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Storia della chiesa - Capitolo 39

LA CHIESA DURANTE LA GRANDE CRISI ECONOMICA

POCHI AVVENIMENTI ESTERNI ebbero, nel corso della storia della Chiesa,
un’influenza maggiore di quella che esercitò la Grande Depressione
degli anni 30. Il 29 ottobre 1929, giorno che fu chiamato il Martedì Nero,
il valore delle azioni alla Borsa di New York scese a un livello mai
raggiunto prima d’allora, e milioni di investitori furono rovinati.
La gente smise di acquistare beni non indispensabili, e ben presto molte
ditte fallirono.

L’influenza della Grande Depressione fu molto grave negli stati dello
Utah e dell’Idaho, dove abitava la maggior parte dei santi. Nel 1932
la disoccupazione nello Stato dello Utah arrivò al 35,9 per cento
e il reddito pro capite discese del 48,6 per cento. I padri di famiglia
dovettero umiliarsi e rassegnarsi a fare lunghe code per ricevere pane
o altro cibo.

Nelle zone rurali vi furono delle famiglie che, non essendo in grado
di pagare l’ipoteca, perdettero le loro fattorie. Anche la Chiesa come
organizzazione, così come i membri, risentì degli effetti
della depressione. Le spese sostenute grazie alle decime, la principale
fonte di reddito della Chiesa, diminuirono dai 4 milioni di dollari
del 1927 ai 2,4 milioni del 1933. Ciò ebbe come conseguenza la
sospensione di molte attività.

PRIMI TENTATIVI DI ALLEVIARE LE SOFFERENZE

Nel 1933, in piena depressione, sotto l’amministrazione del presidente
Franklin D. Roosevelt il governo degli Stati Uniti emanò una
serie di provvedimenti di ampia portata, conosciuti sotto il nome di
New Deal. La maggioranza dei fedeli non fece mancare il proprio appoggio
a tali iniziative, ma i dirigenti della Chiesa temevano comunque che
alcuni santi potessero abbandonarsi all’idea che ricevere gratuitamente
e senza lavorare non fosse poi tanto sbagliato.

Con tristezza il presidente Grant ammise: “Molte persone hanno
detto: “Be’, se gli altri li prendono [sussidi dal governo], perché non
dovrei prenderli anch’io?”
Io credo che si stia diffondendo la tendenza a cercare
di ottenere dal governo degli Stati Uniti qualcosa che non si è sicuri
di poter ripagare un giorno. Questo, secondo me, è completamente
sbagliato”.

Nel cercare di consigliare i santi e di soddisfare le loro necessità durante
il periodo della depressione, i dirigenti della Chiesa trovarono nelle
Scritture una guida sicura. Il Signore ha comandato sempre fin dall’inizio: “Ama
il tuo prossimo come te stesso”, principio che l’apostolo Giacomo
definì “legge reale” (Giacomo 2:8). Quando il Signore
diede questo comandamento ai figli di Israele, insegnò loro anche
a provvedere ai poveri (vedi Levitico 19:10). Egli ha sempre condannato
con forza coloro che, pur potendolo fare, si rifiutano di aiutare i
loro fratelli meno fortunati (vedi Mosia 4:16 27; DeA 56:16; 104:14-18).

Già prima della depressione la Chiesa disponeva di un piano
di benessere. Negli anni 20 il Vescovato Presiedente e il Consiglio
Generale della Società di Soccorso si impegnarono a trovare posti
di lavoro, gestire un magazzino, aiutare in ogni modo i bisognosi. Quindi
se da un lato, a causa della crisi del mercato finanziario, le condizioni
economiche peggiorarono, dall’altro la Chiesa fu in grado di edificare
su fondamenta già esistenti.

Nel 1930 il vescovo presiedente Sylvester Q. Cannon affermò che
sui vescovati ricadeva la responsabilità di “far sì che
nessun membro attivo della Chiesa soffrisse per la mancanza del necessario
per vivere…. La Chiesa si sforza … di aiutare i membri ad aiutare
se stessi. La nostra linea di condotta consiste nell’aiutarli a raggiungere
l’indipendenza, . . . piuttosto di dover dipendere dalla Chiesa per
l’assistenza”.

I dirigenti locali escogitarono nuove soluzioni per alleviare le difficoltà in
cui si trovavano i santi. Il palo di Granite, nella contea di Salt Lake
City, impegnò i disoccupati in vari progetti di palo, gestì un
laboratorio di sartoria in cui i capi di vestiario ricevuti in dono
venivano rimessi a nuovo e si procurò, tramite accordi con le
fattorie vicine, generi alimentari per i bisognosi.

Il palo di Pioneer, situato in una zona ancor meno ricca, fu colpito
dalla crisi in modo particolarmente pesante. Sotto la guida del suo
giovane presidente, Harold B. Lee, un intero magazzino venne stivato
di generi prodotti mediante iniziative di palo o donati dai fedeli.
Le Autorità Generali, tramite le unità locali della Chiesa,
non fecero mancare incoraggiamento, consigli e sostegno a queste iniziative.

