LE PAROLE OZIOSE
La possibilit‡ di comunicare con i nostri simili Ë un dono
prezioso del Padre celeste, ed Ë il cardine dei nostri
rapporti con gli altri. Se vogliamo ritornare sani e
salvi alla casa dei nostri genitori celesti dobbiamo
istituire dei giusti rapporti con i Suoi
figli quaggi˘ sulla terra.
CiÚ che comunichiamo si riflette sul nostro aspetto.
Pertanto dobbiamo stare attenti non solo a CIOí che
comunichiamo, ma anche a COME lo comunichiamo.
Un’anima puÚ essere rafforzata o danneggiata dal contenuto
dei nostri messaggi e dal modo in cui li presentiamo.
Saremo ritenuti responsabili di tutto ciÚ che diciamo. Il
Salvatore ha dichiarato che "d’ogni parola oziosa
che avranno detta, gli uomini renderan conto nel giorno
deÏ giudizio" (Matteo 12:36).
Líozio Ë un qualcosa di statico, che non
produce niente di buono, ed inoltre, come recita il
proverbio, Ë ìil padre dei viziî. Allo stesso modo le
parole oziose, oltre a non avere alcun effetto positivo su
noi stessi e sugli altri, sono líinizio di una grande
variet‡ di conseguenze negative.
Ho raggruppato le parole oziose nei seguenti
gruppi principali:
-
la BESTEMMIA
-
il NOMINARE IL
NOME DI DIO INVANO -
la VOLGARITA’
-
la MALDICENZA e la CRITICA
1-) la
BESTEMMIA
Il nostro tempo cosÏ travagliato Ë un’epoca
di bestemmia, pi˘ che in ogni altro periodo della
storia. Descrivendo i nostri giorni, l’apostolo Paolo
afferma:
ìOr sappi questo,
che negli ultimi giorni verranno dei tempi
difficili: perchÈ gli uomini saranno egoisti, amanti del
danaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori,
disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosiî (2
Timoteo 3:2)
PerchË gli uomini bestemmiano? Per le prove a cui sono
sottoposti.
DallíApocalisse leggiamo:
ìe bestemmiarono
líIddio del cielo a motivo deí loro dolori e delle loro
ulceri; e non si ravvidero delle loro opere Öe cadde dal
cielo sugli uomini una gragnuola grossa del peso di circa
un talento; e gli uomini bestemmiarono Iddio a motivo
della piaga della gragnuola; perchÈ la piaga díessa era
grandissimaî (Apocalisse 16:11,21)
Qui per grandine si intendono anche tutte le avversit‡ che
colpiscono líuono: dalle calamit‡ naturali al dolore
fisico e psichico, agli imprevisti quotidiani. Chi
bestemmia ritiene il Signore responsabile dei suoi mali,
in quanto vede nelle prove solo il male, anzichÈ delle
opportunit‡ necessarie per sviluppare quella forza di
carattere che ci permette di continuare a progredire iÏ
cammino verso la vita eterna.
Nell’antica Israele il comandamento di non
bestemmiare il nome del Signore venne sottolineato
chiaramente:
ìNon bestemmierai
contro Dio, e non maledirai il principe del tuo popoloî
(Esodo 22:28)
Gli Israeliti che si macchiavano di una tale colpa erano
condannati alla pena di morte, di solito tramite
lapidazione. Ai giorni nostri chi bestemmia non perde pi˘
la vita (sarebbe una vera strage!), ma chi indulge in tale
pratica Ë sicuramente destinato alla morte spirituale.
Dai ìDiscorsi di Brigham Youngî leggiamo: ìSe
qualcuno ha l’abitudine di nominare il nome di Dio invano,
cessi di farlo per un giorno, poi per due, poi per una
settimana, e via di seguito finchË non avr‡ imparato a
liberarsi completamente di questa abitudineî.
2-) il NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO
In Esodo leggiamo:
ìNon usare il nome
dellíEterno, che líIddio tuo, in vano; perchÈ líeterno non
terr‡ per innocente che avr‡ usato il suo nome in vanoî
(Esodo 20:7)
Sebbene possa essere interpretato come un invito a non
bestemmiare, si estende anche a tutti quei temini che non
sono vere e proprie bestemmie, che non offendono il nome
del Signore, ma che fanno uso di tale nome senza motivo.
