La gratitudine
Alcuni secoli fa, c’era il mercato degli schiavi. Le
persone molto ricche si recavano al mercato per farne
l’acquisto.
Il valore dello schiavo veniva stabilito in base a tre
criteri fondamentali: l’et‡, la salute e la robustezza.
Tutti gli schiavi bramavano di essere acquistati da
padroni buoni e, a loro volta, si sarebbero impegnati a
servirli con umilt‡ e gratitudine.
Ad ogni loro comando
essi volevano eccellere, per farsi benvolere.
La sera, quando il loro padrone non aveva pi˘ bisogno, li
mandava a dormire, ed essi si inchinavano quattro o cinque
volte, ringraziandolo per il cibo e per il tetto datigli.
Al mattino, prima dell’alba, erano gi‡ svegli, si
preparavano ai servigi a cui il loro padrone li aveva
assegnati.
Facevano questo per due motivi fondamentali: per la
gratitudine al loro padrone e nella speranza che nella
vecchiaia non venissero rivenduti.
Ora, poniamoci una domanda: quanto grati siamo a Dio per
tutto ciÚ che abbiamo? Egli non ci ha resi schiavi, ma
liberi; Egli non ci obbliga ma ci invita.
Egli non guarda l’et‡, la salute, la robustezza. Egli ci
ama tutti.
Pur essendo il nostro Padrone, in quanto Creatore e
Donatore della nostra vita, Egli si aspetta da noi un po’
di gratitudine.
Ora, esaminiamo la nostra coscienza, e chiediamoci: "Sono
grato a Dio per tutto quello che ho? Quanto gli sono
grato? E se gli sono grato, cosa sto facendo io per Lui?"
A queste domande non saremo noi a dare una risposta, ma
sar‡ la nostra coscienza.
E so che la nostra coscienza ci accusa degli errori che
commettiamo, e ci rallegra ed elogia quando facciamo ciÚ
ch’Ë giusto.
Ricordiamoci che i padroni, quando erano malvagi,
frustavano i loro schiavi, tanto pi˘ coloro che erano
ingrati.
Ora tutti noi non abbiamo un padrone, ma un Padre, un
Padre che si prende cura di ognuno di noi, perchÈ ci ama.
La sera, quando il padrone lo mandava a dormire, lo
schiavo si inchinava quattro, cinque volte, per
ringraziarlo, pur avendo portato il peso della sua
giornata di lavoro.
Noi lo facciamo con il nostro Padre Celeste?
L’ingratitudine Ë l’unica parola che ci accusa
spietatamente, e ferisce l’anima dell’uomo.
Se siamo diventati perennemente ingrati, risvegliamo la
nostra coscienza, e siamoGli grati per tutto il bene che
ci fa.
Gli animali danno all’uomo un grande esempio: essi sono
grati ai loro padroni.
Ora, se sei ingrato, un giorno, non potrai sperare nella
gratitudine Divina, perchÈ tu non l’ha mai fatto. Egli di
sicuro ti risparmier‡ le frustate, ma sarai tu stesso a
dartele. Evitale.
Sii grato a Dio, il Padre nostro e dell’universo.
Líincredulo
Chi Ë incredulo? Chi ha riposto la
fiducia nella sua propria forza.
Líincredulit‡ Ë uno dei maggiori
peccati agli occhi di Dio, poichÈ esso non consente di
riconosce nÈ il Creatore nÈ la Sua creazione.
Egli ha due dËi, il suo ventre e le
bassezze che si trovano nel peccato. Ma una cosa egli non
sa, che la sua vita Ë come un filo di ragnatela. Al soffio
del Signore si spezzer‡.
Eí meglio dirlo ora, Signore mio e Dio
mio, pur non vedendoLo, domani al Suo cospetto sar‡ troppo
tardi.
Líincredulo costruisce la sua casa
nella futilit‡ di questa vita. Le sue speranze sono solo e
sempre ciÚ che gli ritorna al suo ventre.
Egli progetta uníinfinit‡ di cose, come
se dovesse vivere sulla terra una eternit‡. La sua
incredulit‡ non solo líafferma a se stesso, ma ha una
grande influenza su gli altri.