Nelle prime fasi di sviluppo delle attività di benessere della
Chiesa ebbe un peso particolare J. Reuben Clark junior, che nel 1933
divenne consigliere del presidente Grant. Prima di tale chiamata il
presidente Clark aveva già alle spalle una notevole carriera
come diplomatico ed esperto di diritto internazionale. Era stato, infatti,
sottosegretario di stato e ambasciatore degli Stati Uniti nel Messico.
Il presidente Grant lo incaricò di formulare un piano di assistenza
per i santi.

Nel luglio 1933 la Prima Presidenza espose dei principi fondamentali
e per la prima volta delineò delle misure di assistenza da attuare
nella Chiesa. “I nostri membri in buone condizioni di salute non
devono, pertanto, se non come ultima risorsa, trovarsi nella posizione
imbarazzante di dover accettare qualcosa in cambio di nulla….

I dirigenti della Chiesa preposti a dare questo soccorso devono trovare
modi e mezzi, grazie ai quali tutti i membri della Chiesa in buone condizioni
di salute, che si trovino nel bisogno, possano pagare in qualche modo
l’aiuto dato loro, prestando qualche genere di servizio”. A titolo
di compenso per l’aiuto ricevuto, venne chiesto a ogni rione di provvedere
prima alle necessità dei propri membri, per essere pronti, in
seguito, a prestare assistenza alle altre unità della Chiesa
che ne avevano bisogno.

A conclusione del suo messaggio, la Prima Presidenza esortò i
santi a insegnare “la necessità primaria di vivere in modo
degno, evitando ogni sperpero, abituandosi alla parsimonia e all’economia,
cercando di essere laboriosi e di vivere rigorosamente nei limiti imposti
dai propri mezzi e mettendo da parte delle somme di denaro, anche piccole,
per i tempi difficili che potrebbero sopraggiungerei

SVILUPPO E DIFFUSIONE DEL PIANO DI BENESSERE

Nel 1935 si verificò un avvenimento significativo per lo sviluppo
del piano di benessere della Chiesa. A quell’epoca il governo federale
stava prendendo in considerazione l’idea di affidare ai singoli stati
la responsabilità di fornire aiuti. Era un onere che lo Utah,
già duramente provato, non si trovava in condizione di assumersi.
Fu in quell’anno, il 25 aprile, che la Prima Presidenza incaricò Harold
B. Lee, allora presidente di palo, di presentare il piano di benessere
della Chiesa.

Ricorda il presidente Lee: “Fui stupito di apprendere che da
anni [i dirigenti della Chiesa] avevano pronto un piano da loro elaborato
dopo attenta meditazione e ispirazione dell’Iddio Onnipotente, un piano
in attesa di essere messo in opera quando, a loro giudizio, la fede
dei santi sarebbe stata tanto grande da convincerli a seguire i consigli
degli uomini che guidavano e presiedevano alla Chiesa”.

Concluso l’incontro con la Prima Presidenza, Harold B. Lee si recò nel
vicino City Creek Canyon e, inoltratosi fra gli alberi, cercò un
luogo ove poter pregare per l’organizzazione che si sarebbe dovuta forse
istituire. Egli raccontò: “La mia comprensione spirituale
si aprì e mi fu dato di comprendere, con una chiarezza mai vista
prima d’allora, la grandiosità dell’organizzazione della Chiesa
e del Regno di Dio.

Nella mia mente si impresse una verità fondamentale, e cioè che
non c’era affatto bisogno di una nuova organizzazione per fare ciò che
la Prima Presidenza ci aveva detto di fare. Era come se il Signore dicesse: “Tu
non devi far altro che porre in opera quella organizzazione che Io vi
ho già dato”.

Per tutto l’anno seguente Harold B. Lee e altri dirigenti si incontrarono
molte volte per elaborare il piano. Il presidente David O. McKay, che
nel 1934 era divenuto secondo consigliere del presidente Grant, ebbe
in questa fase di progettazione un ruolo direttivo fondamentale. Tutti
nel comitato ebbero l’assoluta certezza che le loro deliberazioni erano
ispirate e che le decisioni prese ricevevano l’approvazione divina.

Lunedì 6 aprile 1936, terminata la sessione finale della conferenza
generale della Chiesa, fu convocata nella Assembly Hall, in Temple Square,
un’assemblea straordinaria di presidenze di palo e vescovati. La Prima
Presidenza rese nota in quell’occasione la triste verità che
circa un sesto di tutti i membri della Chiesa erano mantenuti dai sussidi
governativi e che a molti di loro non si chiedeva alcun lavoro in cambio.

La Prima Presidenza fece appello ai dirigenti locali affinché “venisse
inculcato nei santi il concetto dell’autosufficienza economica”.
Dichiararono a proposito di ciò i dirigenti della Chiesa: “Il
Signore ci ha già indicato nella Chiesa stessa il modo di gestire,
organizzare e dirigere il lavoro per raggiungere questo grande obiettivo.
Se noi sbaglieremo, saremo condannati”.

