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Questo studio che mi accingo a proporre
sara' basato sulle scritture e sulla
storia. Lo scopo di detto studio e' di provare che
la Chiesa di Gesu' Cristo
fu fondata a Gerusalemme e fu distrutta, come previsto
in rivelazione 13:7
Che La chiesa Cattolica non ha e non aveva niente
da spartire con la chiesa
di Gesu' Cristo e nacque sulle sue ceneri per interessi
umani e politici in
particolare. Passiamo prima ad analizzare la morte
della chiesa di Gesu'
Cristo che come abbiamo appena visto e' profetizzata
in Rivelazione 13:7
Molti passi delle scritture parlano di una apostasia
che doveva precedere il
ritorno del Signore, Paolo ne e' uno dei testimoni
piu' chiari. Tralascero'
questi passi perche' sono ben noti a tutti gli studiodi
biblici, sia che li
accettino sia che li rifiutino a me basta cio' che
e' scritto in
Rivelazione 13:7 perche' non puo' esservi confutazione.
Per coloro che credono anche nel libro di Mormon
cito una profezia che e'
alqaunto chiara al riguardo.
8 E l'angelo mi parlò, dicendo: Ecco i dodici
discepoli dell'Agnello, che
sono scelti per esercitare il ministero presso la
tua posterità.
9 E mi disse: Ricordi i dodici apostoli dell'Agnello?
Ecco, sono quelli che
giudicheranno le dodici tribù d'Israele; pertanto,
i dodici ministri della
tua posterità saranno giudicati da loro; poiché voi
siete del casato
d'Israele.
10 E questi dodici ministri che tu vedi giudicheranno
la tua posterità. Ed
ecco, essi sono giusti per sempre; poiché a
motivo della loro fede
nell'Agnello di Dio, le loro vesti sono rese candide
nel suo sangue.
11 E l'angelo mi disse: Guarda! E guardai, e vidi
tre generazioni morire in
rettitudine; e le loro vesti erano candide, proprio
come l'Agnello di Dio. E
l'angelo mi disse: Questi sono resi candidi nel sangue
dell'Agnello, a
motivo della loro fede in lui.
12 E io, Nefi, vidi pure molti della quarta generazione
morire in
rettitudine.
(Libro di Mormon | 1 Nefi 12:8 - 12)
Qui l'angelo e' chiaro vi saranno 4 generazioni
che sarebbero state
"
accetate da Dio per le loro opera, sappiamo che questo
si e' letteralmente
avverato nel libro di Mormon e sul continente Americano,
perche' non
dovremmo aspettarci altrettanto nel vecchio continente?
Il capitolo 13 inizia con una domanda ed una spiegazione
1 E AVVENNE che l'angelo mi parlò, dicendo:
Guarda! E io guardai e vidi
molte nazioni e molti regni.
2 E l'angelo mi disse: Cosa vedi? E io dissi: Vedo
molte nazioni e molti
regni.
3 Ed egli mi disse: Queste sono le nazioni e i regni
dei Gentili.
(Libro di Mormon | 1 Nefi 13:1 - 3)
Qui e' spiegato cio' che avverra' nel vecchio mondo
4 E avvenne che io vidi fra le nazioni dei Gentili
la formazione di una
grande chiesa.
5 E l'angelo mi disse: Guarda la formazione di una
chiesa che è la più
abominevole di tutte le altre chiese, che uccide
i santi di Dio, sì, li
tortura e li incatena e li aggioga con un giogo di
ferro e li riduce in
schiavitù.
6 E avvenne che io vidi questa chiesa grande e abominevole;
e vidi il
diavolo che ne era il fondatore.
7 E vidi pure oro e argento e sete e porpore e stoffe
ben tessute, e ogni
sorta di preziosi abbigliamenti; e vidi molte meretrici.
8 E l'angelo mi parlò, dicendo: Vedi, l'oro,
l'argento, le sete, le
porpore, le stoffe ben tessute, i preziosi abbigliamenti
e le meretrici sono
i desideri di questa chiesa grande e abominevole.
9 E anche per le lodi del mondo essi distruggono
i santi di Dio e li
riducono in schiavitù.
10 E avvenne che io guardai e vidi molte acque; ed
esse dividevano i
Gentili dalla posterità dei miei fratelli.
(Libro di Mormon | 1 Nefi 13:4 - 10)
L'angelo parla di una grande chiesa che si sarebbe
formata successivamente e
che non solo avrebbe perpetrato danni fisici ai santi
ma addirittura
12 E io guardai e vidi un uomo fra i Gentili, che
era separato dalla
posterità dei miei fratelli dalle molte acque;
e vidi lo Spirito di Dio che
scese e agì su quell'uomo, ed egli avanzò sulle
molte acque proprio fino
alla posterità dei miei fratelli, che erano
nella terra promessa.
13 E avvenne che io vidi lo Spirito di Dio che agiva
su altri Gentili; ed
essi uscirono fuori di schiavitù, sulle molte
acque.
14 E avvenne che vidi numerose moltitudini di Gentili
sulla terra di
promessa; e vidi l'ira di Dio che era sulla posterità dei
miei fratelli; ed
essi erano dispersi davanti ai Gentili ed erano percossi.
15 E vidi lo Spirito del Signore che era sui Gentili;
ed essi prosperavano
e ottenevano il paese per loro eredità; e
vidi che erano bianchi e molto
attraenti, e belli, come quelli del mio popolo prima
che essi fossero
uccisi.
16 E avvenne che io, Nefi, vidi che i Gentili che
erano usciti di schiavitù
si umiliavano davanti al Signore; e il potere del
Signore era con loro.
17 E vidi che le madri patrie dei Gentili si radunavano
sulle acque e anche
sulla terra, per combattere contro di loro.
18 E vidi che il potere di Dio era con loro e anche
che l'ira di Dio era su
tutti quelli che erano radunati per combattere contro
di loro.
19 E io, Nefi, vidi che i Gentili, che erano usciti
di schiavitù, erano
liberati dal potere di Dio e dalle mani di tutte
le altre nazioni.
20 E avvenne che io, Nefi, vidi che prosperavano
nel paese; e vidi un
libro, ed esso veniva diffuso fra loro.
21 E l'angelo mi disse: Conosci il significato del
libro?
22 E io gli dissi: Non lo conosco.
23 Ed egli disse: Ecco, esce dalla bocca di un Giudeo.
E io, Nefi, lo vidi;
ed egli mi disse: Il libro che vedi è una
storia dei Giudei, che contiene le
alleanze che il Signore ha fatto con il casato d'Israele;
e contiene pure
molte delle profezie dei santi profeti; ed è una
storia simile alle
incisioni che sono sulle tavole di bronzo, salvo
che non ce ne sono così
tante; nondimeno esse contengono le alleanze che
il Signore ha fatto con il
casato d'Israele; pertanto sono di grande valore
per i Gentili.
24 E l'angelo del Signore mi disse: Hai visto che
il libro usciva dalla
bocca d'un Giudeo; e quando usciva dalla bocca di
un Giudeo, conteneva la
pienezza del Vangelo del Signore del quale i dodici
apostoli portano
testimonianza; ed essi portano testimonianza secondo
la verità che è
nell'Agnello di Dio.
25 Pertanto queste cose passano in purezza dai Giudei
ai Gentili, secondo
la verità che è in Dio.
26 E dopo essere passate per mano dei dodici apostoli
dell'Agnello, dai
Giudei ai Gentili, vedi la formazione di quella chiesa
grande e abominevole,
che è la più abominevole di tutte le
altre chiese; poiché, ecco, essi hanno
tolto dal Vangelo dell'Agnello molte parti che sono
chiare e preziosissime;
e hanno anche tolto molte alleanze del Signore.
27 E hanno fatto tutto questo per poter pervertire
le giuste vie del
Signore, per poter accecare gli occhi e indurire
il cuore dei figlioli degli
uomini.
28 Pertanto tu vedi che, dopo che il libro è passato
per le mani della
chiesa grande e abominevole, vi sono molte cose chiare
e preziose che sono
state tolte dal libro, che è il libro dell'Agnello
di Dio.
29 E dopo che queste cose chiare e preziose sono
state tolte, esso si
diffonde in tutte le nazioni dei Gentili; e dopo
che è diffuso fra tutte le
nazioni dei Gentili, sì, anche al di là delle
molte acque che tu hai visto
assieme ai Gentili che sono usciti fuori di schiavitù,
tu vedi - a causa
delle molte cose chiare e preziose che sono state
tolte dal libro, che erano
chiare alla comprensione dei figlioli degli uomini,
secondo la chiarezza che
è
nell'Agnello di Dio - a causa di queste cose che
sono tolte dal Vangelo
dell'Agnello, moltissimi davvero inciampano, sì,
tanto che Satana ha grande
potere su di loro.
(Libro di Mormon | 1 Nefi 13:12 - 29)
questa chiesa avrebbe pervertito le sacre scritture
Apocalisse 17:1
E uno dei sette angeli che aveano le sette coppe
venne, e mi parlò dicendo:
Vieni; io ti mostrerò il giudicio della gran
meretrice, che siede su molte
acque
Apocalisse 17:4-9
4 E la donna era vestita di porpora e di scarlatto,
adorna d'oro, di pietre
preziose e di perle; aveva in mano un calice d'oro
pieno di abominazioni e
delle immondizie della sua fornicazione, 5 e sulla
fronte avea scritto un
nome: Mistero, Babilonia la grande, la madre delle
meretrici e delle
abominazioni della terra. 6 E vidi la donna ebbra
del sangue dei santi e del
sangue dei martiri di Gesù. E quando l'ebbi
veduta, mi maravigliai di gran
maraviglia. 7 E l'angelo mi disse: Perché ti
maravigli? Io ti dirò il
mistero della donna e della bestia che la porta,
la quale ha le sette teste
e le dieci corna. 8 La bestia che hai veduta era,
e non è, e deve salire
dall'abisso e andare in perdizione. E quelli che
abitano sulla terra i cui
nomi non sono stati scritti nel libro della vita
fin dalla fondazione del
mondo, si maraviglieranno vedendo che la bestia era,
e non è, e verrà di
nuovo. 9 Qui sta la mente che ha sapienza. Le sette
teste sono sette monti
sui quali la donna siede;
Apocalisse 17:15
Poi mi disse: Le acque che hai vedute e sulle quali
siede la meretrice, son
popoli e moltitudini e nazioni e lingue.