Quando un giorno le sue forze gli
verranno meno e sapr‡ di dover morire, dir‡ al suo cuore:
ìIo muoio, ma tu rimani quiî.
Senza il seme del Vangelo nel suo
cuore, egli cammina in una strada molto buia, e dice che
líinferno e il paradiso sono su questa terra, mentre in
realt‡ ha un inferno dentro e un altro che lo sta
aspettando.
Per lui Dio non esiste anche perchÈ non
vuole che i suoi peccati vengono messi in luce.
Quando due o tre increduli sono
insieme, si sentono padroni del mondo.
Ora ecco un consiglio di un credente:
ìNon sperare nella tua forza, essa un giorno ti verr‡
meno. Non vivere per il tuo ventre, non ti dar‡ nulla di
buono. Non mettere il tuo cuore in ciÚ che non ha alcun
valore.
Smetti di peccare e ti si accender‡ una
luce, in modo che potrai incominciare a vedere. PerchÈ
perdere un tesoro eterno? Se cíË una creazione perfetta,
cíË un Creatore perfetto, vuoi sfidarlo? Cosa puÚ fare una
pulce contro un leone?
PerchÈ un giorno quando gli dirai
Signore mio e Dio mio, Egli ti dir‡: ìPerchÈ ti sei
rifiutato di credermi? Allora desidererai non essere mai
nato, vorresti rimediare, ma Ë troppo tardi. Affrettati
ora, e sii credente.
La via
stretta e angusta
Se
viaggiamo su un autostrada, con le corsie abbastanza
larghe, dobbiamo prestare attenzione. Maggiormente quando
si viaggia su una strada stretta, a una sola corsia e a
doppio senso di circolazione.
Naturalmente, dobbiamo conoscere tutti
i segnali stradali e rispettarli. Eviteremo di procurare
il male a noi e agli altri.
Queste regole stabilite dallíuomo
funzionano perfettamente. E cosa dire delle regole divine?
La
strada stretta ed angusta su cui Ges˘ Cristo ci invita a
incamminarci, non Ë altro che una preparazione a
camminare, un giorno, su una strada pavimentata díoro,
larga e tanto bella.
Ricordiamoci che prima di avere la Sua
corona díOro, ha portato quella di spine.
PerchÈ ora dobbiamo camminare sulla
strada stretta? Prima cosa, Dio vuol vedere se noi
facciamo, e come facciamo, tutto ciÚ che Egli ci comanda.
Se Lo amiamo o ignoriamo.
Seconda cosa, solo se stipuliamo
alleanze con Lui, potremo ritornare alla Sua presenza.
PerchÈ la strada Ë stretta? PerchÈ i
desideri terreni sono contrari ai desideri dei celesti;
Dio ha dato regole e leggi da rispettare, quando noi li
ignoriamo, le leggi ci infliggono delle penalit‡.
Un Padre affettuoso ama i suoi figli
incondizionatamente, ha dato le leggi affinchÈ noi
potessimo essere felici e ritornare alla Sua presenza.
Le leggi di Dio governano líuniverso e
líuniverso si rallegra nelle leggi, cosÏ deve essere anche
per líuomo rallegrarsi nelle leggi.
Quando líuomo stabilisce le sue regole
di vita ed ignora la legge divina, si mette in condizione
di essere espulso dalle benedizioni eterne.
La strada stretta per líuomo È pentirsi
per tutti i suoi peccati, abbandonarli ed essere
purificato per mezzo del sangue dellíEccelso Signore e
Salvatore Ges˘ Cristo.
La strada stretta per líuomo non Ë
altro che una sottomissione e un profondo riconoscimento
al Suo Creatore.
La strada stretta per líuomo Ë
anteporre Dio ai suoi desideri carnali.
La strada stretta per líuomo Ë vivere e
prepararsi a vivere felicemente per tutta líeternit‡.
La strada stretta per líuomo È dare
valore e precedenza alle cose divine e tralasciare le cose
fuggevole.
La caparbiet‡ dellíuomo mette a rischio
la sua stessa vita, ponendosi signore e padrone di se
stesso, senza considerare regole e leggi stabilite.
Quando líuomo si innalza al di sopra
delle leggi, le leggi non lo proteggono anzi, a tempo
debito, per ogni trasgressione ne dovr‡ rendere conto, a
meno chÈ ci sia stato un pentimento e un abbandono totale
di quella grave trasgressione.