Uno degli obiettivi più urgenti era quello di procurare cibo
e vestiario sufficienti per tutte le persone bisognose della Chiesa.
A tale scopo gli insegnanti di rione (in seguito chiamati insegnanti
familiari), agendo in stretta collaborazione con la Società di
Soccorso, furono incaricati di valutare tutto ciò di cui necessitavano
le persone bisognose del rione. Al fine di fornire fondi sufficienti
per poter attuare questi sforzi, i santi furono sfidati ad aumentare
le offerte di digiuno. La Prima Presidenza concluse ammonendo i santi
che il successo del piano dipendeva dal loro grado di dedizione.

Per aiutare il Vescovato Presiedente nei dettagli dell’amministrazione,
la Prima Presidenza nominò un Comitato di Soccorso, che comprendeva
l’anziano Melvin J. Ballard, del Consiglio dei Dodici, e Harold B. Lee.
Il loro compito consisteva nel motivare e coordinare le attività di
benessere nelle unità locali della Chiesa.

Per coordinare il funzionamento del piano di benessere fu istituito
nella Chiesa un nuovo livello di amministrazione: la regione. Ogni regione,
comprendente da quattro a sedici pali, doveva disporre di un magazzino
ove sistemare le eccedenze di ogni palo della regione stessa o di altre
regioni, per poterle scambiare.

Nel maggio 1936 l’anziano Ballard fu invitato a Washington per illustrare
al presidente Franklin D. Roosevelt il “piano di sicurezza” (con
questo nome era noto all’inizio il piano di benessere). Il presidente
si compiacque degli sforzi compiuti dalla Chiesa e si impegnò a
cooperare in pieno con l’anziano Ballard in uno sforzo comune per affrontare
le prove dovute alla depressione. Espresse anche la speranza che i successi
raggiunti dalla Chiesa inducessero altre organizzazioni ad avviare programmi
similari.

Alla conferenza generale della Chiesa dell’ottobre 1936 la Prima Presidenza,
passando in rassegna i principi basilari del piano di benessere, dichiarò: “Il
nostro obiettivo principale era quello di istituire, per quanto fosse
possibile, un sistema che avrebbe permesso di eliminare la maledizione
dell’indolenza e i mali dei sussidi, per riportare in auge tra il nostro
popolo l’indipendenza, la laboriosità, la parsimonia e il rispetto
di sé. L’obiettivo della Chiesa è quello di aiutare la
gente ad aiutare se stessa; il lavoro deve essere riportato al suo ruolo
di principio guida nella vita dei membri della nostra Chiesa”.

Parlando a nome della Prima Presidenza alla conferenza generale dell’aprile
1937, il presidente Reuben J. Clark junior esortò i santi a vivere
entro i limiti delle proprie risorse economiche: “Evitiamo i debiti
come eviteremmo un contagio…. Che ogni capofamiglia si accerti di
avere a disposizione cibo, indumenti e, ove è possibile, combustibile
sufficienti per almeno un anno. . . . Che ogni capofamiglia miri a possedere
la propria casa, libera da ipoteche.

Di nuovo, rivestiamoci di queste virtù esemplari che sono l’onestà,
la sincerità, la castità, la sobrietà, la temperanza,
la laboriosità e la parsimonia, abbandonando ogni bramosia e
avidità”. Secondo le statistiche, nella seconda metà degli
anni 30 vi fu un rapido incremento degli aiuti a favore di chi si trovava
in difficoltà economiche. Tra il 1935 e il 1936 le spese destinate
dalla Chiesa al benessere aumentarono di oltre un terzo.

Nel 1936 i progetti di benessere produssero 134.661 bottiglie di succo
di frutta, 175.621 barattoli di frutta e ortaggi, 134.425 libbre di
ortaggi freschi, 105.000 libbre di farina, 1.393 trapunte e 363.640
capi di vestiario. Anche le offerte di digiuno, la principale fonte
di denaro del piano di benessere, aumentarono notevolmente. Tale incremento
riguardava sia il numero dei paganti che la consistenza delle offerte.

I rioni e i pali continuarono ad acquistare fattorie e impianti di
inscatolamento e a finanziare nuovi progetti per la produzione di cibo,
indumenti e quant’altro fosse necessario per aiutare chi si trovava
nel bisogno. Nel 1937 fu istituita la Cooperative Securities Corporation,
con lo scopo di conservare i diritti sulle proprietà del piano
di benessere e coordinare le sue finanze. Questa società concedeva
anche prestiti a privati che non erano in condizione di chiederli alle
banche né di ottenerli in nessun’altra delle maniere usuali.

Malgrado l’importanza che per un Santo degli Ultimi Giorni ha l’aver
fiducia nelle proprie forze, molti santi, pur desiderosi di lavorare,
non riuscivano a trovare un impiego, a causa dell’età o perché menomati
fisicamente, mentalmente o emotivamente. Fu per questo che, nel 1938,
i dirigenti della Chiesa avviarono le Industrie Deseret.