FarÚ un esempio per spiegarmi meglio. L’espressione ìo
Dioî Ë assai usata come semplice riempitivo di
conversazioni, forsíanche per atteggiarsi in un certo
modo. Questa espressione Ë invece una forma solenne che
viene usata soltanto in occasioni molto speciali, come ad
esempio durante la preghiera sacramentale e al tempio.
Ogni altro uso di tale termine Ë da considerarsi come
parola oziosa. Non Ë appropriato usare questa forma
neanche per le nostre preghiere, sia personali sia in
Chiesa, per rispetto verso iÏ nome della Divinit‡.
Ges˘ disse di non riempire le conversazioni di espressioni
inutili:
ìMa sia il vostro
parlare: SÏ, sÏ; no, no; poichÈ il di pi˘ viene dal
malignoî (Matteo 5:37).
Paolo
ammonisce cosÏ i Santi di Colosse:
ìIl vostro parlare
sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come
dovete rispondere a ciascunoî (Colossesi 4:6)
Qui non si vuole
semplicemente dire di usare un linguaggio pulito e
gentile, ma anche di dire cose che ispirino i nostri
interlocutori e li elevino. Dato che la grazia Ë il potere
di Ges˘ Cristo per salvare gli uomini penitenti, anche le
nostre parole potrebbero ispirare qualcuno a venire a
Cristo ed essere salvato.
Il Vangelo fa diventare buone le persone malvage, e
migliora le persone gi‡ buone. Quindi chi dice male parole
dovr‡ sforzarsi di parlare bene, e chi gi‡ dice cose buone
puÚ sforzarsi di dirne ancora di migliori.
Un’altra pratica da evitare Ë il giurare, per
convalidare quello che diciamo.
ìMa, innanzi
tutto, fratelli miei, non giurate nÈ per il cielo, nÈ per
la terra, nÈ con altro giuramento; ma sia il vostro sÏ,
sÏ, e il vostro no, no, affinchÈ non cadiate in giudicioî
(Giacomo 5:12)
Dovremmo vivere in modo tale che le persone si possano
fidare di noi e sappiano con certezza che quando diamo la
nostra parola la manterrremo (oppure avviseremo per tempo
se non possiamo ottemperare nei modi e nei tempi
previsti). Visto che spesso si giura sul nome della
Divinit‡, ecco che tale pratica rientra nel nominare il
nome di Dio invano.
Nella societ‡ moderna si Ë perso quasi completamente il
concetto di giuramento e la sua solenne natura, mentre
nelle Scritture viene presentato in modo chiaro. Tra i
popoli antichi era ritenuto sacro e le persone erano
pronte a morire piuttosto che rompere un tale impegno. Nel
Libro di Mormon si narra ripetutamente che quando i Nefiti
erano vittoriosi, obbligavano i prigionieri Lamaniti a
giurare che non sarebbero tornati a combattere contro di
loro. BenchË fossero un popolo sanguinario e odiassero
oltre ogni cosa i Nefiti, anche loro
consideravano sacro il giuramento fatto e non lo avrebbero
rotto per nessun motivo.
3-) la VOLGARITA’
In tale temine sono incluse le parolacce, i gesti osceni,
i giochi di parole, i sottintesi, i doppi sensi (a sfondo
immorale o comunque indecente), le espressioni sarcastiche
che feriscono l’anima di colui che le riceve.
Il galateo dice che una giovane signora ed un
gentiluomo non parlano ad alta voce quando si trovano in
pubblico, nÈ usano espressioni volgari o eccessivamente
confidenziali, in quanto un linguaggio non appropriato
cancella la buona impressione lasciata da un abbigliamento
ineccepibile.
Abbiamo il libero arbitrio di usare
volgarit‡, ma non possiamo evitarne le conseguenze, ovvero
che la nostra spiritualit‡ si abbassa sempre di pi˘`.
