Torna alla pagina principale
Sezioni principali
Genealogia
Il libro di Mormon
Espiazione
Credenze controverse
Critica
Dottrina
Cattolici
Testimoni di Geova
Protestanti
Avventisti
Ges
Scrittori LDS
Storia della chiesa
Altre religioni
Profezie
Scienza e religione
Simbolismo
Testimonianze
Pensieri spirituali
Site search Web search

powered by FreeFind
Altri argomenti
Informazioni sull'autore
Scherzi (non ancora disponibile)
Collegamenti
Bella Sion
LDS
Miscellanea
Mappa del sito
Contatti
Scrivete all'autore
Lista di discussione 'Santi in riunione'
Message board
Le 4 prove supreme della giovent˘

di Victor B. CLINE

Ercole, il famoso eroe greco, dovette compiere dodici imprese impossibili per Euristeo, figlio del re di Argo, Tra queste fatiche troviamo la pulizia delle stalle di Eugeo in un solo giorno, la cattura del terribile toro di Minosse e l'uccisione dell'Idra, serpente velenoso dalle nove teste. Il premio che Ercole si guadagnÚ con le sue fatiche fu l'immortalit‡ e la vita con gli dei.

Alcuni studiosi sono propensi a credere che Ercole sia realmente esistito, che fosse un nobile di Tirinto dell'epoca micenea, soggetto al Re Argo. Le sue imprese, un miscuglio di realt‡ e di fantasia, presentano alcune verit‡ psicologiche che vanno ben oltre i dettagli specifici di questa storia apocrifa. Si tratta della storia di un uomo che con grande autodisciplina, immaginazione e coraggio, riuscÏ a compiere un certo numero di imprese incredibilmente difficili per poter entrare nella versione greca del regno celeste.

Sembra che ogni epoca abbia le sue prove contro le quali ogni spirito umano mette alla prova le sue capacit‡. La nostra epoca ha le sue fatiche che per certi aspetti non sono pi˘ facili di quelle richieste ad Ercole. Sebbene le fatiche siano diverse, l'impegno e le difficolt‡ rimangono gli stessi.

Sulla scorta dei miei anni di esperienza presso il Centro Consulenza dell'Universit‡ dell'Utah, e del lavoro svolto presso enti ed organizzazioni pubbliche e private, posso dire di aver scoperto quelle fatiche che i giovani Santi degli Ultimi Giorni devono affrontare oggi, che nella mia opinione equivalgono alle fatiche che di Ercole.

Queste quattro fatiche non richiedono primariamente uno sforzo fisico, ma piuttosto grandi capacit‡ mentali; per qualche aspetto presentano difficolt‡ ancora maggiori di quelle che il leggendario Ercole dovette affrontare.

Le quattro prove che i giovani Santi degli Ultimi Giorni devono superare possono essere paragonate alla scalata di quattro Monti Everest. Qualche volta la scalata sembra quasi impossibile, ma se si raggiunge la vetta, le ricompense sono grandi, infatti non hanno prezzo. Non dimentichiamo che il semplice fatto che altri hanno effettuato tali scalate indica che anche noi possiamo farlo.


La prima fatica che ogni uomo deve superare assai presto nella vita È la lotta contro autorit‡, chiamata "conflitto con l'autorit‡".

Noi non vogliamo obbedire alle regole fissate da altri; non vogliamo che ci venga detto quello che dobbiamo fare; vogliamo fare le cose a modo nostro. Eppure, se la nostra societ‡ deve sopravvivere, dobbiamo trovare un accordo con gli altri, nel nostro stesso interesse.

Molti giovani, spinti dal loro quasi feroce desiderio di libert‡ e di indipendenza, ritengono di essere al di sopra della legge, o almeno vorrebbero esserlo. Essi sopportano mal volentieri i limiti che vengono posti al loro comportamento. Il primo confronto con l'autorit‡ avviene nella casa, dove i genitori rappresentano la tanto criticata societ‡. Dato che la famiglia rappresenta la societ‡ in miniatura, Ë all'interno di essa che hanno luogo le lunghe lotte tra le generazioni. Ogni successiva generazione si trova coinvolta nelle stesse lotte di quelle che l'hanno preceduta.

