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Il grande Geova viene sulla terra

Chi è quest'uomo che noi adoria­mo? (J. Reuben Clark Jr.)

Chi è questo Salvatore, quest'uo­mo che adoriamo? Noi siamo por­tati a limitarLo e a pensare a Lui più o meno come appartenente a noi, come al nostro Salvatore senza peraltro saperne gran che.

Voglio cominciare il mio discorso leggendovi alcune parole tratte dal Libro di Mosè, primo capitolo cominciando dal versetto 32. Co­lui che parlava dichiarò di esse­re "Il Signore Iddio Onnipotente, ed Infinito è il mio nome ... ed io le ho create colla parola del­la mia potenza... ".

Mentre parlavano "faccia a fac­cia", il Signore stava mostrando a Mosè la creazione fatta dal Padre.

"Ed io le ho create colla parola della mia potenza, che è il mio Unigenito Figliuolo, che è pieno di grazia e di verità.

Ed io ho creato mondi innumerevo­li; e li ho pure creati per il mio proprio scopo; e mediante il Figliuolo li ho creati, mediante il mio Unigenito.

... Poiché ecco molti mondi sono passati per la parola della mia potenza che è il Suo Unigenito Figliuolo.

E molti esistono ora, e sono in­numerevoli per l'uomo; ma tutte le cose sono annoverate da me, poiché esse sono mie ed io le co­nosco...

Ed il Signore Iddio parlò a Mosè, dicendo: I cieli sono molti e non possono essere contati dall'uomo; ma io co­nosco il loro numero, poiché sono miei.

E quando una terra passerà, con i suoi cieli, così ne verrà un'altra; e non v'è fine alcuna alle mie opere, né alle mie parole" (Mosè 1:2-3, 32-33, 35, 37-38).

Non era un principiante nella creazione
Colui che venne in principio, dopo il Grande Consiglio, non era un novizio, né un dilet­tante, né uno sprovveduto che si trova alle prime armi. In­sieme ad altri Dèi, Egli cer­cò e trovò un posto dove c'era "spazio" (perché così ci dice la storia in Abrahamo). Poi, preso il materiale trovato in questo "spazio" crearono questo mondo.

Voglio proporvi due o tre cose. Spero però di non confondervi troppo. Noi, in questa galas­sia - e i cieli che noi ve­diamo sono la galassia cui noi apparteniamo - possiamo vedere fino alla distanza di un bilio­ne di anni luce. Un anno lu­ce è la distanza che la luce, la quale viaggia in ragione di 297.000 chilometri al secondo, percorre in un anno.

Gli astro­nomi ci dicono che ora noi stando al centro possiamo scru­tare nello spazio fino ad una distanza di un bilione di anni luce. Dove ci muoviamo, come ci muoviamo, a quale velocità andiamo, sono tutte cose che non sappiamo. Se scrutate il firmamento non lo vedete come esso è oggi; ma come era milio­ni di anni fa quando la luce de­gli astri che noi osserviamo cominciò il suo lunghissimo cammino per arrivare fino a noi. Se la distanza è cento milioni di anni luce, lo vediamo come era cento milioni di anni fa.

La nostra galassia - forma e dimensione
Si dice che entro questo raggio ci sono cento milioni di galas­sie uguali alla nostra. Si di­ce che questa galassia in cui noi viviamo, in cui abbiamo la nostra esistenza, ha un diame­tro di centomila anni luce. Si dice che abbia la forma di una lenticchia, come se unissimo le lenti di due orologi. Diecimila anni luce se percorressimo la parte più spessa e ripeto cento­mila anni luce se la attraversassimo tutta.

Oggi gli astronomi ammettono quello che prima non si ammette­va, e cioè che possono esserci stati molti mondi come il no­stro, e probabilmente c'erano. Alcuni sostengono che in questa galassia c'erano forse fin dal suo inizio un milione di mondi come il nostro.

"Ed io ho creati mondi innume­revoli ... mediante il mio Unigenito" (Mosè 1:33). Ripeto, no­stro Signore non è un novizio, Egli non è un dilettante; Egli ha cercato questi "spazi" innu­merevoli volte.

E se pensate che questa nostra galassia racchiude in sé fin dal principio e forse fino ad ora, un milione di mondi, e moltipli­cate questo numero per il numero di milioni di galassie, cento milioni di galassie, che ci cir­condano, allora avrete un'idea di chi è quest'Uomo che noi ado­riamo.