Dai Discorsi di Brigham Young leggiamo:
ìSovente si sentono persone scusarsi per i loro modi poco
urbani e per il loro linguaggio offensivo, dicendo <<Non
sono un ipocrita>>, attribuendosi cosÏ un merito che in
realt‡ non Ë affatto un merito per loro. QuandÔ in me
insorge una cattiveria, lasciate che io vi getti sopra un
mantello per soffocarla, anzichÈ agire sui falso
presupposto dell’essere onesto e non ipocrita. Non
permettete alla vostra lingua di esprimere il male che Ë
nel vostro cuore, ma ordinatele di tacere finchË iÏ bene
non prevale sul male, finchË la vostra ira non Ë cessata e
il Santo Spirito non fa pronunziare alla vostra lingua
benedizioni e parole gentili. Per questo io non sono
contrario all’ipocrisia. Per me questo Ë pratico. Quando
sono in collera per le cattive azioni degli altri, io
cerco di tenerla imbrigliata come farei con un cavallo
indomito, e ottengo la vittoria. Alcuni pensano e dicono
che qundo sono arrabbiati si sentono meglio se sfogano la
loro collera con un linguaggio offensivo e sconveniente.
Tuttavia, questo Ë un errore e al tempo stesso villano.
AnzichÈ farvi sentire meglio, peggiora le cose. Se dite e
pensate che ciÚ vi fa sentire meglio, non fate che
prestare fede a una menzogna. AllorchË la collera e
l’amarezza del cuore umano vengono espresse con le parole
e gettate con violenza in faccia agli altri, senza limite
nÈ controllo, il fuoco non fa in tempo a spegnersi che
subito si riaccende per qualche cosa di poca importanza,
finchË la natura non s’incendia ed Ë infiammata dalla
geennaî.
4-) la MALDICENZA e la CRITICA
Il confine tra le due pratiche Ë spesso
sottile, tanto che possono essere usate come sinonimi. La
critica si propone líobiettivo di mettere in evidenza gli
errori e/o i difetti di una persona, il che sfocia nella
maldicenza, che invece si prefigge di denigrare il buon
nome della persona stessa.
Leggiamo in Dottrina e Alleanze:
ìNon parlar male
del tuo prossimo, e non fargli alcun maleî (DeA 42:27)
Un’altra dichiarazione di Ges˘ estremamente
importante Ë quella che noi chiamiamo la REGOLA DíORO:
ìTutte le cose
dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele
anche voi a loro; perchÈ questa Ë la legge ed i profetiî
(Matteo 7:12)
Ed ancora:
ìÖ in verit‡ vi
dico che in quanto líavete fatto ad uno di questi miei
minimi fratelli, líavete fatto a meî (Matteo 25:40)
Sembra che tutti abbiamo la tendenza di
parlare male del prossimo, infatti fa parte della natura
umana. Per una ragione o per l’altra, sembra pi˘ facile
parlare delle colpe di una persona invece che delle sue
virt˘. Ripetiamo voci calunniose che abbiamo sentito circa
un nostro vicino, siano esse vere o false, e quasi
inconsciamente le esageriamo. Se vogliamo essere buoni
vicini, dobbiamo scoprire la verit‡ e conoscere tutti i
fatti prima di parlare, se non vogliamo trsgredire al
comandamento di non attestare il falso contro il nostro
prossimo.
Dai Discorsi di Brigham Young leggiamo:
ìAlcuni amano parlare dei loro vicini, amano raccontare
storie di cui sanno poco. A volte la base che hanno Ë
questa: <<Sara ha detto che la cugina Franca ha detto alla
zia Barbara che la zia Rita ha detto questo, ha detto
quello, o che qualcuno aveva fatto un sogno>> E quando la
storia o il sogno arriva alle vostre orecchie, arriva con
tutte le caratteristiche di un fatto vero e voi state
scioccamente sciupando tempo a parlare di cose che non
ammontano a niente o che non vi riguardano affatto. Si
comincia a spargere la voce che tizio ha agito male, e
quando tale voce ha fatto il giro completo, essa Ë
consacrata con l’unguento del calunniatore e del
maldicente ed Ë piena del loro spirito. Le persone poi si
allineano a tale voce e dicono: <<Eí vero, la tua causa Ë
giusta, tu hai perfettamente ragione, il torto Ë suo>>,
quando in realt‡ tali persone non conoscono bene la
questione, e quindi accrescono l’animosit‡ fra le parti
interessate. Prima di condannare dovremmo aspettare che i
cieli indichino chiaramente la colpa in un padre, in un
fratello, in una sorella, in una moglie, in un marito o in
un vicino. E se i cieli dichiarano che c’Ë colpa,
aspettate finchË lo Spirito Santo non ve lo conferma.