Una mattina ho intervistato un giovane Santo degli Ultimi Giorni. Nello spazio di un'ora questo giovane fumÚ un pacchetto e mezzo di sigarette. Fumava una sigaretta soltanto parzialmente prima di spegnerla e di accenderne un'altra. Sorpreso dall'espressione di disgusto che vidi sul suo volto, gli chiesi se gli piacesse tanto fumare. Il ragazzo mi rispose: "Certo che no!" Gli chiesi allora perchÈ fumasse tanto. La mia domanda Io confuse ed alla fine dovette confessare di non saperlo lui stesso. Quando gli chiesi se bevesse, mi confessÚ che consumava molte bevande alcooliche e, di nuovo, confessÚ che non gli piacevano affatto, pur non sapendo il motivo per cui continuava a farne uso. Il ragazzo non frequentava le riunioni di Chiesa, anche se sentiva una forte attrazione per la nostra fede, le sue filosofie ed i suoi insegnamenti, Anche in questo caso non seppe dirmi il motivo per cui non partecipava alla vita della Chiesa.

Quando cominciai ad indagare sulla sua vita, venni a conoscenza di un disaccordo profondo tra il giovane e suo padre, un uomo molto religioso ma alquanto rigido. Tra i due non esisteva ormai pi˘ alcuna via di comunicazione: ognuno viveva in un mondo proprio. Presto divenne evidente che la strategia che questo giovane usava (in gran parte inconsciamente) per trattare con suo padre era quella di trasgredire a tutte le regole della loro religione comune. Il ragazzo sapeva che il suo comportamento avrebbe ferito il padre e dimostrato che egli era libero ed indipendente dalle sue regole.

Essendo incapace di trattare efficacemente con il padre e l'autorit‡ che questi rappresentava, il giovane era vittima della depressione, dell'alienazione e dell'abbandono, col risultato che si era presto trovato isolato dai legami spirituali e religiosi che egli continuava tuttavia ad apprezzare. Egli si trovava ormai preso nel vortice di confuse reazioni, di lealt‡ e sentimenti contrastanti. In poche parole, il giovane riusciva appena a vivere.

Una giovane moglie, enormemente grassa, risultÚ essere in ribellione contro il marito. La donna odiava il suo aspetto obeso e privo di qualsiasi grazia. Spesso aveva chiesto aiuto agli esperti per diminuire di peso, ma, a dispetto delle pi˘ severe diete, aveva continuato ad aumentare di peso. Era evidente che per qualche motivo ignoto, la donna non voleva collaborare con i dietetici, anzi, arrivÚ sino al punto di non fare nulla per rendersi pi˘ attraente. La risposta al dilemma emerse quando la donna rivelÚ che il marito la rimproverava spesso per la sua grassezza e le diceva sempre di non mangiare cosi tanto. La donna perÚ, lungi dall'accettare i consigli del marito, si ribellava nei suoi confronti, sino a fare della propria obesit‡ il segno della propria indipendenza. Cosi, per fare dispetto al marito, la donna continuava a fare di tutto per essere poco attraente, anche se ciÚ aveva per lei delle conseguenze negative.

"Ricalcitrar contro gli stimoli" È la conseguenza di questa lotta contro l'autorit‡. Queste sono proprio le parole che Ges˘ disse a Paolo sulla via di Damasco per scuoterlo dal suo stato di persecutore contro i primi Santi (Atti 26:14).

La persona che si ribella danneggia se stessa per reagire contro le punzecchiature e l'irritazione causate dall'autorit‡ che dice no o che critica il suo comportamento. Quello che rende spesso difficile la soluzione di questo problema e il fatto che qualche volta la persona che si ribella contro l'autorit‡ e dalla parte della ragione.

La persona che rifiuta una richiesta, come ad esempio il padre che non lascia usare la macchina al figlio, forse non si rende pienamente conto degli altri aspetti della situazione, Questo rifiuto richiede molto tatto e pazienza da parte di colui che non viene compreso, oltre a molta abilit‡ per discutere i diversi punti di vista ed arrivare ad un accordo.

Alcuni giovani imparano a risolvere il problema dell'autorit‡, mentre altri non vi riescono, e questo li fa diventare amareggiati, truculenti, costantemente irritati e frustrati. Questi sentimenti li mettono in ribellione contro la loro religione, il loro Dio, il coniuge, i superiori e, qualche volta, contro loro stessi. Molti giovani sono pertanto turbati e confusi; sono individui veramente infelici.


La seconda grande fatica che i giovani devono superare È la crisi di fiducia in se stessi, nelle proprie capacit‡.

