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Estratti dalla storia di Joseph Smith, il profeta.

Per via dei numerosi rapporti messi in circolazione da persone male intenzionate per cio' che concerne la fondazione ed il progresso della chiesa di Gesu' Cristo dei santi degli ultimi giorni, rapporti preparati tutti dai loro autori allo scopo di combattere contro la Chiesa come tale e contro il suo progresso nel mondo, sono stato indotto a scrivere questa storia per illuminare l'opinione pubblica e per porre tutti quelli che cercano la verita' in possesso di fatti, tali quali sono avvenuti, sia per quanto riguarda me o la Chiesa, per quanto abbia tali fatti in mio possesso.

In questa storia esporro' in verita' e giustizia i vari eventi concernenti questa chiesa, come sono accaduti o come esistono ora, nell'ottavo anno dall'organizzazione di detta chiesa.

Io nacqui nell'anno del Signore 1805, il 23 Dicembre, nel comune di Sharon, Contea di Wibdsor, stato del Vermount. Mio padre, Joseph Smith sr. lascio' lo stato del Vermont e si trasferi' a Palmyra, contea di Ontario (oggi Wayne), nello stato di New York, quande io ero press'a poco nel mio decimo anno. Circa 4 anni dopo l'arrivo a Palmyra, mio pare si traferi' con la sua famiglia a Manchester, nella stessa Contea di Ontario. La sua famiglia consisteva di 11 anime, vale a dire mio padre, Joseph Smith, mia madre Lucy Mack Smith, mio fratello Alvin (che mori' il 19 Novembre 1824 nel suo 27 anno d'eta', Hyrum, io stesso, Samuel Harrison, William,Don Carlos e le mie sorelle Sophronia, Catherine e Lucy.

Nel corso del secondo anno dopo il nostro trasferimento a Manchester, nel luogo ove vivevamo vi fu un'insolita agitazione a proposito della religione. Furono i Metodisti che iniziarono il movimento, ma esso divenne presto generale fra tutte le sette in quella regione. In realta', tutta la regione ne sembro' affetta, e grandi moltitudini si unirono alle diverse comunita' religiose che crearono non poco subbuglio e non poca divisione fra il popolo, gli uni gridando: Vedete qui! ed altri: Vedete La'! Gli uni lottavano per la fede metodista ed altri ancora per i battisti, altri per i presbiteriani.

Poiche', nonostante il grande amore che i convertiti a queste diverse fedi esprimevano al tempo della loro conversione, e il grande zelo manifestato dal loro rispettivo clero, che era attivo nel creare e nel promuovere questa scena straordinaria di sentimento religioso al fine di convertire ognuno, come si compiacevano di affermare, qualunque fosse la setta alla quale si unissero, pero' appena i convertiti cominciarono ad affiliarsi, gli uni ad un partito, gli altri ad un altro, si pote' constatare che i buoni sentimenti tanto dei ministri che dei convertiti, erano piu' apparenti che reali; poiche' ne segui' una scena di grande confusione e di aniimosita', ministro lottava contro ministro, e convertito contro convertito; cosicche' tutti i loro buoni sentimenti reciproci, se mai ve ne furono, rimasero interamente sommersi da una querela di parole e da una discussione di opinioni.

A quel tempo io ero nel mio 15 anno. La famiglia di mio padre si affilio' alla comunita' presbiteriana, e 4 di essi si unirono a quella chiesa, cioe', mia madre Lucy, i miei fratelli Hyrum e Samuel Harrison e mia sorella Sophronia. Durante questo periodo di grande agitazione, la mia mente fu indotta a serie riflessioni e fu provata da una grande inquietitudine; ma benche' i miei sentimenti fossero profondi e spesso pungenti mi tenni tuttavia in disparte da tutti questi partiti, benche' assistessi alle loro numerose riunioni, ogni volta che l'occasione me lo permetteva; con l'andar del tempo, la mia mente pende' piuttosto verso la comunita' Metodista, ed io provai qualche desiderio di unirmi a loro; ma cosi' grandi erano la confusione e la lotta fra le diverse confessioni, che era impossibile, per una persona giovane come me e cosi' inesperta di uomini e di cose, di giungere ad una sicura conclusione su chi avesse ragione e chi avesse torto.

