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La Perdita storica del Vangelo.
(estratti
dal libro "La grande Apostasia " di James E. Talmage)

Una dichiarazione di fonte cattolica:
Molti anni fa, un dotto esponente della chiesa Cattolica
Romana venne nello Utah e parlo’ dal pulpito del
tabernacolo di Salt Lake City. In seguito questi divenne
amico del fu anziano Orson F. Whitney ed in una occasione
ebbe modo di esprimersi liberamente. Questo studioso, che
conosceva forse una dozzina di lingue, sembrava conoscere
tutto su teologia,legge,letteratura,scienza e filosofia.
Un giorno confido all’anziano Whitney:"Voi mormoni siete
tutti ignorantoni. Non vi rendete neppure conto della
forza della vostra posizione. Questa e’ cosi’ forte che ne
esiste soltanto un’altra di pari forza nel mondo
cristiano, e cioe’ quella della chiesa Cattolica. La
battaglia si sta combattendo tra il cattolicesimo ed il
Mormonismo. Se abbiamo ragione noi, avete torto voi, se
avete ragione voi, abbiamo torto noi: i protestanti non
hanno un palmo di terreno su cui poggiare,in quanto, se
noi siamo nell’errore, essi sono nell’errore con noi, dal
momento che essi facevano parte della nostra chiesa e se
ne sono allontanati; se invece siamo nel giusto, essi non
sono che apostati che abbiamo cacciato lontano da noi
tanto tempo fa. Se, come asseriamo, siamo i depositari
della successione di Pietro, non c’e’ alcun bisogno di
Joseph Smith e del mormonismo. Ma se non siamo i
depositari di questa successione, allora un uomo come
Joseph Smith era necesario e la posizione del mormonismo
e’ la sola che abbia consistenza. Possiamo avere soltanto
o la perpetuazione del vangelo dai tempi antichi, o la
restaurazione del vangelo negli ultimi giorni.

Avendo discusso l’argomento dell’apostasia, o
allontanamento della verita’, attraverso le scritture,
adesso cercheremo di fare un’analisi di questo grande
problema descritto dalle scritture, attraverso una analisi
storica, che documenteremo con avvenimenti facimente
riscontrabili presso tutti i testi accreditati della
storia comune.

Alcune fonti autorevoli d’informazione sulla storia
ecclesiastica.
Eusebio. Eusebio di Cesarea. Egli nacque intorno al 26 in
Palestina, probabilmente a Cesarea, e mori’ intorno al 339
a.D.. Fu un testimone oculare e condivise parte delle
sofferenze delle persecuzioni pagane contro i Cristiani.
Egli e’ chiamato "Padre della storia della chiesa". Fu
autore di varie opere, delle quali "La storia
ecclesiastica" fu fra le prime.
Mosheim. Il dottor J.L. von Mosheim, cancelliere
dell’Universita’ di Gottingen,scrittore tedesco, famoso
per i suoi contributi alla storia della chiesa. Egli e’
autore di una esauriente opera "Istituzioni di Storia
ecclesiastica" (6 Volumi) datata 1755.

Milner.
Rev. Joseph Milner. Autorita’ inglese sulla storia della
chiesa, ed autore di una esauriente opera "Storia della
chiesa di Cristo"

Cause dell’apostasia (cause interne)

Prenderemo ora in esame, e vedremo come operarono, alcune
delle cause principali che determinarono l’apostasia o
allontanamento dalla verita’.
Le condizioni esterne che operarono contro la chiesa,
tendendo a limitarne lo sviluppo e contribuendo al suo
declino, possono essere indicate con il termine generale
di "persecuzioni".
E’ un fatto storico incontrastato ed incontrastabile che,
dal tempo del suo inizio fino a quello della sua reale
cessazione, la Chiesa istituita da gesu’ Cristo fu oggetto
di violente persecuzioni. Se queste ultime debbano essere
considerate fra le principali cause dell’apostasia, e’ una
questione che vale la pena di trattare. Non sempre
l’opposizione e’ distruttiva: al contrario, essa in certi
campi puo’ contribuire al miglioramento di specifiche
situazioni. Le persecuzioni possono spingere a maggior
zelo dimostrandosi cosi’ un potente fattore di progresso.
Un proverbio tutt’ora valido dice che:’ il sangue dei
martiri e’ il seme della chiesa". Ma i proverbi e gli
adagi, gli aforismi e le parabole, pur se veri in
generale, non sempre si applicano a condizioni
particolari. Indubbiamente le persistenti persecuzioni cui
la chiesa ai suoi albori era fatta segno, indussero molti
suoi adepti a rinunciare a quella fede e ritornarono alle
loro precedenti convinzioni, fossero esse giudaiche o
pagane. Cosi’ i membri della chiesa diminuirono. Ma questi
episodi di apostasia della chiesa possono essere ritenuti
diserzioni individuali e relativamente poco importanti nei
loro effetti sulla chiesa stessa come organismo. I
pericoli che in generale intimorivano, in certi individui
determinavano una decisa presa di posizione; i ranghi
disertati dai deboli disaffezionati venivano riempiti dai
convertiti zelanti. Ripetiamo che l’apostasia della chiesa
e’ insignificante se paragonata all’apostasia della chiesa
come istituzione. Le persecuzioni contro la chiesa di
Cristo come una delle cause dell’apostasia influirono
indirettamente ma efficacemente.
Un’altra ragione per fare qui un breve sommario delle
persecuzioni di cui la chiesa nascente fu vittima, e’
quella di offrire la base per un facile confronto fra
queste persecuzioni e quelle condotte dalla chiesa
apostata stessa nei secoli successivi. Scopriremo che le
sofferenze della chiesa nei giorni della sua integrita’
sono superate dalle pene crudeli perpetrate nel nome di
Cristo. Inoltre, lo studio delle prime persecuzioni ci
permettera’ di contrapporre le condizioni di opposizione e
di miseria con quelle di agiatezza e di abbondanza che
influirono sull’integrita’ della chiesa e sulla devozione
dei suoi adepti.
Le persecuzioni cui la chiesa primitiva ando’ soggetta
furono di duplice origine: giudaiche e pagane. Si deve
ricordare che gli Ebrei si distinguevano fra tutte le
nazioni dell’antichita’ perche’ credevano nell’esistenza
di un Dio vivente. Il resto del mondo prima ed al tempo di
Cristo era idolatra e pagano, dichiaratamente credente in
un esercito di divinita’, senza tuttavia riconoscere un
Essere Supremo quale persona vivente. Gli ebrei erano
molto aspri nella loro opposizione a Cristianesimo, che
consideravano come una religione rivale della loro; ed
inoltre, essi riconoscevano il fatto che se il
Cristianesimo giungeva ad essere accettato generalmente
come depositario della veirta’, la loro nazione sarebbe
stata giudicata colpevole di aver messo a morte il Messia.
Questa qui di seguito e’ una dichiarazione di B.H.Roberts.
"A new witness for God" pagina47, 48
Non vi sorprenda il fatto che io classifichi quelle
persecuzioni fra i mezzi con cui la chiesa fu distrutta.
La furia della collera pagana era diretta ai capi ed agli
uomini forti del corpo religioso; ed essendo tali
persecuzioni durate parecchio ed inoltre essendo state
condotte con inesorabile crudelta’, coloro che erano piu’
tenaci nella fedelta alla chiesa ne divennero le vittime
piu’ sicure. Quando queste persone furono abbattute, non
rimasero che i deboli a lottare per la fede, e questo rese
possibile quelle successivie innovazioni nella religione
di Cristo che il comune sentimento pagano esigeva. Tali
innovazioni mutarono cosi’ profondamente la religione
cristiana, sia nello spirito che nella forma, da minarla
totalmente. Nessuno deve sorprendersi che in questo
casosia permesso alla violenza di operare. La convinzione
secondo cui in questo mondo il bene trionfa sempre, che la
verita’ e’ sempre vittoriosa e che l’innocenza e’ sempre
protetta dal cielo e’ una cara vecchia favola con cui gli
uomini ben intenzionati hanno continuato ad allettare un
gran numero di persone credule. Ma i crudi fatti della
storia (ed anche delle scritture "e le fu dato di far
guerra ai santi e di vincerli" Apocalisse.) e
dell’esperienza reale della vita correggono questa
piacevole illusione. Non fraintendetemi: io credo nella
vittoria finale del bene, nel trionfo definitivo della
Verita’, nell’immunita’ finale dell’innocenza dalla
violenza. Alla fine l’innocenza, la Verita’ ed il bene
saranno piu’ che dei conquistatori, essi vinceranno la
guerra, ma questo non impedira’ loro di perdere qualche
battaglia. Si dovrebbe sempre ricordare che Dio ha dato
all’uomo il libero arbitrio, e questo fatto significa che
un uomo e’ libero di agire sia con malvagita’ che con
giustizia. Caino era libero di uccidere suo fratello,
quanto lo era quest’ultimo di adorare Iddio. E cosi’ come
i pagani e gli ebrei erano liberi di perseguitare ed
uccidere i Cristiani allo stesso modo i Cristiani erano
liberi di vivere virtuosamente ed adorare Cristo come Dio.
Il libero arbitrio dell’uomo non varrebbe il suo nome se
non concedesse ai malfattori la liberta’ di riempire il
calice della loro iniquita’,e, ai virtuosi, di completare
la misura della loro rettitudine. Questa perfetta
liberta’, o azione spontanea, e’ un dono di Dio all’uomo,
ed essa e’ modificata in varie maniere perche’ queste non
ostacolino i Suoi Fini generali.

Questa invece e’ una dichiarazione di Mosheim "Istituzioni
di Storia ecclesiastica" 1 secolo parte 1 5:1
L’innocenza e la virtu’ che caratterizzavano cosi’
considerevolmente la vita dei servi di Cristo, nonche’ la
purezza della dottrina insegnata dagli apostoli, non erano
sufficienti a difenderli dalla mordacita’ e dalla
malvagita’ dei giudei. I sacerdoti ed i governanti di
questo popolo abbandonato, presi di mira gli apostoli di
Gesu’ e i lro discepoli, non solo li coprivano di insulti
e di ingiurie, ma ne mandavano a morte quanti piu’
potevano, eseguendo le ingiuste condanne quanto piu’
barbaramente possibile. L’assassinio di Stefano, di
Giacomo figlio di Zebedeo e di Giacomo soprannominato il
Giusto, Vescovo di gerusalemme, e’ un esempio spaventoso
della veridicita’ di quello che noi qui sosteniamo. Questa
ripugnante malvagita’ dei dottori giudaici contro i
messaggeri del vangelo era indubbiamente dovuta a un
segreto timore che la diffusione del Cristianesimo potesse
rovinare la reputazione del Giudaesimo causando lo sfacelo
delle loro pompose cerimonie." In una nota a pie’ di
pagina della citazione summenzionata si leggono i seguenti
riferimenti:" Il martirio di Stefano e’ descritto negli
Atti 7:55 quello di Giacomo filgio di Zebedeo atti 11:1,2
e quello di Giacomo il Giusto, vescovo di Gerusalemme e’
menzionato da Giuseppe Flavio nella sua opera "antichita’
giudaiche" Libro xx capitolo 8 e da Eusebio nella sua
"storia ecclesiastica" libro ii Capitolo 23.

LE PERSECUZIONI PAGANE.

