Insegnamenti Basici
Home
Video
Principi Basici
Famiglie Eterne
Templi Mormoni
Il libro di Mormon
Missionari Mormoni
Approfondimenti
Espiazione
Credenze controverse
Critica
Dottrine
Gesù
Scrittori LDS
Storia della chiesa
Profezie
Scienza e religione
Simbolismo
Genealogia
Altre Religioni
Altre religioni
Cattolici
Testimoni di Geova
Protestanti
Avventisti
Miscellanea
Testimonianze
Miscellanea
Pensieri spirituali
Mappa del Sito (completa)
Mappa (topici)
Links
Tempio di Roma
Sito Ufficiale della Chiesa
Mormon.org (IT)
More Good Foundation
Mormonwiki.com
Chiesamormone.com
I Mormoni Credono
Bella Sion
Contatti
Scrivete a MGF
Lista di discussione 'Santi in riunione'
Informazioni su Franceschini
 

Estratti dalla storia di Joseph Smith,
il profeta.

Per via dei numerosi rapporti messi in
circolazione da persone male intenzionate per cio’ che
concerne la fondazione ed il progresso della chiesa di
Gesu’ Cristo dei santi degli ultimi giorni, rapporti
preparati tutti dai loro autori allo scopo di combattere
contro la Chiesa come tale e contro il suo progresso nel
mondo, sono stato indotto a scrivere questa storia per
illuminare l’opinione pubblica e per porre tutti quelli
che cercano la verita’ in possesso di fatti, tali quali
sono avvenuti, sia per quanto riguarda me o la Chiesa, per
quanto abbia tali fatti in mio possesso.

In questa storia esporro’ in verita’ e
giustizia i vari eventi concernenti questa chiesa, come
sono accaduti o come esistono ora, nell’ottavo anno
dall’organizzazione di detta chiesa.

Io nacqui nell’anno del Signore 1805,
il 23 Dicembre, nel comune di Sharon, Contea di Wibdsor,
stato del Vermount. Mio padre, Joseph Smith sr. lascio’ lo
stato del Vermont e si trasferi’ a Palmyra, contea di
Ontario (oggi Wayne), nello stato di New York, quande io
ero press’a poco nel mio decimo anno. Circa 4 anni dopo
l’arrivo a Palmyra, mio pare si traferi’ con la sua
famiglia a Manchester, nella stessa Contea di Ontario. La
sua famiglia consisteva di 11 anime, vale a dire mio
padre, Joseph Smith, mia madre Lucy Mack Smith, mio
fratello Alvin (che mori’ il 19 Novembre 1824 nel suo 27
anno d’eta’, Hyrum, io stesso, Samuel Harrison,
William,Don Carlos e le mie sorelle Sophronia, Catherine e
Lucy.

Nel corso del secondo anno dopo il
nostro trasferimento a Manchester, nel luogo ove vivevamo
vi fu un’insolita agitazione a proposito della religione.
Furono i Metodisti che iniziarono il movimento, ma esso
divenne presto generale fra tutte le sette in quella
regione. In realta’, tutta la regione ne sembro’ affetta,
e grandi moltitudini si unirono alle diverse comunita’
religiose che crearono non poco subbuglio e non poca
divisione fra il popolo, gli uni gridando: Vedete qui! ed
altri: Vedete La’! Gli uni lottavano per la fede metodista
ed altri ancora per i battisti, altri per i presbiteriani.

Poiche’, nonostante il grande amore che
i convertiti a queste diverse fedi esprimevano al tempo
della loro conversione, e il grande zelo manifestato dal
loro rispettivo clero, che era attivo nel creare e nel
promuovere questa scena straordinaria di sentimento
religioso al fine di convertire ognuno, come si
compiacevano di affermare, qualunque fosse la setta alla
quale si unissero, pero’ appena i convertiti cominciarono
ad affiliarsi, gli uni ad un partito, gli altri ad un
altro, si pote’ constatare che i buoni sentimenti tanto
dei ministri che dei convertiti, erano piu’ apparenti che
reali; poiche’ ne segui’ una scena di grande confusione e
di aniimosita’, ministro lottava contro ministro, e
convertito contro convertito; cosicche’ tutti i loro buoni
sentimenti reciproci, se mai ve ne furono, rimasero
interamente sommersi da una querela di parole e da una
discussione di opinioni.

