La
Cristianit‡ nei secoli
Seconda serata - Como, 15/05/2001
La Nuova Legge
La Legge Mosaica: una legge adatta al
popolo ebraico dopo 400 anni di schiavit˘ 10í
di Giuseppe GALLIANO
La Legge Mosaica Ë una Legge data da
Dio a MosË ed Ë costituita da una peculiare ALLEANZA di
obbedienza e di favore tra Dio ed il Suo popolo, che
simboleggiava e prefigurava cose che dovevano ancora
avvenire e che si adempÏ completamente con il sacrificio
espiatorio di Ges˘ Cristo.
La Legge di MosË era un "Vangelo
preparatorio" che abbracciava i principi del pentimento,
del battesimo, della remissione dei peccati e la legge dei
comandamenti carnali (DeA 84:23-27). Era una "legge
molto severa fatta di cerimonie esteriori e di ordinanze"
che aveva líobbiettivo di mantenere gli Israeliti "nel
ricordo di Dio e del loro dovere verso di Lui" (Mosia
13:29-30).
La Legge Mosaica era altamente
simbolica, essendo piena di immagini e di simboli e fu
data come pedagogo, ossia come istruttore, per portare
Israele a Cristo (Galati 3:23-24) e viene compresa
mediante lo "spirito di profezia" o mediante un
"testimonianza di Ges˘" (Apocalisse 19:10; Alma
25:16).
Intorno al 3. secolo d.C. Rabbi
Simlai riportÚ che: "613 erano i comandamenti che
furono rivelati a MosË sul Monte Sinai, 365 rappresentano
proibizioni e sono eguali in numero ai giorni solari
presenti in un anno, e 248 rappresentano "mandati, o
comandamenti che corrispondono in numero alle membra del
corpo umano" (Enciclopedia Giudaica 5:760, citando
Talmud Bavli, Makkot 23b).
Circa un terzo di questi comandamenti
erano da lungo obsoleti, come ad esempio quelli relativi
al tabernacolo ed alla conquista di Canaan. Altri erano
diretti a classi specifiche, come ad esempio i Nazarei, i
giudici, i re o i sommi sacerdoti, o a circostanze che
sarebbero occorse raramente. Escludendo questi
comandamenti, circa un centinaio si applicavano allíintero
popolo. Esempi rilevanti di comandamenti eterni della
Legge di MosË sono i Dieci Comandamenti, che erano parte
della Legge stessa.
Riporto due altre definizioni. La prima
identifica La Legge di MosË come parte del Pentateuco.
Intorno ai tempi di Cristo, gli scrittori del Nuovo
Testamento qualche volta chiamano il Pentateuco "La Legge"
(vedi Luca 24:44; Galati 4:21), anche se la
parola "torah" ha un significato pi˘ ampio (ad esempio
"insegnamenti") ed il Pentateuco contiene anche brani
poetici e narrazioni varie oltre ai comandamenti, ed
alcuni passaggi parlano a tutte le genti e nazioni (Genesi
9:1-7).
Líaltra definizione paragona la legge
ad un sinonimo teologico con le credenze dottrinali, anche
se sbagliato o meno, la salvezza dipende dallíosservanza
dei comandamenti, e quindi facendo una distinzione tra la
legge e la grazia, che per molti Cristiani elimina il
compito di scegliere che la Legge Mosaica Ë ancora
operativa.
Sul Sinai Dio cercÚ di rinnovare
líalleanza e di purificare il popolo, ma questi si
ribellÚ. Nella Sua misericordia Egli designÚ una legge che
lo avrebbe riportato a Lui. Era necessariamente una legge
severa che richiedeva la pratica quotidiana di riti e di
ordinanze "per mantenerli nel ricordo di Dio e del loro
dovere verso di Lui" (Mosia 13:30). Tale sistema
era stato concepito in modo tale che il popolo dovesse
rinnovare la sua promessa di fedelt‡ a Dio ogni giorno
(vedere Bruce R. McConkie, The Promised Messiah,
Deseret Book 1978, pag. 426). Tuttavia la legge serviva
anche ad un altro fine: Dio ammaestrava il popolo sulla
Sua venuta e sul Suo sacrificio espiatorio. CiÚ veniva
fatto con figure e simboli che il Signore intesseva in
ogni aspetto della legge (2 Nefi 11:4). Egli disse:
"Ed ho parlato ai profeti, ho moltiplicato le visioni,
e per mezzo deí profeti ho proposto parabole" (Osea
12:10). LíAnziano Bruce R. McConkie ha spiegato
líuso che Dio fa delle parabole o similitudini: "Per
imprimere in modo fermo e chiaro nella nostra mente le
eterne verit‡ che dobbiamo accettare e in cui credere per
essere salvati, per spiegare il loro vero significato e la
loro importanza con un effetto che sia difficile
dimenticare, per concentrare la nostra attenzione su
queste verit‡ di salvezza, il Signore usa ripetutamente ad
ogni passo delle similitudini. I principi astratti possono
essere facilmente dimenticati o il loro significato pi˘
profondo puÚ essere trascurato; invece i riti compiuti e
le esperienze effettivamente vissute si imprimono nella
mente in maniera tale che non potranno mai essere
dimenticate" (The Promised Messiah, pag. 377).
Nelle ordinanze della legge di MosË il
fedele israelita trovava la speranza nella vita eterna
mediante la fede nellíespiazione di Cristo. Egli lo faceva
confidando nello spirito di profezia che stava al centro
di tutti i riti mosaici. Questo "spirito di profezia"
permetteva agli Israeliti di avere accesso ad alcuni
dettagli della futura opera del Messia per quanto atteneva
alla loro redenzione personale (vedere Jukes, The Law
of the Offerings. Pag. 13). Per mezzo dello spirito di
profezia gli Ebrei potevano vedere in ogni ordinanza
qualcosa che simboleggiava líeterno ministero di Cristo.
"La celebrazione di tutte queste
ordinanze o atti, da Adamo a Cristo, rientrano pertanto
nella categoria degli atti e dei riti messianici" (McConkie,
The Promised Messiah, pag. 378).
"E pertanto ogni cosa connessa con
il sacerdozio inferiore prefigurava Cristo e il Suo
Vangelo. Ogni rito mosaico era disposto e svolto in modo
da rappresentare una prefigurazione o premonizione di ciÚ
che doveva avvenire" (The Promised Messiah,
pag. 416).
Líordinanza mosaica del sacrificio
consisteva di due categorie di offerte: quelle volontarie
(olocausti, sacrifici díazioni di grazie e oblazioni) e
quelle obbligatorie (sacrifizi per il peccato e sacrifizi
di riparazione). Sebbene la loro esecuzione differisse,
esse avevano in comune alcuni elementi: uníofferta, un
offerente, un luogo in cui effettuare líofferta,
líimposizione delle mani, un sacerdote, sale, fuoco e
sangue.
Le offerte. Le offerte erano
animali del gregge o dellíarmento, alcuni tipi di uccelli
e cereali o loro derivati. Líanimale sacrificale doveva
essere tra quelli che Dio aveva dichiarato puri e che
servivano anche come cibo (Levitico 11:1-12;
Deuteronomio 14:4). Doveva essere un animale domestico
(Levitico 1:2-3; 10; 22:21; Numeri 15:3)
immune da difetti fisici (Levitico 22:19-20). I
cereali dovevano essere macinati e ridotti in farina,
arrostiti o essiccati. Gli animali accettati in olocausto
erano vitelli, agnelli maschi e capretti, colombe.
Líanimale veniva portato al lato nord dellíaltare dove
líofferente gli imponeva le mani sul capo e poi
líuccideva.
Líofferente. Líofferta serviva come
simbolo non soltanto del Salvatore ma anche
dellíofferente. Eí ovvio che líanimale sacrificale era un
tipo (prefigurazione o modello) del Signore, e che
la sua perfezione, ossia líassenza di difetti,
rappresentava la purezza del Salvatore. Tuttavia il
simbolismo non si ferma qui. Il rito si incentrava sulla
necessit‡ dellíindividuo di essere accetto al cospetto di
Dio in modo da poter beneficiare dellíalleanza. Il
Salvatore fece di SÈ stesso uníofferta accettabile grazie
alla misericordia e alla fede che dimostrÚ durante il Suo
ministero terreno, grazie alle quali líuomo puÚ usufruire
della riconciliazione (Ebrei 2:17 e 2:9). Allo
stesso modo, dedicando sÈ stesso a Dio, líIsraelita si
riconciliava a Lui.
Il sacerdote. Sebbene ogni
individuo preparasse il sacrificio per se stesso o per la
sua famiglia, egli non poteva avvicinarsi allíaltare. Sino
a quando non era stata compiuta líespiazione egli veniva
considerato peccatore e non gli era pertanto concesso di
accedere ai luoghi sacri. Egli si trovava nella necessit‡
di avere un mediatore, un sacerdote che poteva intervenire
e operare in suo favore. Soltanto il sacerdote poteva
avvicinarsi allíaltare per offrire il sacrificio che
avrebbe reso líIsraelita puro e accetto. In questo ruolo
il sacerdote era a similitudine di Cristo, che Ë il grande
mediatore tra Dio e líuomo.
Líaltare. Sebbene il tabernacolo
ed in seguito il tempio fossero la dimora della Divinit‡,
líaltare era il luogo in cui Geova aveva promesso di
incontrarsi con il Suo popolo, di parlargli e di
riconciliarsi con lui (Esodo 29:42). Líaltare
conteneva un fuoco. Il fuoco nellíaltare originario di
MosË e di Aaronne era stato acceso da Geova (Levitico
9:23-24). Era dovere del sacerdote tenere acceso il
fuoco per simboleggiare la continuazione dellíalleanza che
rendeva efficace líordinanza del sacrificio.
Nelle Scritture il fuoco spesso
simboleggiava due cose: líazione di purificazione dello
Spirito Santo e il tormento della dannazione. CiÚ derivava
dal potere del fuoco di distruggere ciÚ che Ë deperibile e
corrotto e di purgare e purificare ciÚ che Ë imperituro
(vedere Keil e Delitzsch, Commentary, 8:20).
"Tutti i fuochi, su tutti gli altari
del passato, nel bruciare la carne degli animali
significavano che la purificazione spirituale sarebbe
venuta per mezzo dello Spirito Santo che il Padre avrebbe
mandato per mezzo del Figlio" (The Promised Messiah,
pag. 432). Tutte le uccisioni sacrificali venivano
compiute nel cortile interno del tabernacolo o tempio, in
modo che avvenissero vicino allíaltare e al fuoco.
Líofferta del sacrificio. Quando
Dio rivelÚ líordinanza del sacrificio ammaestrÚ MosË nella
celebrazione delle offerte volontarie e poi di quelle
obbligatorie. Nella pratica tuttavia Egli ordinÚ che
queste ultime venissero celebrate per prime; da ciÚ
deduciamo che per Dio le offerte volontarie sono quelle di
cui pi˘ si compiace, ma che quelle obbligatorie devono
preparare la via.
Líofferta volontaria. Dopo
líofferta per il peccato si poteva fare uníofferta
volontaria per rinnovare le alleanze ed esprimere
sottomissione a Dio. Líapostolo Paolo disse che la legge
di MosË era un pedagogo per portare Israele al Signore (Galati
3:24-25). Nellíordinanza del sacrificio questo
concetto Ë illustrato stupendamente. Coloro che avevano
fede (ossia si trovavano sotto líinfluenza dello spirito
di profezia) imparavano da Cristo, confidavano in Cristo e
per questo si avvicinavano a Cristo. Nellíordinanza del
sacrificio, come nel nostro sacramento, Israele poteva
ricordare Dio in modo da poter aver con sÈ il Suo Spirito.
I Comandamenti di Dio, come disse MosË,
hanno lo scopo di renderci "felici" (Deuteronomio 6:24).
Ogni legge ha lo scopo di edificare e ispirare,
riconciliare e perfezionare. Questo principio abbraccia
anche la legge di MosË. Essa fu un castigo soltanto nel
senso che era meno di quanto il popolo avrebbe dovuto
ottenere; ma era un mezzo per compiere i propositi di Dio,
come lo sono tutti i Suoi comandamenti.