La strada stretta per líuomo Ë
camminare con umilt‡ e obbedienza per Colui che gli ha
dato la vita.
La strada stretta per líuomo Ë
perdonare e dimenticare.
La strada stretta per líuomo Ë
abbattere ogni orgoglio.
La strada stretta per líuomo Ë tenere
fede agli obblighi e ai patti che ha stipulato con Dio, e
perseverare tutti i giorni della sua vita.
Ora se stai viaggiando, sulla strada
larga, stai attento, poichÈ la strada Ë lunga, potresti
addormentarti, e avere uno spiacevole risveglio.
Dimenticavo di dirti: ìRicordati che
non v’Ë azione, nÈ
pensiero che a Dio sia nascostoî.
Se invece stai viaggiando sulla strada
stretta, e conosci bene la fatica del tuo viaggio, non
mormorare, vai avanti, avanti. Lo sai che sei benedetto
nella tua impresa?
Líarrivo ti permetter‡ di esultare di
gioia, avanti, avanti non guardare indietro, avanti, non
ti scoraggiare, Dio Ë con te. Non lo dimenticare. PoichÈ
le
Sue promesse sono
degne di fede. Avanti e buon viaggio.
Eí
iniziando con poco che si ottiene il molto
Fin da piccoli, tutti coloro che hanno
imparato a leggere hanno dovuto iniziare a conoscere tutte
le lettere, dalla A fino alla Z.
Ogni principio di conoscenza che ha
come base la verit‡ porta allíuomo grandi benefici.
Tutto sta nel desiderio con il quale la
persona si applica. Vogliamo costruire una casa?: dobbiamo
avere una conoscenza di come possiamo renderla stabile e
sicura.
In tutto ciÚ in cui ci applicheremo,
perÚ, ci sar‡ sempre un inizio. Una casa ha bisogno di una
base che la renda stabile a cominciare dalle fondamenta,
poi collocheremo il primo mattone e cosÏ via.
Uníenciclopedia di cinquanta volumi ha
come inizio la prima pagina. CosÏ, per salire un palazzo
di trenta piani dobbiamo iniziare dal primo gradino e, per
fare un miglio, dobbiamo fare il primo passo.
Possiamo esaminare uníinfinit‡ di
argomenti, ma tutto ha un inizio.
Parliamo di ciÚ che Ë spirituale. Se
vogliamo avere conoscenza delle cose spirituali e
accrescere la nostra spiritualit‡, bisogna anche lÏ avere
un inizio: il ìdesiderio di conoscereî.
Gli elementi che abbiamo a disposizione
sono tre. Il primo Ë la nostra coscienza, o la luce di
Cristo, che Ë in noi; il secondo i profeti, chiamati da
Dio; il terzo Lo Spirito Santo, Testatore di tutta la
verit‡.
Ma questi elementi hanno bisogno, prima
di tutto, di un terreno che sia fertile, una buona
coscienza, affinchÈ le parole dei profeti possano essere
percepite a moí di balsamo e lo Spirito Santo possa
trovare un cuore e una mente ben disponibile.
Percepire la verit‡ da tutti e tre
questi elementi che Dio ci fornisce, Ë un buon inizio per
poterci incamminare verso la crescita spirituale che
vorremmo raggiungere.
Conoscere la verit‡ non ci permette
líarrivo, ma líinizio. Sta, poi, ad ognuno di noi, dove
vuole arrivare. Secondo come mette in pratica quelle
verit‡ e quelle leggi che ha conosciuto.
Un esempio: se conosciamo il
comandamento ìnon rubareî, ma rubiamo, quale progresso
possiamo fare? Anche questo Ë un inizio, ma Ë un inizio
che ci porter‡ alla cecit‡ spirituale.
Se iniziamo il nostro progresso
spirituale e ci proponiamo di raggiungerlo, non deve
essere deviato da ciÚ che lo puÚ arrestare. Deve seguire
il suo giusto corso, poi raccoglier‡ i suoi giusti frutti,
col suo giusto premio.
Spesso pensiamo che facendo mezzo
miglio, abbiamo percorso un miglio intero. Se non lo
percorriamo tutto, non arriveremo mai; devi iniziare dal
primo passo e percorrerlo tutto.