Nel corso di un'indagine svolta presso l'Universit‡ dell'Utah alcuni anni fa il novantatre per cento degli studenti ai quali era stata posta la seguente domanda: "Ritieni di avere un complesso d'inferiorit‡?" risposero di si, il che suggerisce che la maggior parte delle persone sta lottando con questo problema. L'autore di questo articolo un giorno ebbe un'intervista con una graziosa giovane della Chiesa, poco pi˘ che diciottenne. Questa ragazza usciva in compagnia di un uomo assai pi˘ vecchio di lei, un ex- carcerato dedito all'alcool, violento e maleducato. La famiglia e le amiche arano molto turbate da questa relazione ed alle fine la convinsero a rivolgersi ad un consulente.

Quando le chiesi se amasse quell'uomo, la ragazza mi rispose: "Oh, no!" "Le piace, allora?" "No, ne ho soltanto paura". Quando le chiesi perchÈ allora continuasse ad uscire con lui, lei mi rispose con un filo di voce: "Ma chi altri uscirebbe con me?"

L'immagine che questa ragazza aveva di se stessa era cosi bassa e povera che lei riteneva di non meritare di meglio di quell'uomo. » ovvio che se ritenete di essere una nullit‡ potete soltanto frequentare altre nullit‡, con risultati che sono spesso disastrosi per voi personalmente ed ancora pi˘ gravi per i vostri figli. L'opinione che avete di voi stessi ha un'influenza vitale sulle decisioni che prendete, sul lavoro o la carriera che scegliete e sulla vostra abilit‡ di resistere alle tentazioni.

Alcuni studi indicano che uno dei motivi principali per cui i giovani usano la droga o si dedicano ad attivit‡ che possono essere nocive per la loro salute fisica e mentale Ë che essi non possono ignorare l'influenza esercitata dai loro simili.

Un adolescente che ho avuto occasione di intervistare giustificÚ l'uso della droga da parte sua, dicendo: "Ma nella Parola di Saggezza non c c'Ë nulla che dice che l'uso della droga Ë nocivo". Alcuni minuti dopo mi rivelÚ che frequentemente aveva consumato delle bevande alcooliche, ed anche per questo aveva pronta c una giustificazione.

» sempre possibile trovare una giustificazione od una scusa per qualsiasi azione per quanto antisociale o dannosa possa essere.

Molti giovani che si dedicarono alla vita hippie inizialmente erano felici quando gli altri membri di questi circoli li accettavano cosÏ comíerano, senza muovere loro critiche o rimproveri. I nuovi adepti potevano cosÏ portare i capelli lunghi, indossare vestiti sporchi, non lavarsi nÈ radersi. Essi si sentivano liberi, indipendenti e si congratulavano con loro stessi per aver trovato la forza di ribellarsi alla societ‡, di aver rinunciato alle remore ed alle regole morali del mondo Giudeo e Cristiano.

Quello che questi giovani dimenticarono Ë che la nuova vita che scelsero offriva loro molto meno di quella che si erano lasciati alle spalle. Lealt‡, amore, sacrificio, dovere, carit‡, sofferenza per le persone care, erano tutte qualit‡ mancanti nella cultura hippie. Era una vita in cui il bene supremo era rappresentato dallo stimolo dei nervi terminali e della propria psiche interiore, una vita in cui lo sfruttamento degli altri per fini egoistici era cosa comune. Era una vita di schiavit˘, non di libert‡. La loro libert‡ era soltanto un'illusione.

Sfortunatamente quegli individui che non avevano fiducia in se stessi, che non avevano alcun amore o rispetto di se stessi, erano quelli pi˘ propensi ad accettare l'invito cordiale di unirsi a questa cultura, accompagnati dalla promessa che non vi sarebbero state critiche, che l'individuo sarebbe stato valorizzato, che la vita non avrebbe avuto pi˘ preoccupazioni. Ma era una trappola, una morte spirituale per molti e morte fisica per altri, come tristemente seppero coloro che si specializzarono per curare questi infelici.


La terza grande fatica, o sfida, riguarda la capacit‡ di avere rapporti felici con gli altri.

Questi rapporti includono quelli tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle, tra coniugi, tra colleghi di lavoro, tra datori di lavoro e prestatori d'opera, tra vicini di casa e tra i membri dei diversi gruppi sociali o comunit‡.

Imparare ad andare d'accordo con il prossimo Ë forse la cosa pi˘ importante che possiamo fare. Imparare ad andare d'accordo significa imparare ad amare ed a lasciarci amare. Se impariamo a fare queste cose con efficacia, siamo in grado di nutrire e di soddisfare praticamente tutte le nostre necessit‡ sociali ed emotive. Se non riusciamo ad intrattenere rapporti felici con il prossimo, possiamo danneggiare il nostro sviluppo sociale, emotivo e spirituale.

