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Analisi storica e profetica del Cattolicesimo

Questo studio che mi accingo a proporre sara' basato sulle scritture e sulla storia. Lo scopo di detto studio e' di provare che la Chiesa di Gesu' Cristo fu fondata a Gerusalemme e fu distrutta, come previsto in rivelazione 13:7 Che La chiesa Cattolica non ha e non aveva niente da spartire con la chiesa di Gesu' Cristo e nacque sulle sue ceneri per interessi umani e politici in particolare. Passiamo prima ad analizzare la morte della chiesa di Gesu' Cristo che come abbiamo appena visto e' profetizzata in Rivelazione 13:7 Molti passi delle scritture parlano di una apostasia che doveva precedere il ritorno del Signore, Paolo ne e' uno dei testimoni piu' chiari. Tralascero' questi passi perche' sono ben noti a tutti gli studiodi biblici, sia che li accettino sia che li rifiutino a me basta cio' che e' scritto in Rivelazione 13:7 perche' non puo' esservi confutazione. Per coloro che credono anche nel libro di Mormon cito una profezia che e' alqaunto chiara al riguardo. 8 E l'angelo mi parlò, dicendo: Ecco i dodici discepoli dell'Agnello, che sono scelti per esercitare il ministero presso la tua posterità. 9 E mi disse: Ricordi i dodici apostoli dell'Agnello? Ecco, sono quelli che giudicheranno le dodici tribù d'Israele; pertanto, i dodici ministri della tua posterità saranno giudicati da loro; poiché voi siete del casato d'Israele. 10 E questi dodici ministri che tu vedi giudicheranno la tua posterità. Ed ecco, essi sono giusti per sempre; poiché a motivo della loro fede nell'Agnello di Dio, le loro vesti sono rese candide nel suo sangue. 11 E l'angelo mi disse: Guarda! E guardai, e vidi tre generazioni morire in rettitudine; e le loro vesti erano candide, proprio come l'Agnello di Dio. E l'angelo mi disse: Questi sono resi candidi nel sangue dell'Agnello, a motivo della loro fede in lui. 12 E io, Nefi, vidi pure molti della quarta generazione morire in rettitudine.

(Libro di Mormon | 1 Nefi 12:8 - 12)

Qui l'angelo e' chiaro vi saranno 4 generazioni che sarebbero state " accetate da Dio per le loro opera, sappiamo che questo si e' letteralmente avverato nel libro di Mormon e sul continente Americano, perche' non dovremmo aspettarci altrettanto nel vecchio continente? Il capitolo 13 inizia con una domanda ed una spiegazione 1 E AVVENNE che l'angelo mi parlò, dicendo: Guarda! E io guardai e vidi molte nazioni e molti regni. 2 E l'angelo mi disse: Cosa vedi? E io dissi: Vedo molte nazioni e molti regni. 3 Ed egli mi disse: Queste sono le nazioni e i regni dei Gentili.

(Libro di Mormon | 1 Nefi 13:1 - 3)

Qui e' spiegato cio' che avverra' nel vecchio mondo 4 E avvenne che io vidi fra le nazioni dei Gentili la formazione di una grande chiesa. 5 E l'angelo mi disse: Guarda la formazione di una chiesa che è la più abominevole di tutte le altre chiese, che uccide i santi di Dio, sì, li tortura e li incatena e li aggioga con un giogo di ferro e li riduce in schiavitù. 6 E avvenne che io vidi questa chiesa grande e abominevole; e vidi il diavolo che ne era il fondatore. 7 E vidi pure oro e argento e sete e porpore e stoffe ben tessute, e ogni sorta di preziosi abbigliamenti; e vidi molte meretrici. 8 E l'angelo mi parlò, dicendo: Vedi, l'oro, l'argento, le sete, le porpore, le stoffe ben tessute, i preziosi abbigliamenti e le meretrici sono i desideri di questa chiesa grande e abominevole. 9 E anche per le lodi del mondo essi distruggono i santi di Dio e li riducono in schiavitù. 10 E avvenne che io guardai e vidi molte acque; ed esse dividevano i Gentili dalla posterità dei miei fratelli.

(Libro di Mormon | 1 Nefi 13:4 - 10)

L'angelo parla di una grande chiesa che si sarebbe formata successivamente e che non solo avrebbe perpetrato danni fisici ai santi ma addirittura 12 E io guardai e vidi un uomo fra i Gentili, che era separato dalla posterità dei miei fratelli dalle molte acque; e vidi lo Spirito di Dio che scese e agì su quell'uomo, ed egli avanzò sulle molte acque proprio fino alla posterità dei miei fratelli, che erano nella terra promessa. 13 E avvenne che io vidi lo Spirito di Dio che agiva su altri Gentili; ed essi uscirono fuori di schiavitù, sulle molte acque. 14 E avvenne che vidi numerose moltitudini di Gentili sulla terra di promessa; e vidi l'ira di Dio che era sulla posterità dei miei fratelli; ed essi erano dispersi davanti ai Gentili ed erano percossi. 15 E vidi lo Spirito del Signore che era sui Gentili; ed essi prosperavano e ottenevano il paese per loro eredità; e vidi che erano bianchi e molto attraenti, e belli, come quelli del mio popolo prima che essi fossero uccisi. 16 E avvenne che io, Nefi, vidi che i Gentili che erano usciti di schiavitù si umiliavano davanti al Signore; e il potere del Signore era con loro. 17 E vidi che le madri patrie dei Gentili si radunavano sulle acque e anche sulla terra, per combattere contro di loro. 18 E vidi che il potere di Dio era con loro e anche che l'ira di Dio era su tutti quelli che erano radunati per combattere contro di loro. 19 E io, Nefi, vidi che i Gentili, che erano usciti di schiavitù, erano liberati dal potere di Dio e dalle mani di tutte le altre nazioni. 20 E avvenne che io, Nefi, vidi che prosperavano nel paese; e vidi un libro, ed esso veniva diffuso fra loro. 21 E l'angelo mi disse: Conosci il significato del libro? 22 E io gli dissi: Non lo conosco. 23 Ed egli disse: Ecco, esce dalla bocca di un Giudeo. E io, Nefi, lo vidi; ed egli mi disse: Il libro che vedi è una storia dei Giudei, che contiene le alleanze che il Signore ha fatto con il casato d'Israele; e contiene pure molte delle profezie dei santi profeti; ed è una storia simile alle incisioni che sono sulle tavole di bronzo, salvo che non ce ne sono così tante; nondimeno esse contengono le alleanze che il Signore ha fatto con il casato d'Israele; pertanto sono di grande valore per i Gentili. 24 E l'angelo del Signore mi disse: Hai visto che il libro usciva dalla bocca d'un Giudeo; e quando usciva dalla bocca di un Giudeo, conteneva la pienezza del Vangelo del Signore del quale i dodici apostoli portano testimonianza; ed essi portano testimonianza secondo la verità che è nell'Agnello di Dio. 25 Pertanto queste cose passano in purezza dai Giudei ai Gentili, secondo la verità che è in Dio. 26 E dopo essere passate per mano dei dodici apostoli dell'Agnello, dai Giudei ai Gentili, vedi la formazione di quella chiesa grande e abominevole, che è la più abominevole di tutte le altre chiese; poiché, ecco, essi hanno tolto dal Vangelo dell'Agnello molte parti che sono chiare e preziosissime; e hanno anche tolto molte alleanze del Signore. 27 E hanno fatto tutto questo per poter pervertire le giuste vie del Signore, per poter accecare gli occhi e indurire il cuore dei figlioli degli uomini. 28 Pertanto tu vedi che, dopo che il libro è passato per le mani della chiesa grande e abominevole, vi sono molte cose chiare e preziose che sono state tolte dal libro, che è il libro dell'Agnello di Dio. 29 E dopo che queste cose chiare e preziose sono state tolte, esso si diffonde in tutte le nazioni dei Gentili; e dopo che è diffuso fra tutte le nazioni dei Gentili, sì, anche al di là delle molte acque che tu hai visto assieme ai Gentili che sono usciti fuori di schiavitù, tu vedi - a causa delle molte cose chiare e preziose che sono state tolte dal libro, che erano chiare alla comprensione dei figlioli degli uomini, secondo la chiarezza che è nell'Agnello di Dio - a causa di queste cose che sono tolte dal Vangelo dell'Agnello, moltissimi davvero inciampano, sì, tanto che Satana ha grande potere su di loro.

