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Storia della chiesa - Capitolo 7

L’ESPANSIONE DELLA CHIESA

SIN DAI PRIMI ANNI DOPO IL 1830 i Santi degli Ultimi
Giorni hanno riconosciuto negli Indiani americani un
residuo del casato d’Israele, al quale sono state fatte
grandi promesse. Riferendosi a queste persone come “Lamaniti”,
un profeta del Libro di Mormon dichiarò: “Ed
un giorno, in futuro, saranno condotti alla fede nella
Sua parola, e riconosceranno la falsità delle
tradizioni dei loro padri; e molti di essi saranno salvati” (Alma
9:17). I santi del 1830 credettero a queste promesse
e sin dai primi tempi della Chiesa si sono adoperati
per farle avverare.

LA CHIAMATA A INSEGNARE AI LAMANITI

La Chiesa aveva appena sei mesi quando Oliver Cowdery
fu chiamato per rivelazione a recarsi presso i Lamaniti
a predicare il Vangelo (vedi DeA 28:8). Successivamente
Peter Whitmer jun., Ziba Peterson e Parley P. Pratt furono
chiamati ad aiutarlo (vedi DeA 30:5; 32:1-3). Destinazione
dei missionari erano le “frontiere dei Lamaniti” (DeA
28:9).

Questa espressione era intesa come linea di confine
tra il Missouri e il territorio indiano ad Ovest. Da
più di vent’anni molti americani si agitavano
perché gli Indiani fossero spostati dagli Stati
dell’Est in un territorio indiano stabile nelle praterie
oltre quel confine.

In conseguenza di questa agitazione meno di quattro
mesi prima dell’emissione di questa chiamata ai missionari,
il presidente Andrew Jackson con la sua firma aveva trasformato
in legge il decreto “Indian Removal Act” (Decreto
di trasferimento degli Indiani, N.d.T). Gli indiani Shawnee
e Delaware dell’Ohio, precedendo questi sviluppi, si
trasferirono di loro iniziativa sin dal 1828-1829. Entrambe
queste tribù si stabilirono presso il Fiume Kansas,
subito ad ovest dei confini del Missouri.

Dopo la seconda conferenza della Chiesa i preparativi
per questo viaggio dei missionari cominciarono con diligenza.
Emma Smith e diverse altre sorelle si impegnarono a fornire
ai missionari gli indumenti necessari. Emma anche se
non stava bene, dedicava molte ore al giorno a cucire
indumenti adatti per ogni missionario. I santi della
zona di Fayette, Stato di New York, li rifornirono generosamente
di cibo, e Martin Harris dette loro numerose copie del
Libro di Mormon perché fossero distribuite.

Prima di partire i missionari si impegnarono per iscritto
a dare “ascolto a tutte le parole e consigli” di
Oliver Cowdery. Essi si impegnarono a proclamare “la
pienezza del Vangelo ai loro fratelli Lamaniti”.
Il 18 ottobre iniziarono il loro viaggio di oltre duemilaquattrocento
chilometri verso l’Ovest.

PRIMI SUCCESSI NELLA RISERVA OCCIDENTALE

I missionari fecero visita a una tribù amica
di indiani Seneca nella riserva di Cattaraugus, vicino
a Buffalo, Stato di New York, dove si fermarono abbastanza
a lungo per presentare il Libro di Mormon come una documentazione
dei loro antenati dimenticati.

“Fummo accolti con gentilezza, e molto interesse
fu da loro manifestato all’ascolto di questa notizia”,
ricorda Parley. Dopo aver lasciato agli indiani due copie
del libro, i missionari proseguirono il viaggio. Per
quanto è a nostra conoscenza quelli furono i primi
indiani americani che ascoltarono il messaggio della
restaurazione del Vangelo in questa dispensazione.