I fedeli donavano indumenti smessi, mobili, elettrodomestici, giornali,
riviste, oggetti vari di cui non avevano più bisogno, che, selezionati,
puliti e riparati dagli operai delle Industrie, venivano messi in vendita
al dettaglio, a prezzi bassissimi, nei negozi Deseret. I proventi servivano
per pagare i salari degli operai delle Industrie e per coprire le spese
di gestione. Gli stipendi non erano alti, ma potevano essere integrati,
se necessario, con aiuti provenienti dai magazzini del vescovo.

Questo programma era in piena coerenza con la filosofia del benessere
della Chiesa. Grazie ad esso, infatti, i santi non percepivano più sussidi
di disoccupazione, svolgevano un lavoro utile e acquistavano fiducia
in se stessi. La Società di Soccorso continuò a svolgere
un ruolo essenziale nell’aiutare le famiglie ad aiutarsi. Nel 1937,
con l’incoraggiamento della Prima Presidenza, la Società di Soccorso
patrocinò corsi per imparare a cucire, a preparare il pane e
a conservare gli alimenti. Furono tenute lezioni individuali a domicilio
e lezioni collettive presso i centri di cucito e le industrie conserviere
del piano di benessere.

Per l’anziano Harold B. Lee il piano di benessere era l’adempimento
di una profezia. Egli ricordò che nel 1894 il presidente Wilford
Woodruff aveva predetto che ci sarebbe stato un tempo in cui “ci
renderemo conto della necessità di confezionarci da noi le scarpe
e gli indumenti, di procurarci da noi il cibo e di unirci per adempiere
tutti insieme agli scopi del Signore”.

Il presidente Reuben J. Clark junior era convinto che l’obiettivo del
piano di benessere non era solo quello di dare aiuto ai poveri. Egli
fece notare che, anche se esso non era la stessa cosa della legge di
consacrazione, “quando il piano di benessere sarà attuato
pienamente (e questo non avviene ancora) non saremo molto lontani dall’attuazione
dei grandi principi fondamentali dell’Ordine Unito”.

Anche l’anziano Marion G. Romney, che ebbe una parte importantissima
nella direzione del piano, diede la sua testimonianza: “Il piano
di benessere fu rivelato direttamente dal Signore al presidente Heber
J. Grant. Ho sentito il presidente (J. Reuben) Clark dire proprio questo
a un gruppo di presidenti di palo durante una riunione ad Orem”.

LE ATTIVITA DELLA CHIESA ARRICCHISCONO
LA VITA DEI SANTI

Durante il decennio della Grande Depressione i dirigenti della Chiesa
non si preoccuparono solo dei bisogni materiali, ma considerarono altrettanto
importante che tutti, appartenenti o no alla Chiesa, ricevessero un
altro genere di benedizioni. Essi, ad esempio, rifletterono alquanto
sul modo migliore di utilizzare i programmi della Chiesa in modo da
venire incontro alle esigenze dei giovani uomini e prepararli al servizio
missionario.

Venne istituito così, in occasione della conferenza generale
dell’aprile 1931, il Piano di Correlazione del Sacerdozio di Aaronne.
I quorum preparavano i giovani ad affrontare i doveri del sacerdozio,
spingendoli a diventare membri degni e attivi e promovendo sentimenti
di fratellanza. Mentre la Scuola Domenicale istruiva i fedeli nei principi
e nelle ordinanze del Vangelo, l’associazione di Mutuo Miglioramento
insegnava ad applicare correttamente questi principi nella sfera fisica
e in quella sociale, culturale e spirituale.

Fermi restando i rispettivi ruoli, il lavoro di queste organizzazioni
venne correlato in maniera più stretta che mai. Sotto la direzione
del vescovo, i dirigenti e gli insegnanti si riunivano una volta al
mese per discutere del benessere dei giovani uomini.

Con l’obiettivo di ottenere un maggiore coinvolgimento dei giovani
nelle attività della Chiesa, il Vescovato Presiedente stabilì un
obiettivo per loro: svolgere entro l’anno 1935 un milione di “incarichi
del sacerdozio”, sottolineando che ogni ragazzo doveva portarne
a termine almeno uno. Ai quorum che raggiungevano determinati gradi
di eccellenza venivano conferiti certificati di conseguimento. Questo
fu il primo di quei programmi, concepiti per dare riconoscimenti di
gruppo e individuali, che in seguito sarebbero divenuti importanti fra
le varie attività della Chiesa.

I dirigenti della Chiesa affermarono che non bisognava trascurare il
fatto che un numero crescente di giovani inattivi raggiungevano la maturità senza
aver ricevuto il sacerdozio di Melchisedec. Va attribuita ad A.PA. Clad,
vescovo del ventottesimo rione di Salt Lake City, gran parte del merito
di aver escogitato mezzi efficaci per mettersi in contatto con loro.
Egli si rese conto che per sentirsi a proprio agio questi giovani inattivi
avevano bisogno di classi separate. Nel 1932 quindi chiamò un
gruppo di dirigenti entusiasti e devoti perché dedicassero a
questi fratelli tutta la loro attenzione. Uno dei motti del vescovo
Clad era: “Si impara a fare facendo”.