La mia mente era talvolta eccitatissima, talmente le grida e il tumulto erano grandi e incessanti.. I presbiteriani erano i piu' accaniti avversari dei battisti e dei metodisti, ed usavano tutti i poteri sia del ragionamento che della sofistica per dimostrare i loro errori, o almeno per far credere al popolo che essi erano nell'errore. D'altro canto, i battisti ed i metodisti a loro volta erano ugualmente zelanti nello sforzo di far prevalere i propri principi e di dimostrare la falsita' di tutti gli altri.

In mezzo a questa guerra di parole ed a questo tumulto di opinioni, io mi chiedevo spesso: Che si deve fare? Quale di tutti questi partiti aveva ragione? O sono tutti quanti nell'errore? E se uno di essi e' giusto, qual'e' e come saperlo?

Mentre ero travagliato dalle estreme difficolta' causate dal conflitto di questi partiti religiosi, stavo un giorno leggendo l'Epistola di Giacomo, primo capitolo versetto quinto, che dice: "Se alcuno di voi manca di sapienza, la chiegga a Dio che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare, e gli sara' donata.

Giammai alcun paso delle scritture non penetro' con piu' potenza nel cuore di un uomo, che questo non penetrasse allora nel mio. Sembrava penetrare con grande forza in ogni sentimento del mio cuore. Vi riflettevo continuamente, ben sapendo che se qualcuno aveva bisogno di sapienza da Dio, quello ero io, poiche' non sapevo come agire, e a meno di ottenere maggior sapienza che non avessi allora, non lo avrei mai saputo; poiche' gli insegnanti di religione delle diverse sette interpretavano gli stesi passi delle scritture in modo cosi' differente, che distruggevano ogni fiducia di appianare la questione con un appello alla Bibbia.,

Alla fine giunsi alla conclusione che dovevo o rimanere nelle tenebre e nella confusione o altrimenti avrei dovuto fare come insegna Giacomo, cioe' chiedere a Dio. Infine giunsi alla determinazione di "chiedere a Dio", concludendo che se Egli dava la sapienza a coloro che ne mancavano, e che dava liberamente senza rinfacciare, potevo tentare.

Cosi' in accordo a questa mia determinazione di chiedere a Dio, mi ritirai nei boschi per fare il tentativo. Era il Mattino di una bella giornata del 1820 all'inizio della primavera. Era la prima volta in vita mia che facevo un simile tentativo, poiche', in mezzo a tutte le mie ansieta', non avevo mai provato di pregare ad alta voce.

Dopo che mi fui ritirato nel luogo dove avevo precedentemente risoluto di recarmi, essendomi guardato attorno e trovandomi solo, mi inginocchiai e cominciai ad aprire i DESIDERI DEL MIO CUORE A DIO. Lo avevo appena fatto, che fui immediatamente sopraffatto da un certo potere che mi immobilizzo' completamento ed ebbe su di me un effetto cosi' sorprendente DA LEGARE LA MIA LINGUA  , tanto che non potevo piu' parlare. Folte tenebre si addensarono attorno a me, e mi sembro per un momento che fossi condannato ad una improvvisa distruzione. Ma, facendo tutti i miei sforzi per invocare Iddio di liberarmi dal potere di questo nemico che mi aveva afferrato, e nel momento stesso in cui ero pronto a sprofondare nella disperazione ed ad abbandonarmi alla distruzione, non ad una rovina immaginaria, ma al potere di qualche essere reale del mondo invisibile, che aveva un potere cosi' prodigiosi come mai prima lo avevo sentito in nessun essere, proprio in questo istante di grande allarme, vidi esattamente sopra la mia testa una colonna di luce, piu' brillante del sole, che discese gradualmente fino a che cadde su di me. Era appena apparsa, che mi trovai liberato dal nemico che mi teneva legato. Quando la luce si fermo' su di me, io vidi 2 personaggi il cui splendore e la cui gloria sfidano ogni descrizione, ritti su di me, a mezz'aria. Uno di essi mi parlo', chiamandomi per nome e disse indicando l'altro: Questo e' il mio beneamato Figliolo ascoltalo!"