A quel tempo io ero nel mio 15 anno. La
famiglia di mio padre si affilio’ alla comunita’
presbiteriana, e 4 di essi si unirono a quella chiesa,
cioe’, mia madre Lucy, i miei fratelli Hyrum e Samuel
Harrison e mia sorella Sophronia. Durante questo periodo
di grande agitazione, la mia mente fu indotta a serie
riflessioni e fu provata da una grande inquietitudine; ma
benche’ i miei sentimenti fossero profondi e spesso
pungenti mi tenni tuttavia in disparte da tutti questi
partiti, benche’ assistessi alle loro numerose riunioni,
ogni volta che l’occasione me lo permetteva; con l’andar
del tempo, la mia mente pende’ piuttosto verso la
comunita’ Metodista, ed io provai qualche desiderio di
unirmi a loro; ma cosi’ grandi erano la confusione e la
lotta fra le diverse confessioni, che era impossibile, per
una persona giovane come me e cosi’ inesperta di uomini e
di cose, di giungere ad una sicura conclusione su chi
avesse ragione e chi avesse torto.

La mia mente era talvolta
eccitatissima, talmente le grida e il tumulto erano grandi
e incessanti.. I presbiteriani erano i piu’ accaniti
avversari dei battisti e dei metodisti, ed usavano tutti i
poteri sia del ragionamento che della sofistica per
dimostrare i loro errori, o almeno per far credere al
popolo che essi erano nell’errore. D’altro canto, i
battisti ed i metodisti a loro volta erano ugualmente
zelanti nello sforzo di far prevalere i propri principi e
di dimostrare la falsita’ di tutti gli altri.

In mezzo a questa guerra di parole ed a
questo tumulto di opinioni, io mi chiedevo spesso: Che si
deve fare? Quale di tutti questi partiti aveva ragione? O
sono tutti quanti nell’errore? E se uno di essi e’ giusto,
qual’e’ e come saperlo?

Mentre ero travagliato dalle estreme
difficolta’ causate dal conflitto di questi partiti
religiosi, stavo un giorno leggendo l’Epistola di Giacomo,
primo capitolo versetto quinto, che dice: "Se alcuno di
voi manca di sapienza, la chiegga a Dio che dona a tutti
liberalmente senza rinfacciare, e gli sara’ donata.

Giammai alcun paso delle scritture non
penetro’ con piu’ potenza nel cuore di un uomo, che questo
non penetrasse allora nel mio. Sembrava penetrare con
grande forza in ogni sentimento del mio cuore. Vi
riflettevo continuamente, ben sapendo che se qualcuno
aveva bisogno di sapienza da Dio, quello ero io, poiche’
non sapevo come agire, e a meno di ottenere maggior
sapienza che non avessi allora, non lo avrei mai saputo;
poiche’ gli insegnanti di religione delle diverse sette
interpretavano gli stesi passi delle scritture in modo
cosi’ differente, che distruggevano ogni fiducia di
appianare la questione con un appello alla Bibbia.,

Alla fine giunsi alla conclusione che
dovevo o rimanere nelle tenebre e nella confusione o
altrimenti avrei dovuto fare come insegna Giacomo, cioe’
chiedere a Dio. Infine giunsi alla determinazione di
"chiedere a Dio", concludendo che se Egli dava la sapienza
a coloro che ne mancavano, e che dava liberamente senza
rinfacciare, potevo tentare.

Cosi’ in accordo a questa mia
determinazione di chiedere a Dio, mi ritirai nei boschi
per fare il tentativo. Era il Mattino di una bella
giornata del 1820 all’inizio della primavera. Era la prima
volta in vita mia che facevo un simile tentativo, poiche’,
in mezzo a tutte le mie ansieta’, non avevo mai provato di
pregare ad alta voce.

