Renato Marini - aprile 2003
La Chiesa Cattolica ha tramandato fino a prima del
Concilio Vaticano II molti riti e gesti liturgici
che avevano un significato simbolico risalente alla
chiesa dei primi secoli. Perso il senso del simbolo
e divenuti gesti vuoti, questi riti sono stati quasi
tutti soppressi nella messa moderna. Ma vale la pena
di analizzarli per vedere quali fossero questi simboli
mistici della liturgia della prima chiesa cristiana.
CHIESA E TEMPIO
Gli Ebrei ed i primi Cristiani avevano due diversi
momenti di adorazione. Una adorazione settimanale
fatta nella sinagoga (Beth Kenneseth = Casa delle
Assemblee) durante la quale i fedeli cantavano, pregavano,
ascoltavano la lettura dei Sacri Testi e ricevevano
istruzioni sulla morale e sulla teologia. Ed una
adorazione saltuaria nel tempio (Beth Miqdash = Casa
Santa) ; non ci sono tradizioni scritte che spieghino
chiaramente cosa facessero gli ebrei ed i primi cristiani
nel tempio ma è possibile che una volta perduto
il tempio i primi cristiani abbiano iniziato a fare
nelle Case d’Assemblea (in greco Kasa Ecclesia,
da cui Chiesa) le cerimonie simboliche che facevano
nel tempio.
Probabilmente i riti dei Cristiani differivano in
qualche parte da quelli degli Ebrei, così come
differiva il giorno dedicato al culto (il primo giorno
anziché il sabato). E’ probabile che
il rito della Comunione, la Santa Cena, abbia sostituito
altri riti legati al mangiare, presenti nella liturgia
templare antica. Ma è probabile che le cerimonie
fatte nei primi secoli nelle chiese cristiane contenessero
una parte dei simboli del tempio ebraico.
Nei primi secoli della sua storia la Chiesa di Gesù Cristo
teneva due diverse riunioni: una era tenuta al mattino,
era aperta anche ai non battezzati, era chiamata
Messa dei Catecumeni (Missa Catecumenorum) e consisteva
in canti, preghiere, lettura delle Scritture, esortazioni
morali e spiegazioni dottrinali. L’altra era
chiamata Messa dei Santi (Missa Sacramentorum) si
teneva alla sera, era riservata ai battezzati, e
comprendeva dei riti simbolici culminanti con la
Santa Comunione.
ARCHITETTURA TEMPLARE
La struttura delle chiese, fino al XI secolo, era
costituita come il tempio ebraico: dopo la porta
di ingresso c’era un atrio chiamato Atrium
(Tenebroso) ; una parete o una balaustra segnava
la fine dell’atrio e apriva l’accesso
alla navata centrale chiamata Battisterio, oltre
la quale, dopo un’altra balaustra od una ringhiera,
iniziava l’area dell’altare, chiamata
Presbiterio. Quasi sempre dopo l’altare c’era
una abside, uno spazio a semicerchio e con il tetto
a volta. Esisteva inoltre una stanza laterale, chiamata
sacrestia, dove si vestivano i sacerdoti che officiavano
al rito. Nelle chiese antiche il fonte battesimale
era posto subito dopo l’ingresso della navata,
oltre la prima balaustra. Il Tabernacolo era il simbolo
della presenza di Dio ed era posto nell’abside,
oltre l’altare, separato da questo da un velo.
Più tardi il Tabernacolo venne posto subito
dopo l’altare, ma sempre da esso separato da
una tendina.
In tempi successivi il Tabernacolo venne
messo sopra l’altare e la tendina venne sostituita
da una prima porta, aperta la quale c’era la
porta del Tabernacolo. Attualmente il tabernacolo
cattolico ha una sola porta.
Il significato simbolico di questa architettura è semplice.
L’atrio è aperto a tutti, ed è come
il cortile esterno del tempio ebraico. La prima parete
o balaustra rappresentava la seconda cerchia di mura,
che racchiudevano il cortile interno, riservato ai
Leviti.
Nella chiesa cristiana primitiva la navata
centrale (Battisterio) era riservata ai battezzati,
come indicava il fonte posto appena dentro la porta.
Solo i sacerdoti potevano poi oltrepassare la seconda
balaustra ed entrare nel Presbiterio, dove era posto
l’altare.
Il passaggio da una parte all’altra,
attraverso le balaustre, simboleggia il progresso
dalla vita “senza Dio” (atrio) alla vita
da Cristiano (battisterio) alla vita dedicata al
servizio sacerdotale (presbiterio).
Il tabernacolo anticamente rappresentava la dimora
di Dio; quando gli imperatori romani, da Costantino
in poi e fino al trattato di Worms fra Impero e Chiesa
del 1122, decretarono il cristianesimo religione
di Stato, essi misero la propria statua o la propria
immagine, od addirittura la propria sedia, nel tabernacolo,
al posto riservato nel tempio a Dio, come profetizzato
da Paolo: “Quel giorno (il ritorno di Cristo)
non verrà se prima non sia venuta l’apostasia
e non si stato manifestato l’uomo del peccato,
il figliolo della perdizione, l’avversario,
colui che s’innalza sopra tutto quello che è chiamato
Dio, al punto di porsi a sedere nel tempio di Dio,
mostrando se stesso e dicendo che egli è Dio” (2
Tess. 2:4).