Lo scopo della nostra creazione
Egli era un membro della Divini­tà, cioè il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo, e come tale partecipò al Grande Consiglio del Cielo, il quale decise che doveva essere edificato un mondo in cui noi potevamo venire come esseri mortali per operarvi la nostra salvezza. Non posso fare a meno di pensare che un numero indicibile di volte lo stesso scopo era presente nel Salvato­re quando compiva la Sua opera di creazione dei mondi, come fe­ce per noi. "Ed io ho creati mondi innumerevoli ... mediante il mio Unigenito". (Mosè 1:33).

Dal trono alla mangiatoia
In Palestina c'era una coppia di sposi, Giuseppe e Maria, che vi­vevano a Nazaret, paese dal qua­le evidentemente erano partiti per raggiungere Betlemme dove dovevano pagare una tassa decre­tata dall'Imperatore romano. Questo era lo scopo evidente. La donna, incinta, percorse tut­ta quella strada sul dorso di un asino, sorvegliata e protetta come una donna che stesse per generare una mezza Divinità. Nes­sun altro uomo nella storia di questo mondo ha mai avuto simili antenati - Dio Padre da un lato, e la vergine Maria dall'altro.

Quando giunsero a Betlemme, come si ricorderà, non riuscirono a trovare un alloggio essendo tutte le locande occupate. Dopo tanto chiedere e tanto pregare fu loro offerta una stalla per passarvi la notte. Qui nacque Gesù. Egli, che proveniva di­rettamente dal trono di Dio, dovette essere messo in una mangiatoia, "e ... discese pure al di sotto di tutte le cose, af­finché comprendesse tutte le cose". Io provo molta simpatia per il povero Giuseppe. Egli era il marito di Maria, ma non era il padre del Figlio che essa stava per generare. Anni dopo gli Ebrei lo canzonarono per questo fatto ...

La situazione in Palestina
Gesù venne quando la situazione in Palestina era caotica. Non si poteva davvero dire che fos­se un posto di pace, d'amore e di fratellanza. Essa era il co­vo di alcune delle passioni più terribili che a quel tempo im­perversavano nel mondo, ed era­no compagne inseparabili di co­loro che circondavano il Salva­tore.

Ricorderete il Suo viaggio quando aveva dodici anni, allor­ché indicò per la prima volta, almeno per quanto poté capire Maria, chi Egli fosse - e quan­do, dopo tre giorni di ricerca, alla fine Lo trovarono intento a parlare con i sapienti della nazione, e la madre Gli disse con tono di rimprovero: "Tuo padre ed io..." (volendo dire Giuseppe, la qual cosa sta a indicare che nella casa di Giu­seppe e di Maria Egli rispettava i Suoi presunti genitori ­Giuseppe e Maria - essa Gli disse: "Tuo padre ed io ti cer­cavamo, stando in gran pena" (Luca 2:48). Ed Egli rispose facendo quella grande rivelazio­ne: "Non sapevate ch'io dovea trovarmi nella casa del Padre mio?".

Poi ritornò a Nazaret e dimorò con Giuseppe e Maria aiutando il padre che era un falegname e figlio di un falegname lasciò i Suoi genitori quando si assun­se la Sua missione. Da allora in poi, quando Egli compiva cose meravigliose, o dimostrava di aver informazioni straordinarie e una grande conoscenza, la gen­te diceva: "Non è questi il fi­gliuol del falegname? Non è co­stui il falegname?" (Matteo 13: 55; Marco 6:3). Viveva in una casa modesta, il solo uomo ve­nuto su questa terra mezzo-divi­no e mezzo-mortale. Egli dimora­va in mezzo ai più umili, li am­maestrava, compiva la Sua opera fra di loro.

Ripeto, Egli proseguì la Sua vita circondato giorno dopo giorno dall'inimicizia che Lo avrebbe distrutto, ma sfuggendo a tutti a causa della grande missione che doveva compiere.

Confusione ebraica
Io posso capire, in un certo senso, le difficoltà che avevano gli Ebrei, i quali classifica­vano i miracoli del Salvatore della stessa specie di quelli che avevano compiuto i loro pro­feti durante tutto il corso della storia.