La Cristianit‡ nei secoli
Seconda serata - Como, 15/05/2001
La Nuova Legge
Il Regno di Israele per 1400 anni sino
alla nascita di Ges˘ Cristo 10í
di Giuseppe GALLIANO
Come abbiamo visto nel nostro incontro
precedente il nome Israele appare nella Bibbia come un
titolo conferito a Giacobbe al tempo in cui egli riuscÏ
nella sua determinazione di ottenere una benedizione dal
suo visitatore celeste nel deserto, ricevendo la promessa:
"Il tuo nome non sar‡ pi˘ Giacobbe,
ma Israele, poichÈ hai lottato con Dio e gli uomini, ed
hai vinto" (Genesi 32:28). Leggiamo inoltre: "Iddio
apparve ancora a Giacobbe, quando questi veniva da
Paddan-Aram; e lo benedisse. E Dio gli disse: "Il tuo nome
Ë Giacobbe; ma tu non sarai pi˘ chiamato Giacobbe, il tuo
nome sar‡ Israele. E gli mise nome Israele" (Genesi
35:9,10).
Ma la combinazione nome-titolo
accordata in condizioni di solenne dignit‡ assunse un
significato pi˘ ampio fino a significare la posterit‡ di
Abramo, attraverso Isacco e Giacobbe, con ognuno dei quali
il Signore aveva stretto uníalleanza per la quale,
mediante i loro discendenti, tutte le nazioni della terra
dovevano essere benedette. CosÏ il nome del singolo
patriarca si sviluppÚ fino a designare un popolo, con
dodici trib˘, i cui componenti erano lietissimi del titolo
di Israeliti o figli di Israele.
Con questi nomi essi vennero
collettivamente conosciuti durante tutti i tenebrosi
giorni della loro schiavit˘ in Egitto, durante tutti i
quarantíanni del loro esodo e del loro viaggio verso la
terra promessa, fino al periodo della loro esistenza di
popolo potente sotto il governo dei Giudici, e come
nazione unita durante i centoventi anni dei successivi
regni di Saulo, Davide e Salomone.
Alla morte di Salomone, probabilmente
intorno al 975 a.C., il Regno fu diviso. La trib˘ di Giuda
e parte della trib˘ di Beniamino accettarono come loro re
Roboamo, figlio e successore di Salomone, mentre il resto
del popolo, generalmente indicato come le Dieci Trib˘ si
rivoltÚ contro Roboamo e, venendo meno alla sua fedelt‡
verso la casa di Davide, scelse Geroboamo come quale suo
re.
Le Dieci Trib˘, sotto Geroboamo,
conservarono il titolo di Regno di Israele, benchÈ il
regno fosse egualmente conosciuto con il nome di Efraim
dal nome della sua trib˘ pi˘ importante, mentre Roboamo ed
i suoi sudditi erano conosciuti come Regno di Giuda. Per
circa duecentocinquanta anni i due regni condussero
uníesistenza separata, dopo di che, intorno al 721 a. C.,
il Regno di Israele perdette la sua indipendenza, ed il
popolo fu fatto prigioniero dagli Assiri sotto Shalmaneser,
mentre líaltro, il Regno di Giuda sopravvisse ancora per
oltre un secolo, e poi cadde ad opera di Babilonia. Per
settanta anni il popolo rimase in stato di schiavit˘, e
ciÚ secondo la profezia di Geremia:
"E tutto questo paese sar‡ ridotto
in una solitudine e in una desolazione, e queste nazioni
serviranno il re di Babilonia per settantíanni. Ma quando
saran compiuti i settantíanni, io punirÚ il re di
Babilonia e quella nazione, dice líEterno, a motivo della
loro iniquit‡, e punirÚ il paese deí Caldei, e lo ridurrÚ
in una desolazione perpetua" (Geremia 25:11, 12).
In seguito il Signore addolcÏ il cuore
dei regnanti ed ebbe cosÏ inizio líopera di emancipazione
promossa da Ciro il Persiano. Al popolo ebraico fu
permesso di ritornare nella Giudea per ricostruirvi il
Tempio a Gerusalemme.
Il popolo, allora comunemente
conosciuto come Ebrei o Giudei, mantenne come nome
líappellativo di "Israele", nonostante comprendesse
soltanto due trib˘ complete delle dodici originarie. Il
nome "Israele", portato con orgoglio encomiabile
dai superstiti di quella che era stata una potente
nazione, fu usato in maniera figurativa per indicare il
popolo dellíalleanza che costituiva la Chiesa di Cristo (vedi
Romani 9:6; Galati 6:16); e in questo senso Ë tuttora
usato.
Eí stato detto che "se fosse scritta la
storia completa della casa díIsraele, essa sarebbe la
storia delle storie, la chiave della storia del mondo per
i venti secoli trascorsi".
La giustificazione di questa
dichiarazione la si trova nel fatto che gli Israeliti sono
stati cosÏ interamente disseminati fra le varie regioni
della terra da meritare, come popolo, un posto di
importanza quale fattore dellíascesa e del progresso di
quasi tutte le grandi divisioni della famiglia umana.
Come abbiamo visto precedentemente
durante líesodo dallíEgitto a Canaan, la loro terra
promessa, il Signore dette loro molte leggi ed istituÏ
delle ordinanze per il loro governo negli affari temporali
e spirituali.
Egli diede loro anche delle grandi
benedizioni, ma queste erano soggette alla obbedienza
degli Israeliti, alle leggi di giustizia e alla fede in
Lui stesso come Dio e come Re. In antitesi a questo, il
Signore descrisse, con terribile chiarezza, la portata di
spaventevoli sventure e paurose disgrazie che li avrebbero
colpiti se fossero usciti dal sentiero della rettitudine e
se avessero preso le abitudini peccaminose dei popoli
pagani con i quali sarebbero stati in contatto.
Le parti pi˘ tenebrose di queste
disgrazie erano quelle che descrivevano il futuro
disfacimento della nazione e la dispersione del popolo in
mezzo a coloro che non conoscevano Dio. Queste estreme
calamit‡, tuttavia, dovevano colpire Israele solo nel caso
che punizioni meno severe si fossero dimostrate inefficaci
(Levitico 26:14-33; Deuteronomio 28:25-64).
La storia ci riporta spietatamente che
Israele scelse líalternativa del male, rinunciando alle
benedizioni e raccogliendo maledizioni. Abbiamo visto
prima la descrizione della distruzione e dispersione del
Regno di Israele. Per il tramite del profeta Geremia il
Signore ricordÚ a Giuda il destino dei loro fratelli e
quindi a seguito della loro continua e crescente
malvagit‡, e disse:
"Vi caccerÚ dal mio cospetto, come
ho cacciato tutti i vostri fratelli, tutta la progenie díEfraim"
(Geremia 7:12, 15).
Anche la loro terra doveva essere
saccheggiata, tutte le citt‡ di Giuda dovevano diventare
desolate (Geremia 9:11; 10:22), e il popolo
disperso tra i vari regni della terra (Geremia 34:17).
Anche il profeta Amos dichiarÚ: "Io scuoterÚ la casa
díIsraele fra tutte le nazioni, come di fa col vaglio"
(Amos 9:9) ed il profeta Zaccaria rincarÚ la dose:
"Io li disseminerÚ fra i popoli, ed essi si
ricorderanno di me nei paesi lontani" (Zaccaria
10:9).
Solo parte di Giuda ritornÚ alla terra
promessa dopo settanta anni di prigionia in Babilonia.
Ciro il Persiano, infatti, che aveva sottomesso i
Babilonesi, concesse al popolo che ritornasse a
Gerusalemme.
Coloro che fecero ritorno cercarono
seriamente di ricostruire il gi‡ posseduto e perduto
potere, senza perÚ riuscire mai pi˘ ad essere un popolo
veramente indipendente. Essi furono aggrediti dalla Siria
e dallíEgitto e successivamente diventarono tributari dei
Romani, condizione questa in cui erano durante il
personale ministero di Ges˘ Cristo fra loro.
La profezia di Geremia non si era
completamente compiuta, ma il tempo dimostrÚ che ogni
parola si sarebbe avverata. "Tutto Giuda Ë menato in
cattivit‡, Ë menato in esilio tutto quanto" (Geremia
13:19).
Disordini e ribellioni fra gli Ebrei
furono la parvenza di una scusa per il castigo inflitto
loro dai loro padroni romani, castigo che culminÚ con la
distruzione di Gerusalemme nellíanno 71 d.C. La citt‡
cadde, dopo un assedio di sei mesi, davanti alle armate
romane guidate da Tito, figlio dellíimperatore Vespasiano.
Giuseppe, il famoso storico, al quale si deve la maggior
parte della nostra conoscenza circa i particolari della
lotta, risedette egli stesso in Galilea e fu trascinato a
Roma insieme ai prigionieri. Dalla sua cronaca apprendiamo
che pi˘ di un milione di Ebrei persero la vita per la fame
determinata dallíassedio; molti altri furono venduti come
schiavi, e molti altri ancora furono costretti ad
espatriare. La citt‡ fu completamente distrutta, e il
suolo su cui prima sorgeva il Tempio fu arato dai Romani
in cerca di tesori. CosÏ si avverarono le parole di
Cristo: "Non sar‡ lasciata qui pietra sopra pietra che
non sia diroccata" (Matteo 24:1,2).
Dalla distruzione di Gerusalemme con il
definitivo smembramento dellíautonomia ebraica, gli Ebrei
sono stati un popolo errante sulla superficie della terra,
un popolo senza patria, una nazione senza casa. La
profezia del profeta Amos si era completamente adempiuta,
cioË Israele Ë stata scossa fra tutte le nazioni "come
si fa col vaglio" (Amos 9:9). Eí tuttavia da
tener presente che, unita a quella terribile predizione,
cíera anche la promessa: "e non cadr‡ un granello in
terra" . Insieme alle maledizioni, sotto le quali si
contorceva e gemeva, aveva anche la sicurezza delle
benedizioni. Le sofferenze díIsraele non sono state che un
castigo necessario di un Padre addolorato e tuttavia
affettuoso che, mediante questo mezzo efficace, voleva
purificare i suoi figli macchiati dal peccato. In Salmi
94:12 leggiamo: "Beato líuomo che tu correggi, o
Eterno".
BenchÈ colpito dagli uomini, e benchÈ
una gran parte di esso sia sparito dalla conoscenza del
mondo, Israele non Ë perduto per il Suo Dio. La
costituzione dello Stato di Israele in questi ultimi anni
Ë solo una parte del predetto raduno, in quanto il Signore
ha detto: "e nonostante tutto questo, quando saranno
nel paese dei loro nemici, io non li disprezzerÚ e non li
prenderÚ in avversione fino al punto díannientarli del
tutto e di rompere il mio patto con loro; poichÈ io sono
líEterno, il loro Dio" (Levitico 26:44).
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La Nuova Legge
Opposizione politica e religiosa 10í
di Giuseppe GALLIANO
Come abbiamo gi‡ visto nel nostro
incontro precedente al tempo di Cristo vi erano diverse
sette nel mondo ebraico. Abbiamo visto la volta scorsa i
Samaritani, i Sadducei, i Farisei e gli Scribi. Vediamo un
attimo di rivedere un poí insieme alcune slides gi‡ viste
:
1. slide: Gli Scribi. Funzionari
pubblici, venivano considerati Dottori della Legge.
Appartenevano al partito Farisaico, ma
acquisirono notevole influenza politica.
Costituivano la maggioranza nel
Sinedrio.
2. slide: I Farisei. Rigorosi
nellíosservanza formale di innumerevoli precetti, erano
tradizionalisti, ma credevano nella
vita dopo la morte.
3. slide: I Sadducei. Davano
valore solo alla Legge scritta. Negavano la resurrezione e
líimmortalit‡. Erano violentemente
ostili ai Farisei ma erano aperti alla cultura
ellenistica.
4. slide: I Samaritani.
Originari della Samaria, si erano uniti agli Assiri ed
erano
considerati una casta inferiore.
Non avevano peso nel Sinedrio e non costituivano una
corrente teologica in opposizione alle tre correnti
pi˘ autorevoli.
