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CODICE BIBLICO

Questo articolo è collegato a “Un prisma divino” “Numeri simbolismo e profezie” e “Profezie nei nomi

Abbiamo già discusso il significato dei numeri, ma c’è di più. Nel primo articolo avevo indicato il significato dei numeri basici, ora invece quelli meno conosciuti. Sappiamo perché abbiamo intervalli di 7, perché ogni volta che c’era un adempimento, il 7 mostrava il tutto come realizzato o completo. Ma perché ci sono intervalli di 50?

Daniel Michaelson scrisse:

“Il numero 50 ha molti importanti significati nel Giudaismo. Ogni 50 anni c’è un Giubileo, la Torah venne data 50 giorni dopo l’esodo dall’Egitto, e ci sono 50 porte di saggezza. A questo punto, un lettore scettico potrebbe esclamare che l’intero sistema altro non è che una coincidenza… “sono sicuro” continuerebbe lo scettico, “che potresti trovare quel sistema e le parole in qualsiasi libro”.

Nel suo articolo “I codici della Torah”, il prof. Michaelson indicò in dettagli le probabilità matematiche di quei codici e concluse che “la probabilità di una tale coincidenza è di circa UNA IN TRE MILIONI”.

I computers hanno aiutato molto a decodificare questo codice così interessante ed intrigante, per esempio, nel 1982 il Dr. Eli Rips dell’Istituto di Matematica all’Università Ebraica in Gerusalemme, insieme ad altri utilizzò il computer per cercare parole significative nel testo biblico, ad intervalli equidistanti. Come esempio, al computer vennero chieste tutte le apparizioni della parola Israele nelle prime diecimila lettere di Genesi, a uguali intervalli disposti da 100 a 100.

Il computer dimostrò che la parola Israele veniva decifrata solo 2 volte, ad intervalli di 7 e 50, nel primo capitolo di Genesi. Il significato di questa scoperta secondo Michaelson fu che:

“Questi sono esattamente i quattro versi che costituiscono il Kiddush che noi recitiamo sul bicchiere di vino ogni venerdì sera per santificare il Sabato (Sabbath). Questo è stupefacente perché 7 e 50 sono i soli numeri relativi al Sabato. Il 7 sta sia per il settimo giorno della creazione sia per il settimo anno dello Shimita quando la terra riposa. Dopo 7 cicli di Shimita, la terra riposa anche nel cinquantesimo anno, l’anno del Giubileo. Questo è semplicemente coincidenza?

Un semplice calcolo dimostra che la probabilità che la parola Israele appaia una volta a un dato intervallo sopra quei versi, è di circa 1 su 100. La possibilità di due apparizioni ad intervalli di 7 e 50 sia in avanti o indietro è di circa 1 su 400.000. Il nome d’Israele, viene trovato a intervalli che parlano del riposo della terra nel settimo e cinquantesimo anno! Perché non in intervalli di 8 o 49?”

Lo scettico crede nel potere della probabilità.

Dal libro “Il Creatore dietro il tempo e lo spazio” di Marck Eastman.

I primi 17 versi del Vangelo di Matteo sono una logica unità, o sezione, che tratta un solo soggetto principale: La genealogia di Gesù Cristo. Contiene 72 parole del vocabolario Greco in questi 17 versi d’inizio. Il numero di parole che sono nomi è esattamente 56, o 7x8. La parola Greca “the” usata piu frequentemente nel passo è esattamente 56, o 7x8. Anche il numero di forme diverse in cui l’articolo “the” compare, è esattamente 7.

Nel passo ci sono due sezioni principali: i versi 1-11 e 12-17. Nella prima sezione, il numero di parole del vocabolario Greco usate è 49, o 7x7. Perchè non 48 o 50?

Di queste 49 parole, il numero di quelle che cominciano con vocale è 28, o 7x4. Il numero di quelle che cominciano con consonante è 21, o7x3.

Il numero totale di lettere in queste 49 parole è 266, o 7x38. Il numero di vocali tra queste 266 lettere è 140 o 7x20. Il numero di consonanti è 126, o 7x18.

In 49 parole, il numero di parole che compare più di una volta è 35, o7x5. Il numero di parole che occorre una volta sola è 14 o 7x2. Il numero di parole che serve in una sola forma, è esattamente 42, o 7x6. Ed anche il numero di quelle che appare in più di una forma è di 7.

Il numero delle 49 parole greche che sono nomi è 42, o7x6. Il numero di quelle che non lo sono è 7.

Dei nomi, 35 sono nomi propri, o esattamente 7x5. Questi 35 nomi sono usati 63 volte o 7x9.