Dopo l’estromissione dell’imperatore
dalle chiese il posto del tabernacolo tornò ad
essere dedicato a Dio, come era prima.
LA LITURGIA DELLA MESSA
Il rito della Messa ha un ricco simbolismo nel quale
il sacerdote personifica ciascun cristiano, agendo
per procura a nome di tutti i fedeli nel rappresentare
il mistero della salvezza.
Anche gli abiti indossati
dal sacerdote sono sempre stati ricchi di significati
simbolici che rimandano alle cerimonie del tempio
ebraico, pur senza ricopiarle esattamente. Alcuni
scritti di Cirillo, vescovo di Gerusalemme del 4° secolo
contengono alcune interessanti spiegazioni.
L’ABLUZIONE
La prima cosa che faceva il sacerdote quando entrava
in chiesa era l’abluzione: anticamente era
una vera e propria abluzione con acqua, nella quale
il sacerdote si toccava alcune parti del corpo con
le dita bagnate con l’acqua consacrata: la
fronte, gli occhi, le labbra, le spalle ed il cuore.
Poi questa abluzione venne ridotta ad un semplice “segno
della croce” fatto con le dita bagnate in una
bacinella d’acqua santa, toccando la fronte,
il cuore, le due spalle e la bocca. Questa abluzione
era parte del rituale sacerdotale ebraico fin dai
tempi di Mosè e per i Cristiani era un richiamo
del battesimo.
Fino al 4° secolo quando i Catecumeni entravano
nel Battisterio per essere battezzati guardavano
verso occidente (la regione delle tenebre) ed alzavano
la mano per rinunciare a Satana ed alla loro vita “senza
Dio”. Poi si giravano verso oriente, la regione
della luce, per iniziare la loro nuova vita. Nelle
costruzione delle chiese si faceva il possibile per
avere una finestra od una fonte di luce sul lato
orientale, per avere un segno visibile della luce
mistica che guidava quelli che entravano nel fonte
battesimale.
L’UNZIONE
Dopo l’abluzione simbolica, il sacerdote toccava
una ampolla di olio e poi si toccava con le dita
la fronte, gli organi di senso, ed il petto. Questa
unzione ridotta richiamava l’unzione più completa
che ogni cristiano aveva ricevuto dopo il battesimo
di acqua. Nella tradizione ebraica se l’acqua
puliva dalle colpe era l’unzione con olio che
rendeva sani e santi. Cirillo descrive l’unzione
post battesimale come il segno che uno è divenuto
veramente Cristiano, cioè Unto, proprio come
Cristo era l’Unto.
Il lavaggio e l’unzione simbolicamente eseguita
in specifiche parti del corpo è un rito antichissimo:
la fronte è la sede del pensiero, gli occhi
sono le cose che si guardano, ma anche le verità che
si vedono, le orecchie le cose che si ascoltano ma
anche la capacità di obbedire; le labbra sono
le parole che si dicono ma anche il dire le cose
di Dio; il naso è ciò che si odora
ma anche la capacità di percepire i profumi
che sono l’essenza delle cose; le spalle sono
la capacità di agire e di fare il bene; il
petto è la sede dei sentimenti e della capacità di
amare.
Prima dell’ ultima cena Gesù istituì una
ordinanza sacerdotale che veniva fatta nel tempio,
il lavaggio dei piedi. I piedi sono simbolo del camminare
e quindi dell’andare dove il Signore manda.
Lavando i piedi degli apostoli Gesù esegue
due riti: insegna loro ad essere servitori e non
sovrani, e li ordina per essere suoi messaggeri in
tutto il mondo.
LA VESTE BIANCA
Sempre a ricordo del battesimo, dopo l’unzione
il sacerdote si toglieva gli abiti della strada e
indossava un camice; più tardi il camice venne
indossato sopra gli abiti normali. Il camice era
una veste bianca di lino, un antichissimo simbolo
di purezza e di santità. Indossato il camice
il sacerdote stringeva ai fianchi una corda bianca
annodata, che probabilmente anticamente reggeva un
grembiule, come facevano i sacerdoti ebraici (vedere
Levitico 16:4). Dal testo del Levitico nella lingua
ebraica (non è così nella traduzione
italiana del Luzzi) si capisce che i sacerdoti nel
tempio ebraico indossavano delle brache di lino sopra
la pelle, prima di indossare la veste, sulla quale
era annodata la cintura.
