno dei motivi principali per cui i giovani usano la
droga o si dedicano ad attivit‡ che possono essere nocive
per la loro salute fisica e mentale Ë che essi non possono
ignorare l'influenza esercitata dai loro simili.
Un adolescente che ho
avuto occasione di intervistare giustificÚ l'uso della
droga da parte sua, dicendo: "Ma nella Parola di Saggezza
non c c'Ë nulla che dice che l'uso della droga Ë nocivo".
Alcuni minuti dopo mi rivelÚ che frequentemente aveva
consumato delle bevande alcooliche, ed anche per questo
aveva pronta c una giustificazione.
» sempre possibile
trovare una giustificazione od una scusa per qualsiasi
azione per quanto antisociale o dannosa possa essere.
Molti giovani che si
dedicarono alla vita hippie inizialmente erano felici
quando gli altri membri di questi circoli li accettavano
cosÏ comíerano, senza muovere loro critiche o rimproveri.
I nuovi adepti potevano cosÏ portare i capelli lunghi,
indossare vestiti sporchi, non lavarsi nÈ radersi. Essi si
sentivano liberi, indipendenti e si congratulavano con
loro stessi per aver trovato la forza di ribellarsi alla
societ‡, di aver rinunciato alle remore ed alle regole
morali del mondo Giudeo e Cristiano.
Quello che questi
giovani dimenticarono Ë che la nuova vita che scelsero
offriva loro molto meno di quella che si erano lasciati
alle spalle. Lealt‡, amore, sacrificio, dovere, carit‡,
sofferenza per le persone care, erano tutte qualit‡
mancanti nella cultura hippie. Era una vita in cui il bene
supremo era rappresentato dallo stimolo dei nervi
terminali e della propria psiche interiore, una vita in
cui lo sfruttamento degli altri per fini egoistici era
cosa comune. Era una vita di schiavit˘, non di libert‡. La
loro libert‡ era soltanto un'illusione.
Sfortunatamente quegli
individui che non avevano fiducia in se stessi, che non
avevano alcun amore o rispetto di se stessi, erano quelli
pi˘ propensi ad accettare l'invito cordiale di unirsi a
questa cultura, accompagnati dalla promessa che non vi
sarebbero state critiche, che l'individuo sarebbe stato
valorizzato, che la vita non avrebbe avuto pi˘
preoccupazioni. Ma era una trappola, una morte spirituale
per molti e morte fisica per altri, come tristemente
seppero coloro che si specializzarono per curare questi
infelici.
La terza grande
fatica, o sfida, riguarda la capacit‡ di avere rapporti
felici con gli altri.
Questi rapporti
includono quelli tra genitori e figli, tra fratelli e
sorelle, tra coniugi, tra colleghi di lavoro, tra datori
di lavoro e prestatori d'opera, tra vicini di casa e tra i
membri dei diversi gruppi sociali o comunit‡.
Imparare ad andare
d'accordo con il prossimo Ë forse la cosa pi˘ importante
che possiamo fare. Imparare ad andare d'accordo significa
imparare ad amare ed a lasciarci amare. Se impariamo a
fare queste cose con efficacia, siamo in grado di nutrire
e di soddisfare praticamente tutte le nostre necessit‡
sociali ed emotive. Se non riusciamo ad intrattenere
rapporti felici con il prossimo, possiamo danneggiare il
nostro sviluppo sociale, emotivo e spirituale.
Qualche tempo fa ho
assistito al funerale di una donna meravigliosa, morta
cinque anni dopo il marito. I suoi sette figli e figlie
piansero insieme al funerale, ascoltando gli elogi che gli
oratori tessevano della defunta. Due giorni dopo questi
figli e figlie si ritrovarono in casa della madre per
decidere sulla divisione dell'eredit‡. Le due figlie
cominciarono a litigare per un vecchio divano che non
valeva pi˘ di pochi soldi. Gli insulti che si scambiarono
sfociarono in una rissa. La divisione delle cose lasciate
dalla madre aveva riaperto le amare rivalit‡ ed i cattivi
rapporti che i figli non erano riusciti a superare durante
la loro fanciullezza e giovent˘.
