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Storia della chiesa - Capitolo 3

LA PRIMA VISIONE

PER LUNGHI SECOLI IL MONDO giacque nelle tenebre spirituali
per aver respinto gli apostoli del Signore. Fatta eccezione
per pochi sprazzi di luce, come quelli visti dai Riformatori,
i cieli rimasero chiusi. L’esperienza fatta da un giovane
in un bosco nella parte settentrionale dello Stato di
New York, nella primavera del 1820, cambiò tutto
questo. Spuntò l’alba di un giorno di luce spirituale.

Il presidente Kimball dette questa spiegazione dell’evento: “Un
nuovo giorno spuntò quando un’altra anima, spinta
da un appassionato anelito, pregò per avere la
guida del cielo. Quest’anima trovò un posto solitario,
piegò le ginocchia, si umiliò e implorò,
e una luce più splendente del sole di mezzogiorno
illuminò il mondo, alzando un sipario che mai
più si sarebbe abbassato. . .

Il cielo baciò la terra, la luce dissipò le
tenebre e Dio parlò di nuovo all’uomo.

IN UNA CASA NELLA PARTE OCCIDENTALE
DELLO STATO DI NEW YORK

Joseph Smith sen. decise di stabilirsi a Palmyra, piccolo
villaggio nell’area dei Finger Lakes (Laghi Dita, n.d.T),
nello Stato di New York. La regione porta questo nome
perché i laghi assomigliano davvero a tante dita.
La zona era scarsamente abitata all’inizio del diciannovesimo
secolo, ma la popolazione della regione dei Finger Lakes
crebbe rapidamente. Nel 1820 erano già molti gli
insediamenti situati lungo le sponde di questi laghi.

Il suolo fertile e il terreno boscoso favorirono grandemente
lo sviluppo del territorio. Il Canale Erie, via di comunicazione
interna di vitale importanza costruita allo scopo di
trasportare merci e persone attraverso lo Stato di New
York da Albany ai Grandi Laghi, contribuì molto
allo sviluppo dell’area.

Realizzata quasi completamente a mano nel 1825, a un
costo di oltre sette milioni di dollari, questa via d’acqua
di oltre 580 chilometri ridusse il tempo del trasporto
delle merci e dei passeggeri attraverso lo Stato da tre
settimane a sei giorni e ridusse le spese di tale trasporto
per milioni di dollari. Il canale passava a meno di un
isolato di distanza dalla strada principale di Palmyra.

Joseph Smith sen., padre di dieci figli - che diventarono
undici nel 1821 lavorava duramente per guadagnarsi da
vivere. Dopo due anni trascorsi a Palmyra aveva risparmiato
abbastanza da poter versare una caparra per quaranta
ettari di terreno boscoso nel vicino centro di Farmington.

Durante il primo anno egli e i suoi figli disboscarono
dodici ettari di bosco, prepararono il terreno per la
coltivazione e seminarono il grano. Disboscare il terreno
significava non soltanto tagliare gli alberi con seghe
a mano e asce, ma anche sradicare i tronchi alle radici
a viva forza, usando i propri muscoli e la forza trainante
degli animali.

Il giovane Joseph in seguito ricordò che “erano
necessari gli sforzi di tutti per poter contribuire al
mantenimento della famiglia”. In seguito il Comune
di Farmington fu diviso e nel 1822 la fattoria degli
Smith entrò a far parte del Comune di Manchester,
di nuova istituzione.

A quel tempo le possibilità di ricevere un’istruzione
scolastica per Joseph erano molto limitate. Egli attribuì questo
fatto all’indigenza in cui allora viveva la sua famiglia. “Fummo
privati dei benefici di un’istruzione. Basti dire che
mi fu semplicemente insegnato a leggere, a scrivere e
a far di conto, e questa fu tutta la cultura che acquisii”.

A mano a mano che in numero sempre crescente gli Americani
attraversavano le catene dei Monti Catskill e Adirondack
per stabilirsi nella regione dei Finger Lakes, nella
parte occidentale dello Stato di New York, essi tendevano
a perdere i contatti con le chiese istituite nei loro
paesi di provenienza. Questi coloni “senza chiesa” preoccupavano
i capi religiosi delle principali confessioni, tra i
quali i Battisti, i Metodisti e i Presbiteriani, che
istituirono programmi di proselitismo per i loro fratelli
meno fortunati dell’Ovest.

