La Cristianit‡ nei secoli
Prima serata - Como, 27/04/2001
Premessa introduttiva 5í
di Mario VAIRA
Questa vuole essere una panoramica
storico religiosa, anche se necessariamente non molto
approfondita, su quanto Ë avvenuto nei millenni in
preparazione alla venuta di Ges˘ Cristo sulla terra e dopo
la Sua venuta nei duemila anni appena conclusi dal tempo
della Sua nascita.
Quella data segna il punto cardine
delle ere e noi ora ne siamo al culmine. Ogni volta che
qualcuno usa o richiama una data riconosce implicitamente
la venuta del Figlio di Dio sulla terra. Eí líunica
sublime figura in tutta la storia del mondo sulla quale Ë
basata la nostra misura del tempo.
Eí una grande emozione per me, che
alcuni anni or sono vedevo cosÏ lontano il 2000, un futuro
pieno di interrogativi e di mistero, esservi ora dentro,
aver iniziato da pochi mesi un nuovo millennio e volgermi
indietro, alla storia di questi millenni, e porre la mia e
la vostra attenzione su quel bimbo la cui venuta era stata
profetizzata da Isaia 700 anni prima: "Un fanciullo ci
Ë nato, un figliuolo ci Ë stato dato e líimperio riposer‡
sulle sue spalle" (Isaia 9:5).
Poi la chiesa da Lui istituita, quella
chiesa incentrata sullíamore, sulla carit‡, che ha portato
a compimento la legge Mosaica la quale non contemplava la
carit‡ nelle sue norme (e potete scorrere nella Bibbia
tutto líAntico Testamento senza trovare la parola carit‡),
quella Chiesa ha proceduto nel periodo apostolico sino al
realizzarsi di uníaltra profezia del profeta Isaia: "ecco,
le tenebre coprono la terra e una fitta oscurit‡ avvolge i
popoli" (Isaia 60:2).
Un periodo duro e difficile di guerre,
di invasioni e saccheggi e poi, dopo i primi mille anni,
ecco la peste del XIV secolo, iniziata in Cina e diffusa
rapidamente in tutta Europa. In 5 anni 35 milioni di
morti. Poi finalmente una luce di rinnovamento: il
Rinascimento con il fiorire di arti, scienze, architettura
e letteratura.
Ed i movimenti di riforma, sostenuti da
grandi nomi entrati nella storia dei popoli: Melantone,
Lutero, Hus, Zwingli, Calvino. Alcuni di essi hanno pagato
con la morte il coraggio delle loro opinioni teologiche o
dottrinali.
Poi il fiorire della scienza, il
progresso della conoscenza ci hanno portato a questa epoca
formidabile in cui siamo spesso sorpresi e intimoriti. Le
invenzioni e le scoperte ci pongono talvolta in
difficolt‡. Molti non sono in grado di seguire il
progresso per utilizzarne le grandi, quasi incredibili
innovazioni.
Ci rendiamo conto che possiamo arrecare
seri danni alla qualit‡ della vita e che ci Ë
indispensabile la rivelazione divina, la guida di Dio, la
Sua saggezza. PerchÈ gli errori che líuomo puÚ commettere
possono avere conseguenze terribili. La conoscenza
dellíuomo Ë vasta ora ma líuomo stesso Ë smarrito quando
si rende conto improvvisamente di sapere cosÏ poco. Le
conseguenze sono talora mortali.
Solo Dio Ë la nostra salvezza, il
grande architetto che ha tutta la conoscenza, tutta la
saggezza.
Vorrei citare alcune parole sul Cristo
vivente tratte da una testimonianza degli Apostoli della
Chiesa di Ges˘ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni: "Egli
fu il grande Geova dellíAntico Testamento e il Messia del
Nuovo. Egli fu il Creatore delle terra. "Ogni cosa Ë stata
fatta per mezzo di Lui" (Giov. 1:3).
Insegnava i principi dellíeternit‡, lo scopo della nostra
vita sulla terra e il potenziale che i figli e le figlie
di Dio avranno nella vita a venire. Noi portiamo
testimonianza, come Apostoli da Lui debitamente ordinati,
che Ges˘ Ë il Cristo vivente, líimmortale Figlio di Dio."
Ora ecco la prima domanda:
Cosa si sapeva di Cristo prima della
Sua nascita?
Risponder‡ a questa domanda Giuseppe
Galliano.
Ci alterneremo poi negli altri temi
intercalandoci nellíesposizione.
Il mondo degli Esseni 5í
di Mario VAIRA
Vi chiederete perchÈ desideriamo
parlare degli Esseni, chi erano, e che importanza possono
avere in un contesto storico cristiano. Ma capirete come
anche un piccolo popolo, anzi una comunit‡ di non pi˘ di
4.000 persone, a detta degli storici, possa ricoprire un
ruolo di grande rilievo nella storia dei popoli.
Gli Esseni costituivano un gruppo, la
parola setta non mi piace per il significato negativo che
ha assunto nei secoli, un gruppo dicevo , una corrente
filosofica del mondo ebraico che si era formata a lato di
Farisei, Scribi e Sadducei.
Anzi, dagli studi condotti, si puÚ
desumere che gli Esseni fossero in origine Sadducei e che
vennero sempre pi˘ differenziandosi dottrinalmente da
quella corrente, e dalle altre correnti ebraiche,
costituendo un vero e proprio movimento di riforma. Sia
nellíAntico che nel Nuovo Testamento non ne viene fatto
cenno, ma gli storici Giuseppe Flavio, Filone e Plinio li
citano riportando numerosi particolari.
Si formarono circa nel 200 a. C. ed un
piccolo gruppo di essi, costituito da non pi˘ di 250/300
persone, decise di uscire da Gerusalemme e di creare un
insediamento a Qumran, sulle rive a nord ovest del Mar
Morto. Le rovine di questa piccola citt‡ sono tuttora
oggetto di grande interesse da parte degli archeologi.
Gli Esseni erano certi che il clero
ebraico fosse corrotto e quindi indegno di governare sia
politicamente che religiosamente il popolo ebraico. E cosÏ
iniziÚ la vita di questa piccola comunit‡. Essi
osservavano con estrema aderenza la legge Mosaica e
studiavano assiduamente e profondamente la Torah per
poterla seguire pi˘ fedelmente.
La loro vita era semplice: si riunivano
al far del giorno, pregavano assieme e attendevano poi ai
diversi lavori di ogni giorno sino allíora quinta.
A quel punto facevano una serie di
abluzioni rituali in acqua fredda nelle vasche che avevano
predisposto a quello scopo, quindi indossavano abiti
bianchi di tela di lino e cosÏ purificati entravano nel
refettorio come in un luogo sacro. Qui il sacerdote
ringraziava Dio e benediceva il cibo.
Ma la cosa pi˘ interessante Ë che
benedicevano anche il pane e il vino anticipando
líistituzione della Santa Cena fatta nel 33 da Ges˘
Cristo. La cena veniva poi consumata assieme, e del resto
tutti i loro averi erano in comune. Fra i diversi lavori
cui si dedicavano vi erano anche la concia e la
preparazione delle pelli sulle quali trascrivere le sacre
scritture e líopera di trascrizione.
Essi si ritenevano il solo vero
rimanente del popolo dellíAlleanza. Per entrare nella
comunit‡ era necessario compiere un complicato processo
costituito da vari passi, compreso il giuramento di
tornare alla Torah Mosaica, sino allíammissione per un
primo anno di prova, seguito da un secondo anno di
appartenenza provvisoria soggetto ad un esame finale.
Anche se gli Esseni, come gli altri
gruppi religiosi ebraici che loro consideravano in
apostasia, non identificarono Ges˘ Cristo nel Messia che
anchíessi attendevano, possiamo definirli i precursori dei
Santi che seguirono Ges˘ ed i Suoi insegnamenti. Sapete
infatti che i primi seguaci di Ges˘ Cristo e tutti coloro
che si unirono a loro e che con il battesimo entrarono a
far parte della Chiesa primitiva erano detti Santi.
Ma torniamo agli Esseni. La loro
pratica religiosa era semplice ed essenziale. PoichÈ
consideravano il Tempio ormai profanato si riunivano per
pregare allíora stessa in cui si sarebbero dovuti compiere
i sacrifici di olocausto o di riparazione allíinterno del
Tempio con gli animali spontaneamente offerti. Loro
avevano gi‡ abbandonato i sacrifici di sangue che le altre
correnti religiose ebraiche continuarono ancora per
diverso tempo. Quei sacrifici di sangue che Ges˘ cancellÚ
per sempre con un sacrificio ben pi˘ grande, il Suo
sacrificio di sangue nel giardino del Getsemani e sulla
croce.
Prima abbiamo accennato brevemente agli
Esseni, ora vorremmo introdurvi ai Rotoli del Mar Morto.
Si, gli Esseni hanno lasciato, nelle 11 grotte sinora
scoperte, una quantit‡ incredibile di scritti su pelli di
animali, su papiri e in un caso anche su tavole di
metallo. Come potete vedere le grotte sono per la maggior
parte alte rispetto al livello del suolo ed il
ritrovamento dei rotoli fu davvero casuale.
