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Storia della chiesa - Capitolo 43

UN’ERA DI CORRELAZIONE E DI CONSOLIDAMENTO

EL CORSO DEGLI ANNI le Autorità Generali si sono sempre adoperate
affinché i programmi della Chiesa fossero atti a perfezionare
i santi e a preparare un popolo degno di stabilire Sion sulla terra.
La loro sollecitudine si fece ancora più viva quando, nel 1963,
il numero dei membri della Chiesa raddoppiò, passando nel giro
di dieci anni da uno a due milioni.

I dirigenti della Chiesa si convinsero sempre più che le varie
organizzazioni dovevano operare insieme in piena armonia sotto la direzione
del sacerdozio, che le famiglie andavano fortificate e l’amministrazione
resa più snella e più efficace, per meglio adeguarsi alle
complesse necessità dei santi.

La straordinaria crescita della Chiesa negli anni 50 pose in rilievo
l’importanza della correlazione e dell’unificazione, che caratterizzarono
gli anni 60 e i primi anni 70. Per essere ben sicuri che le attività delle
varie organizzazioni della Chiesa fossero correlate nel modo giusto,
i dirigenti esercitavano periodici controlli.

LA CORRELAZIONE DEL SACERDOZIO

Fu nel 1960 che fu intrapreso uno sforzo teso al raggiungimento della
completa correlazione. In quell’anno la Prima Presidenza incaricò il
Comitato Generale del Sacerdozio, sotto la direzione di Harold B. Lee
del Quorum dei Dodici, di intraprendere “uno studio approfondito
e devoto” di tutti i programmi e i curriculum alla luce degli
obiettivi finali della Chiesa, “affinché la Chiesa possa
raccogliere i migliori risultati dalla devozione, fede, intelligenza,
capacità e conoscenza delle varie organizzazioni ausiliarie e
comitati del sacerdozio”.

L’anziano Lee e il suo comitato si resero conto che non bastava assicurarsi
che nei programmi di studio della Chiesa venissero trattati adeguatamente
tutti gli argomenti del Vangelo, ma che ci voleva un’organizzazione
a livello generale, che coordinasse l’insegnamento nei quorum e nelle
organizzazioni ausiliarie.

Alla conferenza generale dell’autunno 1961 l’anziano Lee delineò i
principi che sarebbero stati alla base di quella che fu poi chiamata
correlazione del sacerdozio. Egli ricordò che Paolo aveva paragonato
la Chiesa a un corpo umano perfettamente funzionante (vedi 1 Corinzi
12:14-28); poi citò una rivelazione moderna: “Che ogni
uomo dunque stia nel suo ufficio e lavori nella sua chiamata; e che
la testa non dica ai piedi che non ha bisogno di piedi; poiché,
senza i piedi, come potrà star ritto il corpo? E il corpo ha
bisogno di ogni membro” (DeA 84:109-110).

L’anziano Lee sottolineò: “Ogni organizzazione deve avere
la sua funzione specifica e non deve usurpare il campo di un’altra,
il che sarebbe come se l’occhio dicesse alla mano: “Io non ho
bisogno di te”. Egli pose ancora in rilievo la dichiarazione fatta
dalla Prima Presidenza nel 1940: “La famiglia è la base
della vita retta, e nessun’altra organizzazione può assumerne
il ruolo né svolgerne le funzioni essenziali.

Il massimo che le organizzazioni ausiliarie possono fare è aiutare
la famiglia a risolvere i suoi problemi, fornendo aiuto e soccorso ove
necessario”. Spesso i dirigenti della Chiesa si riferivano alla
famiglia definendola l’elemento centrale dell’organizzazione della Chiesa.

L’anziano Lee annunciò anche la formazione di un consiglio di
coordinamento, formato da alcune Autorità Generali e da dirigenti
di varie organizzazioni della Chiesa, per stabilire come si potevano
programmare e mettere in atto tutti i programmi della Chiesa. Furono
istituiti comitati distinti per bambini, giovani e adulti, col compito
di elaborare corsi di studio e coordinare le attività dei rispettivi
gruppi di età. Le varie organizzazioni ausiliarie avrebbero poi
messo in pratica i programmi preparati da questi comitati.

Sotto la direzione del consiglio di coordinamento, quattro comitati
generali del sacerdozio si occuparono in special modo di insegnamento
familiare, genealogia e lavoro di tempio, lavoro missionario e programmi
di benessere, dando istruzioni in proposito. Spiegò inoltre l’anziano
Lee: “Speriamo che l’adozione di questo programma possa portare
all’unificazione e alla semplificazione dei corsi di studio, delle pubblicazioni,
della costruzione degli edifici, della tenuta delle riunioni e di molti
altri importanti aspetti dell’opera del Signore”.

Nel 1962 l’anziano Richard L. Evans, membro del Quorum dei Dodici che
collaborava all’attuazione del piano di correlazione, così ne
spiegò l’intento: “Insegnare il Vangelo nella maniera più completa
possibile almeno tre volte durante queste tre età: la fanciullezza,
la gioventù e la maturità. Nell’ambito di questi tre raggruppamenti
principali ve ne saranno molti altri minori: associazioni scolastiche,
interessi sociali, età del sacerdozio, missione, matrimonio e
altri….

Il programma di base dei vari raggruppamenti per età sarà adattato
alle situazioni e ai vari bisogni sia delle singole persone che dei
rioni, rami, pali e missioni”. Anche se erano stati fatti passi
significativi nella coordinazione e nella programmazione a livello generale,
restava ancora tanto da fare a livello di rioni e pali.

Le prime iniziative a questo riguardo furono prese nel 1964. Da quell’anno
si cominciarono a tenere riunioni settimanali dei comitati esecutivi
del sacerdozio di rione, nelle quali i vescovati e i dirigenti del sacerdozio
di Melchisedec davano direttive per coordinare tutte le attività del
rione.

Si diede inizio anche alle riunioni mensili dei consigli di correlazione
di rione con l’intervento anche dei dirigenti delle organizzazioni ausiliarie,
aventi lo scopo di correlare orari e attività e, cosa più importante,
di esaminare la maniera migliore di soddisfare i bisogni di ogni membro
o famiglia valendosi dei programmi di rione. Tre anni dopo questo procedimento
fu esteso a livello di palo.