I Metodisti e i Battisti erano particolarmente zelanti
nei loro sforzi per portare alla religione coloro che
a quel tempo non ne godevano i benefici. I Metodisti
ricorrevano a predicatori itineranti. Questi ministri
di culto in continuo movimento si recavano a cavallo
da una città all’altra attraverso una determinata
regione o seguendo un circuito prestabilito, per provvedere
a soddisfare le necessità religiose della popolazione.

I Battisti usavano invece il sistema dei predicatori-contadini.
Con questo sistema un uomo del luogo si guadagnava da
vivere coltivando la terra durante la settimana e la
domenica predicava sul luogo. Questi sforzi erano sostenuti
dall’entusiasmo del Secondo Grande Risveglio, che allora
si stava propagando negli Stati Uniti.

Quasi tutte le chiese della parte settentrionale dello
Stato di New York patrocinavano questi risvegli. Vi erano
dei raduni evangelici, che avevano lo scopo di svegliare
l’interesse per le cose della religione. Queste attività di
risveglio spesso prendevano la forma di raduni all’aperto
tenuti al limitare dei boschi o in piccole radure nei
boschi stessi.

I partecipanti spesso percorrevano molti chilometri
lungo strade sterrate e piene di buche per piantare la
tenda o sistemare i carri attorno all’accampamento. Le
riunioni sul campo spesso duravano diversi giorni; alcune
sessioni duravano quasi tutto il giorno e parte della
notte.

I ministri di culto si avvicendavano al pulpito, ma
non era insolito vedere due o tre ministri che esortavano
simultaneamente i loro ascoltatori. Lo zelo religioso
che invase la parte occidentale dello Stato di New York
agli inizi del 1800 era talmente fervido ed entusiastico
che quella regione fu chiamata il Distretto Incendiato.
Poiché la regione dei Finger Lakes era figurativamente
in preda al fuoco del Vangelo, non sorprende che il giovane
Joseph Smith e la sua famiglia fossero contagiati da
questo fervore.

LA RICERCA PERSONALE DI JOSEPH

Farmington (in seguito Comune di Manchester) fu uno
dei numerosi insediamenti del distretto contagiato da
questo entusiasmo religioso. Molti anni dopo Lucy Mack
Smith ricordava il fatto come “una grande rinascita
della religione, che abbracciava tutte le confessioni
del Cristianesimo nella regione circostante al loro comune
di residenza”.

Molte persone di mondo si preoccupavano per la salvezza
della loro anima, venivano avanti e si presentavano come
ricercatori della religione. La maggior parte delle persone
desideravano unirsi a una chiesa, ma erano indecise su
quale scegliere.

Il profeta Joseph ricorda che, circa due anni dopo che
si erano stabiliti in quella fattoria, nella regione
ci fu “un’insolita agitazione a proposito della
religione. Furono i Metodisti che iniziarono il movimento,
ma esso divenne presto generale fra tutte le sette in
quella regione. In realtà tutta la regione ne
sembrò affetta, e grandi moltitudini si unirono
alle diverse comunità religiose che crearono non
poco subbuglio e non poca divisione fra il popolo” (Joseph
Smith 2:5).

Il movimento di rinascita religiosa e le riunioni sul
campo ebbero molta influenza sul giovane Joseph. Nella
sua storia personale egli scrive: “all’età di
circa dodici anni la mia mente fu molto colpita da ciò che
riguardava tutti gli aspetti importanti del bene della
mia anima immortale”. Questa preoccupazione lo
portò quindi a studiare le Scritture e a cercare
il perdono dei suoi peccati.

Per quanto riguarda le pretese avanzate dai vari insegnanti
di religione egli dice: “Non sapevo chi aveva ragione
o chi aveva torto, ma ritenevo che fosse molto importante
per me fare la scelta giusta nelle cose che comportavano
conseguenze eterne”. Joseph dice: “Benché assistessi
alle loro numerose riunioni ogni volta che l’occasione
me lo permetteva … era impossibile, per una persona
giovane come me e così inesperta di uomini e di
cose, giungere ad una sicura conclusione su chi avesse
ragione e chi avesse torto” (Joseph Smith 2:8).

