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E dov’è ora?
Le antiche leggende
Secondo molti studiosi, la fonte originale delle leggende
del Gral è il mito celtico di un corno ( o calderone
o altro recipiente) di abbondanza. Questa era la fonte
di tutte le cose buone –cibo inestinguibile, salute,
successo in battaglia, ecc.
Naturalmente non abbiamo un’idea chiara di ciò che
i Celti insegnassero, o del simbolismo che usavano, o
di ciò che era Cristiano o che era pagano. Ma
se accettiamo che il corno di abbondanza aveva un simbolismo
religioso, qual è la fonte di tutte le cose buone
nella religione? Che cosa rappresenta la benevolenza
di Dio? Cosa permetteva ai grandi di contare su lealtà e
promesse (e quindi successo)? Che cosa se non l’autorità divina?
Più letteralmente, che cosa nella Bibbia permette
ad Elia di procurare ad una vedova un orciuolo che non
si svuotava mai, o permetteva a Gesù di nutrire
cinque mila, o Giosuè di comandare al sole di
fermarsi finchè la battaglia potesse essere vinta,
o permetteva agli apostoli di guarire la malattia? La
risposta è autorità divina, la base dell’antica
monarchia , sacerdozio, successo e salvezza.
Le origini di Artù.
Le leggende su Artù, prese nel loro insieme,
sono troppo grandi, troppo contraddittorie, e coprono
un periodo di tempo troppo largo, per essere riferite
ad un solo personaggio storico. Gli storici concordano
che probabilmente ci fu un condottiero celtico chiamato
Artù nel quinto o sesto secolo, ma che altri credi
o nostalgie sono stati allegati alla storia. Analogamente,
per la storia del Gral si crede generalmente avesse le
sue origini negli attuali credi celti, e che solamente
si sia trasformata nella storia di una mistica coppa
nei secoli successivi.
Originalmente, Artù e il Gral devono essere state
questioni separate (se collegate).
Il retroscena delle imprese di Artù è chiaro
dalla storia di Gildas – il popolo celtico resisteva
all’avanzata dei sassoni. Artù è una
storia di battaglie contro i tentativi di dominio. Ma
le storie del Gral provengono da lontano (le storie meglio
sviluppate provengono dal dodicesimo secolo e più tardi)
quando la battaglia era stata persa da tempo.
I poemi del gral.
Lal più ampia e antica storia sul Gral è Persival
in cui il Gral è posseduto dal Re “Pescatore” nel
suo castello. Ma essendo indegno, il Re Pescatore è stato
colpito da mutismo ed è indegno di usare il Gral.
L’enfasi è nella purezza e rettitudine – questi
sono i soli modi in cui il Gral può essere usato.
Nelle storie successive, il Gral è stato perso.
Mentre Giuseppe di Arimatea lo portò in Bretagna
e li vi rimase per generazioni, ora non c’è più.
I nobili e puri di cuore lo cercarono, ma non poterono
riportarlo indietro.
Le leggende del Gral furono più popolari nei
secoli XII e XIII, il più oscuro dell’Era
Oscura.
Godwin (ne “Il Sacro Gral”) fa più di
questo. L’Europa si trovava in un abbandono spirituale
e mirava nostalgicamente le leggende del Gral, storie
di una perduta era dell’oro, e gli sforzi per riconquistarlo.
Le leggende del Gral: sommario
Secondo la leggenda, il Gral era la fonte di favore
divino. Era tenuto dai condottieri Celti per generazioni.
Al tempo di Artù (V o VI secolo), il Gral era
ancora in Bretagna, mai suoi custodi non potevano usarlo
a causa dell’indegnità. In seguito è scomparso
completamente. I puri di cuore tentarono di riportarlo
indietro – era il loro scopo più importante – ma
non poterono.
L’abuso e lo smarrimento del Gral furono l’avvenimento
più saliente, una tragica perdita, che marcò l’inizio
dell’Era Oscura.
Che cosa rappresentava esattamente il Gral?
Il “Sacro Gral” è tradizionalmente
la coppa che Gesù usò nell’Ultima
Cena, o una coppa che conteneva il sangue di Gesù quando
pendeva sulla croce. Al tempo delle crociate era considerato
solo come un’altra reliquia (sebbene una importante).
Ma gli antichi poemi sul Gral, e la reazione del popolo
ad esso, suggeriscono qualcos’altro.
Nelle antiche storie del Gral, il Gral a volte è una
coppa, a volte un piatto, a volte un calderone, a volte
una pietra. Il suo significato reale non è in
ciò che esso è, ma ciò che rappresenta.