Un passo fondamentale nella correlazione del sacerdozio a livello locale
fu fatto nel 1964, quando fu istituito l’insegnamento familiare. Gli
insegnanti familiari divennero il mezzo principale per far giungere
alle famiglie i vari programmi della Chiesa, assumendo le funzioni di
tramite che erano state svolte fino allora, separatamente, da insegnanti
di rione, rappresentanti del quorum del sacerdozio e da membri delle
classi delle organizzazioni ausiliarie.

Le visite degli insegnanti familiari, fatte con regolarità almeno
una volta al mese, stabilirono una comunicazione nei due sensi tra le
famiglie e i dirigenti del sacerdozio di rione. Il nuovo manuale del
sacerdozio di Melchisedec, pubblicato nel 1964, enunciava i tre obiettivi
più importanti della Chiesa:

“1. Perfezionare i Santi, cioè aiutare i membri della
Chiesa a fare pienamente il loro dovere e a vivere rettamente davanti
al Signore.

2. Lavoro missionario, cioè insegnare il Vangelo a chi non l’ha
mai udito o accettato.

3. Lavoro di tempio, cioè esortare ogni membro degno ad andare
al tempio per la propria investitura personale e per suggellare a se
stesso la propria famiglia; svolgere inoltre ricerche genealogiche e
svolgere il lavoro di ordinanza, per permettere ai defunti che ne sono
degni di godere delle benedizioni del Vangelo”.

Furono compiuti in seguito ulteriori passi per correlare le attività della
Chiesa. Nel 1967, per esempio, l’adozione di un calendario uniforme
per tutte le organizzazioni portò a un deciso progresso in questo
senso. Prima, infatti, l’inizio del corso di lezioni di alcune organizzazioni
coincideva con l’inizio dell’anno scolastico locale, mentre altre adottavano
l’anno solare.

Dal 1967 sia il sacerdozio che le organizzazioni ausiliarie cominciarono
i loro corsi di istruzione contemporaneamente. Inoltre tutti i raggruppamenti
per età furono standardizzati, il che permise agli insegnanti
delle varie organizzazioni di cooperare più strettamente fra
loro per rispondere meglio alle necessità di ogni gruppo di giovani.

Negli anni 60 i giovani mormoni di molte parti del mondo divennero
sempre più attivi nel condividere il Vangelo coi loro amici.
Furono istituiti così dei comitati per i giovani missionari,
la cui sfera d’azione nel 1967 fu allargata fino ad arrivare alla costituzione
di consigli di vescovato per i giovani. Questi consigli riunivano ogni
mese i dirigenti di rione, sia dei giovani che degli adulti, per esaminare
i bisogni dei giovani e per coordinare le attività.

Inoltre in ogni casa di riunione vennero riuniti in un’unica biblioteca
tutti i sussidi didattici, prima gestiti da ogni singola organizzazione.
Allo stesso modo in ogni rione i programmi di addestramento degli insegnanti,
prima curati separatamente da ogni organizzazione, furono unificati
e posti sotto la supervisione di un unico direttore.

IL RAFFORZAMENTO DELLA FAMIGLIA

Una delle cose su cui maggiormente pose l’accento la correlazione del
sacerdozio fu il rafforzamento delle famiglie dei santi. I dirigenti
della Chiesa diedero, a questo proposito, nuova enfasi alla serata familiare.
A cominciare dal 1965 la Chiesa pubblicò manuali contenenti lezioni
settimanali ad uso delle famiglie dei santi di tutto il mondo.

Mentre l’istruzione impartita nelle classi del sacerdozio e delle ausiliarie
verteva sui principi del Vangelo, le attività previste per la
famiglia si concentravano sull’applicazione degli stessi principi nella
vita di tutti i giorni. Anche le varie organizzazioni fornirono suggerimenti
per le attività familiari, in aggiunta a quelli contenuti nei
manuali della serata familiare. La Società di Soccorso fornì aiuti
specifici per le madri, mentre i quorum del sacerdozio di Melchisedec
si occuparono dell’addestramento dei padri.

L’anziano Harold B. Lee diede la sua testimonianza che questo programma
era stato ispirato: “La mia mente è pienamente cosciente
che in questo 1964 e l’anno scorso abbiamo ricevuto istruzioni divine
tanto pertinenti e tanto importanti, quanto mai ne sono state date alla
Chiesa in un simile periodo della sua storia tramite il profeta e capo
che ora dirige l’opera come presidente di questa Chiesa”.

Nella prefazione al primo manuale della serata familiare il presidente
David O. McKay dichiarò: “I problemi di questi tempi difficili
non possono essere risolti in modo migliore, in altro luogo, ad opera
di altri enti e con altri mezzi che non siano l’amore e la rettitudine,
il precetto e l’esempio, la dedizione al dovere nella casa”.

Un manuale pubblicato successivamente conteneva la seguente promessa: “Le
famiglie che devotamente preparano e tengono costantemente le serate
familiari ogni settimana e si adoperano per applicare le lezioni nella
loro vita saranno benedette. Ci saranno migliori sentimenti tra marito
e moglie, tra genitori e figli e tra i figli stessi. Sarà in
queste case che lo Spirito del Signore si manifesterà”.

Incoraggiati da tali promesse, i genitori membri della Chiesa di tutto
il mondo cominciarono ad attuare questo nuovo programma. Che la serata
familiare fosse tenuta in un appartamento di New York City, in una casa
di indiani Navajo o in una capanna polinesiana, vi erano degli elementi
in comune: a turno ogni membro della famiglia dirigeva la serata, offriva
la preghiera, dirigeva gli inni e presentava la lezione.

Spesso alla serata vera e propria venivano aggiunte attività ricreative,
e quasi sempre venivano serviti dei rinfreschi. Nel 1970 i dirigenti
della Chiesa annunciarono che i lunedì sera sarebbero stati dedicati
a queste riunioni, e che nessun’altra attività sarebbe stata
programmata per quelle sere.

L’enfasi data alla famiglia ebbe conseguenze anche sul lavoro missionario.
La Chiesa produsse infatti una serie di brevi messaggi per la radio
e la televisione aventi come tema l’importanza di avere sani rapporti
familiari. Molti di questi messaggi ricevettero riconoscimenti di merito
da parte di gruppi religiosi e compagnie televisive.

Spiegare come si tiene in pratica una serata familiare costituì per
i missionari un modo molto efficace di presentare il Vangelo ai non
appartenenti alla Chiesa. Dopo il primo contatto, infatti, i missionari
venivano il più delle volte invitati a tornare per presentare
le normali lezioni di proselitismo.