Joseph era anche confuso a causa dell’acredine e dall’ipocrisia
che notava tra i ministri di culto e i fedeli. Egli dice: “Per
l’intima conoscenza che avevo di persone appartenenti
a confessioni diverse, non potevo non stupirmi grandemente
per la scoperta che essi non onoravano la loro professione
comportandosi rettamente e tenendo un contegno accetto
a Dio, così come è descritto nelle Sacre
Scritture. Questo fatto era per me fonte di grande dolore”.

Quando i convertiti cominciarono ad unirsi prima a una
chiesa e poi a un’altra, egli capì che “i
buoni sentimenti tanto dei ministri che dei convertiti
erano più apparenti che reali; poiché ne
seguì un quadro di grande confusione e di animosità: “ministro
contro ministro, e convertito contro convertito; cosicché tutti
i loro buoni sentimenti reciproci, se mai ve ne furono,
rimasero interamente sommersi da una querela di parole
e da una discussione di opinioni” (Joseph Smith
2:6).

Possiamo soltanto immaginare l’effetto che questa situazione
ebbe sulla giovane mente di Joseph, così desiderosa
di apprendere. Proprio gli uomini che egli riteneva avrebbero
potuto indicargli la via che porta a Dio “interpretavano
gli stessi passi delle Scritture in modo così differente,
che distruggevano ogni fiducia di appianare la questione
con un appello alla Bibbia” (v. 12).

Joseph spiega: “In mezzo a questa guerra di parole
e a questo tumulto di opinioni, io mi dicevo spesso:
Che si deve fare? Quale di tutti questi partiti ha ragione?
O sono tutti quanti nell’errore? E se uno di essi è giusto,
qual è, e come saperlo?” (v. 10).

Joseph Smith proveniva da una famiglia religiosa. Sua
madre, una sorella e due fratelli si erano uniti alla
fede presbiteriana, ma questo sistema di credenze non
lo soddisfaceva. Tuttavia i suoi genitori lo avevano
ammaestrato nella religione cristiana sin dalla fanciullezza.
Una delle chiese esistenti doveva essere nel giusto,
egli ragionava, ma qual era questa chiesa? Quando si
mise alla ricerca della chiesa giusta, Joseph non intendeva
istituire una sua chiesa, né riteneva che la verità non
fosse presente sulla terra.

Non sapeva semplicemente dove poteva trovare la verità;
ma poiché gli era stato insegnato a credere nelle
Scritture, si rivolse a queste per trovare la risposta.

Come altre famiglie di quella zona di frontiera, gli
Smith possedevano una Bibbia. I semi piantati dai “buoni
genitori” erano nutriti dal Santo Spirito. Egli
non dice per quanti giorni e quante notti meditò,
studiò e pregò per avere una luce. Né dice
se confidò i suoi più intimi sentimenti
e desideri ai suoi familiari.

Gli anni di preparazione e il tempo, gli sforzi e le
ore di meditazione che aveva dedicato a questa ricerca
furono ricompensati. Egli trovò una soluzione
possibile al suo problema all’età di quattordici
anni mentre leggeva questo passo della Bibbia: “Che
se alcuno di voi manca di sapienza, la chiegga a Dio
che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare, e gli
sarà donata” (Giacomo 1:5).

Questo passo ebbe un profondo effetto su Joseph. “Giammai
alcun passo delle Scritture non penetrò con più potenza
nel cuore di un uomo, che questo non penetrasse allora
nel mio. Sembrava penetrare con grande forza in ogni
sentimento del mio cuore. Vi riflettevo continuamente,
ben sapendo che se qualcuno aveva bisogno di sapienza
da Dio, quello ero io, poiché non sapevo come
agire, e a meno di ottenere maggiore sapienza che non
avessi allora, non lo avrei mai saputo” (Joseph
Smith 2:12).

