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Storia della chiesa - Capitolo 36

LA CHIESA AGLI INIZI DEL VENTESIMO SECOLO

DOPO IL BREVE periodo di relativa armonia che seguì l’emanazione
del Manifesto e l’ammissione dello Stato dell’Utah nell’Unione, la Chiesa
si trovò di nuovo di fronte a gravi difficoltà interne
ed esterne. All’inizio del ventesimo secolo il movimento progressista
richiamò l’attenzione del Paese sui mali sia presunti che reali
presenti in ogni aspetto della società americana. Durante questo
periodo gli organi di informazione si incentrarono sul caso di B. H.
Roberts, richiamando nuovamente l’attenzione dei dirigenti progressisti
e nazionali del Paese sulla Chiesa e sui suoi fedeli.

IL CASO DI BRIGHAM H. ROBERTS DELL’UTAH

Nell’estate del 1896 la Prima Presidenza inviò l’anziano Brigham
Henry Roberts, membro del Primo Quorum dei Settanta e uno dei più brillanti
oratori della Chiesa, insieme a un quartetto scelto tra i componenti
del Coro del Tabernacolo, in missione nella parte orientale degli Stati
Uniti. George D. Pyper, cantante di grande talento, guidava il quartetto
come tenore solista.

L’anziano Roberts visitò alcune città dell’Est, come
St. Louis, Cincinnati, Pittsburgh, Filadelfia e New York. A St. Louis
tenne una serie di quarantadue conferenze, ognuna delle quali durava
in media un’ora e un quarto. “Prima della fine della serie di
conferenze sessanta persone erano state battezzate, formando il nucleo
di un fiorente ramo della Chiesa a St. Louis”. Per il suo amore
per il vangelo di Gesù Cristo e per l’indomita difesa che ne
fece per tutta la vita, B. H. Roberts fu chiamato: “difensore
della fede”.

Quando tornò nell’Utah, all’anziano Roberts fu chiesto da alcuni
dirigenti democratici dello Stato di candidarsi a un seggio nella Camera
dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Dopo aver ottenuto l’approvazione
della Prima Presidenza, Roberts acconsentì alla richiesta. Ricevette
la candidatura del suo partito nel settembre 1898. Dopo una vigorosa
campagna, Roberts fu eletto con una maggioranza di quasi seimila preferenze.

Tuttavia, quasi subito dopo la sua vittoria, un gruppo di ministri
di culto settari unirono le loro forze a quelle dell’avvocato A. Theodore
Schroeder, che era anche direttore del periodico antimormone pubblicato
nell’Utah Lucifer’s Lantern, per tentare di impedire a Roberts di assumere
la sua carica.

Schroeder, nato e cresciuto nel Wisconsin, era venuto nell’Utah a fare
l’avvocato in modo da poter “vedere e studiare una nuova istituzione
religiosa in progresso”. Durante la sua permanenza a Salt Lake
City “contribuì a ridare vita al giornale Salt Lake Herald
come organo ufficiale del Partito Democratico, di cui egli era anche
uno dei quaranta membri fondatori nell’Utah”. Si fece amico dei
cittadini dell’Utah che si opponevano alla Chiesa e si atteggiò a
pubblico ministero “nella causa contro B. H. Roberts, portando
all’esclusione di quest’ultimo dal Congresso degli Stati Uniti”.

Poiché l’anziano Roberts era poligamo, i suoi oppositori riuscirono
a raccogliere in tutto il Paese più di sette milioni di firme
su una petizione che proponeva che non gli fosse consentito di occupare
il suo seggio al Congresso. Quello era il più grande numero di
persone della storia americana sino a quel tempo che avessero mai firmato
una petizione. Il presidente Lorenzo Snow disse: “Come Roberts
disse in seguito, “la tempesta fu l’equivalente di una Zanzara
che si fosse posata sulla luna”.

Dopo il suo arrivo a Washington, il neo-deputato Roberts seppe che
non gli sarebbe stato consentito di prendere il suo posto al Congresso
prima che fosse decisa la questione della petizione. In attesa di questo
risultato si preparò a difendere se stesso e i suoi diritti di
poligamo per diventare membro del Congresso. Il dibattito infuriò per
quindici mesi.

L’opposizione, sostenuta da una varietà di motivi religiosi,
morali e politici, unì i suoi sforzi per negare a Roberts il
seggio al Congresso. Alcuni attaccavano la Chiesa con l’accusa che molti
dei suoi fedeli poligami continuavano a mantenere più di una
famiglia, mentre altri accusavano i Mormoni di non mantenere le loro
mogli e i loro figli.

Essi attaccavano i fedeli che credevano che il matrimonio plurimo fosse
istituito da Dio e condannavano altri per aver abbandonato quella pratica.
Un’altra accusa ancora era che la Chiesa aveva rinunciato alla pratica
del matrimonio plurimo, ma non alla sua fede in esso. E infine i Santi
degli Ultimi Giorni erano accusati al tempo stesso di amare e di non
amare i figli dei precedenti matrimoni poligami.

La controversia spesso arrivava sulle prime pagine dei principali giornali
del Paese. Anche le donne, che pensavano che il matrimonio plurimo fosse
un’offesa alla donna, si opponevano a Roberts. Alcuni politici conclusero
che la pressione esercitata da queste suffragette avrebbe portato alla
sua esclusione. I più attenti vignettisti del Paese facevano
così spesso la sua caricatura nei loro disegni che egli veniva
riconosciuto ovunque andasse.