Non Ë esagerato dire che i Giudei
odiavano tutti gli altri popoli e che erano a loro volta
disprezzati da tutti gli altri. Essi manifestavano una
particolare avversione per i Samaritani, forse perchÈ
questo popolo persisteva nei suoi sforzi di rivendicare un
qualche diritto di comunanza razziale.
Questi Samaritani erano un popolo
misto, ed erano considerati dai Giudei come una
moltitudine di bastardi, immeritevoli di rispetto. Quando
le Dieci Trib˘ furono condotte in prigionia dal re díAssiria,
furono mandati degli stranieri a popolare la Samaria (2
Re 17:24).
Questi ultimi si imparentarono per
mezzo di matrimoni con gli Israeliti che erano sfuggiti
alla prigionia; e qualche elemento della religione
díIsraele sopravvisse in Samaria. Al tempo di Cristo
líinimicizia fra i Giudei e i Samaritani era cosÏ spinta
che i viaggiatori fra la Giudea e la Galilea preferivano
fare delle lunghe deviazioni piuttosto che passare per la
provincia di Samaria, che si trovava nel mezzo. I Giudei
non volevano avere alcun rapporto con i Samaritani.
Líorgoglioso senso di autosufficienza,
líossessione per líesclusivit‡ e la separazione - una
caratteristica cosÏ distinta nei Giudei di quel periodo -
erano cose che le madri inculcavano nei figli sin dalla
loro infanzia e ribadita nelle sinagoghe e nelle scuole.
Il Talmud ingiungeva a tutti gli Ebrei
di non leggere i libri dei popoli stranieri e avvertiva
che ci si fosse macchiato di una tale colpa non poteva pi˘
sperare nel favore di Geova (Bab. Talmud, Sinedrio,
90). Giuseppe Flavio conferma questa ingiunzione e
scrive che il concetto della saggezza fra gli Ebrei
significava solamente conoscere bene la legge e avere la
capacit‡ di dissertare su di essa. Una delle cose pi˘
importanti era la legge, della quale si richiedeva una
conoscenza profonda tanto quanto profonda era la
disapprovazione per altri studi. In questo modo si venne a
creare una netta separazione fra i dotti e i non dotti, e
come inevitabile conseguenza, coloro che erano ritenuti
eruditi, o che cosÏ si consideravano, guardavano con
disprezzo i loro fratelli privi di istruzione
considerandoli una classe separata ed inferiore (Giovanni
7:45-49).
Appena ottanta anni dopo il ritorno
dallíesilio di Babilonia certi studiosi, pi˘ tardi noti
come scribi e onorati come rabbini o dottori, finirono per
essere riconosciuti come uomini díuna certa autorit‡. In
base alle indicazioni contenute nel Talmud,
líorganizzazione consisteva di centoventi eminenti
studiosi, e lo scopo dei loro lavori Ë cosÏ espresso: "Siate
prudenti nel giudizio; preparate molti studiosi e
costruite una barriera di protezione intorno alla legge".
Essi seguirono questa esortazione con
diligente ed attenta considerazione moltiplicando per se
stessi scribi e rabbini e scrivendo molti libri e
trattati. Inoltre essi eressero una barriera intorno alla
legge con líaggiunta di numerose nuove norme.
Scribi e Rabbini furono elevati al
grado pi˘ alto nella stima del popolo, superando lo stesso
ordine Levitico o sacerdotale. Alle parole dei Rabbini fu
data la precedenza rispetto alle rivelazioni dei profeti.
Questi poteri secolari, che la sovranit‡ romana permetteva
ai Giudei di mantenere, permetteva a Scribi e Rabbini
tutti gli onori ufficiali e professionali. La conseguenza
di questo stato di cose portÚ allíassoluta mancanza di
distinzione fra legge ebraica civile e legge
ecclesiastica. Ges˘ Cristo si proclamÚ il solo Maestro
(Rabbi) e ciÚ frustÚ il compiacimento e líadulazione della
setta: Per quanto riguarda poi líinterpretazione data da
taluni che sostenevano che il significato della parola
"Rabbi" fosse "padre", Ges˘ proclamÚ che cíera un solo
Padre ed era in cielo: "Ma voi non vi fate chiamar ëMaestroí;
perchÈ uno solo Ë il vostro maestro, e voi siete tutti
fratelli. E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre,
perchÈ uno solo Ë il Padre vostro, quello che Ë neí i
cieli. E non vi fate chiamare guide, perchÈ una sola Ë la
vostra guida, il Cristo" (Matteo 23:8-10).
Poi abbiamo gli Esseni, i Nazirei, gli
Erodiani e i Galilei. Trascuriamo gli altri per una
questione di tempo ed anche perchÈ sono gi‡ stati trattati
la scorsa volta, e vediamo un attimo i Galilei. I Galilei,
o popolo della Galilea, si distinguevano dai loro compagni
Israeliti della Giudea per una maggiore semplicit‡ e per
un minore ostinato attaccamento alle cose della legge.
Essi erano contrari alle innovazioni, ma erano pi˘
liberali e meno fanatici di alcuni Giudei che si
professavano devoti.
Líautorit‡ del sacerdozio era
apparentemente riconosciuta dai Giudei al tempo di Cristo,
ma nella considerazione del popolo i sacerdoti erano
inferiori ai rabbini. A quel tempo la religione era
soprattutto una questione di forma, basata quasi
interamente sulle manifestazioni esteriori del culto,
ossia sulle cerimonie, rituali ecc. Essa aveva perduto il
vero sentimento religioso.
Queste in breve erano le principali
caratteristiche del mondo ebraico quando Ges˘ il Cristo
nacque nel meridiano dei tempi. Ges˘ Cristo provocÚ
líinvidia di tutte queste sette che si coalizzarono
compatte contro di Lui.
Dal Getsemani il Cristo con le mani
legate e prigioniero fu condotto davanti ai capi giudaici,
ma secondo la legge ebraica, portare Ges˘ dinanzi a Caiafa,
il sommo sacerdote del Sinedrio, era illegale e
irregolare, come tutti gli atti successivi di quella sera.
Ges˘ si consegnÚ volontariamente e senza protestare ai
suoi carnefici e quando fu condotto davanti al consiglio
del Sinedrio, prigioniero e con le mani legate, oggetto
del loro odio e loro vittima predestinata, fu
immediatamente messo sotto accusa per aver contravvenuto
la legge, scritta e tradizionale. Tale interrogatorio era
completamente illegale e Ges˘ rispose loro: "Io ho
parlato apertamente al mondo; ho sempre insegnato nelle
sinagoghe e nel tempio, dove tutti i Giudei si radunano; e
non ho detto nulla in segreto. PerchÈ míinterroghi?
Domanda a quelli che míhanno udito, quel che ho detto
loro; ecco, essi sanno le cose che ho detto" (Giovanni
18:20-22). Líopposizione finalmente poteva scatenarsi
davanti al Figlio di Dio inerme, i poteri delle tenebre
erano liberi di agire senza pi˘ ostacoli di sorta. I
rappresentanti del Suo popolo Lo stavano giudicando
ingiustamente, e Lui davanti al Sinedrio, formato da
settantuno studiosi ordinati, inclusi Leviti, Sacerdoti,
Scribi, Farisei, Sadducei ed esponenti appartenenti ad
altre correnti politiche, spesso in lotta fra di loro, si
trovarono tutti compatti a giudicare ed a condannare
illegalmente il loro Messia.
Ma ecco alcuni dei punti irregolari di
quel processo:
Punto 1: Líarresto di Ges˘ fu
illegale perchÈ venne effettuato di notte e mediante
il
tradimento di Giuda, un complice;
entrambe le cose erano vietate dalla legge giudaica.
Punto 2: Líudienza privata di
Ges˘ dinanzi ad Anna o Caiafa fu illegale, perchÈ
(1)ebbe luogo di notte; (2)
líudienza di una qualsiasi causa da parte di "un solo
giudice" era espressamente proibita; (3) "Uno dei
principi continuamente riprodotti nelle Scritture
ebraiche si riferisce alle due condizioni di
pubblicit‡ e libert‡" (Salvador).
Punto 3: Líaccusa contro Ges˘ era,
nella forma, illegale. Tutto il codice di procedura
penale mosaica poggia su quattro
regole: líesatta definizione dellíimputazione; il
pubblico dibattito; la piena libert‡ concessa
allíaccusato e líassicurazione contro tutti i pericoli
o errori delle testimonianze. Inoltre il Sinedrio non
formulava e non poteva dare origine, ad accuse, esso
indagava soltanto sulle accuse che gli venivano
presentate.
Punto 4: Il processo contro Ges˘ fu
illegale perchÈ si svolse di notte. "Che un delitto
capitale venga esaminato durante il
giorno, ma sospeso di notte" (Mishna, Sinedrio
4:1).
Punto 5: La procedura seguita
dal Sinedrio nel processo contro Ges˘ fu illegale
perchÈ la corte si riunÏ prima
dellíofferta del sacrificio mattutino.
Punto 6: Gli atti contro Ges˘
furono illegali perchÈ condotti in un giorno che non
solo era precedente il sabato
giudaico, ma era anche il primo giorno del pane non
lievitato e la vigilia di Pasqua.
Punto 7: Il processo di Ges˘ fu
illegale perchÈ si concluse in un giorno.
Punto 8: La sentenza di condanna
pronunciata contro Ges˘ dal Sinedrio fu
Illegale perchÈ fondata soltanto
sulla Sua crocifissione.Uno dei principi
fondamentali della nostra giurisprudenza Ë che nessuno
puÚ presentare uníaccusa contro sÈ stesso. Una
confessione spontanea da parte sua, non Ë riconosciuta
come testimonianza, e quindi non Ë sufficiente a
condannarlo, a meno che un numero legale di testimoni
non corroborino la sua autoaccusa.
Punto 9. La condanna di Ges˘ fu
illegale perchÈ il verdetto del Sinedrio fu
unanime."Se nessuno dei
giudici difende líimputato, cioË se tutti lo ritengono
colpevole, senza che fra la corte ci sia un suo
difensore, il verdetto di colpevolezza Ë invalidato e
la sentenza di morte non puÚ essere eseguita" (Rabbino
Wise).
Punto 10. Il processo contro
Ges˘ fu illegale perchÈ: (1) La sentenza di condanna
\fu pronunziata in un luogo
proibito dalla legge; (2) Il sommo sacerdote si
stracciÚ le vesti; (3) La votazione fu irregolare.
Punto 11. I membri del Gran
Sinedrio non erano legalmente qualificati per
processare Ges˘.
Punto 12. La condanna di Ges˘ fu
illegale perchÈ la difesa non fu presa in
considerazione. "Tu farai
delle ricerche, investigherai, interrogherai con cura"
(Deuteronomio 13:14).
"Le pagine della storia umana non
presentano alcun caso di assassinio legalizzato pi˘
evidente del processo e della crocifissione di Ges˘ di
Nazaret, per la semplice ragione che tutte le norme di
legge furono violate o calpestate nel processo penale
istruito contro di Lui" (Chandler; pag. 216).
Eí incredibile che tutto questo sia
stato perpetrato proprio da coloro che si autodefinivano
"Rabbini", ossia maestri, ovvero i difensori ed i
conoscitori della legge.
La Cristianit‡ nei secoli
Seconda serata - Como, 15/05/2001
La Nuova Legge
Il Sacrificio di Ges˘ Cristo si compie
15í
di Giuseppe GALLIANO
La maggior parte del Cristianesimo
pensa che líatto supremo del Sacrificio di Ges˘ Cristo si
sia compiuto sulla croce sul Calvario e certamente il Suo
Sacrificio fu completato quando fu posto in croce e
sicuramente quei momenti e quelle sofferenze sono pi˘
drammatiche e forse pi˘ commoventi. Ma in realt‡ il dolore
e la sofferenza, il trionfo e la grandezza dellíEspiazione
ebbero luogo principalmente nel Getsemani. Se scendiamo
ancora oggi dai fianchi occidentali del Monte degli Ulivi
si arriva quasi in fondo ad un burrone e lÏ troviamo un
giardino o un piccolo uliveto chiamato Getsemani. Il nome
significa "frantoio" forse perchÈ in quellíuliveto cíera
una pressa per lavorare i frutti di quegli alberi. Questo
luogo si trova a circa 800 metri dalle mura della citt‡ ed
era un posto in cui Ges˘ ed i Suoi discepoli si isolavano
spesso. Quando arrivÚ al Giardino, Ges˘ disse ad otto
degli undici apostoli: "Sedete qui finchÈ io sia andato
l‡ ed abbia pregato" (Matteo 26:36). Poi presi
con sÈ Pietro, Giacomo e Giovanni, quegli stessi che si
erano trovati con Lui sul Monte della Trasfigurazione, si
inoltrÚ nel giardino. Líora era venuta. Le Sue istruzioni
ai tre apostoli furono brevi e grevi: "Líanima mia Ë
oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate
meco" (Matteo 26:38). "Pregate, chiedendo di
non entrare in tentazione" (Luca 22:40).