CosÏ Ë per la crescita spirituale.
Nulla ti viene dato se tu stesso non líavrai guadagnato.
Con la tua diligenza, pazienza, nella gioia e nel dolore,
nelle afflizioni che ti renderanno forte. Tutto questo
contribuir‡ alla tua crescita spirituale.
Eí la perseveranza, insieme al tuo
desiderio, che ti permetter‡ di arrivare dove ti prefiggi.
Ma tutto questo ha solo e sempre un
inizio, un inizio che ti porter‡ a una fine meravigliosa,
la cui gioia sar‡ completa, benedirai quellíinizio in cui
ti eri proposto di incamminarti.
Questo Ë un inizio di cose
meravigliose, non perdere questa occasione, rifletti su
questi principi, non lasciarteli sfuggire e non dire: a
suo tempo si vedr‡. Il tempo Ë fuggevole e, secondo il
nostro impegno, porteremo con noi la conoscenza o
líignoranza alle cose spirituali.
A cosa serve essere dotto delle cose di
questo mondo, quando non abbiamo nessuna conoscenza di
Colui che ci ha donato la vita?
Iniziamo mettendo questo seme dentro di
noi e diverr‡ un albero di cui, un giorno, potremo gustare
i buoni frutti.
Eí
nellíumilt‡ che troviamo la forza
A volte si sente parlare dellíumilt‡ come
se la persona che ne Ë dotata fosse moralmente debole o
caratterialmente timida, o addirittura vile.
Líumilt‡ Ë la compostezza dellíanima: non
puÚ trascendere alle provocazioni, nÈ allíira, nÈ nel
pettegolezzo.
Líumilt‡ nasce dalla sottomissione al
nostro Creatore. Si erge e difende la verit‡, portandola a
moí di bandiera.
Chi Ë umile Ë pi˘ forte di diecimila
prepotenti; con la loro arroganza, non possono abbattere
la sua virt˘.
Líumile Ë irremovibile nella sua
compostezza; accusato o maltrattato, egli mette la sua
fiducia in chi lo ha reso forte.
Egli puÚ tacere o parlare, ma non
offender‡ mai nÈ chi lo ha accusato, nÈ chi lo ha
maltrattato.
Chi Ë umile, Ë la pupilla dellíocchio di
Dio. Chi puÚ mettersi contro Dio?
Dal suo viso traspare la gioia e nel suo
cuore nasconde il dolore.
Chi Ë umile Ë un testimone verace. Egli
darebbe la sua vita, piuttosto che negare la verit‡. Non
si vergogna nÈ davanti a uno, nÈ davanti a cento.
Chi Ë umile si sottomette alla volont‡ del
Suo Creatore e non sottost‡ mai al volere degli empi.
Líarma dellíumile Ë la sua fermezza.
Il Creatore invita tutti coloro che sono
stati resi liberi dalla conoscenza della verit‡ ad essere
umili, poichÈ questi sono i Suoi guerrieri; coloro che
porteranno la verit‡ a chi giace nelle tenebre.
Eí tramite líumilt‡ che possano accadere
grandi cose.
Eí tramite líumilt‡ che si trasmette lo
Spirito di Verit‡.
Eí tramite líumilt‡ che veniamo esauditi
nelle preghiere.
Chi Ë umile conosce il profumo della
verit‡, avendo allontanato la menzogna.
Líumilt‡ si acquisisce con líobbedienza;
líobbedienza si acquisisce con la volont‡, per mezzo del
libero arbitrio, dono di Dio.
Chi Ë umile non puÚ essere sedotto nÈ
dalla bellezza, nÈ dalla ricchezza e neppure dallíinganno.
Egli sa quando stanno tramando contro di
lui: lo Spirito gli rivela il pericolo.
Egli conosce e vede, sul viso del suo
prossimo, sia la cattiveria che la bont‡ ed invita
entrambi alla conoscenza della verit‡, senza fare
distinzione alcuna.
Quando due o pi˘ persone umili sono
insieme, il cuore sente una musica soave; Ë una gioia per
líanima.