Poco prima della votazione finale all’anziano Roberts, stanco ma sempre
deciso, fu concessa l’ultima difesa. Conosciuto in alcuni circoli come “l’oratore
fabbro”, perché da giovane aveva esercitato quest’arte,
concluse la sua difesa con questa dichiarazione: “Alcuni giornali
nel discutere il caso Roberts hanno dichiarato: “Marchiate quest’uomo
con il marchio della vergogna e rimandatelo dalla sua gente”.

Signor presidente, ringrazio Dio che il potere di marchiarmi con il
marchio della vergogna non rientra nei poteri di questa assemblea, per
quanto grandi essi siano. Il potere di marchiare un uomo con il marchio
della vergogna è insito nei singoli uomini, non nelle organizzazioni.
L’Iddio Onnipotente non l’ha conferito a nessuna di esse. Ho sempre
vissuto, e vivo ancora, in tutta coscienza in armonia con gli insegnamenti
morali della comunità in cui sono cresciuto e non sono a conoscenza
di nessun atto vergognoso che io abbia mai compiuto.

Marchiatemi pure o espelletemi. Lascerò questa augusta sala
a testa alta, camminando su questa terra di Dio come gli angeli camminano
sulle nuvole, senza portare in me alcun senso di vergogna. (Applausi
dei rappresentanti e fischi dalla galleria). E se in risposta al clamore
settario che è stato sollevato contro i rappresentanti dell’Utah
voi violate la Costituzione del vostro paese sia con l’escludermi che
con l’espellermi, la vergogna in questo caso rimarrà alle mie
spalle, rimarrà su questa Camera. (Applausi)”.

Nonostante la grandiosità del suo discorso finale, duecentosessantotto
rappresentanti votarono per la sua esclusione, cinquanta contro e trentasei
si astennero. Anche se l’anziano Roberts aveva combattuto coraggiosamente
e si era comportato con una dignità tale da far onore alla sua
chiesa e al suo paese, la Camera fu dell’opinione che nessun uomo che
aveva più di una moglie poteva fare parte delle sue assemblee
legislative. B. H. Roberts non si candidò più a un ufficio
pubblico.

IL PRESIDENTE JOSEPH F. SMITH

Esattamente un mese prima del suo sessantatreesimo compleanno Joseph
F. Smith, che era stato consigliere di quattro presidenti della Chiesa,
fu ordinato a succedere a Lorenzo Snow, che morì il 10 ottobre
1901. Era figlio del martire Hyrum Smith e nipote di Joseph Smith, da
cui aveva preso il nome. Sua madre, la vedova Mary Fielding Smith, era
una donna di grande fede che gli insegnò il Vangelo mediante
l’esempio oltre che con i precetti.

Quando aveva appena quindici anni Joseph F. iniziò una missione
nelle Hawaii che ebbe molto successo. Dieci anni dopo, nel 1864, accompagnò Lorenzo
Snow in quelle isole per porre fine all’eresia della Chiesa causata
da Walter Murray Gibson. Mentre erano nell’isola di Maui, fu rivelato
all’anziano Snow che Joseph F. Smith un giorno avrebbe presieduto alla
Chiesa. Egli aveva soltanto ventotto anni quando fu chiamato da Brigham
Young all’apostolato.

Joseph F. Smith studiava assiduamente il Vangelo ed era noto per la
sua conoscenza delle Scritture, il suo amore per le dottrine e i suoi
convincenti sermoni. Era anche un buon padre, le cui lettere ai figli
sono piene di affetto e di saggi consigli.

In una solenne assemblea speciale, tenuta il 10 novembre 1901, egli
fu sostenuto come presidente della Chiesa. Scelse come suoi consiglieri
John R. Winder, che aveva fatto parte del Vescovato Presiedente della
Chiesa, e Anthon H. Lund, del Quorum dei Dodici Apostoli.

Agli inizi della sua amministrazione il presidente Smith dette a Reed
Smoot, che era stato chiamato all’apostolato nella primavera del 1900
all’età di trentotto anni, il permesso di candidarsi al Senato
degli Stati Uniti. Personaggio di primo piano nella politica dell’Utah
e uno dei fondatori del Partito Repubblicano di quello Stato, egli fu
eletto al Senato degli Stati Uniti nel 1903.

Il suo successo nelle elezioni coinvolse la Chiesa e la Nazione in
sedute che durarono quasi cinque anni. L’attenzione dedicata a queste
sedute portò di nuovo la Chiesa al centro della pubblicità in
tutto il Paese.

LE SEDUTE PER L’AMMISSIONE AL SENATO
DI REED SMOOT

Quando nel 1930 diventò “decano” del Senato degli
Stati Uniti, secondo il direttore del Salt Lake Telegram l’apostolo
Reed Smoot era “il più famoso nativo dell’Utah”.
Questa dichiarazione era il risultato di un sondaggio fatto dal giornale,
dal quale risultava che il senatore Smoot era di gran lunga al primo
posto nella graduatoria.

Durante i trent’anni in cui fece parte del Senato egli diventò uno
dei suoi membri più influenti e potenti ed ebbe la possibilità di
conoscere capi di stato e capi di governo di tutto il mondo. L’inizio
della sua carriera di membro di quell’augusto consesso tuttavia non
lasciava prevedere tale successo.

Nel 1906, poco dopo l’inizio delle sedute per l’ammissione al Senato
di Smoot, un amico di Joseph F. Smith sostenne che l’anziano Smoot non
doveva essere rieletto: mentre era in viaggio in Europa con il presidente
Smith, egli sollevò l’argomento “con tutta la cautela e
la sottigliezza” di cui era capace.