La Bibbia non disse a Joseph quale chiesa era quella
vera, ma gli disse che la preghiera poteva risolvere
le sue difficoltà. Egli meditò su questa
idea. “Alla fine giunsi alla conclusione che dovevo
rimanere nelle tenebre e nella confusione o altrimenti
avrei dovuto fare come insegna Giacomo, cioè chiedere
a Dio …

Così, in accordo con questa mia determinazione
di chiedere a Dio, mi ritirai nei boschi per fare il
tentativo. Era il mattino di una bella giornata serena
dell’inizio della primavera del 1820” (vv. 13-14).
Era la prima volta che egli cercava di pregare ad alta
voce (vedi v. 14).

Quello che accadde in seguito distinse per sempre Joseph
dai suoi contemporanei. Gli apparvero Dio Padre Eterno
e Suo Figlio Gesù Cristo. La parola teofania è usata
per definire una apparizione della Divinità. La
Bibbia conferma che le teofanie sono fatti reali. A Peniel
Giacobbe gioì dicendo: “Ho veduto Iddio
a faccia a faccia, e la mia vita è stata risparmiata” (Genesi
32:30). Con Mosè Dio parlò “faccia
a faccia, come un uomo parla col proprio amico” (Esodo
33:11; vedi anche Numeri 12:8). Isaia scrive: “Gli
occhi miei han veduto il Re, l’Eterno degli eserciti” (Isaia
6:5).

Dio Padre e Suo Figlio Gesù Cristo apparvero
insieme al quattordicenne Joseph Smith. Dal tempo della
risurrezione di Gesù Cristo non c’era stata una
minaccia tanto grave per il regno del diavolo; non dobbiamo
quindi stupirci se Satana quel mattino era presente.

Come Mosè (vedi Mosè 1:12-22) Joseph incontrò la
diretta opposizione di Satana: “Dopo che mi fui
ritirato nel luogo dove avevo precedentemente risoluto
di recarmi, essendomi guardato d’attorno e trovandomi
solo, mi inginocchiai e cominciai ad aprire i desideri
del mio cuore a Dio. Lo avevo appena fatto, che fui immediatamente
sopraffatto da un certo potere che mi immobilizzò completamente
ed ebbe su di me un effetto così sorprendente
da legare la mia lingua, tanto che non potevo più parlare.
Folte tenebre si addensarono attorno a me, e mi sembrò per
un momento che fossi condannato ad una improvvisa distruzione” (Joseph
Smith 2:15).

I poteri delle tenebre erano terribili, ma un potere
più grande portò la liberazione. Joseph
ricorse a tutte le sue forze per invocare Dio di liberarlo
dal nemico che lo aveva afferrato. Joseph descrive così quell’esperienza:

“Nel momento stesso in cui ero pronto a sprofondare
nella disperazione e ad abbandonarmi alla distruzione
… vidi esattamente sopra la mia testa una colonna di
luce più brillante del sole, che discese gradualmente
fino a che cadde su di me.

Era appena apparsa, che mi trovai liberato dal nemico
che mi teneva legato. Quando la luce si fermò su
di me, io vidi due Personaggi il cui splendore e la cui
gloria sfidano ogni descrizione, ritti sopra di me, a
mezz’aria. Uno di essi mi parlò, chiamandomi per
nome e disse, indicando l’altro: “Questo è il
mio Beneamato Figliuolo. Ascoltalo!” (vv. 16-17).

Satana e il suo potere furono scacciati. Al suo posto
stavano il Padre e il Figlio nella gloria immortale.
Non appena Joseph fu in grado di parlare chiese a quei
Personaggi quale delle sètte era quella giusta
e a quale doveva unirsi. Egli scrive: “Mi fu risposto
che non dovevo unirmi ad alcuna di esse, poiché erano
tutte nell’errore; e il Personaggio che si rivolse a
me disse che tutte le loro professioni di fede erano
un’abominazione ai Suoi occhi; che quei maestri erano
tutti corrotti; che “essi si avvicinano a me con
le loro labbra ma i loro cuori sono lungi da me; poiché insegnano
per dottrine i comandamenti degli uomini ed hanno una
forma di religiosità, ma ne rinnegano la potenza”.