(Libro di Mormon | 1 Nefi 13:12 - 29)

questa chiesa avrebbe pervertito le sacre scritture Apocalisse 17:1 E uno dei sette angeli che aveano le sette coppe venne, e mi parlò dicendo: Vieni; io ti mostrerò il giudicio della gran meretrice, che siede su molte acque Apocalisse 17:4-9 4 E la donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle; aveva in mano un calice d'oro pieno di abominazioni e delle immondizie della sua fornicazione, 5 e sulla fronte avea scritto un nome: Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra. 6 E vidi la donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. E quando l'ebbi veduta, mi maravigliai di gran maraviglia. 7 E l'angelo mi disse: Perché ti maravigli? Io ti dirò il mistero della donna e della bestia che la porta, la quale ha le sette teste e le dieci corna. 8 La bestia che hai veduta era, e non è, e deve salire dall'abisso e andare in perdizione. E quelli che abitano sulla terra i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si maraviglieranno vedendo che la bestia era, e non è, e verrà di nuovo. 9 Qui sta la mente che ha sapienza. Le sette teste sono sette monti sui quali la donna siede; Apocalisse 17:15 Poi mi disse: Le acque che hai vedute e sulle quali siede la meretrice, son popoli e moltitudini e nazioni e lingue. Apocalisse 17:18 E la donna che hai veduta è la gran città che impera sui re della terra

La Bibbia identifica questa donna nella citta' di Roma, ora non confondiamoci con l'impero Romano, questa non aveva niente da spartire, infatti l'impero Romano fu l'artefice della scomparsa della chiesa ma come abbiamo visto cio' era gia' accaduto qui si parla che dopo la distruzione dei santi vi e' la nascita di una bestia che saliva dalla terra, che avea due corna come quelle di un agnello ( cioe' due sacerdozi simili a quelli dell'agnello) ma che parlava come un dragone (Satana) ed esercitava tutta la potesta' della prima bestia (cioe' ne aveva lo stesso potere, quindi si trattava di due cose diverse che usavano lo stesso potere di base, la prima bestia uso' il potere temporale per distruggere fisicamente la chiesa: le persecuzioni, questa seconda bestia usava il potere spirituale per accecare I popoli, infatti la scrittura prosegue "E facea si che la terra e quelli che la abitano in essa adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era sanata ed operava grandi segni fino a far scendere del fuoco dal cielo...e seduceva quelli che abitano sulla terra coi segni che le era dato di fare in presenza della bestia.. E le fu concesso di dare uno spirito all'immagine della bestia...e facesse si che tutti quelli che non adorassero l'immagine della bestia fossero uccisi" da questa descrizione e' evidente che la seconda bestia avrebbe avuto un potere spirituale per fare falsi miracoli e che avrebbe voluto l'adorazione del popolo. E' vero che nell'impero Romano vi era gia' il culto della divinita' nella persona dell'imperatore ma e' anche vero che I veri santi di Dio mai si piegarono a questa adorazione, I veri santi furono I martiri, ma come abbiamo visto in rivelazione 13:7 e' detto che la prima bestia pote' far Guerra ai santi e li vinse, ma se leggiamo bene dentro questo versetto vedremo che le parole "E LE FU DATO" dimostra che Dio concesse questo potere a causa dell'iniquita'crescente nella chiesa, la famosa apostasia predetta. La seconda bestia invece nasce per instaurare un dominio mondiale di natura spirituale per confondere gli uomini infatti questa bestia ha le sembianze del potere ed autorita' dell' agnello ma parla o meglio insegna cio' che il dragone vuole. Il capitolo 17 dice Apocalisse 17:1-3 1 E uno dei sette angeli che aveano le sette coppe venne, e mi parlò dicendo: Vieni; io ti mostrerò il giudicio della gran meretrice, che siede su molte acque 2 e con la quale hanno fornicato i re della terra; e gli abitanti della terra sono stati inebriati del vino della sua fornicazione. 3 Ed egli, nello Spirito, mi trasportò in un deserto; e io vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e avente sette teste e dieci corna. Come abbiamo visto precedentemente questa donna e' Roma e la donna per Giovanni rappresenta la chiesa , infatti il capitolo 12 parla della donna con dodici stelle ed il sole per capo (Cristo) , ma qui questa donna viene identificata come meretrice, cioe' una donna dai facili costume, corrotta che niente ha da spartire con la donna che rappresenta la chiesa, quindi Giovanni parla di una istituzione religiosa in antitesi a quella Cristiana. Ora dato che nello stesso capitolo Giovanni paragona Roma alla vecchia Babilonia quando nel capitolo 18 si cita Babilonia ci si riferisce alla stessa donna non ad un altra analizziamo quindi cio' che il capitolo 18 dice per vedere in quale modo le descrizioni di Giovanni si addicono al corso che la chiesa cattolica ha intrapreso attraverso I secoli. Apocalisse 18:4-10 4 Poi udii un'altra voce dal cielo che diceva: Uscite da essa, o popolo mio, affinché non siate partecipi de' suoi peccati e non abbiate parte alle sue piaghe; 5 poiché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle iniquità di lei. 6 Rendetele il contraccambio di quello ch'ella vi ha fatto, e rendetele al doppio la retribuzione delle sue opere; nel calice in cui ha mesciuto ad altri, mescetele il doppio. 7 Quanto ella ha glorificato se stessa ed ha lussureggiato, tanto datele di tormento e di cordoglio. Poiché ella dice in cuor suo: Io seggo regina e non son vedova e non vedrò mai cordoglio; 8 perciò in uno stesso giorno verranno le sue piaghe, mortalità e cordoglio e fame, e sarà consumata dal fuoco; poiché potente è il Signore Iddio che l'ha giudicata. 9 E i re della terra che fornicavano e lussureggiavan con lei la piangeranno e faran cordoglio per lei quando vedranno il fumo del suo incendio; 10 e standosene da lungi per tema del suo tormento diranno: Ahi! ahi! Babilonia, la gran città, la potente città! Il tuo giudicio è venuto in un momento! Apocalisse 18:20-24 20 Rallègrati d'essa, o cielo, e voi santi, ed apostoli e profeti, rallegratevi poiché Dio, giudicandola, vi ha reso giustizia. 21 Poi un potente angelo sollevò una pietra grossa come una gran macina, e la gettò nel mare dicendo: Così sarà con impeto precipitata Babilonia, la gran città, e non sarà più ritrovata. 22 E in te non sarà più udito suono di arpisti né di musici né di flautisti né di sonatori di tromba; né sarà più trovato in te artefice alcuno d'arte qualsiasi, né s'udrà più in te rumor di macina. 23 E non rilucerà più in te lume di lampada e non s'udrà più in te voce di sposo e di sposa; perché i tuoi mercanti erano i principi della terra, perché tutte le nazioni sono state sedotte dalle tue malìe, 24 e in lei è stato trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti quelli che sono stati uccisi sopra la terra. Ora e' abbastanza semplice vedere cio' che accadde con la nascita della chiesa cattolica. Questa divenne per volere imperiale la religione di stato, o meglio dell'impero. Ecco che la donna comincia subito a sedere su molte acque, poi dopo la caduta dell'impero Romano, quasi subitanea, questa donna avra' un potere temporale che in molti casi sopravvanzera' quello di re, decidera' per le crociate, I regnanti dovranno in molti casi assoggettarsi a suoi voleri vedi Canossa, addirittura fino al 1800 molti di questi pretenderanno di essere investiti di autorita' proprio dal papa stesso. Significativo il caso di napoleone Buonaparte. E' notoriamente risaputo che dopo la distruzione dell'impero Romano I re susseguenti ricercarono la loro conclamata autorita' tramite il terreno religioso. Non dimentichiamoci che anche se l'impero Romano fu distrutto, fu in realta' ferito a morte ma continuo' a vivere per meta', l'impero Romano di Oriente fino al tardo medioevo, e che I Re medievali fecero di tutto per mantenere il titolo di imperatore Romano sotto il titolo di "Sacro Romano impero" quando Roma era gia' una citta' morta ai passati sfarzi. Quindi il fatto che una testa fosse stata ferita a morte ma poi in maniera miracolosamente sanata, trova una risposta nel modo in cui l'impero Romano rimase in vita. Se guardiamo bene addentro il nazismo ed il fascismo altro non fu che un tentativo di rinascita di questo impero. Il fascismo fu dichiaratamente fondato sui " fasci littori" romano ed il terzo Reich Tedesco con il Kaiser e lo zar russo altri non erano che reminiscenze o varianti del "Cesare" romano. E' evidente allora che la seconda bestia vista da Giovanni e' facilemente identificabile in una chiesa visto che la donna identifica la vera chiesa la meretrice sicuramente rappresenta una filosofia di vita diversa da quella della donna scelta da Cristo. In questo senso e' vero che ogni filosofia in contrasto con quella delle dottrine del Cristo puo' bene rappresentare questa meretrice e quindi e' valido il ragionamento dei nostri profeti che la meretrice in generale rappresenta tutto cio' che e' in contrasto con le dottrine del Cristo ma e' altresi' vero che le descrizioni date nelle scritture descrivono la madre di queste filosofie come nascente dopo 4 generazioni da quando Giovanni scrive Rivelazione e le visioni che si trovano, sia nel libro di Mormon che nella Bibbia, si adattano perfettamente al periodo della Dark age od oscurantismo del medioevo che si incastra in maniera esemplare nel contesto profetico delle sacre scritture. Va notato poi questa donna viene definite la madre di altre meretrici, cioe' che da questa sarebbero nate altre filosofie o chiese sempre dale concezioni errate, la riforma ne' e' il classico adempimento. Il fatto che la restaurazione del vangelo fosse prevista solo prima della caduta totale di questa Babilonia spirituale e che sarebbe dovuta avvenire tramite un angelo che avrebbe riportato in terra l'evangelo eterno e solo una prova in piu' cioe' la classica riprova che fa da cartina di tornasole. Apocalisse 14:6-8 6 Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo, recante l'evangelo eterno per annunziarlo a quelli che abitano sulla terra, e ad ogni nazione e tribù e lingua e popolo; 7 e diceva con gran voce: Temete Iddio e dategli gloria poiché l'ora del suo giudizio è venuta; e adorate Colui che ha fatto il cielo e la terra e il mare e le fonti delle acque. 8 Poi un altro, un secondo angelo, seguì dicendo: Caduta, caduta è Babilonia la grande, che ha fatto bere a tutte le nazioni del vino dell'ira della sua fornicazione