Apocalisse 17:18
E la donna che hai veduta è la gran città che
impera sui re della terra
La Bibbia identifica questa donna nella citta' di
Roma, ora non
confondiamoci con l'impero Romano, questa non aveva
niente da spartire,
infatti l'impero Romano fu l'artefice della scomparsa
della chiesa ma come
abbiamo visto cio' era gia' accaduto qui si parla
che dopo la distruzione
dei santi vi e' la nascita di una bestia che saliva
dalla terra, che avea
due corna come quelle di un agnello ( cioe' due sacerdozi
simili a quelli
dell'agnello) ma che parlava come un dragone (Satana)
ed esercitava tutta la
potesta' della prima bestia (cioe' ne aveva lo stesso
potere, quindi si
trattava di due cose diverse che usavano lo stesso
potere di base, la prima
bestia uso' il potere temporale per distruggere fisicamente
la chiesa: le
persecuzioni, questa seconda bestia usava il potere
spirituale per accecare
I popoli, infatti la scrittura prosegue "E facea
si che la terra e quelli
che la abitano in essa adorassero la prima bestia
la cui piaga mortale era
sanata ed operava grandi segni fino a far scendere
del fuoco dal cielo...e
seduceva quelli che abitano sulla terra coi segni
che le era dato di fare in
presenza della bestia.. E le fu concesso di dare
uno spirito all'immagine
della bestia...e facesse si che tutti quelli che
non adorassero l'immagine
della bestia fossero uccisi" da questa descrizione
e' evidente che la
seconda bestia avrebbe avuto un potere spirituale
per fare falsi miracoli e
che avrebbe voluto l'adorazione del popolo. E' vero
che nell'impero Romano
vi era gia' il culto della divinita' nella persona
dell'imperatore ma e'
anche vero che I veri santi di Dio mai si piegarono
a questa adorazione, I
veri santi furono I martiri, ma come abbiamo visto
in rivelazione 13:7 e'
detto che la prima bestia pote' far Guerra ai santi
e li vinse, ma se
leggiamo bene dentro questo versetto vedremo che
le parole "E LE FU DATO"
dimostra che Dio concesse questo potere a causa dell'iniquita'crescente
nella chiesa, la famosa apostasia predetta. La seconda
bestia invece nasce
per instaurare un dominio mondiale di natura spirituale
per confondere gli
uomini infatti questa bestia ha le sembianze del
potere ed autorita' dell'
agnello ma parla o meglio insegna cio' che il dragone
vuole. Il capitolo 17
dice
Apocalisse 17:1-3
1 E uno dei sette angeli che aveano le sette coppe
venne, e mi parlò
dicendo: Vieni; io ti mostrerò il giudicio
della gran meretrice, che siede
su molte acque 2 e con la quale hanno fornicato i
re della terra; e gli
abitanti della terra sono stati inebriati del vino
della sua fornicazione. 3
Ed egli, nello Spirito, mi trasportò in un
deserto; e io vidi una donna che
sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena
di nomi di bestemmia e
avente sette teste e dieci corna.
Come abbiamo visto precedentemente questa donna e'
Roma e la donna per
Giovanni rappresenta la chiesa
, infatti il capitolo 12 parla della donna con dodici stelle ed il sole per
capo (Cristo) , ma qui questa donna viene identificata come meretrice, cioe'
una donna dai facili costume, corrotta che niente ha da spartire con la
donna che rappresenta la chiesa, quindi Giovanni parla di una istituzione
religiosa in antitesi a quella Cristiana. Ora dato che nello stesso capitolo
Giovanni paragona Roma alla vecchia Babilonia quando nel capitolo 18 si cita
Babilonia ci si riferisce alla stessa donna non ad un altra analizziamo
quindi cio' che il capitolo 18 dice per vedere in quale modo le descrizioni
di Giovanni si addicono al corso che la chiesa cattolica ha intrapreso
attraverso I secoli.
Apocalisse 18:4-10
4 Poi udii un'altra voce dal cielo che diceva: Uscite da essa, o popolo mio,
affinché non siate partecipi de' suoi peccati e non abbiate parte alle
sue
piaghe; 5 poiché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio
si è
ricordato delle iniquità di lei. 6 Rendetele il contraccambio di quello
ch'ella vi ha fatto, e rendetele al doppio la retribuzione delle sue opere;
nel calice in cui ha mesciuto ad altri, mescetele il doppio. 7 Quanto ella
ha glorificato se stessa ed ha lussureggiato, tanto datele di tormento e di
cordoglio. Poiché ella dice in cuor suo: Io seggo regina e non son vedova
e
non vedrò mai cordoglio; 8 perciò in uno stesso giorno verranno
le sue
piaghe, mortalità e cordoglio e fame, e sarà consumata dal fuoco;
poiché
potente è il Signore Iddio che l'ha giudicata. 9 E i re della terra
che
fornicavano e lussureggiavan con lei la piangeranno e faran cordoglio per
lei quando vedranno il fumo del suo incendio; 10 e standosene da lungi per
tema del suo tormento diranno: Ahi! ahi! Babilonia, la gran città, la
potente città! Il tuo giudicio è venuto in un momento!
Apocalisse 18:20-24
20 Rallègrati d'essa, o cielo, e voi santi, ed apostoli e profeti,
rallegratevi poiché Dio, giudicandola, vi ha reso giustizia. 21 Poi
un
potente angelo sollevò una pietra grossa come una gran macina, e la
gettò
nel mare dicendo: Così sarà con impeto precipitata Babilonia,
la gran città,
e non sarà più ritrovata. 22 E in te non sarà più udito
suono di arpisti né
di musici né di flautisti né di sonatori di tromba; né sarà più trovato
in
te artefice alcuno d'arte qualsiasi, né s'udrà più in
te rumor di macina. 23
E non rilucerà più in te lume di lampada e non s'udrà più in
te voce di
sposo e di sposa; perché i tuoi mercanti erano i principi della terra,
perché tutte le nazioni sono state sedotte dalle tue malìe, 24
e in lei è
stato trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti quelli che sono
stati uccisi sopra la terra.
Ora e' abbastanza semplice vedere cio' che accadde con la nascita della
chiesa cattolica. Questa divenne per volere imperiale la religione di stato,
o meglio dell'impero. Ecco che la donna comincia subito a sedere su molte
acque, poi dopo la caduta dell'impero Romano, quasi subitanea, questa donna
avra' un potere temporale che in molti casi sopravvanzera' quello di re,
decidera' per le crociate, I regnanti dovranno in molti casi assoggettarsi
a
suoi voleri vedi Canossa, addirittura fino al 1800 molti di questi
pretenderanno di essere investiti di autorita' proprio dal papa stesso.
Significativo il caso di napoleone Buonaparte. E' notoriamente risaputo che
dopo la distruzione dell'impero Romano I re susseguenti ricercarono la loro
conclamata autorita' tramite il terreno religioso. Non dimentichiamoci che
anche se l'impero Romano fu distrutto, fu in realta' ferito a morte ma
continuo' a vivere per meta', l'impero Romano di Oriente fino al tardo
medioevo, e che I Re medievali fecero di tutto per mantenere il titolo di
imperatore Romano sotto il titolo di "Sacro Romano impero" quando
Roma era
gia' una citta' morta ai passati sfarzi. Quindi il fatto che una testa fosse
stata ferita a morte ma poi in maniera miracolosamente sanata, trova una
risposta nel modo in cui l'impero Romano rimase in vita. Se guardiamo bene
addentro il nazismo ed il fascismo altro non fu che un tentativo di
rinascita di questo impero. Il fascismo fu dichiaratamente fondato sui
"
fasci littori" romano ed il terzo Reich Tedesco con il Kaiser e lo zar
russo altri non erano che reminiscenze o varianti del "Cesare" romano.
E' evidente allora che la seconda bestia vista da Giovanni e' facilemente
identificabile in una chiesa visto che la donna identifica la vera chiesa la
meretrice sicuramente rappresenta una filosofia di vita diversa da quella
della donna scelta da Cristo. In questo senso e' vero che ogni filosofia in
contrasto con quella delle dottrine del Cristo puo' bene rappresentare
questa meretrice e quindi e' valido il ragionamento dei nostri profeti che
la meretrice in generale rappresenta tutto cio' che e' in contrasto con le
dottrine del Cristo ma e' altresi' vero che le descrizioni date nelle
scritture descrivono la madre di queste filosofie come nascente dopo 4
generazioni da quando Giovanni scrive Rivelazione e le visioni che si
trovano, sia nel libro di Mormon che nella Bibbia, si adattano perfettamente
al periodo della Dark age od oscurantismo del medioevo che si incastra in
maniera esemplare nel contesto profetico delle sacre scritture. Va notato
poi questa donna viene definite la madre di altre meretrici, cioe' che da
questa sarebbero nate altre filosofie o chiese sempre dale concezioni
errate, la riforma ne' e' il classico adempimento.