Poi Ges˘ si inoltrÚ ulteriormente nel
giardino per circa un tiro di pietra (circa 30 metri) e "con
la faccia a terra" cominciÚ a pregare (Matteo 26:39).
In prostrata supplica, nostro Signore disse: "Abba,
Padre! Ogni cosa ti Ë possibile; allontana da me questo
calice! Ma pure non quello che io voglio, ma quello che tu
vuoi" (Marco 14:36). Ma non era possibile
allontanare quel calice, perchÈ la legge dellíespiazione,
come tutte le altre leggi, doveva essere soddisfatta, in
quanto Dio non poteva essere Dio senza adempierla.
LíEspiazione doveva essere compiuta ed
un Dio doveva essere sacrificato. In quel momento fu
lasciato completamente solo, anche lo Spirito Santo lo
abbandonÚ. Gli Apostoli si addormentarono "perchÈ gli
occhi loro erano aggravati" e quando furono svegliati essi
si sentirono imbarazzati e vergognosi tanto da non saper
cosa dire.
Quella sofferenza era troppo grande da
sopportare per loro e non potevano sostenerla.
Fu l‡ che Ges˘ prese su di SÈ i peccati
del mondo a condizione del pentimento. Fu l‡ che Egli
soffrÏ al di l‡ di ogni capacit‡ di resistenza umana. Fu
l‡ che Egli sudÚ gocce di sangue da ogni poro. Fu l‡ che
la Sua angoscia fu cosÏ grande che avrebbe preferito
rinunciare a bere la coppa amara. Fu l‡ che Egli fece la
scelta finale di seguire la volont‡ del Padre. Fu l‡ che
un angelo dal cielo venne a fortificarLo nella Sua prova
pi˘ grande. Molti sono stati crocifissi ed il tormento ed
il dolore sono terribili, ma soltanto Uno, líUomo che
aveva Dio come Padre anche del Suo corpo, si chinÚ sotto
il fardello del dolore e della sofferenza che oberarono le
Sue spalle in quella terribile notte in cui Egli scese al
di sotto di tutte le cose e si preparÚ a levarsi al di
sopra di ogni cosa" (McConkie, DNTC, 1:774-775).
Il Sacrificio si era compiuto! Ges˘
doveva togliere i peccati dagli uomini mediante il
Sacrificio di sÈ stesso; su di Lui scese il peso e la
sofferenza delle epoche e delle generazioni e soffrÏ nella
Sua persona le conseguenze di una legge eterna di Dio,
violata dagli uomini. Da questo scaturisce il Suo profondo
dolore, la Sua indescrivibile angoscia, la Sua tortura
insopportabile, Egli portÚ il peso e la responsabilit‡ ed
il fardello dei peccati di tutti gli uomini, cosa che per
noi Ë incomprensibile.
LíEspiazione di Ges˘ Cristo Ë il
preordinato ma volontario atto dellíUnigenito Figlio di
Dio. Egli offrÏ la Sua vita, incluso il Suo corpo e sangue
innocente, unitamente a pene spirituali indicibili quale
riscatto redentore per (1) gli effetti della Caduta di
Adamo su tutta líumanit‡ e (2) per i peccati personali di
tutti coloro che si pentono, da Adamo alla fine del mondo.
Il significato letterale della parola
espiazione, in inglese "atonement" Ë proprio pi˘
evidente nella lingua inglese e significa: "at-one-ment",
cioË líatto di unificare o di riportare insieme cosa Ë
stato prima separato o allontanato.
Questo ruolo di Mediatore dellíumanit‡
davanti a Dio spiega perchÈ Giovanni nel Libro
dellíApocalisse descrive Cristo come "líAgnello
immolato prima della fondazione del mondo" (Apocalisse
13:8) e perchÈ, come abbiamo visto nei dettagli la
scorsa volta, profeti, sacerdoti e re, compresi MosË (Deuteronomio
18:15, 17-19; Giobbe 19:25-27), i Salmisti (Salmi
2, 22), Zaccaria (9:9; 12:10; 13:6), Isaia (7:14;
9:6-7; 53) e Michea (5:2), poterono parlare del
Messia e del Suo ruolo divino molti secoli prima della Sua
nascita fisica.
Questa Espiazione infinita di Cristo -
e solo di Cristo - fu possibile perchÈ:
1) Egli era líunico Uomo senza
peccato che sia mai vissuto e mai vivr‡ su questa
terra e perciÚ non era soggetto alla morte spirituale
che viene come conseguenza del peccato;2) Egli era líUnigenito del Padre e
perciÚ possedeva gli attributi della Divinit‡, che Gli
dava potere sulla morte fisica;3) Egli era líunico
sufficientemente umile e desideroso nel premortale
Concilio dei Cieli ad essere preordinato in quel
contesto per questo servizio.
Ogni persona ragionevole si Ë posta la
domanda che Giobbe seppe esprimere con accenti poetici
tanti secoli fa: "Se líuomo muore. PuÚ egli tornare in
vita?" (Giobbe 14:14). La morte Ë il destino
comune di tutta líumanit‡; colpisce gli anziani che
avanzano su gambe ormai traballanti; bussa alla porta di
coloro che hanno appena raggiunto il mezzo del cammin di
propria vita; e spesso pone fine al riso di un bambino.
Noi ridiamo, piangiamo, lavoriamo, giochiamo, amiamo,
viviamo, infine moriamo; e morti noi rimarremmo se non
fosse per un Uomo e per la Sua Missione: Ges˘ di Nazareth.
Getsemani abbiamo visto che significa
pressa delle olive. Líolio díoliva era líessenza stessa
della vita in Israele, ma per ottenerlo le olive dovevano
essere prima sottoposte ad una immensa pressione. Soltanto
dopo essere state frante senza misericordia le olive che
sono amare possono produrre il dolce olio. Era questíolio
che dava luce al buio della notte, cibo per nutrimento,
guarigione per le ferite. CosÏ la terribile pressione a
cui fu sottoposto il Signore nel Getsemani era nostra
fonte di luce e di guarigione: "Io Iddio ho sofferto
queste cose per tutti, affinchÈ non soffrano se, si
pentiranno" (DeA 19:16), Egli disse.
Anche se poteva chiamare una legione di
angeli che Lo salvassero, Egli disse ai Suoi amici: "Che
dirÚ, Padre salvami da questíora? Ma Ë per questo che sono
venuto incontro a questíora".
Per Lui non vi sarebbe stato il
tradimento di un amico, nÈ líumiliazione, nÈ la corona di
spine, nÈ la croce se non per la Sua misericordia. Per noi
ci sarebbe stata la condanna, la colpa infinita, la
disperazione se non per la Sua misericordia.
Ma "PoichÈ Iddio ha tanto amato il
mondo che ha dato il Suo Unigenito Figliuolo, affinchÈ
chiunque creda in Lui non perisca, ma abbia vita eterna"
(Giovanni 3:16), un dono di misericordia.
Noi membri della Sua Chiesa cantiamo
spesso un inno scritto da Charles H. Gabriel, che
esprimono i nostri profondi sentimenti di gratitudine per
il Sacrificio espiatorio di Ges˘ Cristo, il pi˘ grande di
tutti i doni:
Attonito Resto - Inno Nr. 114
Attonito resto pensando allíimmenso
amor che il grande Sovrano professa ed offre a me. Io
tremo al pensier del dolore che un dÏ patÏ, per me
peccatore in croce Ges˘ morÏ. Meraviglioso Ë il Suo grande
amor, che Gli costÚ dolor, meraviglioso Ë il Suo amor per
me!
Quaggi˘ in umilt‡ Ei discese dal sommo
ciel, salvando cosÏ un indegno qual io son. A tutti estese
il Suo divin amor, aprendo il sentier che riporta lass˘ al
Signor.
Meraviglioso Ë il Suo grande amor, che
Gli costÚ dolor, meraviglioso Ë il Suo amor per me!
In croce Ei morÏ per poter ognun
salvar; non posso, non posso tal grande mercÈ scordar. Con
tutto me stesso per sempre Lo adorerÚ, finchÈ alle Sue
alte dimore non giungerÚ. Meraviglioso Ë il Suo grande
amor, che Gli costÚ dolor, meraviglioso Ë il Suo amor per
me!
Nel nome di Ges˘ Cristo. Amen.
La Cristianit‡ nei secoli
Seconda serata - Como, 15/05/2001
Premessa introduttiva 5í
di Mario VAIRA
Breve carrellata sugli argomenti
trattati nella prima serata che abbiamo tracciato al fine
di costruire ponti di comprensione fra i Cristiani nel
mondo.
Profezie dellíAntico Testamento
Pervenuteci dalla voce dei Profeti (in
specie da Isaia) e citate da Ges˘ durante il Suo
ministero. Poi un raffronto fra quanto affermato dagli
antichi Profeti e quanto testimoniato dai quattro
Evangelisti.
Profezie da altri testi sacri
Il Libro di Mormon, un altro testamento
di Ges˘ Cristo, che raccoglie gli scritti lasciati dalle
"altre pecore" di cui ha parlato Ges˘ Cristo: quelle del
nuovo mondo. I Profeti delle Americhe ci hanno tramandato
documenti importantissimi che parlano di Cristo e del Suo
ministero, rivelando aspetti che non appaiono nei quattro
Vangeli.
Il mondo degli Esseni
Quel piccolo popolo della Palestina che
dal 200 a. C. al 68 d. C., anno della sua distruzione ad
opera dei Romani, ha lasciato importanti segni della sua
fedelt‡ alla legge Mosaica, tramandando un patrimonio di
informazioni sui
Rotoli del Mar Morto
Trovati nelle 11 grotte scoperte nella
zona di Qumran, a nord ovest del Mar Morto, e che oggi
sono oggetto di studi approfonditi perchÈ pongono a
disposizione degli archeologi e degli studiosi tutti i
libri dellíAntico Testamento in pi˘ di un esemplare, e
molti altri scritti preziosi che risalgono allíera
pre-cristiana e agli anni in cui Cristo era sulla terra,
senza trascrizioni e manipolazioni.
I Padri della Chiesa
Con le loro ispirate testimonianze su
Ges˘ Cristo, come Geova dellíAntico Testamento, il nostro
Fratello Maggiore e Figlio Unigenito di Dio nella carne.
Abbiamo visto anche diversi parallelismi fra Geova e Ges˘
come Agnello di Dio, come Redentore e Salvatore, come
Giudice.
Le sette nel mondo Ebraico
Abbiamo parlato di Sadducei, Farisei,
Scribi, Samaritani ed Erodiani mettendo in luce i loro
attributi come correnti filosofiche e religiose, ma anche
le divergenze che li hanno opposti gli uni agli altri.
Il ruolo della Trib˘ di Giuda
Da cui discendeva Ges˘, e le traversie
e la schiavit˘ che conobbe sino alla rivolta dei Maccabei,
alla ricostruzione del Tempio e allíarrivo di Ges˘ quando
il Regno di Israele era sotto il dominio delle legioni
Romane.
Il tempio: luogo di culto o centro di
potere ?
Dopo líultima ricostruzione, quella di
Erode, il tempio era realmente un centro di potere e di
disputa fra le fazioni esistenti al tempo di Cristo.
Lontanissimo ormai dai concetti di spiritualit‡ che il
Signore aveva impresso nella mente e nel cuore di MosË con
il primo tempio, il Tabernacolo con líArca dellíAlleanza,
Arca che dopo molti secoli era ancora custodita nel Santo
dei Santi. La classe ecclesiastica era ormai indegna della
fiducia di Dio.