Lo scopo di Dio e' " far avverare l'immortalita' e la vita eterna dell'uomo" Vediamo che e' duplice, infatti l'uomo senza l'espiazione non sarebbe stato riscattato dalla morte. I mezzi per raggiungere questo scopo sono due. Il primo, basilare ed irrinunciabile e' l'espiazione di Gesu' Cristo, il secondo il piano della felicita' o Vangelo. L'uomo nel suo stato decaduto e' definito carnale, sensuale e diabolico. E' importante notare che il primo passo da fare per accettare il Vangelo e' entrare nelle acque del battesimo, questi non e' solo un modo per accettare la resurrezione di Cristo ma e' anche la promessa che l'uomo vuole avviare un processo di purificazione che deve portarlo allo stesso livello dell'uomo di santita' o Dio. Il fine di tutto e' quindi la santificazione, " santificatevi perche' Io sono santo" dice il Signore. Il motivo della necessita' di questa purificazione e' ben spiegata nelle scritture moderne in quanto "niente di impuro puo' vivere alla presenza di Dio" L'uomo era alla presenza di Dio nel principio perche' puro, il peccato introdusse la morte e come conseguenza l'uomo fu cacciato dalla sua presenza. L'uomo non deve solo accettare il Cristo per essere salvato ma deve iniziare con il battesimo un processo di purficazione che lo deve santificare. Tutte le ordinanze che vengono effettuate nel tempio hanno questo simbolismo e questo fine. Avendo detto, in breve, lo scopo di Dio ed I suoi mezzi passiamo ad analizare le contromosse dell'avversario che, come tutti sanno, e' in antitesi al nostro Dio. In tutte le epoche il suo scopo e' stato quello di traviare la verita', a volte in maniera grossolana, ma molto spesso in maniera sottile ed infingarda. Il primo esempio di cio' si trova proprio in Genesi e' evidente che Abele e Caino, e quindi anche Adamo di riflesso, dovevano avere il sacerdozio o l'autorita' per eseguire i sacrifici. Dio rimprovera Caino perche' non li faceva secondo il sacro ordine ricevuto, se fosse stato in buona fede non avrebbe tanto dovuto essere rimproverato quanto insegnato, invece dale parole del Signore si apprende che Caino conosceva cio' che avrebbe dovuto fare. Nelle scritture moderne sappiamo che fu traviato da Satan anche non solo non esegui' I sacrifici in maniera dovuta ma arrivo' anche ad uccidere il fratello di cui era geloso. Se andiamo a leggere l' intera Bibbia vedremo che in tutte le epoche l'opposizione di satana ebbe sempre un discreto successo, basta leggere la storia di Israele per vedere le contrapposizioni che l'idolatria ebbe proprio nel popolo scelto e le varie dottrine insegnate dai Farisei, Esseni e cosi' via ai tempi del Cristo, nessuna meraviglia delle miriadi di chiese cristiane di oggi. In un vecchio film Satana dice ad un uomo "Vi sono tante chiese, affinche' l'uomo odi di piu'" infatti la divisione porta al rancore, alle fazioni, alla contrapposizione. Detto questo vediamo piu' in dettaglio cosa ci insegna Giovanni al riguardo di questo astro nascente o meglio della bestia nascente in Rivelazione 13:11-12 Apocalisse 13:11-12 11 Poi vidi un'altra bestia, che saliva dalla terra, ed avea due corna come quelle d'un agnello, ma parlava come un dragone. 12 Ed esercitava tutta la potestà della prima bestia, alla sua presenza; e facea sì che la terra e quelli che abitano in essa adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata sanata. Questa bestia viene dalla terra, cioe' da un potere terreno, ha due corna come quelle di un agnello (il corno e' il simbolo del sacerdozio e l'agnello e' il simbolo di Cristo) ma parlava come un Dragone (sappiamo tutti che il dragone rappresenta Satana per Giovanni basta andare al capitolo dodici per averne la conferma) ED ESERCITAVA tutta la potesta' della prima bestia. Da queste parole e' evidente che questa bestia che nasce da un potere terreno, ha le sembianze di una filosofia simile a quella dell'agnello, ma che in realta' esprime le volonta' del dragone. Questa bestia ebbe il potere di confondere gli abitanti della terra. Questo avviene dopo che I santi sono stati sconfitti come dichiarato in apocalisse 13:7 Apocalisse 13:7 E le fu dato di far guerra ai santi e di vincerli; e le fu data potestà sopra ogni tribù e popolo e lingua e nazione. Se andiamo ad analizzare le persecuzioni romane possiamo facilmente dedurre che questa "sconfitta dei santi avvenne in due modi, fisicamente perche' furono annichiliti e sfiancati da persecuzioni che prevedevano punizioni corporali e talvolta anche il martirio, ma soprattutto cio' che piu' interessava Satana avvenne la defezione dei Leaders di questo corpo santo. In pratica la sconfitta della chiesa avvenne piu' per la dipartita fisica dei dirigenti della chiesa, che mai abiurarono, che per le persecuzioni in se stesse. I santi che rimasero o abiurarono, e furono quasi la totalita' come vedremo, o dovettere vivere nell'oscurita, nella vergogna di esibirsi come cristiani per non subirne le conseguenze. Si potrebbe facilmente dire che il corpo della chiesa esistente dopo le persecuzioni era la parte piu' debole, quella che poteva accettare compromessi pur di sopravvivere. Questo avviene di conseguenza in ogni campo, quando un leader scompare, se non vi e ' un altro leader pronto a prenderne il posto, il corpo subisce sbandamenti. Allora subito dopo le persecuzioni e con la dipartita dei dirigenti Satana e ' pronto ad introdurre una novita' importante, una chiesa che si propone come un agnello ma che in realta' parla come un dragone, che ha la forza della prima bestia che ha squassato la chiesa ma che in questo caso cerca di raccoglierne I deboli pezzi per creare una religione "universale" cattolica. Gesu' non ha mai cercato una chiesa di stato, perche' una cosa del genere non aiuta il libero arbitrio ma in realta' lo toglie. "il mio regno non e' di questo mondo" quando qualcuno cerco' di incoronarlo re rifiuto'. In che modo Satana lo tento' sul pinnacolo del tempio? Tutti I regni che vedi saranno tuoi! Gli disse, in tal modo Cristo avrebbe potuto IMPORRE il suo Vangelo, ma qui sta la distinzione piu' profonda fra I due piani, quello divino e quello terreno, la scelta del libero arbitrio e' irrinunciabile per Cristo, e' il SUO PIANO. La seconda bestia e' ditto che fornica con tutti I re della terra e con I mercanti e che le piace adornarsi di pietre preziose e cose cosi'. La chiesa di Gesu' Cristo rifugge da queste cose politiche e mundane. Costantino edifico' la Chiesa Cattolica non Cristo, Costantino la fece religione di stato per riunire I pagani ed I cristiani sotto lo stesso tetto. Analizziamo adesso la figura di Costantino sotto l'aspetto storico e personale e vediamo se questo uomo, fatto santo dalla chiesa Cattolica (per un certo periodo), abbia le caratteristiche di un seguace di Cristo. Nacque a Naisso nel 274 e morì a Nicomedia nel 337. Il suo nome originario era Flavio Valerio Costantino e fu il primo Imperatore Romano a convertirsi al cristianesimo. Un suo famoso editto (editto di Milano) quello del 313 ,in cui dava completa libertà religiosa, fu un passo fondamentale per la diffusione della nuova religione e per l'evoluzione e il cambiamento di tutta l'Europa sia quella occidentale che quella orientale. Figlio di Costanzo Cloro e di Elena volle dopo la morte del padre divenire suo successore, infatti si sbarazzò dei suoi rivali Massimiano, Massenzio, Licinio, Galerio e Massiminio Daia per raggiungere il suo scopo nell'anno 324. Fondò Costantinopolis (città di Costantino) per esaltare le sue doti di grande condottiero e per lasciare una eredità che tramontò con la caduta dell'impero bizantino nel 1453. La sua storia è intrisa di leggenda e misticità, si narra che prima della grande e decisiva battaglia nel 312 contro Massenzio gli apparve in sogno Gesu Cristo che gli chiese di disegnare le prime due lettere del suo nome (XP in greco) sugli scudi dei propri legionari. Il giorno seguente poi vide una luce che scrisse sul cielo In hoc signo vinces "In questo segno vincerai" e cosi spinto da questa nuova irruenza religiosa e cristiana vinse la battaglia di Ponte Milvio nei pressi di Roma aprendogli le porte per la sua futura carriera. Poco dopo il senato lo nominò cesare e salì al trono d' Occidente, divenne collega dei Licinio (imperatore d'oriente) con il quale si scontrò in due battaglie presso Adrianopoli e Crisopoli nel 324 completando il suo sogno e divenendo imperatore unico nel 324. Possiamo considerare comunque Costantino il primo imperatore cristiano anche se in quel periodo la popolazione romana era intrisa di paganesimo, quindi le mescolanze e le unioni tra i culti cristiani pagani e monofisiti si ebbero e si diffusero anche nella persona dell'Imperatore massimo. Egli infatti detenne la carica di pontifex maximus (pontefice massimo) e dette vita ad una nuova figura cosi squisitamente bizantina e cosi orientale che si evolse fino alla figura imperiale del XI secolo il basileus mezzo uomo e mezzo Dio. Questa miscela tra due poteri quello terreno e quello religioso fu successivamente definito cesaropapismo, che gli permise di intervenire in numerose diatribe dottrinali in seno al cristianesimo che minavano la stessa stabilità dell'impero in quegli anni. Indisse il primo concilio ecumenico a Nicea nel 325 in cui si contrapposero la corrente ariana e quella ortodossa finendo con il favorire quest'ultima a discapito della prima che fu bandita. Costantino insomma stava costruendo un nuovo impero da solide fondamenta, risolti i problemi teologici (molto importanti per l'epoca) si dedicò alla riorganizzazione totale partendo dall'esercito di cui conosceva benissimo i pregi e i mali essendo stato generale per molto tempo. Si proclamò comandante supremo delegando però l'imperium a due magistri (uno ad oriente ed uno ad occidente) , completò la separazione tra autorità civile e militare. Costrui una nuova capitale, la nuova Roma: costantinopolis degna erede del suo potere e nome.