Dopo che mi fui ritirato nel luogo dove
avevo precedentemente risoluto di recarmi, essendomi
guardato attorno e trovandomi solo, mi inginocchiai e
cominciai ad aprire i DESIDERI DEL MIO CUORE A DIO. Lo
avevo appena fatto, che fui immediatamente sopraffatto da
un certo potere che mi immobilizzo’ completamento ed ebbe
su di me un effetto cosi’ sorprendente DA LEGARE LA MIA
LINGUA  , tanto che non potevo piu’ parlare. Folte tenebre
si addensarono attorno a me, e mi sembro per un momento
che fossi condannato ad una improvvisa distruzione. Ma,
facendo tutti i miei sforzi per invocare Iddio di
liberarmi dal potere di questo nemico che mi aveva
afferrato, e nel momento stesso in cui ero pronto a
sprofondare nella disperazione ed ad abbandonarmi alla
distruzione, non ad una rovina immaginaria, ma al potere
di qualche essere reale del mondo invisibile, che aveva un
potere cosi’ prodigiosi come mai prima lo avevo sentito in
nessun essere, proprio in questo istante di grande
allarme, vidi esattamente sopra la mia testa una colonna
di luce, piu’ brillante del sole, che discese gradualmente
fino a che cadde su di me. Era appena apparsa, che mi
trovai liberato dal nemico che mi teneva legato. Quando la
luce si fermo’ su di me, io vidi 2 personaggi il cui
splendore e la cui gloria sfidano ogni descrizione, ritti
su di me, a mezz’aria. Uno di essi mi parlo’, chiamandomi
per nome e disse indicando l’altro: Questo e’ il mio
beneamato Figliolo ascoltalo!"

Il mio scopo, nell’andare a chiedere al
Signore, era di conoscere quale di tutte le sette fosse
quella giusta, per sapere a quale dovevo unirmi. Non
appena dunque ripreso abbastanza possesso di me stesso per
poter parlare, chiesi ai Personaggi che stavano sopra di
me nella luce quale di tutte le sette fosse nella verita’
ed a quale dovevo unirmi. Mi fu risposto che non dovevo
unirmi ad alcuna di esse, poiche’ erano tutte nell’errore;
e il Personaggio che si rivolse a me disse che tutte le
loro professioni di fede erano un’abominazione ai suoi
occhi; che quei maestri erano tutti corrotti; che " essi
si avvicinavano a me con le loro labbra ma i loro cuori
sono lungi da me; poiche’ insegnano per dottrine i
comandamenti degli uomini ed hanno una forma di
religiosita’, ma ne rinnegano la potenza.

Mi proibi’ nuovamente di unrimi ad
alcuna di esse e molte altre cose aggiunse che non posso
scrivere a questo tempo. Quando rinvenni mi trovai steso
sulla schiena, rivolto verso il cielo. Quando la luce
scomparve, non avevo alcuna forza; ma, riavutomi presto in
parte, ritornai a casa. E mentre mi appoggiavo al camino,
mia madre mi chiese che cosa c’era. Risposi:" Non e’
nulla; va tutto bene; ora sto abbastanza bene." Dissi poi
a mia madre:" Ho appreso da me stesso che la fede dei
presbiteriani non e’ quella giusta." L’avversario deve
aver saputo sin dai primi anni della mia vita che io ero
destinato a scuotere e a minacciare il suo regno,
altrimenti perche’ l’opposizione e la persecuzione si
sarebbero accanite su di me fin dall’infanzia?

Alcuni giorni dopo aver avuto questa
visione, mi trovai in compagnia di uno dei predicatori
metodisti che era assai attivo nella precitata agitazione
religiosa; e conversando con lui di religione, colsi
l’occasione per fargli un racconto della visione che avevo
avuta. Fui grandemente sorpreso dal suo atteggiamento;
egli tratto la mia comunicazione non solo con leggerezza,
ma con grande disprezzo, dicendo che era tutta opera del
Diavolo, che ai nostri giorni non v’erano piu’ visioni o
rivelazioni, che tutte queste cose erano cessate cogli
apostoli, e che non ve ne sarebbero mai piu’ state. Trovai
presto pero’, che il mio racconto aveva destato molta
ostilita’ contro di me fra i ministri di religione e cio’
fu causa di una grande persecuzione che continuo’ ad
accrescersi; e benche’ fossi un ragazzo sconosciuto, di
appena 14 anni, la cui posizione nella vita era quella di
un fanciullo senza importanza nel mondo, pure uomini di
alto ceto mi giudicarono abbastanza importante da eccitare
contro di me l’opinione pubblica e provocare un’accanita
persecuzione; e cio’ fra tutte le sette; tutte si unirono
per perseguitarmi.

Cio’ mi fece riflettere assai sia
allora che in seguito, quanto fosse strano che un
fanciullo ignoto, di poco piu’ di 14 anni, condannato per
necessita’ a procacciarsi una magra esistenza col suo
lavoro quotidiano, fosse ritenuto tanto importante da
attirare l’attenzione dei grandi delle sette piu’ popolari
del giorno, destando in loro uno spirito, di acuta
persecuzione e calunnia. Ma, strano o no, cosi’ era e mi
fu spesso causa di grande tristezza.

