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di Giovanni Cena
Ges˘, nel Suo primo anno di ministero
pubblico, gradatamente rivelÚ agli Ebrei di essere il
Messia. Lo fece principalmente attraverso i miracoli che
testimoniavano la Sua divinit‡. I miracoli accrescono la
Sua popolarit‡ presso il popolo, ma la predicazione, che
sfida le venerande tradizioni rabbiniche, incontra
un'opposizione crescente che indusse Ges˘ a celare il Suo
messaggio dietro le parabole.
Nei primi due anni di ministero Ges˘ compie miracoli,
ammaestra la gente, chiama i 12 apostoli e, in modo
tranquillo, insegna a loro, poi li manda ad ammonire gli
abitanti di Israele. Desidero soffermarmi un momento sulla
chiamata dei dirigenti.
(5 articolo di fede "Noi
crediamo che un uomo deve essere chiamato da Dio, per
profezia, e mediante l'imposizione delle mani da parte di
coloro che detengono l'autorit‡ , per predicare il Vangelo
e per amministrare le ordinanze")
Quando si ravvisa la necessit‡ di un nuovo dirigente, esso
Ë scelto mediante il processo di eliminazione della
profezia e della rivelazione (1 Samuele 9:15-17 "Or un
giorno prima dell'arrivo di Saul, l'Eterno aveva avvertito
Samuele, dicendo: 'Domani, a quest'ora, ti manderÚ un uomo
del paese di Beniamino, e tu l'ungerai come capo del mio
popolo d'Israele. Egli salver‡ il mio popolo dalle mani
dei Filistei; poichÈ io ho rivolto lo sguardo verso il mio
popolo, perchÈ il suo grido Ë giunto fino a me'. E quando
Samuele vide Saul, l'Eterno gli disse: 'Ecco l'uomo di cui
t'ho parlato; egli Ë colui che signoregger‡ sul mio
popolo'.");
- Il prescelto viene ufficialmente chiamato da persone
aventi autorit‡;
- Viene presentato ad una assemblea e sostenuto;
- Viene ordinato e messo a parte mediante l'imposizione
delle mani.
E' interessante notare come anche nei tempi antichi veniva
seguita pressappoco la stessa procedura. Matteo 10: 1-5
("Poi, chiamati a sÈ i suoi dodici discepoli, diede loro
potest‡ di cacciare gli spiriti immondi, e di sanare
qualunque malattia e qualunque infermit‡. Or i nomi de'
dodici apostoli son questi: Il primo Simone detto Pietro,
e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo
fratello; Filippo e Bartolommeo; Toma e Matteo il
pubblicano; Giacomo d'Alfeo e Taddeo; Simone il Cananeo e
Giuda l'Iscariota, quello stesso che poi lo tradÏ. Questi
dodici mandÚ Ges˘, dando loro queste istruzioni: Non
andate fra i Gentili, e non entrate in alcuna citt‡ de'
Samaritani")
Sfortunatamente non tutti i passi sono stati interamente
riportati ma Ë presumibile pensare che venissero
intrapresi tutti. L'unzione nei tempi antichi sembra che
sia stata molto simile e strettamente collegata alla messa
parte di oggi, con la relativa benedizione.
I primi apostoli furono chiamati dal Signore: "Venite
dietro a me", Egli disse, "E vi farÚ pescatori d'uomini".
Questa Ë pi˘ di una dichiarazione casuale. Era una
chiamata precisa. "Ed essi lasciate prontamente le reti,
lo seguirono" (Matteo 4:19-20). "Perch'egli le ammaestrava
come avendo autorit‡" (Matteo 7:29). "Poi chiamati a sÈ i
suoi 12 apostoli, diede loro podest‡ ..." (Matteo 10:1)
Questo comprendeva l'incarico di predicare e celebrare le
ordinanze, la 'messa a parte', 'l'incarico', e la
'benedizione'. La promessa fatta a quei capi era
straordinaria. Completa autorit‡ fu data loro con le
parole del Redentore: "Chi riceve voi riceve me" (Matteo
10:40). "Ogni podest‡ m'Ë stata data in cielo e sulla
terra: Andate Ö ammaestrate tutti i popoli Ö d'osservar
tutte quante le cose che v'ho comandate" (Matteo 28:
18-20).
Il terzo anno del ministero di Ges˘ inizia con un miracolo
grandioso.
(Giovanni 6: 5-13) "Ges˘ dunque, alzati gli occhi e
vedendo che una gran folla veniva a lui, disse a Filippo:
Dove comprerem noi del pane perchÈ questa gente abbia da
mangiare? Diceva cosÏ per provarlo; perchÈ sapeva bene
quel che stava per fare. Filippo gli rispose: Dugento
denari di pane non bastano perchÈ ciascun di loro n'abbia
un pezzetto.