[1] Tratto da Enciclopedia Microsoft Encarta 2001 1993-2000 Microsoft Corporation " ); //-->

Da un sito cattolico http://www.angelicum.org/oldsite/theol/prof/krasic/costantino.html salita al potere di Costantino il Grande (312-337), il primo imperatore cristiano, provocò uno dei più radicali, se non proprio il più radicale, cambiamento non soltanto nella vita dell'Impero, ma anche della Chiesa e dell'intera società romana. La masse dei pagani, di ogni tipo e ceto sociale, cominciarono ad affluire nella Chiesa costringendola ad adeguarsi ad una situazione completamente nuova ed inattesa. Nacque così un delle più fiorenti epoche nella storia della Chiesa. COSTANTINO: CONDANNATE LE RAGAZZE RAPITE

L'imperatore romano Costantino il Grande, il 1 di aprile 320. essendo in Aquileia, emanò un decreto sui rapimenti delle ragazze. Vennero previste delle pene molto severe: - Per le nutrici delle ragazze: ingestione di piombo fuso - Per le ragazze d'accordo con il rapitore: la stessa pena inflitta al rapitore - Per le ragazze rapite senza il loro consenso: esclusione dalla successione legale dei genitori - Per i genitori della ragazza rapita: la deportazione.

Località: Impero Romano Epoca: 320 d.C. Testo: Codice Teodosiano IX, 24,1

TESTO DEL DECRETO Se qualcuno, che in precedenza non avesse stipulato un accordo con i genitori di una ragazza, se ne impadronisse con il consenso di questa o senza, confidando nella protezione offerta dalla testimonianza di una persona che i nostri antenati avevano completamente escluso dalla possibilità di sporgere querele legali in ragione della leggerezza e della mutabilità del suo sesso e del suo giudizio e da quella di rendere testimonianza, la risposta della ragazza non gli sarà di nessun vantaggio secondo l'antico diritto ma piuttosto la ragazza stessa sarà considerata colpevole di complicità nel delitto. E dal momento che spesso la sorveglianza dei genitori viene beffata dai discorsi e dai cattivi pareri delle nutrici, su di queste, se saranno convinte di comportamento indegno e discorsi prezzolati, incomba la minaccia del seguente castigo: l'apertura della loro bocca e della loro gola, che hanno emesso suggerimenti rovinosi, sia richiusa con l'ingestione di piombo fuso. Se poi si dovesse accertare consenso volontario nella vergine, questa sia punita con la stessa severità del suo rapitore. Impunità non sarà concessa neppure a quelle ragazze che fossero rapite contro il loro volere, perché avrebbero potuto rimanere in casa sino al giorno del loro matrimonio e, se le porte fossero state rotte dall'audacia del rapitore, esse avrebbero potuto chiedere aiuto ai vicini con le loro grida e difendersi con ogni sforzo. Ma per queste ragazze sanzioniamo una pena più lieve e ordiniamo che venga loro preclusa la sola successione legale ai genitori. I genitori, per i quali la vendetta del ratto doveva essere una preoccupazione particolare, se mostrano tolleranza e reprimono il loro dolore saranno colpiti con la deportazione. Elena: Mamma di Costantino il Grande di Bergadano Elena

Descrizione

La storia della locandiera che divenne madre di Costantino il Grande, l' imperatore che concesse libertà di culto ai cristiani.

La vita e le opere di una figura di grande rilievo per la Chiesa e per la storia. Situato tra il Colosseo e l'Arco di Tito sulla strada romana percorsa per i trionfi, l'Arco di Costantino è il più grande arco onorario giunto fino a noi. L'arco venne eretto per celebrare il trionfo dell'imperatore Costantino su Massenzio dopo la battaglia di Ponte Milvio avvenuta il 28 ottobre del 312 d.C. e venne solennemente de- dicato dal Senato a Costantino il 25 luglio del 315 d.C. in ri- cordo della vittoria e in occasione dei decennalia dell'Impe- ro. L'iscrizione situata sopra il fornice centrale recita le se- guenti parole: All'imperatore Cesare Flavio Costantino Mas- simo Pio Felice Augusto, il Senato e il Popolo Romano, poiché per ispirazione divina e grande saggezza con il suo esercito e con giuste armi ha liberato lo stato dal tiranno e da ogni fazione, dedicarono un arco decorato di rappresenta- zioni trionfali. L'iscrizione in precedenza citata è riportata su entrambe i lati ed è da notare alla terza riga le parole instinctu divinitatis che è stato ricollegato all'apparizione della croce a Costantino. Il monumento venne sottoposto a restauri e a diversi studi fin dalla fine del Quattrocento e nel 1733 ha avuto dei consisten- ti lavori di integrazione delle parti mancanti. Si tratta di un arco a tre fornici (quello centrale, che è il più grande, è lungo 6,5 metri e alto 11,45) inquadrati sulle due facciate da quattro colonne corinzie su alti plinti e addossate alle pareti, sormontate da una ricca trabeazione al di sopra della quale è situato un attico a una altezza di 25 metri, e scandito in tre settori da statue di prigionieri barbari. L'intero arco è decorato da sculture per la maggior parte provenienti da monumenti di epoche precedenti (età di Traiano, di Adriano e di Commodo) andati probabilmente distrutti per gli incendi del 283 e del 307 d.C. Vennero riuti- lizzati anche altri elementi come colonne, capitelli, cornici e altro. Sono riconducibili all'epoca della costruzione dell'arco (età costantiniana) le seguenti sculture situate sulle due facciate: quelle situate sui plinti delle colonne (1) scolpiti sui tre lati che ritraggono delle Vittorie; quelle presenti sugli archivolti del fornice centrale (2) sempre ritraenti delle Vittorie; quelle sugli archivolti dei fornici minori (3) che ritraggono divinità fluviali; quelle presenti sulle chiavi degli archi (4), con figu- re allegoriche sfortunatamente molto rovinate; quelle presen- ti sulle pareti interne dei fornici minori, con 8 grossi busti di imperatori in rilievo anche questi rovinati; quelle presenti sopra gli stessi fornici minori e, alla medesima altezza, sui due lati corti (5-10), con sei lunghi pannelli che illustrano la campagna contro Massenzio. In questi, iniziando dal lato cor- to occidentale (verso il Palatino), si susseguono i seguenti episodi: partenza dell'esercito di Costantino da Milano (5), assedio di Verona (6), battaglia di Ponte Milvio (7), entrata di Costantino a Roma (8), discorso di Costantino dai Rostri del Foro Romano (9), distribuzione di denaro al popolo nel Foro di Cesare (10). Sui due lati corti sono infine di epoca costanti- niana i due tondi con la rappresentazione della Luna, nel lato ovest (11), e del Sole, nel lato est (12). Appartengono invece all'età di Traiano, provenienti dal Foro di quell'imperatore: le otto statue di Daci prigionieri (con le teste rifatte nel Settecen- to) nell'attico sui plinti sopra le colonne (13-20), i due pannelli sui lati minori dell'attico con scene di battaglia (21-22) e gli altri due che sono all'interno del fornice centrale (23-24), tutti e quattro appartenenti a un unico grande fregio (alto circa 3 metri e in origine lungo oltre 35) che forse decorava l'attico della Basilica Ulpia. Appartengono all'età adrianea, forse provenienti da un arco quadrifronte, gli otto tondi (25-32), alti più di due metri, che rappresentano: nella facciata meri- dionale, la partenza per la caccia (25), un sacrificio a Silvano (26), la caccia all'orso (27), un sacrificio a Diana (28); nella facciata settentrionale, la caccia al cinghiale (29), un sacrificio ad Apollo (30), la caccia al leone (31), un sacrificio ad Ercole (32). In questi rilievi, che debbono riferirsi a episodi reali, ap- pare Antinoo ragazzo e poi giovane mentre le teste di Adriano sono state rilavorate al momento della costruzione dell'arco e trasformate in ritratti di Costantino, nelle scene di caccia, e del suo collega Licinio, nelle scene di sacrificio (i due ultimi sono ancora incorniciati da lastre di porfido andate invece perdute attorno agli altri). Sono infine dell'età di Commodo e prove- nienti (insieme ad altri tre che si trovano nel Palazzo dei Conservatori) da un arco onorario dedicato a Marco Aurelio, gli otto pannelli dell'attico (alti più di tre metri) ai lati del- l'iscrizione (33-40) che rappresentano episodi relativi all'im- pero di Marco Aurelio (con le teste dell'imperatore rilavorate nel Settecento): nella facciata meridionale, presentazione di un capo barbaro all'imperatore (33), prigionieri condotti da- vanti all'imperatore (34), discorso dell'imperatore ai soldati (35), sacrificio nell'accampamento (36); nella facciata setten- trionale, arrivo a Roma dell'imperatore (37), partenza da Roma dell'imperatore (38), distribuzione di denaro al popo- lo (39), resa di un capo barbaro (40). http://www.archeoroma.com/Valle_del_Colosseo/arco_di_costantino.htm Strano che in questo arco la famosa visione (la cosa piu' importante di quella battaglia, il fattore decisivo) non sia proprio menzionata! Perche' non e' mai avvenuta! L'iscrizione in precedenza citata è riportata su entrambe i lati ed è da notare alla terza riga le parole instinctu divinitatis che è stato ricollegato all'apparizione della croce a Costantino. E' stato ricollegato perche' faceva comodo ma in realta' l'arco e' tutto un inno agli dei pagani, cui il senato e Costantino ancora riconoscevano (1) scolpiti sui tre lati che ritraggono delle Vittorie; quelle presenti sugli archivolti del fornice centrale (2) sempre ritraenti delle Vittorie; quelle sugli archivolti dei fornici minori (3) che ritraggono divinità fluviali; quelle presenti sulle chiavi degli archi (4), con figu- re allegoriche sfortunatamente molto rovinate; quelle presen- ti sulle pareti interne dei fornici minori, con 8 grossi busti di imperatori in rilievo anche questi rovinati; quelle presenti sopra gli stessi fornici minori e, alla medesima altezza, sui due lati corti Le Vittorie, le divinita' fluviali, gli 8 imperatori (che erano considerati Dei) (25), un sacrificio a Silvano (26), la caccia all'orso (27), un sacrificio a Diana (28); nella facciata settentrionale, la caccia al cinghiale (29), un sacrificio ad Apollo (30), la caccia al leone (31), un sacrificio ad Ercole Insomma le semplici parole "instinctu divinitatis" si DOVREBBERO riferire alla croce vista da Cosatntino e tutto il resto? sacrificio nell'accampamento (36); Questi sacrifice non possono essere che sacrifice a dei pagani, infatti I Cristiani non sacrificavano piu' come gli ebrei, insomma ci vuole proprio tanta buona volonta' e fantasia per far passare questo arco eretto dopo la battaglia di Massenzio e dopo la fondazione della chiesa Cattolica, che prima non esisteva, in un monumento cristiano, dovuto ad un miracolo cristiano.