Fra i persecutori pagani della chiesa, l’impero romano e’
il principale responsabile. Questo puo’ sembrare strano in
considerazione della tolleranza generale esercitata da
Roma verso i suoi principali tributari, la causa effettiva
dell’opposizione romana al cristianesimo ha dato adito a
molte congetture. E’ probabile che l’eccessivo zelo e la
poca tolleranza de Cristiani portasser questi ultimi alla
impopolarita’ presso le nazioni pagane. Questo argomento
e’ prudenzialmente riassunto da Mosheim con queste
parole:" Una curiosita’ alquanto naturale ci spinge a
chiederci com’e’ che i Romani, che non procuravano fastidi
a nessuna nazione, quale che fosse la sua religione, e che
permettevano perfino agli Ebrei di vivere secondo le loro
leggi e di seguire il loro culto, trattassero con molta
severita’ soltanto i Cristiani. A questo importante
interrogativo sembra ancor piu’ difficile rispondere se si
considera che l’eccellente natura della religione
cristiana, nonche’ la sua ammirevole tendenza a
promuovere, sia il benessere collettivo che la felicita’
individuale, le procuravano il favore e la protezione
delle potenze regnanti. Una delle principali ragioni della
severita’ con cui i Romani perseguitavano i Cristiani,
malgrado queste considerazioni, sembra vada ricercata
nell’avversione e nello sdegno con cui questi ultimi
consideravano la religione dell’Impero, che era tanto
intimamente connessa con la forma e, in verita’, con la
vera e propria essenza della sua costituzione politica.
Perche’, sebbene i Romani avessero una tolleranza
illimitata verso tutte le religioni i cui principi non
contenessero niente di pericoloso per l’Impero, tuttavia
essi non permettevano che la religione dei loro antenati,
che era stabilita dalle leggi dello Stato, fosse oggetto
di derisione, ne’ che il popolo fosse allontanato dal suo
attaccamento ad essa. Tuttavia queste furono le due cose
di cui vennero accusati i Cristiani,e a buona ragione,
anche se cio’ fa loro onore. Essi osavano mettere in
ridicolo le assurdita’ della superstizione pagana, ed
erano zelanti e assidui nel fare proseliti della verita’.
Essi non soltanto attaccavano la religione di Roma, ma
anche tutte le differenti forme sotto cui si presentava la
superstizione nei vari paesi dove esercitavano il loro
ministerio. Da questo i Romani conclusero che la setta
cristiana non era soltanto insopportabilmente audace ed
arrogante, ma anche un nemico della tranquillita’ pubblica
e una causa probabile di tumulti, e forse anche di guerre
civili, a danno dell’Impero. E’ probabilmente per questo
motivo che Tacito li rimprovera, chiamandoli nemici del
genere umano e definendo la religione di gesu’ una
superstizione distruttiva. Anche Svetonio quando parla dei
Cristiani e della loro dottrina si esprime negli stessi
termini."
Un’altra cosa dei i Cristiani che irritava i Romani era la
semplicita’ del loro culto, in contrasto con la pomposa
impalcatura religiosa ed il suo austero rituale di
qualsiasi altro popolo. I cristiani non offrivano
sacrifici, ne avevano templi, ne avevano immagini, ne’
oracoli, ne’ ordini sacerdotali e questo era sufficiente
per attirarsi i rimproveri delle masse ignoranti che
immaginavano che non potesse esistere religione senza
queste cose.
Si puo’ dire che le persecuzioni contro la chiesa da parte
dell’autorita’ romana abbiano avuto inizio sotto il regno
di Diocleziano (305 d.c.) In questo arco di tempo vi
furono molti periodi di minore severita’, se non di
relativa tranquillita’. Tuttavia la chiesa fu oggetto
della oppressione pagana per circa 2 secoli e mezzo. Gli
scrittori Cristiani hanno fatto dei tentatvi per isolare
le persecuzioni in 10 distinti e separati assalti furiosi;
ed alcuni dichiarano di trovare un rapporto mistico fra le
10 persecuzioni cosi’ classificate e le 10 piaghe
d’Egitto, come pure vi vedono un’analogia con le 10 corna
menzionate da Giovanni il Rivelatore. Come realta’
dimostrata dalla storia, il numero di persecuzioni di
insolita gravita fu inferiore a 10, mentre il totale di
tutte, inclusi gli assalti locali e limitati, sarebbe
molto piu’ grande.
La prima grande persecuzione avvenne nel 64 d.c. ordinata
da Nerone nel tentativo di discolparsi dall’incendio di
Roma. Queste che furono le prime persecuzioni sotto un
editto romano, praticamente cessarono con la morte del
tiranno avvenuta nel 68 d.c. Secondo la tradizione
tramandata dai primi scrittori cristiani, durante le dette
persecuzioni gli apostoli Pietro e Paolo subirono il
martirio, il primo per decapitazione, il secondo per
crocifissione. Inoltre e’ detto che la moglie di Pietro fu
messa a morte poco prima del marito, ma su questo punto vi
sono molte incertezze.
LE PERSECUZIONI SOTTO DOMIZIANO.
La seconda ondata di persecuzioni legalmente ordinate
dall’autorita’ imperiale ebbe inizio intorno al 93 94 d.c.
sotto il regno di Domiziano.
Sia i cristiani e gli ebrei incorsero nella
disapprovazione di questo imperatore perche’ si
rifiutavano di adorare le statue erette come divinita’ da
propiziarsi. un’altra ragione della sua particolare
animosita’ contro i cristiani, come dichiaravano i primi
scrittori, era quella del continuo timore di perdere il
trono; egli teneva sempre presente la predizione secondo
la quale dalla famiglia cui apparteneva Gesu’ sarebbe
sorto uno che avrebbe indebolito, se non rovesciato, il
potere di Roma. Forte di questa motivazione, il malvagio
regnante diresse la terribile campagna di annientamento di
un popolo innocente. Fortunatamente, la persecuzione
iniziata duro’ soltanto pochi anni. Mosheim ed altri
affermano che la fine della persecuzione fu causata dalla
prematura morte dell’imperatore. Secondo altri invece, per
esempio secondo uno scrittore citato da Eusebio, Domiziano
dopo aver fatto tradurre dinanzi a se, quelli che erano
ritenuti i DISCENDENTI DELLA FAMIGLIA DEL SALVATORE e dopo
averli interrogati, mise fine alle persecuzioni perche’ si
convinse di non correre alcun pericolo. Si pensa che nel
tempo in cui era in vigore l’editto di Domiziano,
l’apostolo Giovanni sia stato esilito nell’isola di
Patmos.

LE PERSECUZIONI SOTTO TRAIANO.
Quella che nella storia ecclesiastica va sotto il nome di
terza ondata di persecuzioni contro la chiesa ebbe luogo
sotto Traiano, il quale occupo’ il trono imperiale dal 98
al 117 d.c.
Egli fu ed e’ considerato come uno dei migliori imperatori
romani. Tuttavia approvo’ violente persecuzioni contro i
cristiani a causa della loro inflessibile ostinazione nel
rifiuatarsi di offrire sacrifici alle divinita’ romane. La
storia ci ha tramandato una lettera molto importante di
Plinio il Giovane, governatore del Ponto, diretta
all’imperatore, e la risposta di quest’ultimo. Questa
corrispondenza e’ interessante perche’ dimostra sino a
qual puntoi il Cristianesimo si era diffuso a quel tempo
ed il modo in cui i credenti venivano trattati dai
funzionari di stato.
Plinio chiedeva all’imperatore quale linea di condotta
dovesse tenere nei rapporti con i cristiani che erano
sotto la sua giurisdizione. I giovanmi e i vechi, i deboli
ed i forti dovevano essere trattati allo stesso modo,
oppure l’applicazione del castigo doveva essere diversa?
All’accusato doveva essere dato il modo di ripudiare la
sua religione, oppure il fatto che egli seguiva o aveva
seguito il cristianesimo doveva essereconsiderato un reato
imperdonabile? Quelli che erano accusati di essere
Cristiani, dovevano essere puniti solo per la religione
oppure per colpe specifiche derivanti dalla loro
appartenenza alla chiesa? Dopo aver proposto questi
interrogativi, il governatore procedeva ad elencare
all’imperatore quello che egli aveva fatto in mancanza di
istruzioni precise. L’imperatore rispose ordinando che i
cristiani non dovevano essere perseguitati per vendetta,
ma arrestati se sospettati di reato e processati: e se
davanti al tribunale si fossero rifiutati di rinunciare
alla loro fede, allora dovevano essere messi a morte.

LE PERSECUZIONI SOTTO MARCO AURELIO.
Marco Aurelio regno’ dal 161 al 180 d.c. Egli era famoso
perche’ desiderava il bene massimo del suo popolo;
tuttavia sotto il suo governo i Cristiani subirono altre
crudelta’ Le persecuzioni furono molto aspre nella Gallia.
Fra coloro che a quel tempo subirono il destino dei
martiri si annoveravano Policarpo, vescovo di Smirne e
Giustino, che la storia ricorda come filosofo. Con
riferimento all’apparente irregolarita’ che anche i
migliori regnanti permettevano, arrivando persino ad
esercitare una energica opposizione ai cristiani, come si
e’ esemplificato dagli atti di questo imperatore, uno
scrittore moderno ha detto:"Si dovrebbe notare che le
persecuzioni contro i cristiani sotto gli imperatori
pagani ebbero origine da motivi politici anziche’
religiosi, e questa e’ la ragione per cui nell’elenco dei
perseutori troviamo accanto al nome dei peggiori
imperatori anche quello dei migliori. Si credeva che il
benessere dello stato dipendesse dall’accurato svolgimento
dei riti del culto nazionale, quindi, mentre i sovrani
romani erano solitamente molto tolleranti, permettendo che
fra i loro sudditi vi fosse la masima liberta’ religiosa,
tuttavia essi esigevano dai cittadini di diversa fede il
riconoscimento e la devozione degli dei romani bruciando
incenso davanti elle loro statue. E poiche’ i cristiani si
rifiutavano di compiere siffatto rito, si giunse a
ritenere che la loro trascuratezza nel servizio del tempio
suscitasse la collera degli dei e mettesse in pericolo la
sicurezza e la vita della nazione con la siccita’, la
pestilenza ed ogni altro disastro. Questa era la causa
principale delle persecuzioni da parte degli imperatori
romani contro il Cristianesimo. "General History di P.V.N.
Myers edizione del 1889 pagina 232.

PERSECUZIONI SUCCESSIVE.
Tranne alcuni periodi di tranquillita’ parziale, per tutto
il secondo e terzo secolo i credenti cristiani
continuarono a soffrire a causa degli oppositori. pagani.
Nel primo decennio del terzo secolo una violenta
persecuzione ebbe luogo sotto il regno di Severo
(193-211d.c.) un’altra si scateno’ sotto il regno di
Massimo (235 238d.c.). Un periodo in cui le persecuzioni
furono particolarmente violente e le sofferenze dei
Cristiani assai feroci fu durante il breve regno di Decio
Traino (249 251d.c) Dalla storia ecclesiastica la
persecuzione avvenuta sotto Traiano e’ chiamata le settima
persecuzione. Ne seguirono altre in rapida successione, ma
noi le salteremo nella nostra disamina e ci soffermeremo a
considerare quella piu’ importante.

La PERSECUZIONE DI DIOCLEZIANO.
Nota anche come la decima e fortunatamente ultima.
Diocleziano regno’ dal 284 al 305d.c. In principio egli fu
molto tollerante verso i cristiani. Infatti la storia dice
che sua moglie e sua figlia erano cristiane, anche se "in
un certo senso lo erano segretamente". Tuttavia, in
seguito Diocleziano divenne ostile alla chiesa e
s’impegno’ nella totale soppressione della religione di
Cristo. A questo scopo egli ordino’ la distruzione
generale dei libri cristiani, decretando la pena di morte
contro tutti coloro che tenevano in possesso tali opere.
Il palazzo reale di Nicodemia s’incendio’ 2 volte, e ogni
volta la responsabilita’ fu attribuita ai Cristiani con
terribili risultati. Quattro editti separati, ognuno dei
quali superava quello precedente per ferocia, furono
amanati contro quei poveri infelici, i quali per un
periodo di 10 anni furono vittime di sfrenate rapine,
estorsioni e troture. Alla fine del decennio di terrore.
La chiesa era sparpagliata e apparentemente senza
speranza. I sacri libri erano stati bruciati; i luoghi di
culto erano stati rasi al suolo, migliaia di Cristiani
erano stati messi a morte. Era stato fatto ogni possibile
sforzo per annientare la Chiesa Cristiana e tutto il suo
seguito. Le descrizioni delle punte massime cui giunse la
brutalita’ imperiale suscitarono orrore. Un solo esempio
puo’ bastare e ce lo da Eusebio, parlando delle
persecuzioni in Egitto:" tale era la gravita’ della lotta
sopportata dagli Egiziani che a Tiro, combattereno
gloriosamente per la fede. Migliai di uomini, donne e
bambini, sdegnando la vita presente per amore della
dottrina del Nostro Salvatore, si assogettarono alla morte
sotto varie forme. Alcuni, dopo essere stati torturati
alla ruota e spaventosamente frustrati o dopo aver
sopportato altre innumerevoli agonie che al solo udirle ci
farebbero rabbrividire, alla fine venivano dati alle
fiamme, o gettati in mare e li lasciati affogare, o
decapitati, o inchiodati su rozze croci a testa in giu’, o
lasciati morire in mezzi a tormenti di terribili
privazioni." Eusebio "Storia ecclesiastica, libro 8
capitolo 8.