Quando gli anziani arrivarono nell’Ohio nord-orientale
si trovarono in una zona comunemente nota come Riserva
occidentale, poiché durante i tempi coloniali
era stata assegnata al Connecticut come “riserva
occidentale”. Parley P. Pratt conosceva questo
paese poiché era vissuto a Amherst, circa ottanta
chilometri a ovest di Kirtland, per circa quattro anni
prima della sua conversione alla Chiesa.

Parley aveva studiato sotto Sidney Rigdon, eminente
ministro di culto di quella zona, il quale presiedeva
a un gruppo di ricercatori (persone che cercavano il
ritorno al Cristianesimo del Nuovo Testamento). Qualche
tempo prima Sidney aveva unito i suoi sforzi a quelli
di un altro ricercatore, Alexander Campbell, e lo aveva
aiutato a fondare la chiesa chiamata Discepoli di Cristo,
noti anche come Campbelliti.

Ma Rigdon si trovò in disaccordo con Campbell
su alcune pratiche dottrinali e formò un suo proprio
gruppo, la Società dei Battisti Riformati. Per
i suoi precedenti stretti rapporti con Rigdon, l’anziano
Pratt convinse i suoi compagni di viaggio a fargli visita
a Mentor nell’Ohio, dove egli portò testimonianza
al suo ex-insegnante che la restaurazione del Vangelo
era avvenuta, inclusa la restaurazione dell’autorità divina.
Oliver Cowdery, testimone oculare della restaurazione
del sacerdozio, portò una testimonianza di prima
mano di quell’avvenimento.

Anche se Sidney trattò i missionari con cordialità e
rispetto, la sua non fu una conversione immediata. Egli
disse agli anziani: “Leggerò il vostro libro
e vedrò se merita la mia fede”. Gli anziani
chiesero quindi il permesso di esporre il loro messaggio
alla chiesa di Rigdon. Fu dato il consenso, “la
riunione fu adeguatamente pubblicizzata e si radunò una
numerosa e rispettabile congregazione”.

Alla fine della riunione Rigdon, con lodevole apertura
mentale, disse ai suoi ascoltatori che il messaggio che
avevano appena udito “era di natura straordinaria
e sicuramente meritevole della loro più attenta
considerazione”. Ricordò alla congregazione
il consiglio dato dall’Apostolo Paolo di esaminare ogni
cosa e ritenere il bene (vedi 1 Tessalonicesi 5:21).

Nel frattempo gli anziani non rimasero inattivi. A meno
di otto chilometri dall’abitazione di Rigdon a Mentor
si trovava il villaggio di Kirtland, dove vivevano numerosi
fedeli della congregazione di Sidney. I missionari predicarono
di casa in casa, ricevendo anche qui rispettosa attenzione.

Ben presto alcuni residenti si convinsero che nessuno
di loro possedeva l’autorità divina necessaria
per amministrare le ordinanze del Vangelo, e che nemmeno
essi erano stati battezzati con la giusta autorità.
Dopo molto studio e preghiera molte persone, incluso
Sidney Rigdon, chiesero il battesimo per mano dei missionari.

La notizia dei loro insegnamenti si propagò rapidamente.
Parley riferisce: “Le persone si affollavano attorno
a noi notte e giorno, sicché non avevamo tempo
per riposare e occuparci delle nostre cose. Le riunioni
venivano convocate in diverse località del vicinato,
e le moltitudini si radunavano chiedendo la nostra attenzione,
mentre migliaia di anime ci seguivano ogni giorno: alcune
per essere ammaestrate, altre per obbedire al Vangelo
e altre ancora per contestare o opporsi ai nostri insegnamenti”.

Meno di tre settimane dopo l’arrivo dei missionari centoventisette
persone erano state battezzate. Tra queste persone si
distinguevano Isaac Morley, Levi Hancock, Lyman Wight
e John Murdock, cittadini di buona reputazione di quella
zona che erano destinati a svolgere un ruolo importante
nelle future attività della Chiesa.