Comparsa del Redentore
LíImpero di Cesare Augusto assicurava
un periodo di pace in tutta líarea del Mediterraneo e fu
allora che, nel meridiano dei tempi, Ges˘ venne a compiere
la Sua missione, missione annunciata da tutti i Profeti
dell’Antico Testamento, ricco in modo incredibile di
simboli del Cristo. Ges˘ di Nazareth era il Cristo, líUnto
del Signore, colui che era stato chiamato come Redentore e
Salvatore.
La nuova legge
Ora ci accingiamo ad una nuova
carrellata sulla Legge Antica, la legge Mosaica, data al
popolo di Israele nel deserto, ad un popolo che, reduce da
400 anni di schiavit˘ in Egitto, era in grado di
rispettare soltanto norme di natura temporale e pochi
comandamenti essenziali, dieci. Quelli stessi che noi
dovremmo conoscere e rispettare.
Tratteremo dei quarantíanni di vita nel
deserto e del Regno di Israele per i 1400 anni che lo
hanno visto devastato dalle invasioni ma sempre aiutato
dal Signore, quando fedele, a superare ogni difficolt‡.
Parleremo della nascita e della morte dei Regni díIsraele
e di Giuda.
E poi, con líanno zero, per indicare il
nuovo corso, ecco la nuova legge, la buona novella, e
líavvento di un rivoluzionario: Ges˘ Cristo. Parleremo
della Chiesa primitiva, da Lui fondata sulla legge
dellíamore e della carit‡, dellíopposizione politica e
religiosa di quel tempo, della vittoria della
controrivoluzione e del sacrificio di Ges˘.
E infine della Chiesa primitiva dopo la
morte di Ges˘ Cristo, i tempi apostolici.
La Cristianit‡ nei secoli
Seconda serata - Como, 15/05/2001
Quarantíanni di peregrinazioni 10í
di Mario VAIRA
"CosÏ dice líEterno, líIddio di
Israele: Lascia andare il mio popolo" (Esodo 5:1)
queste la parole che MosË rivolse al Faraone díEgitto,
probabilmente Ramsete II, quando fu chiamato dal Signore
come liberatore del popolo díIsraele.
Nel libro della Genesi, leggiamo
líannuncio della schiavit˘ díIsraele: "E líEterno
disse ad Abrahamo: sappi per certo che i tuoi discendenti
dimoreranno come stranieri in un paese che non sar‡ loro,
e vi saranno schiavi, e saranno oppressi per 400 anni"
(Genesi 15:13)
Líadempimento delle promesse di Dio ad
Abrahamo richiedeva che Israele diventasse un popolo
numeroso. Per raggiungere questo obiettivo la piccola
famiglia dei discendenti di Giacobbe, che constava di sole
70 persone e che era scesa in Egitto dopo che Giuseppe vi
era stato venduto dai suoi fratelli, aveva bisogno del
tempo sufficiente e di un luogo tranquillo per
svilupparsi. La Palestina era un campo di battaglia e
Israele non vi avrebbe avuto pace. Eí quindi certo che la
schiavit˘ in Egitto non fu un fatto del tutto negativo. La
crudelt‡ degli Egiziani e la lunghezza della schiavit˘
tenne unito il popolo Ebraico ed evitÚ i matrimoni con gli
Egiziani.
Non possiamo addentrarci nelle vicende
delle sette piaghe che afflissero gli abitanti di quel
paese per convincerli a lasciare gli Ebrei liberi di
andarsene, ma possiamo dire che, nonostante i suoi ottantíanni,
"MosË fu uno dei pi˘ possenti uomini di Dio in ogni
epoca e camminÚ e parlÚ con Dio" (Anziano Mark E.
Peterson)).
Possiamo ricordare che MosË era stato
allevato dalla figlia del Faraone e che " fu educato
in tutta la sapienza degli Egizi ed era potente nelle sue
parole ed opere" (Atti 7:22).
Ed ecco arrivare la data fatidica, la
Pasqua ebraica, líuccisione degli agnelli e líaspersione
degli stipiti delle porte con il loro sangue per salvare i
primogeniti díIsraele dallíAngelo distruttore che avrebbe
dato esecuzione allíultima delle piaghe díEgitto.
Ma vediamo da vicino il significato di
numerosi simboli che possiamo identificare nella Pasqua
ebraica:
Gli Israeliti schiavi del potere
díEgitto Il sangue degli agnelli salva i primogeniti
díIsraele Líagnello per la Pasqua doveva essere arrostito
intero senza spezzarne alcun osso Il pane azzimo, senza
lievito, non aveva alcuna impurit‡ Le erbe amare
ricordavano la dura schiavit˘ in Egitto Il Signore aveva
proibito ai non Israeliti di consumare la Pasqua Consumare
la Pasqua in fretta con i calzari ai piedi per essere
pronti allíesodo
I
figli di Dio schiavi del potere del peccato Il sangue
dellíAgnello di Dio salva i peccatori che si pentono
LíAgnello di Dio fu elevato sulla croce senza spezzarne
alcun osso Il pane della vita, Ges˘ Cristo, era puro,
senza peccato Il ricordo del peccato ci rammenta la
schiavit˘ che ci viene da Satana Il pane e il vino non
possono essere amministrati a chi non si Ë pentito e non
si Ë battezzato Essere pronti a lasciare il peccato per
seguire il vangelo di Ges˘ Cristo
Ora dobbiamo attraversare il Mar Rosso
con MosË e i suoi 600.000 uomini superiori ai 20 anni (e
ciÚ significa un esodo di oltre 2.000.000 di persone,
adulti, vecchi e bambini, con greggi e mandrie) per
affrontare il deserto preceduti da una colonna di fuoco.
Paolo afferma che il passaggio del Mar Rosso e la colonna
di fuoco sono "Simboli del battesimo con líacqua e
col fuoco" (1 Cor. 10:1-4) e cioË del battesimo
per immersione e del dono dello Spirito Santo.
Se fossero stati in grado di seguire la
strada costiera che portava a Canaan, attraversando le
terre occupate dai Filistei, il loro viaggio si sarebbe
abbreviato, ma la loro fede non era ancora sufficiente per
tale impresa e inoltre dovevano essere messi alla prova.
CosÏ vicini eppure cosÏ lontani si puÚ dire di
loro.
Per due anni seguirono la colonna di
fuoco che li precedeva e MosË ed Aaronne che li
amministravano, ma i mormorii, i lamenti, il rimpianto
della vita condotta in Egitto, anche se da schiavi, non si
contavano. Arrivarono le quaglie per sfamarli e ogni notte
cadeva la manna che raccoglievano a saziet‡. "E MosË
disse loro: Questo Ë il pane che líEterno vi d‡ a
mangiare" (Esodo 16:15). Se ne serbavano per il
giorno successivo inacidiva, salvo quella serbata per il
Sabato. La fede doveva sostenerli nella loro preparazione
alla terra promessa e dovevano riconoscere che líEterno li
guidava e li proteggeva.
Poi quando arrivarono nel deserto del
Sinai MosË salÏ sul monte e ricevette il decalogo, e con i
comandamenti una quantit‡ di regole morali, di vita e di
salute. I Comandamenti. Cosíaltro erano e sono se non
leggi di vita atte a garantire ad ognuno la massima
libert‡ individuale, a proteggere dagli abusi altrui che
erano e sono giudicati e puniti.
Sapete invece che per la disobbedienza
e per líidolatria del suo popolo MosË spezzÚ le tavole e
dopo molti giorni ne ebbe da Dio delle nuove con gli
stessi comandamenti delle prime ma senza líalleanza eterna
del santo sacerdozio.
Gli Ebrei si erano avvicinati alla
terra promessa ed il Signore ordinÚ loro di inviare un
gruppo di uomini ad esplorare la terra di Canaan. Questi
lo fecero per 40 giorni e al loro ritorno riferirono che
nonostante le ricchezze ed i prodotti di rara bellezza
offerti dal paese, non vi era alcuna speranza di
scacciarne gli abitanti che erano giganteschi e terribili.
Sia la squadra degli esploratori, eccetto GiosuË e Caleb,
sia il popolo negarono apertamente le numerose prove del
potere di Dio a cui avevano assistito quotidianamente in
Egitto e durante il loro esodo.
Nacque un movimento che voleva
rovesciare MosË e scegliere un capo che li riportasse in
Egitto. GiosuË e Caleb che testimoniarono della terra
promessa e della forza dellíAltissimo, che avrebbe dato
quel paese nelle loro mani, furono quasi lapidati. E la
voce dellíEterno giunse a MosË e ad Aaronne: " I
vostri cadaveri cadranno in questo deserto; e voi tutti,
quanti siete, e che avete mormorato contro di me, non
entrerete di certo nel paese nel quale giurai di farvi
abitare; salvo Caleb e GiosuË. I vostri piccini, che avete
detto sarebbero preda dei nemici, quelli vi farÚ entrare;
ed essi conosceranno il paese che voi avete disdegnato. Ma
quanto a voi , i vostri cadaveri cadranno in questo
deserto" (Numeri 14:29-32)
Gli Israeliti decisero comunque di
muovere contro i Cananiti, ma il Signore aveva ormai
ritirato il comandamento di avanzare per impossessarsi del
paese e quindi mancava loro il Suo potere. La scrittura
dice: "Allora gli Amalekiti e i Cananei che
abitavano su quel monte, scesero gi˘, li batterono e li
fecero a pezzi fino a Hormah" (Numeri 14:45). E
cosÏ per quarantíanni, un anno per ogni giorno
dellíesplorazione, dovettero peregrinare nel deserto del
Sinai sino a che tutti i maggiori di ventíanni, che
avevano ripudiato il potere del Signore, fossero morti nel
deserto.
La ribellione ci fu: 250 dei pi˘
importanti capi díIsraele seguirono Kore, un Levita, e
cercarono di assumere la guida díIsraele. Ma mentre
cercavano il favore dellíEterno recando turiboli colmi di
essenze profumate, che simboleggiano le preghiere,
"la terra spalancÚ la sua bocca e li ingoiÚ: essi e le
loro famiglie, con tutta la gente che apparteneva a Kore,
e tutta la loro roba" (Num:16:32)
MosË riprese cosÏ il suo incarico di
fronte al popolo, ma anche a lui non fu permesso di
entrare nella terra di Canaan. Quando furono a Kades
mancava líacqua per la gente e per gli animali e il popolo
per líennesima volta si lamentÚ contro líEterno e contestÚ
MosË, ed egli, secondo le istruzioni ricevute, avrebbe
dovuto parlare ad una roccia davanti a tutta la radunanza
dandone gloria a Dio e líacqua sarebbe sgorgata.
MosË irritato disse: Ora
ascoltate, o ribelli, vi farem noi uscir dellíacqua da
questo sasso ? E MosË alzÚ la mano, percosse il sasso col
suo bastone due volte, e ne uscÏ dellíacqua in abbondanza"
(Num.20:10-11). Questo gesto díorgoglio gli costÚ
caro, GiosuË fu designato come suo successore ed egli dal
monte Abarim (il monte Nebo) contemplÚ la terra promessa
ma non vi entrÚ.
Líepopea del popolo Ebraico si Ë
ripetuta da allora per ogni uomo e donna che hanno calcato
il suolo della terra. Tutti noi dobbiamo procedere per
fede, ogni giorno, e il pi˘ delle volte ne facciamo uso
inconsciamente. La nostra vita terrena Ë spesso un
deserto, ricco di beni ma arido di principi e di
benedizioni, ed il Signore aspetta che ci avviamo verso la
terra promessa adottando scelte definitive, alleanze
eterne.
Se non lo facciamo Ë una nostra scelta,
non potremo mai lamentarci con il Signore delle
conseguenze delle nostre scelte.