Il presidente David O. McKay ribadiva spesso l’importanza della famiglia.
Ecco una sua dichiarazione spesso citata: “Nessun successo può compensare
il fallimento in famiglia. La più povera capanna dove regna l’amore
di una famiglia unita è più preziosa agli occhi di Dio
e della futura umanità di ogni altra ricchezza. In questa casa
Dio può operare miracoli, e certamente lo farà.

I cuori puri in una casa pura sono sempre a portata di voce del cielo”.
Anche i successori del presidente McKay, dopo la sua morte avvenuta
all’inizio del 1970, continuarono a dare importanza alla correlazione
del sacerdozio e alla famiglia.

I PRESIDENTI JOSEPH FIELDING SMITH E
HAROLD B. LEE

All’inizio degli anni 70 la Chiesa fu guidata da due eminenti figure
di profeti. Joseph Fielding Smith fu presidente della Chiesa per due
anni e mezzo, mentre Harold B. Lee servì nello stesso ufficio
per diciotto mesi. Ognuna di queste due presidenze rappresentò il
culmine di una lunga e importante opera al servizio della Chiesa.

Joseph Fielding Smith, divenuto presidente della Chiesa nella seconda
metà del ventesimo secolo, nacque nel 1876, un anno prima della
morte di Brigham Young. Le varie e numerose esperienze da lui fatte
e i tanti incarichi ricoperti nel corso della sua lunga vita lo avevano
ben preparato a dare un notevole contributo al progresso dell’opera
del Signore su questa terra.

Nel 1910 fu sostenuto come membro del Consiglio dei Dodici e fu suo
padre, il presidente Joseph F. Smith, a ordinarlo apostolo. Joseph Fielding
Smith servì nel Quorum dei Dodici per sessant’anni, più di
qualsiasi altro apostolo. Nel 1921 ricevette anche l’incarico di storico
e archivista della Chiesa che tenne per circa mezzo secolo, finché fu
sostenuto presidente della Chiesa.

Come molti altri presidenti della Chiesa, Joseph Fielding Smith diede
alcuni fra i maggiori contributi alla Chiesa negli anni precedenti la
sua chiamata come presidente. Il suo ministero apostolico fu caratterizzato
dalla straordinaria difesa che egli intraprese degli insegnamenti e
delle dottrine del profeta Joseph Smith e dal messaggio della Restaurazione.

Joseph Fielding Smith ricevette la benedizione patriarcale nel 1913
dal patriarca Joseph D. Smith. In essa era contenuta la promessa che
egli non sarebbe stato mai sconfitto nella sua difesa della natura divina
della missione di Joseph Smith:

“Tu sei stato dotato di una capacità di comprendere, analizzare
e difendere i principi della verità che è superiore a
quella di molti tuoi fratelli. Verrà il tempo in cui tutta la
testimonianza che avrai raccolto si ergerà come un baluardo difensivo
contro coloro che cercano adesso e cercheranno in futuro di distruggere
la prova della natura divina della missione del profeta Joseph; e nel
difendere tutto ciò tu non subirai mai una sconfitta”.

Consideriamo il contributo di uno solo dei molti libri da lui scritti,
Insegnamenti del Profeta Joseph Smith, per una migliore comprensione
e chiarimento delle dottrine. Nel suo diario Joseph Fielding Smith spiegò che
questo libro fu scritto perché molti insegnanti della Chiesa “non
avevano esitato ad accettare le opinioni di educatori non ispirati”.
Fin dalla prima edizione Insegnamenti del Profeta Joseph Smith è stato
un testo base di consultazione per la giusta interpretazione delle dottrine,
delle linee di condotta e del governo della Chiesa.

A sostegno di ciò che aveva scritto e detto nei cinquanta anni
in cui fu apostolo, Joseph Fielding Smith dichiarò nel suo primo
messaggio come presidente della Chiesa: “Tutti i miei giorni ho
studiato le Scritture e ho cercato la guida dello Spirito Santo per
arrivare a comprenderne il vero significato. Il Signore è stato
buono con me, e io gioisco della conoscenza che Egli mi ha dato e del
privilegio che ho avuto e ho tuttora di insegnare i Suoi principi di
salvezza.

Quello che ho insegnato e scritto nel passato tornerei a insegnare
e a scrivere nelle stesse circostanze”. Nei due anni e mezzo in
cui governò la Chiesa, il presidente Smith continuò a
proclamare i principi fondamentali della Restaurazione così come
furono rivelati al profeta Joseph Smith. Durante la sua amministrazione
vennero ribaditi e spiegati gli eterni insegnamenti e le dottrine del
profeta Joseph Smith alla Chiesa che, negli anni 70, si espandeva rapidamente
su scala mondiale.

Ecco alcuni brani del messaggio pronunciato come presidente della Chiesa,
che evidenziano la forza con cui egli esponeva e commentava gli insegnamenti
del profeta Joseph Smith: “Dio è nostro Padre … Egli è onnipotente
e onnisciente; Egli possiede tutto il potere e tutta la saggezza …

Io sono grato perché noi sappiamo che Egli è un essere
infinito ed eterno, che conosce tutte le cose e ha tutto il potere,
e il cui progresso consiste non nell’acquisire ancora più conoscenza
o potere, non nel perfezionare ulteriormente i Suoi attributi divini,
ma nella crescita e nella moltiplicazione dei Suoi regni. Anche questo
ci insegnò il profeta”.

“Il profeta Joseph Smith insegnò che l’uomo è salvato
solo quando ha la conoscenza di Gesù Cristo e delle verità di
salvezza del Vangelo, e che nessun uomo può essere salvato nell’ignoranza
di queste cose”.

Il presidente Smith assunse la guida della Chiesa alla veneranda età di
novantatre anni. Con l’aiuto dei suoi validi consiglieri, Harold B.
Lee e N. Eldon Tanner, egli avviò la realizzazione di una serie
di miglioramenti nelle attività e nei programmi della Chiesa.
Viaggiò molto, diresse conferenze, dedicò edifici, fortificò in
ogni modo la Chiesa e i suoi membri. Dopo aver servito come presidente
della Chiesa per quasi trenta mesi, Joseph Fielding Smith morì serenamente
quando mancavano appena due settimane al suo novantaseiesimo compleanno.