Il presidente Smith lo ascoltò pazientemente, poi batté il
pugno sul parapetto davanti a loro e disse con molta convinzione: “Se
ho mai ricevuto l’ispirazione dello Spirito del Signore con tanta forza
e chiarezza è stato proprio riguardo a Reed Smoot, ossia che
invece di ritirarsi egli deve continuare a stare nel Senato degli Stati
Uniti”.

L’approvazione divina al fatto che egli cercasse di assicurarsi un
seggio nel Senato tuttavia non gli garantiva la vittoria. Nel 1902 i
senatori venivano eletti dai deputati dallo stato, non dal voto popolare;
pertanto l’anziano Smoot cominciò a organizzare i suoi sostenitori
nel Senato dell’Utah per assicurarsi l’elezione. Nel gennaio 1903 ebbe
quarantasei voti dal Senato dove i Repubblicani avevano la maggioranza;
l’altro candidato ne ebbe soltanto sedici. Un apostolo era adesso senatore
degli Stati Uniti.

Pochi giorni dopo la sua vittoria un gruppo di diciannove cittadini
di Salt Lake protestò con il presidente degli Stati Uniti contro
l’elezione del senatore. Lo accusavano di essere “un componente
del corpo esclusivo di quindici uomini i quali, rappresentando le autorità governanti
della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, o
Chiesa “Mormone”, pretendono, e dai loro seguaci è concesso
loro di pretendere, la suprema autorità divinamente sanzionata
di plasmare le convinzioni e controllare la condotta di coloro che sono
a loro soggetti in qualsivoglia attività, sia essa civile e religiosa,
materiale e spirituale”.

Subito gli stessi gruppi che si erano opposti all’ammissione di B.
H. Roberts alla Camera dei Rappresentanti quattro anni prima si unirono
di nuovo per creare un’opposizione popolare al senatore Smoot. Uno dei
giornali più scandalistici della Nazione stampò in prima
pagina la seguente filastrocca, che rispecchiava i sentimenti diffusi
in quel periodo.

“Perché non vuoi metterti in testa che qui non sei desiderato?
Non capisci che un apostolo è fuori posto in un branco di politici?
Non vedi che non ti troveresti a tuo agio? Smoot, lascia Washington
e il pollaio dei Gentili, vattene, fai le valigie, porta i tuoi passi
sulla via di casa. Vattene, Smoot. Vattene“.

Quando l’anziano Smoot arrivò a Washington verso la fine del
febbraio 1903, il senatore J. C. Burrows presentò la “protesta
dei cittadini” al comitato che ratificava le elezioni. Alcuni
giorni dopo John L. Leilich, sovrintendente delle missioni della Chiesa
Metodista nel distretto dell’Utah, mosse ulteriori accuse contro Smoot,
fra le quali quella che era poligamo. Questa affermazione era falsa,
e l’anziano Smoot poté dimostrarlo. A differenza di B. H. Roberts,
all’anziano Smoot fu concesso di prendere il suo posto al Senato mentre
l’indagine percorreva il suo iter.

Nel marzo 1903 prestò giuramento come senatore. Come tale, le
sue doti direttive, il suo buon senso e la sua onestà furono
subito evidenti. Diventò anche esperto di procedure parlamentari,
cosa che gli fu di grande aiuto quando arrivò il momento del
voto finale sul suo caso.

“Il caso Smoot”, come cominciava ad essere chiamato, dette
nuova risonanza alle antiche storie antimormoni e ne fece nascere di
nuove. Riapparvero i Daniti, si parlò di nuovo del Massacro di
Mountain Meadows; l’“harem” di Brigham Young diventò di
nuovo argomento di discussioni popolari. Il New York Herald dedicò un’intera
pagina agli orrori della poligamia”.

Il New York Commercial Advertizer pubblicò la ridicola accusa
che i “missionari mormoni venivano pagati un tanto a persona per
i loro convertiti: soltanto quattro dollari per un maschio, ma sino
a sessanta dollari per una ragazza sopra i sedici anni che riuscivano
a inserire nella pratica della poligamia”.

Nel gennaio 1904, con l’aiuto di numerosi legali non mormoni, il senatore
Smoot preparò una risposta ufficiale alle accuse mosse contro
di lui, ma le sedute iniziarono soltanto nel mese di marzo. Il presidente
Joseph F. Smith, primo testimone, fu interrogato per tre giorni. La
sua onestà e franchezza nel rispondere alle domande gli guadagnarono,
sia pure con riluttanza, il rispetto di molti senatori.

Altri testimoni a favore della Chiesa furono James E. Talmage, che
chiarì alcuni punti riguardanti la dottrina mormone; Francis
M. Lyman, presidente del Quorum dei Dodici; Andrew Jenson, assistente
storico della Chiesa; B. H. Roberts e Moses Thatcher, che era stato
rilasciato dal Quorum dei Dodici nel 1896. La testimonianza di Thatcher
fu particolarmente utile nel controbattere le accuse secondo le quali
i dirigenti della Chiesa “controllavano” la vita dei santi.
Le testimonianze di questi dirigenti della Chiesa furono pubblicate
in prima pagina dai giornali del Paese.

Dopo più di due anni le sedute ebbero finalmente termine. Gli
oppositori del senatore asserivano che i dirigenti della Chiesa praticavano
ancora il matrimonio plurimo, che la Chiesa esercitava troppa influenza
nella politica dell’Utah, che ai fedeli era chiesto di giurare nel tempio
di opporsi ai principi costituzionali e che i membri della Chiesa credevano
che le rivelazioni di Dio fossero più importanti delle leggi
del Paese.