Il numero dei nomi maschili è 28 o 7x4. Questi nomi servono 56 volte o 7x8. Il numero di quelli non maschili è 7. Sono citate tre donne: Tamar, Rahab e Ruth. Il numero di lettere greche in questi tre nomi è 14 o 7x2. Il numero che compone i nomi è 7. Il numero di lettere greche in questi 7 nomi è 49 o 7x7. In questo passo è menzionata solo una città, Babilonia, che in greco contiene esattamente 7 lettere. E così via.

GAMETRIA

Ci sono ulteriori caratteristiche nella struttura numerica della parola stessa.

Come saprete, sia gli Ebrei che I Greci usano le lettere dell’alfabeto come valori numerali, perciò qualsiasi parola specifica, sia in Ebraico o Greco ha un valore numerale in se stessa sommando il valore delle lettere in quella particolare parola.

Lo studio dei valori numerali delle parole è chiamato gametria.

Le 72 parole del vocabolario hanno un valore gametrico di 42.364 o 7x6.052.

Se una lettera greca veniva cambiata, questo non succedeva. Le 72 parole compaiono in 90 forme, alcune in più d’una forma. Il valore numerico delle 90 forme è 54.075 o 7x7.725

Diventa immediatamente ovvio che nascosti sotto la superficie ci sono aspetti di disegni che non possono essere accidentali o solo coincidenza. Ricordate, il rabbino dice che la “coincidenza” non è una parola conforme alla legge ebraica. I rabbini giudei credono che non comprenderanno le scritture, completamente, finché venga il Messia. Ma quando verrà, Egli non solo interpreterà ogni passo per noi, ma anche le vere parole. Interpreterà persino le reali singole lettere e gli spazi tra di esse.

Altre implicazioni.

Ci sono parole nei passaggi appena descritti che non capitano in nessun altro luogo nel Nuovo Testamento. Escono 42 volte, 7x6 ed hanno 126 lettere, 7x18. Come si organizzò questo?

Anche se Matteo utilizzò questa caratteristica nel suo vangelo, come poteva sapere che queste specifiche parole, la cui unica caratteristica è che non si possono trovare in nessun altro punto del Nuovo Testamento, non vengono usate da altri scrittori?

A meno che non consideriamo l'ipotesi assurda che egli si fosse messo d'accordo con loro, egli avrebbe dovuto avere il resto del Nuovo Testamento prima di lui, quando egli scrisse il suo libro. Il Vangelo di Matteo, pertanto, dovrebbe essere stato scritto per ultimo.

Risulta però che anche il Vangelo di Marco presenta lo stesso fenomeno.

Si potrebbe cercare di dimostrare che anche questo avrebbe dovuto essere stato scritto per ultimo.

Lo stesso fenomeno si trova in Luca, Giovanni, Giacomo, Pietro, Giuda e Paolo. Ognuno avrebbe dovuto scrivere dopo l'altro al fine di riuscire a rispettare la successione dei termini.

Siamo riconoscenti al Dr. Ivan Panin per il suo impegno costante e accurati studi che hanno evidenziato queste stupefacenti intuizioni.

L’epitaffio sulla croce di Gesu’

Quando Gesù fu crocifisso, Pilato scrisse l’insegna che venne inchiodata sulla croce.

Le particolari parole che scelse, dispiacquero ai capi Giudei e chiesero di cambiarle. Lui rifiutò. Ci sono altri aspetti interessanti riguardo a questo evento che non sono evidenti nella nostra traduzione inglese.

Giovanni 19:19-22

“E Pilato fece pure un’iscrizione e la pose sulla croce. E v’era scritto: GESU’ IL NAZARENO, IL RE DE’ GIUDEI.

Molti dunque dei Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; e l’iscrizione era in ebraico, in latino e in greco.

Perciò i capi sacerdoti dei Giudei dicevano a Pilato: Non scrivere: Il Re dei Giudei; ma che egli ha detto: Io sono il Re dei Giudei.

Pilato rispose: Quel che ho scritto, ho scritto.”

Pilato rifiutò di cambiare l’epitaffio che aveva composto. Questo potrebbe avere più significato di quello che appare nella nostra traduzione. La seguente immagine, mostra l’epitaffio ebraico.

Yeshua HaNazarei v Melech HaYehudim: Gesu il Nazareno e Re dei Giudei

Quello che non si nota nella traduzione è che l’acrostico formato dalla prima lettera di ogni parola, diventa Yahweh (YHWH). Se Pilato l’avesse riscritto nel modo che gli veniva chiesto, non sarebbe uscito il nome di Dio. Se ne rese conto Pilato? Ne era cosciente? L’ha fatto solo per far arrabbiare i capi Giudei che glielo consegnarono solo per invidia? O cominciava a sospettare che Gesù rappresentasse molto di più di ciò che lui pensava?