Dopo otto mesi di continui sforzi quaranta giovani furono riattivati.
Uno di essi raccontò di quando era stato buttato giù dal
letto per frequentare la lezione. Fu così che egli cominciò a
frequentare regolarmente le attività della Chiesa, il che lo
portò a ricevere il Sacerdozio di Melchisedec e a servire poi
come capogruppo dei Sommi Sacerdoti, vescovo e membro del Sommo Consiglio.
L’opera del vescovo Clad costituì la base di un programma simile
per il Sacerdozio di Aaronne, che fu introdotto nella Chiesa nell’autunno
del 1933.

IL LAVORO MISSIONARIO NEL PERIODO DELLA
CRISI ECONOMICA

Nonostante i problemi causati dalla depressione, la Chiesa non smise
di dare importanza al lavoro missionario. Molte famiglie avevano bisogno
del lavoro dei figli maschi e non potevano permettersi di mandarli in
missione. Per questo, col propagarsi degli effetti della depressione,
diminuì rapidamente il numero dei giovani che andavano in missione.
Nel 1932 solo 399, ovvero il 5 per cento dei missionari potenziali,
furono in grado di partire.

Malgrado questa scarsità il lavoro missionario continuò e,
in alcune zone, con notevole successo. I missionari idearono metodi
nuovi e più sistematici per suscitare l’interesse delle persone
e insegnare loro il Vangelo. Nel 1937 LeGrand Richards, presidente della
Missione degli Stati del Sud, pubblicò “Il messaggio del
Mormonismo”, in cui venivano delineate ventiquattro lezioni settimanali
su argomenti del Vangelo. Su queste note, pubblicate in seguito col
titolo Un’opera meravigliosa e un prodigio, si basarono successivamente
molti programmi di proselitismo.

I missionari impiegavano varie tecniche per mettersi in contatto con
le persone interessate. In Inghilterra e in Irlanda, ad esempio, un
coro di missionari suscitò interesse e guadagnò consensi.
In Cecoslovacchia una squadra di pallacanestro formata da missionari
conquistò molti sostenitori; in Germania quattro anziani furono
reclutati come arbitri di pallacanestro alle Olimpiadi di Berlino del
1936.

Particolarmente efficaci come mezzo per mettersi in contatto con le
persone furono le conferenze sull’antica America illustrate con diapositive
a colori. Con l’intento di fornire materiale per queste conferenze fu
istituito nel 1935 il Comitato per la radio, la propaganda e le pubblicazioni
missionarie. Con Gordon B. Hinkley, appena tornato da una missione in
Gran Bretagna, come segretario esecutivo, il comitato curò la
preparazione di opuscoli e pubblicazioni missionarie, nonché di
testi per programmi radiofonici.

La depressione ebbe anche un effetto benefico: spinse i fedeli a dedicarsi
maggiormente al lavoro missionario. In California, per ridurre le spese,
i missionari abitavano in casa di membri. Nell’Alabama i santi percorrevano
lunghe distanze per portare i simpatizzanti alle conferenze di distretto.
In molte zone i membri stessi fornivano ai missionari nomi di persone
da visitare, consentendo loro di ridurre il tempo dedicato al meno proficuo
lavoro di andare di casa in casa.

La presenza missionaria nel mondo fu, per così dire, ampliata
per merito di quei fedeli che ogni settimana consacravano gran parte
del loro tempo al lavoro coi missionari a tempo pieno o accettavano
di svolgere delle mini-missioni. In molte zone la responsabilità della
guida di alcuni rami, prima affidati ai missionari, fu assunta, nel
periodo della depressione, dai santi stessi. Si accrebbe in questi ultimi
così il senso di appartenenza al loro ramo e l’orgoglio di farne
parte.

Non solo, ma ai missionari, liberati da queste incombenze, rimase più tempo
da dedicare al lavoro di proselitismo. Da tutto ciò il presidente
Grant dedusse che la carenza di missionari “forse era stata, alla
fin fine, una benedizione, perché obbligava a ricorrere maggiormente
alla collaborazione dei santi dei vari luoghi”.

Il lavoro organizzato nei pali di Sion ebbe come risultato la conversione
di centinaia di persone. Alla conferenza generale dell’aprile 1936 tutti
i pali ricevettero l’incarico di organizzare delle missioni proprie,
la supervisione delle quali fu affidata al Primo Consiglio dei Settanta.
Il risultato fu che vennero battezzate ogni anno centinaia di persone,
e il grado di spiritualità fra i santi sembrò accrescersi.

Un palo riferì che, come risultato del lavoro missionario in
quel luogo, si era registrato un incremento globale del 50 per cento
nelle attività dei membri. Durante il periodo della Crisi economica
la Chiesa adottò vari altri metodi per integrare il lavoro svolto
da un sempre minor numero di missionari. Il continuo successo riscosso
dalle trasmissioni radiofoniche settimanali del coro del Tabernacolo
convinse la Chiesa a fare maggior uso del mezzo radiofonico. Parecchi
rioni e pali, nonché gruppi di missionari, produssero programmi
destinati alle stazioni locali.

