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LA GARA




"Smettila, rassegnati, sei battuto" mi implorano e,
supplicandomi, "E’ tutto contro di te, adesso. Questa
volta non riuscirai".
E come inizio a chinare il capo davanti al volto della
sconfitta una gara torna alla memoria.
Spero che quel ricordo rafforzi la mia volontà indebolita
giacché solo il pensiero di quella piccola gara
rinvigorisce il mio essere.
Una gara di bambini, ragazzi, giovani uomini, adesso
ricordo bene.
Che emozione! certo, ma anche paura e non era difficile
vederla.
Tutti loro allineati, così pieni di speranza. Ognuno
pensava di poter vincere la gara, di eguagliare almeno il
primo posto o, se non questo, almeno di conquistare il
secondo.
E i loro padri guardavano dagli spalti, ognuno tifando per
il proprio figlio e i figli sperando di mostrare loro la
capacità di giungere primi al traguardo.
Uno sparo e la gara iniziò.
I giovani cuori erano infiammati di speranza per la
vittoria, ognuno desiderava essere l’eroe per quel giorno.
C’era un ragazzo in particolare, che correva con i primi
(suo padre stava in mezzo alla gente sugli spalti) che
pensava "Mio padre ne sarà orgoglioso".
Ma come correvano giù per il campo, attraverso un
avvallamento, il piccolo ragazzo che pensava di vincere
perse il suo passo e scivolò.
Sforzandosi di rimanere in piedi, mise in avanti le sue
mani per frenare la caduta ma, mentre la gente rideva,
cadde in avanti.
Così cadde, e con lui il suo orgoglio - non avrebbe potuto
vincere, adesso! - imbarazzato, triste, il suo solo
desiderio era sparire in qualche modo.
Ma, come cadde, suo padre si alzò e mostrò il suo viso
ansioso che chiaramente diceva al ragazzo: "Alzati e vinci
la gara".
Egli si rialzò velocemente senza gravi danni, solo un po’
indietro rispetto agli altri, e corse con tutta la sua
forza e volontà per recuperare il tempo.
Così ansioso di recuperare e vincere, con i pensieri che
correvano più velocemente delle gambe, scivolò e cadde
ancora.
Avrebbe preferito fermarsi prima, dopo una sola caduta.
"Non ho più speranze, non dovrei continuare la gara".
Ma, tra la gente che rideva, intravide il viso di suo
padre, quello sguardo costante che diceva ancora "Alzati e
vinci la gara".
Così si alzò ancora, per ritentare, dieci metri dietro
l’ultimo.
"Se voglio recuperare quei metri - pensò - devo correre
più velocemente".
Facendo più di quanto potesse, recuperò circa dieci metri,
ma nello sforzo di raggiungere gli altri, scivolò e cadde
nuovamente.
Che fallimento! Stette a terra in silenzio. Una lacrima
scivolò sul suo viso. "Non ha più senso correre: tre
volte! Sono fuori, perché provare ancora?"
La volontà di alzarsi era svanita, tutta la speranza
volata via.
Così lontano dagli altri, così incline all’errore, aveva
perso ogni opportunità.
"Ho perso … è così" pensò "Vivrò con la mia disgrazia".
Poi pensò a suo padre che, presto, avrebbe avuto di
fronte.
"Alzati" un’eco vibrò debole. "Alzati e riprendi il tuo
posto; non avevi intenzione di essere sconfitto. Alzati e
vinci la gara".
"Riacquista la tua volontà, - diceva - non hai perso
tutto. Per vincere non è importante che questo: rialzarsi
ogni volta che si cade".
Così si alzò per correre ancora una volta e con un nuovo
impegno.
Egli capì che, vinto o perso, alla fine non sarebbe stato
abbandonato.
Adesso, così lontano dietro gli altri - così lontano come
non era mai stato - diede tutto ciò che poté e corse come
se dovesse vincere la gara.
Era caduto per tre volte e per tre volte si era rialzato;
troppo indietro per sperare di vincere, corse comunque
sino alla fine.
La gente applaudì il vincitore mentre attraversava la
linea del traguardo per primo, a testa alta, orgoglioso e
felice, senza cadute né disgrazie.
Ma quando il nostro giovane ragazzo attraversò il
traguardo per ultimo, la gente gli offrì un applauso più
grato per aver terminato la gara.
Benché ultimo, a testa bassa e senza più orgoglio,
ascoltando la gente si poteva pensare che avesse vinto lui
la gara.
A suo padre, tristemente, disse: "Non ho fatto molto
bene".
"Per me hai vinto" disse il padre. "Ti sei rialzato ogni
volta che sei caduto".
Adesso, quando le cose sembrano troppo difficili e dure da
superare, e quando le difficoltà mi stanno davanti, il
ricordo di quel piccolo ragazzo mi aiuta a vincere la mia
gara.
Perché tutto nella vita è come una gara, con alti e bassi
e tutto ciò che si deve fare per vincere è rialzarsi ogni
volta che si cade.
"Basta, rassegnati! Sei stato battuto ancora" essi ancora
mi urlano in faccia.
Ma un’altra voce dentro di me dice: "Alzati e vinci la
gara". 
(Dee Groberg)
 



Fornito
da Sergio Zicari.

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