Si racconta che nel 1947 un beduino che
era alla ricerca di una capra che gli era sfuggita lanciÚ
alcune pietre in una di queste grotte per far uscire la
capra, ma ne uscÏ il suono di cocci rotti. Il pastore si
inerpicÚ e trovÚ una quantit‡ di giare in terra cotta che
contenevano dei rotoli o dei frammenti di pelli di animali
che recavano sul lato interno delle strane iscrizioni.
Questi preziosi documenti furono
raccolti, danneggiati, venduti pi˘ volte; furono poi
trovate altre 10 grotte, negli anni successivi, che
contenevano altre giare ricolme di pelli o di frammenti di
pelli a causa anche dellíazione del tempo. Erano trascorsi
1900 anni dallíestinzione degli Esseni avvenuta nel 68 d.
C. ad opera dei Romani.
E finalmente negli anni successivi al
1947, dopo molte reticenze dovute a vari fattori, questo
prezioso materiale fu messo a disposizione degli studiosi
ed Ë di grande interesse. Tutti i libri che compongono
líAntico Testamento vi sono rappresentati in pi˘ di un
esemplare, eccetto il solo libro di Esther.
Se pensate che il Talmud ebraico data
al V secolo d. C. e che il Codice Cairo dei Profeti ed il
Codice Aleppo, dai quali gli studiosi hanno tratto la gran
parte della loro conoscenza dellíAntico Testamento, datano
allí895 d. C. e al 925 d. C. rispettivamente, capite
quanto siano importanti i Rotoli del Mar Morto che datano
fra il 150 a. C. ed il 68 d. C. Per noi Santi degli Ultimi
Giorni hanno poi uníimportanza particolare perchÈ troviamo
in essi dei punti di contatto di natura dottrinale o
comportamentale in qualche modo vicini ad alcune nostre
convinzioni, che sono poi quelle della Chiesa primitiva di
Ges˘ Cristo.
Inoltre i Rotoli recano una quantit‡ di
altre notizie: scritti apocrifi, testi pseudoepigrafici,
regole comunitarie, leggi del Tempio, metodi di
interpretazione biblica, storia dei gruppi giudei dal 250
a. C. al 68 d. C., ed altri ancora. Dovete considerare che
la Bibbia, prima trascritta a mano, Ë giunta sino a noi
attraverso molte traduzioni e successive ristampe e che
con líavvento delle macchine tipografiche si sono
determinati errori a migliaia. Dovete anche considerare
che alterazioni alle scritture, anche ai quattro Evangeli,
si sono verificate ripetutamente.
Con le macchine da stampa nacquero i
primi errori dovuti al nuovo sistema: la Bibbia del Re
Giacomo, nella prima edizione del 1611, conteneva molti
errori poi corretti nelle edizioni successive. Nel 1659
uno studioso osservÚ che le sei edizioni stampate nel
decennio che seguÏ al 1650 contenevano circa 20.000
errori.
Ma si ebbero anche molte alterazioni
alle scritture. Vi sono oltre 5200 manoscritti greci del
Nuovo Testamento provenienti da aree diverse. John Mill in
un saggio sul Nuovo Testamento greco condotto su soli 100
manoscritti riporta circa 30.000 varianti.
Molte di esse sono cambiamenti
teologici intenzionali su parti considerate irrispettose
nei confronti di Dio o idee teologiche non condivise dagli
scribi.
La Brigham Young University,
líuniversit‡ della Chiesa a Provo negli Stati Uniti
díAmerica che ospita oltre 30.000 studenti, ha investito
molto nello studio e nella ricerca sui Rotoli del Mar
Morto, anche attraverso la sua sede in Gerusalemme, ed ha
messo a punto un data base di grandi dimensioni per
studiare a fondo questa materia. Il data base Ë stato
posto a disposizione di tutti i ricercatori che vogliano
accedervi.
Le ricerche sul DNA hanno contribuito
notevolmente a questi studi. Líaccertamento del DNA ha
consentito ad esempio di individuare da quali razze
animali provenissero le pelli usate dagli Esseni, ma
soprattutto di identificare, fra le migliaia di frammenti,
i pezzi con uguale DNA e quindi appartenenti ad uno stesso
rotolo. Si parla di 818 rotoli in totale e di oltre 40.000
frammenti dalla sola caverna numero 4.
E allora capite che gli Esseni
assumono, con i loro Rotoli, una valenza di grande
profondit‡ poichÈ i loro testi sono originali, scritti in
Aramaico , in Ebraico o in Greco, e risalgono allíepoca
immediatamente precedente e contemporanea al tempo in cui
Ges˘ venne sulla terra, e non hanno subito le trascrizioni
infinite cui i libri sacri sono stati sottoposti.
Le Sette nel mondo Ebraico 7í
di Mario VAIRA
Il mondo Ebraico, negli anni che
precedettero la venuta di Cristo sulla terra, era reduce
da un lunghissimo periodo di dominio straniero
(Babilonesi, Assiri) e di lotte sia con i popoli adiacenti
che fra le trib˘ Ebraiche e in particolare fra il regno di
Giuda ed il regno di Israele.
Analogamente alla maggior parte delle
altre nazioni del bacino del Mediterraneo, gli Ebrei erano
soggetti allíImpero Romano. In generale era consentito a
questi popoli un notevole grado di libert‡ relativamente
alla continuit‡ dei loro costumi religiosi e delle usanze
nazionali, ma non erano liberi.
Augusto a Roma rappresentava líunico
potere cui tutte le nazioni guardavano. Nessuno poteva
sfidare la calma che un tale dominio universale garantiva.
Per oltre 60 anni vi erano state guerre civili, lotte e
congiure. Mario e Silla, Pompeo e Cesare avevano guidato
le loro legioni líuna contro líaltra con spargimento di
sangue indicibile. Augusto era giunto al trono dopo 13
anni di guerre che avevano sconvolto regioni anche molto
lontane. Il mondo era estenuato e la pace era ambita da
tutti.
Augusto aveva esteso il dominio di Roma
su quasi tutto il bacino del Mediterraneo e con saggezza
aveva lasciato libert‡ di culto e rispetto delle
tradizioni ad ogni nazione occupata. Ogni nazione aveva un
suo culto con divinit‡ diverse. La cosa straordinaria Ë
che questa pluralit‡ di religioni non causava nÈ guerre nÈ
dissensi con esclusione dei soli Egiziani.
In effetti si guardava al mondo come ad
un solo grande impero diviso in province che avevano
divinit‡ diverse e nessun popolo poteva disprezzare gli
dei altrui. PurchÈ questi diversi culti non interferissero
con gli interessi e le leggi dellíImpero, i Romani erano
molto tolleranti.
Tuttavia non consentivano alcun
cambiamento alle religioni professate nellíImpero nÈ
líintroduzione aperta di alcuna nuova forma di culto.
Nel mondo Ebraico dellíepoca che ci
interessa esistevano tre diverse sette religiose
principali, Sadducei, Farisei e Scribi, e la popolazione
di una zona compresa fra la Giudea e la Galilea, la
Samaria.
I Samaritani erano Ebrei in origine ma,
attraverso matrimoni misti, si erano uniti agli Assiri dai
quali avevano subito líoccupazione e líinfluenza durante
gli anni della schiavit˘ in Babilonia di tutto il popolo
Ebraico. Le altre correnti Ebraiche non li accettarono
nemmeno nella ricostruzione del tempio di Gerusalemme dopo
il ritorno dallíesilio Babilonese. I Samaritani seguivano
la legge Mosaica del Pentateuco ma erano considerati una
casta inferiore. Ges˘ ne combattÈ líostracismo in due
episodi narrati da Giovanni e da Luca. Ges˘ e la
Samaritana (Giov.4) e la parabola del buon Samaritano
(Luca 10:25).
I Sadducei costituivano una corrente
politico religiosa che deriva forse da Sadoq, sommo
sacerdote díepoca davidica. Sorto nel 2∞ secolo a. C.
durante la rivolta dei Maccabei (168 a. C.), il partito
dei Sadducei, violentemente ostile a quello dei Farisei,
cessÚ di esistere nel 70 d. C. anno della conquista Romana
di Gerusalemme. Al contrario dei Farisei che erano
nazionalisti, si mostravano disponibili a far entrare
nella loro cultura elementi della civilt‡ ellenica.
Dissentivano anche nella pratica delle norme rituali
perchÈ, dando valore soltanto alla legge scritta,
respingevano ogni credenza connessa alla tradizione orale
che seguivano i Farisei. Quindi negavano la vita dopo la
morte, la resurrezione, líimmortalit‡ dellíanima.
I Farisei, termine che in Aramaico
significa separati, ostentavano la pi˘ rigorosa osservanza
formale di innumerevoli precetti. La loro origine risale
probabilmente alla grande persecuzione del Re Siriano
Antioco Epifane contro la religione Ebraica (165 a. C.).
Da allora i Farisei, discendenti degli Assidei,
acquisirono un rilievo sempre maggiore.