In seguito, ricordando il suo battesimo e l’effetto
che ebbe su di lui, John Murdock scrisse che “lo
Spirito del Signore era tangibilmente presente durante
la cerimonia, ed io uscii dall’acqua pieno di gioia e
cantai lodi a Dio e all’Agnello”. Un altro dei
primi convertiti dell’Ohio, Philo Dibble, che viveva
circa cinque chilometri a est di Kirtland, sentì parlare
di una “Bibbia d’oro”.

Spinto dalla curiosità andò a trovare
i missionari e, dopo aver sentito parlare Oliver Cowdery,
credette e si presentò per il battesimo. La descrizione
che egli fece del potere spirituale che accompagnò il
ricevimento dello Spirito Santo può essere un’indicazione
del motivo per cui tanti dei primi santi trovarono tanta
gioia nella restaurazione del Vangelo:

“Quando uscii dall’acqua capii che ero nato d’acqua
e di spirito, poiché la mia mente fu illuminata
dallo Spirito Santo … Quella sera, mentre ero a letto,
sentii quella che mi sembrò una mano sulla spalla
sinistra, e il mio corpo fu invaso da una sensazione
che mi sembrò come fibre di fuoco … Fui avvolto
da un’influenza celeste e, per la gioia, non riuscii
più a dormire”.

La breve sosta fatta dai missionari nella Riserva occidentale
quel novembre portò frutti immediati e duraturi.
Grazie alle conversioni fatte nell’Ohio il numero dei
membri della Chiesa fu più che raddoppiato in
appena tre settimane.

Avvenne quello che il Signore aveva promesso ai santi
per rivelazione: “Ecco, infatti, che il campo è già bianco,
pronto per la mietitura; ed ecco, chiunque impugna la
sua falce con tutta la sua forza può ammassarsi
le cose necessarie per non perire e portare la salvezza
alla sua anima” (DeA 4:4; vedi anche 11:3; 12:3).

I missionari ordinarono Sidney Rigdon e alcuni altri
e affidarono loro i compiti del ministero. In compagnia
di Frederick G. Williams, che aveva esercitato la medicina
a Kirtland prima della sua conversione, continuarono
il loro viaggio ad Ovest verso le “frontiere dei
Lamaniti”.

LA VISITA DEL PROFETA A NEW YORK

Poco dopo la partenza dei missionari da Kirtland Sidney
Rigdon e un suo buon amico, Edward Partridge, decisero
di recarsi a New York “per indagare ulteriormente” sull’origine
del Vangelo restaurato che era stato appena fatto conoscere
loro.

Lydia Partridge scrive: “Mio marito credeva parzialmente,
ma volle compiere un viaggio nello Stato di New York
e vedere il Profeta” prima di ritenersi soddisfatto.
Secondo Philo Dibble, Partridge andò anche a nome
di altri. Un vicino gli disse: “Abbiamo mandato
un uomo nello Stato di New York per scoprire la verità di
quest’opera; è un uomo che non mente”.

Arrivati a Manchester, nello Stato di New York, nel
dicembre 1830 Sidney e Edward seppero che Joseph viveva
presso i Whitmer nel Comune di Fayette, a una distanza
di trentadue chilometri. Svolta un’indagine presso i
vicini riguardo agli Smith, seppero che la loro reputazione
era stata impeccabile sino a quando Joseph aveva reso
nota la sua scoperta del Libro di Mormon.

Essi notarono anche l’ordine e la prosperità della
fattoria di questa famiglia. Edward e Sidney trovarono
il Profeta a casa dei suoi genitori a Waterloo, dove
Edward gli chiese di battezzarlo. Quattro giorni dopo
Edward fu ordinato anziano da Sidney Rigdon, suo amico
e compagno di viaggio.