Dopo la sua morte Harold B. Lee fu sostenuto come undicesimo presidente
della Chiesa. Come il suo predecessore, già prima della sua chiamata
il presidente Lee aveva dato contributi significativi e di vasta portata
alla Chiesa e ai suoi programmi. Sono noti i ruoli importanti e di guida
che egli ebbe nell’introdurre nella Chiesa progetti innovativi i cui
effetti si fecero sentire sul piano di benessere che egli contribuì a
introdurre nella Chiesa, e sullo sviluppo del programma di correlazione
del sacerdozio, a proposito del quale egli compì alla fine degli
anni 30 molti viaggi per istruire i dirigenti di palo.

L’anziano Lee fu sostenuto membro del Quorum dei Dodici Apostoli nell’aprile
1941. Nell’ottobre del 1942, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale,
divenne il primo presidente del Comitato della Chiesa per i militari.
Nel 1960 egli era divenuto presidente del Comitato Generale del Sacerdozio.
Fu in tale veste che ricevette l’incarico di condurre un’accurata analisi
dei corsi di studio e dei programmi della Chiesa.

Nei sette anni seguenti egli riferì, a ogni conferenza, sul
progresso della correlazione del sacerdozio e sull’introduzione di attività importanti
come l’insegnamento familiare, i comitati esecutivi del sacerdozio,
i consigli di correlazione di rione, le serate familiari. Tutte queste
esperienze fornirono a Harold B. Lee un ricco bagaglio di competenze,
che gli sarebbero servite più tardi come presidente della Chiesa.

A una conferenza stampa tenuta quando assunse la guida della Chiesa,
il presidente Lee dichiarò: “La salvezza della Chiesa risiede
nell’osservanza dei comandamenti da parte dei membri. Non v’è nulla
di più importante che io possa dire. Se essi osserveranno i comandamenti,
arriveranno le benedizioni”. Il presidente Lee guidò la
Chiesa solo per un anno e mezzo prima della sua improvvisa morte, avvenuta
il 26 dicembre 1973. Pur nella sua brevità, la sua amministrazione
continuò sulla stessa linea seguita dal suo predecessore, specialmente
riguardo all’unificazione e alla semplificazione dei programmi della
Chiesa, in considerazione della sua rapida crescita.

L’UNIFICAZIONE DEI PROGRAMMI
ALL’INIZIO DEGLI ANNI 70

Durante i quattro anni complessivi in cui Joseph Fielding Smith e Harold
B. Lee guidarono la Chiesa, il numero dei membri passò da 2.8
a 3.3 milioni. All’inizio dell’anno 1970, proprio lo stesso giorno in
cui morì il presidente David O McKay, fu organizzato il cinquecentesimo
palo.

Nel corso dello stesso anno ne furono istituiti altri sessantaquattro,
battendo così il precedente record di ventinove pali istituiti
in un solo anno. Fra i pali organizzati quell’anno vi furono quello
di Tokyo, in Giappone, il primo in Asia, quello di Johannesburg in Sud
Africa, il primo in Africa e quello di Lima in Perù, il primo
sulla costa occidentale del Sud America.

Continuarono anche gli sforzi per sostenere questa crescita attraverso
la condivisione del Vangelo. Oltre sei milioni di persone visitarono
il padiglione della Chiesa alla “Expo 70” di Osaka, in Giappone,
il che contribuì a una ancor più ampia conoscenza dei
programmi e delle dottrine della Chiesa in Giappone e in altri paesi
dell’Estremo Oriente.

Nel 1972 la Chiesa aprì un centro visitatori a San Diego, dove
il Battaglione Mormone aveva concluso la sua epica marcia. Fu aperto
anche un ufficio di pubbliche relazioni a New York City. L’anno seguente
a Nauvoo fu dedicato un complesso di edifici restaurati, mentre al centro
visitatori del Tempio delle Hawaii furono inaugurate visite guidate
in lingua giapponese.

Ma l’inizio degli anni 70 non fu solo un’epoca di crescita e di espansione.
Quegli anni videro anche l’unificazione delle responsabilità amministrative
nella sede centrale della Chiesa, un continuo sforzo per migliorare
i vari programmi della Chiesa, un intenso desiderio di aiutare ogni
membro della Chiesa ad affrontare le sempre più impegnative sfide
poste dal mondo moderno.

Per quanto riguarda l’amministrazione centrale della Chiesa, una importante
innovazione consistette nell’accorpare in grandi dipartimenti le strutture
e le attività aventi attinenza fra loro. Uno di questi dipartimenti
riunì tutte le attività connesse con la direzione di riviste
e la stesura e la traduzione di articoli, manuali e altro materiale
educativo.

Al Dipartimento Pubbliche Comunicazioni fu affidata la responsabilità della
radio e della televisione, dei centri visitatori e delle altre attività connesse
con le pubbliche relazioni, mentre al Dipartimento Beni Immobiliari
furono affidati il patrimonio immobiliare e la responsabilità della
costruzione e della manutenzione degli edifici.

Il Dipartimento Storico poi ebbe la responsabilità della raccolta
e della conservazione di documenti perché fossero messi a disposizione
per la ricerca. Prova tangibile dell’accorpamento delle varie strutture
amministrative della Chiesa fu la costruzione di un palazzo di ventotto
piani a nord dell’edificio dell’amministrazione della Chiesa, a Salt
Lake City. Inaugurato nel 1972, esso accolse tutti gli uffici che prima
si trovavano in diversi edifici presi in affitto nel centro della città.

Nello spirito della correlazione e dell’unificazione, parecchie attività della
Chiesa vennero fuse insieme. Una di queste fusioni riguardò i
programmi del Sacerdozio di Aaronne e quelli dell’Associazione di Mutuo
Miglioramento dei Giovani Uomini. In seguito a tale accorpamento i consiglieri
del Sacerdozio di Aaronne costituirono la presidenza di rione dei Giovani
Uomini.

In modo analogo fu snellita la struttura dell’Associazione di Mutuo
Miglioramento delle Giovani Donne, con la riduzione del numero dei dirigenti
e degli insegnanti. A cominciare dal 1971 poi la Chiesa pubblicò solo
tre riviste: Ensign per gli adulti, New Era per i giovani e Friend per
i bambini, mentre prima ogni organizzazione ausiliaria pubblicava una
propria rivista. La realizzazione e la diffusione di queste riviste
furono affidate allo stesso personale, che agiva sotto la direzione
delle Autorità generali.