Accusati di aver favorito líavvento di
Pompeo con le numerose lotte interne, subirono una lunga
eclisse, ma durante il regno di Erode riacquistarono un
certo peso perchÈ tradizionalisti e anti-Romani.
Si facevano notare per la loro pretesa
esatta osservanza della Legge restando pi˘ attaccati alla
lettera che allo spirito della legge stessa.
Dopo la caduta di Gerusalemme un buon
numero di essi, gi‡ sacerdoti del tempio, passÚ al
cristianesimo portandovi il tradizionalismo della setta.
Credevano nella vita dopo la morte e nellíesistenza degli
angeli.
Gli Scribi erano funzionari pubblici
gi‡ al tempo di Davide e venivano considerati
successivamente dottori della Legge. La parola Scribi
descrive chiaramente la loro attribuzione principale.
Finirono poi per formare una casta che esercitava notevole
influenza politica, nel 2∞ secolo a: C. costituivano la
maggioranza del Sinedrio.
Mentre i Farisei costituivano una
corrente teologica, gli Scribi, pur appartenendo al
partito farisaico, svolgevano una attivit‡ specifica ma la
loro influenza era notevole. Ges˘ li accomunÚ ai Farisei
nel suo discorso alle turbe e per ben sette volte li
apostrofÚ con le parole "Guai a voi, Scribi e Farisei
ipocriti". (Matteo 23)
Fu in questo contesto politico,
religioso e sociale, in un periodo di pace relativa ma che
líImpero mai aveva conosciuto in precedenza, che
maturarono i tempi per la missione di Cristo sulla terra e
per la fondazione della Sua Chiesa, il "meridiano dei
tempi". Ma questo sar‡ un argomento da trattare fra poco.
Note: Rivolta dei Maccabei
- Erano membri della dinastia Giudaica degli Asmonei che
nel 168 a. C.
capeggiarono la rivolta nazionalista
contro i Seleucidi di Siria che volevano ellenizzare la
Palestina.
Gerusalemme fu liberata e Simone il
Maccabeo fu nominato sommo sacerdote dagli Ebrei.
Matteo - Era un pubblicano,
esattore delle gabelle. Divenne un apostolo ed un
evangelista e fu
testimone oculare del ministero di Ges˘
Cristo. Scrisse il suo vangelo fra il 40 ed il 50 d. C. in
lingua aramaica perchÈ lo dedicÚ agli
Ebrei cui dedicÚ anche la sua predicazione in Palestina
dopo
la morte di Ges˘. Poi si rivolse ai
gentili forse in Etiopia e in Persia. Non ci Ë pervenuto
il testo
originale in aramaico ma una versione
in greco che gi‡ circolava nel 65/70 d. C. prima della
distruzione di Gerusalemme.
I Rotoli del Mar Morto 5í
di Mario VAIRA
Prima abbiamo accennato
brevemente agli Esseni, ora vorremmo introdurvi ai Rotoli
del Mar Morto. Si, gli Esseni hanno lasciato, nelle 11
grotte sinora scoperte, una quantit‡ incredibile di
scritti su pelli di animali, su papiri e in un caso anche
su tavole di metallo. Come potete vedere le grotte sono
per la maggior parte alte rispetto al livello del suolo ed
il ritrovamento dei rotoli fu davvero casuale.
Si racconta che nel 1947 un beduino che
era alla ricerca di una capra che gli era sfuggita lanciÚ
alcune pietre in una di queste grotte per far uscire la
capra, ma ne uscÏ il suono di cocci rotti. Il pastore si
inerpicÚ e trovÚ una quantit‡ di giare in terra cotta che
contenevano dei rotoli o dei frammenti di pelli di animali
che recavano sul lato interno delle strane iscrizioni.
Questi preziosi documenti furono
raccolti, danneggiati, venduti pi˘ volte; furono poi
trovate altre 10 grotte, negli anni successivi, che
contenevano altre giare ricolme di pelli o di frammenti di
pelli a causa anche dellíazione del tempo. Erano trascorsi
1900 anni dallíestinzione degli Esseni avvenuta nel 68 d.
C. ad opera dei Romani.
E finalmente negli anni successivi al
1947, dopo molte reticenze dovute a vari fattori, questo
prezioso materiale fu messo a disposizione degli studiosi
ed Ë di grande interesse. Tutti i libri che compongono
líAntico Testamento vi sono rappresentati in pi˘ di un
esemplare, eccetto il solo libro di Esther.
Se pensate che il Talmud ebraico data
al V secolo d. C. e che il Codice Cairo dei Profeti ed il
Codice Aleppo, dai quali gli studiosi hanno tratto la gran
parte della loro conoscenza dellíAntico Testamento, datano
allí895 d. C. e al 925 d. C. rispettivamente, capite
quanto siano importanti i Rotoli del Mar Morto che datano
fra il 150 a. C. ed il 68 d. C. Per noi Santi degli Ultimi
Giorni hanno poi uníimportanza particolare perchÈ troviamo
in essi dei punti di contatto di natura dottrinale o
comportamentale in qualche modo vicini ad alcune nostre
convinzioni, che sono poi quelle della Chiesa primitiva di
Ges˘ Cristo.
I Rotoli del Mar Morto 5í
di Mario VAIRA
Prima abbiamo accennato
brevemente agli Esseni, ora vorremmo introdurvi ai Rotoli
del Mar Morto. Si, gli Esseni hanno lasciato, nelle 11
grotte sinora scoperte, una quantit‡ incredibile di
scritti su pelli di animali, su papiri e in un caso anche
su tavole di metallo. Come potete vedere le grotte sono
per la maggior parte alte rispetto al livello del suolo ed
il ritrovamento dei rotoli fu davvero casuale.
Si racconta che nel 1947 un beduino che
era alla ricerca di una capra che gli era sfuggita lanciÚ
alcune pietre in una di queste grotte per far uscire la
capra, ma ne uscÏ il suono di cocci rotti. Il pastore si
inerpicÚ e trovÚ una quantit‡ di giare in terra cotta che
contenevano dei rotoli o dei frammenti di pelli di animali
che recavano sul lato interno delle strane iscrizioni.
Questi preziosi documenti furono
raccolti, danneggiati, venduti pi˘ volte; furono poi
trovate altre 10 grotte, negli anni successivi, che
contenevano altre giare ricolme di pelli o di frammenti di
pelli a causa anche dellíazione del tempo. Erano trascorsi
1900 anni dallíestinzione degli Esseni avvenuta nel 68 d.
C. ad opera dei Romani.
E finalmente negli anni successivi al
1947, dopo molte reticenze dovute a vari fattori, questo
prezioso materiale fu messo a disposizione degli studiosi
ed Ë di grande interesse. Tutti i libri che compongono
líAntico Testamento vi sono rappresentati in pi˘ di un
esemplare, eccetto il solo libro di Esther.
Se pensate che il Talmud ebraico data
al V secolo d. C. e che il Codice Cairo dei Profeti ed il
Codice Aleppo, dai quali gli studiosi hanno tratto la gran
parte della loro conoscenza dellíAntico Testamento, datano
allí895 d. C. e al 925 d. C. rispettivamente, capite
quanto siano importanti i Rotoli del Mar Morto che datano
fra il 150 a. C. ed il 68 d. C. Per noi Santi degli Ultimi
Giorni hanno poi uníimportanza particolare perchÈ troviamo
in essi dei punti di contatto di natura dottrinale o
comportamentale in qualche modo vicini ad alcune nostre
convinzioni, che sono poi quelle della Chiesa primitiva di
Ges˘ Cristo.
Il Tempio quale luogo di adorazione
o come centro di potere e luogo di
disputa ? 10í
di Mario VAIRA
Per trovare líorigine del Tempio
dobbiamo spostarci molto indietro nel tempo. Eí nella
Genesi, il primo libro dellíAntico Testamento nella
Bibbia, che troviamo la decisione di Giacobbe di erigere
un monumento che chiamÚ "la Casa di Dio".
Mentre era in un viaggio solitario da
Beer Sheba verso Charan in Mesopotamia, Giacobbe si fermÚ
una notte in un luogo elevato e nel sonno sognÚ "una scala
appoggiata sulla terra la cui cima toccava il cielo; ed
ecco gli Angeli di Dio che salivano e scendevano per la
scala" dice la scrittura. Poi líEterno gli apparve in
sogno e gli promise una progenie numerosa come la polvere
della terra. Quando Giacobbe si svegliÚ eresse una pietra
come monumento, versÚ dellíolio su di essa, e pose nome a
quel luogo Bethel, che significa Casa di Dio, dalle parole
ebraiche Bet = casa e Hel = Heloim.
Passarono molti anni prima che la voce
dellíEterno giungesse, questa volta a MosË, per chiedere
che gli Israeliti costruissero líArca dellíAlleanza e il
Tabernacolo. Un Tempio portatile che doveva accompagnarli
nel loro esodo nel deserto per i quarantíanni della loro
peregrinazione verso la terra promessa. Quel Tempio era un
luogo di culto in cui venivano offerti i doni degli
olocausti e in cui il Signore si rivelava, non agli
Israeliti che avevano ceduto allíidolatria, ma a MosË e ai
Sacerdoti Leviti cui venivano rivelati i misteri di Dio e
le chiavi della salvezza e dellíesaltazione.
