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EDITTO DI MILANO

LIBERTA' RELIGIOSA PER TUTTI

« Noi Costantino Augusto e Licinio Augusto felicemente riuniti in Milano, e trattando di ciò che riguarda la sicurezza e utilità pubblica, abbiamo creduto che uno dei primi nostri doveri fosse di regolare ciò che interessa il culto della divinità, e di dare ai cristiani, come a tutti gli altri nostri sudditi, la libertà di seguire la loro religione, onde richiamare il favore del Cielo sopra di noi e sopra tutto l'Impero. Perciò abbiamo preso la risoluzione di non negare a chi voglia la possibilità di seguire col cuore e con l'affetto le osservanze del culto cristiano allo stesso modo in cui si può praticare qualunque altra religione, affinché Dio supremo che onoriamo continui a ricolmarci delle Sue grazie. Il che apertamente vi dichiariamo, facendovi sapere che abbiamo generalmente accordato ai cristiani una piena facoltà di praticare la loro religione. E come concediamo questo a loro, anche agli altri vien concessa la potestà intera e libera di religione e di culto. Noi vogliamo che in tutto questo adoperiate il vostro ministero alla maniera più efficace e sollecita, ed affinché questa legge giunga a cognizione di ognuno, la farete affiggere ovunque, in modo che nessuno possa dire di ignorarla ».

(32). Da questo documento si evince che nel 313 d.c. Costantino non e' un cristiano, ma solo un imperatore che da' la facolta' ai cristiani di adorare la propria religione e specific ache questa decisione e' stata presa "e trattando di ciò che riguarda la sicurezza e utilità pubblica, abbiamo creduto che uno dei primi nostri doveri fosse di regolare ciò che interessa il culto della divinità, e di dare ai cristiani," per una scelta POLITICA non certo religiosa. Eusebio spiega L'ANNO 311 * EDITTO DI TOLLERANZA * A PROPOSITO SCRIVE EUSEBIO... 30 APRILE - L'inaspettato, l'evento principale e gli altri piccoli eventi che vi concorrono, contribuiscono a modificare la grande Storia, con i fatti già preannunciati e ormai imponderabili. In brevissimo tempo accaddero tutti insieme. GALERIO, l'uomo che aveva concepito e poi condotto la più inutile e gratuita persecuzione dei cristiani, cade nei primi mesi di quest'anno gravemente ammalato. Lattanzio (vedi 298) aveva già scritto la premonitrice e tenebrosa storia Sulla morte dei persecutori; in questa accennava minuziosamente a quali castighi erano andati incontro tutti coloro che avevano perseguitato i cristiani. I sintomi dei mali che la maledizione divina inviava e le morti atroci che attendevano i malvagi oppressori.

Galerio ora era quindi uno di questi che andava ad aggiungersi alla lunga lista. Forse qualche zelante amico-nemico non mancò di farlo presente, che presto sarebbe apparso anche lui in quella lista, salvo ravvedersi, pentirsi, e forse chissà se Dio lo perdonava già in terra non era da escludersi in una sua immediata guarigione dal male che ora lo tormentava.

Galerio convertito o no volle quindi così riscattarsi. Da Nicomedia dove ormai giaceva fra la vita e la morte, emise l'editto che i cristiani aspettavano da 311 anni. Con questo editto imperiale le persecuzioni cessavano e i cristiani finalmente ricevevano un riconoscimento giuridico. Era un editto di tolleranza che sottoscrissero poi sia Licinio che Costantino.

Non sappiamo chi fu l'ispiratore; si dice Licinio, si suppone Costantino stesso, rimane il fatto che nè Eusebio nè Lattanzio parlano dell'intervento dei due imperatori, e per il fatto che Costantino diventerà leggendario per il cristianesimo sembra proprio che se un suggerimento ci fosse stato, i due storici non lo avrebbero certamente tenuto nascosto. Credibile quindi che sia stato opera di Galerio. Una ispiratrice di Galerio potrebbe essere stata sua moglie VALERIA. Questa come abbiamo letto in precedenza, l'aveva sposata nell'anno 293, ed era la figlia di Diocleziano; e proprio il padre forse indirettamente con i suoi grossi problemi esistenziali degli ultimi anni gli aveva fatto conoscere la religione cristiana di cui si conoscono nonostante l'opera persecutrice del marito, in sua moglie alcune simpatie.

