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Analisi critica dei concili cattolici

se qualcuno vuol controllare puo’ andare e verificare proprio da un sito cattolico quanto e’ riferito qui sotto http://www.totustuus.biz/users/concili/

Primo Concilio di Nicea
Dal 19 giugno al 25 luglio (?) 325.
Papa Silvestro I (314-335).
Convocato dall’imperatore Costantino.

VI. Della precedenza di alcune sedi, dell'impossibilità di essere ordinato vescovo senza il consenso del metropolita.

In Egitto, nella Libia e nella Pentapoli siano mantenute le antiche consuetudini per cui il vescovo di Alessandria abbia autorità su tutte queste province; anche al vescovo di Roma infatti è riconosciuta una simile autorità. Ugualmente ad Antiochia e nelle altre province siano conservati alle chiese gli antichi privilegi. Inoltre sia chiaro che, se qualcuno è fatto vescovo senza il consenso del metropolita, questo grande sinodo stabilisce che costui non debba esser vescovo. Qualora poi due o tre, per questioni loro personali, dissentano dal voto ben meditato e conforme alle norme ecclesiastiche degli altri, prevalga l'opinione della maggioranza.

VII. Del vescovo di Gerusalemme.

Poiché è invalsa la consuetudine e l'antica tradizione che il vescovo di Gerusalemme riceva particolare onore, abbia quanto questo onore comporta, salva sempre la dignità propria della metropoli.
Se analizziamo bene questo passo non solo e’ evidente che a questo punto e’ il Vescovo di Gerusalemme che riceveva “Particolare onore”. Il vescovo di Alessandria aveva la preminenza, da questo concilio, su diverse nazioni e questa frase “anche al vescovo di Roma infatti è riconosciuta una simile autorità. Ugualmente ad Antiochia e nelle altre province siano conservati alle chiese gli antichi privilege” dimostra che fu a questo punto che “Anche” la chiesa di Roma assurgeva a questa autorita’.
Proprio questa frase e quest contesto ci danno la chiara organizzazione ecclesiastica del tempo: al vescovo di Gerusalemme un “onore Particolare” ai vescovi delle grandi metropolis autorita’ sulle loro provincie, ma non in sottomissione a nessuna altra autorita’, cioe’ Alessandra, Antiochia, Roma, Gerusalemme e le altre avevano l’autorita’ per dirimere le loro questioni nelle lore aree di influenza senza dover chiedere l’assenso delle altre. Questo e’ provato proprio dal famoso scisma del 1054 in cui due di questi vescovi si scomunicarono l’un l’altro. Il problema era solo politico in quanto uno era sostenuto dall’imperatore d’oriente e l’altro di occidente, infatti veniva chiamato lo scisma d’oriente o d’occidente a seconda dei casi.
Fino al 787 tutti I concili furono convocati da imperatori e l’ultimo di questi da una imperatrice a riprova di chi era a capo veramente della chiesa Cattolica
Primo Concilio di Costantinopoli
Dal I maggio al luglio 381.
Papa: Damaso I (366-384).
Convocato dall'imperatore Teodosio I.
Simbolo Niceno-Costantinopolitano. Divinità dello Spirito Santo. 4 canoni.

IL SIMBOLO DEI CENTOCINQUANTA PADRI

Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e di quelle invisibili: e in un solo signore Gesù Cristo, figlio unigenito di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli, luce da luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato, della stessa sostanza del Padre, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose. Per noi uomini e per la nostra salvezza egli discese dal cielo, prese carne dallo Spirito Santo e da Maria vergine, e divenne uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, fu sepolto e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture, salì al cielo, si sedette alla destra del Padre: verrà nuovamente nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Crediamo anche nello Spirito Santo, che è signore e dà vita, che procede dal Padre; che col Padre e col Figlio deve essere adorato e glorificato, ed ha parlato per mezzo dei Profeti. Crediamo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Crediamo un solo battesimo per la remissione dei peccati e aspettiamo la resurrezione dei morti, e la vita del secolo futuro. Amen.