Il 5 aprile 1936 fu trasmessa in Europa, a onde corte, parte della
conferenza generale. Grazie anche alla crescente popolarità di
cui godeva il coro del Tabernacolo, la piazza del Tempio costituì sempre
un efficace strumento missionario: molti turisti infatti erano disposti
ad allungare il loro itinerario di parecchie miglia pur di assistere
dal vivo alle trasmissioni del coro o ai concerti per organo. La piazza
del Tempio attirava più visitatori dei parchi nazionali della
zona.

La Chiesa cominciò anche a partecipare regolarmente a fiere
e mostre, sia nazionali che internazionali. Si calcola che circa 2,3
milioni di persone visitarono lo stand della Chiesa alla Century of
Progress Exposition nel 1933-34. Che la Chiesa godesse ormai di una
nuova, positiva immagine era evidente dal fatto che l’anziano B. H.
Roberts, che alla Columbian Exposition di Chicago del 1893 si era vista
negare la possibilità di parlare, fu invece ben accetto quando
tenne un discorso al Congresso delle Religioni, in occasione appunto
della esposizione di Chicago del 1933.

Alla California-Pacific International Exposition, che si tenne a S.
Diego nel 1935-36, la Chiesa eresse il suo primo padiglione. Alla Golden
Gate International Exposition, tenuta nella Treasure Island, nella baia
di San Francisco, nel 1939-40, la Chiesa, traendo profitto della popolarità di
cui godeva il coro del Tabernacolo, presentò un padiglione a
forma di Tabernacolo in miniatura, con un piccolo auditorium di cinquanta
posti, dove i missionari poterono presentare delle conferenze illustrate
sulla storia e sul pensiero della Chiesa.

Nel 1937 fu tenuta per la prima volta la Rappresentazione di Cumora,
che divenne una delle iniziative più efficaci del programma di
pubbliche relazioni della Chiesa. Interpretato da un complesso di attori
composto in gran parte di missionari che servivano nella zona, fu presentato
su tre grandi palcoscenici allestiti sui declivi della collina lo spettacolo “America’s
Witness for Christ”.

Esso rappresentava scene del Libro di Mormon e aveva come momento culminante
la visita del Salvatore agli antichi abitanti d’America. Proprio un
mese prima della presentazione del primo spettacolo, l’anziano Harold
I. Hansen, che aveva appena conseguito una laurea in arte drammatica,
fu assegnato alla Missione degli Stati dell’Est. Non appena arrivato,
ricevette l’incarico di collaborare ai preparativi e alle prove finali
dello spettacolo.

L’anziano Hansen era convinto che il fatto di essere stato chiamato
in quella particolare missione, e proprio in quel momento, era da attribuire
alla guida divina. Per ben quaranta anni il suo nome continuò ad
essere associato all’annuale Rappresentazione di Cumora, alla quale
collaborò come direttore per la maggior parte di questo periodo.
Col passare degli anni furono aggiunti altri palcoscenici, luci e vari
altri accorgimenti tecnici.

DIRETTIVE IN CAMPO EDUCATIVO

Quando gli effetti della depressione cominciarono ad attenuarsi, la
Chiesa diede maggiore impulso ai suoi programmi educativi. Nella seconda
metà degli anni 30 il numero dei campus universitari dotati di
istituti di religione arrivò a diciassette, e fra questi figuravano
le scuole più quotate dell’Ovest montano e della California.

Un programma consimile, il Deseret Club, era stato già avviato
nel 1933, quando un gruppo di santi della California meridionale avvertì la
necessità di promuovere attività intellettuali e sociali
fra gli studenti, sotto l’influenza degli ideali e dei principi della
Chiesa.

Nel 1936, in occasione di una visita alla zona di Los Angeles, l’anziano
John A. Widtsoe riconobbe il valore delle attività del Deseret
Club nella vita degli studenti e fece sì che il programma fosse
messo sotto il patrocinio del Comitato della Chiesa per l’Educazione.
Nelle università dove il numero degli studenti membri della Chiesa
non era tanto alto da giustificare l’esistenza di un programma di istituto
in piena regola, furono comunque organizzati dei Deseret Club. Questi
ultimi furono col tempo sostituiti dall’Associazione degli Studenti
Santi degli Ultimi Giorni.

I dirigenti diedero grande importanza alla preparazione professionale
del corpo docenti a livello universitario, specialmente in campo religioso.
Noti studiosi si dichiararono disponibili per organizzare gruppi di
studio estivi alla BYU, mentre giovani laureati particolarmente promettenti
furono incoraggiati a frequentare seminari di teologia.

Ma alla metà degli anni 30, fra un sempre crescente numero di
fedeli e dirigenti della Chiesa, si manifestò una certa apprensione
per la presenza di insegnanti di religione formatisi sotto la guida
di studiosi non appartenenti alla Chiesa. Si ebbe l’impressione che
nel corso di studio si stesse insinuando a poco a poco una “esegesi
superiore” delle Scritture (cioè un’indagine scientifica
sull’origine e l’autenticità dei testi biblici) con altre idee
materialistiche.