Decidiamo oggi
La Cristianit‡ nei secoli
Seconda serata - Como, 15/05/2001
La Chiesa primitiva di Ges˘ Cristo -
Suoi fondamenti 10í
di Mario VAIRA
Quando venne sulla terra Ges˘ Cristo
istituÏ la sua chiesa. Non era la chiesa di Giovanni
Battista, nÈ quella del Sinedrio di Gerusalemme. Le
religioni esistenti a quel tempo erano: quella Ebraica,
quella pagana e quella Samaritana, che era un miscuglio
delle prime due. Gli Ebrei proclamavano líesistenza del
vero Dio vivente, lo conoscevano da secoli, e aspettavano
líavvento del Messia che, come un conquistatore, avrebbe
scacciato i nemici del loro paese.
Tutte le altre nazioni si inchinavano
alle divinit‡ pagane ed il culto era fatto di forma e di
riti, basato sul politeismo, cioË su una moltitudine di
dei, immortali, ma soggetti ai vizi e alle passioni umane.
Moralit‡ e virt˘ erano sconosciute e líidea predominante
era quella della propiziazione degli dei per ottenere il
loro favore.
Gli Ebrei si consideravano possessori
di una conoscenza superiore, di un linguaggio e di una
cultura superiori e dotata di una organizzazione
ecclesiastica e di un complesso di leggi che ne facevano
un popolo eletto. I rapporti con i popoli vicini erano
dunque molto tesi perchÈ gli Ebrei erano considerati
fanatici e quindi detestati. A loro volta, al loro
interno, erano divisi nelle questioni di professione e di
pratica religiosa ed esisteva una mortale inimicizia fra
le diverse correnti: Farisei, Sadducei, Scribi, Esseni,
Galilei, Erodiani, ecc.
Seguivano esteriormente la legge
Mosaica, il cui spirito veniva generalmente ignorato, e
non ricordavano che quella legge era stata loro data in
preparazione di una legge superiore, quella stessa che fu
ritirata dallíEterno quando il popolo, nel deserto del
Sinai, si rivolse allíidolatria. Questo il momento scelto
dal Padre per inviare il Suo Figlio Unigenito nella carne.
Era il 6 Aprile dellí 1 a. C.
"E líangelo le disse: Non temere Maria
perchÈ hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco tu
concepirai nel seno e partorirai un figliolo e gli porrai
nome Ges˘. Questi sar‡ grande, e sar‡ chiamato Figliuol
dellíAltissimo, e il Signore Iddio gli dar‡ il trono di
Davide suo padre, ed egli regner‡ sulla casa di Giacobbe
in eterno, e il suo regno non avr‡ mai fine. E Maria disse
allíangelo: Come avverr‡ questo, poichÈ non conosco uomo?
E líangelo rispondendo le disse: Lo Spirito Santo verr‡ su
di te e la potenza dellíAltissimo ti coprir‡ dellíombra
sua, perciÚ ancora il Santo che nascer‡ sar‡ chiamato
Figliuolo di Dio" (Luca 1:30-35)
CosÏ nacque Ges˘ il Cristo. Il Geova
dellíAntico Testamento veniva come uomo, nascendo da
donna, per dare attuazione al piano del Padre, per
insegnare allíumanit‡ a camminare per fede, a vedere la
prospettiva di una vita eterna da raggiungere attraverso
il pentimento e una vita retta, cercando la conoscenza di
Lui, la testimonianza della verit‡.
"Egli era nel mondo, e il mondo fu
fatto per mezzo di lui, ma il mondo non líha conosciuto.
Eí venuto in casa sua e i suoi non líhanno ricevuto"
(Giovanni 1:10/11).
Dicevamo che Ges˘ istituÏ la Sua
chiesa, lo fece quando giunse alla maggiore et‡, a trentíanni,
dopo aver chiesto a Giovanni, che lo aveva preceduto di
sei mesi nella nascita, di essere battezzato nel fiume
Giordano per immersione. "Allora Ges˘ dalla Galilea
si recÚ al Giordano da Giovanni per essere da lui
battezzato. Ma questi si opponeva dicendo: Son io che ho
bisogno díesser battezzato da te, e tu vieni a me? Ma Ges˘
gli rispose: Lascia fare per ora; poichÈ conviene che noi
adempiamo cosÏ ogni giustizia"
Il battesimo per immersione ha un
profondo significato: veniva celebrato sotto il livello
del suolo, nei fiumi o nei laghi, e la persona doveva
essere immersa completamente quale espressione dellíuomo
pentito che veniva sepolto con i suoi peccati e risorgeva
pulito di ogni macchia, proprio come Ges˘ Cristo che
sarebbe stato sepolto e sarebbe risorto a nuova vita. Il
Salvatore non aveva peccati ma si adeguÚ alla legge per
dare líesempio e per adempiere ad ogni giustizia, poichÈ
aveva un corpo di carne. Il battesimo per immersione fu
praticato poi sino alla met‡ del terzo secolo quando fu
sostituito dallíaspersione.
Dopo il battesimo ed i quaranta giorni
di preparazione trascorsi nel deserto, Ges˘ iniziÚ il suo
ministero, esattamente a Nazareth, ma i suoi concittadini
lo scacciarono. Si chiedevano: "Non Ë costui il
figliuol di Giuseppe?" (Luca 4:22). "Ed Egli
disse loro: in verit‡ vi dico che nessun profeta Ë ben
accetto nella sua patria" (Luca 4:24).
Capernaum divenne poi la sua principale
dimora, ma Ges˘ continuÚ sempre a spostarsi da una citt‡
allíaltra intorno al mare di Galilea o lago di Tiberiade.
Egli amava la gente comune e fra loro predicava, fra loro
scelse i dodici apostoli quali testimoni speciali.
Egli diceva: "Voi avete udito che
fu detto: Non commettete adulterio. Ma vi dico che
chiunque guarda una donnna per appetirla ha gi‡ commesso
adulterio con lei nel suo cuore" (Matteo 5:27-28).
"Voi avete udito che fu detto occhio
per occhio dente per dente. Ma io vi dico: Non contrastate
al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra
porgigli anche líaltra" (Matteo 5:38-39).
La sua predicazione affascinava le
folle, era la nuova legge, la buona novella, ed Egli
insegnava anche agli Apostoli perchÈ aveva in animo di
mandarli presto a predicare e a fare ciÚ che vedevano fare
dal Maestro. Insegnava spesso per parabole e qualche
volta, solo qualche volta, ne spiegava il significato e
solo a taluni. Le parabole avevano il potere di rivelare a
chi era pronto a coglierne il simbolismo, e di nascondere
a chi non era spiritualmente preparato, affinchÈ non gli
fosse imputata la mancata osservanza del principio che la
parabola recava.
Vi ricordo "Il sermone sul monte"
(Matteo 5-6-7), "Líinsegnamento ai Dodici" (Matteo
10), "La parabola del seminatore" (Matteo 13),
"La perla di gran prezzo" (Matteo 13) e tutti gli
altri insegnamenti che esprimono chiaramente la nuova
dottrina, la fede, líamore, la carit‡.
Gli Evangelisti per il primo anno del
suo ministero descrivono 18 argomenti importanti della sua
vita, nel secondo anno ne citano 27 e nel terzo ben 72.
Moltissimi i miracoli, molte le
raccomandazioni di natura rivoluzionaria rispetto al
passato, perchÈ Ges˘ era un rivoluzionario. Era venuto non
a sostituire, ma a dare compimento alla legge Mosaica e
portava una nuova visione della vita, una nuova filosofia,
una nuova religione perfetta, una nuova chiesa.
"Siate dunque perfetti comíË perfetto
il Padre vostro celeste" (Matteo 5:48), "Chi
non Ë con me Ë contro di me" (Matteo 12:30),
"Io sono il pane della vita, chi viene a me non avr‡
fame" (Giovanni 6:35), "Se perseverate nella
mia parola, siete veramente miei discepoli e conoscerete
la verit‡, e la verit‡ vi far‡ liberi" (Giovanni
8:31-32).
Al termine del terzo anno del suo
ministero vi fu un episodio drammatico: "Allora Ges˘
parlÚ alle turbe e ai suoi discepoli dicendo: gli Scribi e
i Farisei seggono sulla cattedra di MosË, fate dunque ed
osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate
secondo le opere loro, perchÈ dicono e non fanno"
(Matteo 23:1-3), e poi per sette volte li apostrofÚ
"Scribi e Farisei ipocriti" denunciando i loro
abusi. La parola ipocrita deriva dal greco e
significa attore, uno che simula e inganna, e la
scrittura dice:
"Da quel giorno dunque
deliberarono di farlo morire" (Giovanni 11:53)
Ma la nuova novella era stata diffusa
nella sua interezza, la chiesa era stata istituita, la
missione era quasi compiuta.
Nel primo anno Ges˘ aveva rivelato agli
Ebrei di essere il Messia e aveva scelto e ordinato i
dodici Apostoli.
Nel secondo anno aveva sfidato le
tradizioni rabbiniche ed aveva concentrato i suoi sforzi
in Galilea. La sua popolarit‡ era grande, la preparazione
dei dodici procedeva ed essi, alla fine del secondo anno,
andarono a predicare alle genti.
Nel terzo anno aveva rifiutato di
essere il Re degli Ebrei e affermato di essere il Pane
della Vita, e allora la sua popolarit‡ decrebbe e molti si
ritirarono.
AnnunciÚ la sua morte e dopo la
trasfigurazione consegnÚ a Pietro, Giacomo e Giovanni le
chiavi del regno per amministrare la Chiesa.
Líingresso in Gerusalemme per líultima
Pasqua e líistituzione del Sacramento con la benedizione
del pane e del vino in ricordo di Lui, furono gli ultimi
atti prima del sacrificio nel Getsemani e sulla croce.
"Ma queste cose sono scritte affinchÈ
crediate che Ges˘ Ë il Cristo, il Figliuol di Dio, e
affinchÈ credendo, abbiate vita nel suo nome" (Giov
20:31).
La Cristianit‡ nei secoli
Seconda serata - Como, 15/05/2001
La Chiesa primitiva dopo la morte di
Ges˘ 15í
(La Chiesa nei tempi apostolici)
di Mario VAIRA
Il Salvatore non intendeva permettere
che la sua Chiesa, appena organizzata, restasse priva
della guida celeste. Aveva chiamato 12 Apostoli ed i
Settanta, sotto la direzione dei dodici, a predicare il
vangelo e ad essere suoi testimoni speciali.
In greco apostolo significa "colui che
Ë mandato" ed Egli li mandÚ, quando era ancora in vita, a
predicare la buona novella e dopo la resurrezione,
"apparve agli undici, mentre erano a tavola; e li
rimproverÚ della loro incredulit‡ e durezza di cuore,
perchÈ non avean creduto a quelli che líavean veduto
risuscitato. E disse loro: Andate per tutto il mondo e
predicate líevangelo ad ogni creatura. Chi avr‡ creduto e
sar‡ stato battezzato sar‡ salvato; ma chi non avr‡
creduto sar‡ condannato" (Marco 16:14-16).
"E quelli se ne andarono a predicare da
per tutto, operando il Signore con essi e confermando la
Parola coi segni che líaccompagnavano" (Marco
16:20).
Ma ciÚ non era sufficiente, Egli voleva
che la Chiesa fosse completamente e perfettamente
organizzata cosÏ, quando per la terza volta apparse agli
undici, successe questo: "Or
quandíebbero fatto colazione, Ges˘ disse a Simon Pietro:
Simon di Giovanni, míami tu pi˘ di questi? Ei gli rispose:
Si, Signore, tu sai che io tíamo. Ges˘ gli disse:
Pasci i miei agnelli.
Gli disse di nuovo una seconda volta: Simon di Giovanni
míami tu? Ei gli rispose: Si, Signore, tu sai che io
tíamo. Ges˘ gli disse:
Pastura le mie pecorelle.
Gli disse per la terza volta: Simon di Giovanni mi ami tu?
Pietro fu attristato che gli avesse detto per la terza
volta: Mi ami tu? E gli rispose: Signore tu sai ogni cosa;
tu conosci che io tíamo. Ges˘ gli disse:
Pasci le mie pecore"
e questa fu líinvestitura del potere che Ges˘ diede a
Pietro quale capo degli Apostoli e della Chiesa.
Paolo dice: "Ed Ë Lui che ha dato
gli uni come apostoli; gli altri come profeti; gli altri
come evangelisti; gli altri come pastori e dottori"
(Efesini 4:11). Questa organizzazione non doveva
cambiare e nessuna sua parte poteva diventare superflua.