Gesù violò le leg­gi di gravità camminando sulle acque, ed Eliseo aveva fatto galleggiare sull'acqua un'ascia di ferro; Egli risuscitava i morti e lo stesso aveva fatto l'antico Eliseo; Egli fece il miracolo dei pani e dei pesci, e cose analoghe aveva fatto il profeta Elia quando aveva sfa­mato cento persone con poche cose e aveva dato l'olio alla vedova.

Gli Ebrei avevano vedu­to tutte queste grandiose straordinarie manifestazioni, le conoscevano, e tuttavia a­vevano difficoltà a ricono­scere che in Gesù c'era qualco­sa di più grande e trascendente.

Io ho riflettuto su alcuni di quei miracoli quali opera di un Creatore, attestanti il Suo po­tere creativo, e in particola­re alcuni che io chiamo miraco­li creativi: la trasformazione dell'acqua in vino, per esempio. Come deve essere stato semplice per una Divinità che aveva crea­to gli universi tramutare l'acqua in vino e dar da man­giare a cinquemila persone!

E spero che nessuno di voi si lascerà turbare dai gretti ra­gionamenti secondo cui la folla si sfamò mangiando quanto aveva portato con sé. Questo Creato­re dell'universo, da cinque pa­ni e due pesci ottenne tanto cibo da sfamare tutte quelle per­sone. Al fine di far tacere le critiche che potrebbero essere fatte, o di invalidare la spie­gazione secondo la quale Egli li ipnotizzò tutti, ricordo che la storia dice: "e si portaron via, dei pezzi avanzati, dodici ceste piene". Di uguale importanza e statura fu il successivo miraco­lo di Gesù che dette da mangia­re a quattromila persone.

Altri miracoli dimostrano che E­gli dominava gli elementi; penso alla notte in cui Egli dormiva sulla prua della barca e si sca­tenò una grande tempesta. Gli apostoli terrorizzati Lo sveglia­rono ed Egli sedò la tempesta. E dopo aver dato da mangiare alle cinquemila persone, quando gli apostoli nel vederlo camminare sull'acqua, spaventati, Lo cre­dettero uno spirito, si può qua­si sentirlo gridare loro: "Son io; non temete!" Pietro chiese: "Comandami di venir a te sulle acque".

Gesù rispose: "Vieni". Pietro usci dalla barca e cominciò a camminare sull'acqua; ma poiché alla vista delle on­de minacciose, il suo cuore e la sua fede vennero meno, egli cominciò ad affondare. Gesù te­se la mano e lo salvò rimprove­randolo con queste parole: "O uomo di poca fede, perché hai dubitato?" (Matteo 14:27-31).

Dominio del regno animale
Gesù aveva il dominio del regno animale. Ricorderete la pe­sca miracolosa quando per la prima volta chiamò a Sé Pietro, Giacomo e Giovanni. Essi erano stati fuori tutta la notte a pescare, ma non avevano preso niente. Gesù chiese loro di sa­lire sulla loro barca per par­lare alla folla perché disco­sto dalla riva poteva evitare che la moltitudine si accalcas­se troppo intorno a Lui. (Luca 5:4).

Quando ebbe finito di parlare, disse: "Prendi il largo, e calate le reti per pescare" (Luca 5:4). Essi risposero dicendo che avevano pescato tutta la notte senza prendere niente. Tuttavia essi obbediro­no e calarono le reti e poco dopo si riempirono di pesci tanto che si ruppero. Essi dovettero chiamare Giacomo e Giovanni perché venissero con un'altra barca. Pietro, quel grande Pietro, si inginocchiò davanti al Salvatore dicendo: "Dipartiti da me, perché son uomo peccatore" (Luca 5:8).

E in seguito vi fu un'altra esperienza analoga, sempre sul­le rive della Galilea, dopo la risurrezione, quando Pietro e gli altri erano andati a pesca­re non sapendo che per loro c'era del lavoro da fare al servizio del Signore. Essi avevano pescato tutta la notte senza prendere nessun pesce.

Alle prime luci dell'alba, vide­ro un uomo sulla riva; c'era un piccolo fuoco di brace. Dalla ri­va si udì una voce che diceva: "Gettate la rete dal lato destro della barca, e ne troverete". Es­si lo fecero e la rete si riempi di pesci. Giovanni, probabilmente memore della precedente esperien­za, disse: "E' il Signore!".