Il mio scopo, nell'andare a chiedere al Signore, era di conoscere quale di tutte le sette fosse quella giusta, per sapere a quale dovevo unirmi. Non appena dunque ripreso abbastanza possesso di me stesso per poter parlare, chiesi ai Personaggi che stavano sopra di me nella luce quale di tutte le sette fosse nella verita' ed a quale dovevo unirmi. Mi fu risposto che non dovevo unirmi ad alcuna di esse, poiche' erano tutte nell'errore; e il Personaggio che si rivolse a me disse che tutte le loro professioni di fede erano un'abominazione ai suoi occhi; che quei maestri erano tutti corrotti; che " essi si avvicinavano a me con le loro labbra ma i loro cuori sono lungi da me; poiche' insegnano per dottrine i comandamenti degli uomini ed hanno una forma di religiosita', ma ne rinnegano la potenza.

Mi proibi' nuovamente di unrimi ad alcuna di esse e molte altre cose aggiunse che non posso scrivere a questo tempo. Quando rinvenni mi trovai steso sulla schiena, rivolto verso il cielo. Quando la luce scomparve, non avevo alcuna forza; ma, riavutomi presto in parte, ritornai a casa. E mentre mi appoggiavo al camino, mia madre mi chiese che cosa c'era. Risposi:" Non e' nulla; va tutto bene; ora sto abbastanza bene." Dissi poi a mia madre:" Ho appreso da me stesso che la fede dei presbiteriani non e' quella giusta." L'avversario deve aver saputo sin dai primi anni della mia vita che io ero destinato a scuotere e a minacciare il suo regno, altrimenti perche' l'opposizione e la persecuzione si sarebbero accanite su di me fin dall'infanzia?

Alcuni giorni dopo aver avuto questa visione, mi trovai in compagnia di uno dei predicatori metodisti che era assai attivo nella precitata agitazione religiosa; e conversando con lui di religione, colsi l'occasione per fargli un racconto della visione che avevo avuta. Fui grandemente sorpreso dal suo atteggiamento; egli tratto la mia comunicazione non solo con leggerezza, ma con grande disprezzo, dicendo che era tutta opera del Diavolo, che ai nostri giorni non v'erano piu' visioni o rivelazioni, che tutte queste cose erano cessate cogli apostoli, e che non ve ne sarebbero mai piu' state. Trovai presto pero', che il mio racconto aveva destato molta ostilita' contro di me fra i ministri di religione e cio' fu causa di una grande persecuzione che continuo' ad accrescersi; e benche' fossi un ragazzo sconosciuto, di appena 14 anni, la cui posizione nella vita era quella di un fanciullo senza importanza nel mondo, pure uomini di alto ceto mi giudicarono abbastanza importante da eccitare contro di me l'opinione pubblica e provocare un'accanita persecuzione; e cio' fra tutte le sette; tutte si unirono per perseguitarmi.

Cio' mi fece riflettere assai sia allora che in seguito, quanto fosse strano che un fanciullo ignoto, di poco piu' di 14 anni, condannato per necessita' a procacciarsi una magra esistenza col suo lavoro quotidiano, fosse ritenuto tanto importante da attirare l'attenzione dei grandi delle sette piu' popolari del giorno, destando in loro uno spirito, di acuta persecuzione e calunnia. Ma, strano o no, cosi' era e mi fu spesso causa di grande tristezza.