Il fatto che la restaurazione del vangelo fosse prevista solo prima della
caduta totale di questa Babilonia spirituale e che sarebbe dovuta avvenire
tramite un angelo che avrebbe riportato in terra l'evangelo eterno e solo
una prova in piu' cioe' la classica riprova che fa da cartina di tornasole.
Apocalisse 14:6-8
6 Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo, recante l'evangelo
eterno per annunziarlo a quelli che abitano sulla terra, e ad ogni nazione
e
tribù e lingua e popolo; 7 e diceva con gran voce: Temete Iddio e dategli
gloria poiché l'ora del suo giudizio è venuta; e adorate Colui
che ha fatto
il cielo e la terra e il mare e le fonti delle acque. 8 Poi un altro, un
secondo angelo, seguì dicendo: Caduta, caduta è Babilonia la
grande, che ha
fatto bere a tutte le nazioni del vino dell'ira della sua fornicazione
Lo scopo di Dio e'
"
far avverare l'immortalita' e la vita eterna dell'uomo"
Vediamo che e' duplice, infatti l'uomo senza l'espiazione
non sarebbe stato
riscattato dalla morte.
I mezzi per raggiungere questo scopo sono due.
Il primo, basilare ed irrinunciabile e' l'espiazione
di Gesu' Cristo, il
secondo il piano della felicita' o Vangelo.
L'uomo nel suo stato decaduto e' definito carnale,
sensuale e diabolico. E'
importante notare che il primo passo da fare per
accettare il Vangelo e'
entrare nelle acque del battesimo, questi non e'
solo un modo per accettare
la resurrezione di Cristo ma e' anche la promessa
che l'uomo vuole avviare
un processo di purificazione che deve portarlo allo
stesso livello dell'uomo
di santita' o Dio. Il fine di tutto e' quindi la
santificazione,
"
santificatevi perche' Io sono santo" dice il
Signore. Il motivo della
necessita' di questa purificazione e' ben spiegata
nelle scritture moderne
in quanto "niente di impuro puo' vivere alla
presenza di Dio" L'uomo era
alla presenza di Dio nel principio perche' puro,
il peccato introdusse la
morte e come conseguenza l'uomo fu cacciato dalla
sua presenza. L'uomo non
deve solo accettare il Cristo per essere salvato
ma deve iniziare con il
battesimo un processo di purficazione che lo deve
santificare. Tutte le
ordinanze che vengono effettuate nel tempio hanno
questo simbolismo e questo
fine.
Avendo detto, in breve, lo scopo di Dio ed I suoi
mezzi passiamo ad
analizare le contromosse dell'avversario che, come
tutti sanno, e' in
antitesi al nostro Dio.
In tutte le epoche il suo scopo e' stato quello di
traviare la verita', a
volte in maniera grossolana, ma molto spesso in maniera
sottile ed
infingarda. Il primo esempio di cio' si trova proprio
in Genesi e' evidente
che Abele e Caino, e quindi anche Adamo di riflesso,
dovevano avere il
sacerdozio o l'autorita' per eseguire i sacrifici.
Dio rimprovera Caino
perche' non li faceva secondo il sacro ordine ricevuto,
se fosse stato in
buona fede non avrebbe tanto dovuto essere rimproverato
quanto insegnato,
invece dale parole del Signore si apprende che Caino
conosceva cio' che
avrebbe dovuto fare. Nelle scritture moderne sappiamo
che fu traviato da
Satan anche non solo non esegui' I sacrifici in maniera
dovuta ma arrivo'
anche ad uccidere il fratello di cui era geloso.
Se andiamo a leggere l'
intera Bibbia vedremo che in tutte le epoche l'opposizione
di satana ebbe
sempre un discreto successo, basta leggere la storia
di Israele per vedere
le contrapposizioni che l'idolatria ebbe proprio
nel popolo scelto e le
varie dottrine insegnate dai Farisei, Esseni e cosi'
via ai tempi del
Cristo, nessuna meraviglia delle miriadi di chiese
cristiane di oggi. In un
vecchio film Satana dice ad un uomo "Vi sono
tante chiese, affinche' l'uomo
odi di piu'" infatti la divisione porta al rancore,
alle fazioni, alla
contrapposizione. Detto questo vediamo piu' in dettaglio
cosa ci insegna
Giovanni al riguardo di questo astro nascente o meglio
della bestia
nascente in Rivelazione 13:11-12
Apocalisse 13:11-12
11 Poi vidi un'altra bestia, che saliva dalla terra,
ed avea due corna come
quelle d'un agnello, ma parlava come un dragone.
12 Ed esercitava tutta la
potestà della prima bestia, alla sua presenza;
e facea sì che la terra e
quelli che abitano in essa adorassero la prima bestia
la cui piaga mortale
era stata sanata.
Questa bestia viene dalla terra, cioe' da un potere
terreno, ha due corna
come quelle di un agnello (il corno e' il simbolo
del sacerdozio e l'agnello
e' il simbolo di Cristo) ma parlava come un Dragone
(sappiamo tutti che il
dragone rappresenta Satana per Giovanni basta andare
al capitolo dodici per
averne la conferma) ED ESERCITAVA tutta la potesta'
della prima bestia.
Da queste parole e' evidente che questa bestia che
nasce da un potere
terreno, ha le sembianze di una filosofia simile
a quella dell'agnello, ma
che in realta' esprime le volonta' del dragone. Questa
bestia ebbe il potere
di confondere gli abitanti della terra. Questo avviene
dopo che I santi sono
stati sconfitti come dichiarato in apocalisse 13:7
Apocalisse 13:7
E le fu dato di far guerra ai santi e di vincerli;
e le fu data potestà
sopra ogni tribù e popolo e lingua e nazione.
Se andiamo ad analizzare le persecuzioni romane possiamo
facilmente dedurre
che questa "sconfitta dei santi avvenne in due
modi, fisicamente perche'
furono annichiliti e sfiancati da persecuzioni che
prevedevano punizioni
corporali e talvolta anche il martirio, ma soprattutto
cio' che piu'
interessava Satana avvenne la defezione dei Leaders
di questo corpo santo.
In pratica la sconfitta della chiesa avvenne piu'
per la dipartita fisica
dei dirigenti della chiesa, che mai abiurarono, che
per le persecuzioni in
se stesse. I santi che rimasero o abiurarono, e furono
quasi la totalita'
come vedremo, o dovettere vivere nell'oscurita, nella
vergogna di esibirsi
come cristiani per non subirne le conseguenze. Si
potrebbe facilmente dire
che il corpo della chiesa esistente dopo le persecuzioni
era la parte piu'
debole, quella che poteva accettare compromessi pur
di sopravvivere. Questo
avviene di conseguenza in ogni campo, quando un leader
scompare, se non vi e
' un altro leader pronto a prenderne il posto, il
corpo subisce sbandamenti.
Allora subito dopo le persecuzioni e con la dipartita
dei dirigenti Satana e
' pronto ad introdurre una novita' importante, una
chiesa che si propone
come un agnello ma che in realta' parla come un dragone,
che ha la forza
della prima bestia che ha squassato la chiesa ma
che in questo caso cerca di
raccoglierne I deboli pezzi per creare una religione "universale" cattolica.
Gesu' non ha mai cercato una chiesa di stato, perche'
una cosa del genere
non aiuta il libero arbitrio ma in realta' lo toglie. "il
mio regno non e'
di questo mondo" quando qualcuno cerco' di incoronarlo
re rifiuto'. In che
modo Satana lo tento' sul pinnacolo del tempio? Tutti
I regni che vedi
saranno tuoi! Gli disse, in tal modo Cristo avrebbe
potuto IMPORRE il suo
Vangelo, ma qui sta la distinzione piu' profonda
fra I due piani, quello
divino e quello terreno, la scelta del libero arbitrio
e' irrinunciabile per
Cristo, e' il SUO PIANO. La seconda bestia e' ditto
che fornica con tutti I
re della terra e con I mercanti e che le piace adornarsi
di pietre preziose
e cose cosi'. La chiesa di Gesu' Cristo rifugge da
queste cose politiche e
mundane. Costantino edifico' la Chiesa Cattolica
non Cristo, Costantino la
fece religione di stato per riunire I pagani ed I
cristiani sotto lo stesso
tetto. Analizziamo adesso la figura di Costantino
sotto l'aspetto storico e
personale e vediamo se questo uomo, fatto santo dalla
chiesa Cattolica (per
un certo periodo), abbia le caratteristiche di un
seguace di Cristo.
Nacque a Naisso nel 274 e morì a Nicomedia
nel 337. Il suo nome originario
era Flavio Valerio Costantino e fu il primo Imperatore
Romano a convertirsi
al cristianesimo. Un suo famoso editto (editto di
Milano) quello del 313 ,in
cui dava completa libertà religiosa, fu un
passo fondamentale per la
diffusione della nuova religione e per l'evoluzione
e il cambiamento di
tutta l'Europa sia quella occidentale che quella
orientale. Figlio di
Costanzo Cloro e di Elena volle dopo la morte del
padre divenire suo
successore, infatti si sbarazzò dei suoi rivali
Massimiano, Massenzio,
Licinio, Galerio e Massiminio Daia per raggiungere
il suo scopo nell'anno
324. Fondò Costantinopolis (città di
Costantino) per esaltare le sue doti di
grande condottiero e per lasciare una eredità che
tramontò con la caduta
dell'impero bizantino nel 1453.
La sua storia è intrisa di leggenda e misticità,
si narra che prima della
grande e decisiva battaglia nel 312 contro Massenzio
gli apparve in sogno
Gesu Cristo che gli chiese di disegnare le prime
due lettere del suo nome
(XP in greco) sugli scudi dei propri legionari. Il
giorno seguente poi vide
una luce che scrisse sul cielo In hoc signo vinces "In
questo segno
vincerai" e cosi spinto da questa nuova irruenza
religiosa e cristiana vinse
la battaglia di Ponte Milvio nei pressi di Roma aprendogli
le porte per la
sua futura carriera. Poco dopo il senato lo nominò cesare
e salì al trono d'
Occidente, divenne collega dei Licinio (imperatore
d'oriente) con il quale
si scontrò in due battaglie presso Adrianopoli
e Crisopoli nel 324
completando il suo sogno e divenendo imperatore unico
nel 324.