Quella di Diocleziano fu l’ultima delle grandi
persecuzioni della Roma pagana. Uno stupendo cambiamento,
equivalente ad una rivoluzione, apparve all’orizzonte
della chiesa. Costantino, che la storia chiama Costantino
il Grande, divenne imperatore di Roma nel 306 e regno’ per
31 anni. Sin dagli inizi del suo regno egli sposo’ la
causa dei Cristiani e prese la chiesa sotto la sua
protezione ufficiale. Secondo la leggenda la conversione
dell’imperatore fu dovuta ad una manifetsazione
sovrannaturale, in cui egli vide una corce luminosa nei
cieli, con la scritta:"In questo segno vincerai."
L’autenticita’ di questa manifestazione e’ dubbia e il
dubbio e’ posto soprattutto dalla storia. Questo fatto e’
qui citato per dimostrare a quali mezzi si ricorse per
rendere il cristianesimo benvoluto a quel tempo.
Molti storici prudenti sostengono che la cosiddetta
conversione di Costantino fu piu’ una questione politica
che non un sincero riconoscimento delle verita’ predicate
dal cristianesimo. Il grande sovrano rimase comunque un
catecumeno vale a dire un credente non battezzato, fino
all’ultimo periodo della sua vita, quando sentendosi
morire, volle ricevere il battesimo e divenne cristiano.
Ma, quali che fossero i suoi motivi, nel 313 egli emano’
un decreto piu’ noto come "leditto di Milano" con il quale
proclamava la liberta’ di culto per i cristiani in tutto
l’impero. Myers scrive:"Egli fece della croce l’insegna
reale; e ora, per la prima volta, le legioni romane
marciavano sotto il vessillo del Cristianesimo.
Immediatamente dopo questa trasformazione ci fu una grande
gara per riscuotere il favore della Chiesa. La carica di
vescovo giunse ad essere piu’ ambita del grado di
generale. L’imperatore stesso era il capo effettivo della
chiesa. Ora le cose erano capovolte: essere conosciuti
come non cristiani era impopolare e decisamente
svantaggioso nel senso materiale. I templi pagani furono
trasformati in chiese, e gli idoli pagani abbattuti. Si
legge che in un anno, nella sola Roma, si battezzarono
12.000 fra uomini donne e bambini. Costantino, trasferi’
la capitale dell’impero da Roma a Bisanzio, citta’ che
egli ribattezzo’ con il suo nome Costantinopoli. Questa
citta’, che oggi e’ la capitale della Turchia, divenne il
quartier generale della chiesa.
Come sembra vana la millanteria di Diocleziano secondo la
quale il cristianesimo era stato annientao per sempre! E
quanto era differente la chiesa sotto il patrocinio di
Costantino rispetto alla chiesa istituita da Cristo ed
edificata dai suoi apostoli! Se si giudica in base alle
norme della sua istituzione originale la Chiesa era gia’
divenuta apostata.

Cause interne.

Come naturalmente ci si potrbbe
aspettare, gli effetti immediati delle continue
persecuzioni furono vari: essi andavano dall’entusiasmo
sfrenato espresso con delirante clamore per il martirio
all’apostasia piu’ improvvisa e spregevole, con
l’ostentazione di un autentico culto nei servizi
idolatrici.

In molti fedeli cristiani nacque uno
zelo che rasentava il fanatismo, tanto che senza riguardo
alcuno alla dignita’ e alla discrezione, manifestavano una
folle e scomposta eccitazione di gioia di fronte al
proprio martirio. Alcuni di quelli che non erano stati
assaliti, dispiacendosene, divennero accusatori di se
medesimi, mentre altri commisero apertamente atti di
aggresione, con l’intento di attirare su di se
l’indignazione degli uomini. Gibbon "Storia del declino
dell’Impero romano capitolo 16.

Queste starvaganze erano indubbiamente
incoraggiate dalla eccessiva venerazione concessa alla
memoria dei resti mortali di coloro che erano periti per
la causa cristiana. In seguito questo rispetto
reverenziale divenne un’empia pratica di culto dei
martiri.

Commentando l’imprudente entusiasmo
degli antichi cristiani, Gibbon dice:"Talvolta i
Cristiani, con la loro spontanea confessione, esprimevano
il desiderio di essere condannati; a questo scopo
disturbavano anche il servizio pubblico del paganesimo e,
asiepandosi intorno al tribunale dei magistrati, li
invitavano a pronunciare ed ad infliggere la sentenza
della legge. Il comportamento dei cristiani era troppo
fuori dall’ordinario per sfuggire all’osservazione degli
antichi filosofi; ma sembra che questi lo considerassero
con molto menoammirazione che stupore. Incapaci di capire
i motivi che talvolta spingevano il coraggio morale dei
credenti oltre i limiti della prudenza e della ragione,
essi considervano questa bramosia di morire come lo strano
risultato di una disperazione ostinata, di una stupida
insensibilita’ o di un delirio superstizioso."

Ma c’e’ anche un’altro atteggiamento.
Mentre gli imprudenti fanatici richiamavano su di se
pericoli dai quali avrebbero potuto rimanere immuni,
altri, terrorizzati dall’idea di poter essere inclusi fra
le vittime, volontariamente disertarono la Chiesa
ritornando alla fede pagana. Milner, parlando delle
condizioni esistenti nel terzo secolo, e facendo sue le
parole di Cipriano, Vescovo di Cartagine, che visse nel
periodo dell’episodio descritto, dice:"Immediatamente
moltissimi passarono all’idolatria. Ancor prima di essere
accusati di essere Cristiani, molti correvano al foro e
offrivano sacrifici agli dei, come veniva ordinato loro;
ed il numero degli apostati era talmente grande che i
magistrati desideravano rimandarli al giorno dopo, ma
venivano importunati dagli sventurati supplicanti, i quali
chiedevano che fosse concesso loro di dimostrare proprio
quella stessa sera di essere pagani." Milner storia della
chiesa, secolo iii, capitolo 8.

In concomitanza con questa apostasia
individuale dei membri della chiesa sotto la spinta delle
persuczioni, i governatori delle provincie cominciarono a
vendere certificati, o "libelli" che attestavano che le
persone in essi menzionate avevano ottemperato alle leggi
e offerto sacrifici alle divinita’ romane. Esibendo queste
dichiarazioni, il piu’ delle volte false, gli opulenti e
timidi cristiani potevano tacitare la cattiveria di un
informatore conciliando in una certa misura la loro
sicurezza con la loro religione." Gibbon "storia del
declino e caduta dell’impero romano" capitolo xvi.

Una variazione a questa pratica di
quasi apostasia consisteva nel procurarsi attestati di
persone di buona reputazione, nei quali era dichiarato che
i latori avevano abiurato il Vangelo. Questi documenti
venivano presentati ai magistrati pagani, i quali, dietro
pagamento di una determinata somma, accordavano
l’esenzione dall’offerta di sacrfici agli dei pagani.
Millner "storia della chiesa secolo iii capitolo 9.

A seguito di quest pratiche, per le
quali i ricchi potevano comperarsi l’immunita’ dalle
persecuzioni e nello stesso tempo mantenere una parvenza
di buona reputazione nella chiesa, sorsero grandi dissensi
sul fatto se coloro che avevano in questo modo dimostrato
la loro debolezza potevano essere accolti di nuovo in seno
alla chiesa.

Al massimo le persecuzioni non furono
che una causa indiretta della decadenza del Cristianesimo
e del pervertimento dei principi di salvezza del vangelo
di Cristo. I pericoli piu’ grandi ed immediati che
minacciavano la chiesa vanno ricercati nel corpo stesso
della medesima. In effetti le pressioni dell’opposizione
dall’esterno servirono a frenare le gorgoglianti fonti di
discordia interna, ed in realta’ ritardarono le eruzioni
piu’ rovinose dello scisma ed eresia. Uno sguardo generale
alla storia della chiesa sino alla fine del terzo secolo
dimostra che i periodi di pace relativa erano periodo di
debolezza e di decadenza spirituale e che, con il ritorno
delle persecuzioni, si ebbe un risveglio ed una rinascita
della devozione cristiana. I capi devoti del popolo non e
erano riluttanti nel dichiarare che ogni ritorno periodico
delle persecuzioni era un periodo di castigo necessario e
naturale per i peccati e la corruzione che avevano fatto
progressi nell’ambito della chiesa.

In merito alle condizioni della chiesa
nella meta’ del secolo terzo, Cipriano, vescovo di
cartagine, cosi’ si esprime:"Se si indagasse sulla causa
delle nostre sofferenze, si potrebbe trovare la cura per
guarire la piaga. Il Signore vuole che la sua famgilai sia
mesa alla prova. E poiche’ la lunga pace aveva corrotto la
disciplina rivelataci da Dio, il castigo celeste ha fatto
risorgere in noi la fede che giaceva quasi addormentata;e
quando, per i nostri peccati,abbiamo meritato di soffrire
ancora di piu’, il Signore misericordioso ha moderato le
cose in modo tale che vale la pena considerare l’intera
questione piu’ come una prova che non come una
persecuzione. Ciascuno si era dedicato al miglioramento
del proprio patrimonio, dimenticando quello che i credenti
avevano fatto sotto gli apostoli, e quello che dovevano
fare sempre: essi stavano rimuginando sul sistema di
ammassare ricchezze; i pastori e i diaconi avevano
dimenticato il loro dovere; le opere di misericordia
furono trascurate, e la disciplina era indecadenza;
predominavano la lussuria e l’effemminatezza; si
coltivavano le arti dell’appariscenza nell’abbigliamento;
fra i fratelli si praticavano la frose e l’inganno; i
Cristiani si univano in matrimonio con i miscredenti; si
bestemmiava senza rispetto e senza coscienza. Con
altezzosa rudezza disprezzavano i loro superiori
ecclesiastici; inveivano l’uno contro l’altro con
oltraggiosa acrimonia, e litigavano con grande cattiveria;
perfino molti vescovi, che dovevano essere una guida ed un
esempio per gli altri, trascurando i doveri della loro
carica, si dedicavano alle questioni secolari. Essi
disertavano i loro luoghi di residenza e i loro greggi;
viaggiavano di provincia in provincia, a volte in
localita’ lontanissime, in cerca di paiceri e di profitto,
e presi da una insaziabile sete di denaro trascuravano di
porgere aiuto ai fratelli bisognosi. Con la frode si
impossessavano di proprieta’ e praticavano l’usura.

Cosa non abbiamo meritato di subire per
una simile condotta? Anche la parola divina ci aveva
predetto quello che avremmo dovuto aspettarci:"Se i suoi
figli abbandonano la mia legge e non camminano secondo i
miei precetti, io puniro’  le loro offese con la verga, e
i loro peccati con la sferza." Queste cose erano state
proclamate e predette, ma invano. I nostri peccati avevano
portato i nostri affari a mal passo, e poiche’ avevamo
disprezzato gli ordini del Signore, eravamo costretti a
subire la punizione per le nostri moltepliciti malvagita’
e la prova della nostra fede mediante rimedi severi.
Citato da Milner, "Storia della CHiesa" secolo iii
capitolo 8

Milner, il quale cita con approvazione
il severo biasimo verso la chiesa del secolo terzo, come
appena indicato, non puo’ essere giudicato di pregiudizio
contro le istituzioni cristiane, poiche’ il suo scopo
dichiarato nel presentare al mondo una ulteriore "Storia
della chiesa di Cristo" era quello di dedicare la dovuita
attenzione a determinati aspetti della questione che erano
stati trascurati dagli scrittori precedenti, ed inoltr il
metter in risalto la pieta’, non la malvagita’, di coloro
che si professavano seguaci di Cristo.

Questo autore, che evidentemente era
amico della chiesa e dei suoi devoti, ammette la crescente
depravazione della setta cristiana, e dichiara che verso
la fine del terzo secolo l’effetto della discesa dello
Spirito santo nel giorno della Pentecoste si era esaurito,
e che rimanevano poche prove di qualsiasi rapporto stretto
fra Cristo e la chiesa.

Per dimostrre ulteriormente il declino
dello spirito cristiano verso la fine del terzo secolo,
Milner cita la seguente osservazione di Eusebio, uno dei
testimoni oculari delleconmdizioni descritte:"La pesante
mano del castigo divino comincio’ debolmente, poco a poco,
a farsi sentire su di noi, nella sua maniera abituale, ma
noi non ci lasciammo impressionare dalla sua mano, ne ci
preoccupammo di ritornare a Dio. Accumulammo peccato su
peccato, giudicando come incauti Epicurei, che a Dio non
interessavano i nostri peccati, ne’ egli ci avrebbe mai
castigato a cagion loro. E i nostri sedicenti pastori,
accantonando la regola della pieta’, si buttavano nelle
contese e nelle divisioni." Egli aggiunge che la terribile
persecuzione di Diocleziano veniva allora inflitta ai
Cristiani come un giusto castigo per la loro iniquita’.
Milner "Storia della chiesa" secolo iii capitolo 17.