L'unico a non firmare l'editto fu però l'altro persecutore, MASSIMINO; e diventa anche lui un "altro malvagio", per Lattanzio da mettere in lista nel suo libro. Il 1° MAGGIO del 313, Massimino nello scontro con i 30.000 uomini di Licinio vide all'improvviso passare dall'altra parte della barricata i suoi 70.000 soldati. Caduto subito dopo anche lui vittima di una grave malattia, diventò cieco e il suo corpo iniziò a diventare uno scheletro. Corse ai ripari per guadagnarsi la benevolenza divina dei cristiani, firmando anche lui un editto di tolleranza e la restituzione di tutti i beni ai cristiani; ma era troppo tardi, come Galerio, anche lui, dopo alcuni giorni morì, a Tarso il 12 AGOSTO dello stesso anno 313.

L' EDITTO DI TOLLERANZA... di LICINIO e COSTANTINO ci fa capire quello che accadrà fra breve, e ci chiarisce anche la improvvisa ascesa di Costantino con la sua nuova scienza politica, che segue soprattutto gli eventi e non la irrazionalità dei suoi predecessori, nè resta a compiacersi per una battaglia o una guerra vinta; entrambe non bastano a creare serenità e fiducia nei popoli, anzi spesso più che risolvere i problemi, le guerre vinte li complicano e riescono perfino a peggiorare certe situazioni. Occorre quindi grande acume politico. Avremo quindi in questi anni che seguono modificazioni sempre politicamente e opportunisticamente utili ai fini dello creazione di un grande Stato.

Ecco un passo illuminante di Eusebio dopo la stesura e la pubblicazione dell'Editto (che però non ha in mano quello di Milano ma quello di Galerio, e da questo copia): "Quando io, Costantino e Licinio ci siamo incontrati abbiamo discusso per il benessere e la sicurezza dello stato, siamo giunti alla conclusione di adottare questa politica: ossia che a nessuno debba essere negata la libertà di seguire la religione dei cristiani o qualunque altro culto, perciò nostra volontà è che siano abrogate tutti gli editti in merito ai cristiani (e che sembravano alieni alle nostre clemenze) e lasciate che tutti coloro che desiderano seguire la predetta religione dei cristiani si affrettino a seguire la stessa senza molestia e interferenze con le altre. Possiamo essere sicuri che abbiamo in questo senso dato ai cristiani che ne facevano richiesta la illimitata libertà di seguire la propria religione, ma che capiscono che anche agli altri è stata concessa analoga libertà completa e illimitata, di religione e di culto, poichè tale concessione è conveniente alla pace dei nostri tempi, e facendo così pensiamo di non aver arrecato disonore a qualsiasi religione"."Historia Eccl.,X,5"

Quando Costantino mosse verso Roma, lo abbiamo già detto non vi erano certamente cristiani da sottrarre a una persecuzione religiosa, queste erano già terminate. Da ricordare inoltre che i buoni contatti di sua madre FLAVIA GIULIA ELENA con i cristiani di Roma, potevano questi anche favorire e rendere non solo più rassicurante un suo arrivo militare nella città, ma oltretutto essere appoggiato come abbiamo visto sopra anche dagli stessi pagani che alla fine scelsero di tutti i mali che affliggevano Roma quello che secondo loro era il minore. I cristiani erano notoriamente conosciuti come non belligeranti, e quello che ora desideravano tutti i romani era proprio di evitare una inutile guerra civile.