Il senatore Fred T. Dubois dell’Idaho, che lottava per salvare la sua
carriera politica, urlò e gridò tanto contro Smoot e gli
altri dirigenti della Chiesa che molti Repubblicani, che avevano la
maggioranza al Senato arrivarono a credere che il senatore Smoot fosse
tanto potente quanto Dubois affermava.

Il 20 febbraio 1907 il Partito Repubblicano sconfisse la mozione che
chiedeva che il senatore Smoot fosse rimosso dal suo seggio. La vittoria
fu ottenuta in parte perché i dirigenti del Partito Repubblicano,
compreso il presidente Theodore Roosevelt, conclusero che se Smoot fosse
rimasto nel Senato avrebbe esercitato una grande influenza per far rimanere
lo Utah repubblicano. Ottenuta finalmente la vittoria, il senatore Smoot
trascorse i successivi ventisei anni nella capitale del Paese e fu uno
dei suoi personaggi più influenti.

LE CONSEGUENZE DELLE SEDUTE SU SMOOT

Grazie alle osservazioni del senatore Smoot e di altri eminenti Santi
degli Ultimi Giorni dell’Est, la Prima Presidenza si rese conto che
la popolazione degli Stati Uniti in generale riteneva che i dirigenti
della Chiesa stessero cercando di aggirare la legge. Essi erano accusati
di non compiere nessun vero tentativo di porre fine al matrimonio plurimo.
Il 6 aprile 1904, dopo lunga deliberazione e preghiera e in risposta
a queste accuse, il presidente Joseph F. Smith rilasciò una dichiarazione
che è diventata nota come “secondo manifesto”.

In questa dichiarazione il presidente Smith asseriva che tutti i dirigenti
della Chiesa che avessero celebrato un matrimonio plurimo, nonché gli
sposi, sarebbero stati scomunicati. Egli proclamò chiaramente
che questa misura sarebbe stata applicata in ogni parte del mondo.

Purtroppo due componenti del Quorum dei Dodici, John W. Taylor e Matthias
F. Cowley, non erano in accordo con gli altri dirigenti riguardo allo
scopo e al significato del primo Manifesto, e non potevano essere d’accordo
con la seconda dichiarazione emanata dal presidente Smith. All’inizio
delle sedute su Smoot, Taylor e Cowley entrarono in clandestinità per
evitare di testimoniare a Washington.

Dopo le discussioni su Smoot questi due apostoli presentarono le dimissioni
dal Quorum dei Dodici; era infatti noto che essi avevano celebrato numerosi
matrimoni plurimi dopo l’emissione del Manifesto. Le loro dimissioni
dai Dodici riuscirono efficacemente a sottolineare che il matrimonio
plurimo era veramente finito. Sei anni dopo John W. Taylor fu scomunicato
dalla Chiesa poiché aveva sposato un’altra moglie plurima dopo
le sue dimissioni.

L’anziano Cowley, anche se non fu mai riammesso come membro del
Quorum dei Dodici, rimase fedele alla Chiesa. Nel 1930 svolse una missione
in Inghilterra. Uno dei suoi figli, Matthew Cowley, che era stato presidente
di missione in Nuova Zelanda, in seguito fu chiamato come apostolo.

GLI ATTACCHI DELLA STAMPA CONTRO LA CHIESA

L’altro senatore dell’Utah eletto insieme a Reed Smoot era il magnate
minerario non mormone Thomas Kearns, che doveva la sua elezione al Senato
in gran parte al sostegno che aveva ricevuto dal presidente Lorenzo
Snow. Durante la sua prima legislatura non fu né efficace né ben
visto dai suoi colleghi del Senato, dalla popolazione dell’Utah e nemmeno
dal Senato dello Stato dell’Utah che lo aveva eletto.

Inoltre il nuovo presidente della Chiesa, Joseph F. Smith, non riteneva
che Kearns dovesse conservare il suo seggio al Senato. Questi fattori
gli costarono la rielezione. Amareggiato e irritato, attribuì tutta
la colpa del suo insuccesso alla Chiesa.

Nel suo ultimo discorso al Senato lanciò un violento attacco
contro i dirigenti della Chiesa, definendoli una “monarchia” che
monopolizzava le attività commerciali, politiche e sociali dell’Utah.
Egli dichiarò inoltre: “Questa monarchia consente ai suoi
favoriti di praticare la poligamia”.

Dopo il suo ritorno nell’Utah, Kearns contribuì a fondare un
partito politico americano che faceva rivivere l’antico Partito antimormone
Liberale, già disciolto nel 1893. Egli acquistò inoltre
il giornale Salt Lake Tribune e assunse Frank J. Cannon, figlio scomunicato
del presidente George Q. Cannon, come direttore.

Gli articoli di fondo di Cannon pubblicati nel Tribune inveivano contro
la Chiesa e i suoi dirigenti. Il crescere della violenza dei suoi editoriali
e degli altri articoli antimormoni diminuiva la sua credibilità.
Infine egli si trasferì a Denver, dove continuò a scrivere
sino alla sua morte avvenuta nel 1933. Tuttavia per qualche tempo i
virulenti libri e articoli antimormoni di Cannon influirono considerevolmente
sull’opinione che molte persone avevano dei Santi degli Ultimi Giorni.