Si ricordera’ che il grande cambiamento
con cui la chiesa fu innalzata ad un posto d’onore dello
stato, avvenne nei primi decenni del quarto secolo. E’
errore comune supporre che la decadenza della chiesa come
istituzione spirituale risalga a quel tempo. L’immagine
della chiesa, il cui potere spirituale declina in
proporzione al suo aumento dell’influenza e dela ricchezza
temporale, ha interessato storici e scrittori di opere a
carattere sensazionale. Ma tale immagine non rispechia la
verita’. La chiesa era satura dello spirito dell’apostasia
molto tempo prima che Costantino la prendesse sotto la sua
potente protezione accordandole una posizione ufficiale
nello stato. A conforto di questa affermazione, io cito
nuovamente Milner, l’amico dichiarato della chiesa:"So che
gli scrittori sono d’accrodo nel dichiarare che la grande
decadenza del cristianesimo avvenne soltanto dopo il suo
riconoscimento uficiale da parte di Costantino. Ma
l’evidenza storica mi ha indotto a dissentire da questa
immagine delle cose. Infatti abbiamo veduto che per
un’intera generazione, prima della persecuzione di
Diocleziano, erano apparsi pochi segni della pieta’
superiore. In realta’ raramente gli uomini si erano
dimostrati devoti; e sappiamo che comunemente le grandi
opere dello Spirito di Dio non si sono mai esplicate se
non attraverso la guida di qualche straordinario pastore,
santo e riformatore. Tutto questo periodo, con l’intero
quadro della persecuzione, e’ molto sterile per cio’ che
attiene a figure di uomini di questa specie. Le direttive
morali,fiolosofiche e monastiche non faranno per gli
uomini quello che invece potra’ fare la dottrina
evangelica E se la fede in Cristo era tanto decaduta (il
suo declino dovrebbe esser fatto risalire intorno all’anno
270), non dobbiamo meravigliarci se scene quali quelle
cuui accenna Eusebio senza alcun particolare
circostanziato, accaddero nel mondo cristiano. Egli parla
anche dello spirito ambizioso di molti nell’aspirare agli
uffici della chiesa, delle ordinazioni illegali e
sconsiderate, delle liti fra gli stessi confesori della
fede, delle contese suscitate dai giovani demagoghi
proprio fra i residui della chiesa perseguitata, edinfine
degli accresciuti mali che i propri vizi suscitavano fra i
cristiani. Questi mali non ebbero origine dal
Cristianesimo, ma dall’allontanamento da esso" Milner
storia dell chiesa secolo iv capitolo 1.

Il tentativo di innseto di dottrine
estranee al vangelo di cristo fu una cosa tipica dei primi
anni del periodo apostolico. Si legge del mago Simone, il
quale aveva abbracciato la chiesa di Cristo mediante il
battesimo, che era talmente privo del vero spirito del
Vangelo da cercare di acquistare con il denaro l’autorita’
e il potere del sacerdozio. Quest’uomo, benche’
rimproverato da Pietro e apparentemente pentito continuo’
ad infastidire la chiesa inculcando eresie nella mente dei
fedeli e facendo proseliti fra i membri della chiesa
stessa. I suoi seguaci costituirono una setta, o culto,
fino al quarto secolo,e, scrivendo a quel tempo Eusebio
dice di loro:"Essi, seguendo il sitema del loro fondatore,
s’insinuarono nella chiesa come una malattia pestilenziale
infettando della piu’ grande corruzione quelli in cui essi
riuscivano ad infondere il loro veleno segreto,
irrimediabile e distruttivo.> Eusebio "Storia
ecclesiastica" libro II cap 1.

Questo Simone, noto nella storia come
Simone il mago, e’ citato dagli antichi scrittori
cristiani come il fondatore dell’eresia, a causa dei suoi
continui tentativi di fondere insieme il cristianesimo e
lo Gnosticismo. Dalla sua presunzione di acquistare
l’autorita’ spirituale  prese nome di Simonia, il
commercio delle cose sacre.

Per il tramite del Rivelatore, il
Signore sconfesso’ certe chiese perche’ avevano adotytato
o tollerato dottrine e pratiche estranee al Vangelo. In
particolare questo si riferisce ai Nicolaiti ed a i
seguaci delle dottrine di Balaam..

Il pervertimento della vera teologia
cosi’ creatosi nell’ambito della chiesa e’ da attribuire
alla introduzione dei sofismi sia giudaici che pagani. In
verita’, all’inizio dell’era cristiana e per secoli dopo,
il Giudaismo fu piu’ o meno strettamente unito alla
filosofia pagana e contaminato dalle cerimonie omonime.
Esistevano numerose sette o gruppi, culti  e scuole,
ognuno dei quali propugnava teorie opposte circa la
composizione dell’anima, l’esenza del peccato, la natura
della divinita’ e tutta una serie di altri misteri. Ben
preso i Cristiani si trovarono coinvolti in controversie
senza fine fra loro stessi.

I seguaci del giudaismo convertitisi al
Cristianesimo cercavano di modificare i principi della
nuova fede in modo da armonizzarli colo loro ereditato
amore per il giudaismo, ed il risultato fu distruttivo per
entrambi. Nostro Signore aveva   indicato la futilita’ di
qualsiasi tentaivo del genere tendente a mischiare nuovi
principi con i vecchi sistemi, o a rattoppare i pregiudizi
del passato con parti frammentarie della nuova
dottrina.:"Or niuno, disse Egli, mette un pezzo di stoffa
nuova sopra un vestito vecchio, perche’ quella toppa porta
via QUALCOSA DAL VESTITO, E LO STRAPPO SI FA PEGGIORE.
nEPPUR SI METTE DEL VIN NUOVO IN OTRI VECCHI, ALTRIMENTI
GLI OTRI SI ROMPONO, IL VINO SI SPANDE E GLI OTRI SI
PERDONO, MA SI METTE IL VIN NUOVO IN OTRI NUOVI, E L’UNO E
gli altri si conservano. Matteo 9:16-17

Il Vangelo giunse come una nuova
rivelazione che segnava il compimento della   Legge. Esso
non era una semplice aggiunta, ne’ un semplice ripristino
dei passati dettami.. Il giudaismo fu sminuito ed il
Cristianesimo corrotto da questa assurda unione.

Fra le prime e piu’ dannose
adulterazioni della dottrina cristiana si ricorda
l’introduzione degli insegnamenti degli gnostici. Questi
sedicenti filosofi proclamavano l’audace rivendicazione
del diritto di saper guidare la mente umana alla completa
comprensione dell’Essere Supremo ed alla conoscenza del 
vero rapporto fra la Divinita’ ed i mortali. In effetti
essi dicevano che esisteva un essere eterno che si
manifestava come una luce radiosa diffusa attraverso lo
spazio, che essi chiamavano "Pleroma". "La natura eterna,
infinitamente perfetta ed infinitamente felice, essendo
rimasta da sempre in una profonda solitudine e in una
beata tranquillita’, alla fine produsse da se stessa due
menti di diverso sesso, le quali rassomigliavano al loro
supremo genitore nella maniera piu’ perfetta. Dalla
prolifica unione di questi 2 esseri, altri ebbero origine,
i quali a loro volta si riprodussero per generazioni
successive, talche nel processo del tempo nel Pleroma, si
formo’ una famiglia celeste. Questa divina progenie,
immutabile nella sua natura, e al di sopra del potere
della mortalita’ era chiamata dai filosofi "Aeon", termine
che nella lingua greca significa "natura eterna". Quanti
fossero questi Aeon e’ questione molto controversa presso
i saggi orientali. Mosheim "Istituzioni di storia
ecclesiastica" Secolo 1 parte II.

L’Eone (dal greco aion= eterno),
chiamato il "Demiurgo" creo’ questo modno e arrogantemente
asseri’ il dominio su di esso,negando nel modo piu’
assoluto l’autorita del supremo genitore. La dottrina
gnostica afferma che l’uomo e’ l’unione fra un corpoche,
essendo creazione del Demiurgo, e’ essenzialmente
malvagio, e uno spirito che, avendo origine dalla
Divinita’, e’ prevalentemente buono. Gli spiriti cosi’
imprigionati nei corpi cattivi, alla fine saranno
liberati, ed allora il potere del Demiurgo cessera; e la
terra si dissolvera’ nel nulla.

La nostra giustificazione per
introdurre qui questo parziale sommario dello gnosticismo
sta nel fatto che anticamente furono fatti tentativi per
adattare i principi di questa setta alle esigenze del
Cristianesimo e nel fatto che era stato affermato che sia
Cristo che il Santo Spirito appartenevano alla famgilia
degli Eoni previsti da questo disegno. Cio’ porto’ alla
esosa assurdita’ del negare che Gesu’ avesse un corpo
anche quando viveva da uomo e come uomo, e che il suo
Aspetto fisico fosse un inganno dei sensi compiuto dal suo
potere soprannaturale.

Un’altra setta, o scuola, le cui
dottrine erano in un certo grado amalgamate a quelle del
cristianesimo era quella dei Neoplatonici. Le antiche
sette dei Platonici erano per alcuni punti dottrinali
affini a quella degli epicurei ed erano rivali degli
Stoici. Gli antichi Platonici sostenevano che la materia
esiste dall’eternita, e che il suo organizzatore, Dio, e’
ugualmente eterno. Come Dio e’ eterno, cosi’ anche la sua
volonta’ o intelligenza e’ senza principio; e questa
intelligenza eterna, esistente come la volonta’ o
proposito divino, era chiamata "Logos". Questi precetti
venivano insegnati molto tempo prima dell’era cristiana, e
la filosofia seguita da alcune delle sette giudaiche
contrapposte al tempo di Cristo ne era stata influenzata.

A guisa che i principi del
Cristianesimo divenivano conosciuti universalmente, certi
capi della setta dei Platonici trovavano nella nuova
dottrina molte cose da studiare e da ammirare. A quel
tempo, tuttavia, il Platonismo stesso aveva subito molti
cambiamenti, e i seguaci piu’ liberali avevano formato una
nuova organizzazione, chiamata "Neoplatonici". Essi
professavano di trovare in Gesu’ Cristo l’incarnazione del
Logos, e accettavano con avidita’ la dichiarazione di
S.Giovanni:"Nel principio era la Parola e la Parola era
con Dio e la Parola era Dio. … E la Parola e’ stata
fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi. Giovanni
1:1,14 Secondo la filosofia eclettica e neoplatonica, la
"Parola" cui si riferiva San Giovanni era il "Logos"
descritto da Platone.
La concezione Platonica della Divinita’ formata dalla
divinita’ e dal Logos, si allargo’ secondo i principi
cristiani, per includervi 3 membrri, Lo Spirito santo
esendo il terzo. Da questo sorse un serio e lungo
contrasto circa i poteri relativi di ciascun membro della
Trinita’, con particolare riguardo alla posizione e
all’autorita’ del Logos, o figlio. Le molte controversie
relative alla fusione della teoria platonica con la
dottrina cristiana proseguirono attraverso i secoli e , in
un certo senso, esse turbano la mente degli uomini anche
in questa eta’ moderna.

E’ completamente estraneo al nostro
scopo classificare o descrivere gli ibridi frutti
risultanti dall’innaturale unione della filosofia pagana
con la verita’ cristiana, ne’ tenteremo di seguire nei
particolari i dissensi e le dispute sulle questioni
teologiche e dottrinali. Il nostro scopo e’ raggiunto
quando per l’ammissione dei fatti e la citazioni di fonti
autorevoli la realta’ dell’apostasia e’ stabilita.
Considereremo pertanto solo le discordie piu’ importanti
che agitarono la chiesa.

Intorno alla meta del terzo secolo,
Sibellio, un presbitero o vescovo della chiesa d’Africa,
propugno’ strenuamente la dottrina della trinita’
nell’unita’ come caratteristica della divinita’. Egli
asseriva che la natura divina di Cristo non e’ un
attributo ne’ distinto ne’ personale dell’uomo Gesu’, ma
semplicemente una parte dell’energia divina, una
emanazione dal Padre, di cui il figlio e’ temporaneamente
dotato, cosi’ come analogamente lo Spirito Santo e’ parte
del divino Padre. Queste concezioni furono vigorosamente
confutate da alcuni, cosi’ come furono difese da altri, ed
il disaccordo era al massimo quando Costantino
improvvisamente muto’ la condizione della Chiesa
intervenendo in suo favore. Agli inizi del quarto secolo
la controversia assunse un aspetto burrascoso: si era
accesa un’aspra polemica fra Alessandro, Vescovo di
Alessandria e Ario, uno dei dirigenti subordinati della
medesima chiesa. Alessandro proclamava che il figlio e’
sotto ogni profilo uguale al Padre, ed uguale nella
sostanza ed essenza. Ario insisteva nel sostenere che il
Figlio e’ stato creato dal Padre, e quindi non puo’ essere
coetaneo con il suo divino genitore; che il Figlio e’ il
mezzo con cui e’ eseguita la Volonta’ del Padre, e che per
questa ragione il Figlio e’ inferiore al Padre sia nella
natura che nella dignita’. Allo stesso modo lo Spirito
Santo e’ inferiore agli altri membri della Divinita’.