I cambiamenti di questo periodo interessarono anche le denominazioni
tradizionali dei programmi della Chiesa. Dopo novantanove anni il nome “Unione
Scuola Domenicale Deseret” fu sostituito da “Scuola Domenicale
della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni+. Altri
nomi aboliti in questi anni furono “Trail Builders” (ragazzi
dai nove agli undici anni), “M Men” e “Gleaners”,
(giovani adulti non sposati) e Associazione di Mutuo Miglioramento.

L’adozione del nuovo nome di “anziano potenziale”, poi,
in sostituzione di “sacerdote di Aaronne senior”, esprimeva
la speranza in un futuro progresso per i fratelli adulti ancora privi
del sacerdozio di Melchisedec, mentre la vecchia denominazione dava
piuttosto l’idea di incapacità di progredire dal sacerdozio minore
a quello maggiore.

La responsabilità, affidata ai quorum del sacerdozio, della
riattivazione di questi fratelli pose questi ultimi al centro delle
attività del sacerdozio. I missionari appena tornati, membri
dei quorum del sacerdozio, ebbero l’occasione di utilizzare nei confronti
dei loro fratelli inattivi la stessa esperienza maturata nell’insegnamento
ai non appartenenti alla Chiesa.

L’interesse del presidente Joseph Fielding Smith per le dottrine del
Vangelo fu dimostrato da un altro perfezionamento apportato all’attività della
Chiesa. Nel 1972 la classe di Dottrina Evangelica per gli adulti, nella
Scuola Domenicale, iniziò uno studio sistematico delle opere
canoniche. Fino allora per quella classe erano stati preparati manuali
di ogni genere ma, a partire dal 1972, l’unico testo di studio divennero
le Scritture.

A rotazione furono studiati il Vecchio Testamento, il Nuovo Testamento,
il Libro di Mormon e Dottrina e Alleanze ognuno per due anni, ridotti
in seguito a uno. Perla di Gran Prezzo, invece, venne studiata in relazione
a parti importanti delle altre Scritture. I dirigenti della Chiesa previdero
che l’aumentato contatto con le Scritture avrebbe determinato un aumento
di spiritualità.

Sotto la guida dei presidenti Smith e Lee continuò ad aumentare
l’attività dei templi. Nel 1972 furono dedicati i templi di Ogden
e di Provo. L’adozione di nuove tecnologie e la collocazione in zone
caratterizzate da forte presenza di santi fecero di questi tempo i più produttivi
per quanto concerne il numero delle ordinanze celebrate.

Nel 1971 ebbe inizio la costruzione del tempio di Washington D.C.,
il più grande mai costruito dalla Chiesa. Venne anche annunciata
un’ampia ristrutturazione di cinque dei templi già esistenti.
Inoltre venne dato il permesso di presentare i nomi per le ordinanze
del tempio individualmente e non più soltanto come gruppi di
famiglia, il che rappresentò un incentivo per l’attività genealogica
e di tempio.

DIRETTIVE IN CAMPO EDUCATIVO

In piena coerenza con l’obiettivo di unificare attività connesse
fra loro, la Chiesa semplificò il suo sistema educativo. Nel
1970 Neal A. Maxwell, uno degli amministratori dell’Università dello
Utah, fu chiamato come Commissario per l’Educazione. Insieme coi suoi
collaboratori, egli prese in attenta considerazione gli sforzi della
Chiesa in campo educativo e nel 1971 rilasciò un rapporto, in
cui venivano delineati tre importanti principi:

(1) “L’alfabetismo e l’istruzione di base sono necessità evangeliche
. . . L’istruzione non rappresenta solo la premessa del futuro di ogni
membro della Chiesa dal punto di vista economico; essa gli fornisce
anche le occasioni per potersi pienamente realizzare, per poter servire
la Chiesa nel migliore dei modi e per dare il proprio apporto al mondo
che lo circonda”.

Per sopperire a queste necessità la Chiesa intraprese la gestione
di settantacinque scuole, fra elementari e secondarie, nell’America
Latina e nel Sud Pacifico, senza le quali per i santi di quei paesi
sarebbe stato quasi totalmente impossibile istruirsi. In seguito, quando
i governi locali cominciarono a intervenire maggiormente nel campo dell’istruzione
pubblica, alcune di queste scuole furono chiuse.

(2) “I programmi di studio della Chiesa non saranno un doppione
delle possibilità di studiare già esistenti, specialmente
nel campo dell’istruzione superiore”. Il commissario mise in rilievo
il fatto che l’istruzione a livello universitario era alla portata di
gran parte dei membri della Chiesa. “Degli oltre
200.000 membri della Chiesa…. iscritti in istituti
di istruzione universitaria solo 32.000 studiano in una scuola gestita
dalla Chiesa. Tuttavia 50.000 studenti universitari mormoni di 321 altre
università sono iscritti agli istituti di religione della Chiesa.
Essi ricevono un’istruzione religiosa, e al tempo stesso hanno la possibilità di
progredire socialmente e culturalmente”.

(3) “Tutti gli studenti mormoni delle scuole superiori e delle
università, concluse il commissario, devono poter ricevere nei
giorni feriali l’istruzione religiosa insieme con l’istruzione laica.
Se si considera il numero di persone che usufruiscono dei programmi
educativi della Chiesa, l’impatto più grande viene dai corsi
del seminario e dell’istituto, a cui sono iscritti 190.000 studenti”.

L’attività dell’Associazione studentesca dei Santi degli Ultimi
Giorni, iniziata nel 1966 nei campus universitari dello Utah e della
California meridionale, fu un esempio tipico di come si può usare
la correlazione nel programma educativo della Chiesa. Sotto la guida
dei dirigenti del sacerdozio, l’associazione coordinò gli sforzi
dei rioni e dei rami studenteschi, degli istituti di religione e delle
organizzazioni sociali connesse con la Chiesa.

Invece di competere fra loro, questi programmi si posero come obiettivo
comune quello di promuovere lo sviluppo spirituale e intellettuale degli
studenti. L’Associazione organizzò anche attività proprie,
e a volte servi come collegamento ufficiale tra i programmi della Chiesa
e le organizzazioni degli studenti dei campus universitari.

Il convegno internazionale dell’Associazione studentesca dei Santi
degli Ultimi Giorni, tenuta nel 1969 presso l’università dello
Utah, fu un’esperienza spirituale memorabile per gli oltre trecento
studenti intervenuti, scelti con cura e provenienti da università di
ogni parte degli Stati Uniti e del Canada. I dirigenti della Chiesa
desideravano rafforzarli perché si ponessero come guida ed esempio
e fossero fra gli altri studenti come la luce di un faro in un’epoca
di generale inquietudine e confusione.