EDITTO DI MILANO: LIBERTA' RELIGIOSA PER TUTTI « Noi Costantino Augusto e Licinio Augusto felicemente riuniti in Milano, e trattando di ciò che riguarda la sicurezza e utilità pubblica, abbiamo creduto che uno dei primi nostri doveri fosse di regolare ciò che interessa il culto della divinità, e di dare ai cristiani, come a tutti gli altri nostri sudditi, la libertà di seguire la loro religione, onde richiamare il favore del Cielo sopra di noi e sopra tutto l'Impero. Perciò abbiamo preso la risoluzione di non negare a chi voglia la possibilità di seguire col cuore e con l'affetto le osservanze del culto cristiano allo stesso modo in cui si può praticare qualunque altra religione, affinché Dio supremo che onoriamo continui a ricolmarci delle Sue grazie. Il che apertamente vi dichiariamo, facendovi sapere che abbiamo generalmente accordato ai cristiani una piena facoltà di praticare la loro religione. E come concediamo questo a loro, anche agli altri vien concessa la potestà intera e libera di religione e di culto. Noi vogliamo che in tutto questo adoperiate il vostro ministero alla maniera più efficace e sollecita, ed affinché questa legge giunga a cognizione di ognuno, la farete affiggere ovunque, in modo che nessuno possa dire di ignorarla ».

(32). Da questo documento si evince che nel 313 d.c. Costantino non e' un cristiano, ma solo un imperatore che da' la facolta' ai cristiani di adorare la propria religione e specific ache questa decisione e' stata presa "e trattando di ciò che riguarda la sicurezza e utilità pubblica, abbiamo creduto che uno dei primi nostri doveri fosse di regolare ciò che interessa il culto della divinità, e di dare ai cristiani," per una scelta POLITICA non certo religiosa. Eusebio spiega L'ANNO 311 * EDITTO DI TOLLERANZA * A PROPOSITO SCRIVE EUSEBIO... 30 APRILE - L'inaspettato, l'evento principale e gli altri piccoli eventi che vi concorrono, contribuiscono a modificare la grande Storia, con i fatti già preannunciati e ormai imponderabili. In brevissimo tempo accaddero tutti insieme. GALERIO, l'uomo che aveva concepito e poi condotto la più inutile e gratuita persecuzione dei cristiani, cade nei primi mesi di quest'anno gravemente ammalato. Lattanzio (vedi 298) aveva già scritto la premonitrice e tenebrosa storia Sulla morte dei persecutori; in questa accennava minuziosamente a quali castighi erano andati incontro tutti coloro che avevano perseguitato i cristiani. I sintomi dei mali che la maledizione divina inviava e le morti atroci che attendevano i malvagi oppressori.

Galerio ora era quindi uno di questi che andava ad aggiungersi alla lunga lista. Forse qualche zelante amico-nemico non mancò di farlo presente, che presto sarebbe apparso anche lui in quella lista, salvo ravvedersi, pentirsi, e forse chissà se Dio lo perdonava già in terra non era da escludersi in una sua immediata guarigione dal male che ora lo tormentava.

Galerio convertito o no volle quindi così riscattarsi. Da Nicomedia dove ormai giaceva fra la vita e la morte, emise l'editto che i cristiani aspettavano da 311 anni. Con questo editto imperiale le persecuzioni cessavano e i cristiani finalmente ricevevano un riconoscimento giuridico. Era un editto di tolleranza che sottoscrissero poi sia Licinio che Costantino.

Non sappiamo chi fu l'ispiratore; si dice Licinio, si suppone Costantino stesso, rimane il fatto che nè Eusebio nè Lattanzio parlano dell'intervento dei due imperatori, e per il fatto che Costantino diventerà leggendario per il cristianesimo sembra proprio che se un suggerimento ci fosse stato, i due storici non lo avrebbero certamente tenuto nascosto. Credibile quindi che sia stato opera di Galerio. Una ispiratrice di Galerio potrebbe essere stata sua moglie VALERIA. Questa come abbiamo letto in precedenza, l'aveva sposata nell'anno 293, ed era la figlia di Diocleziano; e proprio il padre forse indirettamente con i suoi grossi problemi esistenziali degli ultimi anni gli aveva fatto conoscere la religione cristiana di cui si conoscono nonostante l'opera persecutrice del marito, in sua moglie alcune simpatie.

L'unico a non firmare l'editto fu però l'altro persecutore, MASSIMINO; e diventa anche lui un "altro malvagio", per Lattanzio da mettere in lista nel suo libro. Il 1° MAGGIO del 313, Massimino nello scontro con i 30.000 uomini di Licinio vide all'improvviso passare dall'altra parte della barricata i suoi 70.000 soldati. Caduto subito dopo anche lui vittima di una grave malattia, diventò cieco e il suo corpo iniziò a diventare uno scheletro. Corse ai ripari per guadagnarsi la benevolenza divina dei cristiani, firmando anche lui un editto di tolleranza e la restituzione di tutti i beni ai cristiani; ma era troppo tardi, come Galerio, anche lui, dopo alcuni giorni morì, a Tarso il 12 AGOSTO dello stesso anno 313.