L’Arianesimo, come si chiamo’ la
dottrina di Ario, veniva predicata con zelo e con zelo
combattuta. Le conseguenze di tali dispute minacciavano di
minare la chiesa nelle sue fondamenta. Alla fine
l’imperatore Costantino fu costretto a intervenire nel
tentativo di appianare i contrasti fra le due parti in
lizza. Egli indisse un concilio ecumenico che fu tenuto a
Nicea (concili di Nicea). Correva l’anno 325. La dottrina
di Aro fu condannata ed egli stesso scomunicato ed
esiliato. Quella che fu dichiarata essere la dottrina
ortodossa della chiesa Cattolica, o universale, in merito
alla Divinita’ fu promulgata con queste parole.

"Noi crediamo in un Dio solo, Padre
Onnipotetnte, artefice di tutte le cose visibili e
invisibili; ed in un solo Signore, Gesu’ Cristo, figlio di
Dio, generato dal Padre, unigenito, fatto della stesa
sostanza del Padre, Dio di Dio, Luce della Luce; vero Dio
del Vero Dio; generato, non fatto; della stessa materia
del Padre, dal quale tutte le cose furon fatte, sia quelle
del cielo che quelle della terra; il quale, per nostra
salvezza, discese in terra e s’incarno’, e divenne uomo;
soffri’ e risorse il terzo di’, ascese nei cieli e verra’
a giudicare i vivi ed i morti; e nello Spirito Santo. Ma
quelli che dicono che c’e’ stato un tempo in cui Egli (il
Figlio) non era, e che Egli non era prima che fosse
generato, e che Egli e’ stato fatto dal nulla, o affermano
cge Egli e’ di qualsiasi altra sostanza o essenza, e che
il Figlio di Dio e’ stato creato, ed e’ mutabile o
cambiabile, la chiesa cattolica li dichiara maledetti."

Questa e’ la versione generalmente
riconosciuta del credo di Nicea promulgato
originariamente. Nella forma esso fu alquanto modificato,
anche se i suoi elementi essenziali furono lasciati
praticamente immutati dal concilio tenuto a Costantinopoli
mezzo secolo dopo. Quella che e’ considerata una
riesposizione del credo di Nicea e’ stata attribuita ad
Attanasio, uno dei principali oppositori dell’Arianesimo,
anche se il suo diritto di esserne considerato l’autore e’
messo in dubbio da molti ed enfaticamente negato dalle
stesse fonti autorevoli nel campo della storia
ecclesiastica. Cionondimeno la dichiarazione sopra esposta
viene riconosciuta dalla letteratura come il "Credo di
Attanasio", e , a torto o ragione, con tale nome esso
continua ad essere una dichiarazione di fede di alcune
sette cristiane del nostro tempo. Il medesimo attualmente
occupa un posto nel rituale prescritto della chiesa
d’Inghilterra.

Nella storia ecclesiastica il concilio
di Nicea e’ noto come uno dei piu’ famosi e piu’
importanti che mai siano stati tenuti; vi parteciparono
318 vescovi e i temi trattati furono tanti. Fu risolta non
solo la controversia Ariana, ma anche altre questioni.
Cosi’ la vertenza che durava da lunga data sul problema
della celebrazione della Pasqua fu sistemato con il voto,
come lo fu la questione dibattuta da novato e i suoi
seguaci circa la giustezza di riammettere nella Chiesa gli
apostati pentiti e lo scisma causato da Melezio, vescovo
del Nord Africa, il quale si era rifiutato di riconoscere
l’autorita’ superiore del vescovo di Alessandria. Alla
luce del numero e delle varieta’ delle questioni
presentate al concilio di Nicea per un giudizio, possiamo
tranquillamente concludere che la chiesa da poco insediata
sul trono non era caratterizzata dall’unita’ di intento,
ne’ dall’armonia di azione., Tuttavia, a confronto con le
aspre contese che ne seguirono, i dissensi che vi furono
sotto il regno di Costantino non erano che l’inizio dei
disordini.

Una delle eresie che nacquero agli
inizi della chiesa e che furono di rapida diffusione fu la
dottrina del dualismo fra il corpo e lo spirito, per cui
il primo era considerato come un incubo ed una
maledizione. Da quello che e’ stato detto cio’ sara’
riconosciuto come una delle alterazioni derivanti
dall’alleanza fra lo gnosticismo ed il cristianesimo. Uno
dei risultati di questo innesto con le dottrine pagane fu
un’ampia diffusione delle pratiche eremitiche con cui gli
uomini cercavano di indebolire, torturare, e sottomettere
il corpo, affinche’ lo spirito, o "anima", potesse
acquistare maggiore liberta’. Molti di coloro che
seguivano in pratica questo sconcertante punto di vista si
ritirarono in solitudine nel deserto, e qui trascorsero il
tempo dedicandosi a pratiche di rigida astinenza e
compiendo atti di delirante autotortura. Altri si chiusero
in una prigione cercando la gloria nelle privazioni e
nelle penitenze che si imponevano da soli. Fu questa
innaturale visione della vita che dette origine ai vari
ordini di reclusi, eremiti e monaci.

Non ritenete che il Salvatore pensasse
a queste pratiche quando, mettendo in guardia i discepoli
contro le false rivendicazioni della santita’ che ben
presto avrebbero caratterizzato quel tempo, disse:"Se
dunque vi dicono:eccolo, e’ nel deserto, non v’andate;
eccolo, e’ nelle stanze intere, non lo credete? Matteo
24:26

Mosheim scrisse. :"Sostenevano che la
comunione con Dio andava cercata nella mortificazione dei
sensi, estraniando la mente da ogni interesse esterno,
macerando il corpo con la fame e la fatica e da una sacra
specie d’indolenza, che restringeva ogni attivita’
dell’anima a una pigra contemplazione delle cose
spirituali ed esterne. La chiesa cristiana non sarebbe mai
stata disonorata da questo entusiasmo crudele e asociale,
ne’ alcuno si sarebbe assoggettato a quelle atroci torture
della mente e del corpo, se molti cristiani non fossero
stati ingannevolmente attirati dall’aspetto specioso e del
pomposo suono di quella massima dell’antica filosofia che
dice:’ Per poter raggiungere la vera felicita’ e la
comunione con Dio e’ necessario che anche in terra l’anima
si separi dal corpo il quale, per il raggiungimento dello
scopo, deve essere macerato e mortificato. Mosheim
"Istituzioni della storia ecclesiastica" Secolo IV, parte
II cap 3:12,13

Molto presto nella sua storia la Chiesa
manifesto’ la tendenza a soppiantare la semplicita’
originaria del suo culto con cerimonie complicate,
modellate secondo il rituale dei seguaci del giudaismo e
le idolatrie pagane.

Per cio’ che concerne queste
innovazioni, Mosheim scrive quanto segue come riferimento
alle condizioni esistenti nel secondo secolo:"Non c’e’
alcuna istituzione cosi’ pura ed eccellente che, con
l’andare del tempo,  la corruzione e la follia dell’uomo
non alterino in peggio  e non la soverchino di corollari
estranei alla sua natura e al suo schema originale. Questo
in modo particolare fu il destino della Cristianita’. In
quel secolo molti unitli riti e cerimonie furono aggiunti
al culto cristiano, e l’introduzione fu estremamente
offensiva per gli uomini saggi e buoni. Questi
cambiamenti, mentre distruggevano la bella semplicita’ del
vangelo, attiravano il volgo, il quale faceva poca
attenzione a qualsiasi cosa che non colpisse i suoi sensi
esteriori e percio’ si dilettava piu’ della pompa e dello
splendore delle istituzioni esteriori che del semplice
fascino della devozione razionale e solida." Mosheim
spiega che i vescovi di quel tempo aumentarono le
cerimonie e cercarono di dar loro splendore"per compiacere
le debolezze e i pregiudizi sia degli ebrei che dei
pagani." Mosheim "Istituzioni di storia ecclesiastica"
Secolo II parte II cap>4

Per conciliare piu’ effic acemente i
dettami evangelici con i pregiudizi ebraici, ancora legati
al rispetto della lettera della legge mosaica, i dirigenti
della chiesa del primo e secondo secolo fecero propri gli
antichi titoli, cosi’ i vescovi si dichiarano sommi
sacerdoti, e i diaconi, Leviti. "Allo stesso modo" dice
Mosheim "Il paragone fra l’oblazione cristiana e il
sacrificio propiziatorio ebraico produsse una serie di
riti ibridi, e fu un’occasione per introdurre l’errato
concetto dell’eucarestia, rappresentandolo com un
sacrificio reale e non semplicemente come una
commemorazione di quella grande offerta che un tempo fu
fatta sulla croce per i peccati mortali" Moshei
"Istituzioni di storia ecclesiastica" secondo secolo
ParteII cap 4:4

Nel quarto secolo troviamo la chiesa
ancora piu’ impeganata nel formalismo e nella
superstizione. Il rispetto con cui i resti degli antichi
martiri erano stati onorati degenero’ o divenne una
venerazione superstiziosa pari ad un culto. Questa pratica
era permessa per riguardo all’adorazione pagana per gli
eroi deificati. Anche i pellegrinaggi alle tombe dei
martiri divenne una forma esteriore di culto. Le ceneri di
tali martiri, nonche’ la polvere e la terra trasportata
dai luoghi che si dicevano fossero stati resi santi a
seguito di qualche fatto insolito, venivano vendute come
estremi rimedi contro le malattie e come mezzo di
protezione contro gli assalti degli spiriti maligni.

Durante il secondo e terzo secolo la
forma del culto era talmente mutata da aver poca
somiglianza con la semplicita’  e la devozione delle
antiche congregazioni. I discorsi filosofici presero il
posto delle ferventi testimonianze, e l’arte del dire e
del disputare soppianto’ la vera eloquenza delle
convinzioni religiose. Gli applausi erano consentiti e
desiderati perche’ erano la prova della popolarita’ del
predicatore. L’offerta dell’incenso, originariamente
aborrita dalle congregazioni cristiane, perche’ di origine
pagana come il suo significato, divenne comune nelle
cerimonie della chiesa cristiana sullo scorcio del terzo
secolo.
Nel quarto secolo l’adorazione delle immagini, sculture o
dipinti, venne ad occupare un posto di rilievo nel culto
cristiano. Nell’ottavo secolo il tentativo di mettere unn
freno agli abusi derivanti da questa pratica idolatrica
porto’ alla guerra civile. Mosheim "istituzioni di storia
ecclesiastica" Secolo VIII parte II cap. 3:9-10
Considerando queste dimostrazioni del cerimoniale pagano e
dei riti superstiziosi che presero il posto delle
celebrazioni religiose semplicissime della chiesa al tempo
della sua integrita’. Chi puo’ dubitare della vasta e
spiacevole apostasia? Ma ancor piu’ importanti, ancora
piu’ significative delle semplici appendici al
cerimoniale, sono le alterazioni e le modifiche introdotte
nelle ordinanze piu’ sacre ed essenziali della chiesa di
Cristo. Poiche’ e’ comune presso le autorita’
ecclesiastiche considerare il battesimo e il sacramento
della cena del Signore come le ordinanze piu’ essenziali
del Vangelo istituite da Cristo e seguite dai suoi
Apostoli, esamineremo soltanto queste come esempi delle
alterazioni non autorizzate prima citate. In questa
limitazione dei nostri esempi, noi non diciamo che il
battesimo ed il sacramento della cena erano le uniche
ordinanze che la chiesa tenesse in grande considerazione,
in verita’ ve n’erano delle altre. Per esempio,
l’imposizione delle mani da parte di persone  autorizzate
per il conferimento dello Spirito Santo nel caso di
credenti battezzati era imporatnte quante il battesimo
stesso vdere Atti 8:5-8, 12, 14-17 inoltre atti 19:1-7
Matteo 3:11 Marco 1:8, e certamente questa ordinanza era
considerata altrettanto essenziale quanto la prima vedere
Matteo 3:11. Inoltre l’ordinazione al sacerdozio,
cerimonia di autorizzazione divina, era indispensabile al
mantenimento di una chiesa organizzata.
   Contraffazione dell’ordinanza battesimale.
Prima di tutto parliamo del battesimo. In cosa consisteva
originariamente questa ordinanza? Quale era il suo scopo
ed il modo di amministrarla? E quali trasformazioni essa
subi’ nel corso dell’apostasia progressiva attraverso cui
passo’ la Chiesa? Che il battesimo fosse essenziale (come
lo e’ anche adesso) per la salvezza dell’uomo non c’e’
bisogno di dimostrarlo qui; Lo scopo del battesimo era ed
e’ quello di ottenere la remissione dei peccati.
L’osservanza di questo sacramento e’ stata sin dal
principio la condizione essenziale per poter essere
ammessi nella chiesa di Cristo.
Nell,antica chiesa il battesimo veniva amministrato dietro
la professione di fede e la dimostrazione del pentimento;
si effettuava per immersione, vedere Marco 1:4 Luca 3:3
inoltre Atti 2:38 1 Pietro 3:21 Atti 22:16  ed il rito
veniva celebrato da una persona investita della necessaria
autorita’ sacerdotale. Come esempi posiamo citare la
rapidita’ con cui venne amministrato il battesimo ai
credenti in quel fatidico giorno di pentecoste, il
battesimo amministrato da Filippo al convertito etiope
immediatamente dopo la dovuta confessione di fede, il
tempestivo battesimo del devoto Cornelio e della sua
famiglia ed infine il battesimo del carceriere convertito
da Paolo, suo prigioniero. Atti 2:37-41 Atti 8:26-39 Atti
10:47-48 Atti 16:31-33
Tuttavia nel secondo secolo un ordine sacerdotale aveva
limitato l’ordinanza sacerdotale del battesimo al tempo
delle 2 festivita’ della chiesa: la Pasqua e la settimana
di pentecoste. Prima di essere ritenuto idoneo per
ricevere il battesimo, il candidato doveva sottoporsi ad
un lungo e tedioso corso di preparazione. Durante quest
tempo egli era chiamato "Catecumeno" o novizio. Secondo
alcune fonti autorevoli, in tutti i casi, tranne che in
quelli eccezionali, il corso preparatorio durava 3 anni.