LETTERA DEI VESCOVI RADUNATI A COSTANTINOPOLI A PAPA DAMASO E AI VESCOVI OCCIDENTALI (382)

Ai signori illustrissimi e reverendissirni fratelli e colleghi Damaso, Ambrogio, Brittone, Valeriano, Acolio, Anemio, Basilio, e agli altri santi vescovi raccolti nella grande Roma, il santo sinodo dei vescovi che professano la vera fede, riuniti nella grande Costantinopoli, salute nel Signore.

E’ forse superfluo informare la Reverenza vostra, quasi che possa esserne all'oscuro, e narrare le innumerevoli sofferenze inflitteci dalla prepotenza ariana. Non crediamo, infatti, che la santità vostra giudichi così poco importante quanto ci riguarda, da esserne ancora all'oscuro, metterebbe anzi conto che se ne piangesse insieme. D'altra parte, le tempeste che si sono abbattute su di noi sono state tali, che non hanno certo potuto rimanervi nascoste; il tempo delle persecuzioni è recente, ne è ancora vivo il ricordo non solo in coloro che hanno sofferto, ma anche in chi per l'amore che li legava ad essi ha fatto proprie le loro sofferenze. Infatti solo ieri, per così dire, e l'altro ieri, alcuni sciolti dai vincoli dell'esilio, sono tornati alle loro chiese in mezzo a mille tribolazioni; di altri, morti in esilio, sono tornati solo i resti: alcuni, anche dopo il ritorno dall'esilio, fatti segno all'odio acre degli eretici, dovettero sopportare più amarezze nella propria terra che in terra straniera, raggiunti, come il beato Stefano, dalle loro pietre (1); altri lacerati da vari supplizi, portano ancora le stigmate di Cristo (2) e le ferite nel proprio corpo. Le perdite di ricchezze, le multe delle città, le confische dei beni dei singoli, gli intrighi, le prepotenze, le carceri, chi potrebbe contarle? Davvero che tutte le tribolazioni si sono moltiplicate contro di noi oltre ogni dire, forse perché scontassimo la pena dei nostri peccati, o forse perché Dio, clemente, voleva provarci con tante sofferenze.

Di ciò siano rese grazie a Dio, il quale volle istruire i suoi servi attraverso prove così grandi (3), e secondo la sua grande misericordia ci ha condotto nuovamente al refrigerio (4). Certo sarebbe stato necessario per noi una lunga pace, e molto tempo, e molto lavoro per il miglioramento delle chiese, perché, cioè, finalmente potessimo ricondurre all'originario splendore della pietà il corpo della chiesa, oppresso come da lunga malattia, ricreandolo a poco a poco con ogni sorta di cure. In questo modo riteniamo di esserci liberati dalla violenza delle persecuzioni, e di aver ripristinato le chiese così a lungo dominate dagli eretici; dei lupi, tuttavia, ci danno molta molestia: scacciati dai loro recinti, rapiscono le pecore negli stessi pascoli boscosi, e tentano di tenere riunioni, e di suscitare sommosse popolari, senza nulla risparmiare pur di arrecare danno alle chiese. Come dicevamo, sarebbe stato necessario che potessimo occuparci di questi problemi per un tempo più lungo.