Uno de' suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro,
gli disse: V'Ë qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e
due pesci; ma che cosa sono per tanta gente? Ges˘ disse:
Fateli sedere. Or v'era molt'erba in quel luogo. La gente
dunque si sedette, ed eran circa cinquemila uomini. Ges˘
quindi prese i pani; e dopo aver rese grazie, li distribuÏ
alla gente seduta; lo stesso fece de' pesci, quanto
volevano. E quando furon saziati, disse ai suoi discepoli:
Raccogliete i pezzi avanzati, chÈ nulla se ne perda. Essi
quindi li raccolsero, ed empiron dodici ceste di pezzi che
di que' cinque pani d'orzo erano avanzati a quelli che
avean mangiato."
- C'Ë un ragazzo che ha 5 pani d'orzo e 2 pesci;
- Ges˘ benedice questi pani e pesci e sfama 5000
persone.
Quali significati simbolici stanno dietro a questi due
avvenimenti.
Molte persone poco conosciute, con doni che equivalgono a
cinque soli pani e piccoli pesci, fanno onore alle loro
chiamate e servono senza ricevere riconoscimenti o
particolari attenzioni, saziando migliaia di anime. Queste
persone sono le centinaia di migliaia di dirigenti e
insegnanti delle organizzazioni ausiliarie e dei quorum
del sacerdozio, gli insegnanti famigliari e le insegnanti
visitatrici della Societ‡ di Soccorso; sono gli umili
vescovi della Chiesa, alcuni privi di istruzione, ma
sostenuti dallo Spirito, sempre pronti a imparare, animati
dal sincero desiderio di servire il Signore e i fedeli dei
loro rioni. Uno dei motivi per cui la Chiesa Ë cresciuta
dai suoi umili inizi sino a raggiungere la sua forza
attuale Ë la fedelt‡ e la devozione di membri umili e
devoti che hanno solo cinque pani e due piccoli pesci da
offrire al servizio del Maestro. Hanno rinunciato ai loro
interessi, e cosÏ facendo hanno trovato 'la pace di Dio
che sopravanza ogni intelligenza' (Filippesi 4:7).
La moltiplicazione dei pani e dei pesci sono il simbolo
del banchetto spirituale che il Salvatore ci offre.
Attraverso il miracolo dei pane e dei pesci viene saziato
il corpo, attraverso l'Espiazione abbiamo la salvezza
dell'anima. Entrambi sono un dono.
Giovanni 6:14. "La gente dunque, avendo veduto il miracolo
che Ges˘ avea fatto, disse: Questi Ë certo il profeta che
ha da venire al mondo."
PerchÈ, dopo il miracolo, la gente dice: 'Questi Ë certo
il profeta che ha da venire al mondo'?
Molti Ebrei del tempo di Ges˘ erano assaliti da una
febbrile aspettativa di una imminente apparizione del
tanto atteso Messia. La mano opprimente della dominazione
romana si faceva ogni giorno pi˘ pesante. Era quindi
naturale che essi vedessero in Ges˘ l'adempimento delle
loro speranze e dei loro sogni terreni. Non possedeva
forse Ges˘ poteri miracolosi? Non aveva Egli trasformato
dell'acqua comune in vino, risuscitato i morti, guarito
gli ammalati e moltiplicato pochi pani e pesci in cibo
sufficiente da sfamare pi˘ di 5000 persone? Non poteva
Egli usare questi stessi poteri contro Roma e liberare gli
Ebrei dal giogo straniero?. Nel loro entusiasmo le persone
proposero di proclamarlo re. Questa era la loro grossolana
concezione della supremazia messianica. L'idea di un Dio
con poteri miracolosi per risolvere i problemi.
Giovanni 6:15 "Ges˘ quindi, sapendo che stavan per venire
a rapirlo per farlo re, si ritirÚ di nuovo sul monte,
tutto solo"
Ges˘ si allontana.
Giovanni 6: 35, 38, 40 "Ges˘ disse loro: Io sono il pan
della vita; chi viene a me non avr‡ fame, e chi crede in
me non avr‡ mai sete.
Ö perchÈ son disceso dal cielo per fare non la mia
volont‡, ma la volont‡ di Colui che mi ha mandato.
Ö PoichÈ questa Ë la volont‡ del Padre mio: che chiunque
contempla il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eterna;
e io lo risusciterÚ nell'ultimo giorno."
Il giorno dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani,
lo stesso gruppo di Ebrei cerca Ges˘ per un'altra
elemosina.