Il pensiero dominante nellíerezione di
questo santuario portatile era quello di esprimere
líintima associazione fra Geova e il Suo popolo, che
doveva considerarsi il popolo di Dio e in mezzo a loro
doveva essere la Sua dimora.
Era costituito da un cortile di 100
cubiti x 50 circondato da teli, il Tabernacolo,
allíinterno del quale si trovavano líaltare degli
olocausti e la conca di rame per le abluzioni dei
sacerdoti, e pi˘ oltre un secondo recinto costituito
anchíesso da teli e suddiviso in due sezioni.
Nella prima, detto luogo Santo, si
trovavano il candelabro sacro, líaltare dei profumi,
simbolo delle preghiere, e la tavola del pane della
presentazione sulla quale, ogni sabato, venivano rinnovati
il pane e il vino, simboli del futuro sacrificio di
Cristo, anche se il popolo di Israele lo ignorava.
La seconda sezione, separata da un
velo, era il Santo dei Santi che simboleggiava il Regno di
Dio e che conteneva líArca dellíAlleanza. Era il luogo in
cui Dio si manifestava a MosË per rivelare la Sua volont‡
e dare a lui e al popolo di Israele la conoscenza
necessaria per il loro progresso eterno.
CíË un piccolo brano nel Levitico, uno
dei libri del Pentateuco, in cui si dice: "LíEterno parlÚ
ad Aaronne dicendo: Non bevete vino nÈ bevande alcoliche
tu e i tuoi figliuoli quando entrerete nella tenda di
convegno affinchÈ non muoiate; sar‡ una legge perpetua, di
generazione in generazione; e questo perchÈ possiate
discernere ciÚ che Ë santo da ciÚ che Ë profano e ciÚ che
Ë puro da ciÚ che Ë impuro e possiate insegnare ai
figliuoli díIsraele tutte le leggi che líEterno ha dato
loro per mezzo di MosË."
Il popolo díIsraele entrÚ nella terra
di Canaan con il Tabernacolo e líArca dellíAlleanza, poi
catturata dai Filistei, e soltanto Salomone, anni dopo, fu
incaricato dal Signore di costruire un Tempio in muratura,
quello che suo padre
Davide non ebbe potest‡ di realizzare.
LíArca dellíAlleanza venne posta allíinterno del Tempio.
Quel Tempio fu distrutto dai Babilonesi nel 600 a: C.,
restaurato da Zorobabel e poi ricostruito da Erode il
grande prima della nascita di Cristo.
Il Tempio era molto importante e quando
la distanza o altre circostanze rendevano impossibile
recarsi al Tempio di Gerusalemme, altri ne furono
costruiti. Gli storici affermano che ciÚ avvenne ad Arad,
vicino a Beer Sheba, ad Elephantine e a Leontopoli in
Egitto. Infatti il Signore ha sempre chiesto ai Suoi
fedeli di costruire dei Templi in cui adorarlo e ricevere
la Sua parola.
Queste le origini, ma cosa avveniva
allíinterno del Tempio, la Casa del Signore, nellíepoca
che precedette il ministero del Salvatore sulla terra?
I rapporti fra le diverse correnti
filosofiche ed ecclesiastiche costituite da Sadducei,
Farisei e Scribi, cui vanno aggiunti gli Erodiani che
sostenevano la politica di Erode cui i Romani
riconoscevano líautorit‡ di governatore, erano molto tesi
e difformi.
Erano caste in continuo conflitto
ideologico e di potere che cercavano di prevalere líuna
sulle altre e di imporre la propria autorit‡. Autorit‡ che
era essenziale per ottenere il favore del popolo e che
cercavano con ogni mezzo, specie camuffando il proprio
comportamento per nascondere la realt‡.
Inoltre si attenevano formalmente alla
legge Mosaica che interpretavano in maniera letterale e
che in tale forma volevano imporre al popolo. La
confusione dottrinale li aveva portati ad ammettere
allíinterno della Casa del Signore i cambiamonete e gli
ambulanti, venditori di buoi, pecore e colombe, come
riferisce Giovanni nel suo vangelo.
La situazione quindi era di totale
allontanamento dai principi religiosi praticati per oltre
1300 anni, da quando MosË aveva guidato il popolo di
Israele fuori dallíEgitto ed aveva ricevuto le tavole
della legge e le rivelazioni relative alla costruzione
dellíArca dellíAlleanza e del Tabernacolo.
Le caste in lotta, anche se soggette al
dominio romano ma nella libert‡ che líoccupante garantiva
loro, esercitavano un potere religioso forte e assoluto e
fu allora che il meridiano dei tempi maturÚ per la venuta
sulla terra di Ges˘ il Cristo.
Profezie dallíAntico Testamento 10í
di Giuseppe GALLIANO
In Luca 24, sulla strada per
Emmaus, il Cristo appena risorto, camminÚ alcune miglia
con due discepoli ai quali era stato riferito che il loro
Maestro era stato crocifisso. Ges˘ chiese loro il motivo
del loro dolore. Essi non riconoscendoLo Gli parlarono di
Ges˘ che era stato crocifisso e che circolavano delle voci
che Egli fosse risuscitato dalla morte, ma che loro non
erano sicuri di ciÚ. Allora Ges˘ aprÏ le Scritture (il
Vecchio Testamento) a loro e disse loro:
"O insensati e tardi di cuore a
credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non
bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed
entrasse quindi nella sua gloria? E
cominciando da MosË e da tutti i profeti, spiegÚ loro in
tutte le Scritture le cose che lo concernevano" (Luca
24:25-27).
Osservate líordine: MosË e poi i
profeti. MosË rappresentava la Legge, poi i Profeti e
quindi gli scritti, o libri saggi, in questíordine allora
si presentava il Vecchio Testamento. Pi˘ tardi in quello
stesso giorno, riflettendo su come si sentivano, i due
discepoli dissero líuno allíaltro: "Non ardeva il
cuor nostro in noi mentríEgli ci parlava per la via,
mentre ci spiegava le Scritture?" (Luca 24:32).
Il proposito delle Scritture Ë di
portare testimonianza di Ges˘ Cristo e quando le leggiamo
in modo appropriato i nostri cuori ardono come quelli dei
due discepoli.
Durante quello stesso giorno, Ges˘ si
incontrÚ con i Dodici e mostrÚ loro il Suo perfetto corpo
risorto di carne ed ossa e mangiÚ con loro e poi disse:
"Queste son le cose che io vi
dicevo quandíero ancora con voi: che bisognava che tutte
le cose scritte di me nella legge di MosË, neí profeti e
neí Salmi, fossero adempiute. Allora aprÏ loro la mente
per intendere le Scritture, e disse loro: CosÏ Ë scritto,
che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il
terzo giorno" (Luca24:44-46).
LíAntico Testamento Ë veramente un
testimone di Ges˘ Cristo!
Per secoli i profeti díIsraele avevano
predetto la venuta di un Messia. Da Adamo a Malachia, i
profeti dicevano al popolo che sarebbe arrivato il giorno
in cui il Dio díIsraele sarebbe venuto sulla terra, che
sarebbe stato mortale e che sarebbe divenuto il loro
Salvatore e Redentore.
La profezia díIsaia rappresenta il
pensiero e il sentimento messianico che animavano il
popolo dellíalleanza: "PoichÈ un fanciullo ci Ë
nato, un figliuolo ci Ë stato dato, e líimperio riposer‡
sulle sue spalle, sar‡ chiamato Consigliere ammirabile,
Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per dare
incremento allíimpero e una pace senza fine al trono di
Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e
sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora in
perpetuo: questo far‡ lo zelo dellíEterno degli eserciti
" (Isaia 9:5-6).
Líapostolo Giovanni scrisse che Ges˘
era "la vera luce che illumina ogni uomo" e
tuttavia "il mondo non líha conosciuto. Eí venuto in
casa sua e i suoi non líhanno ricevuto" (Giovanni
1:9,11).
La parola Messia deriva
dallíebraico Meshiach, che significa "unto".Líequiva-
lente greco di tale parola Ë Christos.
Entrambe le parole racchiudono líidea di una persona unta
da Dio. La parola ebraica Yeshua (in greco
Ges˘) significa "Salvatore" o "Liberatore".
Le due parole unite descrivono una persona unta da Dio per
salvare o liberare il suo popolo.
Líattesa di un Liberatore Unto Ë
chiamata speranza messianica. Questa speranza era molto
reale per líantica Casa díIsraele. La speranza messianica
Ë stata perpetuata da Enoc ad Abrahamo e da Abrahamo a
MosË. Ai suoi fratelli MosË disse:
"LíEterno, il tuo Dio, ti
susciter‡ un profeta come me, in mezzo a te, díinfra i
tuoi fratelli; a quello darete ascolto" (Deuteronomio
18:15).