Durante il secondo secolo il simbolismo
battesimale della nuova nascita venne messo in risalto con
molte aggiunte a questa ordinanza, talche’ i nuovi
battezzati erano trattati come neonati e percio’ nutriti
con latte e miele come segno della loro immaturita’.
Inoltre, essendo il battesimo ritenuto una cerimonia di
liberazione dalla schiavitu’ di Satana, vi furono aggiunte
certe formule usate nel rito di liberazione degli schiavi.
Anche l’unzione con olio entro’ a far parte di questa
cerimonia. Nel terzo secolo la semplice ordinanza del
battesimo fu ulteriormente alterata dagli uffici di un
esorcista. Questo funzionario religioso si abbandonava a
"minacce e a spaventose grida e declamazioni" per cui i
demoni o gli spiriti maligni che si supponeva
affliggessero il candidato venivano scacciati."Lo
scacciare questi demoni era ora considerato essenziale per
il battesimo, dopo di che i candidati ritornavano a casa
adornati di corone e di vesti bianche come emblemi sacri.
Le corone stavano ad indicare la loro vittoria sul peccato
e sul mondo; le vesti bianche la loro purezza ed innocenza
interiore. Nel quarto secolo si comincio’ a mettere il
sale in bocca ai battezzandi, come simbolo della
purificazione, e il battesimo vero e proprio era sia
preceduto che seguito da unzione con olio.
La forma o modo del battesimo subi’ anche un cambiamento
radicale durante la prima meta’ del terzo secolo,
cambiamento a seguito del quale il suo simbolismo
essenziale venne a cessare. L’immersione che rappresentava
la morte seguita dalla resurrezione, non fu piu’ ritenuta
un requisito essenziale, e al suo posto s’introdusse
l’aspersione con acqua. Cipriano,dotto vescovo di
cartagine, propugno’ la giustezza dell’aspersione al posto
dell’immersione nei casi di debolezza fisica, e questa
pratica in seguito divenne generale. Il primo di cui si
legge e’ quello di Navota, un eretico che chiese di essere
battezzato quando pensava che la morte fosse vicina.
Non soltanto la forma del rito battesimale fu radicalmente
cambiata, ma fu alterata anche l’applicazione
dell’ordinza. La pratica dell’amministrazione del
battesimo dei neonati fu riconosciuta come ortodossa nel
terzo secolo e indubbiamente risaliva ad epoca precedente.
In una lunga disputa sulla questione se fosse opportuno
posporre il battesimo dei neonati fino all’ottavo giorno
dopo la nascita, in ossequio all’usanza giudaica per cui
la circomcinsione si eseguiva in quel giorno, fu deciso
che tale ritardo sarebbe stato pericoloso, perche’ avrebbe
potuto pregiudicare il benessere futuro del bambino se
questi fosse morte prima degli otto giorni, per cui il
battesimo doveva essere amministrato quanto prima
possibile dopo la nascita. Milner " Storia della chiesa
secolo III cap 13.
Non si puo’ immaginare una dottrina piu’ ignominiosamente
irrazionale di quella della condanna dei neonati non
battezzati, e non c’e’ necessita’ di cercare una prova
piu’ valida delle eresie che avevano invaso e corrotto
l’antica chiesa. le parole di Moroni nel libro di mormon
suonano profetiche al riguardo Moroni 8:10-20
"Ecco Io ti dico cio’ che devi insegnare: la penitenza ed
il battesimo per COLORO CHE SONO REPONSABILI E CAPACI DI
COMMETTER PECCATO, si insegna ai genitori che debbono
pentirsi per essere battezzati ed umiliarsi come i loro
figlioletti, allora saranno tutti salvati come i loro
bambini.
Ed I LORO FIGLIOLETTI NON HANNO BISGNO NE’ DI PENTIRSI NE’
DI ESSERE BATTEZZATI,. Ecco il battesimo e’ per il
pentimento a compimento dei comandamenti, per la
remissione dei peccati. Ma i fanciulli sono viventi in
Cristo fin dalla fondazione del mondo; se no Iddio sarebbe
un Dio mutevole ed anche un Dio parziale e di rispetto
umano; quanti bambini infatti sono morti senza battesimo!
Dunque, se i fanciulli non potessero essere salvati senza
battesimo, essi sarebbero andati eternamente in inferno!
Ora ti affermo che chi suppone che i fanciullini abbiano
bisogno di battesimo E’ NEL FIELE DELL’AMAREZZA E NELLE
CATENE DELL’INIQUITA’ E NON HA NE’ FEDE NE’ SPERANZA E NE’
CARITA’, per cui, se dovesse essere reciso mentre nutre
tali pensieri, dovrebbe scendere giu’ in inferno. E’
terribile malvagita’ supporre che Iddio salvi un bambino a
causa del battesimo e che l’altro debba perire perche’ non
e’ battezzato………….
I fanciulli non possono pentirsi; percio’ e’ orribile
malvagita’ il negare le pure misericordie di Dio per loro,
poiche’ sono tutti viventi, grazie alla sua Misericordia.
E chiunque dice che i fanciulli hanno bisogno di
battesimo, nega la misericordia di Cristo, annulla LA SUA
ESPIAZIONEed il potere della sua redenzione.
Una simile dottrina e’ estranea al vangelo ed alla chiesa
di Cristo, e la sua adozione quale principio essenziale e’
una prova dell’apostasia.
ALTERAZIONI DELL’ORDINANZA DEL SACRAMENTO DELLA CENA DEL
SIGNORE.
Il sacramento della cena del Signore e’ stato considerato
un’ordinanza essenziale sino dal tempo della sua
istituzione nella Chiesa di gesu’ Cristo. Tuttavia,
malgrado la sua santita’ esso ha subito radicali
trasformazioni sia per cio’ che riguarda il suo simbolismo
che il suo scopo riconosciuto. Questo sacramento, cosi’
come fu istituito dal Salvatore, e come era amministrato
durante il tempo apostolico, era tanto semplice quanto
sacro e solenne. Accompagnata dal vero spirito del vangelo
la sua semplicita’ era santificatrice; interpretata dallo
spirito dell’apostasia, tale semplicita’ divenne un
biasimo. Cosi’ troviamo che nel terzo secolo, oltre a
lunghe preghiere sacramentali, fu introdotta anche una
gran pompa. Le congregazioni che se lo potevano permettere
usavano calici d’oro e d’argento, e questo con grande
ostentazione. Coloro che non erano membri della chiesa, o
i membri "che erano in condizioni di penitenti" venivano
esclusi dal servizio, a imitazione della esclusivita’ che
caratterizzava i misteri pagani. Sorsero dispute e
divergenze circa la scelta del tempo per amministrare il
sacramento, cioe’ se la mattina, il mezzogiorno o la sera,
e anche circa la frequenmza con cui si doveva celebrare
questa ordinanza.
In epoca successiva fu istituita la dottrina della
"transustanziazione" come canone essenziale della Chiesa
Romana. Descritta sommariamente, questa dottrina dice che
il pane e il vino usati nel sacramento perdono il loro
carattere di semplice pane e vino e diventano di fatto la
carne ed il sangue del Cristo crocifisso. Si pensa che la
trasformazione avvenga in modo mistico da ingannare i
sensi, cioe’ il pane ed il vino appaiono sempre come tali
anche dopo essere divenuti realmente carne e sangue del
Salvatore. Questa concezione, tanto saldamente difesa e
rispettata dai membri ortodossi della chiesa romana, e’
veementemente attaccata da altri come un "canone assurdo"
(Milner) e una dottrina "mostruosa e innaturale" Mosheim.
Si e’ fatto un gran parlare dell’origine di questa
dottrina, i cattolici romani sostengono che essa e’ molto
antica, mentre i loro oppositori insistono nell’affermare
che fu una innovazione dell’ottavo o nono secolo. Secondo
Milner essa veniva insegnata apertamente nel secolo nono.
Milener "Storia della chiesa secolo IX Capitolo 1. Fu
ufficialmente istituita come dogma della chiesa dal
concilio di Piacenza nel 1095.Milner "storia della chiesa
secolo XIII cap , e divenne un articolo essenziale della
fede, cui tutti dovevano credere, con un provvedimento del
tribunale ecclesiastico romano intorno al 1160. Nel 1215
un editto ufficiale del papa Innocenzo III confermo’ il
dogma come principio e dettame vincolante della chiesa.
Mosheim "Istituzioni della chiesa ecclesiastica" secolo
XIII parte II cap. 3:2 ed e’ tutt’ora in vigore.
Il simbolo consacrato dell’"ostia" che e’ considerato la
vera carne e sangue di Cristo, veniva adorato come divino
in se stesso. Cosi’ "alla ricezione di questa dottrina fu
collegata una pratica idolatra molto dannosa. Gli uomini
si prostravano davanti all’ostia consacrata perche’ la
identificavano con Dio; e la novita’, l’assurdita’ e
l’empieta’ di questa pratica colpirono profondamente la
mente di tutti gli uomini che non erano sordi al senso
della vera religione.Milner "storia della chiesa secolo
XIII cap 1
La Chiesa cattolica insegna che la celebrazione della
messa e’ un reale sacrificio, seppure mistico, in cui il
Figlio di Dio e’ offerto ogni giorno quale continua
espiazione per i peccati presenti dei fedeli che
partecipano alla messa. Un’altra alterazione di questo
sacramento e’ rappresentata dalla somministrazione del
solo pane, anziche’ del pane e del vino come era
originariamente richiesto.
Analizziamo adesso alcune cose piu’ strettamenti inerenti
il papato.
Roma che da molto tempo era la padrona del mondo nelle
questioni secolari, lo divenne anche in quelle religiose,
grazie al vescovo di Roma che ne rivendicava la
supremazia. Ma stando a Rivelazione la chiesa di Roma non
era importante nel primo secolo e non vi era alcuna
leader, infatti delle sette chiese menzionate in
Apocalisse non solo non si fa riferimento a Roma, ma
parlando della citta; di Roma l’apostolo Giovanna la
chiama Babilonia, una bella differenza. Secondo Atti la
chiesa si riuniva sempre a Gerusalemme per discutere i
vari problemi dottrinali leggere il capitolo 15. Non vi e’
alcun passo, nemmeno quando Paolo va a Roma, che lasci
intendere che la sede fosse stata spostata proprio a
Babilonia la grande.
E’ senz’altro vero che la chiesa di Roma fu organizzata da
Pietro e Paolo, che forse fu l’unica chiesa che loro
organizarono? Sicuramente no! In ossequio alla tradizione
si diceva che l’apostolo Pietro era stato il primo vescovo
di Roma, ma la Bibbia non conferma. La chiesa cattolica di
oggi rivendica la stessa cosa, e cioe’ l’attuale papa e’
l’ultimo successore diretto, non soltanto del vescovato,
ma anche dell’apostolato.
La legittima supremazia dei vescovi di Roma, o sommi
pontefici, come furono chiamati in nome dell’umilta’
cristiana, fu ben presto messa in discussione; e quando
Costantino trasferi’ la capitale dell’impero da Roma a
Bisanzio (Costantinopoli), il vescovo di questa citta’,
avendo oramai imparato come si giocava, reclamo’
l’uguaglianza con quello di Roma. La contesa divise la
Chiesa, ed i dissensi si trascinarono per secoli fino a
quando divenuti piu’ aspri nel 1054 culminarono in quello
conosciuto come scisma d’Oriente, a seguito del quale il
Vescovo di Costantinopoli, noto particolarmente come il
Patriarca, disconobbe ogni e qualsiasi dipendenza dal
vescovo di Roma. Questa rottuta e’ oggi caratterizzata
dalla distinzione fra i cattolici romani ed i cattolici
greci.
L’elezione del pontefice, o vescovo di Roma, fu per molto
tempo lasciata al voto del popolo e del clero.
Successivamente la funzione elettorale fu assegnata al
clero soltanto, e nell’undicesimo secolo tale potere fu
conferito al collegio dei cardinali che lo detiene
tutt’ora. I pontefici romani fecero di tutto per acquisire
anche l’autorita’ temporale, oltre a quella spirituale, ed
in un certo senso vi riuscirono; la loro influenza era
divenuta talmente grande che nell’undicesimo secolo li
troviamo rivendicare tale diritto presso principi, re ed
imperatori nelle questioni delle varie nazioni. Fu a
questo punto, cioe’ agli inizi del loro piu’ grande potere
temporale, che i pontefici assunsero il titolo di "Papa",
parola che significa "Padre", nel senso di genitore
universale. Il potere dei Papi aumento’ ancora durante il
dodicesimo secolo fino a raggiungere il suo apice nel
tredicesimo.
Non contenti della supremazia su tutti gli affari della
chiesa, i papi"portarono le loro insolenti pretese fino al
punto di farsi passare per signori dell’universo, arbitri
del destino di regni ed imperi, e supremi regnanti al
disopra dei re e dei principi della terra." Mosheim
"istituzioni di storia ecclesiastica" secolo XI parte II
cap 2:2
Paragonate questa arrogante e tirannica chiesa del mondo
con la Chiesa di Cristo. Sotto Ponzio Pilato nostro
Signore dichiaro’ "Il mio regno non e’ di questo mondo"
Nel secolo quarto la chiesa aveva emanato quella che e’
stata definita una legge iniqua ed infame, e cioe’ che gli
errori nella religione, se sostenuti sopo giusti
ammonimenti, erano punibili con pene civili e torture
corporali" Mosheim "Istituzione di storia ecclesiastica"
secolo IV parte II cap 3:16. Con il passare degli anni
l’applicazione di questa legge appariva sempre piu’
atroce, tanto che nell’undicesimo secolo, ed anche piu’
tardi, troviamo che la chiesa impone pene pecuniarie,
prigionia, torture coroporali e persino la morte, per
l’infrazione di leggi ecclesiastiche,e , piu’ ignominioso
ancora, che tali sentenze venivano mitigate o annullate
dietro pagamento di denaro. Questo porto’ alla ripugnante
consuetudine della vendita delle "indulgenze", commercio
questo che in seguito prese le vie piu’ tortuose arrivando
al disonorevole estremo di concedere le indulgenze prima
ancora di aver commesso la colpa, evidentemente essi
pensavano in grande.
In principio la concessione delle indulgenze come esonero
dalle pene temporali era ristretta ai vescovi e come
commercio organizzato questa abitudine risale alla meta’
del dodicesimo secolo. Tuttavia stava ai papi giungere
all’empio limite di pensare di rimettere i castighi
della’ldina’ dietro pagamento delle somme prescritte. La
loro pretesa giustificazione dell’empia presunzione era
orribile quanto l’azione in se stessa, e costituisce la
spaventosa dottrina della"supererogazione".
Questa dottrina, che fu formulata nel tredicesimo secolo,
diceva questo:"Esisteva veramente un’immenso tesoro di
meriti, consistenti nelle azioni pie e virtuose che i
santi avevano compiuto al di la di quello che era
necessario per la loro salvezza, e che dunque si
applicavano a vantaggio degli altri; che il custode e
dispensiere di questo prezioso tesoro era il pontefice
romano e che, conseguentemente, egli aveva la facolta’ di
assegnare a coloro che riteneva meritevoli una porzione di
questa inestinguibile fonte di meriti, in misura idone
alle loro rispettive colpe, e in quantita sufficiente a
liberali dal castigo che avrebbero dovuto subire per le
loro colpe." Mosheim vedere "Istituzioni di Storia
ecclesiastica" XII secolo parte II cap 3:4
 