L' EDITTO DI TOLLERANZA... di LICINIO e COSTANTINO ci fa capire quello che accadrà fra breve, e ci chiarisce anche la improvvisa ascesa di Costantino con la sua nuova scienza politica, che segue soprattutto gli eventi e non la irrazionalità dei suoi predecessori, nè resta a compiacersi per una battaglia o una guerra vinta; entrambe non bastano a creare serenità e fiducia nei popoli, anzi spesso più che risolvere i problemi, le guerre vinte li complicano e riescono perfino a peggiorare certe situazioni. Occorre quindi grande acume politico. Avremo quindi in questi anni che seguono modificazioni sempre politicamente e opportunisticamente utili ai fini dello creazione di un grande Stato.

Ecco un passo illuminante di Eusebio dopo la stesura e la pubblicazione dell'Editto (che però non ha in mano quello di Milano ma quello di Galerio, e da questo copia): "Quando io, Costantino e Licinio ci siamo incontrati abbiamo discusso per il benessere e la sicurezza dello stato, siamo giunti alla conclusione di adottare questa politica: ossia che a nessuno debba essere negata la libertà di seguire la religione dei cristiani o qualunque altro culto, perciò nostra volontà è che siano abrogate tutti gli editti in merito ai cristiani (e che sembravano alieni alle nostre clemenze) e lasciate che tutti coloro che desiderano seguire la predetta religione dei cristiani si affrettino a seguire la stessa senza molestia e interferenze con le altre. Possiamo essere sicuri che abbiamo in questo senso dato ai cristiani che ne facevano richiesta la illimitata libertà di seguire la propria religione, ma che capiscono che anche agli altri è stata concessa analoga libertà completa e illimitata, di religione e di culto, poichè tale concessione è conveniente alla pace dei nostri tempi, e facendo così pensiamo di non aver arrecato disonore a qualsiasi religione"."Historia Eccl.,X,5"

Quando Costantino mosse verso Roma, lo abbiamo già detto non vi erano certamente cristiani da sottrarre a una persecuzione religiosa, queste erano già terminate. Da ricordare inoltre che i buoni contatti di sua madre FLAVIA GIULIA ELENA con i cristiani di Roma, potevano questi anche favorire e rendere non solo più rassicurante un suo arrivo militare nella città, ma oltretutto essere appoggiato come abbiamo visto sopra anche dagli stessi pagani che alla fine scelsero di tutti i mali che affliggevano Roma quello che secondo loro era il minore. I cristiani erano notoriamente conosciuti come non belligeranti, e quello che ora desideravano tutti i romani era proprio di evitare una inutile guerra civile.

Nessuno di certo immaginò quel giorno, favorendo l'ingresso a Costantino che quell'uomo avrebbe fatto finire da lì a poco la leggenda di Roma e che al suo posto sarebbe nata la Nuova Roma al di là dei mari; ma gli eventi camminano con il destino, e per la capitale dell'impero, ma anche per tutto l'occidente, il destino ormai stava per compiersi. PROS L'ANNO 312 * COSTANTINO IN ITALIA - LE BATTAGLIE * LA VITTORIA A PONTE MILVIO A ROMA * LE VISIONI RACCONTATE DAL PANEGIRISTA EUSEBIO Costantino con i tempi ormai maturi, dopo i preparativi, decise di scendere in Italia per affrontare il cognato MASSENZIO; l' usurpatore che da tempo si era trincerato a Roma cautelandosi con i suoi 100.000 uomini per difendersi, temendo sempre che uno dei contendenti al trono imperiale prima o poi sarebbe sceso su Roma. Costantino con 40.000 soldati inizia a muoversi dalla Gallia. Altrettanto fa Massenzio inviandogli incontro alcuni reparti del suo esercito.

Dal Moncenisio Costantino attraversa le Alpi, scende verso Susa e Torino; in entrambe le due località riporta due successi senza peraltro distruggere nè le città nè causando vittime nella popolazioni pur avendo queste fino allora sempre appoggiato servilmente Massenzio.

Da Torino Costantino dilaga su tutta la pianura, tocca Milano, Brescia, supera il Ticino e piomba sulla sponda ovest dell'Adige a Verona, dove dentro le mura della città veneta ad attenderlo c'è l'esercito di Massenzio al comando di Pompeiano Ruricio.

Nottetempo Costantino varcò l' Adige e pose in assedio Verona, che partendo dalla periferia venne stretta in una morsa. Ruricio volle provare a rompere una parte dell'assedio sembrandogli in un certo punto debole, ma Costantino che aveva preparato la trappola, aspettava questa mossa da lontano; si era appostato con il grosso dell'esercito ai lati del trabocchetto creato ad arte per attrarre Ruricio, che caduto nel tranello, Costantino subito lo chiuse in una stritolante tenaglia non risparmiando nessuno, compreso il comandante.

Terminata l'impresa veronese senza altri inconvenienti, Costantino proseguì per Vicenza, Padova, Treviso e si ricongiunse ad Aquileia con il grosso dell'esercito che era sceso dal Friuli; rimessosi poi in cammino puntò verso Modena, e dopo aver fatto capitolare la città, imboccata la via Flaminia iniziò l'avvicinamento a Roma.

MASSENZIO intanto dopo aver fatto ammassare in città una enorme quantità di granaglie per un eventuale previsto assedio, decise (lo spionaggio gli rivela che i soldati di Costantino non sono molti) di mandare incontro a Costantino sempre sulla via Flaminia il suo esercito fino a Saxa Rubra, in attesa del grosso dell' avversario.

Una prima schermaglia con i reparti di Costantino danno il successo temporaneo a Massenzio, ma permettono a Costantino con una manovra diversiva -passando quasi inosservato- di avanzare indisturbato e portarsi a ridosso di Ponte Milvio alle porte di Roma dove in silenzio si accampa in piena notte nascondendo in ogni anfratto i suoi uomini.

Qui entrano le leggende dove è impossibile trovare la verità storica perchè le versioni sono solo di parte, di Lattanzio in greco e di Eusebio che però la cronaca la prende più tardi dallo stesso Lattanzio e la traduce "come meglio potè". Fra tante elogiative gesta del suo amato imperatore, ci racconta che Costantino in quella notte che era appartato nel buio con i suoi uomini, aveva fatto un sogno, quello di apporre sui suoi vessilli una croce; sappiamo però che questo vessillo era da tempo in uso nei suoi reparti della Gallia; era una X con una linea ripiegata in cima e al centro di questa lettera, e sappiamo pure che furono messe molto in evidenza nella lotta, perchè tutti i romani (cristiani e pagani) dall'interno potessero nettamente distinguere le truppe di Costantino che stavano dando l'assalto in quel momento e che cercavano appunto appoggio anche all'interno della città desiderosa di essere liberata dall'usurpatore.

MASSENZIO dopo il successo nella prima schermaglia contro quella manovra diversiva preparata da Costantino, era quasi certo di aver in pugno la situazione e credendo che il successo iniziale portava a un successo facile finale, abbandonò la città e si fece incontro contro quelle che credeva essere le truppe principali di Costantino.

Strategicamente, come a Verona, lo stesso Costantino lo attendeva con quello che effettivamente era il grosso dell'esercito; fece avanzare quello di Massenzio in profondità, poi dai lati a tenaglia lo chiuse dopo che le sue truppe avevano attraversato il Ponte Milvio.

Fu una trappola colossale che mise allo sbaraglio le truppe di Massenzio che colte di sorpresa tentarono disordinatamente tutte insieme di arretrare e di rientrare in città, ma nell'attraversare il ponte fatto di barche questo cedette e fece precipitare tutti i malcapitati nel fiume, compreso Massenzio, che morì così annegato nei flutti di quel Tevere che il giorno prima aveva fatto dai suoi indovini aspergere di sangue propiziatorio e gli avevano anche assicurato che la sua vittoria era certa.

EUSEBIO era stato in Egitto e qui aveva visto veramente le persecuzioni dei cristiani; questa terra fu veramente la terra dei martiri, ma era un territorio dove i suoi abitanti erano stati in passato il più superstizioso e fariseo dei popoli, e chi ce lo dice é proprio Cristo, attraverso i Vangeli.

Ma Roma non era l'Egitto, mentre Eusebio ci narra nelle vicende della sua Storia della Chiesa alcune persecuzioni che invece lui non aveva assistito a Roma ma in Egitto; e perfino la stessa famosa visione in sogno della croce di Costantino viene attribuita a una sua successiva romanzata versione. Quando scrisse la Vita del beato imperatore Costantino, essendo lui uno smisurato ammiratore dell'Imperatore,questa era un'opera encomiastica più che storica. Diventando poi "Teologo di Corte" per 28 anni, fino al 339, ed essendo il primo autore di una storia della Chiesa (Storia ecclesiastica)con una "sua" amplissima documentazione ci "narra" i primi secoli del cristianesimo, soffermandosi molto spesso sulle "vittorie" del suo beniamino dopo i mille "patimenti" patiti dai cristiani.. Nella leggenda della "visione della croce" c'è solo una fonte ed è proprio quella di Eusebio, nella sua "Vita di Costantino", ma questa fu fatta solo nel 337 cioè posteriormente alla morte di Costantino, e proprio Eusebio non l'accenna invece minimamente quando scrisse nel 325 la già citata "Storia Ecclesiastica". Dopotutto la croce non era un simbolo esclusivamente cristiano. In tempi passati i galli avevano combattuto sotto la croce di luce del dio Sole, sicchè (visto che le truppe erano proprio della Gallia) i cristiani avrebbero visto nel labaro la croce del Cristo mentre per i soldati quello era semplicemente il loro labaro e basta. Comunque lasciamo la storia degli storici e ripartiamo dagli enconomiasti, che affermano più semplicemente che la vittoria a Costantino gli era stata promessa dal Dio, e al Ponte Milvio lo stesso Dio aveva poi mantenuto a lui quella promessa, che poi ci siano state altre interpretazioni non cambia nulla. Le idee di Costantino su un Dio monoteistico erano abbastanza chiare, non altrettanto chiare furono in seguito e in merito alla differenza tra il Cristo, il Sol invictus (il suo dio Sole) e la sua persona. Vicario non lo fu mai, solo a pochi minuti dalla morte, quando - ma ce lo racconta sempre Eusebio - prima di ricevere i sacramenti ebbe gli ultimi dubbi ma alla fine disse "e sia, abbandoniamo ogni ambiguità". Un episodio - se è vero- anche questo molto ambiguo come molti altri nella vita di Costantino.