Nel Libro di Mormon il Cristo risorto
disse ai Nefiti di essere il profeta di cui parlava MosË:
"Ecco, Io sono colui di cui parlÚ MosË, dicendo: Il
Signore vostro Dio vi susciter‡ un profeta fra i vostri
fratelli" (3 Nefi 20:23).
Le profezie che concernono la nascita,
il ministero mortale, ed il ministero dopo la resurrezione
di Ges˘ Cristo riempiono pagine della Bibbia. Le scritture
sono ricche di dettagli profetici in merito alla nascita
di Ges˘ Cristo.
Isaia dichiarÚ: "PerciÚ il
Signore stesso vi dar‡ un segno: Ecco la giovane
concepir‡, partorir‡ un figliuolo, e gli porr‡ nome
Emmanuele" (Isaia 7:14), un passaggio che
líevangelista Matteo citÚ riferendosi appunto alla nascita
di Ges˘: "Or tutto ciÚ avvenne, affinchÈ si
adempiesse quello che era stato detto dal Signore per
mezzo del profeta: Ecco la vergine sar‡ incinta
e partorir‡ un figliuolo, al quale sar‡ posto nome
Emmanuele, che, interpretato, vuol dire: ëIddio con
noií " (Matteo 1:22-23).
Michea pronunciÚ poeticamente: "Ma
da te, o Bethlehem Efrata, piccola per esser tra i migliai
di Giuda, da te mi uscir‡ colui che sar‡ dominatore in
Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai
giorni eterni. PerciÚ egli li dar‡ in man dei loro nemici,
fino al tempo in cui colei che deve partorire, partorir‡
".(Michea 5:1-2).
Alcune profezie relative alla nascita
del Messia si adempirono quando líangelo del Signore
annunciÚ ai pastori vicino a Bethlehem: "Oggi, nella
citt‡ di Davide, víË nato un salvatore, che Ë Cristo, il
Signore" (Luca 2:11).
Gli eventi della vita mortale e del
ministero di Ges˘ si trovano pure in numerose profezie
dellíAntico Testamento. Gli autori dei quattro vangeli del
Nuovo Testamento, cioË Matteo, Marco, Luca e Giovanni,
dicono che Ges˘ Cristo adempÏ le profezie dellíAntico
Testamento che si riferivano alla venuta del Messia.
Ecco alcuni esempi:
|
Descrizione Evento |
Antico Testamento |
Nuovo Testamento |
| Ges˘ sarebbe nato a Betlemme di Giudea |
Michea 5:2 |
Matteo 2:1-6 |
| Sarebbe stato oggetto di grande adorazione |
Salmi 72:10 |
Matteo 2:1-11 |
| Sarebbe stato preceduto da un precursore |
Isaia 40:3 Malachia 3:1 |
Luca 1:17 Matteo 3:1-3 |
| Il Suo ministero avrebbe avuto inizio nella Galilea |
Isaia 9:1-2 |
Matteo 4:12, Matteo 16:23 |
| Avrebbe insegnato con le parabole |
Salmi 78:2 |
Matteo13:34-35 |
| Il Suo ministero sarebbe stato caratterizzato da miracoli |
Isaia 35:5-6 |
Matteo 11:4-5 |
| Il Suo ministero sarebbe stato caratterizzato dal rifiuto del suo messaggio |
Salmi 69:8 Isaia 53:3 |
Giovanni 1:11 Giovanni 7:5 |
| Il Messia sarebbe entrato trionfalmente a Gerusalemme sul dorso di un asino |
Zaccaria 11:12 |
Matteo 26:15 |
| Sarebbe stato venduto per 30 monete díargento |
Zaccaria 11:12 |
Matteo 26:15 |
| Sarebbe stato tradito da un amico carissimo |
Salmi 41:9 Salmi 55:12-14 |
Giovanni 13:18,21 |
| Sarebbe stato abbandonato dai Suoi seguaci |
Zaccaria 13:7 |
Matteo 26:31-56 |
| Sarebbe stato colpito sulla guancia |
Michea 5:1 |
Matteo 27:30 |
| Gli avrebbero sputato addosso |
Isaia 50:6 |
Matteo 27:30 |
|
Descrizione Evento |
Antico Testamento |
Nuovo Testamento |
| Sarebbe stato deriso |
Salmi 22:7-8 |
Matteo 27:31, 39-44 |
| Sarebbe stato colpito |
Isaia 50:6 |
Matteo 26:67; 27:26,30 |
| I Suoi piedi e le Sue mani sarebbero stati trafitti da chiodi |
Salmi 22:16 Zaccaria 12:10 |
Giovanni 19:33-37 |
| Tuttavia neppure un osso del Suo corpo sarebbe stato rotto |
Salmi 34:20 |
Giovanni 19:33-36 |
| Sarebbe stato annoverato tra i trasgressori |
Isaia 53:9 |
Matteo 27:38 |
| Gli avrebbero dato da bere líaceto quando avrebbe avuto sete |
Salmi 69:21 Salmi 22:15 |
Matteo 27:34 Giovanni 19:28 |
| Da morto sarebbe stato sepolto con i ricchi |
Isaia 53:12 |
Matteo 27:57-60 |
| Il Suo corpo non avrebbe conosciuto la decomposizione |
Salmi 16:10 |
Atti 2:31 |
| Ges˘ Cristo sarebbe risorto |
Salmi 2:7 Salmi 16:10 |
Atti 13:33 |
| Con la Sua risurrezione avrebbe permesso a tutti i morti di risorgere |
Isaia 26:19 Daniele 12:2 |
Matteo 27:52-53 |
Una delle pi˘ eclatanti dimostrazioni
che i profeti dellíAntico Testamento conoscevano nei
dettagli Ges˘ Cristo comunque si trova in Isaia; ascoltate
quanto questa descrizione sia cosÏ meticolosamente
particolareggiata:
"Egli Ë venuto su dinnanzi a lui
come un rampollo, come una radice chíesce da un arido
suolo; non avea forma nÈ bellezza da attirare i nostri
sguardi, nÈ apparenza, da farcelo desiderare. Disprezzato
e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare col
patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde
la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima
alcuna. E, nondimeno, eran le nostre malattie chíegli
portava, erano i nostri dolori quelli di cui síera
caricato; e noi lo reputammo colpito, battuto da Dio, ed
umiliato! Ma egli Ë stato trafitto a motivo delle nostre
trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquit‡; il
castigo, per cui abbiam pace, Ë stato su lui, e per le sue
lividure noi abbiamo avuto guarigione. Noi tutti eravamo
erranti come pecore, ognuno di noi seguiva la sua propria
via; e líEterno ha fatto cader su lui líiniquit‡ di noi
tutti. Maltrattato, umiliÚ sÈ stesso, e non aperse bocca.
Come líagnello menato allo scannatoio, come la pecora muta
dinanzi a chi la tosa, egli non aperse la bocca.
Dallíoppressione e dal giudizio fu portato via; e fra
quelli della sua generazione chi riflettË chíegli era
strappato dalla terra deí viventi e colpito a motivo delle
trasgressioni del mio popolo? Gli avevano assegnato la
sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli Ë stato
col ricco, perchÈ non aveva commesso violenze nÈ víera
stata frode nella sua bocca. Ma piacque allíEterno di
fiaccarlo coi patimenti. Dopo aver dato la sua vita in
sacrificio per la colpa, egli vedr‡ una progenie,
prolungher‡ i suoi giorni, e líopera dellíEterno
prosperer‡ nelle sue mani. Egli vedr‡ il frutto del
tormento dellíanima sua, e ne sar‡ saziato; per la sua
conoscenza, il mio servo, il giusto render‡ giusti i
molti, e si caricher‡ egli stesso delle loro iniquit‡.
PerciÚ io gli darÚ la sua parte fra i grandi, ed egli
divider‡ il bottino coi potenti, perchÈ ha dato se stesso
alla morte, ed Ë stato annoverato tra i trasgressori,
perchíegli ha portato i peccati di molti, e ha interceduto
per i trasgressori ".
(Isaia capitolo 53)
Profezie da altri testi 10í
di Giuseppe GALLIANO
1.
parte: Il Libro di Mormon
Il Libro di Mormon Ë un libro di sacre
Scritture paragonabile alla Bibbia. Eí una storia dei
rapporti tra Dio e gli antichi abitanti delle Americhe e
contiene la pienezza del Vangelo eterno. Il libro fu
scritto da molti antichi profeti per spirito di profezia e
di rivelazione. Le loro parole, scritte su tavole díoro,
furono citate e compendiate da un profeta-storico chiamato
Mormon. Il racconto contiene la storia di due grandi
civilt‡. Una venne da Gerusalemme nel 600 a.C. e in
seguito si divise in due nazioni, conosciute come
Nefiti e Lamaniti. Líaltra venne molto prima,
quando il Signore confuse le lingue alla Torre di Babele.
Questo gruppo Ë conosciuto come i Giarediti.