Possiamo considerare comunque Costantino il primo
imperatore cristiano anche
se in quel periodo la popolazione romana era intrisa
di paganesimo, quindi
le mescolanze e le unioni tra i culti cristiani pagani
e monofisiti si
ebbero e si diffusero anche nella persona dell'Imperatore
massimo. Egli
infatti detenne la carica di pontifex maximus (pontefice
massimo) e dette
vita ad una nuova figura cosi squisitamente bizantina
e cosi orientale che
si evolse fino alla figura imperiale del XI secolo
il basileus mezzo uomo e
mezzo Dio. Questa miscela tra due poteri quello terreno
e quello religioso
fu successivamente definito cesaropapismo, che gli
permise di intervenire in
numerose diatribe dottrinali in seno al cristianesimo
che minavano la stessa
stabilità dell'impero in quegli anni. Indisse
il primo concilio ecumenico a
Nicea nel 325 in cui si contrapposero la corrente
ariana e quella ortodossa
finendo con il favorire quest'ultima a discapito
della prima che fu bandita.
Costantino insomma stava costruendo un nuovo impero
da solide fondamenta,
risolti i problemi teologici (molto importanti per
l'epoca) si dedicò alla
riorganizzazione totale partendo dall'esercito di
cui conosceva benissimo i
pregi e i mali essendo stato generale per molto tempo.
Si proclamò
comandante supremo delegando però l'imperium
a due magistri (uno ad oriente
ed uno ad occidente) , completò la separazione
tra autorità civile e
militare. Costrui una nuova capitale, la nuova Roma:
costantinopolis degna
erede del suo potere e nome.
[1] Tratto da Enciclopedia Microsoft Encarta 2001
1993-2000 Microsoft Corporation
"
); //-->
Da un sito cattolico
http://www.angelicum.org/oldsite/theol/prof/krasic/costantino.html
salita al potere di Costantino il Grande (312-337),
il primo imperatore
cristiano, provocò uno dei più radicali,
se non proprio il più radicale,
cambiamento non soltanto nella vita dell'Impero,
ma anche della Chiesa e
dell'intera società romana. La masse dei pagani,
di ogni tipo e ceto
sociale, cominciarono ad affluire nella Chiesa costringendola
ad adeguarsi
ad una situazione completamente nuova ed inattesa.
Nacque così un delle più
fiorenti epoche nella storia della Chiesa.
COSTANTINO:
CONDANNATE LE RAGAZZE RAPITE
L'imperatore romano Costantino il Grande, il 1 di
aprile 320. essendo in
Aquileia, emanò un decreto sui rapimenti delle
ragazze. Vennero previste
delle pene molto severe:
- Per le nutrici delle ragazze: ingestione di piombo
fuso
- Per le ragazze d'accordo con il rapitore: la stessa
pena inflitta al
rapitore
- Per le ragazze rapite senza il loro consenso: esclusione
dalla successione
legale dei genitori
- Per i genitori della ragazza rapita: la deportazione.
Località: Impero Romano
Epoca: 320 d.C.
Testo: Codice Teodosiano IX, 24,1
TESTO DEL DECRETO
Se qualcuno, che in precedenza non avesse stipulato
un accordo con i
genitori di una ragazza, se ne impadronisse con il
consenso di questa o
senza, confidando nella protezione offerta dalla
testimonianza di una
persona che i nostri antenati avevano completamente
escluso dalla
possibilità di sporgere querele legali in
ragione della leggerezza e della
mutabilità del suo sesso e del suo giudizio
e da quella di rendere
testimonianza, la risposta della ragazza non gli
sarà di nessun vantaggio
secondo l'antico diritto ma piuttosto la ragazza
stessa sarà considerata
colpevole di complicità nel delitto.
E dal momento che spesso la sorveglianza dei genitori
viene beffata dai
discorsi e dai cattivi pareri delle nutrici, su di
queste, se saranno
convinte di comportamento indegno e discorsi prezzolati,
incomba la minaccia
del seguente castigo: l'apertura della loro bocca
e della loro gola, che
hanno emesso suggerimenti rovinosi, sia richiusa
con l'ingestione di piombo
fuso.
Se poi si dovesse accertare consenso volontario nella
vergine, questa sia
punita con la stessa severità del suo rapitore.
Impunità non sarà concessa neppure
a quelle ragazze che fossero rapite
contro il loro volere, perché avrebbero potuto
rimanere in casa sino al
giorno del loro matrimonio e, se le porte fossero
state rotte dall'audacia
del rapitore, esse avrebbero potuto chiedere aiuto
ai vicini con le loro
grida e difendersi con ogni sforzo. Ma per queste
ragazze sanzioniamo una
pena più lieve e ordiniamo che venga loro
preclusa la sola successione
legale ai genitori.
I genitori, per i quali la vendetta del ratto doveva
essere una
preoccupazione particolare, se mostrano tolleranza
e reprimono il loro
dolore saranno colpiti con la deportazione.
Elena: Mamma di Costantino il Grande
di Bergadano Elena
Descrizione
La storia della locandiera che divenne madre di Costantino il Grande, l'
imperatore che concesse libertà di culto ai cristiani.
La vita e le opere di una figura di grande rilievo
per la Chiesa e per
la storia.
Situato tra il Colosseo e l'Arco di Tito sulla strada
romana
percorsa per i trionfi, l'Arco di Costantino è il più grande
arco onorario giunto fino a noi.
L'arco venne eretto per celebrare il trionfo dell'imperatore
Costantino su Massenzio dopo la battaglia di Ponte Milvio
avvenuta il 28 ottobre del 312 d.C. e venne solennemente de-
dicato dal Senato a Costantino il 25 luglio del 315 d.C. in ri-
cordo della vittoria e in occasione dei decennalia dell'Impe-
ro. L'iscrizione situata sopra il fornice centrale recita le se-
guenti parole: All'imperatore Cesare Flavio Costantino Mas-
simo Pio Felice Augusto, il Senato e il Popolo Romano,
poiché per ispirazione divina e grande saggezza con il suo
esercito e con giuste armi ha liberato lo stato dal tiranno e da
ogni fazione, dedicarono un arco decorato di rappresenta-
zioni trionfali.
L'iscrizione in precedenza citata è riportata su entrambe i lati
ed è da notare alla terza riga le parole instinctu divinitatis che
è stato ricollegato all'apparizione della croce a Costantino.
Il monumento venne sottoposto a restauri e a diversi studi fin
dalla fine del Quattrocento e nel 1733 ha avuto dei consisten-
ti lavori di integrazione delle parti mancanti.
Si tratta di un arco a tre fornici (quello centrale, che è il più
grande, è lungo 6,5 metri e alto 11,45) inquadrati sulle due
facciate da quattro colonne corinzie su alti plinti e addossate
alle pareti, sormontate da una ricca trabeazione al di sopra
della quale è situato un attico a una altezza di 25 metri, e
scandito in tre settori da statue di prigionieri barbari.
L'intero arco è decorato da sculture per la maggior parte
provenienti da monumenti di epoche precedenti (età di
Traiano, di Adriano e di Commodo) andati probabilmente
distrutti per gli incendi del 283 e del 307 d.C. Vennero riuti-
lizzati anche altri elementi come colonne, capitelli, cornici e
altro.
Sono riconducibili all'epoca della costruzione dell'arco (età
costantiniana) le seguenti sculture situate sulle due facciate:
quelle situate sui plinti delle colonne (1) scolpiti sui tre lati
che ritraggono delle Vittorie; quelle presenti sugli archivolti
del fornice centrale (2) sempre ritraenti delle Vittorie; quelle
sugli archivolti dei fornici minori (3) che ritraggono divinità
fluviali; quelle presenti sulle chiavi degli archi (4), con figu-
re allegoriche sfortunatamente molto rovinate; quelle presen-
ti sulle pareti interne dei fornici minori, con 8 grossi busti di
imperatori in rilievo anche questi rovinati; quelle presenti
sopra gli stessi fornici minori e, alla medesima altezza, sui
due lati corti (5-10), con sei lunghi pannelli che illustrano la
campagna contro Massenzio. In questi, iniziando dal lato cor-
to occidentale (verso il Palatino), si susseguono i seguenti
episodi: partenza dell'esercito di Costantino da Milano (5),
assedio di Verona (6), battaglia di Ponte Milvio (7), entrata di
Costantino a Roma (8), discorso di Costantino dai Rostri del
Foro Romano (9), distribuzione di denaro al popolo nel Foro
di Cesare (10). Sui due lati corti sono infine di epoca costanti-
niana i due tondi con la rappresentazione della Luna, nel lato
ovest (11), e del Sole, nel lato est (12). Appartengono invece
all'età di Traiano, provenienti dal Foro di quell'imperatore: le
otto statue di Daci prigionieri (con le teste rifatte nel Settecen-
to) nell'attico sui plinti sopra le colonne (13-20), i due pannelli
sui lati minori dell'attico con scene di battaglia (21-22) e gli
altri due che sono all'interno del fornice centrale (23-24), tutti
e quattro appartenenti a un unico grande fregio (alto circa 3
metri e in origine lungo oltre 35) che forse decorava l'attico
della Basilica Ulpia. Appartengono all'età adrianea, forse
provenienti da un arco quadrifronte, gli otto tondi (25-32),
alti più di due metri, che rappresentano: nella facciata meri-
dionale, la partenza per la caccia (25), un sacrificio a Silvano
(26), la caccia all'orso (27), un sacrificio a Diana (28); nella
facciata settentrionale, la caccia al cinghiale (29), un sacrificio
ad Apollo (30), la caccia al leone (31), un sacrificio ad Ercole
(32). In questi rilievi, che debbono riferirsi a episodi reali, ap-
pare Antinoo ragazzo e poi giovane mentre le teste di Adriano
sono state rilavorate al momento della costruzione dell'arco e
trasformate in ritratti di Costantino, nelle scene di caccia, e del
suo collega Licinio, nelle scene di sacrificio (i due ultimi sono
ancora incorniciati da lastre di porfido andate invece perdute
attorno agli altri). Sono infine dell'età di Commodo e prove-
nienti (insieme ad altri tre che si trovano nel Palazzo dei
Conservatori) da un arco onorario dedicato a Marco Aurelio,
gli otto pannelli dell'attico (alti più di tre metri) ai lati del-
l'iscrizione (33-40) che rappresentano episodi relativi all'im-
pero di Marco Aurelio (con le teste dell'imperatore rilavorate
nel Settecento): nella facciata meridionale, presentazione di
un capo barbaro all'imperatore (33), prigionieri condotti da-
vanti all'imperatore (34), discorso dell'imperatore ai soldati
(35), sacrificio nell'accampamento (36); nella facciata setten-
trionale, arrivo a Roma dell'imperatore (37), partenza da
Roma dell'imperatore (38), distribuzione di denaro al popo-
lo (39), resa di un capo barbaro (40).