A dimostrazione delle indulgenze
vendute in Germania nel sedicesimo secolo, abbiamo la
descrizione delle azioni di Johann Tetzel, rappresentante
del papa, il quale andava in giro vendendo il perdono dei
peccati,. Dice Milner:"Miconio ci assicura che egli stesso
udi’ Tetzel declamare con incredibile impudenza
l’illimitato potere del papa e l’efficacia delle
indulgenze, la gente credeva che nel momento in cui la
persona pagava i soldi per un’indulgenza la sua salvezza
fosse certa, e che le anime per cui si comperavano le
indulgenze venissero seduta stante fatte uscire dal
purgatorio. Johann Tetzel si vantava di aver salvato con
le sue indulgenze piu’ anime dall’inferno di quante non ne
avesse convertite S. Pietro al Cristianesimo con le sue
prediche. Egli assicurava a chi acquistava le indulgenze
che i suoi peccati, per quanto gravi, sarebbero stati
perdonati; per cui divenne quasi inutile per lui invitare
i peccatori a redimersi col pentimento se volevano
salvarsi. Milnerr "Storia della chiesa XVI secolo cap.2

Una copia di una indulgenza scritta da
Tretzel stesso, il venditore della grazia papale, ci e’
stata tramandata come segue:"Possa nostro Signore Gesu’
Cristo, avere misericordia di te ed assolverti per i
meriti della sua santissima passione. Ed io, per la sua
autorita’ per quella dei suoi apostoli Pietro e Paolo, e
del santissimo papa, a me concessa e affidata, ti assolvo,
prima di tutto da ogni biasimo ecclesiastico, quale che
sia il modo in cui tu sia incorso in esso, quindi da tutti
i peccati, trasgressioni ed eccessi, per quanto enormi
possano essi essere, persino da quelli che sono di
competenza del papa. E per quello che le chiavi della
Santa Chiesa hanno il potere di fare, io ti rimetto tutti
i castighi che ti meriti nel purgatorio a causa delle tue
colpe e ti reintegro nei tuoi diritti, nel diritto ai
santi sacramnenti della chiesa, nel diritto all’unita’ dei
fedeli, e nel diritto a quella innocenza e purezza che
possedevi al momento del battesimo. Cosi’ quando morirai,
le porte del castigo resteranno chiuse, e quelle del
paradiso ti saranno aperte. nel nome del padre e del
Figlio e dello Spirito Santo". Millener "Storia della
chiesa xvi secolo cap. 2

A mo di scusa o di difesa, la chiesa
Cattolica Romana asseriva che una dichiarazione di
contrizione o di pentimento era necessaria da parte della
persona che chiedeva l’indulgenza e che la grazia veniva
accordata in base di tale pentimento e non dietro compenso
pecuniario o di qualche altra cosa. Se la chiesa accettava
qualcosa dai beneficiari delle indulgenze, era per
rispetto all’usanza di fare un dono alla Chiesa. Inoltre
sappiamo che intorno alla meta’ del sedicesimo secolo il
Concilio di Trento disapprovo’ gli abusi inerenti alla
vendita delle indulgenze. Tuttavia rimane il terribile
fatto che per centinaia di anni la chiesa aveva
rivendicato per il suo papa il potere di rimettere i
peccati, e che il provvedimento di perdono dei medesimi
veniva venduto come una qualsiasi altra merce.

Un altro abuso perpetrato dai concili
per il cui tramite i sommi pontefici esercitavano poteri
autocratici, si riscontra nelle restrizioni imposte nella
lettura e nella interpretazione della scrittura. Lo stesso
concilio di Trento, che aveva disconosciuto l’autorita’ o
la responsabilita’ delle azioni compiute dai funzionari
ecclesiastici in merito allo scandaloso traffico delle
indulgenze, ordino’ l’emissione di una serie di
provvedimenti atti ad impedire al popolo la lettura delle
Scritture. Cosi’:" Fu promulgata una legge severa e
intollerabile che faceva divieto a tutti gli intrepreti e
commentatori delle Scritture di non dare, del contenuto di
questi libri divini, un significato diverso da quello
espresso dal linguaggio della chiesa e dei suoi antichi
dottori. La stessa legge dichiara inoltr che la Chiesa
soltanot (cioe’ il suo capo, il papa) aveva il diritto di
stabilire il vero significato della scrittura. Per colmare
la misura di questi provvedimenti tirannici ed iniqui, la
chiesa di Roma continuo’ ostinatamente ad affermare, anche
se non sempre con la stessa imprudenza e chiarezza di
parola, che le sacre Scritture non erano state composte
per uso della moltitudine, ma soltanto per quello dei suoi
insegnanti spirituali; e di conseguenza, ordino’ che
questa divina documentazione fosse sottratta al popolo in
tutti i luoghi che erano sotto la sua giurisdizione.
Mosheim"Istituzioni di storia ecclesiastica" XVI secolo
parte I cap 1:25

Indubbiamente una cappa di tenebre si
era abbattuta sulla terra. Da lungo tempo la chiesa di
Cristo aveva cessato di esistere. Al posto del Sacerdozio
conferito per autorita’ divina, c’era un papato creato
dall’uomo che governava con la mano di ferro della
tirannia e della costrizione morale. In una sua valente
opera il Dr. J.W. Draper fa un elenco dei pontefici che si
succedettero dalla meta’ dell’ottavo secolo alla meta’
dell’undicesimo secolo, con note biografiche su ciascuno:

Il Papato condanna se stesso.

Considerando gli interessi della
religione soltanto, ad alcuni puo’ sembrare desiderabile
omettere qualsiasi riferimento biografico sui papi; ma
cio’ non puo’ essere fatto con giustizia verso la
questione. Il principio essenziale del papato, secondo cui
il pontefice romano e’ il vicario di Cristo in terra,
necessariamente comporta un suo rapporto personale con
noi. Come faremo noi a capire, la sua fede, se non la
vediamo esemplificata dalla sua vita? Infatti, l’infelice
natura di quei rapporti fu la causa che suscito’ i
movimenti della Germania, Francia e Inghilterra, che
terminarono con l’estinzione del papato quale potere
polito reale, movimenti che si capiscono soltano
attraverso una sufficiente conoscenza della vita privata
dei papi. Per quanto possibile, e’ bene astenersi
dall’attribuire ai sistemi le imperfezioni dei singoli
individui. In questo caso essi sono inseparabilmente
connessi. Un contrassegno non certo apprezzabile del
papato e’ che, sebbene la sua storia possa essere
grandiosa, la sua biografia e’ disgustosa. Tuttavia
evitero’ di parlarne in questi termini piu’ di quanto la
circostanza sembri necessariamente richiedere; tacero’ su
alcuni di quei casi che impressionerebbero profondamente
il lettore veramente religioso, e mi limitero’ a predndere
in considerazione solo il periodo che va dalla meta’
dell’ottavo secolo alla meta’ dell’undicesimo, adducendo
per il critico imparziaele la scusa che tale periodo e’
quello di cui mi sono principalmente interessato in questo
capitolo.