Ciononostante, che io avesi avuto una
visione era un fatto sicuro. da allora ho pensato spesso
che dovevo sentirmi pres’a poco come Paolo, quando si
difese dinanzi al re Agrippa e gli racconto’ la visione
che aveva avuta, quando vide una luce e udi’ una voce; ma
anche a lui ben pochi credettero; gli uni lo dicevano
disonesto, gli altri pretendevano che fosse pazzo; e fu
motteggiato ed oltraggiato. Ma tutto cio’ non distrusse la
realta’ della sua visione. Egli aveva avuto una visione;
egli sapeva di averla avuta, e tutte le persecuzioni sotto
il cielo non potevano farci nulla; e benche’ lo
perseguitassero fino alla morte, tuttavia egli sapeva, ed
avrebbe saputo fino al suo ultimo respiro, di aver visto
una luce e udito una voce che gli parlava, ed il mondo
intero non poteva fargli pensare o credere altrimenti. Era
lo stesso per me. Avevo proprio veduto una luce, e nel
mezzo di quella luce, avevo visto 2 Personaggi; ed essi mi
avevano realmente parlato; e benche’ fossi odiato e
perseguitato per aver detto di aver avuto una visione,
pure era vero; e mentre essi mi perseguitavano mi
oltraggiavano e dicevano falsamente ogni sorta di male
contro di me perche’ dicevo questo, ero indotto a
chiedermi in cuor mio: Perche’ perseguitarmi per aver
detto la verita’? Ho realmente avuto una visione, e chi
sono io per resistere a Dio? e perche’ il mondo pensa di
farmi negare cio’ che ho visto realmente? poiche’ io avevo
avuto una visione; io lo sapevo e sapevo che Dio lo
sapeva; non potevo negarlo, ne’ avrei osato farlo; almeno
sapevo che cio’ facendo avrei offeso Dio, e sarei stato
condannato.

In quanto alle comunita’ religiose ero
oramai soddisfatto, non avrei dovuto unirmi ad alcuna di
esse, ma continuare come ero, fino a che avessi ricevuto
nuove direttive. Avevo trovato che la testimonianza di
Giacomo, era vera, che chi manca di sapienza poteva
chiederla a Dio e ricevere risposta, e senza rimprovero.

Continuai con le mie occupazioni
ordinarie fino al 21 settembre 1823, seguitando a soffrire
severe persecuzioni da parte di ogni categoria di persone,
sia religiose chenon religiose, perche’ persistevo
nell’affermare che avevo avuto una visione. Fra l’epoca
della mia visione e l’anno 1823 essendomi stato proibito
di unirmi ad alcuna delle sette religiose del tempo, ed
essendo ancora assai giovane e perseguitato da coloro che
avrebbero dovuto essere miei amici e trattarmi con bonta’
e se pensavano che fossi stato sedotto avrebbero dovuto
cercare di ricondurmi a loro in modo adeguato ed
affettuoso, fui abbandonato ad ogni sorta di tentazioni; e
mischiandomi con gni genere di compagnia, caddi
frequentemente in molti folli errori e detti adito alle
debolezze della giovinezza e alla fragilita’ della natura
umana, le quali, mi rattrista confessarlo, mi indussero in
diverse tentazioni offensive agli occhi di Dio. Se faccio
questa confessione, niuno dovra’ supporre ch’io fossi
colpevole di peccati gravi o di azioni maligne. Una
disposizione a commettere azioni simili non fu mai nella
mia indole. Ma fui colpevole di leggerezza, e talvolta mi
associai con compagnie allegre, ecc, il che non si
addiceva al carattere di chi, come me era stato chiamato
da Dio. Ma cio’ non parra’ molto strano a chi si ricordi
della mia gioventu’ e conosca il mio temperamento
naturalmente allegro.