http://www.archeoroma.com/Valle_del_Colosseo/arco_di_costantino.htm
Strano che in questo arco la famosa visione (la cosa piu' importante di
quella battaglia, il fattore decisivo) non sia proprio menzionata! Perche'
non e' mai avvenuta!
L'iscrizione in precedenza citata è riportata su entrambe i lati
ed è da notare alla terza riga le parole instinctu divinitatis che
è stato ricollegato all'apparizione della croce a Costantino.
E' stato ricollegato perche' faceva comodo ma in realta' l'arco e' tutto un
inno agli dei pagani, cui il senato e Costantino ancora riconoscevano
(1) scolpiti sui tre lati
che ritraggono delle Vittorie; quelle presenti sugli archivolti
del fornice centrale (2) sempre ritraenti delle Vittorie; quelle
sugli archivolti dei fornici minori (3) che ritraggono divinità
fluviali; quelle presenti sulle chiavi degli archi (4), con figu-
re allegoriche sfortunatamente molto rovinate; quelle presen-
ti sulle pareti interne dei fornici minori, con 8 grossi busti di
imperatori in rilievo anche questi rovinati; quelle presenti
sopra gli stessi fornici minori e, alla medesima altezza, sui
due lati corti
Le Vittorie, le divinita' fluviali, gli 8 imperatori (che erano considerati
Dei)
(25), un sacrificio a Silvano
(26), la caccia all'orso (27), un sacrificio a Diana (28); nella
facciata settentrionale, la caccia al cinghiale (29), un sacrificio
ad Apollo (30), la caccia al leone (31), un sacrificio ad Ercole
Insomma le semplici parole "instinctu divinitatis" si DOVREBBERO
riferire
alla croce vista da Cosatntino e tutto il resto?
sacrificio nell'accampamento (36);
Questi sacrifice non possono essere che sacrifice a dei pagani, infatti I
Cristiani non sacrificavano piu' come gli ebrei, insomma ci vuole proprio
tanta buona volonta' e fantasia per far passare questo arco eretto dopo la
battaglia di Massenzio e dopo la fondazione della chiesa Cattolica, che
prima non esisteva, in un monumento cristiano, dovuto ad un miracolo
cristiano.
EDITTO DI MILANO:
LIBERTA' RELIGIOSA PER TUTTI
«
Noi Costantino Augusto e Licinio Augusto felicemente
riuniti in Milano, e
trattando di ciò che riguarda la sicurezza
e utilità pubblica, abbiamo
creduto che uno dei primi nostri doveri fosse di
regolare ciò che interessa
il culto della divinità, e di dare ai cristiani,
come a tutti gli altri
nostri sudditi, la libertà di seguire la loro
religione, onde richiamare il
favore del Cielo sopra di noi e sopra tutto l'Impero.
Perciò abbiamo preso la risoluzione di non
negare a chi voglia la
possibilità di seguire col cuore e con l'affetto
le osservanze del culto
cristiano allo stesso modo in cui si può praticare
qualunque altra
religione, affinché Dio supremo che onoriamo
continui a ricolmarci delle Sue
grazie. Il che apertamente vi dichiariamo, facendovi
sapere che abbiamo
generalmente accordato ai cristiani una piena facoltà di
praticare la loro
religione. E come concediamo questo a loro, anche
agli altri vien concessa
la potestà intera e libera di religione e
di culto.
Noi vogliamo che in tutto questo adoperiate il vostro
ministero alla maniera
più efficace e sollecita, ed affinché questa
legge giunga a cognizione di
ognuno, la farete affiggere ovunque, in modo che
nessuno possa dire di
ignorarla ».
(32).
Da questo documento si evince che nel 313 d.c. Costantino non e' un
cristiano, ma solo un imperatore che da' la facolta' ai cristiani di adorare
la propria religione e specific ache questa decisione e' stata presa "e
trattando di ciò che riguarda la sicurezza e utilità pubblica,
abbiamo
creduto che uno dei primi nostri doveri fosse di regolare ciò che interessa
il culto della divinità, e di dare ai cristiani," per una scelta
POLITICA
non certo religiosa.
Eusebio spiega
L'ANNO 311
* EDITTO DI TOLLERANZA
* A PROPOSITO SCRIVE EUSEBIO...
30 APRILE - L'inaspettato, l'evento principale e gli altri piccoli eventi
che vi concorrono, contribuiscono a modificare la grande Storia, con i fatti
già preannunciati e ormai imponderabili.
In brevissimo tempo accaddero tutti insieme.
GALERIO, l'uomo che aveva concepito e poi condotto la più inutile e
gratuita
persecuzione dei cristiani, cade nei primi mesi di quest'anno gravemente
ammalato.
Lattanzio (vedi 298) aveva già scritto la premonitrice e tenebrosa storia
Sulla morte dei persecutori; in questa accennava minuziosamente a quali
castighi erano andati incontro tutti coloro che avevano perseguitato i
cristiani. I sintomi dei mali che la maledizione divina inviava e le morti
atroci che attendevano i malvagi oppressori.
Galerio ora era quindi uno di questi che andava
ad aggiungersi alla lunga
lista. Forse qualche zelante amico-nemico non mancò di
farlo presente, che
presto sarebbe apparso anche lui in quella lista,
salvo ravvedersi,
pentirsi, e forse chissà se Dio lo perdonava
già in terra non era da
escludersi in una sua immediata guarigione dal male
che ora lo tormentava.
Galerio convertito o no volle quindi così riscattarsi.
Da Nicomedia dove
ormai giaceva fra la vita e la morte, emise l'editto
che i cristiani
aspettavano da 311 anni. Con questo editto imperiale
le persecuzioni
cessavano e i cristiani finalmente ricevevano un
riconoscimento giuridico.
Era un editto di tolleranza che sottoscrissero poi
sia Licinio che
Costantino.
Non sappiamo chi fu l'ispiratore; si dice Licinio,
si suppone Costantino
stesso, rimane il fatto che nè Eusebio nè Lattanzio
parlano dell'intervento
dei due imperatori, e per il fatto che Costantino
diventerà leggendario per
il cristianesimo sembra proprio che se un suggerimento
ci fosse stato, i due
storici non lo avrebbero certamente tenuto nascosto.
Credibile quindi che
sia stato opera di Galerio.
Una ispiratrice di Galerio potrebbe essere stata
sua moglie VALERIA. Questa
come abbiamo letto in precedenza, l'aveva sposata
nell'anno 293, ed era la
figlia di Diocleziano; e proprio il padre forse indirettamente
con i suoi
grossi problemi esistenziali degli ultimi anni gli
aveva fatto conoscere la
religione cristiana di cui si conoscono nonostante
l'opera persecutrice del
marito, in sua moglie alcune simpatie.
L'unico a non firmare l'editto fu però l'altro
persecutore, MASSIMINO; e
diventa anche lui un "altro malvagio",
per Lattanzio da mettere in lista
nel suo libro. Il 1° MAGGIO del 313, Massimino
nello scontro con i 30.000
uomini di Licinio vide all'improvviso passare dall'altra
parte della
barricata i suoi 70.000 soldati. Caduto subito dopo
anche lui vittima di una
grave malattia, diventò cieco e il suo corpo
iniziò a diventare uno
scheletro. Corse ai ripari per guadagnarsi la benevolenza
divina dei
cristiani, firmando anche lui un editto di tolleranza
e la restituzione di
tutti i beni ai cristiani; ma era troppo tardi, come
Galerio, anche lui,
dopo alcuni giorni morì, a Tarso il 12 AGOSTO
dello stesso anno 313.
L' EDITTO DI TOLLERANZA...
di LICINIO e COSTANTINO ci fa capire quello che accadrà fra
breve, e ci
chiarisce anche la improvvisa ascesa di Costantino
con la sua nuova scienza
politica, che segue soprattutto gli eventi e non
la irrazionalità dei suoi
predecessori, nè resta a compiacersi per una
battaglia o una guerra vinta;
entrambe non bastano a creare serenità e fiducia
nei popoli, anzi spesso
più che risolvere i problemi, le guerre vinte
li complicano e riescono
perfino a peggiorare certe situazioni. Occorre quindi
grande acume politico.