Quando Pietro assunse il ruolo di
Profeta e Presidente della Chiesa, secondo il volere di
Cristo, si preoccupÚ di completare il quorum dei dodici e
convocÚ una riunione di tutti i discepoli di Ges˘ che non
si erano allontanati. Erano circa 120 e ad essi Pietro
ricordÚ la profezia di Davide circa Giuda Iscariota, e
quindi presentÚ due candidati come possibili successori di
Giuda, ed in preghiera ebbero conferma che Mattia era il
prescelto. La Chiesa aveva di nuovo dodici Apostoli.
Successivamente, dopo líuccisione di
Giacomo e di un altro degli Apostoli, ne vennero ordinati
due nuovi. Leggiamo la scrittura: "E mentre
celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito
Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per líopera
alla quale li ho chiamati" (Atti 13:2)
La Chiesa procedeva per rivelazione e
questo era ed Ë il suo fondamento. Quando Ges˘ in vita
volle saggiare la testimonianza dei suoi Apostoli chiese:
"Chi dice la gente che sia il Figliuol dellíUomo? Ed
essi risposero: Gli uni dicono Giovanni Battista; altri
Elia; altri Geremia o uno dei profeti. Ed Egli disse loro:
E voi, chi dite chíio sia? Simon Pietro rispondendo disse:
Tu sei il Cristo, il Figliuolo dellíIddio vivente. E Ges˘
replicando gli disse: Tu sei beato o Simone, figliuol di
Giona, perchÈ non la carne e il sangue tíhanno rivelato
questo, ma il Padre mio che Ë nei cieli" (Matteo
16:13-17)).
Per chiunque accetti la parola divina,
non puÚ esservi dubbio che a quei tempi Ges˘ avesse preso
le misure necessarie per perpetuare e mantenere il quorum
dei dodici Apostoli come dirigenti presiedenti della
Chiesa con giurisdizione universale. Essi percorsero tutto
il mondo allora conosciuto e andando di citt‡ in citt‡
predicavano il vangelo di Cristo, la sua espiazione, la
sua resurrezione, il suo amore per i miti di cuore e per
gli umili.
Quando un gruppo di credenti si
convertiva attraverso il pentimento ed il battesimo
entrando nel numero dei Santi (i membri della Chiesa dei
primi tempi erano detti Santi) gli Apostoli nominavano dei
dirigenti locali che erano anziani presiedenti o vescovi,
a seconda della grandezza del gruppo. Essi erano ordinati
mediante líimposizione delle mani ad amministrare la
Chiesa in ogni localit‡. Líautorit‡ spirituale che veniva
loro conferita era identica per tutti, e tutti lavoravano
per procurarsi di che vivere. Il professionismo del clero
non era contemplato. Ricordiamo i nomi di Tito a Creta,
Timoteo ad Efeso, Lino a Roma, ed altri, poichÈ nacquero
allora molti "rami" della Chiesa in molte localit‡.
Paolo, scrivendo nel 64 d.C., dichiarÚ
che il vangelo era gi‡ stato divulgato in ogni nazione con
le parole: "Seppur perseverate nella fede, fondati e
saldi, e non essendo smossi dalla speranza dellíevangelo
che avete udito, che fu predicato in tutta la creazione
sotto il cielo e del quale io, Paolo, sono stato fatto
ministro"
Eusebio, scrittore ecclesiastico
vissuto fra il 3∞ e il 4∞ secolo, parlando del decennio
che seguÏ alla resurrezione del Salvatore disse:
"CosÏ, quindi, sotto una celestiale influenza, la dottrina
del Salvatore, come i raggi del sole, presto irradiÚ su
tutto il mondo. A quel tempo, secondo la profezia divina,
il suono dei suoi ispirati evangelisti ed Apostoli si era
diffuso in tutta la terra, e le loro parole erano giunte
fino alle estremit‡ del mondo"
E Mosheim, nel suo libro "Istituzioni
di storia ecclesiastica" del 1∞ secolo d.C. scriveva:
"Comíera possibile che un pugno di Apostoli che, come
pescatori e pubblicani dovevano essere disprezzati dal
loro stesso popolo, potessero convincere i sapienti e i
potenti, nonchÈ i semplici e gli umili, ad abbandonare la
loro religione per abbracciarne una nuova che era nemica
dei loro vizi e delle passioni? E in verit‡, segni indubbi
di un potere celeste accompagnavano continuamente il loro
ministero"
Ma i fatti incalzavano, Stefano fu
lapidato per decisione del Sinedrio e pochi anni dopo
anche Paolo, chiamato allíapostolato dopo che Ges˘ era
risorto, fu arrestato, condotto a Roma con un avventuroso
viaggio ed un naufragio che lo condusse a Malta, e infine
decapitato sulla via Ostiense, il giorno stesso in cui
Pietro fu crocifisso nella stessa citt‡.
Le persecuzioni divennero severe.
Numerosi membri della Chiesa persero la vita. Ad uno ad
uno gli Apostoli andarono incontro al martirio senza
potersi pi˘ incontrare per determinare la successione
nelle gerarchie ecclesiastiche.
La controrivoluzione aveva vinto. La
Chiesa era distrutta. Líautorit‡ divina era perduta, sino
a quando non fosse stata restaurata sulla terra.
La Cristianit‡ nei secoli
Terza serata - Como, 29/05/2001
LíAUTORIT¿ DIVINA
Líevangelizzazione dopo la morte di
Cristo
Viaggi apostolici e dispersione degli
apostoli
10í
di Giuseppe GALLIANO
Cosa intendeva dire il Signore quando
avendo condotto i dodici Apostoli in cima al Monte degli
Ulivi, disse loro: "Ma voi riceverete potenza quando lo
Spirito Santo verr‡ su voi, e mi sarete testimoni e in
Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino alle
estremit‡ della terra" (Atti 1:8).
Queste furono le Sue ultime parole
prima di salire alla Sua casa celeste.
Qual Ë il significato della frase
"estremit‡ della terra"? Egli aveva gi‡ provveduto alla
zona conosciuta dagli apostoli. Si riferiva al popolo
della Giudea o a quello della Samaria? O ai pochi milioni
di persone del Vicino Oriente? Dove erano le "estremit‡
della terra"? Vi includeva le centinaia di migliaia e
anche milioni di persone della Grecia, Italia, e di altri
Paesi del Mediterraneo, compresi gli abitanti dellíEuropa
Centrale? Cosa intendeva? Oppure si riferiva a tutte le
persone viventi del mondo e agli spiriti che nei secoli
futuri dovevano venire in questo mondo?
Gli antichi apostoli e gli antichi
Santi si dedicarono con diligenza e fedelt‡
allíadempimento del divino incarico di divulgare la loro
testimonianza in tutto il mondo. Alla morte di Ges˘ gli
apostoli e i discepoli erano disperati. Per quasi tre anni
essi erano stati da Lui sostenuti e confortati, e ora Egli
non cíera pi˘. Soli, scoraggiati, con la fede vacillante,
e forse spaventati, essi ritornarono alle loro occupazioni
precedenti. Se pensate al fatto che questi erano uomini
comuni e che in quelle circostanze il loro abbattimento
era una reazione del tutto naturale ed umana, dovete
essere colpiti da un altro fatto pi˘ interessante, e cioË
che quaranta giorni dopo questi stessi uomini rendevano
una fervente testimonianza che Ges˘ viveva, che essi Lo
avevano veduto e che infatti Egli era risorto, come aveva
detto. Inoltre deve colpirvi il fatto che per rendere
questa testimonianza essi sopportarono calunnie,
maltrattamenti fisici e grandi avversit‡, percorsero mare
e terra, e alla fine la maggior parte subÏ il martirio.
PerchÈ? Come spiegate una simile trasformazione nella loro
vita?
Gli effetti del ministero del Salvatore
dopo la Sua risurrezione non si fecero sentire solo su
coloro che ebbero il privilegio di vederlo e stare in Sua
compagnia. A quelli che furono tanto fortunati da godere
di quella opportunit‡ fu detto specificamente che era loro
dovere condividere con gli altri la testimonianza che essi
avevano del Salvatore e le benedizioni del regno. "Andate
dunque, ammaestrate tutti i popoli" comandÚ Cristo (Matteo
28:19). La vita degli antichi Santi fu trasformata
da questa testimonianza; e a loro volta essi trasformarono
la vita di milioni di altre persone. Coloro che furono
fedeli a quel divino incarico di recare testimonianza al
mondo sono onorati ancora oggi. Pietro, Giovanni, Paolo,
Giacomo, Stefano, Filippo, Marco e centinaia di altre
persone, nominate o innominate, cercarono coraggiosamente
di obbedire al comandamento del Maestro.
La Cristianit‡ Ë nata al tempo degli
apostoli, quando Roma dominava la pi˘ gran parte del mondo
conosciuto. A differenza delle Confederazioni moderne in
cui il governo federale esercita líautorit‡ su un gruppo
di Stati o contee, líImpero Romano era formato da citt‡,
Stati e territori indipendenti, ciascuno dei quali era
soggetto allíautorit‡ totale dellíimperatore e del senato.
Al tempo degli Apostoli, i territori pi˘ vasti nel quadro
geografico imperiale erano chiamati province. Alcuni
esempi, come si legge nel Libro degli Atti, ne sono la
Macedonia (Atti 16:9), líAsia (Atti 20:4), la Bitinia
(Atti 16:7) e la Cilicia (Atti 6:9). Analizziamo per un
momento il Libro degli Atti. I capitoli da 1 a 7 incluso
trattano degli avvenimenti che ebbero luogo nella sola
Gerusalemme. Tuttavia, dopo la lapidazione di Stefano, i
discepoli "furon dispersi per le contrade della Giudea
e della Samaria" (Atti 8:1). Luca ci
dice che coloro che si dispersero "andarono di luogo in
luogo, annunziando la Parola" (Atti 8:4).
Successivamente Egli ci dice a quale distanza da
Gerusalemme si era spinta la parola: "quelli dunque
chíerano in Fenicia, in Cipro e in Antiochia, non
annunziando la Parola ad alcuno, se non ai Giudei soltanto"
(Atti 11:19).
A questo punto, Filippo divulgÚ in
Samaria la parola di Dio (Atti 8:5). I Samaritani, pur non
essendo completamente Gentili, erano considerati dai
residenti della Giudea Ebrei di mezza casta. Essi erano
persone da evitare. Quando a Gerusalemme gli apostoli
seppero che la Samaria aveva accolto la parola del
Signore, Pietro e Giovanni andarono a conferire ai fedeli
il dono dello Spirito Santo (Atti 18:14, 15).
Chiaramente, il messaggio evangelico
era uscito da Gerusalemme. Al tempo della conversione di
Paolo, come si legge nel capitolo 9 degli Atti, la parola
del Signore era giunta fino a Damasco, citt‡ della Siria,
a circa 200 miglia a nord-est di Gerusalemme. Nel
frattempo Filippo predicava nelle citt‡ a ovest della
Giudea, lungo la costa mediterranea. A Cesarea viveva un
uomo di nome Cornelio, centurione romano e Gentile. Egli
era un adoratore di Dio, e rifletteva molto sulle
questioni spirituali. Egli fu il primo Gentile ad unirsi
alla Chiesa di Ges˘ Cristo (Atti 10), senza che in
precedenza fosse stato un proselite del Giudaismo. A
Pietro, Presidente della Chiesa di Ges˘ Cristo, fu fatta
la rivelazione secondo cui "Dio non ha riguardo alla
qualit‡ delle persone; ma che in qualunque nazione, chi lo
teme ed opera giustamente gli Ë accettevole" (Atti
10:34, 35). Il Vangelo si era diffuso da
Gerusalemme alla Samaria, al mondo intero, fino ai
Gentili. BenchÈ il sistema seguito da Paolo fosse quello
di predicare il Vangelo prima nelle sinagoghe ebraiche di
ogni villaggio in cui si recava, egli cominciÚ a rivolgere
sempre pi˘ la sua attenzione anche ai Gentili (Atti 13:46;
18:6; 28:28). Sicuramente anche gli altri Apostoli,
sebbene non abbiamo alcuna notizia sicura delle loro
opere, collaborarono allíadempimento della predizione del
Signore, cioË essi sarebbero stati i Suoi testimoni ..fino
alle estremit‡ della terra.