Aspettate che il Padre vi riveli che la persona cui
pensate o di cui parlate male ha veramente agito male. Non
parlate male di essa. Quando saprete cos’Ë il bene, e
quindi sarete capaci di correggere una persona che abbia
agito male, allora potrete giudicareî.
In Esodo troviamo scritto:
ìNon spargere
alcuna voce calunniosa e non tener di mano allíempio
nellíattestare il falsoî
(Esodo 23:1)
Sembra che possiamo sempre trovare in una persona quello
che cerchiamo. Dato che nessuno di noi Ë perfetto, se ci
poniamo líobiettivo di trovare almeno un difetto in una
persona, alla fine riusciremo nellíintento, ma cosÏ
facendo automaticamente ne trascuriamo le qualit‡ positive
che potrebbero essere di esempio agli altri.
Ancora dai Discorsi di Brigham Young: ìDovreste riuscire
ad assoggettare la lingua in modo che non dica mai cose
cattive e obbedisca perfettamente al giudizio e alla
discrezione che Dio vi ha dato, in obbedienza alla volont‡
del Santo Evangelo. C’Ë un’antica massima, che in molti
casi Ë eccellente, che dice cosÏ: <<Pensate due volte
prima di parlare, e tre volte prima di agire>>. Se prima
di fare qualcosa ci abitueremo a rifletterci su, se
sapremo capire iÏ bene e se avremo il potere di compierlo,
potremo evitare il male che Ë presente in noi. L’avere
sufficiente conoscenza di noi e parlare finchË non si
possa dire qualcosa di vantaggioso e di utile per noi
stessi o per gli altri, Ë un dono prezioso che alcune
persone sembrano possedere". Non potrete ereditare la vita
eterna se non assoggetterete i vostri appetiti allo
spirito che vive in voi, a quello spirito che ci ha dato
il Padre celeste, ossia il Padre dei vostri spiriti, di
quegli spiriti che Egli ha messo in questi tabernacoli.
I tabernacoli devono essere totalmente assoggettati allo
spirito, altrimenti i nostri corpi non potranno ereditare
la vita eterna, e quando si leveranno nella risurrezione,
dovranno dimorare in un regno inferiore. Cercate
diligentemente di asservire tutto alla legge di Cristoî.
Ne consegue che anche la tentazione di
criticare o parlar male di qualcuno Ë un appetito, e come
tale va controllato ed incanalato opportunamente.
Alcune delle pi˘ belle parole dei Discorsi di
Brigham Young riguardano questo punto: ìLe persone non
possono giudicare sÈ stesse come giudicano gli altri, nÈ
possono giudicare la propria condotta come giudicano
quella degli altri. Dobbiamo imparare a guardarci, a
giudicarci e a sapere come trattare noi stessi perchÈ
questo ci dar‡ la possibilit‡ di assoggettarci
completamente alla legge di Cristo. Nel carattere
dell’uomo c’Ë un tratto che spesso si manifesta nei Santi.
Esso Ë semplicemente questo: vedere le colpe negli
altri e non vedere le nostre. Quando vedete
persone che si dichiarano Santi degli Ultimi Giorni ed
esaminano le colpe degli alri, potete essere certi che
essi non camminano sui sentieri dellíobbedienza
come dovrebbero. Ripeto parte del credo mormone, e
cioË che ognuno pensi agli affari suoi. Se
osserveremo questo precetto, ognuno av‡ tanto da fare da
non avere il tempo di preoccuparsi degli affari altrui.