Quando gli chiesero una guardia speciale da mettere alla tomba, diede loro un’enigmatica risposta “Assicuratevi che sia più fidata che potete”. Cosa avrà voluto dire?

La mia opinione è che ci sono tre chiavi per scoprire o comprendere meglio.

Il significato nascosto dei nomi propri.

Il significato nascosto delle parole chiave ( di solito quelle che vengono ripetute)

Il significato nascosto nei numeri.

I nomi nella Bibbia hanno comunemente un significato “essenziale” (o naturale) e ciò, se non sempre, è evidente nella maggior parte dei casi. Ad ogni nome proprio ebraico fu attribuito un significato, sia che si riferisca a una persona che a un luogo, e ciò indica un livello di consapevolezza tale che quando, nell’evoluzione della storia, questa condizione subisce un cambiamento, anche il nome della persona viene modificato. E’ come se non si potesse mantenere lo stesso nome allorché la sua natura viene modificata e ciò perché i loro nomi propri hanno tutti un significato più profondo di quello che il nome stesso possa avere e ciò vale anche per i nomi dei luoghi.

Thomas Troward ci dice, riguardo al mistero e al significato della Bibbia “Lo scopo di un nome è quello di richiamare, tramite una singola parola, l’intero concetto relativo ad una cosa che viene nominata, con tutte quelle qualità e relazioni che la caratterizzano per quello che è, invece di descriverla in ogni suo dettaglio ogni volta che si voglia indicarne il concetto. Il nome giusto di una cosa racchiude così il concetto della sua intera natura. Di conseguenza, il nome corretto di Dio diverrebbe, in qualche modo, una dichiarazione concisa della Sua natura divina.

Per esempio Geova significa “Io sono” e vi suggerisco di leggere “Il Grande Geova”. La giusta interpretazione significa “Io sono vivo” che vuol dire il Dio vivente e la Sua vera natura è quella di vivere per sempre.

Generalmente adotto questo metodo quando voglio comprendere meglio il contenuto delle scritture. Ogniqualvolta scopro un nome nel contesto di una storia, ne voglio conoscere il significato. Leggere la Bibbia dovrebbe essere una caccia al tesoro e i nomi indicati sulle cartine della Bibbia sono veramente la mappa per il tesoro. Per esempio: nel mio discorso Giacobbe o Israele dissi che la lotta tra Giacobbe e Dio fu unicamente una lotta in preghiera. Infatti Giacobbe vinse perché si guadagnò una benedizione e il suo nome fu cambiato in quella circostanza. Il luogo in cui ciò avvenne era Peniel, che significa “la presenza di Dio” o “il riconoscimento di Dio” o “il volto di Dio”. Questo viene descritto nel libro “ The hidden mistery of the Bible” (Il mistero nascosto della Bibbia) di Jack Ensign Addington, a pagina 25. Un’interessante e ulteriore informazione riguarda la ghiandola pineale talvolta chiamata il “terzo occhio”. Lo Jogi inizia la meditazione concentrando la sua attenzione su un punto al centro della fronte proprio sopra e fra i due occhi dove si dice che il “terzo occhio” o l’occhio mistico sia collocato: secondo lui il centro della luce. E’ interessante notare che questo è il punto della ghiandola che controlla le funzioni del corpo ed è chiamato ghiandola pineale. Il Webster spiega che la ghiandola pineale come avente la struttura di un occhio “con una retina e delle lenti più o meno distinte e viene così chiamato occhio pineale... Nel passato alcuni filosofi lo identificarono come sede dell’anima...” Io credo che le religioni orientali continuino tuttoggi a credere che il terzo occhio sia la sede del discernimento spirituale. In qualche modo con l’andar del tempo l’ortografia della parola è stata leggermente l’ortografia visto che nella Bibbia in inglese si riporta il nome Peniel o Penuel, ma il significato è simile e suggerisce che le due parole sono collegate fra loro. Peniel vuol dire riconoscimento di Dio. La meditazione ha lo scopo di riconoscere Dio e la preghiera è la meditazione massima essendo la vera conversazione tra l’uomo e Dio.

Un altro argomento interessante è quando si associano insieme i numeri ed il nome. Ad esempio sappiamo che il 12 indica la guida di Dio nella chiesa o per meglio dire nella sua casa, ma se analizzate i nomi delle dodici tribù e dei dodici discepoli, e ricercate i significati dei loro nomi scoprirete da voi stessi che essi rappresentano le diverse qualità spirituali nell’uomo. Scrissi “Nella Sua Casa” perché secondo l’Apocalisse di Giovanni ci sono 12 stelle, 12 angeli e la Nuova Gerusalemme avrà 12 fondamenta. Considerate questa pagina in fase di elaborazione.

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