Per tre decenni dopo líascensione del
Signore, la Chiesa appena nata di Ges˘ Cristo crebbe
rapidamente. Coerentemente con la profezia di Ges˘ (Atti
1:8), la Chiesa si espanse dalla sua relativa oscurit‡
nella lontana Palestina a molte parti dellíImpero.
Dei ventisette libri del Nuovo
Testamento, quattordici furono scritti dallíApostolo
Paolo. Questo ha indotto alcuni studiosi a concludere
ingiustificatamente che líopera di questo straordinario
apostolo, unitamente alle sue lettere, oscurÚ líopera
degli altri apostoli, ma non dobbiamo dimenticare che la
Prima Presidenza della Chiesa di Ges˘ Cristo dirigeva
tutta líopera di proselitismo in quella dispensazione del
meridiano dei tempi. Prima che avesse inizio líopera di
Paolo, la diffusione del Vangelo aveva gi‡ fatto progressi
sotto la direzione della Prima Presidenza. Fu per loro
ordine che Paolo andÚ fra i Gentili (Galati 2:9).
E quando líEterno rivela "molte cose
grandi ed importanti in merito al Regno di Dio" (nono
articolo di fede), possiamo facilmente notare che Pietro
ed altri antichi fratelli viaggiarono e scrissero tanto
quanto Paolo.
Allíepoca della conversione di Paolo,
avvenuta intorno al 36 d.C., la Chiesa di Ges˘ Cristo era
composta da un piccolo numero di credenti che a malapena
erano conosciuti oltre i confini della Giudea. Circa
quindici o sedici anni dopo, quando Paolo scrisse le sue
prime due lettere, cioË la Prima e la Seconda
Tessalonicesi, il messaggio evangelico si era gi‡ diffuso
in varie parti dellíImpero Romano. Allora la Chiesa era
sparsa in regioni molto distanti fra loro e i moderni e
rapidi metodi di trasporto e di comunicazione erano
sconosciuti. La comunicazione per mezzo di un corriere che
ripeteva direttamente le parole, o di lettere alle locali
autorit‡ sacerdotali, erano il mezzo pi˘ rapido con cui le
Autorit‡ della Chiesa potevano soddisfare e risolvere le
necessit‡ ed i problemi locali (2 Tessalonicesi 2:2). Eí
per questo retroscena che Paolo, indubbiamente per volere
della Presidenza della Chiesa, fu autorizzato a mettere
ordine in molti rami della medesima da lui istituiti. Per
la maggior parte questo fu fatto con le lettere,
quattordici delle quali le ritroviamo nel Nuovo
Testamento. CosÏ come nel Nuovo testamento si trovano
lettere di altri ufficiali del Sacerdozio: Pietro, il
Presidente della Chiesa; Giacomo, un apostolo, un fratello
di Ges˘ (Galati 1:19), che evidentemente non si convertÏ
del tutto al Salvatore se non dopo la risurrezione
(Giovanni 7:5; 1 Corinzi 15:7); Giovanni, un altro
apostolo e, come ritengono alcuni, il successore del
Presidente dopo il martirio di Pietro; e Giuda un altro
apostolo. Tutte le lettere furono scritte per incoraggiare
ed istruire i Santi sparsi allíestero o per combattere
líeresia che si stava insinuando nella Chiesa. Sotto il
governo degli apostoli, e di altri che operavano alle loro
dipendenze in cariche di minore responsabilit‡, la Chiesa
si ampliÚ sia materialmente che spiritualmente. Per dieci
o dodici anni dopo líascensione di Cristo, Gerusalemme
continuÚ ad essere il quartier generale della Chiesa,
mentre nelle province pi˘ lontane si crearono dei rami o,
come si legge nel resoconto scritturale, "chiese"
separate. Mano a mano che si organizzavano i rami, si
nominavano - ovviamente ordinati da persone aventi la
debita autorit‡ - vescovi, diaconi ed altri ufficiali, i
quali avevano il compito di occuparsi delle questioni
locali. Paolo scrivendo intorno al 64 d.C, - circa trentíanni
dopo líAscensione - dichiara che il Vangelo era gi‡ stato
divulgato in ogni nazione - "predicato in tutta la
creazione sotto il cielo" (Colossesi 1:6, 23),
espressione con la quale líapostolo indubbiamente vuole
indicare che il messaggio evangelico era stato diffuso
cosÏ generalmente, che tutti coloro che volevano potevano
conoscerlo.
La Cristianit‡ nei secoli
Terza serata - Como, 29/05/2001
LíAUTORIT¿ DIVINA
Le fondamenta si sgretolano
Líapostasia predetta. Sue cause interne
ed esterne. Le persecuzioni e le eresie.
Costantino il Grande
15í
di Giuseppe GALLIANO
Procedendo nella nostra attuale
indagine noi accettiamo come fatti dimostrati
líistituzione della Chiesa di Cristo sotto la personale
guida del Salvatore e la rapida espansione della Chiesa
stessa nel primo periodo del ministero apostolico. Una
domanda della massima importanza Ë questa: "La Chiesa di
Ges˘ Cristo, cosÏ autorevolmente istituita, ha conservato
sempre la sua organizzazione dallíet‡ apostolica ad oggi?"
La grande apostasia fu predetta dal Salvatore stesso
quando viveva fra gli uomini, e dai Suoi ispirati profeti,
e la storia consultata intelligentemente, non tace sul
fatto di questa grande apostasia generale. Il Signore
sapeva del grande distacco dai principi di giustizia: sin
dal principio sapeva che gli uomini avrebbero stabilito le
loro forme di culto, rivendicando a torto líautorit‡
divina per le medesime. Cristo rispondendo a certi
interrogativi relativi ai segni del Suo secondo avvento,
disse: "Guardate che nessuno vi seduca. PoichÈ molti
verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e ne
sedurranno molti" (Matteo 24:4, 5).
Quindi Egli parlÚ delle guerre e dei
disordini politici che si stavano approssimando, e
aggiunse: "E allora molti si scandalizzeranno, e si
tradiranno e si odieranno a vicenda. E molti falsi profeti
sorgeranno e sedurranno molti. E perchÈ líiniquit‡ sar‡
moltiplicata, la carit‡ dei pi˘ si raffredder‡" (Matteo
24:10-12).
Descrivendo con maggiori particolari le
condizioni che avrebbero caratterizzato il dilagare
dellíapostasia, Cristo dichiarÚ ai Suoi discepoli: "Allora
vi getteranno in tribolazione e víuccideranno; e sarete
odiati da tutte le genti a cagion del mio nome" (Matteo
24:9).
Líapostolo Paolo in un solenne discorso
agli anziani di Efeso indirizzÚ loro questo solenne
ammonimento: "Io so che dopo la mia partenza entreranno
fra voi deí lupi rapaci, i quali non risparmieranno il
gregge; e fra voi stessi sorgeranno uomini che
insegneranno cose perverse per trarre i discepoli dietro
di sÈ" (Atti 20:29, 30). Non soltanto ci
sarebbero stati gli estranei che avrebbero cercato di
ingraziarsi i Santi per vantaggi egoistici - lupi che
sarebbero entrati senza risparmiare il gregge - ma ci
sarebbero state grandi scissioni; e questi dissensi
avrebbero avuto origine da alcuni di coloro che allora
erano presenti, cioË da uomini che aspiravano alla guida,
i quali avrebbero stabilito le loro dottrine, allontanando
cosÏ i loro simili dalla Chiesa e attirandoli a se stessi.
Lo stesso apostolo mette in guardia Timoteo contro
líapostasia imminente: "Ma lo Spirito dice
espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno
dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine
di demoni per via della ipocrisia di uomini che
proferiranno menzogna" (1 Timoteo 4:1-3).
In una seconda epistola al suo diletto Timoteo Paolo
scrive ancora: "Io te ne scongiuro nel cospetto di Dio
e di Cristo Ges˘ che ha da giudicare i vivi e i morti, e
per la sua apparizione e per il suo regno: Predica la
Parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, sgrida,
esorta con grande pazienza e sempre istruendo. PerchÈ
verr‡ il tempo che non sopporteranno la sana dottrina; ma
per prurito díudire si accumuleranno dottori secondo le
loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla
verit‡ e si volgeranno alle favole" (II
Timoteo 4:1-4).
I malvagi innalzano ostacoli allíopera
di Dio. Questo accadeva gi‡ durante la vita del Salvatore,
il quale ad esempio si doleva per lo spirito ribelle degli
abitanti di Capernaum (vedere Matteo 11:23). Gli stessi
ostacoli furono eretti contro líopera dei Dodici e la
diffusione della chiesa cristiana delle origini. Le
persecuzioni divennero severe, allíinizio da parte degli
Ebrei, poi dei Romani. Numerosi membri della Chiesa
persero la vita. Ad uno ad uno gli apostoli andarono
incontro al martirio. Le difficolt‡ dei tempi impedivano
ai sopravissuti di comunicare gli uni con gli altri o di
tenere riunioni per far progredire líopera della Chiesa.
Questa situazione era inoltre di impedimento alla
occupazione delle cariche vacanti comíera stato negli
intendimenti originari. Alla fine rimase un solo apostolo,
Giovanni. Arrestato dai suoi persecutori, egli fu
sottoposto a crudele trattamento. Egli fu esiliato
nellíisola di Patmo, dove rimase sino alla morte
dellíimperatore Domiziano, avvenuta nel 96 d.C.
Pietro e Paolo erano stati uccisi dai
Romani a Roma nel 68 d.C. e poi il Signore tolse Giovanni
dal ministero e dopo líanno 101 d.C. circa di lui non si
sa pi˘ nulla. PerchÈ a Giovanni non fu permesso di
rimanere pi˘ a lungo in quel luogo? PerchÈ la perversit‡
si era ormai praticamente impadronita della chiesa. Le
dottrine e le ordinanze erano state alterate, líautorit‡
veniva ignorata, il peccato si infiltrava ovunque, anche
tra i membri della Chiesa.
Questo fece sÏ che la chiesa restasse,
per cosÏ dire, alla deriva, senza alcuna autorit‡
generale. I diversi rami della Chiesa sparsi nelle varie
citt‡ del mondo conosciuto non ebbero pi˘ autorit‡ locali
per dirigerli. Non vi fu pi˘ sulla terra una corte di
ultimo appello; ogni vescovo o anziano presiedente fu
lasciato ai propri espedienti. La chiesa si trovava ora a
dover affrontare un triplice attacco:
1. Gelosie, intrighi e ambizioni
personali entro la chiesa stessa. Nei duecento
anni successivi alla scomparsa di Giovanni queste
condizioni peggiorarono. La chiesa si divise
ripetutamente. Non vi fu pi˘ alcun accordo sulla
dottrina. La fede fondamentale della natura e
dellíessenza di Dio diventÚ fonte di grandi dispute.
Uníordinanza cosÏ semplice come il battesimo divenne
argomento di dibattiti. Se ne cambiÚ la forma, come
pure il proposito. Si cominciÚ a praticare il
battesimo dei neonati. Gli sforzi di alcuni vescovi
per acquistare un ascendente sopra altri vescovi
portarono ad acerbi dissidi e a spargimenti di sangue.
Ma, a mano a mano che diminuivano le persecuzioni da
parte dello stato, cresceva nuovamente il numero dei
membri della chiesa, in parte grazie al fatto che essa
aveva accettato i gusti popolari e le pratiche delle
chiese pagane dellíepoca, e in parte perchÈ aveva
abbassato il livello delle proprie norme.2. Una persecuzione notevolmente
intensificatasi durante la quale il governo stesso
divenne líaggressore principale, tacciando i cristiani
di slealt‡ e trattandoli come traditori. Questo
portÚ a genocidi e obbligÚ i superstiti a vivere nelle
catacombe.3. Líinfluenza della filosofia
sulle semplici verit‡ del Vangelo portÚ alla fine una
concezione completamente diversa dellíesistenza di Dio
e ad introdurre molti misteri