Alla morte del papa Paolo 1, che era
salito al pontificato nel 757 d.c, il Duca di Nepi
costrinse alcuni vescovi a consacrare "papa" Costantino,
uno dei suoi fratelli. Ma successivamente, dopo che gli
elettori piu’ legittimi ebbero scelto Stefano IV 768d.c.
l’usurpatore ed i suoi accoliti furono severamente puniti;
a Costantino furono cavati gli occhi; al vecchio Teodoro
fu tagliata la lingua, e poi fu gettato in una prigione e
lasciato morire dall’agonia della sete. I nipoti del papa
Adriano, con l’aiuto di alcuni nobili, aggredirono il
nuovo papa Leone III durante una processione e lo
picchiarono a sangue lasciandolo in mezzo al Corso con la
lingua mozza e gli occhi acceacti 799d.c.. In seguito a
questo fatto si apri’ a Roma un altro periodo di
complotti, attentati, uccisioni, ecc. Il successore di
leone III, Stefano V 816d.c. fu ignominiosamnete scacciato
dalla citta’ e sostituito con Pasquale I. Ma anch’egli fu
accusato di aver accecato ed ucciso due ecclesiastici nel
palazzo Laterano. Di fronte a tale accusa era necessario
che i commissari imperiali indagassero sulla faccenda, ma
il papa mori’ dopo essersi discolpato giurando davanti a
30 vescovi. Giovanni VIII 872.d.c incapace di resistere ai
Maomettani, fu costretto a pagar loro una certa somma,
parte della quale ando’ nelle tasche del Vescovo di
napoli, che aveva stretto un’alleanza segreta con loro.
Giovanni lo scomunico’, e minaccio’ di non assolverlo se
non avesse tradito il capo dei Maomettani e non avesse
assassinato alcuni di loro. In seno al clero vi fu una
cospirazione per uccidere il papa; parte del tesoro della
chiesa fu trafugato, e la porta di S. Pancrazio fu aperta
con chiavi false per far entrare i saraceni nella citta’.
Formoso, che aveva preso parte a queste operazioni e che
fu scomunicato come cospiratore per l’assassinio di
Giovanni, fu in seguito eletto papa 891.d.c. Gli
succedette Bonifacio VI 896.d.c., il quale era stato
deposto dal diaconato, e quindi dal sacerdozio, per la sua
vita immorale e dissoluta. Da Stefano che gli sucedette,
venne aperto un processo postumo contro Formoso, il cui
cadavere fu esumato dalla tomba, vestito delle vesti
papali e puntellato su di una seggiola. Stefano VI apri’
l’udienza; Formoso fu riconosciuto colpevole e deposto. Al
termine del processo un prete strappo’ di dosso al
cadavere i paramenti sacri, gli recise le tre dita dalla
mano destra, gli taglio’ la testa e fra i lazzi osceni del
popolino getto’ le sue ossa nel Tevere. Ma Stefano stesso
era destinato ad esemplificare quanto il papato fosse
caduto in basso; egli fu tradotto in prigione e
strangolato. Nel corso di 5 anni, dal 896.d.c. all 900d.c.
furono consacrati 5 papi. Leone V, che fu eletto nel
904d.c., in meno di 2 mesi fu gettato in prigione da
Cristoforo, uno dei suoi cappellani, il quale, dopo averne
usurpata la tiara, fu poco dopo espulso da Roma da Sergio
III, il quale, con l’aiuto di una forza militare, nel
905d.c. si impadroni’ del pontificato. Quest’uomo, secondo
la testimonianza di quei tempi, visse mantenendo rapoporti
sessuali con le prostitute Teodora, la quale insieme alle
sue figlie Marozia e Teodora, esse pure prostitute,
esercito’ uno straordinario potere su di lui. Teodora amo’
pure Giovanni X; essa prima gli dette l’arcivescovato di
ravenna, e poii nel 915 d.c., lo trasferi’ a Roma come
papa. Giovanni non era all’altezza dei tempi e tuttavia
seppe organizzare la difesa di Roma contro i Saraceni. Il
mondo rimase stupefatto dell’apparizione di questo
pontefice alla testa delle sue truppe. Per l’amore di
teodora, come abbiamo detto, egli tenne la Tiara per 14
anni; poi per gli intrigh e l’odio della di lei figlia
Marozia, fu gettato in prigione e soffocato con un
cuscino. Dopo un breve intervallo, marozia fece salire sul
trono di Pietr il figlio, che prese il nome di Giovanni
XI, nel 931d.c. Molti affermarono che il papa Sergio era
suo padre, ma essa stessa era incline ad attribuirlo a suo
marito Alberico. Un altro dei suoi figli, Alberico,
chiamato come il padre, un po’ per odio e un po’ per
gelosia fece arrestare il fratellastro Giovanni e lo
getto’ in prigione insiemme alla loro madre Marozia. Dopo
un certo tempo fu eletto papa, il figlio di Alberico, 956
d.c., che prese il nome di Giovanni XII, Giovanni aveva
soltanto 19 anni qualdi divenne papa. (Giovanni XI ne
aveva 12) Il suo regno fucaratterizzato dalle piu’
discgustose immoralita’, tanto che l’imperatore Ottone I
fu costretto dal clero germanico ad intervenire. Fu
indetto un sinodo per processarlo nella chiesa di S.
Pietro.

Egli era accusato di aver accettato
denaro per la consacrazione di certi vescovi; di aver
odrinato un ragazzo di soli 10 anni, di aver celebrato
quella ed un’altra cerimonia in una stalla, di aver
commesso incesto con una delle concubine di suo padre, e
di cosi’ tanti altri adulteri che il palazzo Laterano era
divenuto un bordello. Egli tolse gli occhi ad un
ecclesiastico, ed un altro fu castrato, e tutti e due
morirono a causa delle sue sevizie. Era  dedito
all’ubriachezza, al gioco d’azzardo e all’invocazione di
Giove e Venere. Quando gli fu ordinato di apparire dinanzi
al consiglio, egli fece sapere che "era andato fuori a
caccia" ed ai padri che protestarono contro di lui
osservo’ che"Giuda, come gli altri apostoli, aveva
ricevuto dal suo maestro il potere di legare e di
sciogliere, ma che non appena fu provato che egli era un
traditore della causa comune, il solo potere che conservo’
fu quello di legare il proprio collo." Al che egli fu
deposto e al suo posto venne eletto nel 963 d.c. Leone
VIII, ma successivamente prese il sopravvento,
s’impadroni’ dei suoi antagonisti, taglio’ la mano ad uno,
il naso, un dito, la lingua ad altri. Alla fine fu ucciso
per vendetta da un uomo la cui moglie aveva sedotto.

Dopo tali particolari, e’ quasi inutile
citare gli annali dei pai successivi, cioe’ raccontare per
sempio, che Giovanni XIII fu strangolato in prigione, che
Bonifacio VII mise in prigione Benedetto VIII e lo uccise
facendolo morire di fame, che Giovanni XIV fu segretamente
messo a morte nelle prigioni di castel Sant’Angelo, che il
cadavere di Bonifacio fu trascinato dalla popolazione
lungo le strade. Il sentimento di venerazione per il
pontefice sovrano, o meglio, di rispetto, in Roma si era
estinto; in tutta l’Europa il clero era cosi’
impressionato dallo stato di cose che, nella sua
indignazione, comincio’ a considerare favorevolmente
l’intenzione dell’imperatore Ottone di togliere agli
italiani il privilegio di nominare il successore di
pietro, e di limitarlo alla sua stessa famiglia. ma il suo
congiunto, Gregorio V, che egli mise sul trono pontificio,
fu ben presto costretto dai Romani a fuggire; le sue
scomuniche ed i suoi rimbombi religiosi furono
pubblicamente derisi; i Romani conoscevano troppo bene la
vera natura di quei terrori: essi vivenao dietro le
quinte. Un terribile castigo aspettava l’antipapa Giovanni
XVI. Ottone ritorno’ in Italia, lo catturo’, gli tolse gli
occhi, gli taglio’ il naso e la lingua, e lo mando’ per le
strade a cavallo di un asino con la faccia rivolta verso
la coda dell’animale, con sul capo un’otre di vino.
Sembrava impossibile che le cose potessero peggiorare;
tuttavia Roma doveva ancora vedere Benedetto IX (1033) un
ragazzo che ancora non dodicenne fu elevato al trono
apostolico. Di questo pontefice uno dei suoi successori,
Vittorio III, ichiaro’ che la sua vita era stata cosi’
vergognosa, cosi’ indecente, cosi’ esecrabile da farlo
rabbrividire al solo descriverla. Egli aveva governato com
eun capitano di banditi, anziche’ come un prelato. Alla
fine, la popolazione, incapace di sopportare oltre i suoi
adulteri, i suoi omicidi e le sue gesta abominevoli, era
insorta conrtro di lui. Per la disperazione di non saper
conservare la sua posizione, egli aveva messo all’asta la
tiara,c he era stat acquistata da un presbitero di nome
Giovanni conosciuto come Gregorio VI (1045) J.W. Draper
"Intellectual development of Europe" Vol 1 cap XII pag
378-381.

CONSEGUENZE DELL’APOSTASIA.

Il periodo che va dal decimo secolo
fino al tempo dell’umanesimo va sotto il nome di secoli
bui, caratterizzati dal ristagno nel progresso delle arti,
delle scienze  e dlle lettere, con un conseguente stato
generale di ignoranza e di analfabetismo fra le masse.

L’ignoranza e’ un terreno fertile per
le erbe maligne, e il governo dispotico e gli errori
dottrinali della chiesa durante questo periodo di tenebre
erano nutriti dall’ignoranza d quei tempi. Con la
trasformazione nota nella storia come il "Rinascimento"
venne la lotta per la liberta’ dalla tirannia della
chiesa.

Una delle prime rivolte contro il
despotismo temporale e spirituale della chiesa fu quella
degli Albigesi, in Francia, durante il tredicesimo secolo.
Questa insurrezione era stata soffocata dall’autocrazia
papale con grande crudelta’ e spargimento di sangue. La
successiva rivolta importante fu quella di John Wickliffe,
nel secolo quatordicesimo. Wickliffe era un professore
dell’Universita’ di Oxford, Inghilterra. Egli attacco’
apertamente l’abuso del potere esercitato dai monaci, e
denuncio’ la corruzione della chiesa e tutti i suoi errori
dottrinali. Nella sua opposizione alle restrizioni papali
sullo studio popolare delle scritture egli fu
particolarmente energico, e dette al mondo una verrsione
inglese della Sacra Bibbia tradotta dalla Volgata.
Malgrado le persecuzioni e la sentenza, egli mori’ di
morte naturale. Anni dopo pero’ la chiesa insistette sulla
vendetta, e di conseguenza le sue ossa furono esumate e
bruciate e le ceneri sparse al vento.

Nel continente europeo le rivolte
contro la chiesa furono promosse da Jan Huss e da gerolamo
da Praga i queali subirono il martirio come preio del loro
giusto zelo. Questi esempi sono qui citati per dimostrare
che, benche’ la chiesa fosse stata per lungo tempo
apostata fino al midolla, c’erano uomini pronti a
sacrificare la propria vita per difendere quella che essi
ritenevano essere la causa della Verita’.

Le condizioni che esistevano all’inizio
del sedicesimo secolo sono state brevemente riassunte da
uno storico moderno cone le seguenti parole:" Prima
dell’inizio del sedicesimo secolo c’erano state
popolazioni come gli Albrigesi nella Francia meridionale,
i Wicliffiani in Inghilterra, e gli Hussiti in Boemia, i
quali avevano negato l’autorita’ suprema e
l’infallibilita’ del papa in tutte le questioni che
riguardavano la religione. Parlando in termini motlo
generali sarebbe corretto che alla fine del quindicesimo
secolo tutte le nazioni dell’Europa occidentale
professavano la fede della Chiesa Cattolica Romana, o
latina, e obbedivano alla Santa Sede. Myers"Gen. Hist."
pagina 520

La successiva rivolta, quella piu’
importante, contro la chiesa di Roma ebbe luogo nel
sedicesimo secolo ed assunse proporzioni tali da essere
chiamata "La Riforma". Questo movimento ebbe origine in
Germania intorno al 1517, quando Martin Lutero, monaco
agostiniano e profesore dell’Universita’ di Wittemberg, si
oppose pubblicamente a Tetzel, il gia’ ricordato
incaricato papale per la vendita delle indulgenze. Lutero
era intimamente convinto che l’intero sistema delle
penitenze ed indulgenze era contrario alle scritture, alla
ragione ed alla giustizia. Egli scrisse le sue famose 95
tesi contro le indulgenze, quindi ne affisse una copia
alla porta della chiesa di Wittemberg, esortando tutti gli
studiosi a presentare le loro eventuali critiche. La
notizia si diffuse in tutti i centri di studio d’Europa.
Lutero attacco’ altri abusi e altre dottrine della Chiesa
Romana, per cui il papa Leone X lo invito’ ad una
ritrattazione incondizionata, pena la scomunica. Lutero
brucio’ pubblicamente il documento papale di ingiunzione
dichiarando cosi’ la sua aperta rivolta. Contro di lui fu
allora prnunciata la sentenza di scomunica.

Questa e’ la dichiarazione ch