In conseguenza, mi sentivo spesso
condannato per la mia debolezza e per le mie imperfezioni,
ma la sera del precitato 21 settembre, dopo, che mi fui
ritirato per la notte, mi misi a pregare ed a supplicare
il Dio Onnipotente per ottenere il perdono dei miei
peccati e delle mie follie, ed anche una Sua
manifestazione, affinche’ potessi conoscere il mio stato e
la mia posizione dinanzi a Lui; poiche’ avevo piena
fiducia di ottenere una manifestazione divina, come ne
avevo gia’ avute in precedenza. Mentre ero cosi’ intento
ad invocare Iddio, mi avvidi di una luce che apparve nella
mia stanza e che continuo’ ad aumentare fino a che la
camera fu piu’ luminosa che a mezzogiorno; e d’un tratto,
un personaggio apparve al mio capezzale, stando sospeso a
mezz’aria, poiche’ i suoi piedi non toccavano terra. Aveva
una veste ampia del candore piu’ squisito. Era un candore
che sorpassa ogni bianchezza che avevo visto sulla terra,
ne credo che alcunche’ di terrestre possa mai apparire
cosi’ straordinariamente bianco e brillante. Le sue mani
erano nude, come pure le sue braccia, un po’ al disopra
del polso; cosi’ pure erano i suoi piedi, e le gambe, un
po’ al di spora delle caviglie. La sua testa e il suo
collo erano pure scoperti. Potei rendermi conto che egli
non aveva altro abito che questa veste, poiche essa era
aperta si che potevo vedere il suo petto. Non soltanto la
sua vetse era straordinariamente bianca, ma tutta la sua
persona era gloriosa oltre ogni descrizione, e il suo viso
veramente lucente come il lampo. La stanza era
straordinariamnete illuminata ma non tanto quanto
imeediatamente attorno alla sua persona. Quando in prima
lo vidi, fui spaventato, ma tosto il timore mi lascio’. Mi
chiamo’ per nome e mi disse che era un messaggero
inviatomi dalla presenza di Dio, e che il suo nome era
Moroni; che Iddio aveva un’opera da farmi compiere, e che
il mio nome sarebbe stato conosciuto in bene ed in male
fra tutte le nazioni, razze e lingue, e che ne sarebbe
parlato bene e male fra tutti i popoli.

Disse che esisteva un libro scritto su
tavole d’oro e contenente la storia dei primi abitanti di
questo continente e della loro origine. Disse pure che in
esso era contenuta la pienezza del Vangelo eterno, quale
era stata data dal Salvatore a quegli antichi abitanti.
Disse pure che vi erano 2 pietre unite da archi d’argento,
e che queste pietre, fissate ad un pettorale, costituivano
cio’ che e’ chiamato l’Urim ed il Thumim, e che esse si
trovano insieme alle tavole; ed il possesso e l’uso di
queste pietre era cio’ che costituiva i "veggenti" nei
tempi antichi, e che Iddio le aveva preparate per tradurre
il libro. Dopo avermi detto queste cose. egli continuo’ a
citarmi le profezie dell’Antico Testamento. Cito’ dapprima
una parte del 3 capitolo di Malachia; e cito’ pure il
quarto o l’ultimo della stessa profezia, benche’ in modo
leggermente diverso dalle parole della nostra Bibbia.
Invece di citare il primo verso come e’ nei nostri libri,
egli lo cito’ cosi’:

"Poiche’ ecco, il giorno viene che
ardera’ come un forno, e tutti i superbi, si tutti quelli
che agiscono malvagiamente, saranno come stoppia, poiche’
quelli che verranno li bruceranno, dice il Signore degli
eserciti, talche’ non sara’ loro lasciato ne radice ne
ramo.

Ed ancora egli cito’ il quinto verso
cosi’:

Ecco, io vi rivelero’ il sacerdozio,
dalla mano di Elia, il profeta, prima della venuta del
grande e terribile giorno del Signore.

Cito’ pure il verso seguente
diversamente:

"Ed egli piantera’ nel cuore dei figli
le promesse fatte ai padri e il cuore dei figli si
volgera’ ai loro padri. Se non fosse cosi’, tutta la terra
intera sarebbe totalemnte distrutta alla sua venuta."

Cito’ oltre a cio’ l’undicesimo
capitolo di Isai, dicendo che stava per adempiersi. Cito’
pure il terzo capitolo degli Atti, versi 22 e 23,
precisamente come sono scritti nel nostro Nuovo
Testamento. Disse che quel profeta era il Cristo, ma che
non era ancora venuto il giorno in cui coloro che non
avessero voluto ascoltare la sua voce sarebbero stati
esclusi d’infra il suo popolo, ma che sarebbe venuto
presto.