Joseph Smith rimase favorevolmente impressionato da
Sidney e Edward sin dal principio. In seguito parlò di
quest’ultimo come di “un modello di pietà e
uno dei grandi uomini del Signore”. Poco dopo il
battesimo di Edward il Profeta ricevette delle rivelazioni
che stabilivano i doveri e le chiamate di entrambi questi
uomini. Per l’influenza che sapeva esercitare sui suoi
seguaci, il Signore paragonava Sidney a Giovanni Battista,
che aveva preparato la via per Gesù Cristo.

Il nuovo incarico di Sidney era quello di servire da
scrivano per Joseph Smith (vedi DeA 35:4, 20). Edward
fu chiamato a predicare il Vangelo “come con voce
di tromba” (DeA 36:1). Joseph Smith e Sidney Rigdon
furono esortati a rafforzare la Chiesa ovunque si trovava,
ma “più specialmente a Colesville; ecco,
infatti, essi mi pregano con molta fede” (DeA 37:2).

La fede dei santi di Colesville fu premiata con una
visita del Profeta e del suo nuovo compagno Sidney Rigdon.
In questa località la bravura di oratore di Sidney
si fece notare per la prima volta nella Chiesa quando
egli obbedì al comandamento ricevuto per rivelazione
di predicare il Vangelo e fare appello ai sacri profeti
per provare le sue parole (vedi DeA 35:23). Egli tenne
un sermone efficace e possente.

I santi dello Stato di New York ebbero anche la gioia
di conoscere importanti rivelazioni dottrinali date a
Joseph Smith. Tra il giugno e l’ottobre 1830 egli lavorò alla
revisione ispirata del libro della Genesi. Joseph disse
che a quel tempo: “si facevano spesso congetture
e si tenevano lunghe conversazioni sui libri menzionati
in vari punti dell’Antico e del Nuovo Testamento non
più disponibili. L’osservazione più comune
era: “Questi sono libri perduti”; ma sembra
che la chiesa dei primi Apostoli possedesse alcuni di
questi scritti, poiché Giuda menziona o cita la
profezia di Enoc, settimo dopo Adamo”.

Con grande gioia della Chiesa, che ora annoverava circa
settanta fedeli nello Stato di New York, il Signore rivelò una
parte dell’antico libro di Enoc che comprendeva una lunga
profezia riguardo al futuro. Tramite questo antico libro,
che ora si trova in Mosè 7, in Perla di Gran Prezzo,
il Signore “incoraggiò e rafforzò grandemente
la fede del Suo piccolo gregge … fornendo ulteriori
informazioni sulle Scritture” di quanto fossero
precedentemente conosciute."

IL VIAGGIO NEL MISSOURI

Nel frattempo i cinque missionari mandati dagli Indiani
continuavano a predicare il Vangelo a tutte le persone
che incontravano nel viaggio verso l’Ovest. Parley P.
Pratt scrive: “Alcune persone desideravano conoscere
e obbedire alla pienezza del Vangelo … Altre erano
piene di invidia, di rabbia e di menzogne”.

Ottanta chilometri a ovest di Kirtland, Parley fu arrestato
a seguito di un’accusa inconsistente, fu processato,
trovato colpevole e condannato a pagare una multa. Poiché non
era in grado di farlo, Parley passò la notte rinchiuso
in una locanda. Il mattino dopo ricevette una breve visita
dei suoi colleghi, che egli esortò a proseguire
il viaggio promettendo di raggiungerli presto.

Parley riferisce: “Dopo essere rimasto seduto
per qualche tempo davanti al camino sotto l’occhio vigile
della guardia, chiesi se potevo fare qualche passo all’aria
aperta. Uscii sulla pubblica piazza seguito subito da
lui. A questo punto gli dissi: “Signor Peabody, è in
grado di fare una bella corsa a piedi?” “No”,
mi rispose. “Ma il mio grosso bull-dog sì;
ed è stato addestrato per molti anni ad assistermi
nello svolgimento dei miei compiti. E’ in grado
di mettere a terra un uomo al mio comando”.