Inizialmente il Gral era posseduto da Giuseppe di Arimatea,
e poi dai suoi discendenti fino a Persival (un personaggio
centrale nella più importante storia sul Gral).
Possederlo fu una delle maggiori preoccupazioni dei cavalieri
del Re Artù. Per abbreviare una lunga storia mi
riferirò a Phillis (pg. 47-48):
“Qui giace l’importanza del Gral – è un
visibile, tangibile simbolo di una successione apostolica
alternativa.
La chiesa celtica aveva una autorità apostolica
genuina?
La chiesa Cattolica Medioevale rivendicava l’autorità del
sacerdozio attraverso l’apostolo Pietro. Era importante
per loro che fossero la sola chiesa che potesse rivendicare
tale autorità. Ma la chiesa Celtica rivendicava
simile autorità, anche attraverso una linea diretta,
direttamente dal Signore. Essi rivendicavano la loro
autorità tramite Giuseppe di Arimatea e tramite
l’apostolo Giovanni. Al famoso sinodo di Whitby,
non si dubitò mai che il credo Celtico provenisse
da Giovanni. La questione era proprio se l’influenza
della chiesa Romana significava che le loro rivendicazioni
erano più importanti.
Se i Celti in Bretagna avevano realmente tale autorità o
no, o se quella autorità era rimasta intatta fino
al 570, può non essere mai provato. Ma ci sono
molte evidenze che ce l’avevano ad un certo punto – vedi
la pagina nella Cristianità Celtica.
Giuseppe di Arimatea
Giuseppe di Arimatea secondo l’apocrifo Evangelium
Nicodemi (vangelo di Nicodemo) fu un antico capo nella
chiesa. Secondo l’apocrifo Vindicta Salvatoris,
dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., Giuseppe
si propose di stabilire una chiesa nel “lontano
nord”. Secondo i Celti, Giuseppe venne in Inghilterra
e visse a Glastonbury, dove ordinò i suoi successori.
La Chiesa Celtica considerò questa una successione
apostolica, proprio come sosteneva la chiesa di Roma.
La chiesa di Roma naturalmente vide la Chiesa Celtica
come una minaccia.
Secondo William di Malmesbury, che scrisse intorno al
1125, l’apostolo Filippo inviò Giuseppe
in Bretagna nel 63 d.C. Glastonbury era tradizionalmente
la prima chiesa nelle isole britanniche. Augustino andò oltre
dicendo (sulla sua missione qui nel 600) che la chiesa
di Glastonbury fu inizialmente costruita “non da
arte umana ma dalle mani di Cristo stesso”. Per
queste ed altre ragioni, vedi “San Giuseppe di
Arimatea a Glastonbury” di John Scott, una traduzione
della storia medioevale di Malmesbury (Bury St Edmonds:
Boydell Press, 1981).
Per ulteriorii dettagli, anche maggiori affermazionii,
vedi la pagina su Giuseppe di Arimatea
Quanta autorità aveva Giuseppe di Arimatea?
In alcune versioni dei poemi del Gral, Giuseppe insegnò “le
parole segrete di Gesù” dal Signore stesso
Giuseppe fu il prescelto a vestire e preparare il corpo
di Gesù per la sepoltura (vedi Giovanni 19:38-40)
Il significato non sarà perduto con i Santi degli
Ultimi Giorni.
Quindi quanta autorità aveva Giuseppe di Arimatea?
I suoi presunti successori sostenevano di avere una conoscenza
segreta, sconosciuta alla chiesa stabilita”. Secondo
i poemi del Gral il possessore del Gral (il sacerdozio?)
era chiamato “pescatore ricco” o “ re
pescatore”, apparentemente riferito a Pietro, il
pescatore.
Il credo della Chiesa Celtica Inglese era che essi tracciavano
la loro autorità indietro direttamente a Cristo,
senza passare attraverso Roma. Anche, Malmesbury (circa
nel 1125) si riferisce a Glastonbury come una “Seconda
Roma”. Qualcuno va anche oltre, e crede che l’evidenza
dimostri che la chiesa britannica era più antica
di quella di Roma, e costruita su fondamenta più sicure.
Il Gral e la chiesa Medioevale Romana.
Il Santo Gral, secondo molti, non è altro che
l’autorità del sacerdozio, come preservata
in un remoto sperduto angolo della vigna del Signore,
lontano dalla corruzione di Roma. Quando si perse fu
penosamente desiderato.
“La leggenda di Artù e il Gral era per
preservarla dall’ostilità di molte persone
all’autorità della Santa Sede” (Sinclair
p.19)
Ora, ciò che era più importante per queste
tradizioni, una volta assimilata dalla chiesa medioevale,
era di essere cambiata nella semplice storia di una coppa,
giusto un’altra reliquia. Era essenziale per la
chiesa medioevale che ai cristiani non fosse ricordato
ciò che avevano perso.