Avremo quindi in questi anni che seguono modificazioni sempre politicamente
e opportunisticamente utili ai fini dello creazione di un grande Stato.
Ecco un passo illuminante di Eusebio dopo la stesura
e la pubblicazione
dell'Editto (che però non ha in mano quello
di Milano ma quello di Galerio,
e da questo copia): "Quando io, Costantino e
Licinio ci siamo incontrati
abbiamo discusso per il benessere e la sicurezza
dello stato, siamo giunti
alla conclusione di adottare questa politica: ossia
che a nessuno debba
essere negata la libertà di seguire la religione
dei cristiani o qualunque
altro culto, perciò nostra volontà è che
siano abrogate tutti gli editti in
merito ai cristiani (e che sembravano alieni alle
nostre clemenze) e
lasciate che tutti coloro che desiderano seguire
la predetta religione dei
cristiani si affrettino a seguire la stessa senza
molestia e interferenze
con le altre. Possiamo essere sicuri che abbiamo
in questo senso dato ai
cristiani che ne facevano richiesta la illimitata
libertà di seguire la
propria religione, ma che capiscono che anche agli
altri è stata concessa
analoga libertà completa e illimitata, di
religione e di culto, poichè tale
concessione è conveniente alla pace dei nostri
tempi, e facendo così
pensiamo di non aver arrecato disonore a qualsiasi
religione"."Historia
Eccl.,X,5"
Quando Costantino mosse verso Roma, lo abbiamo già detto
non vi erano
certamente cristiani da sottrarre a una persecuzione
religiosa, queste erano
già terminate. Da ricordare inoltre che i
buoni contatti di sua madre FLAVIA
GIULIA ELENA con i cristiani di Roma, potevano questi
anche favorire e
rendere non solo più rassicurante un suo arrivo
militare nella città, ma
oltretutto essere appoggiato come abbiamo visto sopra
anche dagli stessi
pagani che alla fine scelsero di tutti i mali che
affliggevano Roma quello
che secondo loro era il minore. I cristiani erano
notoriamente conosciuti
come non belligeranti, e quello che ora desideravano
tutti i romani era
proprio di evitare una inutile guerra civile.
Nessuno di certo immaginò quel giorno, favorendo
l'ingresso a Costantino che
quell'uomo avrebbe fatto finire da lì a poco
la leggenda di Roma e che al
suo posto sarebbe nata la Nuova Roma al di là dei
mari; ma gli eventi
camminano con il destino, e per la capitale dell'impero,
ma anche per tutto
l'occidente, il destino ormai stava per compiersi.
PROS
L'ANNO 312
* COSTANTINO IN ITALIA - LE BATTAGLIE
* LA VITTORIA A PONTE MILVIO A ROMA
* LE VISIONI RACCONTATE DAL PANEGIRISTA EUSEBIO
Costantino con i tempi ormai maturi, dopo i preparativi,
decise di scendere
in Italia per affrontare il cognato MASSENZIO; l'
usurpatore che da tempo si
era trincerato a Roma cautelandosi con i suoi 100.000
uomini per difendersi,
temendo sempre che uno dei contendenti al trono imperiale
prima o poi
sarebbe sceso su Roma.
Costantino con 40.000 soldati inizia a muoversi dalla
Gallia. Altrettanto fa
Massenzio inviandogli incontro alcuni reparti del
suo esercito.
Dal Moncenisio Costantino attraversa le Alpi, scende
verso Susa e Torino; in
entrambe le due località riporta due successi
senza peraltro distruggere nè
le città nè causando vittime nella
popolazioni pur avendo queste fino allora
sempre appoggiato servilmente Massenzio.
Da Torino Costantino dilaga su tutta la pianura,
tocca Milano, Brescia,
supera il Ticino e piomba sulla sponda ovest dell'Adige
a Verona, dove
dentro le mura della città veneta ad attenderlo
c'è l'esercito di Massenzio
al comando di Pompeiano Ruricio.
Nottetempo Costantino varcò l' Adige e pose
in assedio Verona, che partendo
dalla periferia venne stretta in una morsa. Ruricio
volle provare a rompere
una parte dell'assedio sembrandogli in un certo punto
debole, ma Costantino
che aveva preparato la trappola, aspettava questa
mossa da lontano; si era
appostato con il grosso dell'esercito ai lati del
trabocchetto creato ad
arte per attrarre Ruricio, che caduto nel tranello,
Costantino subito lo
chiuse in una stritolante tenaglia non risparmiando
nessuno, compreso il
comandante.
Terminata l'impresa veronese senza altri inconvenienti,
Costantino proseguì
per Vicenza, Padova, Treviso e si ricongiunse ad
Aquileia con il grosso
dell'esercito che era sceso dal Friuli; rimessosi
poi in cammino puntò verso
Modena, e dopo aver fatto capitolare la città,
imboccata la via Flaminia
iniziò l'avvicinamento a Roma.
MASSENZIO intanto dopo aver fatto ammassare in città una
enorme quantità di
granaglie per un eventuale previsto assedio, decise
(lo spionaggio gli
rivela che i soldati di Costantino non sono molti)
di mandare incontro a
Costantino sempre sulla via Flaminia il suo esercito
fino a Saxa Rubra, in
attesa del grosso dell' avversario.
Una prima schermaglia con i reparti di Costantino
danno il successo
temporaneo a Massenzio, ma permettono a Costantino
con una manovra
diversiva -passando quasi inosservato- di avanzare
indisturbato e portarsi a
ridosso di Ponte Milvio alle porte di Roma dove in
silenzio si accampa in
piena notte nascondendo in ogni anfratto i suoi uomini.
Qui entrano le leggende dove è impossibile
trovare la verità storica perchè
le versioni sono solo di parte, di Lattanzio in greco
e di Eusebio che però
la cronaca la prende più tardi dallo stesso
Lattanzio e la traduce "come
meglio potè". Fra tante elogiative gesta
del suo amato imperatore, ci
racconta che Costantino in quella notte che era appartato
nel buio con i
suoi uomini, aveva fatto un sogno, quello di apporre
sui suoi vessilli una
croce; sappiamo però che questo vessillo era
da tempo in uso nei suoi
reparti della Gallia; era una X con una linea ripiegata
in cima e al centro
di questa lettera, e sappiamo pure che furono messe
molto in evidenza nella
lotta, perchè tutti i romani (cristiani e
pagani) dall'interno potessero
nettamente distinguere le truppe di Costantino che
stavano dando l'assalto
in quel momento e che cercavano appunto appoggio
anche all'interno della
città desiderosa di essere liberata dall'usurpatore.
MASSENZIO dopo il successo nella prima schermaglia
contro quella manovra
diversiva preparata da Costantino, era quasi certo
di aver in pugno la
situazione e credendo che il successo iniziale portava
a un successo facile
finale, abbandonò la città e si fece
incontro contro quelle che credeva
essere le truppe principali di Costantino.
Strategicamente, come a Verona, lo stesso Costantino
lo attendeva con quello
che effettivamente era il grosso dell'esercito; fece
avanzare quello di
Massenzio in profondità, poi dai lati a tenaglia
lo chiuse dopo che le sue
truppe avevano attraversato il Ponte Milvio.
Fu una trappola colossale che mise allo sbaraglio
le truppe di Massenzio che
colte di sorpresa tentarono disordinatamente tutte
insieme di arretrare e di
rientrare in città, ma nell'attraversare il
ponte fatto di barche questo
cedette e fece precipitare tutti i malcapitati nel
fiume, compreso
Massenzio, che morì così annegato nei
flutti di quel Tevere che il giorno
prima aveva fatto dai suoi indovini aspergere di
sangue propiziatorio e gli
avevano anche assicurato che la sua vittoria era
certa.
EUSEBIO era stato in Egitto e qui aveva visto veramente
le persecuzioni dei
cristiani; questa terra fu veramente la terra dei
martiri, ma era un
territorio dove i suoi abitanti erano stati in passato
il più superstizioso
e fariseo dei popoli, e chi ce lo dice é proprio
Cristo, attraverso i
Vangeli.
Ma Roma non era l'Egitto, mentre Eusebio ci narra
nelle vicende della sua
Storia della Chiesa alcune persecuzioni che invece
lui non aveva assistito a
Roma ma in Egitto; e perfino la stessa famosa visione
in sogno della croce
di Costantino viene attribuita a una sua successiva
romanzata versione.
Quando scrisse la Vita del beato imperatore Costantino,
essendo lui uno
smisurato ammiratore dell'Imperatore,questa era un'opera
encomiastica più
che storica. Diventando poi "Teologo di Corte" per
28 anni, fino al 339, ed
essendo il primo autore di una storia della Chiesa
(Storia ecclesiastica)con
una "sua" amplissima documentazione ci "narra" i
primi secoli del
cristianesimo, soffermandosi molto spesso sulle "vittorie" del
suo beniamino
dopo i mille "patimenti" patiti dai cristiani..
Nella leggenda della "visione della croce" c'è solo
una fonte ed è proprio
quella di Eusebio, nella sua "Vita di Costantino",
ma questa fu fatta solo
nel 337 cioè posteriormente alla morte di
Costantino, e proprio Eusebio non
l'accenna invece minimamente quando scrisse nel 325
la già citata "Storia
Ecclesiastica".
Dopotutto la croce non era un simbolo esclusivamente
cristiano. In tempi
passati i galli avevano combattuto sotto la croce
di luce del dio Sole,
sicchè (visto che le truppe erano proprio
della Gallia) i cristiani
avrebbero visto nel labaro la croce del Cristo mentre
per i soldati quello
era semplicemente il loro labaro e basta.