Dopo migliaia di anni tutti furono
distrutti eccetto i Lamaniti, ed essi sono i principali
antenati degli Indiani americani. Líevento culminante
raccontato nel Libro di Mormon Ë il ministero svolto
personalmente dal Signore Ges˘ Cristo presso i Nefiti poco
dopo la Sua risurrezione. Esso espone le dottrine del
Vangelo, delinea il piano di salvezza e spiega agli uomini
quello che devono fare per trovare pace in questa vita e
salvezza nella vita a venire. Dopo che Mormon ebbe portato
a termine i suoi scritti, consegnÚ il racconto a suo
figlio Moroni, che vi aggiunse alcune parole sue e nascose
le tavole sulla Collina di Cumora nellíattuale
stato di New York. Il 21 settembre 1823 lo stesso Moroni,
come essere glorificato e risorto, apparve al profeta
Joseph Smith e gli impartÏ istruzioni riguardanti gli
antichi annali e la loro finale traduzione in lingua
inglese. A tempo debito le tavole furono consegnate a
Joseph Smith, il quale le tradusse per dono e potere di
Dio. Questo racconto Ë stato pubblicato in molte lingue
come nuova e ulteriore testimonianza che Ges˘ Cristo Ë il
Figlio del Dio vivente, e che tutti coloro che vengono a
Lui e obbediscono alle leggi e alle ordinanze del Vangelo
possono essere salvati.
Questo concetto viene ulteriormente
rimarcato dal suo stesso sottotitolo: "Un altro
Testamento di Ges˘ Cristo" ed il libro contiene
numerose dichiarazioni profetiche in merito al Messia che
in generale sono pi˘ chiare di quelle contenute nella
Bibbia stessa. Due profeti del Libro di Mormon chiamati
Abinadi e Nefi 2. figlio di Helaman 2.,
insegnarono che tutti i profeti di Dio, inclusi MosË
ed Abrahamo, "hanno testimoniato della futura
venuta del Cristo" (Mosia 13:33; Helaman 8:16-22;
confrontare con Giacobbe 4:4). Nefi 1. predisse che "Si,
proprio seicento anni dal tempo in cui mio padre lasciÚ
Gerusalemme, il Signore Iddio avrebbe suscitato un profeta
fra i Giudei - si, un Messia o, in altre parole, il
Salvatore del mondo"
(1 Nefi 10:4; 19:8). Samuele
il Lamanita (ca. 6 a.C.) parlÚ ad una generazione
incredula dei segni che avrebbero confermato anche
nellíemisfero occidentale la nascita di Cristo (Helaman
14:2-8). Questi segni includevano líapparizione di una
nuova stella e due giorni ed una notte senza oscurit‡ (Helaman
14:4-5).
Il giorno prima della Sua nascita il
Signore annunciÚ al Suo profeta Nefi 3.:
"Alza il capo e sii di buon
animo; poichÈ ecco, il tempo Ë vicino; questa notte sar‡
dato il segno e domani io verrÚ nel mondo, per mostrare al
mondo che Io adempirÚ tutto ciÚ che ho fatto dire per
bocca dei miei santi profeti" (3 Nefi 1:13).
Il messaggio che Ges˘ Cristo Ë il
Redentore, líAvvocato e líIntercessore, e che:
"non vi Ë nessuníaltra via nÈ
alcun altro mezzo mediante il quale líuomo possa essere
salvato, se non tramite il sangue espiatorio di Ges˘
Cristo" (Helaman 5:9), Ë stato ripetuto dai
rappresentanti di Dio di tutte le epoche (Isaia 53:4-5;
Atti 4:12; 2 Nefi 2:9-10; 9:6-7; Mosia 4:8; 5:8; Alma
11:40).
Il ruolo della trib˘ di Giuda 8í
di Giuseppe GALLIANO
Il nome Israele appare per la prima
volta nei Sacri Scritti come un titolo conferito a
Giacobbe al tempo in cui egli riuscÏ nella sua decisione
di ottenere una benedizione dal suo visitatore celeste nel
deserto, ricevendo la promessa: "Il tuo nome non
sar‡ pi˘ Giacobbe, ma Israele, poichÈ hai lottato con Dio
e gli uomini, ed hai vinto" (Genesi 32:28).
Leggiamo inoltre: "Iddio apparve ancora a Giacobbe,
quando questi veniva da Paddan-Aram; e lo benedisse. E Dio
gli disse: "Il tuo nome Ë Giacobbe; ma tu non sarai pi˘
chiamato Giacobbe, il tuo nome sar‡ Israele. E gli mise
nome Israele" (Genesi 35:9,10).
Ma la combinazione nome-titolo
accordata in condizioni di solenne dignit‡ assunse un
significato pi˘ ampio fino a significare la posterit‡ di
Abramo, attraverso Isacco e Giacobbe, con ognuno dei quali
il Signore aveva stretto uníalleanza per la quale,
mediante i loro discendenti, tutte le nazioni della terra
dovevano essere benedette. CosÏ il nome del singolo
patriarca si sviluppÚ fino a designare un popolo, con
dodici trib˘, i cui componenti erano lietissimi del titolo
di Israeliti o figli di Israele. Israele, ovvero Giacobbe,
in et‡ avanzata benedisse i suoi dodici figli. Eí evidente
che non tutti i figli di Giacobbe avrebbero goduto in
eguale misura delle promesse che il Signore fece tramite
Giacobbe. Eí altresÏ evidente che le benedizioni impartite
a Giuda ed a Giuseppe erano superiori a quelle ricevute
dai loro fratelli.
In Deuteronomio 32:8-9 leggiamo:
"Quando líAltissimo diede alle nazioni la loro
eredit‡, quando separÚ i figliuoli degli uomini, Egli
fissÚ i confini dei popoli, tenendo conto del numero dei
figliuoli díIsraele. PoichÈ la parte dellíEterno Ë il Suo
popolo, Giacobbe Ë la parte della Sua eredit‡ ".
Queste parole furono rivolte ai figliuoli díIsraele prima
che essi arrivassero nella terra promessa, la terra della
loro eredit‡. Eí molto chiaro dunque che coloro che
appartengono alla progenie di Giacobbe fanno parte del pi˘
illustre lignaggio di esseri mai vissuti sulla terra.
Ci Ë comunque di lezione che il
lignaggio non Ë sufficiente a determinare la rettitudine
di nessuno. I figli di Israele uno ad uno caddero in
trasgressione davanti agli occhi dellíEterno e da questo
si comprende chiaramente che la mancata osservanza dei
propri impegni spesso porta a grossi guai. La dispersione
del Casato di Israele fra tutte le nazioni della terra ne
Ë una prova evidente. La benedizione impartita da Giacobbe
a Giuda indica che dai suoi posteri sarebbero nati dei Re.
In Giacobbe 49:8-12 leggiamo: "Giuda, te
loderanno i tuoi fratelli; la tua mano sar‡ sulla cervice
deí tuoi nemici; i figliuoli di tuo padre si prostreranno
dinanzi a te. Giuda Ë un giovine leone; tu risali dalla
preda, figliuol mio; egli si china, síaccovaccia come un
leone, come una leonessa: chi lo far‡ levare? Lo scettro
non sar‡ rimosso da Giuda, nÈ il bastone del comando di
fra i suoi piedi, finchË venga Colui che dar‡ il riposo, e
al quale ubbidiranno i popoli". Inoltre in 1
Cronache 5:2 leggiamo:
"Giuda ebbe, Ë vero, la
prevalenza tra i suoi fratelli, e da lui Ë disceso il
principe; ma il diritto di primogenitura appartiene a
Giuseppe".
La storia dellíAntico Testamento mostra
che questa promessa fu certamente adempiuta. Re Davide,
Re Salomone e Re Roboamo sono soltanto tre dei Re
che discesero dal lignaggio di Giuda. Il Re dei re,
Ges˘ Cristo, di cui si fa riferimento come Sciloh,
uscÏ anche Lui dal lignaggio di Giuda. Il Presidente
Benson disse in merito a questa promessa: "La
grandezza della benedizione impartita a Giuda consiste nel
fatto che essa contemplava la venuta di Schiloh, il quale
avrebbe raccolto a SÈ il Suo popolo".
Líapostolo Paolo disse: "PerchÈ
Ë ben noto che il nostro Signore Ë sorto dalla trib˘ di
Giuda, circa la quale MosË non disse nulla che concernesse
il sacerdozio" (Ebrei 7:14). Probabilmente
proprio perchÈ Giuda e i suoi discendenti (i Giudei)
rimasero uniti, sono stati ritenuti come i soli Israeliti.
In precedenza Israele era diviso, Giuda comprendeva il
gruppo pi˘ piccolo, mentre quello di maggiori dimensioni
era chiamato "Israele". In II Samuele 24:9 infatti
leggiamo: "Joab rimise al re la cifra del censimento
del popolo: cíerano in Israele ottocentomila uomini forti,
atti a portare le armi; e in Giuda cinquecentomila".
Sotto Efraim il popolo di
Israele venne condotto al nord: era il tempo in cui il
Regno di Israele fu distrutto dagli Assiri verso il 721
a.C.; dopo questi fatti il popolo di Israele non fece pi˘
ritorno e la sua gente venne dispersa tra le nazioni:
"ÖIo non distruggerÚ del tutto la
casa di Giacobbe, dice líEterno. PoichÈ, ecco, io darÚ
líordine, e scuoterÚ la casa díIsraele fra tutte le
nazioni, come si fa col vaglio; e non cadr‡ un granello in
terra" (Amos 9:8-9).