Pietro, indossato il camiciotto (perché era nudo e non voleva apparire così davanti al Signo­re), si gettò in mare e nuotò fino a riva. E là essi mangiarono e il Signore mangiò con loro. Fu lì che Pietro ricevette l'or­dine "Pastura le mie pecorelle". (Giovanni 21:6-17).

L'umile Gesù aveva così il domi­nio della vita animale.

Il regno vegetale
Infine anche il regno vegetale passò sotto il Suo dominio, per­ché Egli maledì l'albero di fico sterile mentre vi passava accan­to. Alcuni studiosi incontrano molta difficoltà nel capire que­sto miracolo. A me sembra piut­tosto semplice, forse troppo sem­plice. Ma da questo miracolo io traggo il principio che colui che non fa le cose che il suo Creatore lo ha messo in grado di fare, corre il pericolo di essere rimproverato. Non si può essere sterili con l'intelligen­za e i talenti datici da Dio.

Come sono grandi per i mortali questi e gli altri miracoli di Gesù! Ma come sono incompara­bilmente semplici per l'Artefi­ce e il Distruttore degli uni­versi! Metteremo ancora in dub­bio il potere di Gesù nel com­piere l'opera che Egli eseguì sulla terra?

Egli rivela la Sua identità
Egli cominciò molto presto nel­la Sua missione a rivelare la Sua identità. Dopo la Pasqua, mentre si dirigeva verso set­tentrione, Egli vide Nicodemo al quale disse di essere il Cristo. Nicodemo non capì.

Egli viaggiò a nord finché non arrivò in Samaria dove si fer­mò presso il pozzo di Giacob­be. Qui Egli vide una donna (la donna di Samaria) e le dis­se chi era. I Samaritani era­no odiati dai Giudei e i Giu­dei erano odiati dai Samarita­ni. Questa, io credo, fu la prima volta che Gesù nella Sua missione disse di essere venu­to per tutti gli uomini e non per la Casa d'Israele soltanto. Da allora in poi, di tanto in tanto, Egli diceva di essere il Messia.

Una volta, mentre partecipava alla Festa dei Tabernacoli nel tempio di Gerusalemme, fu fat­to oggetto di scherno a causa dei Suoi antenati, stavano par­lando dei loro antenati e loro erano i figli di Abrahamo! A un certo punto della discussio­ne, avendo Gesù detto di aver conosciuto Abrahamo, essi dis­sero: "Tu non hai ancora cin­quant'anni e hai veduto Abra­hamo?" E la Sua risposta fu: "Prima che Abrahamo fosse na­to, io sono". Così Egli di­chiarò di essere il Messia. (Giovanni 8:57-58).

Da allora, per tutta la Sua vita, giorno dopo giorno, Egli proclamò le Sue verità.

La Sua grande missione
Egli aveva una grande missione da compiere, doveva cioè di­struggere, adempire - come E­gli disse - la Legge di Mosè. Se volete sapere quello che dovette fare per annullare le leggi che erano state date al­l'antica Israele, leggete il Discorso della Montagna; legge­te il Discorso della Pianura; leggete il discorso fatto in occasione della seconda Pasqua; e vedrete quanto dovette incitare e sollecitare e costrin­gere per fare accettare la nuo­va legge.

Un esempio - Egli disse:
"Voi avete udito che fu detto: Non commettere adulterio. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per appetirla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore". (Matteo 5:27-28).

Questa era la nuova legge.
E così per migliaia di altre cose. I documenti che ho men­zionato e qualche altro ancora sono i documenti più rivolu­zionari di tutta la storia del mondo. Essi segnano l'allontanamento dalla Legge Mosaica, l'adempimento della medesima e la introduzione e l'osservan­za della legge del Vangelo che Egli restaurò.

Dalla croce al trono
Infine, all'ultimo processo Gesù, dopo essere stato tradot­to davanti ad Annas, fu condot­to da Caiafa, suocero di Annas. Caiafa era il sommo sacerdote nominato dal governo romano. Annas era l'uomo che sotto la legge di Mosè avrebbe dovuto essere il sommo sacerdote. Du­rante il processo davanti al Sinedrio e a Caiafa, questi disse: "Io ti ordino per il Dio vivente, che tu ci dica se sei il Figlio di Dio". E Marco ci dice che Egli rispose: "Sì, lo sono". (Marco 14:61-62).