Ciononostante, che io avesi avuto una visione era un fatto sicuro. da allora ho pensato spesso che dovevo sentirmi pres'a poco come Paolo, quando si difese dinanzi al re Agrippa e gli racconto' la visione che aveva avuta, quando vide una luce e udi' una voce; ma anche a lui ben pochi credettero; gli uni lo dicevano disonesto, gli altri pretendevano che fosse pazzo; e fu motteggiato ed oltraggiato. Ma tutto cio' non distrusse la realta' della sua visione. Egli aveva avuto una visione; egli sapeva di averla avuta, e tutte le persecuzioni sotto il cielo non potevano farci nulla; e benche' lo perseguitassero fino alla morte, tuttavia egli sapeva, ed avrebbe saputo fino al suo ultimo respiro, di aver visto una luce e udito una voce che gli parlava, ed il mondo intero non poteva fargli pensare o credere altrimenti. Era lo stesso per me. Avevo proprio veduto una luce, e nel mezzo di quella luce, avevo visto 2 Personaggi; ed essi mi avevano realmente parlato; e benche' fossi odiato e perseguitato per aver detto di aver avuto una visione, pure era vero; e mentre essi mi perseguitavano mi oltraggiavano e dicevano falsamente ogni sorta di male contro di me perche' dicevo questo, ero indotto a chiedermi in cuor mio: Perche' perseguitarmi per aver detto la verita'? Ho realmente avuto una visione, e chi sono io per resistere a Dio? e perche' il mondo pensa di farmi negare cio' che ho visto realmente? poiche' io avevo avuto una visione; io lo sapevo e sapevo che Dio lo sapeva; non potevo negarlo, ne' avrei osato farlo; almeno sapevo che cio' facendo avrei offeso Dio, e sarei stato condannato.

In quanto alle comunita' religiose ero oramai soddisfatto, non avrei dovuto unirmi ad alcuna di esse, ma continuare come ero, fino a che avessi ricevuto nuove direttive. Avevo trovato che la testimonianza di Giacomo, era vera, che chi manca di sapienza poteva chiederla a Dio e ricevere risposta, e senza rimprovero.

Continuai con le mie occupazioni ordinarie fino al 21 settembre 1823, seguitando a soffrire severe persecuzioni da parte di ogni categoria di persone, sia religiose chenon religiose, perche' persistevo nell'affermare che avevo avuto una visione. Fra l'epoca della mia visione e l'anno 1823 essendomi stato proibito di unirmi ad alcuna delle sette religiose del tempo, ed essendo ancora assai giovane e perseguitato da coloro che avrebbero dovuto essere miei amici e trattarmi con bonta' e se pensavano che fossi stato sedotto avrebbero dovuto cercare di ricondurmi a loro in modo adeguato ed affettuoso, fui abbandonato ad ogni sorta di tentazioni; e mischiandomi con gni genere di compagnia, caddi frequentemente in molti folli errori e detti adito alle debolezze della giovinezza e alla fragilita' della natura umana, le quali, mi rattrista confessarlo, mi indussero in diverse tentazioni offensive agli occhi di Dio. Se faccio questa confessione, niuno dovra' supporre ch'io fossi colpevole di peccati gravi o di azioni maligne. Una disposizione a commettere azioni simili non fu mai nella mia indole. Ma fui colpevole di leggerezza, e talvolta mi associai con compagnie allegre, ecc, il che non si addiceva al carattere di chi, come me era stato chiamato da Dio. Ma cio' non parra' molto strano a chi si ricordi della mia gioventu' e conosca il mio temperamento naturalmente allegro.