In seguito Amos promette che dopo la
dispersione il casato di Israele sar‡ di nuovo riunito
(vedere Amos 9:14-15).
Il Regno di Giuda intorno al 588 a.C.
fu assoggettato da Nebucadnetsar il quale dette inizio
alla prigionia babilonese. Per settantanni Giuda fu tenuto
in esilio e in virtuale servit˘ a seguito della sua
trasgressione come era stato predetto per mezzo di Geremia
(Geremia 25:11,12 e 29:10). Quindi il Signore
mitigÚ il cuore di coloro che lo tenevano prigioniero, ed
ebbe inizio cosÏ la sua restaurazione con líeditto di Ciro
il Persiano, il quale aveva assoggettato il regno di
Babilonia. Al popolo ebraico fu permesso di ritornare in
Giudea e di intraprendere líopera di ricostruzione del
tempio di Gerusalemme (Esdra 1:1-4). Un vasto gruppo di
Ebrei esiliati si avvalse di questa opportunit‡ per
ritornare nella terra dei loro padri, sebbene molti
scelsero di rimanere nel Paese della loro schiavit˘,
preferendo Babilonia ad Israele. La "radunanza, tuttíassieme"
di Giudei che ritornarono dallíesilio di Babilonia era
composta soltanto di "quarantaduemilatrecentosessanta
persone, senza contare i loro servi e le loro serve, che
ammontavano a settemilatrecentotrentasette. E sebbene
coloro che avevano fatto ritorno, lottassero
coraggiosamente per ricostruire la casa di Davide e per
riconquistare un poí del loro prestigio e gloria
precedenti, i Giudei non furono mai pi˘ un popolo
veramente indipendente; essi furono predati ora dalla
Grecia, ora dallíEgitto, ora dalla Siria; ma intorno al
164-163 a.C., il popolo si liberÚ, almeno in parte, dal
giogo straniero, a seguito della rivolta patriottica
capeggiata dai Maccabei, il pi˘ noto dei quali fu Giuda
Maccabeo. Nel 163 a.C. fu di nuovo dedicato il Tempio e
quel felice evento fu da allora in poi celebrato come la
Festa della Dedicazione. Tuttavia, durante il regno dei
Maccabei, il tempio cadde in rovina pressochÈ totale, pi˘
per il popolo che ridotto di numero ed impoverito, non fu
pi˘ capace di mantenerlo in buono stato, che per un
declino dellíardore religioso.
Nella speranza di assicurarsi una
maggiore protezione nazionale, i Giudei strinsero
uníalleanza condizionata con i Romani, dei quali alla
fine, divennero tributari; e in tale condizione la nazione
ebraica continuÚ per tutto il periodo del ministero di
nostro Signore. Nel meridiano dei tempi Roma era
virtualmente signora del mondo. Quando Cristo nacque,
Cesare Augusto era imperatore di Roma e dellíIdumea ed
Erode, soprannominato il Grande, era il re vassallo della
Giudea. Essi erano gi‡ un popolo largamente disperso.
Tutti gli Ebrei in Palestina al tempo della nascita di
Cristo non costituivano che uníesigua rimanenza della
grande nazione di Davide. Le Dieci Trib˘, che costituivano
il Regno díIsraele, erano allora da molto tempo perdute
per la storia, e il popolo di Giuda era stato largamente
disperso tra le nazioni. NÈ i loro rapporti con gli altri
popoli, i Giudei generalmente si sforzavano di mantenere
un atteggiamento sprezzante di consapevole esclusivit‡,
che valse perÚ ad attirare su di loro lo scherno dei
Gentili. Non Ë esagerato dire che i Giudei odiavano tutti
gli altri popoli e che erano a loro volta disprezzati da
tutti gli altri.
Sulla parte superiore della croce,
sopra il capo di Ges˘, era stata affissa una scritta
preparata per ordine di Pilato in rispetto allíusanza di
esporre il nome della persona crocifissa e la natura del
reato per cui era stata condannata a morte. Le parole
erano incise in tre lingue: greco, latino ed ebraico, sÏ,
che ogni osservatore capace di leggere le avrebbe capite.
La scritta diceva: "Questo Ë Ges˘ il re dei Giudei";
oppure secondo la pi˘ estesa versione data da Giovanni: "Ges˘
il Nazareno, il Re dei Giudei" (I.N.R.I.). Furono fatti
vari commenti perchÈ se líiscrizione, se interpretata alla
lettera, era una dichiarazione ufficiale che Ges˘
crocifisso era in effetti il Re dei Giudei. Quando questo
fatto fu portato allíattenzione dei capi sacerdoti, essi,
con grande eccitazione, si rivolsero al governatore
dicendo: "Non scrivere: il Re dei Giudei; ma che Egli ha
detto: Io sono il Re dei Giudei. Pilato rispose: Quel che
ho scritto, ho scritto". Líazione di Pilato nel comporre
líiscrizione in quel modo ed il suo secco rifiuto di
acconsentire che fosse modificata puÚ essere stato un
voluto rimprovero per gli ufficiali giudaici che lo
avevano forzato contro il suo giudizio e contro la sua
volont‡ a condannare Ges˘.
In ogni caso qualunque fosse lo scopo
di questa determinata iscrizione, essa rimane nella storia
come la testimonianza della considerazione di un pagano in
contrasto con lo spietato rifiuto da parte di Israele di
riconoscere il Suo vero Re. Era al di fuori di ogni dubbio
che il Signore sarebbe nato dalla trib˘ di Giuda e che
sarebbe stato della stirpe di Davide, Egli doveva
necessariamente essere della progenie di Abrahamo
attraverso i cui posteri, secondo il patto, tutte le
nazioni della terra sarebbero state benedette (Genesi
12:3; 18:18; 22:18; 26:4; confrontare con Atti 3:25;
Galati 3:8).
Due scritti genealogici, il cui scopo
era quello di indicare la discendenza di Ges˘, si trovano
nel Nuovo Testamento, uno nel primo capitolo di Matteo,
líaltro nel terzo capitolo di Luca. Sebbene risultino
delle discrepanze queste sono state in seguito superate
grazie alla ricerca di specialisti della genealogia
giudaica. Gli investigatori hanno concluso che il
resoconto di Matteo Ë quello che descrive la discendenza
reale, poichÈ descrive líordine di successione fra i
legittimi successori al trono di Davide.
La descrizione di Luca, tuttavia, pur
essendo molto personale, viene considerata da molti come
la genealogia di Maria, mentre quella di Matteo Ë
riconosciuta come quella di Giuseppe. Il fatto pi˘
importante da ricordare Ë che il Bambino promesso
dallíarcangelo Gabriele a Maria, la vergine sposa di
Giuseppe, sarebbe stato di stirpe reale. La genealogia
personale di Giuseppe era sostanzialmente anche quella di
Maria, giacchÈ essi erano cugini di primo grado. Che Maria
appartenesse alla stirpe di Davide Ë chiaramente detto in
molte scritture. Ma poichÈ Ges˘ doveva nascere da Maria,
tuttavia non generato da Giuseppe, il sangue della
posterit‡ di Davide fu dato al corpo di Ges˘ soltanto
attraverso Maria. Nostro Signore, sebbene ripetutamente
chiamato figlio di Davide, non ripudiÚ mai questo
appellativo, ma lo accettÚ come giustamente applicatoGli.
Líapostolo Paolo, il dotto Fariseo, affermÚ: "Che
concerne il Suo Figliuolo, nato dal seme di Davide secondo
la carne"; ed ancora: "Ricordati di Ges˘
Cristo, risorto díinfra i morti, progenie di Davide"
(Romani 1:3; Timoteo 2:8; vedere
inoltre Atti 2:30; 13:23; Confrontare con Salmi 132:11;
vedere anche Luca 1:32).
Al tempo della nascita del Salvatore,
Israele era governata da monarchi stranieri. I diritti
della reale famiglia di Davide non erano riconosciuti; e
il governatore dei Giudei era un funzionario di Roma. Se
Giuda fosse stata una nazione libera e indipendente,
governata dal suo legittimo sovrano, Giuseppe, il
falegname, sarebbe stato il suo re incoronato; e il suo
legittimo successore al trono sarebbe stato Ges˘ di
Nazaret, il Re dei Giudei.
Líannunciazione di Gabriele a Maria fu
quella del Figlio di Davide, al cui avvento era rivolta la
speranza di Israele per avere una solida base. Colui che
fu annunciato, era líEmmanuele, il Dio che avrebbe
dimorato nella carne con il Suo popolo (vedi Matteo
1:23), il Redentore del mondo, Ges˘ il Cristo.