Qualche tempo fa ho assistito al funerale di una donna meravigliosa, morta cinque anni dopo il marito. I suoi sette figli e figlie piansero insieme al funerale, ascoltando gli elogi che gli oratori tessevano della defunta. Due giorni dopo questi figli e figlie si ritrovarono in casa della madre per decidere sulla divisione dell'eredit‡. Le due figlie cominciarono a litigare per un vecchio divano che non valeva pi˘ di pochi soldi. Gli insulti che si scambiarono sfociarono in una rissa. La divisione delle cose lasciate dalla madre aveva riaperto le amare rivalit‡ ed i cattivi rapporti che i figli non erano riusciti a superare durante la loro fanciullezza e giovent˘.

Un'altra donna ha un effetto meraviglioso su tutti coloro con i quali viene in contatto. Ella ha il particolare dono di ispirare la gente a sforzarsi al massimo delle proprie possibilit‡ per valorizzare i propri talenti, Tutti coloro che parlano con lei ne riportano una grande gioia. » ovvio che questa donna ha molti amici e tutti le vogliono bene: Ë una persona che ha imparato ad intrattenere rapporti ideali con il prossimo.


L'ultima fatica riguarda la sottomissione dell'uomo naturale.

Gli psicologi qualche volta fanno riferimento all'id, ossia alla nostra natura impulsiva ed irrazionale. Ogni uomo Ë costretto a lottare con questa "tigre" che si nasconde in lui. Si tratta degli appetiti e delle passioni che fanno parte della natura fondamentalmente istintiva e carnale dell'uomo, quali il sesso, l'aggressivit‡, l'avidit‡ e la cupidigia e, qualche volta, persino la dedizione all'alcool ed agli stupefacenti.

Se queste passioni sono vinte e controllate, la natura razionale e spirituale dell'uomo (ego) riesce a dirigere il corso della sua condotta. Se sono invece le passioni a dominare, l'uomo puÚ essere distrutto e puÚ diventare causa della distruzione delle sue relazioni familiari e delle sue ambizioni per il futuro e la sua carriera. Questa Ë una lotta eterna alla quale nessun uomo puÚ sfuggire.

Un ragazzo di 20 anni da me conosciuto, dedito all'eroina, si rese conto con dolore, quando ormai era troppo tardi, di aver perso il suo libero arbitrio. L'unica cosa per cui voleva vivere era quella maledetta dose di eroina, non perchÈ lo avrebbe reso felice ma perchÈ lo avrebbe fatto sentire meno infelice.

Le passioni carnali, cosi meravigliose e soddisfacenti nel matrimonio, possono distruggere e corrompere in altre sedi. Anche l'aggressivit‡, l'ira e l'ostilit‡ possono causare distruzioni e, in pochi brevi momenti, rovinare tutte le opportunit‡ di successo di una vita. Eppure queste passioni, se sono incanalate e controllate a dovere, possono essere di aiuto negli sport, negli affari e persino nell'arte e nella musica.

Se vogliamo compiere le nostre fatiche, se vogliamo scalare i nostri quattro Everest, dobbiamo essere spinti da un motivo che sia pi˘ importante di quello rappresentato dal desiderio di avere successo.

Per essere motivati per cosÏ tanti anni, per riuscire a trattenersi ed a controllare i nostri impulsi onde ottenere pi˘ tardi un premio maggiore, Ë necessario avere un impegno divino; dobbiamo avere un obiettivo od uno scopo supremo.

Questo obiettivo per me Ë la speranza di poter vivere un giorno in una comunit‡ di rettitudine nella vita dopo la morte, quando l'amore e la misericordia prevarranno. Forse l‡ potremo anche aiutare coloro che sono caduti, le cui vite sono state distrutte dal male che riempie il mondo, dalle lusinghe del principe dell'oscurit‡.

Non credo che il cielo sia un luogo felice se siamo soli. PuÚ darsi che grazie alla forza, al coraggio ed all'autodisciplina, oltre che alla fede ed alla carit‡, che sviluppiamo in questa vita terrena, riusciremo a trovare la capacita di benedire coloro che sono meno capaci, che sono stanchi, che sono tristi, che hanno bisogno di conforto e di speranza, onde anch'essi possano trovare la gioia.

Noi siamo i custodi dei nostri fratelli in questa vita non meno di quanto Io saremo nella vita a venire.

Torna a inizio pagina