“Ebbene, signor Peabody, mi ha obbligato a fare
con lei un miglio, e io ne ho fatti due in sua compagnia.
Mi ha dato la possibilità di predicare e mi ha
fornito gentilmente vitto e alloggio. Ora devo riprendere
il mio viaggio; se è in grado di correre, può accompagnarmi.
La ringrazio per la sua generosità e le auguro
una buona giornata”.

Ripresi quindi il mio viaggio mentre egli rimaneva immobile,
incapace di muovere un solo passo… Si riprese dallo
stupore e cominciò a inseguirmi soltanto quando
ormai avevo su di lui un vantaggio di circa duecento
metri…

Mi veniva dietro, urlando e incitando il cane a prendermi.
Il cane, uno dei più grossi che avessi mai visto,
ormai mi incalzava con tutta la sua furia. La guardia
continuava l’inseguimento, batteva le mani e gridava: “Prendilo,
prendilo. Ti dico di prenderlo! Buttalo a terra!” puntando
il dito nella mia direzione.

Il cane stava ormai per raggiungermi e mi aspettavo
che balzasse su di me da un momento all’altro, quando
improvvisamente ebbi un’idea geniale per spedire il cane
nel bosco davanti a me. Puntai il dito in quella direzione,
battei le mani e cominciai a gridare, imitando la guardia.
Il cane mi passò accanto e con rinnovata foga
corse verso il bosco, sospinto sia da me che dalla guardia
che correvamo nella stessa direzione”.

Avendo eluso sia il cane che l’agente di polizia, l’anziano
Pratt si riunì ai suoi compagni seguendo un’altra
strada. Parley in seguito seppe che Simeon Carter, al
quale egli aveva lasciato una copia del Libro di Mormon,
insieme a circa altre sessanta persone di quella zona
si era unito alla Chiesa e aveva formato un ramo.

I missionari non avevano dimenticato il loro incarico
di predicare il Vangelo agli Indiani americani. A Sandusky,
nell’Ohio, si fermarono per alcuni giorni presso gli
indiani Wyandot. Parley scrive: “Essi gioirono
per la buona novella, ci raccomandarono a Dio e ci chiesero
di scrivere per informarli sul nostro successo presso
le tribù che stavano ancora più a ovest”.

Era ormai inverno quando gli intrepidi missionari lasciarono
Sandusky per Cincinnati, percorrendo a piedi tutta la
distanza. L’inverno del 1830-1831 è ricordato
negli annali del Midwest come un inverno particolarmente
nevoso.

L’ultima parte del dicembre 1830 fu “particolarmente
fredda, con accecanti e violente tormente di neve e cieli
costantemente coperti di nuvole, che davano vita a bufere
tali da paralizzare la vita nella prateria.
Le tormente continuavano per giorni interi, senza un
attimo di sosta - all’inizio causando stupore, poi terrore,
poi orrore, a mano a mano che diventavano una minaccia
per la vita degli uomini e degli animali”.

A Cincinnati, nell’Ohio, cinque giorni prima di Natale
gli anziani salirono su un battello diretto a St. Louis.
Tuttavia i blocchi di ghiaccio ostruivano il Fiume Ohio
e ciò li obbligò a sbarcare a Cairo, nell’Illinois,
e a continuare il viaggio a piedi. Quando erano a circa
trenta chilometri da St. Louis una tempesta di pioggia
e neve li obbligò a una sosta di una settimana,
poiché in alcuni posti la coltre di neve era alta
più di novanta centimetri.

Procedettero lentamente verso l’Ovest, affondando nella
neve alta fino ai ginocchi per giorni interi senza trovare
un tetto o un fuoco a cui riscaldarsi, “con il
gelido vento di nord-ovest che ci soffiava sul volto
con una forza che quasi raschiava via la pelle”,
scrisse Parley. Il freddo era talmente intenso che la
neve non si sciolse neppure a mezzogiorno sui muri rivolti
a sud per quasi sei settimane.