La gente chiedeva la soddisfazione dei desideri materiali
e Ges˘ risponde con un discorso altamente spirituale, con
un linguaggio figurativo (Giovanni 6:27 "Adopratevi non
per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita
eterna, il quale il Figliuol dell'uomo vi dar‡; poichÈ su
lui il Padre, cioË Dio, ha apposto il proprio suggello.").
Ges˘ provoca sempre un tumulto di sentimenti interiori. La
gente deve scegliere, esercitare il libero arbitrio
(Giovanni 6: 41-42 "I Giudei perciÚ mormoravano di lui
perchÈ avea detto: Io sono il pane che Ë disceso dal
cielo. E dicevano: Non Ë costui Ges˘, il figliuol di
Giuseppe, del quale conosciamo il padre e la madre? Come
mai dice egli ora: Io son disceso dal cielo?"). Ges˘ non
si accontentÚ di lasciare cadere la cosa a quel punto,
Egli la ripetË di nuovo e questa volta con pi˘ forza
(Giovanni 6: 47-57 "In verit‡, in verit‡ io vi dico: Chi
crede ha vita eterna. Io sono il pan della vita. I vostri
padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo Ë
il pane che discende dal cielo, affinchÈ chi ne mangia non
muoia. Io sono il pane vivente, che Ë disceso dal cielo;
se uno mangia di questo pane vivr‡ in eterno; e il pane
che darÚ Ë la mia carne, che darÚ per la vita del mondo. I
Giudei dunque disputavano fra di loro, dicendo: Come mai
puÚ costui darci a mangiare la sua carne? PerciÚ Ges˘
disse loro: In verit‡, in verit‡ io vi dico che se non
mangiate la carne del Figliuol dell'uomo e non bevete il
suo sangue, non avete la vita in voi. Chi mangia la mia
carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo
risusciterÚ nell'ultimo giorno. PerchÈ la mia carne Ë vero
cibo e il mio sangue Ë vera bevanda. Chi mangia la mia
carne e beve il mio sangue dimora in me, ed io in lui.
Come il vivente Padre mi ha mandato e io vivo a cagion del
Padre, cosÏ chi mi mangia vivr‡ anch'egli a cagion di
me."). Il linguaggio di Ges˘, come quello del discorso sul
monte, Ë simbolico e Ges˘ sfida le menti della gente
invogliandole a meditare e a cercare sinceramente.
Giovanni 6:63 "» lo spirito quel che vivifica; la carne
non giova nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e
vita."
Da notare qui Ë la spiegazione che da alle Sue parole e
come dice di fare per ottenere la testimonianza. [In noi
c'Ë un corpo fisico sovrapposto a un corpo spirituale. Con
la meditazione si tacitano le emozioni del corpo fisico
per ascoltare le intuizioni del corpo spirituale.
L'ispirazione non Ë nell'emozione, ma nell'intuizione e
questa Ë una voce flebile e sottile che sta dietro gli
appetiti, i desideri e le passioni del corpo fisico. Per
ricevere ispirazioni occorre far digiuno, placare,
controllarei gli appetiti, per poter ascoltare la voce del
corpo spirituale].
Ancora una volta gli Ebrei fecero finta di non capire o
non vollero applicarsi a sviluppare la parte spirituale
interiore e preferirono rimanere al livello di coloro che
credono soltanto nei vantaggi materiali che la natura puÚ
offrire.
Giovanni 6: 66-70 "D'allora molti de' suoi discepoli si
ritrassero indietro e non andavan pi˘ con lui. PerciÚ Ges˘
disse ai dodici: Non ve ne volete andare anche voi? Simon
Pietro gli rispose: Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu
hai parole di vita eterna; e noi abbiam creduto ed abbiam
conosciuto che tu sei il Santo di Dio. Ges˘ rispose loro:
Non ho io scelto voi dodici? Eppure, uno di voi Ë un
diavolo."
La maggioranza abbandona Ges˘. Solo una piccola parte vede
di sfuggita questa luce e comincia a sviluppare una vita
pi˘ completa, consapevole di quello che Ë stato, cosa deve
fare qui e dove andr‡. Di questa minoranza ci saranno
ancora alcuni, che dopo aver intravisto, volteranno le
spalle per dedicarsi a cose pi˘ grossolane e sordide.
[Questo Ë spiegato meglio nella parabola del grano e delle
zizzanie]
Attraverso il discorso del pane della vita il Signore ci
chiede di purificare la nostra interiorit‡. O ci
purificheremo in una lenta progressiva trasformazione
interiore o anche gli eletti cadranno.
Un racconto per capire meglio.
Prima di andare all'universit‡ non avevo mai dato gran
peso alle riunioni sacramentali. Per me erano soltanto
un'occasione d'incontro con le mie amiche e per discutere
i nostri progetti per la settimana successiva. Da tali
riunioni non traevo alcun beneficio.