Queste preoccupazioni indussero le Autorità generali a controllare
più da vicino il Sistema Educativo della Chiesa, con speciale
riguardo all’insegnamento religioso. In quel periodo divenne consigliere
della Prima Presidenza David O. McKay, il quale aveva alle spalle una
considerevole esperienza in campo educativo nella Chiesa.

Sia il presidente Clark che il presidente McKay esercitarono una forte
influenza sul programma educativo della Chiesa. Nel 1938 il presidente
J. Reuben Clark ricevette l’incarico di esporre il fine missionario
del programma educativo della Chiesa e di delineare i requisiti e i
doveri di quanti erano chiamati a insegnare nelle scuole, negli istituti
di religione e nei seminari della Chiesa.

Il suo discorso, Linee programmatiche della Chiesa in campo educativo,
pronunciato l’8 agosto in occasione di una riunione di docenti tenuta
ad Aspen Grove, non lontano dal campus della BYU, è stato da
allora citato tanto frequentemente da diventare un classico. In quel
discorso il presidente Clark insisteva sulla necessità di proclamare
senza paura due verità fondamentali, non giustificabili razionalmente:

“Primo: che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, l’Unigenito
del Padre nella carne, … che Egli fu crocifisso; che il Suo spirito
lasciò il corpo; che Egli morì; che il Suo corpo fu deposto
nella tomba; che il terzo giorno il Suo spirito fu riunito al corpo,
ridiventando così un essere vivente; che quando Egli si levò dalla
tomba era un Essere risuscitato, perfetto, il Primo Frutto della Resurrezione;
che in seguito Egli salì al Padre; e che per mezzo della Sua
morte e resurrezione ogni uomo nato su questa terra fin dall’inizio
sarà nella stessa maniera letteralmente resuscitato….

La seconda cosa nella quale tutti dobbiamo avere piena fede è il
fatto, assolutamente certo e reale, che il Padre e il Figlio apparvero
in visione al profeta Joseph in un bosco; che Joseph e altre persone
ebbero ulteriori visioni celesti; che il Vangelo e il santo Sacerdozio
secondo l’Ordine del Figlio di Dio, smarriti a causa dell’apostasia
della Chiesa primitiva, furono veramente ed effettivamente restaurati
su questa terra; che il Signore, attraverso l’opera di Joseph Smith,
ricostituì la Sua Chiesa; che il Libro di Mormon è proprio
quello che dichiara di essere; che il profeta ricevette numerose rivelazioni
su come edificare, dirigere, organizzare la Chiesa ed esortare i fedeli;
che i successori del profeta sono parimenti chiamati da Dio”.

Il presidente Clark ricordò inoltre agli insegnanti che i giovani
della Chiesa sono ansiosi di ricevere istruzioni chiare e semplici su
queste verità, e li ammonì a non porre mai il seme del
dubbio nel cuore degli studenti, che tanta fiducia riponevano in loro.
Il presidente, concludendo, affidò ai docenti la responsabilità di
insegnare il Vangelo di Gesù Cristo basandosi sulle opere canoniche
e sulle parole dei profeti degli ultimi giorni.

Dato il loro interesse per il progresso spirituale dei giovani della
Chiesa, le Autorità generali vollero partecipare personalmente
alla direzione delle scuole della Chiesa. La Brigham Young University,
il Ricks College e il Business College della Chiesa fino ad allora erano
state gestite ognuna da un distinto consiglio di amministrazione. Per
poter esercitare un controllo più centralizzato, nel 1938 tali
consigli furono sciolti e la direzione di quelle scuole fu affidata
al Comitato della Chiesa per l’Educazione, composto dalle Autorità Generali
e da altre persone.

Era comprensibile che i santi andassero fieri di ciò che avevano
realizzato in campo educativo nel decennio della crisi economica. Secondo
i dati del censimento del 1940, infatti, lo Utah, cioè lo stato
con la più alta percentuale di membri della Chiesa, vantava il
più elevato livello di realizzazioni in campo educativo fra tutti
gli stati dell’Unione. I giovani adulti dello Utah frequentavano in
media 11,7 anni di scuola, contro gli 11,3 di due degli stati confinanti
e contro una media nazionale di 10,3.

Le riviste della Chiesa riferivano con giusto orgoglio i risultati
di alcuni studi condotti da E. L. Thorndike, della Columbia University,
secondo i quali lo Utah poteva vantare la più alta percentuale
di persone citate nel Who’s Who e in American Men of Science, due pubblicazioni
dedicate alle persone più importanti. Alla fine lo studioso affermava
che “la presenza di tanti uomini di levatura superiore non è sicuramente
opera del caso. E’ solo in parte da mettere in rapporto col reddito; è semmai
strettamente connessa con la qualità delle persone”.

LA SFIDA AMMINISTRATIVA

Lo sviluppo delle attività della Chiesa nel corso degli anni
30 richiese ai fedeli più tempo e più risorse economiche.
Per rendere meno gravoso questo impegno, le Autorità generali
riesaminarono tutti i programmi della Chiesa per correlarli e semplificarli
ove possibile.