In ogni modo, poiché, mostrando la vostra fraterna carità verso di noi, con lettere dell'imperatore, da Dio amato, avete invitato anche noi come veri membri al sinodo che per volontà di Dio avete convocato a Roma perché, essendo stati noi sottoposti allora da soli alle tribolazioni, ora in questa pia concordia degli Imperatori voi non regnaste senza di noi, ma anche noi, secondo la parola dell'apostolo, potessimo regnare insieme con voi (5), sarebbe stato nostro desiderio, se possibile, lasciare tutti insieme le nostre chiese, e venire incontro ai vostri desideri e alla (comune) utilità. Chi ci darà, infatti, le ali come quelle di una colomba per volare e posarci presso di voi (6)? Ma poiché questo avrebbe spogliato le nostre chiese, appena cominciato il rinnovamento, e la cosa sarebbe stata per moltissimi impossibile, ci eravamo radunati insieme a Costantinopoli, secondo l'invito delle lettere, mandate l'anno scorso dalla vostra carità, dopo il sinodo di Aquileia, all'imperatore Teodosio, caro a Dio. Eravamo preparati per questo solo viaggio fino a Costantinopoli, ed avevamo il consenso dei vescovi rimasti nelle diocesi solo per questo sinodo. Di un più lungo viaggio né prevedevamo la necessità, né avevamo avuto alcun indizio prima di venire a Costantinopoli. Inoltre l'imminenza della data fissata non lascia il tempo di prepararsi per una assenza più lunga, né di avvertire i vescovi della nostra stessa comunione rimasti nelle diocesi, e di chiedere il loro benestare. Poiché, dunque, questi ed altri simili motivi impedivano la partenza della maggior parte di noi, abbiamo preso l'unico partito che restava per il miglioramento delle cose e per corrispondere alla carità che ci avete dimostrato: e abbiamo pregato istantemente i venerabilissimi e onorabilissimi fratelli e colleghi nostri, i vescovi Ciriaco, Eusebio e Prisciano di affrontare la fatica di venir fino a voi; e così, per mezzo loro, vi abbiamo fatto conoscere i nostri propositi di pace e di unità, e vi abbiamo manifestato il nostro zelo per la retta fede. Noi, infatti, abbiamo sopportato da parte degli eretici le persecuzioni, le tribolazioni, le minacce degli imperatori, le crudeltà dei magistrati e ogni altra prova, per la fede evangelica confermata dai trecentodiciotto Padri di Nicea di Bitinia. Questa fede, infatti, dev'essere approvata da voi, da noi e da quanti non distorcono il senso della vera fede essendo essa antichissima e conforme al battesimo; essa ci insegna a credere nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, cioè in una sola divinità, potenza, sostanza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in una uguale dignità, e in un potere coeterno, in tre perfettissime ipostasi, cioè in tre perfette persone, ossia tali, che non abbia luogo in esse né la follia di Sabellio con la confusione delle persone, con la soppressione delle proprietà personali, né prevalga la bestemmia degli Eunomiani, degli Ariani, dei Pneumatomachi, per cui, divisa la sostanza, o la natura, o la divinità, si aggiunga all'increata, consostanziale e coeterna Trinità una natura posteriore, creata, o di diversa sostanza. Riteniamo anche, intatta, la dottrina dell'incarnazione del Signore; non accettiamo, cioè l'assunzione di una carne senz'anima, senza intelligenza, imperfetta, ben sapendo che il verbo di Dio, perfetto prima dei secoli, è divenuto perfetto uomo negli ultimi tempi per la nostra salvezza.

Queste sono, in sintesi, le principali verità della fede, che senza ambagi predichiamo. Esse vi procureranno anche una maggior soddisfazione, se vi degnerete di leggere il tomo composto dal sinodo di Antiochia, e quello pubblicato dal concilio ecumenico, a Costantinopoli, lo scorso anno. In essi abbiamo esposto la nostra fede assai ampiamente, ed abbiamo sottoscritto i nostri anatemi contro le recenti novità delle eresie.