Nessuno di certo immaginò quel giorno, favorendo l'ingresso a Costantino che quell'uomo avrebbe fatto finire da lì a poco la leggenda di Roma e che al suo posto sarebbe nata la Nuova Roma al di là dei mari; ma gli eventi camminano con il destino, e per la capitale dell'impero, ma anche per tutto l'occidente, il destino ormai stava per compiersi. L'ANNO 312 * COSTANTINO IN ITALIA - LE BATTAGLIE * LA VITTORIA A PONTE MILVIO A ROMA * LE VISIONI RACCONTATE DAL PANEGIRISTA EUSEBIO Costantino con i tempi ormai maturi, dopo i preparativi, decise di scendere in Italia per affrontare il cognato MASSENZIO; l' usurpatore che da tempo si era trincerato a Roma cautelandosi con i suoi 100.000 uomini per difendersi, temendo sempre che uno dei contendenti al trono imperiale prima o poi sarebbe sceso su Roma. Costantino con 40.000 soldati inizia a muoversi dalla Gallia. Altrettanto fa Massenzio inviandogli incontro alcuni reparti del suo esercito.

Dal Moncenisio Costantino attraversa le Alpi, scende verso Susa e Torino; in entrambe le due località riporta due successi senza peraltro distruggere nè le città nè causando vittime nella popolazioni pur avendo queste fino allora sempre appoggiato servilmente Massenzio.

Da Torino Costantino dilaga su tutta la pianura, tocca Milano, Brescia, supera il Ticino e piomba sulla sponda ovest dell'Adige a Verona, dove dentro le mura della città veneta ad attenderlo c'è l'esercito di Massenzio al comando di Pompeiano Ruricio.

Nottetempo Costantino varcò l' Adige e pose in assedio Verona, che partendo dalla periferia venne stretta in una morsa. Ruricio volle provare a rompere una parte dell'assedio sembrandogli in un certo punto debole, ma Costantino che aveva preparato la trappola, aspettava questa mossa da lontano; si era appostato con il grosso dell'esercito ai lati del trabocchetto creato ad arte per attrarre Ruricio, che caduto nel tranello, Costantino subito lo chiuse in una stritolante tenaglia non risparmiando nessuno, compreso il comandante.

Terminata l'impresa veronese senza altri inconvenienti, Costantino proseguì per Vicenza, Padova, Treviso e si ricongiunse ad Aquileia con il grosso dell'esercito che era sceso dal Friuli; rimessosi poi in cammino puntò verso Modena, e dopo aver fatto capitolare la città, imboccata la via Flaminia iniziò l'avvicinamento a Roma.

MASSENZIO intanto dopo aver fatto ammassare in città una enorme quantità di granaglie per un eventuale previsto assedio, decise (lo spionaggio gli rivela che i soldati di Costantino non sono molti) di mandare incontro a Costantino sempre sulla via Flaminia il suo esercito fino a Saxa Rubra, in attesa del grosso dell' avversario.

Una prima schermaglia con i reparti di Costantino danno il successo temporaneo a Massenzio, ma permettono a Costantino con una manovra diversiva -passando quasi inosservato- di avanzare indisturbato e portarsi a ridosso di Ponte Milvio alle porte di Roma dove in silenzio si accampa in piena notte nascondendo in ogni anfratto i suoi uomini.

Qui entrano le leggende dove è impossibile trovare la verità storica perchè le versioni sono solo di parte, di Lattanzio in greco e di Eusebio che però la cronaca la prende più tardi dallo stesso Lattanzio e la traduce "come meglio potè". Fra tante elogiative gesta del suo amato imperatore, ci racconta che Costantino in quella notte che era appartato nel buio con i suoi uomini, aveva fatto un sogno, quello di apporre sui suoi vessilli una croce; sappiamo però che questo vessillo era da tempo in uso nei suoi reparti della Gallia; era una X con una linea ripiegata in cima e al centro di questa lettera, e sappiamo pure che furono messe molto in evidenza nella lotta, perchè tutti i romani (cristiani e pagani) dall'interno potessero nettamente distinguere le truppe di Costantino che stavano dando l'assalto in quel momento e che cercavano appunto appoggio anche all'interno della città desiderosa di essere liberata dall'usurpatore.