Anche le azioni e i discorsi di Kearns influenzarono altri editori
e li convinsero a pubblicare dichiarazioni ostili alla Chiesa. Tra il
1907 e il 1911, con il Salt Lake Tribune al primo posto, si ebbe il
considerevole aumento di una propaganda antimormone molto più nefasta
di quella che si era vista ai tempi degli episodi riguardanti Roberts
e Smoot.

Il presidente Smith decise di non rispondere a queste accuse; dichiarò invece: “Io
non porto rancore a nessuno dei figli del Padre mio. Ma l’opera del
Signore ha dei nemici, così come il Figlio di Dio aveva dei nemici.
Ci sono coloro - e tali abbondano in mezzo a noi - che chiudono gli
occhi dinanzi alle buone qualità e alle cose inerenti all’opera
degli ultimi giorni e che rovesciano fiumi di menzogne e di informazioni
intenzionalmente inesatte contro il popolo dell’Eterno. Io li perdono;
li lascio nelle mani del Giudice giusto”.

Quattro periodici nazionali - Pearson’s, Everybody’s, McClure’s e Cosmopolitan
attaccavano violentemente i Santi degli Ultimi Giorni. Essi dimostravano
poca conoscenza della Chiesa e della sua divina missione. In parte per
la sua amicizia con il senatore Smoot, il presidente Theodore Roosevelt
venne in difesa della Chiesa e pubblicò una lettera nella rivista
Collier’s, nella quale confutava molte delle false accuse mosse contro
i dirigenti della Chiesa.

Il Presidente smentiva anche le voci, sempre più frequenti,
che egli avesse stretto degli accordi politici coi Mormoni. Egli proclamava
anche con convinzione le virtù e le norme elevate dei Santi degli
Ultimi Giorni. Questa lettera contribuì a temperare le accuse
mosse contro la Chiesa negli Stati Uniti.

Tuttavia questa lettera non fu pubblicata in Europa, dove la Chiesa
era oggetto di violenti attacchi come in America. Una dozzina o più di
libri e articoli antimormoni, ripresi dalla stampa scandalistica americana,
furono fatti circolare nel Vecchio Continente.

Durante gli anni 1910-1914 vi furono episodi di violenza senza precedenti
contro i missionari della Chiesa in Gran Bretagna. Durante quel periodo
in Gran Bretagna ebbero luogo cambiamenti sociali di grande rilevanza,
e molte persone arrivarono a credere che la Chiesa rappresentasse una
minaccia alle usanze e ai valori morali tradizionali.

Inoltre la gente era convinta che il matrimonio plurimo fosse ancora
praticato e che i missionari tentassero di sedurre le ragazze inglesi.
La popolare scrittrice inglese Winifred Graham (moglie di Theodore Cory)
scrisse numerosi romanzi antimormoni. Una volta ella dichiarò: “Trovo
entusiasmante combattere con la voce e con la penna questo sinistro
regno che opera per ingrandirsi, vero vampiro che succhia il sangue
dell’Europa tramite i suoi emissari, lupi in vesti d’agnello, a caccia
delle donne britanniche”.

Come conseguenza di questa propaganda, nel Parlamento britannico vi
fu un dibattito per decidere se espellere o meno tutti i Santi degli
Ultimi Giorni dal suolo inglese. Il giovane Winston Churchill, dimostrando
grande coraggio, favorì la causa della Chiesa invocando il diritto
di libertà religiosa. Non vi fu nessuna espulsione.

Tuttavia si ebbero episodi di violenza a Birkenhead, Boothe, Heywood
e in altre otto città dell’Inghilterra. Nel corso di questi scontri
un anziano fu ricoperto di catrame e di piume, un altro fu colpito al
volto, un altro ancora rimase temporaneamente accecato dalla calce in
polvere gettatagli negli occhi. Altri missionari furono malmenati da
facinorosi che si radunavano a migliaia nelle strade.

Nonostante l’opposizione avvennero dei miracoli. Nel 1904 un giovane
inesperto missionario proveniente dal Canada di nome Hugh B. Brown lavorava
a Cambridge. Al suo arrivo in quella città vide alla stazione
dei manifesti che proclamavano: “Guardatevi dai vili ingannatori;
i Mormoni sono tornati. Scacciateli!”

Per due giorni egli andò di casa in casa lasciando degli opuscoli
ovunque poteva, cercando inutilmente di avere delle conversazioni sul
Vangelo con le persone. Un sabato sera, come ebbe a ricordare in seguito,
bussarono alla porta. “La padrona di casa andò ad aprire,
ed io sentii una voce maschile che diceva: “Abita qui un certo
anziano Brown?” Pensai subito: “Oh, oh, ci siamo!” Ella
rispose: “Sì. E’ nel soggiorno. Entri, prego”.

L’uomo entrò e disse: “E’ lei l’anziano Brown?”

Non fui sorpreso dal tono della sua voce, poiché la mia esitazione
e la mia parlata incerta rivelavano la mia origine contadina. “Sissignore”,
gli risposi.

E’ lei che ha lasciato questo opuscolo sulla mia porta?”

“Sì, sono stato io”, gli risposi ancora. Egli allora
disse: “Domenica scorsa diciassette capi famiglia come me hanno
lasciato la Chiesa Anglicana. Ci siamo riuniti in casa mia, dove c’è una
stanza molto grande. Ognuno ha portato la sua famiglia e tutta la stanza
si è riempita di uomini, donne e bambini.