Quanto all'amministrazione delle singole chiese ha forza di legge l'antica norma, come sapete, e la disposizione dei santi padri di Nicea: che, cioè, in ciascuna provincia, e, se essi vorranno anche i vescovi confinanti con loro, si facciano le ordinazioni come richiede l'utilità delle chiese. Sappiate che, conforme a queste disposizioni, vengono amministrate le nostre chiese, e sono stati nominati i sacerdoti delle chiese più insigni. Della chiesa novella, per cosi dire, di Costantinopoli, che da poco, per misericordia di Dio, abbiamo strappato alle bestemmie degli eretici, come dalla bocca di un leone (7), abbiamo ordinato vescovo il reverendissimo e amabilissimo in Dio Nettario. Ciò è stato fatto al cospetto del concilio universale, col consenso di tutti, sotto gli occhi dell'imperatore Teodosio, carissimo a Dio, di tutto il clero, e con l'approvazione di tutta la città. Dell'antica e veramente apostolica chiesa di Antiochia di Siria, nella quale per prima fu usato il venerando nome di cristiani, i vescovi della provincia e della diocesi dell'oriente, radunatisi, consacrarono vescovo, canonicamente, il reverendissimo e da Dio amatissimo Flaviano, con l'approvazione di tutta la chiesa, che, unanime onorava quest'uomo. L'ordinazione è stata riconosciuta conforme alla legge ecclesiastica anche dalle autorità del concilio. Vi informiamo, inoltre, che il reverendissimo e carissimo a Dio Cirillo è vescovo della madre di tutte le chiese, la chiesa di Gerusalemme.
Da questo documento sono evidenti molte cose, la prima che era l’imperatore che chimava I concili, che a questo concilio non era nemmeno intervenuto colui che sarebbe dovuto essere il papa del momento che invece viene definito
Ai signori illustrissimi e reverendissirni fratelli e colleghi Damaso,
Fratello e college.
Quello che e’ scritto prima e’ l’intestazione del sito cattolico di adesso, invece il testo originale ci inform ache Damaso non solo non partecipo’ al concilio e quindi non ebbe voce in capitolo ma viene informato tramite lettera e viene considerato solo un collega.
E che Cirillo e’ vescovo della madre di tutte le chiese cioe’ Gerusalemme.

Poi c’e’ questo CANONI

I. Che le decisioni di Nicea restino immutate; della scomunica degli eretici.

La professione di fede dei trecentodiciotto santi Padri, raccolti a Nicea di Bitinia non deve essere abrogata, ma deve rimanere salda; si deve anatematizzare ogni eresia, specialmente quella degli Eunomiani o Anomei, degli Ariani o Eudossiani, dei Serniariani e Pneumatomachi, dei Sabelliani, dei Marcelliani, dei Fotiniani e degli Apollinaristi.

II. Del buon ordinamento delle diocesi, e dei privilegi dovuti alle grandi città dell'Egitto, di Antiochia, di Costantinopoli; e del non dover un vescovo metter piede nella chiesa di un altro.

I vescovi preposti ad una diocesi non si occupino delle chiese che sono fuori dei confini loro assegnati né le gettino nel disordine; ma, conforme ai canoni, il vescovo di Alessandria amministri solo ciò che riguarda l'Egitto, i vescovi dell'Oriente, solo l'oriente, salvi i privilegi della chiesa di Antiochia, contenuti nei canoni di Nicea; i vescovi della diocesi dell'Asia, amministrino solo l'Asia, quelli del Ponto, solo il Ponto, e quelli della Tracia, la Tracia.

A meno che vengano chiamati, i vescovi non si rechino oltre i confini della propria diocesi, per qualche ordinazione e per qualche altro atto del loro ministero. Secondo le norme relative all'amministrazione delle diocesi, è chiaro che questioni riguardanti una provincia dovrà regolarle il sinodo della stessa provincia, secondo le direttive di Nicea. Quanto poi alle chiese di Dio fondate nelle regioni dei barbari, sarà bene che vengano governate secondo le consuetudini introdotte ai tempi dei nostri padri.
Questo e’ in diretto contrasto con questo