PoichÈ ogni cuore umano Ë di per sÈ buono, cíË solo questo
da dire: chi si Ë fatto sedurre ed Ë stato vinto dal male,
puÚ guarire se vuole. Ges˘ rivolge ad ognuno di noi
líinvito: ìVenite a me, voi tutti che siete travagliati ed
aggravati, e io vi darÚ riposo. Prendete su voi il mio
giogo ed imparate da me, perchíio son mansueto ed umile di
cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poichÈ il
mio giogo Ë dolce e il mio carico Ë leggeroî ( Matteo
11:28 ñ 30 ).
Chi puÚ uguagliare líumilt‡ del
Salvatore?
Eí nellíumilt‡ che troviamo la Sua
forza.
Nel nome di Ges˘ Cristo. Amen.
Líinvidia
Se
la critica arresta il progresso spirituale, líinvidia Ë
una cancrena per líanima.
Chi
invidia?: chi ha la bramosia di possedere le cose di
questo mondo.
Chi Ë spirituale conosce subito gli
atteggiamenti di chi Ë invidioso. Líinvidia traspare dal
suo viso. F‡ finta di gioire del bene altrui, adulando con
un finto sorriso; in questa maniera, si trascina un
inferno dentro di lui. Vorrebbe, infatti, essere il primo
e a capo di tutti, degli altri facendo persone senza alcun
valore. Ogni benedizione che una persona riceve da Dio, Ë
per lui una spina nel cuore.
Le capacit‡ di chi invidia sono
limitate. Egli non f‡ nulla che non sia solo e sempre per
quello che ritiene il proprio bene. Pur volendo essere il
primo in ogni cosa, escogita e trama il male altrui. Ma
una cosa egli non sa:
chi puÚ sfuggire all’occhio vigile di Dio?
Chi
invidia non ha carit‡, non soccorre líindigente e il
frutto dei suoi pensieri Ë il male in ogni tempo.
Eí
líorgoglio che partorisce líinvidia. Sono due mali che, se
non sono curati con líumilt‡, sono la cancrena dellíanima.
Invidiare, poco o tanto che sia, Ë
comunque dannoso. Ma se gioiamo per ogni benedizione che
Dio, il Dispensatore di ogni bene, vuole dare ai suoi
figli, vivremo in pace con noi stessi e accanto agli
altri.
Dobbiamo
avere una fiducia tranquilla davanti a Dio. L’uomo impari
a compiere quello che a Dio Ë gradito.
Il
nostro frutto deve essere la rettitudine, per poter
acquistare saggezza e sagacit‡.
Curiamo
líinvidia con le promesse fatte da Dio, quelle eterne: i
tesori che sono in cielo, dove la ruggine non consuma;
le cose che occhio non ha vedute e
che orecchio non ha udite e che non son salite in cuor
díuomo e che Dio ha preparate per coloro che líamano.
Come dice líapostolo Paolo, Ë lÏ che
dobbiamo mettere il nostro cuore, Ë lÏ che troveremo il
nostro tesoro.
PoichÈ il ricco sar‡ giudicato anche in
base alle sue ricchezze, il povero in base alla sua
povert‡ e líinvidioso per aver accusato Dio, il
Dispensatore di ogni bene.
Il mio migliore Amico
Il mio migliore amico si cura di me.
Egli non mi invidia, ma mi elogia. Mi difende davanti ad
uno e davanti a cento, perchÈ Ë il mio migliore amico. Non
mi ama per quello che posso essere, ma per quello che
sono.
E’ il primo a soccorrermi senza fini propri: non Ë doppio
di animo, ma leale onesto e sincero. Ecco perchÈ Ë il mio
migliore amico.
I suoi consigli sono un balsamo per la mia anima. Egli
parla sempre per ultimo e mi ascolta attentamente. Odia
ricevere regali, ma ama l’amicizia. Egli condivide con me
il suo tempo, senza mai stancarsi.
Dalla sua bocca non sono mai uscite parole volgari: ecco
perchÈ Ë il mio migliore amico.
Se lo cerco, mi dice: "Eccomi", ed Ë pronto ad aiutarmi.
Si rallegra quando mi rallegro, piange quando piango.
Egli non pensa mai male di me, perchÈ sa che Ë il mio
migliore amico.
Chi trova un amico, come il mio, trova un vero tesoro.