MASSENZIO dopo il successo nella prima schermaglia contro quella manovra diversiva preparata da Costantino, era quasi certo di aver in pugno la situazione e credendo che il successo iniziale portava a un successo facile finale, abbandonò la città e si fece incontro contro quelle che credeva essere le truppe principali di Costantino.

Strategicamente, come a Verona, lo stesso Costantino lo attendeva con quello che effettivamente era il grosso dell'esercito; fece avanzare quello di Massenzio in profondità, poi dai lati a tenaglia lo chiuse dopo che le sue truppe avevano attraversato il Ponte Milvio.

Fu una trappola colossale che mise allo sbaraglio le truppe di Massenzio che colte di sorpresa tentarono disordinatamente tutte insieme di arretrare e di rientrare in città, ma nell'attraversare il ponte fatto di barche questo cedette e fece precipitare tutti i malcapitati nel fiume, compreso Massenzio, che morì così annegato nei flutti di quel Tevere che il giorno prima aveva fatto dai suoi indovini aspergere di sangue propiziatorio e gli avevano anche assicurato che la sua vittoria era certa.

EUSEBIO era stato in Egitto e qui aveva visto veramente le persecuzioni dei cristiani; questa terra fu veramente la terra dei martiri, ma era un territorio dove i suoi abitanti erano stati in passato il più superstizioso e fariseo dei popoli, e chi ce lo dice é proprio Cristo, attraverso i Vangeli.

Ma Roma non era l'Egitto, mentre Eusebio ci narra nelle vicende della sua Storia della Chiesa alcune persecuzioni che invece lui non aveva assistito a Roma ma in Egitto; e perfino la stessa famosa visione in sogno della croce di Costantino viene attribuita a una sua successiva romanzata versione. Quando scrisse la Vita del beato imperatore Costantino, essendo lui uno smisurato ammiratore dell'Imperatore,questa era un'opera encomiastica più che storica. Diventando poi "Teologo di Corte" per 28 anni, fino al 339, ed essendo il primo autore di una storia della Chiesa (Storia ecclesiastica)con una "sua" amplissima documentazione ci "narra" i primi secoli del cristianesimo, soffermandosi molto spesso sulle "vittorie" del suo beniamino dopo i mille "patimenti" patiti dai cristiani.. Nella leggenda della "visione della croce" c'è solo una fonte ed è proprio quella di Eusebio, nella sua "Vita di Costantino", ma questa fu fatta solo nel 337 cioè posteriormente alla morte di Costantino, e proprio Eusebio non l'accenna invece minimamente quando scrisse nel 325 la già citata "Storia Ecclesiastica". Dopotutto la croce non era un simbolo esclusivamente cristiano. In tempi passati i galli avevano combattuto sotto la croce di luce del dio Sole, sicchè (visto che le truppe erano proprio della Gallia) i cristiani avrebbero visto nel labaro la croce del Cristo mentre per i soldati quello era semplicemente il loro labaro e basta. Comunque lasciamo la storia degli storici e ripartiamo dagli enconomiasti, che affermano più semplicemente che la vittoria a Costantino gli era stata promessa dal Dio, e al Ponte Milvio lo stesso Dio aveva poi mantenuto a lui quella promessa, che poi ci siano state altre interpretazioni non cambia nulla. Le idee di Costantino su un Dio monoteistico erano abbastanza chiare, non altrettanto chiare furono in seguito e in merito alla differenza tra il Cristo, il Sol invictus (il suo dio Sole) e la sua persona. Vicario non lo fu mai, solo a pochi minuti dalla morte, quando - ma ce lo racconta sempre Eusebio - prima di ricevere i sacramenti ebbe gli ultimi dubbi ma alla fine disse "e sia, abbandoniamo ogni ambiguità". Un episodio - se è vero- anche questo molto ambiguo come molti altri nella vita di Costantino.