Un'altra donna ha un
effetto meraviglioso su tutti coloro con i quali viene in
contatto. Ella ha il particolare dono di ispirare la gente
a sforzarsi al massimo delle proprie possibilit‡ per
valorizzare i propri talenti, Tutti coloro che parlano con
lei ne riportano una grande gioia. » ovvio che questa
donna ha molti amici e tutti le vogliono bene: Ë una
persona che ha imparato ad intrattenere rapporti ideali
con il prossimo.
L'ultima fatica
riguarda la sottomissione dell'uomo naturale.
Gli psicologi qualche
volta fanno riferimento all'id, ossia alla nostra natura
impulsiva ed irrazionale. Ogni uomo Ë costretto a lottare
con questa "tigre" che si nasconde in lui. Si tratta degli
appetiti e delle passioni che fanno parte della natura
fondamentalmente istintiva e carnale dell'uomo, quali il
sesso, l'aggressivit‡, l'avidit‡ e la cupidigia e, qualche
volta, persino la dedizione all'alcool ed agli
stupefacenti.
Se queste passioni sono
vinte e controllate, la natura razionale e spirituale
dell'uomo (ego) riesce a dirigere il corso della sua
condotta. Se sono invece le passioni a dominare, l'uomo
puÚ essere distrutto e puÚ diventare causa della
distruzione delle sue relazioni familiari e delle sue
ambizioni per il futuro e la sua carriera. Questa Ë una
lotta eterna alla quale nessun uomo puÚ sfuggire.
Un ragazzo di 20 anni da
me conosciuto, dedito all'eroina, si rese conto con
dolore, quando ormai era troppo tardi, di aver perso il
suo libero arbitrio. L'unica cosa per cui voleva vivere
era quella maledetta dose di eroina, non perchÈ lo avrebbe
reso felice ma perchÈ lo avrebbe fatto sentire meno
infelice.
Le passioni carnali,
cosi meravigliose e soddisfacenti nel matrimonio, possono
distruggere e corrompere in altre sedi. Anche
l'aggressivit‡, l'ira e l'ostilit‡ possono causare
distruzioni e, in pochi brevi momenti, rovinare tutte le
opportunit‡ di successo di una vita. Eppure queste
passioni, se sono incanalate e controllate a dovere,
possono essere di aiuto negli sport, negli affari e
persino nell'arte e nella musica.
Se vogliamo compiere le
nostre fatiche, se vogliamo scalare i nostri quattro
Everest, dobbiamo essere spinti da un motivo che sia pi˘
importante di quello rappresentato dal desiderio di avere
successo.
Per essere motivati per
cosÏ tanti anni, per riuscire a trattenersi ed a
controllare i nostri impulsi onde ottenere pi˘ tardi un
premio maggiore, Ë necessario avere un impegno divino;
dobbiamo avere un obiettivo od uno scopo supremo.
Questo obiettivo per me
Ë la speranza di poter vivere un giorno in una comunit‡ di
rettitudine nella vita dopo la morte, quando l'amore e la
misericordia prevarranno. Forse l‡ potremo anche aiutare
coloro che sono caduti, le cui vite sono state distrutte
dal male che riempie il mondo, dalle lusinghe del principe
dell'oscurit‡.
Non credo che il cielo
sia un luogo felice se siamo soli. PuÚ darsi che grazie
alla forza, al coraggio ed all'autodisciplina, oltre che
alla fede ed alla carit‡, che sviluppiamo in questa vita
terrena, riusciremo a trovare la capacita di benedire
coloro che sono meno capaci, che sono stanchi, che sono
tristi, che hanno bisogno di conforto e di speranza, onde
anch'essi possano trovare la gioia.
Noi siamo i custodi dei
nostri fratelli in questa vita non meno di quanto Io
saremo nella vita a venire. |