Abbiamo deciso di pregare tutta la settimana perché il Signore
ci mandasse un nuovo pastore. Quando sono arrivato a casa questa sera
ero molto scoraggiato: credevo che le nostre preghiere non fossero state
esaudite; ma quando ho visto il suo opuscolo sulla porta, ho capito
che non era così. Domani sera vuol venire da noi per essere il
nostro nuovo pastore?)

Erano meno di tre giorni che mi trovavo in missione. Non sapevo nulla
sul lavoro missionario, e quell’uomo voleva che io fossi il loro nuovo
pastore. Ma osai abbastanza da dirgli: “Si, verrò”.
Mi pentii della mia risposta da quel momento sino a quando mi recai
alla riunione.

L’uomo se ne andò e portò via con sé il mio appetito.
Chiamai la padrona di casa e le dissi che non volevo nulla da mangiare.
Mi ritirai nella mia camera e mi preparai per andare a letto. Poi mi
inginocchiai accanto al letto. Per la prima volta in vita mia parlai
con Dio.

Gli parlai della mia situazione e invocai il Suo aiuto. Gli chiesi
di guidarmi; Gli chiesi di togliermi quella responsabilità. Mi
alzai ed entrai nel letto, ma non riuscivo a dormire, pertanto mi alzai
di nuovo e continuai a pregare per tutta la notte; parlai veramente
con Dio”. Trascorse il giorno dopo senza mangiare, camminando
e preoccupandosi di dover diventare il capo religioso di quelle persone.

“Finalmente l’orologio a muro segnò le 6:45. Mi alzai,
indossai il mio lungo soprabito stile Principe Alberto, mi misi il cappello,
presi il bastone da passeggio (che tutti portavano a quei giorni), mi
infilai i guanti di pelle, mi misi una Bibbia sotto il braccio e mi
avviai verso la casa di quell’uomo, trascinando letteralmente i piedi.

Quando arrivai al cancelletto del giardino, l’uomo mi venne incontro,
si inchinò con rispetto e mi disse: “Si accomodi, reverendo”.
Era la prima volta che mi sentivo chiamare a quel modo. Entrai e vidi
una stanza piena di gente. Tutti si alzarono per accogliere il loro
nuovo pastore, cosa che mi spaventò da morire.

A quel punto dovetti cominciare a pensare a quello che dovevo fare
e mi resi conto che era bene dire qualcosa circa l’inno che avremmo
dovuto cantare. Proposi di cantare l’inno “Padre mio”. Tutti
mi guardarono con un’espressione sconcertata. Ovviamente non conoscevano
questo inno, pertanto l’unico a cantare, in modo orribile, devo dirlo,
fui io.

Allora pensai che se fossi riuscito a far voltare le persone e a farle
inginocchiare davanti alle loro sedie, nessuno mi avrebbe guardato mentre
pregavo. Tutti aderirono al mio invito e si inginocchiarono, guardando
dalla parte opposta a quella dove ero io. Mi inginocchiai anch’io e
per la seconda volta in vita mia parlai con Dio. Ogni timore scomparve
dal mio cuore. Non ebbi più alcuna preoccupazione. Avevo affidato
a Dio il successo della serata.

Tra le altre cose Gli dissi: “Padre nei cieli, questa gente ha
lasciato la Chiesa Anglicana. Essi sono venuti qui per udire la verità.
Tu sai che io non sono preparato a dare loro quello che essi vogliono,
ma Tu sì, o Dio, Tu puoi, e se vuoi ch’io sia lo strumento tramite
il quale Tu vuoi parlare, ebbene, fallo, Ti prego”.

Quando ci alzammo, la maggior parte dei presenti piangeva come me.
Saggiamente li dispensai dal cantare il secondo inno e cominciai a parlare.
Parlai per quarantacinque minuti. Non so che cosa dissi. Non ero io
a parlare, ma Dio che parlava tramite me, come gli eventi successivi
dimostrarono.

Ed Egli parlò con tale forza che tutto il gruppo, alla fine
del discorso, si accalcò attorno a me per abbracciarmi, per stringermi
la mano. Essi continuavano a dire: “Questo è proprio ciò che
aspettavamo. Sia ringraziato il Signore che Lei è venuto tra
noi” Venendo alla riunione avevo trascinato i piedi per tutta
la strada, ma sulla via del ritorno credo di non aver quasi toccato
terra.

Ero così felice che Dio avesse preso nelle Sue mani quel compito
che era impossibile per qualsiasi uomo. Nel giro di tre mesi ogni uomo,
donna e bambino che aveva partecipato a quella riunione venne battezzato
e divenne membro della Chiesa”.

LA MISSIONE DELLA PIAZZA DEL TEMPIO

Nello sforzo di spiegare alle persone non appartenenti alla Chiesa
la vera storia dei Santi degli Ultimi Giorni e per combattere la pubblicità sfavorevole,
la Chiesa istituì la Missione della Piazza del Tempio. Sin dal
1875 Charles J. Thomas, custode del Tempio di Salt Lake allora in corso
di costruzione, era incaricato di accogliere i turisti, far visitare
loro la Piazza del Tempio e rispondere alle loro domande.

Egli teneva un libro in cui i visitatori della Piazza del Tempio potevano
scrivere i loro nomi. Negli anni successivi molte persone famose, fra
le quali due presidenti degli Stati Uniti, firmarono il registro di
fratello Thomas. Durante i successivi venticinque anni furono compiuti
molti sforzi per fornire ai visitatori guide e informazioni.