Comunque lasciamo la storia degli storici e ripartiamo
dagli enconomiasti,
che affermano più semplicemente che la vittoria
a Costantino gli era stata
promessa dal Dio, e al Ponte Milvio lo stesso Dio
aveva poi mantenuto a lui
quella promessa, che poi ci siano state altre interpretazioni
non cambia
nulla. Le idee di Costantino su un Dio monoteistico
erano abbastanza chiare,
non altrettanto chiare furono in seguito e in merito
alla differenza tra il
Cristo, il Sol invictus (il suo dio Sole) e la sua
persona. Vicario non lo
fu mai, solo a pochi minuti dalla morte, quando -
ma ce lo racconta sempre
Eusebio - prima di ricevere i sacramenti ebbe gli
ultimi dubbi ma alla fine
disse "e sia, abbandoniamo ogni ambiguità".
Un episodio - se è vero- anche questo molto
ambiguo come molti altri nella
vita di Costantino.
Scopo e ambizione di ogni imperatore e di ogni uomo
lo abbiamo visto più di
una volta è sempre quello a un certo punto
di imitare Dio, di sentirsi un
Dio, di comandare come Dio; li abbiamo già conosciuti
e ne conosceremo
ancora tanti; quelli che diventeranno Imperatori
e quelli che diventeranno
Papi, sia quando erano cristiani sia quando non lo
erano. Solo tanti
tentativi, sprazzi di megalomania umana che durano
un mattino o al massimo
1000 mesi.
Nessuno è mai andato oltre. La caducità della
vita riporta il delirio di
onnipotenza nella polvere e livella i forti ai deboli,
i "grandi" ai
"
piccoli". Alle volte come abbiamo visto, basta
un piccolo germe
(Alessandro) o un piccolo fiume (Barbarossa) per
spezzare tutti i sogni di
gloria. Anche il più piccolo microbo ha la
forza di stroncare la vita di un
papa, di un imperatore e di un principe.
Molti si ritengono indispensabili e insostituibili,
ma come sappiamo ci sono
i cimiteri pieni di questi arroganti. E dopo di loro
il mondo ha con la
massima indifferenza proseguito il suo cammino.
Troveremo Costantino nel 325 seduto negli scranni
del Concilio di Nicea fra
i vescovi cristiani che troveranno anche loro disaccordi,
malumori,
controversie, spaccature, dispute infinite. Troviamo
lui Costantino a farli
i vescovi o a deporli, a innalzarli o a bandirli,
a intervenire per
modificare dottrine, a promuovere una tesi o a condannarne
un'altra, volendo
e riuscendo a dimostrare sempre che era lui che comandava
ed era lui a
scegliere gli dei da onorare e i principi fondamentali
di questa o
quell'altra religione, pur capendo molto poco di
teologia.
Costantino lì seduto- instauratore da una
parte, continuatore di un
conservatorismo dall'altra - fa iniziare gli anni
che faranno fare alla
civiltà alcuni passi indietro, verso i secoli
bui del Medioevo. E quel
simbolo delle dispute, vero, interpolato o falso,
non aggiunse alla mente
umana null'altro di quanto vi era già, male
e bene, distruttività e
costruttività. Cio' che si era verificato
prima e tutto ciò che si
verificherà poi vi troviamo solo tanta continuità;
nè apporteranno alla
mente umana dei mutamenti; dolori, sangue, miserie,
inganni, che non fece
onore a nessuno, a pagani e cristiani, o atei che
fossero, continuarono come
se non fosse accaduto proprio nulla.
http://www.cronologia.it/storia/anno312.htm
Come nacque allora la Chiesa Cattolica?
Questa e' una ottima domanda, infatti I cattolici
fanno risalire la loro
chiesa ai tempi di Pietro, ma Pietro era solo un
cristiano, non certo un
cattolico, tra l'altro questa parola non compare
nel testo biblico,
considerando che Giovanni visse verso la fine del
primo secolo, se avesse
saputo che la chiesa si fose chiamata cattolica e
che avesse avuto sede in
Roma, forse avrebbe dovuto mandare una lettera anche
a Roma, ma in
rivelazione il Signore gli dice di scrivere alle
7 chiese che sono in Asia,
forse Roma non era importante a quel periodo. Nell'editto
di Milano si parla
di dare la liberta' religiosa ai "cristiani" non
ai "cattolici", infatti e'
notorio che il termine Cattolico che significa universale
in greco, sia
stato coniato da Ignazio di Antiochia. Le espressioni "Chiesa
Cattolica" e
"
Cristianesimo" sono neologismi creati, sembra,
da lui. La Bibbia conferma
che il neologismo "cristiano fu coniato proprio
ad Antiochia. Nell'editto di
Milano si parla di Cristiani perche' era il termine
comune in cui si
identificavano I seguaci di Cristo mentre il termine
cattolico non era
ancora in gran voga, era semplicemente un neologismo "inventato" come
il
termine "cristiano" per generalizzare un
concetto. Per fare un esempio
semplice, il mondo ci chiama "mormoni" ed
e' consuetudine oggi identificare
I santi degli ultimi giorni con questo nome per comodita'
ma il vero nome
rimane quello di "santo" come anche Paolo
ben specifica in ogni sua lettera.
Che una chiesa apostate abbia adottato il soprannone
al posto del nome vero
e' una prova complementare della sua fallacita'.
Primo Concilio di Nicea
Dal 19 giugno al 25 luglio (?) 325.
Papa Silvestro I (314-335).
Convocato dall'imperatore Costantino.
VI. Della precedenza di alcune sedi, dell'impossibilità di
essere ordinato
vescovo senza il consenso del metropolita.
In Egitto, nella Libia e nella Pentapoli siano mantenute
le antiche
consuetudini per cui il vescovo di Alessandria abbia
autorità su tutte
queste province; anche al vescovo di Roma infatti è riconosciuta
una simile
autorità. Ugualmente ad Antiochia e nelle
altre province siano conservati
alle chiese gli antichi privilegi. Inoltre sia chiaro
che, se qualcuno è
fatto vescovo senza il consenso del metropolita,
questo grande sinodo
stabilisce che costui non debba esser vescovo. Qualora
poi due o tre, per
questioni loro personali, dissentano dal voto ben
meditato e conforme alle
norme ecclesiastiche degli altri, prevalga l'opinione
della maggioranza.
VII. Del vescovo di Gerusalemme.
Poiché è invalsa la consuetudine e
l'antica tradizione che il vescovo di
Gerusalemme riceva particolare onore, abbia quanto
questo onore comporta,
salva sempre la dignità propria della metropoli.
Se analizziamo bene questo passo non solo e' evidente
che a questo punto e'
il Vescovo di Gerusalemme che riceveva "Particolare
onore". Il vescovo di
Alessandria aveva la preminenza, da questo concilio,
su diverse nazioni e
questa frase "anche al vescovo di Roma infatti è riconosciuta
una simile
autorità. Ugualmente ad Antiochia e nelle
altre province siano conservati
alle chiese gli antichi privilege" dimostra
che fu a questo punto che
"Anche" la chiesa di Roma assurgeva a questa autorita'.
Proprio questa frase e quest contesto ci danno la chiara organizzazione
ecclesiastica del tempo: al vescovo di Gerusalemme un "onore Particolare" ai
vescovi delle grandi metropolis autorita' sulle loro provincie, ma non in
sottomissione a nessuna altra autorita', cioe' Alessandra, Antiochia, Roma,
Gerusalemme e le altre avevano l'autorita' per dirimere le loro questioni
nelle lore aree di influenza senza dover chiedere l'assenso delle altre.
Questo e' provato proprio dal famoso scisma del 1054 in cui due di questi
vescovi si scomunicarono l'un l'altro. Il problema era solo politico in
quanto uno era sostenuto dall'imperatore d'oriente e l'altro di occidente,
infatti veniva chiamato lo scisma d'oriente o d'occidente a seconda dei
casi.
Fino al 787 tutti I concili furono convocati da imperatori e l'ultimo di
questi da una imperatrice a riprova di chi era a capo veramente della chiesa
Cattolica
Primo Concilio di Costantinopoli
Dal I maggio al luglio 381.
Papa: Damaso I (366-384).
Convocato dall'imperatore Teodosio I.
Simbolo Niceno-Costantinopolitano. Divinità dello Spirito Santo. 4 canoni.
IL SIMBOLO DEI CENTOCINQUANTA PADRI
Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore
del cielo e della
terra, di tutte le cose visibili e di quelle invisibili:
e in un solo
signore Gesù Cristo, figlio unigenito di Dio,
generato dal Padre prima di
tutti i secoli, luce da luce, Dio vero da Dio vero;
generato, non creato,
della stessa sostanza del Padre, per mezzo del quale
sono state fatte tutte
le cose. Per noi uomini e per la nostra salvezza
egli discese dal cielo,
prese carne dallo Spirito Santo e da Maria vergine,
e divenne uomo. Fu
crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, fu sepolto
e risuscitò il terzo
giorno secondo le Scritture, salì al cielo,
si sedette alla destra del
Padre: verrà nuovamente nella gloria per giudicare
i vivi e i morti, e il
suo regno non avrà fine. Crediamo anche nello
Spirito Santo, che è signore e
dà vita, che procede dal Padre; che col Padre
e col Figlio deve essere
adorato e glorificato, ed ha parlato per mezzo dei
Profeti. Crediamo la
Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Crediamo
un solo battesimo per la
remissione dei peccati e aspettiamo la resurrezione
dei morti, e la vita del
secolo futuro. Amen.
LETTERA DEI VESCOVI RADUNATI A COSTANTINOPOLI A PAPA
DAMASO E AI VESCOVI
OCCIDENTALI (382)
Ai signori illustrissimi e reverendissirni fratelli
e colleghi Damaso,
Ambrogio, Brittone, Valeriano, Acolio, Anemio, Basilio,
e agli altri santi
vescovi raccolti nella grande Roma, il santo sinodo
dei vescovi che
professano la vera fede, riuniti nella grande Costantinopoli,
salute nel
Signore.