Scopo e ambizione di ogni imperatore e di ogni uomo lo abbiamo visto più di una volta è sempre quello a un certo punto di imitare Dio, di sentirsi un Dio, di comandare come Dio; li abbiamo già conosciuti e ne conosceremo ancora tanti; quelli che diventeranno Imperatori e quelli che diventeranno Papi, sia quando erano cristiani sia quando non lo erano. Solo tanti tentativi, sprazzi di megalomania umana che durano un mattino o al massimo 1000 mesi. Nessuno è mai andato oltre. La caducità della vita riporta il delirio di onnipotenza nella polvere e livella i forti ai deboli, i "grandi" ai " piccoli". Alle volte come abbiamo visto, basta un piccolo germe (Alessandro) o un piccolo fiume (Barbarossa) per spezzare tutti i sogni di gloria. Anche il più piccolo microbo ha la forza di stroncare la vita di un papa, di un imperatore e di un principe. Molti si ritengono indispensabili e insostituibili, ma come sappiamo ci sono i cimiteri pieni di questi arroganti. E dopo di loro il mondo ha con la massima indifferenza proseguito il suo cammino.

Troveremo Costantino nel 325 seduto negli scranni del Concilio di Nicea fra i vescovi cristiani che troveranno anche loro disaccordi, malumori, controversie, spaccature, dispute infinite. Troviamo lui Costantino a farli i vescovi o a deporli, a innalzarli o a bandirli, a intervenire per modificare dottrine, a promuovere una tesi o a condannarne un'altra, volendo e riuscendo a dimostrare sempre che era lui che comandava ed era lui a scegliere gli dei da onorare e i principi fondamentali di questa o quell'altra religione, pur capendo molto poco di teologia.

Costantino lì seduto- instauratore da una parte, continuatore di un conservatorismo dall'altra - fa iniziare gli anni che faranno fare alla civiltà alcuni passi indietro, verso i secoli bui del Medioevo. E quel simbolo delle dispute, vero, interpolato o falso, non aggiunse alla mente umana null'altro di quanto vi era già, male e bene, distruttività e costruttività. Cio' che si era verificato prima e tutto ciò che si verificherà poi vi troviamo solo tanta continuità; nè apporteranno alla mente umana dei mutamenti; dolori, sangue, miserie, inganni, che non fece onore a nessuno, a pagani e cristiani, o atei che fossero, continuarono come se non fosse accaduto proprio nulla. http://www.cronologia.it/storia/anno312.htm Come nacque allora la Chiesa Cattolica? Questa e' una ottima domanda, infatti I cattolici fanno risalire la loro chiesa ai tempi di Pietro, ma Pietro era solo un cristiano, non certo un cattolico, tra l'altro questa parola non compare nel testo biblico, considerando che Giovanni visse verso la fine del primo secolo, se avesse saputo che la chiesa si fose chiamata cattolica e che avesse avuto sede in Roma, forse avrebbe dovuto mandare una lettera anche a Roma, ma in rivelazione il Signore gli dice di scrivere alle 7 chiese che sono in Asia, forse Roma non era importante a quel periodo. Nell'editto di Milano si parla di dare la liberta' religiosa ai "cristiani" non ai "cattolici", infatti e' notorio che il termine Cattolico che significa universale in greco, sia stato coniato da Ignazio di Antiochia. Le espressioni "Chiesa Cattolica" e " Cristianesimo" sono neologismi creati, sembra, da lui. La Bibbia conferma che il neologismo "cristiano fu coniato proprio ad Antiochia. Nell'editto di Milano si parla di Cristiani perche' era il termine comune in cui si identificavano I seguaci di Cristo mentre il termine cattolico non era ancora in gran voga, era semplicemente un neologismo "inventato" come il termine "cristiano" per generalizzare un concetto. Per fare un esempio semplice, il mondo ci chiama "mormoni" ed e' consuetudine oggi identificare I santi degli ultimi giorni con questo nome per comodita' ma il vero nome rimane quello di "santo" come anche Paolo ben specifica in ogni sua lettera. Che una chiesa apostate abbia adottato il soprannone al posto del nome vero e' una prova complementare della sua fallacita'. Primo Concilio di Nicea Dal 19 giugno al 25 luglio (?) 325. Papa Silvestro I (314-335). Convocato dall'imperatore Costantino. VI. Della precedenza di alcune sedi, dell'impossibilità di essere ordinato vescovo senza il consenso del metropolita. In Egitto, nella Libia e nella Pentapoli siano mantenute le antiche consuetudini per cui il vescovo di Alessandria abbia autorità su tutte queste province; anche al vescovo di Roma infatti è riconosciuta una simile autorità. Ugualmente ad Antiochia e nelle altre province siano conservati alle chiese gli antichi privilegi. Inoltre sia chiaro che, se qualcuno è fatto vescovo senza il consenso del metropolita, questo grande sinodo stabilisce che costui non debba esser vescovo. Qualora poi due o tre, per questioni loro personali, dissentano dal voto ben meditato e conforme alle norme ecclesiastiche degli altri, prevalga l'opinione della maggioranza. VII. Del vescovo di Gerusalemme. Poiché è invalsa la consuetudine e l'antica tradizione che il vescovo di Gerusalemme riceva particolare onore, abbia quanto questo onore comporta, salva sempre la dignità propria della metropoli. Se analizziamo bene questo passo non solo e' evidente che a questo punto e' il Vescovo di Gerusalemme che riceveva "Particolare onore". Il vescovo di Alessandria aveva la preminenza, da questo concilio, su diverse nazioni e questa frase "anche al vescovo di Roma infatti è riconosciuta una simile autorità. Ugualmente ad Antiochia e nelle altre province siano conservati alle chiese gli antichi privilege" dimostra che fu a questo punto che "Anche" la chiesa di Roma assurgeva a questa autorita'. Proprio questa frase e quest contesto ci danno la chiara organizzazione ecclesiastica del tempo: al vescovo di Gerusalemme un "onore Particolare" ai vescovi delle grandi metropolis autorita' sulle loro provincie, ma non in sottomissione a nessuna altra autorita', cioe' Alessandra, Antiochia, Roma, Gerusalemme e le altre avevano l'autorita' per dirimere le loro questioni nelle lore aree di influenza senza dover chiedere l'assenso delle altre. Questo e' provato proprio dal famoso scisma del 1054 in cui due di questi vescovi si scomunicarono l'un l'altro. Il problema era solo politico in quanto uno era sostenuto dall'imperatore d'oriente e l'altro di occidente, infatti veniva chiamato lo scisma d'oriente o d'occidente a seconda dei casi. Fino al 787 tutti I concili furono convocati da imperatori e l'ultimo di questi da una imperatrice a riprova di chi era a capo veramente della chiesa Cattolica Primo Concilio di Costantinopoli Dal I maggio al luglio 381. Papa: Damaso I (366-384). Convocato dall'imperatore Teodosio I. Simbolo Niceno-Costantinopolitano. Divinità dello Spirito Santo. 4 canoni.