L’oratore principale del convegno fu l’anziano Harold B. Lee. “Egli
raccontò esperienze personali di veri miracoli che gli erano
successi … Poi, nella seconda metà del suo discorso durato
un’ora e quindici minuti, lo stato d’animo dell’assemblea mutò …
L’anziano Lee concluse il suo discorso notevolmente emozionato, con
una forte e fervente testimonianza della verità delle sue convinzioni
così com’erano state espresse, e portando una personale, sentita
testimonianza che Dio vive. Egli parlò, come Suo speciale testimone
terreno, del modo in cui era giunto alla conoscenza di questa verità.
Ogni persona presente in quel luogo si rese conto che egli sapeva!” Per
un po’ di tempo dopo la preghiera di chiusura tutti rimasero seduti
in silenzio.

Nessuno voleva turbare l’atmosfera di quei momenti. Poi l’anziano Marion
D. Hanks, che aveva diretto il convegno, si diresse verso l’atrio della
cappella insieme con il fratello e la sorella Lee. “Fratello e
sorella Lee strinsero le mani, uno a uno, a un gruppo di giovani assolutamente
silenziosi, molti dei quali avevano gli occhi pieni di lacrime”.

NUOVE SFIDE PER I SANTI

Il secondo dopoguerra portò un generale smantellamento delle
istituzioni e delle tradizioni che in precedenza avevano determinato
stabilità e sicurezza sociale. La criminalità aumentò,
il crescente numero dei divorzi causò la disgregazione di un
numero maggiore di famiglie; si tendeva a vivere nelle grandi aree urbane,
dove la vita era febbrile e una serie di attrazioni spingeva i membri
delle famiglie in diverse direzioni, piuttosto che nelle zone rurali.

Certo il Vangelo costituiva una difesa, ma i santi non erano immuni
alle influenze di questi problemi sociali. Il presidente Harold B. Lee
si preoccupò di tutto ciò e sostenne la necessità che
ogni membro trovasse aiuto in ogni programma della Chiesa. Alcune fra
le più grandi prove per i santi si incontravano proprio nei campi
dell’equilibrio emotivo e della salute fisica. Per contrastare queste
difficoltà la Chiesa istituì dei programmi di servizio
sociale e sanitario.

Per affrontare determinati problemi sociali la Chiesa si servì di
tre programmi. Uno di essi era gestito dal dipartimento del benessere
sociale della Società di Soccorso, che serviva da ufficio adozioni
e forniva una famiglia e un tetto ai bambini abbandonati. Vi era poi
il programma di sistemazione di studenti indiani presso le famiglie
dei fedeli, che già fin dalla metà degli anni 50 aiutava
migliaia di ragazzi a ottenere una migliore istruzione.

Il programma di guida della gioventù, dal canto suo, forniva
consigli, assistenza e campeggi diurni ai giovani in difficoltà.
Per legge questi tre programmi dovevano servirsi dell’opera di assistenti
sociali professionisti, regolarmente autorizzati. Nel 1969 essi vennero
unificati e formarono il nuovo Dipartimento dei Servizi Sociali.

Fin dall’inizio il programma si sviluppò e arrivò a comprendere
una grande varietà di servizi. Furono istituiti speciali ricoveri
dove ricevevano assistenza le madri non sposate che, inoltre, venivano
incoraggiate dai dirigenti della Chiesa a formarsi una famiglia normale.
L’ufficio adozioni della Chiesa, poi, aiutava le coppie di coniugi senza
figli a trovare bambini in adozione e, analogamente, trovava famiglie
di membri della Chiesa a bambini in cerca di adozione.

Un altro servizio si occupava dei membri della Chiesa detenuti e delle
loro famiglie. Per loro venivano organizzate speciali serate familiari,
e inoltre essi ricevevano consigli e venivano aiutati a reinserirsi
nella società. Nel caso di membri afflitti da problemi di droga
o di alcool, i servizi sociali della Chiesa operavano in collaborazione
con gli enti pubblici e fornivano istruzioni ai dirigenti locali della
Chiesa.

In zone come gli Stati Uniti occidentali e il Canada, caratterizzati
da una forte presenza di santi, la Chiesa istituì degli enti
preposti all’assistenza sociale, che si avvalevano dell’opera di personale
regolarmente autorizzato e professionalmente preparato e operavano in
conformità coi regolamenti governativi.

Fin dai primi anni la Chiesa aveva sottolineato l’importanza della
salute fisica, e la Parola di Saggezza ne è l’esempio più lampante.
Nella seconda metà di questo secolo il numero degli ospedali
gestiti dalla Chiesa nello Utah, nell’Idaho e nel Wyoming era già arrivato
a quindici; ma all’inizio degli anni 70 il piano di salute della Chiesa
fu messo in un nuovo e ancor più grande rilievo.

Nel 1971 la Chiesa chiamò dei missionari che, oltre al normale
lavoro di proselitismo, per la prima volta fornivano anche istruzioni
specifiche su salute, alimentazione e misure igieniche. Mentre altri
organismi, governativi o religiosi, di solito si limitavano a finanziare
cliniche, in cui poteva essere curato un numero limitato di malati,
questi missionari, insistendo sulla prevenzione delle malattie attraverso
l’educazione sanitaria, potevano in pratica curare migliaia di malati.

Operando nell’ambito delle normali organizzazioni della Chiesa, facendo
uso di cartelli e di altri sussidi didattici, questi missionari insegnavano
ai bambini della Primaria, ad esempio, l’importanza di lavarsi le mani
prima di mangiare, e istruivano le sorelle della Società di Soccorso
su come preparare e conservare alimenti sani. In seguito essi ricevettero
incarichi più estesi e furono chiamati missionari dei servizi
di benessere o missionari con incarichi speciali.

La rinnovata enfasi posta dalla Chiesa sulla salute fu evidente quando,
nel 1974, la Chiesa decise di rinunciare alla proprietà dei suoi
ospedali. Dichiarò a questo proposito la Prima Presidenza: “E’ difficile
giustificare, data la crescente responsabilità della Chiesa nel
mondo, la presenza di strutture sanitarie solo in una determinata, ricca
zona geografica”. Invece la Chiesa decise di impiegare tutte le
sue risorse al fine di migliorare la salute dei santi di tutto il mondo
attraverso l’educazione sanitaria. Per gestire gli ospedali prima appartenenti
alla Chiesa fu costituita una società indipendente, la Intermountain
Health Care, Inc., che ne rilevò anche la proprietà."