La tua battaglia
Se tu pensi di dover vincere senza combattere, hai gi‡
perso.
La tua lotta sta nel rafforzare le tue debolezze.
A che serve aver combattuto e vinto ieri, se oggi hai
perso?
Ogni battaglia vinta ti da forza, onore e virt˘. Le
battaglie le vincerai, se tu hai la volont‡. Di vincerle.
Al primo abbattimento hai gi‡ perso, e se speri di rifarti
al prossimo scontro, sappi che porti con te le ferite
delle tue sconfitte: perciÚ cerca di vincere tutte le tue
battaglie: aggiungi alla vittoria di ieri anche quella di
oggi e preparati per domani.
Sappi che, se vorrai vincere domani, dovrai mettere pi˘
forza di quanta ne hai messa oggi. Tutta la tua vita sar‡
una battaglia, puÚ essere una vittoria o una sconfitta.
Se vinci, potrai reclamare un premio; ma, se perdi, cosa
potrai pretendere?
Ogni fatica merita un premio e ogni premio ti viene dato
da colui al quale avrai servito.
Sappi, dunque, che, se tu hai vinto, tutte le battaglie
non le hai vinte da solo, ma con l’aiuto di Colui che Ë
pi˘ forte di tutti.
Tu hai vinto solo perchÈ avevi volont‡ di combattere.
Il Grande Spettatore
Tutti noi che viviamo su questa terra siamo degli attori.
Ogni nostra parte viene ripresa dalla pellicola della
vita, che riprodurr‡, oltre alle parole e alle azioni,
anche i nostri pensieri.
Che ci piaccia o no, un giorno ci guarderemo il film della
nostra vita insieme al Grande Spettatore.
Ognuno di noi vorr‡ vedere la sua parte recitata nel modo
migliore; ma la pellicola della vita riprodurr‡ ciÚ che
noi attori abbiamo operato.
Se ci accorgeremo di essere stati dei pessimi attori,
avremo una pessima ricompensa; ma se ci saremo sforzati di
imitare il Grande Attore (Ges˘ Cristo), il Grande
Spettatore (il Padre Celeste) ci dir‡ che ha accettato la
nostra parte.
Il Padre Celeste ha fatto tutto quanto Ë possibile, per
fare avverare la vita eterna dell’uomo, mandando il Suo
Beneamato Figliuolo Ges˘ Cristo.
Ges˘ Cristo ha fatto tutto quello che noi non eravamo in
grado di fare, affinchÈ la vita eterna, potesse
realizzarsi per l’uomo.
Ora noi dobbiamo fare tutto quello che Loro ci comandano
ed Ë in nostro potere, affinchÈ la vita eterna possa
realizzarsi.
Dunque, comandiamo alla nostra ragione di interpretare
bene la nostra parte, prima che la pellicola della vita
giunga al termine.
La donna
Il pi˘ bel dono che Dio ha fatto all’uomo Ë la donna.
Ella Ë un grande aiuto per lui, ha una miriadi di talenti,
rallegra il cuore del marito, lo rende sicuro.
Si dice che la donna sia il vaso pi˘ debole, ma Ë ella che
rende forte il marito. Tutti gli uomini sono nati dal
grembo di una donna: quale grande rispetto merita
dall’uomo!
Fin dalla sua giovinezza va alla ricerca di un uomo che la
renda felice e la sostenga; Ë pronta a fargli da madre e
moglie.
Nessuna donna sarebbe infedele, se il marito l’amasse,
rispettasse e onorasse.
Ella Ë pronta a scalare le montagne con il marito nel bene
e nel male.
La donna adempie il piano di Dio, mette al mondo i Suoi
figli e li cura teneramente: di notte, quand’anche la sua
mente dorma. il suo cuore veglia su di loro.
Sarebbe felicissima se il marito le dicesse: "Vedi, tra
tutte le donne sono orgoglioso di aver scelto te".
Ogni donna virtuosa merita una corona. Non guardare solo
la bellezza esteriore della donna, ma quella interiore.
La donna merita tutto il bene dal marito: chi tradisce la
moglie tradisce se stesso.
Il marito Ë il pilastro della famiglia, la moglie le sue
fandamenta.
La donna non Ë la serva dell’uomo, ma il suo sostegno.