Il Gral e Gregorio il Grande.
Quando le rivendicazioni celtiche morirono, nacquero
le rivendicazioni cattoliche (attraverso le uniche contribuzioni
di Gregorio il Grande). Quando la chiesa romana sconfisse
la chiesa celtica, ereditò le leggende del Gral.
C’è un dipinto fiammingo del XV secolo chiamato “La
messa di San Gregorio” . Se avessi il permesso
dei diritti d’autore lo riprodurrei qui. Potete
vedere una riproduzione intera nel “Santo Gral” (Godwin)
pag. 90
San Gregorio – Gregorio il Grande – sostenne
con fervore una preminente autorità, ed effettivamente
inventò la chiesa Medioevale, incluso revisionando
la Messa e l’Eucarestia. I dipinti lo mostrano
ad una tavola su cui c’è una coppa saramentale
o gral. Appoggiato sulla coppa c’è presumibilmente
il pane sacramentale. Sopra la coppa c’è una
visione di un Cristo nudo. Sembra richiamare l’atmosfera
delle leggende del gral dove il cavaliere puro Sir Galahad
probabilmente trovò il Santo Gral..
“Un Cristo nudo appare in seguito su di un vessillo
santo e li nutre con il pane. Egli dice loro che hanno
guadagnato un posto alla sua tavola, il che non era avvenuto
dall’ultima cena quando c’erano i dodici
apostoli.”
A Galahad è detto che “la Bretagna non è più degna
di ospitale una tale gloria”. Galahad e i suoi
compagni portano il gral ad una città santa, e
dopo due anni Galahad muore e il Gral è portato
in cielo. (vedi Godwin, p. 134-35 per dettagli e riferimenti).
Il copione è abbastanza interessante. Godwin,
dopo aver letto tutte le leggende del gral in profondità,
conclude che Persival era un contemporaneo di San Brendan.
Persival è una figura chiave nelle leggende del
gral, e compagno di Galahad nella leggenda già citata.
In quella leggenda egli morì proprio un anno dopo
Galahad. Brendan deve pure essere stato la fonte originale
di alcune delle storie scritte intorno a Persival (Godwin
pg. 115) Brendan è citato nella pagina sulla chiesa
Celtica.
Le avventure di Persival e Brendan terminano giusto
dove inizia quella di Gregorio. Era circa l’anno
570.
Una teoria alternativa
Una teoria popolare sorta negli anni recenti (nel libro “Il
Santo Sangue e il Santo Gral”) è che il
gral era in realtà il lignaggio di sangue di Cristo.
L’antica prova che gli autori occultavano potrebbe
essere ugualmente usata per sostenere quella rivendicazione
che il gral era l’autorità del sacerdozio.
Sarebbe facile confondere i due concetti – se
solo uno o due detentori del sacerdozio sopravvissero
nascosti, avrebbe senso passare l’autorità da
padre a figlio, e sarebbe inevitabile che fosse considerato
come una sorta di conoscenza segreta. E se l’autorità è certamente
stata persa, è comprensibile se le future generazioni
cercarono di rivendicarla basandosi sul lignaggio.
L’importanza dei Franchi.
Secondo la teoria della linea di sangue,
il gral fu preservato nella lontana antichità dalla linea
di sangue Merovingia in quella che ora è la Francia.
Il merovingio più famoso fu Clovis, che effettivamente
iniziò l’impero franco e la storia di Francia
come la conosciamo. Possedeva egli qualche frammento
della “vera” religione? L’apparente
conversione al cattolicesimo di Clovis potrebbe aver
avuto più a che fare con i vantaggi politici che
gli dava, permettendogli di espandere il suo impero nel
nord Europa.
Il disastro chiamato Chilperic
Lothair figlio di Clovis continuò il suo lavoro.
Ma secondo la teoria della linea del sangue, il successivo
erede degno fu Chilperich il nipote di Clovis, che regno
tra 539 e 584. Chilperich può essere descritto
in una sola parola – malvagio. I suoi omicidi e
tradimenti furono infami. Graegorio di Tours (540-594)
scrisse la storia definitiva del Merovingi. Egli descrisse
Chilperich come “ il Nero e l’Erode della
sua era”. Se il cielo non aveva ritirato la sua
autorità prima di allora, si sarebbe certamente
persa sotto Chilperich.