III. Che dopo il vescovo di Roma, sia secondo quello di Costantinopoli.

Il vescovo di Costantinopoli avrà il primato d'onore dopo il vescovo di Roma, perché tale città è la nuova Roma.
Una di queste due norme e’ errata a meno che non si intenda “primato d’onore” come un qualcosa di politico, infatti l’articolo precedente non solo era stato approvato anche precedentemente ma viene reinforzato e secondo questo nessun vescovo poteva questionare in un altro territtorio.
A mio avviso, visto il contrasto, questa potrebbe essere una interpolazione bella e buona.
L’enciclopedia “Atlantica” alla voce Teodoro riporta” Consapevole delle tendenze disgreagatrici dell’impero Teodosio cerco’ di ricostruirne l’unita’, operando in modo da affermarsi come unico imperatore e di avvalersi della religione cristiana come elemento determinante di coesione. Egli intervene anche per spazzare via le tendenze PAGANE che ancora dominavano nella corte imperiale d’occidente e seppe approfittare della difficile situazione che era venuta a crearsi a Roma. Nei primi anni del suo regno, l’Occidente era governato da Graziano, figlio di valentiniano I. Nel 383 Graziano fu ucciso e sostituito dal fratello minore ValentinianoII il cui filo arianesimo lo porto’ a scontrarsi duramente con la Chiesa, cosi’ da indebolire la propria posizione. Di quest one approfitto’ Magno Masimo, che aveva assunto la prefettura delle Gallie, comprendente oltre alla Gallia, la Britannia, la Spagna e l’Africa Nord occidentale. Forte di questa sua posizione, detronizzo’ Valentiniano e si impadroni’ del trono d’Occidente 388. Teodosio allora intervene, sconfisse ed ucise l’usurpatore, rimettendo sul trono Valentiniano II, sottoponendolo pero’ al proprio controllo. In tal modo egli poteva estendere la sua politica religiosa anche all’Occidente che sino ad allora, aveva largamento tollerato ed anche incoraggiato I culti “pagani”, in particolare l’antica religione romana, ancora molto diffusa fra la nobilta’. Nel 380, leditto di Tessalonica, firmato anche dall’imperatore Graziano, decreto’ l’obbligatorieta’ del culto Cristiano per tutti I sudditi dell’impero, minacciando gravi sanzioni a chi avesse disubbidito. La religione cristiana assumeva cosi’ la qualifica di religione dell’impero e la chiesa Cristiana diventava chiesa di Stato. Nel 381 Teodosio convoco’ a Costantinopoli un concilio, dal quale EGLI fece ribadire quanto gia’ approvato a Nicea. Inoltre fece modificare le struttire della chiesa, adeguandole a quelle dello stato. Questi provvedimenti ottennero pero’ risultati opposti a quelli sperati, poiche’ non solo non rafforzarono lo stato, ma ne indebolirono ulteriormente le strutture a vantaggio della chiesa, cosi’ che l’impero fini per divenire IL BRACCIO SECOLARE del papato. Frattanto, il vescovo di Milano Ambrogio, dopo aver affermato l’autonomia della chiesa in material spirituale, aveva cominciato a rivendicare il diritto per la chiesa di erigersi a giudice anche dell’Imperatore, avendo essa giurisdizione su tutti I cristiani, imperatore compreso. In una occasione famosa, Ambrogio rifiuto’ di dispensare la comunione in presenza di Teodosio, colpevole di aver causato il massacre di tessalonica; ed in un’altra occasione la rifiuto’ sinche’ l’imperatore non avesse ritirato un’ordinanza che riteneva ingiuriosa e lesiva delle sue prerogative di vescovo.
Da quanto abbhiamo appena letto abbiamo uno spaccato abbastanza chiaro che fu Teodosio a trasferire alla chiesa, non parliamo di papato perche’ ancora non esisteva, il fatto di Ambrogio dimostra che I vescovi a quell’epoca erano I veri capi della loro Zona e che ognuno di loro diceva la sua dalla sua posizione di preminenza, piu’ importante era la citta’ in cui presiedeva e piu’ voce vi era in capitolo. Una cosa puramente mondana, non certo spirituale. Tra l’altro Paolo afferma “or provi l’uomo se stesso” riguardo la comunione e se la persona si sente in grado di prender parte alla santa cena, se non e’ stato scomunicato, se lo fa indegnamente sara’ una cosa fra lui ed il Signore. E’ vero che un vescovo ha la facolta’, se conosce certi problemi, dal vietare il sacramento, ma questo non puo’ avvenire apertamente, sarebbe come mettere al pubblico ludibrio il peccatore, il Signore non lo ha mai concesso, Ambrogio fece proprio cio’ che Cristo non avrebbe mai fatto, svergognare pubblicamente una persona che si accinge a commemorarlo.

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