Cito’ pure il secondo capitolo di
Gioele dal ventottesimo verso fino all’ultimo. Disse pure
che non era ancora adempiuto, ma che lo sarebbe presto. E
dichiaro’ per di piu’ che la pienezza dei Gentili si
sarebbe compiuta presto. Cito’ molti altri passi delle
Scritture e dette molte spiegazioni che non possono essere
menzionate qui. Inoltre mi disse che quando avrei ottenuto
quelle tavole di cui si era parlato, poiche’ non era
ancora giunto il momento in cui esse mi sarebbero state
consegnate, non le avrei dovute mostrare a nessuno, e
neppure il pettorale con l’Urim ed il Thumim, salvo a
coloro a cui avrei ricevuto l’ordine di mostrarle;
altrimenti sarei stato distrutto. mentre egli conversava
meco cosi’ in merito alle tavole, la visione si aperse
alla mia mente, in modo che potei vedere il luogo ove le
tavole erano depositate, e  cio’ cosi’ chiaramente e
distintamente che riconobbi il luogo quando lo visitai.

Dopo questa comunicazione, vidi che la
luce che riempiva la camera cominciava a raccogliersi
immediatamente attorno alla persona di colui che mi aveva
parlato, e continuo’ ad avvicinarsi a lui, finche’ la
stanza fu di nuovo lasciata nell’oscurita’, salvo attorno
a lui; quando d’un subito vidi come un condotto aprirsi
verso il cielo, ed egli vi ascese finche’ scomparve
completamente e la camera rimase come era prima che
apparisse quella luce celeste.

Stavo coricato, meditando sulla
singolarita’ della scena, e grandemente meravigliato di
quanto mi era stato detto da questo straordinario
messaggero, quando, nel mezzo della mia meditazione,
scoprii’ subitamente che la mia camera si andava
illuminando di nuovo, e in un istante lo stesso messaggero
celeste fu di nuovo presso il mio letto.

Egli comincio’ a ripetere le cose dette
alla sua prima visita, senza la minima variazione;
dopodiche’, mi informo’ di grandi giudizi che avrebbero
colpito la terra causando grandi desolazioni per carestia,
spada e pestilenza; e questi terribili giudizi avrebbero
colpito la terra in questa generazione. Dopo aver riferito
queste cose, egli ascese di nuovo al cielo, come aveva
fatto prima.

Dopo di cio’ la mia mente fu cosi’
profondamente impressionata da farmi perdere il sonno, e
giacqui sopraffatto dalla meraviglia di quanto avevo
veduto ed udito. ma quale non fu la mia sorpresa quando
vidi di nuovo lo stesso messaggero al mio capezzale, e lo
uddi ripresentarmi le stesse cose di prima; mi mise in
guardia, dicendo che satana avrebbe cercato di tentarmi (
per via delle modeste risorse della famiglia di mio padre)
ad ottenere le tavole allo scopo di arricchirmi. Questo
egli mi proibi’, dicendo che non dovevo avere nessun altro
scopo in vista nell’ottenere le tavole che la gloria di
Dio, e che non dovevo essere influenzato da nessun altro
motivo che quello di edificare il Suo Regno; altrimenti
non avrei potute ottenerle.

Dopo questa terza visita, egli ascese
di nuovo al cielo come prima e fui di nuovo lasciato a
meditare sulla stranezza di quanto avevo appena
sopravvissuto; quando quasi immediatamente dopo che il
messaggero celeste fu asceso da me per la terza volta, il
gallo canto’ ed io scopersi che il giorno si avvicinava,
cosicche i nostri colloqui devono aver occupato
interamente quella notte.

Poco dopo mi alzai dal letto come al
solito e mi recai alle occupazioni giornaliere; ma quando
provai di lavorare come al solito, trovai che le mie forze
erano cosi’ esauste, da rendermi completamente inatto al
lavoro. Mio padre, che lavorava con me. si accorse che
qualcosa non andava e mi invito’ a rientrare a casa, ma
quando volli scavalcare il recinto del campo dove ci
trovavamo, le forze mi vennero meno completamente e caddi
impotente a terra, e per un momento fui completamente
privo di conoscenza.