L’uomo non deve dominare sulla donna. come se
rappresentasse solo un oggetto di piacere: ricorda che Ë
una perla di gran valore!
Ogni uomo badi a non far piangere la donna, perchÈ Dio
conta le sue lacrime.
Oh uomo, non guardare le imperfezioni della donna, perchÈ
tu ne puoi avere di pi˘. Non puoi contare tutti i benefici
che hai ricevuto dalla donna, per farti diventare un uomo.
Tutte le donne, dunque, sono da ammirare, rispettare e
onorare.
La gloria dell’uomo Ë la donna.
Torno a casa
Un uomo ricco aveva tre figli maschi.
Un giorno chiesero al padre di volersi recare in un altro
Stato, per fare la loro esperienza e accrescere cosÏ i
loro talenti.
Il padre, nel sentire ciÚ, rimase dispiaciuto ma,
pensandoci, sapeva che la loro richiesta era giusta.
Fissarono la data di partenza. Arrivato il fatidico
giorno, il padre li chiamÚ e disse loro: "Io vi amo e mi
duole questa vostra partenza, ma ciÚ che vi chiedo Ë che
voi mi facciate avere vostre notizie: come state, dove
siete e cosa fate. Se poi avete necessit‡ di aiuto,
ditemelo, io non esiterÚ a provvedere a ciÚ che vi
necessita".
Poi li baciÚ, li abbracciÚ e pianse. Ancora una volta
disse loro: "Ricordatevi di tutto ciÚ che io desidero da
voi".
I tre fratelli partirono per un altro Stato ed ognuno di
loro si fermÚ in una citt‡ diversa.
Il primo trovÚ difficolt‡ ad inserirsi ma si ricordÚ delle
parole di suo padre: "Se poi avete necessit‡ di aiuto,
ditemelo, io non esiterÚ a provvedere a ciÚ che vi
necessita". CosÏ si mise in contatto con suo padre, il
quale non esitÚ ad aiutarlo.
Da allora non si fece pi˘ sentire. Il padre soffriva, non
sapendo pi˘ nulla di questo suo figliuolo; pensava che gli
fosse capitato qualcosa di grave.
Il secondo figlio ebbe la fortuna di realizzare ciÚ che si
era proposto di fare, e tutto gli andÚ splendidamente. Ma
non diede mai notizie al padre di come stesse e cosa
facesse.
Il padre soffriva pure per questo suo secondo figliuolo.
Il terzo figlio, dal giorno in cui arrivÚ nella citt‡
prestabilita, non esitava a comunicare con il padre. Anche
egli ebbe la fortuna di realizzarsi e prosperare.
Dopo diversi anni in quello Stato emanarono un decreto:
tutti gli stranieri dovevano partire e lasciare i loro
averi.
Il primo figlio disse: "Con quale coraggio io posso
presentarmi a mio padre. prima di partire, egli mi disse
di dargli mie notizie. Mi ha aiutato nel momento in cui
avevo bisogno, ma poi mi sono dimenticato di lui. Come
posso guardare il suo viso?!".
Il secondo disse: Io non ho mai dato notizie a mio padre.
Ho ancora nella mia mente le sue parole: "Io vi amo e mi
duole questa vostra partenza, ma ciÚ che vi chiedo Ë che
voi mi facciate avere vostre notizie: come state, dove
siete e cosa fate: Se poi avete necessit‡ di aiuto,
ditemelo, io non esiterÚ a provvedere a ciÚ che vi
necessita". No, non posso presentarmi al suo cospetto, mi
vergogno.
Il terzo figlio disse: "Io ho fatto la mia esperienza, ho
accresciuto i miei talenti, ho sempre comunicato con il
padre mio. Che gioia sar‡ per me riabbracciarlo! sono
felicissimo di "tornare a casa".
Quanti di noi hanno sempre comunicano con il Padre
Celeste? Quanti di noi hanno ricevuto il Suo aiuto e poi
si sono dimenticati di Lui? Quanti di noi possono dire:
"Che gioia sar‡ per me riabbracciarLo, poterLo guardare
negli occhi e gioire della Sua presenza". Sono felice di
"tornare a casa".
Questi pensieri spirituali sono stati
inviati da Francesco Genovese.