Fra il 1880 e il 1900 James Dwyer, venditore di libri di Salt Lake
City, si recò nella Piazza del Tempio ogni giorno per parlare
del Vangelo con i turisti e dare ad ognuno di loro un cartoncino con
gli Articoli di fede, che egli stesso aveva fatto stampare. Sul retro
del cartoncino c’era un’immagine del tempio e un annuncio che diceva: “Se
desidera ulteriori informazioni riguardo alle dottrine della Chiesa,
scriva a James Dwyer, North Temple Street, Salt Lake City”.

Grazie ai suoi sforzi James “fu il padre dell’attività di
informazione di Salt Lake City”. Nel luglio 1901 il figlio del
presidente Snow, LeRoi, sentì il conducente di un cadesse che
propagandava delle falsità, anche se interessanti, riguardo alla
Chiesa. Grazie agli sforzi di LeRoi Snow nel 1901 la Prima Presidenza
chiese ai Settanta della Chiesa di istituire un ufficio informazioni
nella Piazza del Tempio. Nel marzo di quello stesso anno, con la spesa
di circa cinquecento dollari, fu costruito un piccolo padiglione dal
quale la Chiesa poteva diffondere informazioni corrette.

Cento uomini e donne furono chiamati a servire come guide. Queste persone
si alternavano, secondo un programma stabilito, per guidare i visitatori
nella Piazza del Tempio e narrare loro la vera storia dei Santi degli
Ultimi Giorni. In aggiunta, durante l’estate, nel Tabernacolo venivano
tenuti concerti d’organo due volte al giorno. Quell’anno più di
centocinquantamila persona visitarono la Piazza dei Tempio.

La missione ebbe i suoi oppositori. Gruppi di persone non appartenenti
alla Chiesa e il Salt Lake Tribune unirono i loro sforzi per sminuire
l’impatto positivo che le guide e le pubblicazioni avevano sui turisti.
Ogni tanto mettevano delle “guide” antimormoni agli ingressi
alla Piazza del Tempio, nel tentativo di fornire ai visitatori false
informazioni riguardo ai Santi degli Ultimi Giorni.

Nel 1904, visto il gran numero di turisti e il successo della missione,
la Chiesa costruì un edificio molto più grande di granito
e mattoni. Nel 1905 il numero dei visitatori salì a duecentomila.
Nel 1915 all’edificio fu aggiunto un piano per ospitare il Museo Deseret.
Molti altri cambiamenti furono apportati in seguito, ma il lavoro svolto
dalla Missione della Piazza del Tempio è rimasto un elemento
importante nel programma missionario della Chiesa.

L’ACQUISTO DELLE LOCALITA’ STORICHE

Ritenendo che la verità sulla restaurazione del Vangelo poteva
essere resa nota tramite centri visitatori posti nelle varie località storiche,
la Chiesa, man mano che i suoi mezzi lo consentivano, cominciò ad
acquistare le località di importanza storica. Per motivi familiari
il presidente Joseph F. Smith nutriva un grande interesse per la storia
della Chiesa, e fu durante la sua amministrazione che furono acquistate
molte proprietà di importanza storica per la Chiesa.

Il 5 novembre 1903 fu acquistata la prima proprietà: il Carcere
di Carthage, dove Joseph e Hyrum Smith avevano subito il martirio. Nel
giugno 1907 la Chiesa acquistò la fattoria di quaranta ettari
degli Smith nelle vicinanze di Palmyra, nello Stato di New York, che
comprendeva il Bosco Sacro dove nel 1820 il Profeta aveva avuto la Prima
Visione.

Nel 1915 Willard Bean, ex-pugile dell’Utah, e Rebecca, sua moglie da
meno di un anno, furono mandati a custodire la fattoria dopo la partenza
dell’ultimo proprietario. Fu dato loro l’impegnativo compito di predicare
il Vangelo e di guadagnare degli amici alla Chiesa in quella regione.
Essi furono i primi Santi degli Ultimi Giorni che vissero a Manchester
dopo ottantaquattro anni.

Tra il 1905 e il 1907 la Chiesa riuscì ad ottenere, grazie a
quattro acquisti separati, gli atti di proprietà della fattoria
dei Mack nelle vicinanze di Sharon, nel Vermont, luogo di nascita del
Profeta. Su quel terreno fu costruito un piccolo centro visitatori e
nelle vicinanze fu innalzato un imponente monumento di granito del Vermont
in onore del profeta Joseph Smith; fu dedicato da suo nipote, il presidente
Joseph F. Smith, il 23 dicembre 1905, centesimo anniversario della nascita
del Profeta. Il monumento è alto trentotto piedi e mezzo (quasi
12 metri, ndT), un piede per ogni anno della sua vita.

Durante questo periodo furono acquistate anche importanti proprietà nel
Missouri. La prima fu un appezzamento di terreno di circa otto ettari
acquisito nel 1904 a Independence, nel Missouri. Si trattava di parte
del sito originale di venticinque ettari comprato dalla Chiesa nel 1831.

Su questo appezzamento di terreno in seguito furono costruiti una cappella
e un centro visitatori. La Chiesa acquistò in seguito anche l’appezzamento
di terreno sul quale doveva sorgere il Tempio di Far West, nel Missouri
settentrionale. Oltre ad attirare un gran numero di Santi degli Ultimi
Giorni interessati alla storia della loro religione, queste proprietà davano
alla Chiesa anche la possibilità di far conoscere il suo messaggio
al mondo.

In parecchie di queste località furono costruiti centri di informazioni,
secondo lo schema iniziato con la costruzione del centro visitatori
della Piazza del Tempio, al fine di facilitare il lavoro missionario.
In altre località i visitatori imparavano a conoscere la storia
dei Santi degli Ultimi Giorni per quanto riguardava in modo specifico
il luogo che stavano visitando.