Le conseguenze: il sopravvento dei Carolingi
I più infame crimine di Chimperic fu l’omicidio
di sua moglie,la regina, circa nel 570. secondo la Britannica, “le
conseguenze di questo crimine (l’omicidio della
sua regina) costituisce virtualmente il solo chiaro comprensibile
filo nella matassa aggrovigliata della storia dei franchi
dal 629 al 639, ma fu l’ultimo re di ogni conseguenza
(secondo Grolier). C’era un declino continuo e
alla fine i Carolingi presero il sopravvento. I Carolingi,
buoni credenti romani, diedero Carlo Magno e il “Sacro
Romano Impero”. E il resto è storia.
In che anno si perse il Gral?
Tutte le evidenze materiali in generale puntano al VI
secolo, e al 570 in particolare.
La prima leggenda di Artù (i poemi di Gododdin
e Llongbothe quelli attribuiti a Taliesin) sono basati
su materiale della fine del VI secolo.
“Ciò che sembra una delle prime immagini
del gral” si trova in una tomba del VI secolo in
Ravenna Italia (Godwin, p. 95)
Uno dei “tredici tesori della Bretagna”,
presumibilmente custodito da Merlino e “un chiaro
duplicato del gral di Chretien” (Chretien è l’autore
del primo e più importante poema del gral). Il
tesoro in questione è “il Dysgl di Rhydderch,
re secentesco di Strathclyde” (Godwin pg. 52).Strathclyde,
in Scozia, era all’estremo nord della Bretagna
Celtica, e avrebbe quindi dovuto essere uno degli ultimi
avamposti che cedeva al nemico.
Il nome “Artù” all’inizio divenne
ben noto circa nell’anno 570: “Artù Petr
di Dyfed è uno dei numerosi principi cristianizzati
con questo nome in Bretagna intorno al 570. Dopo questo
periodo è registrato solo come Artù, il
condottiero dei Britanni. Questo suggerisce che il nome
era ancora riverito in questo periodo, una generazione
circa dopo la morte dell’originale Artù,
quando gli Angli e i Sassoni stavano di nuovo spostandosi,
minacciando di distruggere tutte le conquiste di Artù.
Questo assieme al riferimento di Taliesin nel Gododdin
(598) ad Artù, a quanto pare come un guerriero
da essere emulato, costituisce il più remoto riferimento
alla fama del nome di Artù.” – da “la
Caduta e Conquista della Bretagna 400 a.C. Come accennato
dalla Fonte Primaria” in http://www.physics.uq.edu.au:8001/people/wiseman/DECBps.html#Arthur
Se il Gral è l’autorità della chieda
Celtica, allora assieme alla prosperità della
chiesa in Inghilterra, deve essere stato smarrito qualche
tempo intornoo dopo il 570, la morte di Gildas, e il
periodo in cui gli archeologi vedono un visibile svolta
nella pratica religiosa (discussa nella pagina della
chiesa Celtica).
Se il gral era posseduto dai Merovingi, è probabile
che sia stato perso durante il regno di Chilperic I,
che assassinò sua moglie circa nel 570.
Se il gral semplicemente simbolizzava un’alternativa
alla chiesa Romana, fu perso quando Gregorio salì al
potere. Il potere di Gregorio è datato dalla sua
campagna contro i Longobardi del 570 (che è il
motivo per cui la chiesa lo volle come papa alcuni anni
più tardi). Fu Gragorio, con il suo interesse
per i Britanni, Franchi, Longobardi, ecc. (vedi la citazione
nella pagina dell’Europa), che inviò Augusto
a “convertire” i cristiani celti alla chiesa
Romana.
Molti studiosi credono che il ricercatore del gral,
Persival, si basava su Peredyr, Re di Ebrauc. La famosa
e ultima vittoria di Peredyr fu nel 573. Ma egli fu incapace
di prendere vantaggio da questa vittoria, e sette anni
più tardi fu ucciso.
Se Persival è basato su Brendan, come suggerito
sopra, questo confermerebbe una data per la perdita del
gral intorno al 570.
Conclusione
La ricerca del Gral è una storia di fallimenti,
di tentativi dopo tentativi di recuperarlo, sforzi che
si conclusero nel nulla. Il sacerdozio era perso. La
perdita, come la perdita della chiesa Celtica, datata
dalla fine del VI secolo, in altre parole, il periodo
intorno al 570. ma una volta che fu perso nel 570 d.C.,
Dio ha decretato che sarebbe rimasto perduto per 1260
anni – fino a che Dio Stesso decise di riportarlo.
La promessa restaurazione non sarebbe stata del sacerdozio
Celtico, che avrebbe potuto essere o non essere una memoria
di quello autentico. Sarebbe stata una piena restaurazione
di ciò che si era avuto nei giorni del ministero
di Gesù, in tutta la sua gloria e purezza originale.
C’è poco da meravigliarsi che i santi nel
1830 fossero tanto emozionati!
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