Quando cominciai a frequentare l'universit‡, mi iscrissi a
un corso sul Nuovo Testamento. Un giorno stavamo
commentando il grande discorso di Ges˘ sul pane della vita
e io non riuscivo a capire cosa l'insegnante stava
dicendo. Dopo la lezione gli chiesi un colloquio.
Desideravo sapere come Ges˘ poteva divenire il pane della
vita per me.
Pazientemente il mio insegnante cominciÚ a spiegarmi che
c'erano molti modi di consumare il pane della vita. Egli
fece riferimento alla grande missione del nostro Salvatore
e parlÚ del grande dono che il Padre offre a noi nella
persona del Figlio e dell'offerta del Figlio nel dare la
Sua vita per i peccati degli uomini. Io avevo gi‡ sentito
tutto questo, quindi non provai alcun sentimento
particolare.
Alla fine il mio insegnante mi chiese: "Capisci
l'espiazione di Cristo?". Risposi che sapevo che Egli
aveva preso su di SÈ i peccati degli uomini e che era
morto per noi. "Sai cosa Gli costÚ compiere tale
espiazione?" Risposi che non lo sapevo. Allora egli
cominciÚ a ripetermi le terribili sofferenze materiali e
spirituali del nostro Salvatore, sofferenze cosÏ grandi
che Lo fecero sanguinare da ogni poro, Lui, un Dio;
sofferenze che Egli accettÚ per riparare ai peccati di
tutta l'umanit‡. E pensare che in qualsiasi momento il
nostro Salvatore avrebbe potuto dire: "Basta!" e
annientare tutti i Suoi accusatori e tormentatori. Avrebbe
potuto salvarsi, ma non lo fece.
Rimasi colpita. Ma quando l'insegnante disse che i miei
stessi peccati ed i suoi erano fra quelli che fecero
soffrire il Salvatore, guardai dentro di me e quello che
vidi non mi piacque affatto. Allora cominciai a piangere -
pensando ai miei moti di collera e di cattiveria, alla mia
maldicenza, alla mia cupidigia Ö Piangevo a causa di tutto
ciÚ, e non solo perchÈ me ne dolevo, cosa che gi‡ lo
facevo prima, ma perchÈ per la prima volta capivo che per
buona parte io ero da biasimare per non aver mai
riflettuto sulle terribili sofferenze del Salvatore. Prima
di allora avevo dato tutta la colpa a quei malvagi Giudei.
"Come possono essere stati cosÏ ciechi?" - avevo detto a
me stessa - "Non capivano che era il Figlio di Dio?" Ora,
per la prima volta, capivo l'agonia del Salvatore
considerando me stessa. I Giudei non erano i soli
responsabili delle sofferenze del Salvatore; ne ero
responsabile anch'io; eravamo tutti, nessuno escluso, la
causa della Sua morte.
Questo pensiero appesantiva talmente il mio cuore che
proruppi in un pianto di doloroso rimorso. Mi sentivo
colpevole. Colpevole del sangue di Colui che era morto.
Certe volte, quando mi ero comportata malvagiamente,
provavo una specie di soddisfazione e di piacere per la
mia condotta. Dopo aver sentito un piccolo rimorso di
coscienza, promettevo solennemente di agire meglio e
respingevo l'azione cattiva nell'angolo pi˘ remoto della
mia mente. Mai mi resi conto che stavo aumentando le
incomprensibili sofferenze del mio Salvatore. Ero andata
felice per la mia strada, beandomi del Suo amore; avevo
peccato e me ne dolevo con leggerezza, e poi peccavo di
nuovo. E in nessuna di queste occasioni mi ero resa conto
che anche nei miei peccati pi˘ lievi contribuivo a
crocifiggere il Mio Signore. Quante volte durante la
somministrazione del sacramento, guardando la Sua
immagine, avevo sussurrato a me stessa: "SÏ, Signore, ti
amo!" Poi mi ero messa in bocca i sacri simboli e
immediatamente avevo cominciato a desiderare un cappellino
nuovo come quello che vedevo in testa alla donna che mi
stava davanti. Quante volte avevo pregato durante il
sacramento: "Caro Signore, Ti ringrazio di tutto quello
che ho, ma dammi anche questo e quello". E mai una volta
lo avevo sinceramente ringraziato del dono che mi aveva
fatto, nÈ Gli avevo chiesto perdono dei miei peccati.
Analogamente, quante volte mi ero avvicinato alla tavola
sacramentale, chiedendo perdono delle miei trasgressioni e
nutrendo ancora rancore contro coloro che avevano agito
male nei miei confronti.
Tutte queste cose e molte altre ancora mi erano ora chiare
e lampanti, tanto che la vergogna mi faceva star male.
Come doveva Egli essere triste per la mia ipocrisia!. |