Essi portavano negli zaini che gravarono sulle loro
spalle per oltre cinquecento chilometri i loro indumenti
di ricambio, libri e cibo. Tutto quello che avevano da
mangiare era pane di mais congelato e maiale crudo. Parley
disse che il pane era “così gelato che i
denti riuscivano appena a scalfirne la crosta”.
Per un mese e mezzo essi sopportarono stenti e patimenti
in questo viaggio da Kirtland a Independence. Il 13 gennaio
1831 i missionari arrivarono a Independence, nel Missouri,
raggiungendo quella che allora era l’estrema frontiera
occidentale degli Stati Uniti.

LA PREDICAZIONE DEL VANGELO

Ormai vicini alla loro destinazione, i missionari trovarono
alloggio nella casa del colonnello Robert Patterson,
sul confine occidentale del Missouri, in attesa che le
condizioni atmosferiche migliorassero. Intorno all’1
febbraio Peter Whitmer e Ziba Peterson aprirono una sartoria
a Independence per guadagnare il denaro di cui avevano
bisogno, mentre Oliver Cowdery, Parley P. Pratt e Frederick
G. Williams si inoltrarono nei territori indiani per
predicare e far conoscere il Libro di Mormon.

Trovarono una persona disposta ad ascoltarli in William
Anderson, il vecchio capo degli indiani Delaware, figlio
di padre scandinavo e di madre indiana. Questo capo si
era rifiutato di ascoltare gli altri cristiani, ma fu
finalmente persuaso ad ascoltare i missionari.

Quando circa quaranta capi tribù si furono messi
a loro agio nella tenda del capo, Oliver Cowdery fu invitato
a parlare. Egli ottenne rapidamente la fiducia dei suoi
ascoltatori quando raccontò il lungo e difficile
viaggio che avevano compiuto dall’Est per portare loro
l’annuncio contenuto nel Libro di Mormon.

Egli riconobbe la difficile situazione in cui si trovavano
gli Indiani a quel tempo: una volta erano molti, ora
erano pochi; una volta i loro possedimenti erano grandi,
ora erano piccoli.

Con molta abilità egli seppe esporre la storia
del Libro di Mormon nel suo racconto: “Migliaia
di anni fa, quando gli antenati degli uomini rossi dimoravano
in pace e possedevano tutto il paese, il Grande Spirito
parlava con loro, e rivelava le sue leggi ai loro savi
e profeti”.

Oliver disse loro che questa loro storia e le profezie
delle “cose che dovevano accadere ai loro figli
negli ultimi giorni” erano scritte in un libro.
Egli promise che, se avessero accettato e seguito i dettami
di questo libro, il loro “Grande Padre” li
avrebbe resi di nuovo prosperi e li avrebbe riportati
alla loro passata grandezza.

Spiegò poi che egli e i suoi compagni erano venuti
a portare loro delle copie del libro che conteneva il
segreto del loro futuro successo. Il capo Anderson espresse
la sua gratitudine per la bontà degli uomini bianchi: “Questo
ci fa bene qui” disse egli mettendosi la mano sul
cuore.

“Ora qui è inverno; noi siamo nuovi coloni
in questo posto; la neve è alta; il nostro bestiame
e i nostri cavalli stanno morendo; le nostre tende sono
povere; in primavera ci aspetta molto lavoro perché dovremo
costruire case e recinzioni e poderi; ma costruiremo
anche una casa di riunione dove voi potrete leggere per
noi e insegnarci altre cose intorno al libro dei nostri
padri e alla volontà del Grande Spirito”.

Gli anziani “continuarono per diversi giorni a
istruire l’anziano capo e molti membri della sua tribù”.
Il desiderio degli Indiani di conoscere meglio il Libro
di Mormon cresceva ogni giorno e gli anziani, trovate
alcune persone che sapevano leggere, distribuirono tra
loro delle copie, e i lettori collaborarono a diffondere
la parola.