Nel 1973 il Programma Generale di Benessere, i Servizi di Sanità e
i Servizi Sociali furono riuniti e formarono il nuovo dipartimento dei
Servizi di Benessere, sotto il controllo del Vescovato Presiedente.
Ciò fu fatto allo scopo di “unificare tutte le attività tese
a soddisfare qualsiasi necessità di ogni singola persona”.

Le specifiche necessità dei membri disabili sono state oggetto
di costante e sempre maggiore interesse da parte della Chiesa. Nel corso
degli anni la Chiesa ha diffuso pubblicazioni in braille o registrate
per i fedeli non vedenti. Sono stati organizzati inoltre speciali seminari
per le persone con difficoltà di apprendimento. I vescovi sono
stati invitati a coinvolgere di più nelle attività della
Chiesa i fedeli portatori di handicap.

Inviti sono stati rivolti perché gli insegnanti ciechi ricevessero
aiuto nella preparazione delle lezioni, e i fedeli costretti su sedie
a rotelle fossero aiutati ad andare in chiesa dai loro insegnanti familiari.
I giovani hanno imparato il linguaggio dei segni, traducendo per i loro
amici non udenti i discorsi tenuti in chiesa. E’ aumentato inoltre
in tutti gli Stati Uniti, il numero dei rami per i fedeli non udenti.

A questo proposito in una conferenza tenuta nel 1972 venne esaminata
la possibilità da parte della Chiesa di soddisfare ancor meglio
le necessità dei fedeli non udenti. Fu prodotto un film in inglese
per dimostrare che è possibile celebrare le ordinanze del sacerdozio
senza far uso della parola. Fu anche compilato un dizionario in inglese
allo scopo di unificare i segni usati per interpretare specifici termini
evangelici o connessi con la Chiesa.

L’inizio degli anni 70 fu anche un’epoca di crescente interesse per
le minoranze etniche. Queste ultime cominciarono a sentirsi sempre più fiere
del loro retaggio, e la Chiesa intraprese iniziative per venire incontro
alle loro esigenze. Nel 1970 il Comitato per gli Indiani cambiò denominazione
e si chiamò Comitato per i Lamaniti e le altre culture, perché fosse
evidente la maggiore ampiezza di interessi. Compito di questo comitato
non era amministrare dei programmi suoi, ma coordinare il lavoro svolto
dalle organizzazioni della Chiesa per le varie minoranze etniche.

Esso cercava anche di individuare metodi più efficaci di insegnamento
dei principi del Vangelo, tenuto conto della comprensione dei vari gruppi
culturali. Cercava pure di “raccogliere e conservare quegli aspetti
delle varie culture che potessero essere di beneficio agli altri membri
della Chiesa”.

Nel 1972 il presidente Harold B. Lee e i suoi consiglieri diedero istruzioni
ai dirigenti locali del sacerdozio di assumersi la responsabilità di
soddisfare in modo adeguato le esigenze delle minoranze etniche residenti
nell’ambito territoriale di loro competenza. In particolare fu dedicata
maggiore attenzione a coloro che non parlavano la lingua della maggioranza.

Conseguentemente fu possibile disporre di traduzioni, furono organizzati
corsi nella lingua del gruppo di minoranza e furono costituiti anche
rami e rioni indipendenti. Non tutte le necessità vennero soddisfatte,
ma venne raggiunto lo scopo principale, e cioè quello di coinvolgere
il più possibile i santi appartenenti a gruppi di minoranza nelle
principali attività della Chiesa.

Un’altra categoria di fedeli con particolari necessità, in numero
sempre crescente, erano gli adulti non sposati. Era evidente che le
attività tradizionali, concepite per le coppie sposate, non erano
adatte a soddisfare le necessità di questi fedeli. Proprio per
venire incontro alle esigenze di questa categoria di persone fu organizzato
a Salt Lake City, nell’agosto 1973, un ramo per soli adulti non sposati,
seguito da altri rioni. Per mezzo di programmi organizzati dal Sacerdozio
di Melchisedec e dalla Società di Soccorso la Chiesa intensificò le
sue attività per gli adulti non sposati.

I programmi sociali, le iniziative nel campo della salute e i programmi
connessi istituiti in questo secolo testimoniano di come la Chiesa,
sotto l’ispirazione divina, sia in grado di soddisfare le nuove necessità fin
dall’inizio del loro insorgere.

L’INCREMENTO DEI CANALI DI COMUNICAZIONE

Durante questi anni, in cui i programmi e le attività esistenti
venivano perfezionati e correlati e altri nascevano in risposta alle
nuove necessità, le Autorità generali sentirono vivamente
l’esigenza di incrementare i canali di comunicazione, allo scopo di
rafforzare i santi e i loro dirigenti di tutto il mondo. Ciò fu
realizzato in almeno tre distinte maniere.

Nel 1936 erano state istituite le regioni, per coordinare gli sforzi
dei diversi pali nel far funzionare il piano di benessere. Nel 1964
le responsabilità delle regioni furono ampliate, per comprendere
anche le attività organizzate dal sacerdozio. Tre anni dopo la
Prima Presidenza annunciò la nomina di rappresentanti regionali,
uomini di grande esperienza, che avrebbero dato istruzioni e sarebbero
stati una guida preziosa per i dirigenti di palo.’ Sotto la direzione
delle Autorità Generali essi diressero una serie di riunioni
nelle regioni loro assegnate per istruire, far conoscere e dare rilievo
ai programmi e alle attività della Chiesa. All’inizio furono
chiamati sessantanove rappresentanti regionali, ma negli anni seguenti
sia il loro numero che le loro mansioni aumentarono grandemente.

Un altro mezzo per incrementare le comunicazioni coi membri della Chiesa
in tutto il mondo furono le conferenze di area, la prima delle quali
fu tenuta nell’agosto 1971 a Manchester, in Inghilterra. Nel periodo
che precedette la conferenza la stampa, la radio e la televisione si
occuparono ampiamente dell’avvenimento. Quotidiani prestigiosi come
il Guardian, il Times, il Sunday Telegraph pubblicarono estesi servizi,
che ripercorrevano il progresso della Chiesa in Gran Bretagna e commentavano
favorevolmente principi come la Parola di Saggezza e le profezie moderne.