La prima cosa di cui posso rammentarmi
fu una voce che mi parlava, chiamandomi per nome. Guardai
in alto e vidi lo stesso messaggero ritto al disopra della
mia testa, circondato dalla luce come prima. Mi riferi’ di
nuovo tutto quanto mi aveva detto la notte precedente e mi
ordino’ di andare da mio padre e di raccontargli la
visione e i comandamenti che avevo ricevuto. Obbedii;
ritornai presso mio padre nel campo e gli ripetei tutto.
Egli mi rispose che cio’ veniva da dio, e mi disse di fare
come mi era stato ordinato dal messaggero.Lasciai il campo
e mi recai nel luogo in cui il messaggero mi aveva detto
che le tavole  erano depositatet; e grazie alla chiarezza
della visione che avevo avuta a loro riguardo, riconobbi
il posto all’istante stesso in cui vi arrivai.

In prossimita’ del villaggio di
Manchester, Contea Ontario, New York, si trova una collina
di dimensioni considerevoli, la piu’ elevata di tutte
quelle della contrada. Sul lato occidentale di questa
collina, non lungi dal vertice, sotto una pianta di
grandezza rispettabile, giacevano le tavole, depositate in
una cassetta di pietra. Questa pietra era spessa ed
arrotondata verso il centro del lato superiore e piu’
sottile verso gli orli, cosicche’ la parte media ne era
visibile sopra il terreno, mentre gli orli erano ricoperti
di terra. Avendo smosso la terra, mi procurai una leva,
che fissai sotto l’orlo della pietra, e con un lieve
sforzo la sollevai. Guardai dentro, e la infatti vidi le
tavole, l’Urim ed il Thumim ed il pettorale, come mi era
stato riferito dal messaggero. La cassetta in cui
giacevano era forrmata da pietre piatte, saldate insieme
da una specie di cemento. Nel fondo della cassetta erano
poste due pietre a forma di croce, e su queste pietre
giacevano le tavole e le altre cose insime con esse.

Feci un tentativo per prenderle, ma
cio’ mi fu proibito dal messaggero che mi informo’ di
nuovo che il momento di portarle alla luce non era ancora
giunto, ne lo sarebbe stato prima di 4 anni da quella
data; ma mi disse che sarei dovuto tornare in quel luogo
un anno preciso dopo quella data e che la ci saremmo
incontrati, e che avrei dovuto fare cosi’ fino al tempo in
cui avrei potuto ottenere le tavole. Per conseguenza, come
mi era stato comandato, vi ritornai alla fine di ogni
anno, ed ogni volta vi trovai lo stesso messaggero, e
ricevetti istruzioni e chiarimenti, ad ognuno dei nostri
incontri in merito a quanto il Signore stava per fare, e
come ed in quale maniera il suo Regno sarebbe stato
diretto negli ultimi giorni.

Siccome i mezzi di mio padre erano
assai limitati, eravamo costretti a lavorare manualmente,
alla giornata o altrimenti secondo l’occasione, talvolta
eravamo a casa, talvolta fuori, e grazie ad un conitnuo
lavoro eravamo in grado di mantenere un tenore di vita
abbastanza agiato.

Finalmente giunse il momento di
ottenere le tavole, l’Urim ed il Thumim ed il pettorale.
Il 22 Settembre 1827, essendomi recato, come alla fine di
ogni anno, al luogo ove erano depositate, lo stesso
messaggero celeste me le consegno’ con questo ammonimento:
che se sarei stato responsabile; che se le avessi perdute
per mia noncuranza o negligenza sarei stato reciso; ma che
se avessi invece usato tutti i miei mezzi per preservarle
fino a che egli, il messaggero, fosse venuto a
riprenderle, esse sarebbero state protette.

Scopersi presto la ragione per cui
avevo ricevuto ordini cosi’ severi di tenerle al sicuro, e
perche’ il messaggero aveva detto che,dopo che avessi
fatto tutto cio’ che mi era ingiunto, egli sarebbe venuto
a riprenderle. Appena infatti fu noto che io le possedevo,
furono compiuti gli sforzi piu’ strenui per strapparmele.
A tale scopo si ricorse ad ogni stratagemma che si potesse
inventare. Le persecuzioni divennero piu’ accanite e piu’
severe di prima, e molta gente era continuamente in
agguato per impadronirsene, se fosse stato possibile. Ma
per grazia di Dio, esse rimasero sicure nelle mie mani
fino a che potei compiere con esse quanto era da me
richiesto. Quando, secondo gli accordi, il messaggero
venne a reclamarle, io gliele rimisi; ed egli le ha un suo
possesso fino a questo giorno che e’ il 2 Maggio 1838.

Leave a Reply

 
 
Copyright © 2008 mormoni.com. All Rights Reserved.