In conseguenza, mi sentivo spesso condannato per la mia debolezza e per le mie imperfezioni, ma la sera del precitato 21 settembre, dopo, che mi fui ritirato per la notte, mi misi a pregare ed a supplicare il Dio Onnipotente per ottenere il perdono dei miei peccati e delle mie follie, ed anche una Sua manifestazione, affinche' potessi conoscere il mio stato e la mia posizione dinanzi a Lui; poiche' avevo piena fiducia di ottenere una manifestazione divina, come ne avevo gia' avute in precedenza. Mentre ero cosi' intento ad invocare Iddio, mi avvidi di una luce che apparve nella mia stanza e che continuo' ad aumentare fino a che la camera fu piu' luminosa che a mezzogiorno; e d'un tratto, un personaggio apparve al mio capezzale, stando sospeso a mezz'aria, poiche' i suoi piedi non toccavano terra. Aveva una veste ampia del candore piu' squisito. Era un candore che sorpassa ogni bianchezza che avevo visto sulla terra, ne credo che alcunche' di terrestre possa mai apparire cosi' straordinariamente bianco e brillante. Le sue mani erano nude, come pure le sue braccia, un po' al disopra del polso; cosi' pure erano i suoi piedi, e le gambe, un po' al di spora delle caviglie. La sua testa e il suo collo erano pure scoperti. Potei rendermi conto che egli non aveva altro abito che questa veste, poiche essa era aperta si che potevo vedere il suo petto. Non soltanto la sua vetse era straordinariamente bianca, ma tutta la sua persona era gloriosa oltre ogni descrizione, e il suo viso veramente lucente come il lampo. La stanza era straordinariamnete illuminata ma non tanto quanto imeediatamente attorno alla sua persona. Quando in prima lo vidi, fui spaventato, ma tosto il timore mi lascio'. Mi chiamo' per nome e mi disse che era un messaggero inviatomi dalla presenza di Dio, e che il suo nome era Moroni; che Iddio aveva un'opera da farmi compiere, e che il mio nome sarebbe stato conosciuto in bene ed in male fra tutte le nazioni, razze e lingue, e che ne sarebbe parlato bene e male fra tutti i popoli.

Disse che esisteva un libro scritto su tavole d'oro e contenente la storia dei primi abitanti di questo continente e della loro origine. Disse pure che in esso era contenuta la pienezza del Vangelo eterno, quale era stata data dal Salvatore a quegli antichi abitanti. Disse pure che vi erano 2 pietre unite da archi d'argento, e che queste pietre, fissate ad un pettorale, costituivano cio' che e' chiamato l'Urim ed il Thumim, e che esse si trovano insieme alle tavole; ed il possesso e l'uso di queste pietre era cio' che costituiva i "veggenti" nei tempi antichi, e che Iddio le aveva preparate per tradurre il libro. Dopo avermi detto queste cose. egli continuo' a citarmi le profezie dell'Antico Testamento. Cito' dapprima una parte del 3 capitolo di Malachia; e cito' pure il quarto o l'ultimo della stessa profezia, benche' in modo leggermente diverso dalle parole della nostra Bibbia. Invece di citare il primo verso come e' nei nostri libri, egli lo cito' cosi':

"Poiche' ecco, il giorno viene che ardera' come un forno, e tutti i superbi, si tutti quelli che agiscono malvagiamente, saranno come stoppia, poiche' quelli che verranno li bruceranno, dice il Signore degli eserciti, talche' non sara' loro lasciato ne radice ne ramo.

Ed ancora egli cito' il quinto verso cosi':

Ecco, io vi rivelero' il sacerdozio, dalla mano di Elia, il profeta, prima della venuta del grande e terribile giorno del Signore.

Cito' pure il verso seguente diversamente:

"Ed egli piantera' nel cuore dei figli le promesse fatte ai padri e il cuore dei figli si volgera' ai loro padri. Se non fosse cosi', tutta la terra intera sarebbe totalemnte distrutta alla sua venuta."

Cito' oltre a cio' l'undicesimo capitolo di Isai, dicendo che stava per adempiersi. Cito' pure il terzo capitolo degli Atti, versi 22 e 23, precisamente come sono scritti nel nostro Nuovo Testamento. Disse che quel profeta era il Cristo, ma che non era ancora venuto il giorno in cui coloro che non avessero voluto ascoltare la sua voce sarebbero stati esclusi d'infra il suo popolo, ma che sarebbe venuto presto.