La BBC, poi, dedicò ai Mormoni un documentario televisivo di
cinquantacinque minuti. Le riunioni principali furono tenute al Belle
Vue Exhibition Center, nella King’s Hall, che per l’occasione assunse
l’aspetto del Tabernacolo di Salt Lake City, coi Fratelli seduti su
sedie rosse dall’alto schienale sistemate sul podio. Alle sessioni generali
intervennero da dodicimila a quattordicimila persone, cifra equivalente
a circa un quinto del numero dei santi della Gran Bretagna.

Rivolgendosi a questa grande moltitudine, il presidente Joseph Fielding
Smith affermò: “Siamo tutti membri di una Chiesa universale,
una Chiesa che detiene il piano della vita e della salvezza, una Chiesa
fondata dal Signore stesso in questi ultimi giorni per portare il Suo
messaggio di salvezza a tutti i Suoi figli sulla terra. E’ ormai
lontano il giorno in cui tutto ciò che la gente informata pensava
di noi era che fossimo uno strano popolo abitante in cima alle Montagne
Rocciose, in America…. Ora siamo diventati adulti, sia come chiesa
che come popolo”.

Parlando alla sessione conclusiva, la domenica pomeriggio, il rappresentante
regionale Derek A. Cuthbert, che aveva coordinato i preparativi per
la conferenza, disse: “Non è più necessario che
i membri britannici della Chiesa lascino la loro patria per prender
parte alle benedizioni che derivano dall’essere membri della Chiesa”.

Alla fine della conferenza tutta la congregazione si alzò in
piedi mentre il presidente Joseph Fielding Smith si preparava a lasciare
il podio. Erano tutti immobili, nessuno parlava se non sottovoce. “Era
come se nessuno volesse guastare l’atmosfera che aveva pervaso la conferenza.
C’era come un’atmosfera sacra nella King’s Hall. A testimonianza dello
spirito presente, la congregazione proruppe spontaneamente nel canto
dell’inno “Ti siam grati, o Signor, per il Profeta”. Poi
tutti cantarono: “Fino al giorno in cui ci rivedrem”.

L’anno seguente, appena un mese dopo che Harold B. Lee era diventato
presidente della Chiesa, si riunì a Città del Messico
un’altra conferenza di area. Pur di essere presenti, i santi percorsero
distanze anche di tremila miglia, a costo di grandi sacrifici. Un gruppo
di santi proveniente da Tijuana, nel Messico, viaggiò in autobus
per cinquantatre ore sedendosi a turno, perché a bordo vi erano
dieci persone in più dei posti disponibili!

Il venerdì sera venne presentato il programma culturale “Folklorico”,
durante il quale musicisti e danzatori provenienti da ogni parte del
Messico e dell’America Centrale diedero un saggio del loro talento.
Il sabato sera il presidente Lee intervenne personalmente a diversi
convegni del Sacerdozio di Aaronne, delle Giovani Donne, della Società di
Soccorso e del Sacerdozio di Melchisedec, riunitisi contemporaneamente
in diverse località nei dintorni di Città del Messico.

Le parole che pronunciò a ognuno di quei convegni ebbero il
potere di ispirare gli animi degli intervenuti. La domenica mattina
il Coro del Tabernacolo trasmise il suo consueto programma, ma stavolta
dall’auditorium nazionale di Chapultepec. Lacrime di commozione bagnarono
gli occhi di molte persone allorché il coro eseguì diversi
brani musicali in lingua spagnola. Durante la sessione del mattino fu
sostenuta la nuova Prima Presidenza, presenti tutti e tre i membri.
Era la prima volta che questo avveniva nel corso di una conferenza generale
di area.

In quella conferenza l’anziano Bruce R. McConkie enunciò il
nuovo principio del raduno. Ecco le sue parole: “Il luogo di raduno
dei santi messicani è il Messico; il luogo del raduno dei santi
guatemaltechi è il Guatemala; il luogo del raduno dei santi brasiliani è il
Brasile; e lo stesso vale per ogni paese del mondo. Il Giappone è per
i Giapponesi, la Corea per i Coreani, l’Australia per gli Australiani.
Ogni nazione sarà il luogo di raduno per i suoi abitanti”.

Negli anni successivi vennero tenute ulteriori conferenze di area in
Germania, Svezia e in altre parti del mondo. Anche i santi di quei luoghi
vi trovarono motivo di edificazione e di elevazione. Un altro mezzo
per mettersi in contatto coi santi di tutto il mondo, in modo particolare
con quelli residenti fuori dai confini di un palo organizzato o di una
missione, fu la Missione Internazionale, organizzata nel 1972.

Erano migliaia i santi isolati in luoghi come la Tanzania, lo Zambia,
il Marocco, la Guiana, la Nuova Guinea, l’Ungheria e l’Unione Sovietica.
Per lo più si trattava di inviati diplomatici, funzionari dei
ministeri degli esteri, rappresentanti di grandi società commerciali,
consulenti di agricoltura o di altri progetti di sviluppo. Soli o con
la propria famiglia, questi santi provenivano principalmente dagli Stati
Uniti o dal Canada, ma molti venivano anche dall’Inghilterra, dalla
Francia, dalla Germania, dalla Scandinavia e da altri paesi.

Dovunque si trovassero, di solito essi tenevano molto a essere membri
attivi della Chiesa. L’anziano Bernard P. Brockbank, il primo
presidente della Missione Internazionale, spiegò: “L’organizzazione
di questa missione si basa sulla convinzione che un fedele ha bisogno
di non sentirsi solo. In questo modo ha qualcuno a cui rivolgersi per
le proprie necessità, per ottenere risposta alle sue domande,
per essere consigliato o semplicemente per tenersi in contatto con la
Chiesa … Dovunque si trovi … la Chiesa è a portata di mano,
come la più vicina buca postale”.

Prima di tutto la Missione Internazionale, per mezzo della posta, facilitava
l’ordinazione di materiale della Chiesa, teneva aggiornata la documentazione,
riceveva decime e donazioni rilasciando le relative ricevute, coordinava
le interviste per l’avanzamento nel sacerdozio e per le raccomandazioni
per il tempio. In seguito essa contribuì in maniera determinante
ad aprire nuove zone all’insegnamento del Vangelo e all’attività della
Chiesa. Una volta aperti questi canali di comunicazione e correlati
perfettamente i propri programmi, la Chiesa era pronta ad accelerare
il compimento della propria missione globale.

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