Scopo e ambizione di ogni imperatore e di ogni uomo lo abbiamo visto più di una volta è sempre quello a un certo punto di imitare Dio, di sentirsi un Dio, di comandare come Dio; li abbiamo già conosciuti e ne conosceremo ancora tanti; quelli che diventeranno Imperatori e quelli che diventeranno Papi, sia quando erano cristiani sia quando non lo erano. Solo tanti tentativi, sprazzi di megalomania umana che durano un mattino o al massimo 1000 mesi. Nessuno è mai andato oltre. La caducità della vita riporta il delirio di onnipotenza nella polvere e livella i forti ai deboli, i "grandi" ai " piccoli". Alle volte come abbiamo visto, basta un piccolo germe (Alessandro) o un piccolo fiume (Barbarossa) per spezzare tutti i sogni di gloria. Anche il più piccolo microbo ha la forza di stroncare la vita di un papa, di un imperatore e di un principe. Molti si ritengono indispensabili e insostituibili, ma come sappiamo ci sono i cimiteri pieni di questi arroganti. E dopo di loro il mondo ha con la massima indifferenza proseguito il suo cammino.

Troveremo Costantino nel 325 seduto negli scranni del Concilio di Nicea fra i vescovi cristiani che troveranno anche loro disaccordi, malumori, controversie, spaccature, dispute infinite. Troviamo lui Costantino a farli i vescovi o a deporli, a innalzarli o a bandirli, a intervenire per modificare dottrine, a promuovere una tesi o a condannarne un'altra, volendo e riuscendo a dimostrare sempre che era lui che comandava ed era lui a scegliere gli dei da onorare e i principi fondamentali di questa o quell'altra religione, pur capendo molto poco di teologia.

Costantino lì seduto- instauratore da una parte, continuatore di un conservatorismo dall'altra - fa iniziare gli anni che faranno fare alla civiltà alcuni passi indietro, verso i secoli bui del Medioevo. E quel simbolo delle dispute, vero, interpolato o falso, non aggiunse alla mente umana null'altro di quanto vi era già, male e bene, distruttività e costruttività. Cio' che si era verificato prima e tutto ciò che si verificherà poi vi troviamo solo tanta continuità; nè apporteranno alla mente umana dei mutamenti; dolori, sangue, miserie, inganni, che non fece onore a nessuno, a pagani e cristiani, o atei che fossero, continuarono come se non fosse accaduto proprio nulla. L'EDITTO DI MILANO

La scomparsa di Massenzio e la conquista dell' Italia alteravano in favore di Costantino l'equilibrio tra quest'ultimo e Licinio. Si rendeva necessaria quindi una conferenza tra i due imperatori d'Occidente. Il convegno ebbe luogo a Milano -nei primi del 311- e qui venne celebrato il matrimonio tra Costanza e Licinio. A Milano i due Augusti pubblicarono un editto (Editto di Milano) che segna un gran passo vera l'affermazione del Cristianesimo. In esso veniva riconfermato quanto era stato detto in quello del 311; in più si ordinava la restituzione ai Cristiani dei beni confiscati, e il Cristianesimo veniva messo alla pari delle altre religioni. Nell'editto, inoltre, c'era un' implicita professione di fede monoteistica, parlando di Divinità anziché di Dèi a questa Divinità si invocava il favore per i monarchi e per i sudditi.

Ma non certo di religione soltanto si parlò a Milano e il fatto che Massimino dal convegno fu escluso ci mostra chiaramente che un'azione contro quest'ultimo fu discussa e decisa tra Licinio e Costantino. Per la prima volta la religione fu messa a servizio della politica. Massimino, dopo un brevissimo periodo di tregua, aveva ricominciato a perseguitare i Cristiani e aveva tentato di rialzare il prestigio del paganesimo riorganizzandone il sacerdozio ed affidandogli l'esecuzione dei provvedimenti contro i seguaci della religione avversaria. Costantino e Licinio invece con il loro editto intendevano accaparrarsi la simpatia dei numerosi Cristiani d'Oriente e metter contro Massimino gli stessi suoi sudditi.