Mi proibì nuovamente di unirmi ad alcuna di esse
… Quando rinvenni, mi trovai steso sulla schiena, rivolto
verso il cielo” (vv. 19-20). Egli era debole per
essere stato alla presenza della Divinità, e dovette
passare qualche tempo prima che egli si riprendesse e
potesse tornare a casa.

Joseph fu molto scosso dalla visione celeste. Oltre
a trovare la risposta alla domanda riguardo a quale fosse
la chiesa giusta, gli era stato detto che i suoi peccati
erano stati perdonati e che in un giorno futuro gli sarebbe
stata fatta conoscere la pienezza del Vangelo.

Gli effetti di quell’esperienza si fecero sentire sul
Profeta per tutta la vita. Molti anni dopo egli ricordava
ancora vividamente il suo impatto: “La mia anima
era piena di amore e per molti giorni potei gioire immensamente,
e il Signore era con me”.

LA REAZIONE ALLA VISIONE DI JOSEPH

Subito dopo che fu arrivato a casa sua madre, forse
notando le sue condizioni di debolezza, gli chiese se
qualcosa non andava. Egli rispose: “Non è nulla;
va tutto bene; ora sto abbastanza bene … Ho appreso
da me stesso che la fede dei Presbiteriani non è quella
giusta” (Joseph Smith 2:20).

Joseph non dice se in quell’occasione parlò a
sua madre di quanto era avvenuto. Alla fine egli confidò la
sua teofania agli altri familiari. Suo fratello William
scrive: “Avevamo tutti la massima fiducia in quello
che diceva. Era un ragazzo sincero. Il padre e la madre
gli credevano; perché non avrebbero dovuto farlo
i figli?”.

Quel fatidico avvenimento dette risposta alla domanda
di Joseph, ma non fu così per gli altri. Egli
riferisce: “Trovai presto, però, che il
mio racconto aveva destato molta ostilità contro
di me fra i ministri di religione, e ciò fu causa
di una grande persecuzione che continuò ad accrescersi” (Joseph
Smith 2:22).

Una delle prime persone estranee alla famiglia ad ascoltare
da Joseph la storia di quanto gli era accaduto fu “uno
dei predicatori metodisti che era assai attivo nella
precisata agitazione religiosa”. Joseph credeva
ingenuamente che il ministro di culto avrebbe accolto
con piacere quella grande novella dai cieli.

Joseph scrive tuttavia: “Fui grandemente sorpreso
dal suo atteggiamento; egli trattò la mia comunicazione
non solo con leggerezza, ma con grande disprezzo, dicendo
che era tutta opera del diavolo, che ai nostri giorni
non v’erano più visioni o rivelazioni, che tutte
queste cose erano cessate cogli apostoli, e che non ve
ne sarebbero mai più state” (v. 21).

Questo atteggiamento era molto comune nel mondo delle
sètte. Era impensabile che il Dio Onnipotente
potesse accondiscendere a rivelarSi a un ragazzo di quattordici
anni nel 1820, nella stessa maniera in cui Si era rivelato
agli antichi profeti. La sacra esperienza che Joseph
aveva fatto lo rese oggetto di un’accanita persecuzione.

Il ragazzo non riusciva a capire l’odio di coloro che
si professavano cristiani. Egli dice quindi: “Benché fossi
un ragazzo sconosciuto, di appena quattordici o quindici
anni, la cui posizione nella vita era quella di un fanciullo
senza importanza nel mondo, pure uomini di alto ceto
mi giudicarono abbastanza importante da eccitare contro
di me l’opinione pubblica … mi fu spesso causa di grande
tristezza” (vv. 22-23).

William Smith in seguito scrisse: “Prima che Joseph
parlasse di quella visione non sapevamo di essere gente
cattiva. Sino ad allora eravamo considerati persone rispettabili;
ma subito la gente cominciò a spargere falsità e
calunnie in modo incredibile”.

La realtà dell’esperienza che aveva fatto dava
a Joseph Smith la forza di sopportare le sempre più violente
persecuzioni. Egli si paragonava all’Apostolo Paolo,
che aveva veduto il Signore risorto e aveva udito la
Sua voce. Ben poche persone credettero a Paolo, e alcuni
asserivano anche che egli era disonesto o pazzo. Tuttavia
ciò non inficiava la realtà di quello che
Paolo sapeva di aver veduto e udito.