Comparsa del Redentore 10í
di Giuseppe GALLIANO
Andrea, il fratello di Simon Pietro
dopo aver udito Giovanni e seguito Ges˘ e sentito parlare
era cosÏ eccitato che la prima cosa che fece quello stesso
giorno fu di andare a trovare suo fratello Pietro per
raccontargli ogni cosa. Egli disse:
"Abbiam trovato il Messia (che,
interpretato, vuol dire: Cristo); e lo menÚ da Ges˘"
(Giovanni 1:41). Sebbene questo passaggio non
descrive nei dettagli su cosa questi uomini si fossero
detti precedentemente sullíargomento, Ë evidente che da
come viene espressa la frase il "trovare il Messia"
era molto importante per loro ed era qualcosa di cui
avevano gi‡ parlato fra loro precedentemente. Si nota un
gran senso di gioia, un senso di profezia adempiutasi
davanti ai loro occhi, nellíespressione: "Abbiam
trovato il Messia". La scoperta fatta da questi
fratelli, Andrea, Simone, Filippo e Natanaele, ci fa
ritornare alle nostre menti le parole che il Signore
pronunciÚ al profeta Geremia:
"Voi míinvocherete, verrete a
pregarmi e io víesaudirÚ. Voi mi cercherete con tutto il
vostro cuore; e io mi lascerÚ trovare da voi, dice
líEterno" (Geremia 29:12-14).
Negli scritti di MosË alla dispersa
Israele, noi troviamo questa promessa:
"Ma di l‡ cercherai líEterno, il
tuo Dio; e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo
cuore e con tutta líanima tua". (Deuteronomio
4:29).
Ges˘ Ë il Figlio di Dio. Egli nacque da
una madre terrena e da un Padre immortale. CompÏ
uníespiazione infinita per i peccati dellíuomo. Risorse,
aprendo cosÏ le porte dellíimmortalit‡ e della vita eterna
a tutto il genere umano.
Ges˘ Ë la sola persona la cui
nascita, vita, missione, morte e risurrezione siano state
descritte in documenti pubblici secoli prima che
avvenissero. Chi avrebbe potuto scrivere la vita di un
qualsiasi grande uomo prima che essa si realizzasse?
Soltanto la prescienza ed il potere divini, avrebbero
potuto rivelare la vita di Ges˘ con tali particolari, e
poi far sÏ che tutto avvenisse. Nessun uomo avrebbe potuto
farlo!
Gli episodi salienti della vita, morte
e risurrezione di nostro Signore si trovano descritti
accuratamente nei quattro Vangeli del Nuovo Testamento ed
in Atti 1:1-11.
Da queste descrizioni Ë evidente che il
tanto atteso Messia fu finalmente fisicamente presente tra
il Suo popolo. Ges˘ non fece solo miracoli, tramite
i quali dimostrÚ il Suo potere sia sui demoni e sia sugli
elementi della natura, ma Egli espresse esplicitamente
la Sua unit‡ di propositi con il Padre (Giovanni
14:8-10; 17:21) e la Sua vera identit‡ quale
Geova del Vecchio Testamento (Giovanni 8:56-59).
Se MosË saliva sulla montagna per
ricevere la vecchia legge, Ges˘ salÏ il monte per
proclamarne una nuova. Lo stesso MosË era presente alla
TRASFIGURAZIONE di Ges˘ (Matteo 17:1-8).
Il ritratto di Ges˘ nei Vangeli Ë pieno di compassione per
i peccatori, di preoccupazione per i poveri e di amore per
i bambini. I Vangeli Lo ritraggono anche come
uníinsegnante popolare, che insegnava in parabole,
predicava nelle sinagoghe, combatteva líipocrisia e cosÏ
facendo si conquistÚ líamore e líammirazione di molti
seguaci. In merito ricordiamo lo stupore di coloro che Lo
ascoltarono quando pronunciÚ il Suo ormai famoso Sermone
sul monte: "perchíEgli li ammaestrava come avendo
autorit‡, e non come i loro scribi" (Matteo 7:29).
Egli non richiamÚ i poteri di nessun altro quando faceva i
miracoli e non aveva pure bisogno di riferirsi a nessun
altro per giustificare i Suoi insegnamenti. Lui era ed Ë
il punto di riferimento dei profeti e non viceversa.
Egli stesso deteneva quei poteri,
compreso il potere sulla morte, sia sulla morte degli
altri (come ad esempio dimostra la risurrezione di
Lazzaro, quella della figlia di Giairo e del figlio della
vedova di Nain) e sia sulla Sua stessa morte (Giovanni
5:26; 10:17-18). Per questo motivo noi accettiamo
Ges˘ di Nazaret come il nostro Redentore dalla morte. Ma
Egli Ë anche la fonte dellíautorit‡ del Sacerdozio, che
permetteva ad uomini ordinari e senza alcun addestramento
da Lui chiamati a servirLo in una Chiesa da Lui stesso
organizzata ad agire per Suo nome e conto, secondo le
proprie capacit‡, come fece Lui "il Buon Pastore" "a
pascere le Sue pecore" (Giovanni 21:15-17),
sia tramite líinsegnamento, che tramite le ORDINANZE
stesse del Sacerdozio.
Egli insegnÚ la necessit‡ del
battesimo al punto di sottomettersi Lui stesso a
quellíessenziale ordinanza (Giovanni 3:1-5). Egli
aveva considerazione del Tempio dei Suoi tempi e si
aspettava che pure gli altri facessero lo stesso (Luca
2:41-50; Giovanni 2:13-17). InsegnÚ chiaramente il
ruolo della fede e delle opere per ottenere la salvezza e
questo insegnamento veniva predicato con insistenza da
Ges˘, in quanto la dimostrazione dellíamore verso di Lui
si doveva esprimere essenzialmente con líOBBEDIENZA
ai Suoi COMANDAMENTI (Giovanni 14:15; 15:14;
Matteo 5-7).
Il Suo comandamento ai Suoi discepoli
di essere perfetti (Matteo 5:48) era
reso plausibile dal fatto che Egli superÚ le stesse
tentazioni che ci affliggono (Ebrei 4:15-16; Matteo
4:1-11; Luca 4:1-13) e che Egli soffrÏ per le
nostre trasgressioni (Mosia 3:7; Isaia 53:3-12).
Ma ritorniamo alla domanda che ci siamo
posti prima: "Chi avrebbe potuto scrivere la vita di un
qualsiasi grande uomo prima che essa si realizzasse?"
Questo era il modo usato dallíEterno
per dimostrare che approvava la vita e le opere del Suo
Unigenito Figliuolo, ed era anche un mezzo per far sapere
a tutto il genere umano che Ges˘ era il Messia promesso,
la speranza e il desiderio di tutti i tempi. Tutte le
profezie messianiche furono fatte per mezzo della
rivelazione. Per comprenderlo, dobbiamo avere lo stesso
spirito di profezia di coloro che profetizzavano. Pietro
disse:
"Nessuna profezia della Scrittura
procede da vedute particolari; poichÈ non Ë dalla volont‡
dellíuomo che venne mai alcuna profezia, ma degli uomini
hanno parlato da parte di Dio, perchÈ sospinti dallo
Spirito Santo" (2 Pietro 1:20-21).
A Giovanni fu detto che lo spirito
di profezia Ë la testimonianza di Ges˘ (Apocalisse
19:10).
Molti non avevano e oggi non hanno gli
occhi spirituali per vedere i segni dellíatteso Messia, ma
stasera qui tra noi "non ardeva il cuor nostro mentre
si parlava di Lui, mentre si spiegavano le Scritture su di
Lui"? Questo Ë lo spirito di profezia di cui parlava
Giovanni, ovvero la testimonianza che ognuno di noi ha di
Ges˘ Cristo il Figlio Dio. Se avete provato questi
sentimenti stasera avete goduto di questo particolare dono
e questo indipendentemente da noi, in quanto la
testimonianza viene da Dio ascoltando la Sua parola.
Il Presidente J. Reuben Clark Jr.
ha detto:
"Noi che apparteniamo a questa fede
sappiamo che Ges˘ di Nazaret Ë il Cristo. Questa Ë la
nostra conoscenza. Dobbiamo proclamarla in ogni momento e
in ogni circostanza..CosÏ io dico che dobbiamo rimanere
saldamente ancorati alla dottrina dellíespiazione di Ges˘
Cristo, della divinit‡ del Suo concepimento, della Sua
vita immacolata, della Sua morte, della Sua offerta
volontaria della vita. Egli non fu ucciso, ma donÚ la Sua
vita.. La nostra missione e, probabilmente, lo scopo
fondamentale della nostra opera, Ë di rendere continua
testimonianza di Ges˘ Cristo. Non ci dobbiamo mai
permettere che líidea che Egli fosse semplicemente un
grande maestro, un grande filosofo, líartefice di un
grande sistema di valori, entri nei nostri pensieri e meno
che mai nei nostri insegnamenti. Il nostro dovere, giorno
dopo giorno,anno dopo anno, Ë sempre quello di dichiarare
che Ges˘ di Nazaret Ë il Cristo che ha portato alla
redenzione il mondo e a tutti i suoi abitanti". (Conferenza
Generale Ottobre 1955).
Nel nome di Ges˘ Cristo. Amen.