L'editto di Milano venne spedito a Massimino con l'invito di desistere dalle persecuzioni, e Massimino al cui esercito una guerra contro la Persia e una violentissima peste avevano arrecato gravi danni, dovette far mostra di aderire all'editto dei due colleghi. Come letto precedentemente sembra che l'editto sia stato suggerito da Galerio, tra l'altro molti storici contemporanei nutrono forti dubbi sull' autenticita' di questo documento. Anche I cattolici Fliche e Martin nella loro pregevole storia della Chiesa scrivono in proposito che "L' argomentazione di Otto Seeck e' giuridicamente incontestabile" e che "il documento nel quale si credette di ritrovare la sotanza di una decisione di Milano e' il reiscritto di Licinio, pubblicato in Oriente verso la meta' dell'anno" Comunque l'accordo orale tra Licinio e Costantino in material religiosa probabilmente vi fu. Od almeno lo si puo' supporre, anche se non fu probabilmente promulgato da ambedue a Milano, ma soltanto in Oriented a Licinio. Va pero' subito ditto che la fine delle persecuzioni contro I cristiani e la conseguente pace religiosa volute da Costantino non mirava a trasformare I nostalgici cristiani in una chiesa favorite e protetta, ma solamente a farne un'area religiosa a cui attingere proseliti per la nuova religione "cattolica" od universale. Costantino, infatti non era un cristiano e non volle mai diventarlo. Il battesimo di Costantino e' uno dei piu' grandi falsi che la storia ci ha tramandato come la sua presunta visione. Come ho gia' detto egli in forza del titolo di Imperatore deteneva automaticamente la suprema carica religiosa di Pontefix Maximus, cosa che poi si trasferi al novella papa nei secoli successive, insomma il papa prese il suo titolo dagli imperatori pagani, infatti la seconda bestia, che aveva le corna come quelle dell' agnello aveva tratto il suo potere dalla prima bestia e parlva come un dragone. Questa carica di "pontefice Massimo", prima dell'imperatore Ottaviano Augusto era sempre stata affidata ad un magistrate speciale perche' presiedesse il collegio di tutti I semplici pontefici delle numerosissime religioni dell'impero. Ma l'imperatore Ottaviano Augusto, volendo servirsi di tutte le religioni come strumento di potere, avoco' a se stesso tale carica. Dopo di lui tutti gli altri imperatori continuarono a farlo e come abbiamo visto il papato subentro' con beata pace in questa linea di potere " pagano". Naturalmente anche Costantino assunse e mantenne per tutta la vita tale carica, per la quale doveva essere del tutto equidistante e SUPER PARTES rispetto a tutte le relgioni dell'impero, altrimenti l'editto di Milano sarebbe stato inficiato della sua validita' proprio da colui che l'avrebbe promulgato. Costantino, inoltre, in base alla Costituzione Romana, una volta divenuto imperatore diveniva "Augustus", cassava cioe', di essere un semplice uomo e diveniva un essere divino, di conseguenza Gesu' Cristo e qualsiasi altra divinita' adorata nell'impero era un semplice pari per lui. Quindi per lui divenire Cristiano era impossibile, avrebbe dovuto rassegnare le dimisioni di essere un Dio e sottomettersi ad un altro Gesu'. In pratica avrebbe dovuto riscrivere le istituzioni romane in merito. Questo supremo titolo " Augustus", come e' noto, dalla suprema magistratura romana e cioe' dal Senato, fu conferito per la prima volta all'imperatore Ottaviano nel 27 avanti Cristo. Questo diritto fu passati agli imperatori successive che ne avevano gli stessi diritti. Costantino era quindi un Dio e le sue statue troneggiavano in tutte le basiliche che fece costruire. La