Cito' pure il secondo capitolo di Gioele dal ventottesimo verso fino all'ultimo. Disse pure che non era ancora adempiuto, ma che lo sarebbe presto. E dichiaro' per di piu' che la pienezza dei Gentili si sarebbe compiuta presto. Cito' molti altri passi delle Scritture e dette molte spiegazioni che non possono essere menzionate qui. Inoltre mi disse che quando avrei ottenuto quelle tavole di cui si era parlato, poiche' non era ancora giunto il momento in cui esse mi sarebbero state consegnate, non le avrei dovute mostrare a nessuno, e neppure il pettorale con l'Urim ed il Thumim, salvo a coloro a cui avrei ricevuto l'ordine di mostrarle; altrimenti sarei stato distrutto. mentre egli conversava meco cosi' in merito alle tavole, la visione si aperse alla mia mente, in modo che potei vedere il luogo ove le tavole erano depositate, e  cio' cosi' chiaramente e distintamente che riconobbi il luogo quando lo visitai.

Dopo questa comunicazione, vidi che la luce che riempiva la camera cominciava a raccogliersi immediatamente attorno alla persona di colui che mi aveva parlato, e continuo' ad avvicinarsi a lui, finche' la stanza fu di nuovo lasciata nell'oscurita', salvo attorno a lui; quando d'un subito vidi come un condotto aprirsi verso il cielo, ed egli vi ascese finche' scomparve completamente e la camera rimase come era prima che apparisse quella luce celeste.

Stavo coricato, meditando sulla singolarita' della scena, e grandemente meravigliato di quanto mi era stato detto da questo straordinario messaggero, quando, nel mezzo della mia meditazione, scoprii' subitamente che la mia camera si andava illuminando di nuovo, e in un istante lo stesso messaggero celeste fu di nuovo presso il mio letto.

Egli comincio' a ripetere le cose dette alla sua prima visita, senza la minima variazione; dopodiche', mi informo' di grandi giudizi che avrebbero colpito la terra causando grandi desolazioni per carestia, spada e pestilenza; e questi terribili giudizi avrebbero colpito la terra in questa generazione. Dopo aver riferito queste cose, egli ascese di nuovo al cielo, come aveva fatto prima.

Dopo di cio' la mia mente fu cosi' profondamente impressionata da farmi perdere il sonno, e giacqui sopraffatto dalla meraviglia di quanto avevo veduto ed udito. ma quale non fu la mia sorpresa quando vidi di nuovo lo stesso messaggero al mio capezzale, e lo uddi ripresentarmi le stesse cose di prima; mi mise in guardia, dicendo che satana avrebbe cercato di tentarmi ( per via delle modeste risorse della famiglia di mio padre) ad ottenere le tavole allo scopo di arricchirmi. Questo egli mi proibi', dicendo che non dovevo avere nessun altro scopo in vista nell'ottenere le tavole che la gloria di Dio, e che non dovevo essere influenzato da nessun altro motivo che quello di edificare il Suo Regno; altrimenti non avrei potute ottenerle.

Dopo questa terza visita, egli ascese di nuovo al cielo come prima e fui di nuovo lasciato a meditare sulla stranezza di quanto avevo appena sopravvissuto; quando quasi immediatamente dopo che il messaggero celeste fu asceso da me per la terza volta, il gallo canto' ed io scopersi che il giorno si avvicinava, cosicche i nostri colloqui devono aver occupato interamente quella notte.

Poco dopo mi alzai dal letto come al solito e mi recai alle occupazioni giornaliere; ma quando provai di lavorare come al solito, trovai che le mie forze erano cosi' esauste, da rendermi completamente inatto al lavoro. Mio padre, che lavorava con me. si accorse che qualcosa non andava e mi invito' a rientrare a casa, ma quando volli scavalcare il recinto del campo dove ci trovavamo, le forze mi vennero meno completamente e caddi impotente a terra, e per un momento fui completamente privo di conoscenza.

La prima cosa di cui posso rammentarmi fu una voce che mi parlava, chiamandomi per nome. Guardai in alto e vidi lo stesso messaggero ritto al disopra della mia testa, circondato dalla luce come prima. Mi riferi' di nuovo tutto quanto mi aveva detto la notte precedente e mi ordino' di andare da mio padre e di raccontargli la visione e i comandamenti che avevo ricevuto. Obbedii; ritornai presso mio padre nel campo e gli ripetei tutto. Egli mi rispose che cio' veniva da dio, e mi disse di fare come mi era stato ordinato dal messaggero.Lasciai il campo e mi recai nel luogo in cui il messaggero mi aveva detto che le tavole  erano depositatet; e grazie alla chiarezza della visione che avevo avuta a loro riguardo, riconobbi il posto all'istante stesso in cui vi arrivai.