E' forse superfluo informare la Reverenza vostra,
quasi che possa esserne
all'oscuro, e narrare le innumerevoli sofferenze
inflitteci dalla prepotenza
ariana. Non crediamo, infatti, che la santità vostra
giudichi così poco
importante quanto ci riguarda, da esserne ancora
all'oscuro, metterebbe anzi
conto che se ne piangesse insieme. D'altra parte,
le tempeste che si sono
abbattute su di noi sono state tali, che non hanno
certo potuto rimanervi
nascoste; il tempo delle persecuzioni è recente,
ne è ancora vivo il ricordo
non solo in coloro che hanno sofferto, ma anche in
chi per l'amore che li
legava ad essi ha fatto proprie le loro sofferenze.
Infatti solo ieri, per
così dire, e l'altro ieri, alcuni sciolti
dai vincoli dell'esilio, sono
tornati alle loro chiese in mezzo a mille tribolazioni;
di altri, morti in
esilio, sono tornati solo i resti: alcuni, anche
dopo il ritorno
dall'esilio, fatti segno all'odio acre degli eretici,
dovettero sopportare
più amarezze nella propria terra che in terra
straniera, raggiunti, come il
beato Stefano, dalle loro pietre (1); altri lacerati
da vari supplizi,
portano ancora le stigmate di Cristo (2) e le ferite
nel proprio corpo. Le
perdite di ricchezze, le multe delle città,
le confische dei beni dei
singoli, gli intrighi, le prepotenze, le carceri,
chi potrebbe contarle?
Davvero che tutte le tribolazioni si sono moltiplicate
contro di noi oltre
ogni dire, forse perché scontassimo la pena
dei nostri peccati, o forse
perché Dio, clemente, voleva provarci con
tante sofferenze.
Di ciò siano rese grazie a Dio, il quale volle
istruire i suoi servi
attraverso prove così grandi (3), e secondo
la sua grande misericordia ci ha
condotto nuovamente al refrigerio (4). Certo sarebbe
stato necessario per
noi una lunga pace, e molto tempo, e molto lavoro
per il miglioramento delle
chiese, perché, cioè, finalmente potessimo
ricondurre all'originario
splendore della pietà il corpo della chiesa,
oppresso come da lunga
malattia, ricreandolo a poco a poco con ogni sorta
di cure. In questo modo
riteniamo di esserci liberati dalla violenza delle
persecuzioni, e di aver
ripristinato le chiese così a lungo dominate
dagli eretici; dei lupi,
tuttavia, ci danno molta molestia: scacciati dai
loro recinti, rapiscono le
pecore negli stessi pascoli boscosi, e tentano di
tenere riunioni, e di
suscitare sommosse popolari, senza nulla risparmiare
pur di arrecare danno
alle chiese. Come dicevamo, sarebbe stato necessario
che potessimo occuparci
di questi problemi per un tempo più lungo.
In ogni modo, poiché, mostrando la vostra
fraterna carità verso di noi, con
lettere dell'imperatore, da Dio amato, avete invitato
anche noi come veri
membri al sinodo che per volontà di Dio avete
convocato a Roma perché,
essendo stati noi sottoposti allora da soli alle
tribolazioni, ora in questa
pia concordia degli Imperatori voi non regnaste senza
di noi, ma anche noi,
secondo la parola dell'apostolo, potessimo regnare
insieme con voi (5),
sarebbe stato nostro desiderio, se possibile, lasciare
tutti insieme le
nostre chiese, e venire incontro ai vostri desideri
e alla (comune) utilità.
Chi ci darà, infatti, le ali come quelle di
una colomba per volare e posarci
presso di voi (6)? Ma poiché questo avrebbe
spogliato le nostre chiese,
appena cominciato il rinnovamento, e la cosa sarebbe
stata per moltissimi
impossibile, ci eravamo radunati insieme a Costantinopoli,
secondo l'invito
delle lettere, mandate l'anno scorso dalla vostra
carità, dopo il sinodo di
Aquileia, all'imperatore Teodosio, caro a Dio. Eravamo
preparati per questo
solo viaggio fino a Costantinopoli, ed avevamo il
consenso dei vescovi
rimasti nelle diocesi solo per questo sinodo. Di
un più lungo viaggio né
prevedevamo la necessità, né avevamo
avuto alcun indizio prima di venire a
Costantinopoli. Inoltre l'imminenza della data fissata
non lascia il tempo
di prepararsi per una assenza più lunga, né di
avvertire i vescovi della
nostra stessa comunione rimasti nelle diocesi, e
di chiedere il loro
benestare. Poiché, dunque, questi ed altri
simili motivi impedivano la
partenza della maggior parte di noi, abbiamo preso
l'unico partito che
restava per il miglioramento delle cose e per corrispondere
alla carità che
ci avete dimostrato: e abbiamo pregato istantemente
i venerabilissimi e
onorabilissimi fratelli e colleghi nostri, i vescovi
Ciriaco, Eusebio e
Prisciano di affrontare la fatica di venir fino a
voi; e così, per mezzo
loro, vi abbiamo fatto conoscere i nostri propositi
di pace e di unità, e vi
abbiamo manifestato il nostro zelo per la retta fede.
Noi, infatti, abbiamo
sopportato da parte degli eretici le persecuzioni,
le tribolazioni, le
minacce degli imperatori, le crudeltà dei
magistrati e ogni altra prova, per
la fede evangelica confermata dai trecentodiciotto
Padri di Nicea di
Bitinia. Questa fede, infatti, dev'essere approvata
da voi, da noi e da
quanti non distorcono il senso della vera fede essendo
essa antichissima e
conforme al battesimo; essa ci insegna a credere
nel nome del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo, cioè in una
sola divinità, potenza, sostanza
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in una
uguale dignità, e in un
potere coeterno, in tre perfettissime ipostasi, cioè in
tre perfette
persone, ossia tali, che non abbia luogo in esse
né la follia di Sabellio
con la confusione delle persone, con la soppressione
delle proprietà
personali, né prevalga la bestemmia degli
Eunomiani, degli Ariani, dei
Pneumatomachi, per cui, divisa la sostanza, o la
natura, o la divinità, si
aggiunga all'increata, consostanziale e coeterna
Trinità una natura
posteriore, creata, o di diversa sostanza. Riteniamo
anche, intatta, la
dottrina dell'incarnazione del Signore; non accettiamo,
cioè l'assunzione di
una carne senz'anima, senza intelligenza, imperfetta,
ben sapendo che il
verbo di Dio, perfetto prima dei secoli, è divenuto
perfetto uomo negli
ultimi tempi per la nostra salvezza.
Queste sono, in sintesi, le principali verità della
fede, che senza ambagi
predichiamo. Esse vi procureranno anche una maggior
soddisfazione, se vi
degnerete di leggere il tomo composto dal sinodo
di Antiochia, e quello
pubblicato dal concilio ecumenico, a Costantinopoli,
lo scorso anno. In essi
abbiamo esposto la nostra fede assai ampiamente,
ed abbiamo sottoscritto i
nostri anatemi contro le recenti novità delle
eresie.
Quanto all'amministrazione delle singole chiese ha
forza di legge l'antica
norma, come sapete, e la disposizione dei santi padri
di Nicea: che, cioè,
in ciascuna provincia, e, se essi vorranno anche
i vescovi confinanti con
loro, si facciano le ordinazioni come richiede l'utilità delle
chiese.
Sappiate che, conforme a queste disposizioni, vengono
amministrate le nostre
chiese, e sono stati nominati i sacerdoti delle chiese
più insigni. Della
chiesa novella, per cosi dire, di Costantinopoli,
che da poco, per
misericordia di Dio, abbiamo strappato alle bestemmie
degli eretici, come
dalla bocca di un leone (7), abbiamo ordinato vescovo
il reverendissimo e
amabilissimo in Dio Nettario. Ciò è stato
fatto al cospetto del concilio
universale, col consenso di tutti, sotto gli occhi
dell'imperatore Teodosio,
carissimo a Dio, di tutto il clero, e con l'approvazione
di tutta la città.
Dell'antica e veramente apostolica chiesa di Antiochia
di Siria, nella quale
per prima fu usato il venerando nome di cristiani,
i vescovi della provincia
e della diocesi dell'oriente, radunatisi, consacrarono
vescovo,
canonicamente, il reverendissimo e da Dio amatissimo
Flaviano, con
l'approvazione di tutta la chiesa, che, unanime onorava
quest'uomo.
L'ordinazione è stata riconosciuta conforme
alla legge ecclesiastica anche
dalle autorità del concilio. Vi informiamo,
inoltre, che il reverendissimo e
carissimo a Dio Cirillo è vescovo della madre
di tutte le chiese, la chiesa
di Gerusalemme.
Da questo documento sono evidenti molte cose, la
prima che era l'imperatore
che chimava I concili, che a questo concilio non
era nemmeno intervenuto
colui che sarebbe dovuto essere il papa del momento
che invece viene
definito
Ai signori illustrissimi e reverendissirni fratelli
e colleghi Damaso,
Fratello e college.
Quello che e' scritto prima e' l'intestazione del
sito cattolico di adesso,
invece il testo originale ci inform ache Damaso non
solo non partecipo' al
concilio e quindi non ebbe voce in capitolo ma viene
informato tramite
lettera e viene considerato solo un collega.
E che Cirillo e' vescovo della madre di tutte le
chiese cioe' Gerusalemme.
Poi c'e' questo CANONI
I. Che le decisioni di Nicea restino immutate; della
scomunica degli
eretici.
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