Joseph scrive: “Era lo stesso per me. Avevo proprio
veduto una luce, e nel mezzo di quella luce avevo visto
due Personaggi; ed essi mi avevano realmente parlato;
e benché fossi odiato e perseguitato per aver
detto di aver avuto una visione, pure era vero” (Joseph
Smith 2:25).

Joseph si sentiva più o meno come un bambino
che era stato ingiustamente accusato e punito. Egli dice: “Ero
indotto a chiedermi in cuor mio: Perché perseguitarmi
per aver detto la verità? Ho realmente avuto una
visione, e chi sono io per resistere a Dio, e perché il
mondo pensa di farmi negare ciò che ho visto realmente?
Poiché io avevo avuto una visione; io lo sapevo
e sapevo che Dio lo sapeva; non potevo negarlo” (v.
25). Se lo avesse rinnegato avrebbe attirato su di sé una
condanna, ed egli non osava rischiare di offendere Dio.

IL SIGNIFICATO DELLA PRIMA VISIONE

La Prima Visione fu un avvenimento basilare del sorgere
del regno di Dio sulla terra negli ultimi giorni. Joseph
Smith, sebbene fosse soltanto un giovane poco istruito,
imparò le profonde verità che sono diventate
le fondamenta della fede dei Santi degli Ultimi Giorni.
Egli aveva effettivamente veduto Dio Padre e Suo Figlio
Gesù Cristo e aveva parlato con Loro.

Pertanto apprese che la promessa contenuta in Giacomo è vera:
Dio risponderà alla sincera preghiera di colui
che cerca la verità, senza rimproverarlo. Per
Joseph, Dio era diventato una realtà avvicinabile,
una fonte vitale di verità e un affettuoso Padre
celeste.

La convinzione di Joseph Smith della realtà di
Dio non era più una questione di fede: era basata
sull’esperienza personale. Pertanto egli era qualificato,
come già l’apostolo Pietro, ad essere un testimone
che era stato scelto da Dio e al quale era stato comandato
di predicare e testimoniare di Gesù Cristo (vedi
Atti 10:39-43). Egli poteva anche portare testimonianza
che il Padre e il Figlio erano Esseri gloriosi separati
e distinti e che l’uomo è fatto letteralmente
a Loro immagine.

Joseph Smith ora era anche convinto della realtà di
Satana, un essere che possedeva un potere formidabile,
un nemico determinato a distruggere l’opera di Dio. Nel
Bosco Sacro Satana fallì, ma il conflitto era
appena iniziato. Joseph avrebbe combattuto molte battaglie
contro questo avversario della rettitudine prima di portare
a termine la sua opera.

Inoltre la risposta del Signore alla sua domanda riguardo
a quale chiesa fosse quella vera fu l’inappellabile condanna
del Cristianesimo del diciannovesimo secolo, poiché nessuna
chiesa allora sulla terra aveva l’approvazione divina;
proprio come il Salvatore aveva messo in guardia i Suoi
discepoli contro il “lievito” dottrinale
dei Farisei e dei Sadducei (vedi Matteo 16:6-12), così insegnò a
Joseph Smith che le chiese esistenti insegnavano i “comandamenti
degli uomini” (Joseph Smith 2:19). Pertanto non
doveva unirsi a nessuna di esse.

Joseph F. Smith, nipote del Profeta
e sesto presidente della Chiesa, commentò così l’importanza
della Prima Visione: “Il più grande avvenimento
che sia mai accaduto nel mondo nel periodo che va dalla
risurrezione del Figlio di Dio dalla tomba alla Sua ascensione
al cielo, fu l’apparizione del Padre e del Figliuolo
a Joseph Smith ragazzo per preparare la strada e fondare
il regno di Dio - non il regno dell’uomo - perché mai
più cessasse di esistere o fosse distrutto. Avendo
accettato questa verità, io trovo facile accettare
ogni altra verità che egli dichiarò e annunciò durante
la Sua missione di quattordici anni nel mondo”.

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