All’inizio del 1939 la Prima Presidenza volle che il lavoro delle ausiliarie
e delle altre organizzazioni fosse “coordinato, unificato e standardizzato,
perché non vi fossero duplicazioni né sovrapposizioni”.
Fu quindi nominato un Comitato di Correlazione e Coordinamento, diretto
da tre membri del Quorum dei Dodici.

La Prima Presidenza affermò che la vera ragione d’essere di
tutte le organizzazioni della Chiesa era quella di “istruire le
persone nel Vangelo, portarle ad acquisire una testimonianza della verità,
prendersi cura dei bisognosi, continuare l’opera affidataci dal Signore”.

Nel 1940 il presidente J. Reuben Clark junior, istruendo un gruppo
di dirigenti della Chiesa, disse che “la famiglia è la
base della vita retta, e nessun’altra organizzazione può assumerne
il ruolo né svolgerne le funzioni essenziali. Il massimo che
le altre organizzazioni ausiliarie possono fare è assistere la
famiglia nei suoi problemi, fornendo aiuto e sostegno ove necessario”.

Un passo concreto verso una maggiore semplificazione fu l’abolizione,
nel 1940, degli incontri genealogici settimanali. L’istruzione genealogica
entrò a far parte dei programmi della Scuola Domenicale. Nello
stesso periodo cessò le pubblicazioni lo Utah Genealogical and
Historical Magazine, periodico esistente fin dal 1910. Il suo ruolo
fu assunto da Improvement Era.

Nel corso degli anni 30 la Chiesa continuò a crescere sia nell’America
del Nord che altrove. A riprova di ciò vi sono due lunghi viaggi
compiuti dalle Autorità Generali. Nel 1937, in tre mesi, il presidente
Heber J. Grant e altri dirigenti della Chiesa visitarono le missioni
d’Europa. Dovunque andasse, il presidente Grant esortò i santi
a rimanere e a edificare la Chiesa nei loro paesi.

Grandi convegni pubblici e servizi giornalistici fecero si che in luoghi
dove nessuno aveva mai sentito parlare dei Mormoni, o aveva idee confuse
sul loro conto, si guardasse a loro con benevolenza. Quando il presidente
J. Reuben Clark prese parte insieme col presidente Grant alla celebrazione
del centenario della Missione Britannica, per la prima volta due membri
della Prima Presidenza si trovarono in Europa nello stesso periodo.

Nel corso dei primi cento anni di esistenza di quella così importante
missione erano state battezzate oltre 125.000 persone. Di queste, all’incirca
la metà era emigrata in America e aveva contribuito a fortificare
la Chiesa nell’Ovest. Nel 1938 l’anziano George Albert Smith, del Consiglio
dei Dodici, svolse una visita di sei mesi alle missioni del Pacifico,
dove i santi lo accolsero con entusiasmo.

Un momento importante della sua visita fu la partecipazione alla “hui
tau”, la conferenza annuale dei santi maori. Così come
aveva fatto l’anno prima in Europa il presidente Grant, l’anziano Smith
rafforzò i membri della Chiesa nel Pacifico. Le interviste concesse
ai giornali, i discorsi pronunciati alla radio e gli incontri con rappresentanti
dei governi contribuirono a creare un atteggiamento più favorevole
nei confronti della Chiesa.

La continua crescita della Chiesa e la moltiplicazione dei pali e delle
missioni in tutto il mondo rese più pesante l’onere direttivo
che gravava sulle spalle delle Autorità Generali. Questo significava
non solo un numero maggiore di conferenze da dirigere, ma anche più viaggi
da compiere. Infatti negli anni 30 un numero crescente di santi si trasferì in
zone lontane e si dovettero organizzare pali in località distanti
come New York, Washington D.C., Chicago, Seattle, nello stato di Washington
e Honolulu, nelle Hawaii.

Per questo motivo venne deciso di creare un nuovo gruppo di Autorità Generali
che si sobbarcassero parte delle accresciute responsabilità.
Così, alla conferenza generale dell’aprile 1941, la Prima Presidenza
annunciò la designazione di “assistenti dei Dodici, che
dovranno essere sommi sacerdoti e che saranno messi a parte per operare
sotto le direttivi dei Dodici nell’adempimento di incarichi assegnati
dalla Prima Presidenza e dai Dodici”. All’inizio furono chiamate
cinque persone: Marion G. Romney, Thomas E. McKay, Clifford E. Young,
Alma Sonne e Nicholas G. Smith. Col crescere degli oneri direttivi furono
aggiunti altri membri.

Gli anni 30 sono noti soprattutto per la creazione del piano di benessere;
ma altri passi importanti e di vasta portata furono compiuti in direzione
dell’ampliamento e del miglioramento dei programmi della Chiesa. Dagli
anni della depressione la Chiesa uscì più forte e sicura;
ma mentre essa affrontava con successo i problemi inerenti alla depressione,
nuove sfide scaturirono dalla minaccia della guerra.

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