storia Romana tra l'altro cita tramite lo storico romano Eutropio che Costantino dopo la sua morte "meruit inter divos referri" Cioe' merito di essere assunto in cielo tra gli altri dei. Questo non solo andava con la logica giuridica di allora ma era evidente che egli non si converti' mai al Cristo e mai lo adoro' altrimenti questo storico non menzionerebbe questo fatto (cfr. Eutropio, Breviarium ab urbe condita 10, 8, 2) A conferma di cio', ci e' stata tramandata la notizia che alla morte di Costantino, avvenuta nel 337, fu coniata una moneta per celebrarne l' assunzione in cielo fra gli altri dei, cioe' la cosiddetta "coronation". Nel retro di essa e' raffigurato Costantino che su una quadriga galoppa verso il cielo, da dove il padre degli dei gli d ail benevnuto tendendogli la sua divina mano. Ovviamente a tali onori divini un imperatore enormemente ambizioso come Costantino non avrebbe mai rinunziato. Sappiamo infatti, che dunta tutta la sua vita egli pretese sempre di essere adorato come un Dio. Per la verita', come abbiamo gia' visto, il culto divino dovuto alla persona dell'imperatore non fu lui a crearlo, ma egli non fece niente per abolirlo, anzi lo incremento'. Si proclamo', infatti solennemente Dio sole. Ai nostril occhi tale decisione oggi puo' sembrare assurda e ridicola. Ma la cosa ci puo' apparire meno folle se pensiamo, che dopo di lui, tutti gli imperatori suoi successori, compresi quelli del sacro Romano impero e tutti sovrani cattolici continuarono a pretendere l'adorazione dap arte dei loro sudditi. Addirittura, nei secoli a noi piu' vicini, un re francese, Luigi XIV si fece chiamare proprio cosi'. Chiaramente un personaggio cosi' importante nell'economia cattolica, diviene ingombrante con il passare degli anni. Cosi' abbiamo un costantino "adorato" quando e' in vita dall'autorita' ecclesiastica del tempo, e' lui che indice concili e' lui che indica le vie da seguire ede' soprattutto la sua statua che troneggia nelle basiliche cattoliche che Lui fa costruire. Dopo la sua morte viene fatto santo, l'influenza degli imperatori per alcni secoli e principalmente dei suoi diretti discendenti non deve essere delusa. Ma con il passare dei secoli la presenza di Costantino da importante diviene ingombrante ed allora si avvia una sistematica distruzione del suo mito e quella della sua famiglia. Il santo viene radiato, anche la madre che e' sant'Elena viene messa piano piano dap arte, dove si ergevano le sue statue, nelle basiliche da lui costruite cominciano dei lavori di "restauro" con il compito di "cancellare" il suo passaggio da tali posti. " contrariamente a quell che si crede, Costantino non fece del Cristianesimo la religione di stato. L areligione di stato di Roma sotto Costantino fu, in realta' l'adorazione pagana del sole. E Costantino per tutta la vita, ne fu il Sommo Sacerdote...Il Cristianesimo che si coagulo' e prese forma all' epoca di Costantino era in effetti un ibrido; conteneva significativi tratti di pensiero derivati dal Mitraismo e dal culto del sole...Nell'interesse dell'unita', Costantino rese deliberatamente vaghe le distinzioni fra cristianesimo, Mitraismo e Sol Invictus; scelse deliberatamente di non vedere motivo di attrito fra di loro.. Cosi' costituiva una chiesa cristiana in un parte della citta' ed in un'altra erigeva statue alla de amdre Cibele e del Sol Invictus, il Dio Sole: quest'ultimo aveva I tratti del viso di Costantino stesso." Cfr. M. Baigent, R. Leigh, H. Lincoln, L'eredita' Messianica, editore M. Tropea Milano 1999 pp. 48-49)

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