IL SIMBOLO DEI CENTOCINQUANTA PADRI Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e di quelle invisibili: e in un solo signore Gesù Cristo, figlio unigenito di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli, luce da luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato, della stessa sostanza del Padre, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose. Per noi uomini e per la nostra salvezza egli discese dal cielo, prese carne dallo Spirito Santo e da Maria vergine, e divenne uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, fu sepolto e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture, salì al cielo, si sedette alla destra del Padre: verrà nuovamente nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Crediamo anche nello Spirito Santo, che è signore e dà vita, che procede dal Padre; che col Padre e col Figlio deve essere adorato e glorificato, ed ha parlato per mezzo dei Profeti. Crediamo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Crediamo un solo battesimo per la remissione dei peccati e aspettiamo la resurrezione dei morti, e la vita del secolo futuro. Amen. LETTERA DEI VESCOVI RADUNATI A COSTANTINOPOLI A PAPA DAMASO E AI VESCOVI OCCIDENTALI (382) Ai signori illustrissimi e reverendissirni fratelli e colleghi Damaso, Ambrogio, Brittone, Valeriano, Acolio, Anemio, Basilio, e agli altri santi vescovi raccolti nella grande Roma, il santo sinodo dei vescovi che professano la vera fede, riuniti nella grande Costantinopoli, salute nel Signore. E' forse superfluo informare la Reverenza vostra, quasi che possa esserne all'oscuro, e narrare le innumerevoli sofferenze inflitteci dalla prepotenza ariana. Non crediamo, infatti, che la santità vostra giudichi così poco importante quanto ci riguarda, da esserne ancora all'oscuro, metterebbe anzi conto che se ne piangesse insieme. D'altra parte, le tempeste che si sono abbattute su di noi sono state tali, che non hanno certo potuto rimanervi nascoste; il tempo delle persecuzioni è recente, ne è ancora vivo il ricordo non solo in coloro che hanno sofferto, ma anche in chi per l'amore che li legava ad essi ha fatto proprie le loro sofferenze. Infatti solo ieri, per così dire, e l'altro ieri, alcuni sciolti dai vincoli dell'esilio, sono tornati alle loro chiese in mezzo a mille tribolazioni; di altri, morti in esilio, sono tornati solo i resti: alcuni, anche dopo il ritorno dall'esilio, fatti segno all'odio acre degli eretici, dovettero sopportare più amarezze nella propria terra che in terra straniera, raggiunti, come il beato Stefano, dalle loro pietre (1); altri lacerati da vari supplizi, portano ancora le stigmate di Cristo (2) e le ferite nel proprio corpo. Le perdite di ricchezze, le multe delle città, le confische dei beni dei singoli, gli intrighi, le prepotenze, le carceri, chi potrebbe contarle? Davvero che tutte le tribolazioni si sono moltiplicate contro di noi oltre ogni dire, forse perché scontassimo la pena dei nostri peccati, o forse perché Dio, clemente, voleva provarci con tante sofferenze. Di ciò siano rese grazie a Dio, il quale volle istruire i suoi servi attraverso prove così grandi (3), e secondo la sua grande misericordia ci ha condotto nuovamente al refrigerio (4). Certo sarebbe stato necessario per noi una lunga pace, e molto tempo, e molto lavoro per il miglioramento delle chiese, perché, cioè, finalmente potessimo ricondurre all'originario splendore della pietà il corpo della chiesa, oppresso come da lunga malattia, ricreandolo a poco a poco con ogni sorta di cure. In questo modo riteniamo di esserci liberati dalla violenza delle persecuzioni, e di aver ripristinato le chiese così a lungo dominate dagli eretici; dei lupi, tuttavia, ci danno molta molestia: scacciati dai loro recinti, rapiscono le pecore negli stessi pascoli boscosi, e tentano di tenere riunioni, e di suscitare sommosse popolari, senza nulla risparmiare pur di arrecare danno alle chiese. Come dicevamo, sarebbe stato necessario che potessimo occuparci di questi problemi per un tempo più lungo. In ogni modo, poiché, mostrando la vostra fraterna carità verso di noi, con lettere dell'imperatore, da Dio amato, avete invitato anche noi come veri membri al sinodo che per volontà di Dio avete convocato a Roma perché, essendo stati noi sottoposti allora da soli alle tribolazioni, ora in questa pia concordia degli Imperatori voi non regnaste senza di noi, ma anche noi, secondo la parola dell'apostolo, potessimo regnare insieme con voi (5), sarebbe stato nostro desiderio, se possibile, lasciare tutti insieme le nostre chiese, e venire incontro ai vostri desideri e alla (comune) utilità. Chi ci darà, infatti, le ali come quelle di una colomba per volare e posarci presso di voi (6)? Ma poiché questo avrebbe spogliato le nostre chiese, appena cominciato il rinnovamento, e la cosa sarebbe stata per moltissimi impossibile, ci eravamo radunati insieme a Costantinopoli, secondo l'invito delle lettere, mandate l'anno scorso dalla vostra carità, dopo il sinodo di Aquileia, all'imperatore Teodosio, caro a Dio. Eravamo preparati per questo solo viaggio fino a Costantinopoli, ed avevamo il consenso dei vescovi rimasti nelle diocesi solo per questo sinodo. Di un più lungo viaggio né prevedevamo la necessità, né avevamo avuto alcun indizio prima di venire a Costantinopoli. Inoltre l'imminenza della data fissata non lascia il tempo di prepararsi per una assenza più lunga, né di avvertire i vescovi della nostra stessa comunione rimasti nelle diocesi, e di chiedere il loro benestare. Poiché, dunque, questi ed altri simili motivi impedivano la partenza della maggior parte di noi, abbiamo preso l'unico partito che restava per il miglioramento delle cose e per corrispondere alla carità che ci avete dimostrato: e abbiamo pregato istantemente i venerabilissimi e onorabilissimi fratelli e colleghi nostri, i vescovi Ciriaco, Eusebio e Prisciano di affrontare la fatica di venir fino a voi; e così, per mezzo loro, vi abbiamo fatto conoscere i nostri propositi di pace e di unità, e vi abbiamo manifestato il nostro zelo per la retta fede. Noi, infatti, abbiamo sopportato da parte degli eretici le persecuzioni, le tribolazioni, le minacce degli imperatori, le crudeltà dei magistrati e ogni altra prova, per la fede evangelica confermata dai trecentodiciotto Padri di Nicea di Bitinia. Questa fede, infatti, dev'essere approvata da voi, da noi e da quanti non distorcono il senso della vera fede essendo essa antichissima e conforme al battesimo; essa ci insegna a credere nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, cioè in una sola divinità, potenza, sostanza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in una uguale dignità, e in un potere coeterno, in tre perfettissime ipostasi, cioè in tre perfette persone, ossia tali, che non abbia luogo in esse né la follia di Sabellio con la confusione delle persone, con la soppressione delle proprietà personali, né prevalga la bestemmia degli Eunomiani, degli Ariani, dei Pneumatomachi, per cui, divisa la sostanza, o la natura, o la divinità, si aggiunga all'increata, consostanziale e coeterna Trinità una natura posteriore, creata, o di diversa sostanza. Riteniamo anche, intatta, la dottrina dell'incarnazione del Signore; non accettiamo, cioè l'assunzione di una carne senz'anima, senza intelligenza, imperfetta, ben sapendo che il verbo di Dio, perfetto prima dei secoli, è divenuto perfetto uomo negli ultimi tempi per la nostra salvezza. Queste sono, in sintesi, le principali verità della fede, che senza ambagi predichiamo. Esse vi procureranno anche una maggior soddisfazione, se vi degnerete di leggere il tomo composto dal sinodo di Antiochia, e quello pubblicato dal concilio ecumenico, a Costantinopoli, lo scorso anno. In essi abbiamo esposto la nostra fede assai ampiamente, ed abbiamo sottoscritto i nostri anatemi contro le recenti novità delle eresie. Quanto all'amministrazione delle singole chiese ha forza di legge l'antica norma, come sapete, e la disposizione dei santi padri di Nicea: che, cioè, in ciascuna provincia, e, se essi vorranno anche i vescovi confinanti con loro, si facciano le ordinazioni come richiede l'utilità delle chiese. Sappiate che, conforme a queste disposizioni, vengono amministrate le nostre chiese, e sono stati nominati i sacerdoti delle chiese più insigni. Della chiesa novella, per cosi dire, di Costantinopoli, che da poco, per misericordia di Dio, abbiamo strappato alle bestemmie degli eretici, come dalla bocca di un leone (7), abbiamo ordinato vescovo il reverendissimo e amabilissimo in Dio Nettario. Ciò è stato fatto al cospetto del concilio universale, col consenso di tutti, sotto gli occhi dell'imperatore Teodosio, carissimo a Dio, di tutto il clero, e con l'approvazione di tutta la città. Dell'antica e veramente apostolica chiesa di Antiochia di Siria, nella quale per prima fu usato il venerando nome di cristiani, i vescovi della provincia e della diocesi dell'oriente, radunatisi, consacrarono vescovo, canonicamente, il reverendissimo e da Dio amatissimo Flaviano, con l'approvazione di tutta la chiesa, che, unanime onorava quest'uomo. L'ordinazione è stata riconosciuta conforme alla legge ecclesiastica anche dalle autorità del concilio. Vi informiamo, inoltre, che il reverendissimo e carissimo a Dio Cirillo è vescovo della madre di tutte le chiese, la chiesa di Gerusalemme. Da questo documento sono evidenti molte cose, la prima che era l'imperatore che chimava I concili, che a questo concilio non era nemmeno intervenuto colui che sarebbe dovuto essere il papa del momento che invece viene definito Ai signori illustrissimi e reverendissirni fratelli e colleghi Damaso, Fratello e college. Quello che e' scritto prima e' l'intestazione del sito cattolico di adesso, invece il testo originale ci inform ache Damaso non solo non partecipo' al concilio e quindi non ebbe voce in capitolo ma viene informato tramite lettera e viene considerato solo un collega. E che Cirillo e' vescovo della madre di tutte le chiese cioe' Gerusalemme. Poi c'e' questo CANONI I. Che le decisioni di Nicea restino immutate; della scomunica degli eretici.