In prossimita' del villaggio di Manchester, Contea Ontario, New York, si trova una collina di dimensioni considerevoli, la piu' elevata di tutte quelle della contrada. Sul lato occidentale di questa collina, non lungi dal vertice, sotto una pianta di grandezza rispettabile, giacevano le tavole, depositate in una cassetta di pietra. Questa pietra era spessa ed arrotondata verso il centro del lato superiore e piu' sottile verso gli orli, cosicche' la parte media ne era visibile sopra il terreno, mentre gli orli erano ricoperti di terra. Avendo smosso la terra, mi procurai una leva, che fissai sotto l'orlo della pietra, e con un lieve sforzo la sollevai. Guardai dentro, e la infatti vidi le tavole, l'Urim ed il Thumim ed il pettorale, come mi era stato riferito dal messaggero. La cassetta in cui giacevano era forrmata da pietre piatte, saldate insieme da una specie di cemento. Nel fondo della cassetta erano poste due pietre a forma di croce, e su queste pietre giacevano le tavole e le altre cose insime con esse.

Feci un tentativo per prenderle, ma cio' mi fu proibito dal messaggero che mi informo' di nuovo che il momento di portarle alla luce non era ancora giunto, ne lo sarebbe stato prima di 4 anni da quella data; ma mi disse che sarei dovuto tornare in quel luogo un anno preciso dopo quella data e che la ci saremmo incontrati, e che avrei dovuto fare cosi' fino al tempo in cui avrei potuto ottenere le tavole. Per conseguenza, come mi era stato comandato, vi ritornai alla fine di ogni anno, ed ogni volta vi trovai lo stesso messaggero, e ricevetti istruzioni e chiarimenti, ad ognuno dei nostri incontri in merito a quanto il Signore stava per fare, e come ed in quale maniera il suo Regno sarebbe stato diretto negli ultimi giorni.

Siccome i mezzi di mio padre erano assai limitati, eravamo costretti a lavorare manualmente, alla giornata o altrimenti secondo l'occasione, talvolta eravamo a casa, talvolta fuori, e grazie ad un conitnuo lavoro eravamo in grado di mantenere un tenore di vita abbastanza agiato.

Finalmente giunse il momento di ottenere le tavole, l'Urim ed il Thumim ed il pettorale. Il 22 Settembre 1827, essendomi recato, come alla fine di ogni anno, al luogo ove erano depositate, lo stesso messaggero celeste me le consegno' con questo ammonimento: che se sarei stato responsabile; che se le avessi perdute per mia noncuranza o negligenza sarei stato reciso; ma che se avessi invece usato tutti i miei mezzi per preservarle fino a che egli, il messaggero, fosse venuto a riprenderle, esse sarebbero state protette.

Scopersi presto la ragione per cui avevo ricevuto ordini cosi' severi di tenerle al sicuro, e perche' il messaggero aveva detto che,dopo che avessi fatto tutto cio' che mi era ingiunto, egli sarebbe venuto a riprenderle. Appena infatti fu noto che io le possedevo, furono compiuti gli sforzi piu' strenui per strapparmele. A tale scopo si ricorse ad ogni stratagemma che si potesse inventare. Le persecuzioni divennero piu' accanite e piu' severe di prima, e molta gente era continuamente in agguato per impadronirsene, se fosse stato possibile. Ma per grazia di Dio, esse rimasero sicure nelle mie mani fino a che potei compiere con esse quanto era da me richiesto. Quando, secondo gli accordi, il messaggero venne a reclamarle, io gliele rimisi; ed egli le ha un suo possesso fino a questo giorno che e' il 2 Maggio 1838.

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