Si potrebbe chiedere: <<Non dobbiamo mai sapere quello
che fanno gli altri? Non dobbiamo mai vedere come
camminano gli altri e se progrediscono nel cammino di
questo Evangelo? Dobbiamo limitare la nostra mente e i
nostri occhi ai pensieri e alla vista di noi stessi? >> Io
posso dire soltanto che le persone sanno qual Ë la strada
su cui devono camminare e se si attengono strettamente a
quello che si vuole da loro, esse avranno molto da fare
per esaminare sÈ stesse e purificare il loro cuore. E
se poi vogliono guardare il loro prossimo ed
esaminarne la condotta, devono cercare in esso il bene
e non il maleî.
Eí interessante notare che, a prescindere da cosa una
person· abbia fatto, chi lo giudica Ë peggiore di lui. Se
capiamo questo, troveremo pi˘ facile misurare le nostre
parole.
Premesso che una critica costruttiva Ë
comunque positiva, se fatta alla persona che si contesta e
se Ë accompagnata da soluzioni alternative, chi critica
gli altri di solito non esamina mai dentro sÈ stesso, e
spesso ha delle contraddizioni comportamentali enormi.
Ges˘ doveva avere in mente proprio questo quando parlÚ del
bruscolo e della trave.
—o—O—o—
Vivendo nel mondo, tutti noi siamo
continuamente bombardati da bestemmie, volgarit‡ e male
parole. Se non costruiamo una diga, tali cose riusciranno
ad insinuarsi profondamente nella nostr· mente.
La mente Ë come un serbatoio, che viene riempito dalle
cose che facciamo, leggiamo e udiamo ogni giorno. Se vi
introduciamo immondizia, ecco che alla fine ce la
ritroveremo nei pensieri e nelle parole.
Per pulire la mente da pensieri negativi puÚ essere utile
pregare o cantare un inno (anche in silenzio), ma il modo
migliore per introdurvi cose positive Ë l’istruzione, sia
che si frequenti una scuola o un corso di studio, sia che
si cerchi da soli la conoscenza nei migliori libri o in
riviste specializzate. In questo processo, lo studio
quotidiano delle Scritture Ë ovviamente essenziale.
Líapostolo Paolo dette il seguente consiglio ai Santi di
Efeso:
ìNiuna mala
parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete
qualcuna buona che edifichi, secondo il bisogno, ditela,
affinchË conferisca grazia a chi líascolta ÖSia tolta da
voi ogni amarezza ogni cruccio ed ira e clamore e
parola offensiva con ogni sorta di malignit‡. Siate
invece gli uni verso gli altri benigni, misericordiosi,
perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonati
in Cristoî
Efesini 4:29,31,32)
Le comunicazioni cristiane sono espresse con
accenti d’amore, non di chiassosit‡. Hanno lo scopo
di essere utili invece che dannose. Tendono a unire
insieme invece che a dividere. Tendono a edificare invece
che a sminuire.
Le comunicazioni cristiane sono espressioni
d’affetto e non d’ira, di verit‡ e non di macchinazione,
di compassione e non di contesa, di rispetto e non di
ridicolo, di consiglio e non di critica, di correzione e
non di condanna. Sono espresse con chiarezz· e non con
confusione. Possono essere tenere o dure, ma devono
sempre essere controllate.
La vera difficolt‡ che dobbiamo superare nel
comunicare con gli altri Ë quella di disporre il nostro
cuore a nutrire sentimenti cristiani per tutti i figli del
Padre celeste; allora comunicheremo con loro come farebbe
il Salvatore. E forse rallegreremo il cuore di coloro che
soffrono in silenzio, e magari solleveremo il loro viaggio
attraverso questa vita.
Queste erano le caratteristiche degli abitanti della
citt‡ di Enoc:
ìE il Signore
chiamÚ il suo popolo SION, perchÈ erano di un solo cuore e
di una sola mente, e dimoravano in rettitudine; e non vi
erano poveri fra essiî (MosË 7:18)
Si potrebbe aggiungere a questo versetto: ìFra di loro
non vi erano bestemmiatori, nÈ persone volgari,
nÈ calunniatori, nÈ maldicenti, e il nome del Signore era
rispettato con grande riverenza".
Marco GIOVARA