Ma il giorno dopo essi Lo pre­sero e Lo processarono davanti a Pilato. Il povero Pilato, straziato a causa della sua fiducia nell'innocenza di quel­l'Uomo, cercò invano di libe­rarLo. Essi insistettero per­ché Cristo morisse. E così al­la fine Egli fu condannato e consegnato a loro.

Allora fu condotto sul Calva­rio ed Egli, un Dio, un membro della Santa Trinità, falsamente accusato di tradimento, fu cro­cifisso, in mezzo a due comuni ladri. Un Padre, uno di Coloro che appartenevano alla Divinità, venne sulla terra ed ebbe per culla una mangiatoia; venne di­rettamente dal trono di Dio e fu crocifisso fra due ladri come un criminale!

Risorto la mattina del terzo giorno, veduto da molti, toccato da molti, Egli visse qui per quaranta giorni, come se non volesse lasciare coloro in mezzo ai quali era stato per così tanto tempo. Poi ritornò dalla Triade Divina, riprese il Suo posto accanto al Padre e fu di nuovo un membro della Divinità.

L'uomo che noi adoriamo
Questo è l'Uomo che noi adoriamo; questo è l'Uomo che ci ha dato la legge che ci permetterà di adempiere il nostro destino di­chiarato fin dal principio; questo è l'Uomo che si sacri­ficò. "Ecco l'Agnello di Dio", - fu dichiarato anticamente ­"immolato fin dalla fondazione del mondo" (Mosè 7:47). Egli morì per espiare i peccati di Adamo.

Nessuno di noi è nato più pove­ro di Lui; nessuno di noi è morto in maniera più atroce e umiliante. Ma questo Egli lo fece per noi tutti affinché quando avessimo terminato la nostra carriera qui, e pagato la pena che ciascuno di noi doveva pagare e passato attra­verso la morte potessimo ri­suscitare e ritornare in pre­senza di Colui che ci ha man­dati, buoni e cattivi in egual misura.

Questo è l'uomo che noi ado­riamo - non un uomo di alto grado, né un esperto delle cose del mondo. Egli non è un uomo di potere, e tuttavia una volta disse: "Credi tu forse ch'io non potrei pregare il Padre mio che mi manderebbe in quest'istante più di dodici legioni di angeli?" (Matteo 26:53).

Ma Egli ha invocato i Suoi poteri divini non per il Suo egoistico bene, ma sempre per il bene degli altri, per tutta l'umanità. Egli si è sempre sacrificato, ma ha sempre cercato di fare la volontà del Padre. Egli ci ha ripetutamente detto che non faceva niente che non avesse visto fare al Padre Suo, che non insegnava nien­te che non avesse sentito insegnare dal Padre Suo.

Il mistero di tutto questo va oltre la mia capacità di comprensione. Io posso soltanto accettare la storia così com'è. Questa storia mi dice che se obbedisco ai Suoi comandamenti, se vivo co­me Lui vuole io viva, allora adempirò il destino che Egli ha previsto per me. Tale destino è quello della progres­sione eterna, un destino di una vita in Sua presenza (per quanto la mia opera là lo per­metterà), un destino che non conosce limiti al potere che posso ricevere se io vivo per esso.

Voglia il Signore che ognuno di noi decida di servirLo e di osservare i Suoi comanda­menti. Piaccia a Lui darci idee più chiare su di Sé, su chi Egli era, sulla Sua grande saggezza ed esperienza e cono­scenza. Disse Egli: "Io son la via, la luce, la verità e la vita". (Vedere Giovanni 14:6 e Ether 4:12).

Questo lo disse moltissime volte. Allora essi non Gli credettero e tutt'ora il mondo in generale non Gli crede. Ma è nostro diritto, nostro dovere e nostro privile­gio sapere queste verità e ren­derle parte della nostra vita. (J. Reuben Clark Jr., Behold the Lamb of God, Salt Lake City, Deseret Book Co., 1962, pagine 15-25).

Da quando il presidente Clark ha scritto questo articolo, l'astronomia ha allargato no­tevolmente le sue conoscenze. Si stima che la sfera di uni­verso conosciuto abbia un dia­metro di sedici bilioni di anni luce e gli astronomi credono che ci siano almeno dieci bi­lioni di galassie. Vedi per esempio, Herbert Friedman, The Amazing Universe, (Washing­ton D.C. : National Geographie Society) , pag. 32) .

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