LA CHIESA PUBBLICA LA SUA STORIA

B. H. Roberts lesse nel Salt Lake Tribune un articolo che riprendeva
la falsa teoria per cui Solomon Spaulding era il vero autore del Libro
di Mormon. L’anziano Roberts si mise in contatto col direttore e chiese
se poteva scrivere una risposta. Fu informato che l’articolo era la
ristampa di quello scritto da Theodore Schroeder e pubblicato nel periodico
New York Historical Magazine.

L’anziano Roberts mandò la sua confutazione al New York
Historical Magazine. Il suo articolo fu accolto favorevolmente, ed egli
fu invitato a scrivere per la rivista una storia della Chiesa. Prima
che l’anziano Roberts potesse portare a termine il suo incarico, il
nome della rivista era stato cambiato in Americana, e durante i sei
anni successivi in essa comparvero molte monografia da lui scritte.

Questi articoli diventarono la base di un’opera in sei volumi intitolata
Comprehensive History of the Church (Storia completa della Chiesa, ndT),
che fu presentata come opera commemorativa ai Santi degli Ultimi Giorni
nel 1930, in occasione della celebrazione del centenario dell’organizzazione
della Chiesa.
Da molti anni l’anziano Roberts raccoglieva copie degli
scritti di Joseph Smith o su di lui che comparivano in varie riviste,
soprattutto sui periodici della Chiesa.

Una volta mostrò la sua raccolta a Francis M. Lyman il quale,
entusiasta di quanto aveva visto, propose al Quorum dei Dodici, di cui
faceva parte, che l’anziano Roberts fosse incaricato di pubblicare la
sua raccolta corredata di esaurienti note a piè di pagina per
fornire contesto e chiarezza ai documenti riguardanti i primi anni di
storia della Chiesa. I Dodici accettarono il suggerimento dell’anziano
Lyman, e a B. H. Roberts fu scritto di presentare un preventivo dei
costi del progetto.

Alcune settimane dopo l’anziano Roberts presentò il suo preventivo.
Il presidente George Q. Cannon riteneva che i costi di Roberts fossero
troppo alti e si offrì di fare la stessa cosa a proprie spese.
Lorenzo Snow accettò l’offerta del presidente Cannon. Tuttavia,
appena dato inizio al progetto, il presidente Cannon morì, e
all’anziano Roberts fu chiesto di portare a termine l’opera.

Dopo aver letto i documenti che il presidente Cannon intendeva pubblicare,
l’anziano Roberts andò dalla Prima Presidenza e disse loro che
voleva fare molto di più con il materiale a disposizione. Gli
fu dato il permesso di procedere nel modo che riteneva più idoneo.
Forte dell’approvazione della Prima Presidenza, egli iniziò il
lavoro da capo.

L’anziano Roberts consultò diari, materiali di stampa e i ricordi
dei membri della Chiesa per preparare una storia che s’incontrava principalmente
sulla vita di Joseph Smith. Prima della pubblicazione l’anziano Anthon
H. Lund e il presidente Joseph F. Smith lessero e approvarono l’opera.

I risultanti sette volumi, per un totale di oltre quattromilacinquecento
pagine, dal titolo di History of the Church (Storia della Chiesa, ndT),
sono diventati un eccellente testo di riferimento sia per i membri della
Chiesa che per gli storici. Quest’opera in più volumi, insieme
con la sua Comprehensive History of the Church in sei volumi, fece di
B. H. Roberts il principale storico dei Santi degli Ultimi Giorni del
primo secolo di vita della Chiesa.

LE DONNE CONTRIBUISCONO A MIGLIORARE
L’IMMAGINE DELLA CHIESA

L’acquisto delle località storiche, la costruzione dei centri
visitatori e la pubblicazione della sua storia contribuirono a migliorare
l’immagine pubblica della Chiesa, ma quest’immagine fu ulteriormente
migliorata grazie al contributo dato dalle sue donne. Molte di esse
infatti, con il sostegno delle Autorità generali, erano attive
nel movimento delle suffragette, e perciò diventarono personaggi
di fama nazionale.

La Società di Soccorso inviava delegate alle convenzioni sia
del Consiglio Nazionale che di quello Internazionale delle Donne. In
occasione della fiera universale di Chicago a Emmeline B. Wells, una
delle delegate della Chiesa a una conferenza speciale delle donne, fu
chiesto dalla presidentessa del Consiglio Nazionale delle Donne di parlare
alle convenute. Ella tenne un vigoroso discorso intitolato “Le
donne dell’Ovest nel giornalismo”.

Ella ebbe anche l’onore di presiedere a una delle sessioni della conferenza.
Nel 1899 sorella Wells ebbe l’onore di parlare come delegata ufficiale
degli Stati Uniti alla convenzione del Consiglio Internazionale delle
Donne a Londra, dove di nuovo dette prova del suo talento di oratrice.
Nel 1910, ormai vicina agli ottantatre anni, Emmeline B. Wells fu chiamata
a presiedere alla Società di Soccorso della Chiesa.

Anche se ella fu sorpresa da questa chiamata, “nessuna donna
era più qualificata di Emmeline Wells a guidare la Società di
Soccorso; nessuna donna meritava più di lei di occupare quella
elevata posizione”. Nel 1912 a questa donna straordinaria fu conferita
una laurea ad honorem dall’Università Brigham Young: fu la prima
donna della Chiesa a ricevere tale onore.

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