Il controllo di quella zona era affidato agli agenti
del governo per gli Indiani, e purtroppo i missionari
non avevano ottenuto il permesso necessario per entrare
nei territori indiani a predicare il Vangelo. L’agente
locale per gli Indiani immediatamente li informò che
stavano violando la legge e ordinò loro di desistere
sino a quando avessero ottenuto il permesso necessario
dal generale William Clark, sovrintendente per gli affari
indiani a St. Louis.

Parley P. Pratt tuttavia dichiara che quando la notizia
del successo dei missionari raggiunse gli insediamenti
di frontiera nel Missouri “destò la gelosia
e l’invidia degli agenti per gli Indiani e dei ministri
settari, al punto che ci fu ordinato di lasciare i territori
indiani come disturbatosi della quiete pubblica, e fummo
anche minacciati di un intervento militare se non avessimo
aderito all’ordinanza”.

In una lettera datata 14 febbraio 1831 Oliver Cowdery
scrisse al generale Clark per spiegare che egli rappresentava
un’associazione religiosa con sede nello Stato di New
York, e che desiderava istituire “scuole per l’istruzione
dei bambini indiani e anche per insegnare ai più grandi
la religione cristiana”. Egli disse che lo avrebbero
fatto “senza interferire con l’operato delle altre
missioni istituite”.

Non sappiamo se Clark rispose mai a questa richiesta,
o se concesse il permesso desiderato. I missionari si
stabilirono a Independence e predicarono il Vangelo alle
persone interessate di quel centro.

Nel frattempo Parley P. Pratt fu incaricato di ritornare
all’Est per riferire sul risultato della missione e prendere
altre copie del Libro di Mormon. Dopo la sua partenza
l’interesse degli altri missionari per gli Indiani crebbe
considerevolmente quando vennero a conoscenza dell’esistenza
dei Navajo, numerosa e laboriosa tribù che viveva
a circa cinquecento chilometri a ovest di Santa Fe. Le
circostanze tuttavia costrinsero i missionari ad abbandonare
ogni ulteriore tentativo di portare il Vangelo ad altre
tribù indiane.

VALUTAZIONE DEL VIAGGIO MISSIONARIO

Anche se la “missione ai Lamaniti” non ebbe
molto successo nel fare proseliti tra gli Indiani americani,
ebbe un grande impatto sulla successiva storia della
Chiesa. Non soltanto portò il Vangelo per la prima
volta a questo residuo del casato di Israele, ma creò la
consapevolezza di quanto erano importanti quei popoli
agli occhi del Signore.

In termini di conversioni e di effetto immediato la
missione ebbe molto successo tra i coloni bianchi della
Riserva occidentale. Molte persone, che avrebbero esercitato
una significativa influenza sul progresso della Chiesa,
furono prese nella rete del Vangelo nell’Ohio.

Nel giro di pochi mesi c’erano più membri della
Chiesa nell’Ohio che nello Stato di New York; così,
quando le condizioni esistenti nello Stato di New York
imposero un trasferimento, l’Ohio fu designato dal Signore
come luogo di raduno e sede della Chiesa.

Per un altro aspetto quella missione dimostrò il
potere stimolante del Libro di Mormon come mezzo di conversione
e come prova della forza prodotta dalla conversione.
Questo libro di Scritture fu il mezzo per cambiare il
corso della vita di molte persone.

La missione presso i Lamaniti aprì anche
la via a rivelazioni future riguardanti il paese di Sion,
anche
se questo aspetto della questione non fu subito riconosciuto.
La località precisa del centro di Sion non era
stata ancora rivelata, sebbene il Signore avesse già indicato
ai santi che Sion sarebbe stata “sulle frontiere
dei Lamaniti” (DeA 28:9). Cinque persone che erano
colonne della Chiesa ora avevano un’esperienza diretta
di quella regione e potevano testimoniare che era una
terra favorevole.

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