LA COTTA CON I SIMBOLI
Sopra il camice il sacerdote indossava una cotta
bianca, una veste corta con merletti sui bordi. Secondo
alcune testimonianze pittoriche dei primi secoli
cristiani su questa veste erano riportati i simboli
del sacerdozio, poi trasformati in disegni geometrici
ornamentali. Se il camice è il simbolo della
purezza, la cotta è il simbolo del nuovo uomo
nato col battesimo. Assieme alla veste bianca i neobattezzati
ricevevano un nuovo nome, come menzionato in Apocalisse
2:17, simbolo dell’uomo nuovo sorto dalla morte
del vecchio. Questa pratica rimase solo per chi si
faceva monaco o veniva eletto Papa.
LA STOLA
Sopra la cotta il sacerdote indossava una stola,
appoggiata sulla spalla sinistra e legata sul fianco
destro, oppure appoggiata su entrambe le spalle e
pendente lungo il petto fino alle gambe. La stola
anticamente era simbolo dell’investitura sacerdotale
di agire con autorità divina e conteneva i
simboli dell’autorità. Con la stola
addosso il sacerdote rappresentava Cristo ed agiva
a Suo nome.
LA PIANETA
Sopra la cotta e la stola il sacerdote indossava
la Pianeta, simile all’Efod degli Ebrei: una
veste piana di colori sgargianti che nascondeva gli
abiti sacerdotali e simboleggiava “la gloria
di Dio” che il sacerdote assumeva su di sé per
celebrare il rito per tutti i Santi.
IL BERRETTO
In testa il sacerdote metteva un berretto: nei primi
secoli questo berretto era simile a quello dei leviti,
rotondo e con due punte, usato ancora oggi dai vescovi.
Dopo il 10° secolo il berretto usato dai sacerdoti
mutò forma e divenne tondo alla base e quadrato
alla sommità. Il cerchio è simbolo
del cielo, il quadrato è simbolo della terra.
Il berretto tondo e quadro simboleggiava che i pensieri
andavano dalla terra al cielo. La cordicella che
anticamente legava il berretto alla pianeta divenne
poi un fiocco pendente sul retro della testa, prima
di scomparire del tutto. Il significato simbolico
del legare una cosa ad un’altra è di ricordare
che devono essere mantenute assieme: simbolicamente
le attività della testa (i pensieri e le opinioni)
devono essere mantenute collegate alle attività del
ministero sacerdotale rappresentato dalla pianeta.
RAPPRESENTAZIONE DEL MISTERO DELLA SALVEZZA
La celebrazione della Messa è in realtà una
rappresentazione del mistero della salvezza. Inizia
con l’ammissione del nostro stato decaduto,
prosegue con la professione di fede in Dio, in Gesù Cristo
e nello Spirito Santo, e si conclude con la promessa
della salvezza tramite l’espiazione di Cristo.
La partecipazione alla Comunione è simbolo
della Santa Cena di Gesù con gli apostoli,
ed è il biglietto di ingresso nel Santo dei
Santi. Tutti i fedeli si alzavano dai loro posti
e venivano sulla balaustra, davanti alla porta del
Presbiterio, per prendere i simboli di Cristo crocifisso
dalle mani del sacerdote.
E’ interessante notare alcuni gesti eseguiti
dal sacerdote durante la messa, ed il loro senso
mistico.
MANI ALZATE
Le braccia tese e dirette verso qualcuno sono un
antico simbolo di richiesta, di invocazione, di domanda
di risposta, ma anche di stretta collaborazione.
Nella mistica ebraica il lato destro è simbolo
del corpo e della terra, mentre il sinistro è simbolo
dello spirito e del cielo. Gesù sta alla destra
del Padre, è il Dio della Terra. Alzare al
cielo il braccio destro vuol dire invocare Dio per
le cose materiali; alzare il braccio sinistro vuol
dire invocarLo per le cose spirituali. Alzare entrambe
le braccia vuol dire invocare Dio per ogni nostra
necessità, e voler comunicare con Lui sia
per le cose materiali che per quelle spirituali.
Nella lingua ebraica PEI vuol dire “la mia
bocca”; LE vuol dire “verso, collegare”;
EL vuol dire “Dio”. L’espressione
PEI LE EL significa letteralmente “La mia bocca
rivolta verso Dio”.
BRACCIO A SQUADRA
Altre volte il sacerdote, specialmente quando prega,
non alza le braccia al cielo, ma le tiene piegate
a squadra, con le mani rivolte verso il cielo. Nella
mistica ebraica il braccio piegato a squadra è simbolo
dell’agire, del fare. Alzare l’avambraccio
destro verso il cielo vuol dire impegnarsi a lavorare
nelle cose materiali per obbedire a Dio. Alzare l’avambraccio
sinistro vuol dire impegnarsi a lavorare nelle cose
spirituali per obbedire a Dio.
MANO A COPPA
Cirillo spiega che quando il sacerdote prendeva
in mano l’ostia, la teneva con tre dita della
mano destra, mentre la sinistra veniva messa a forma
di coppa, e nella coppa veniva appoggiata la mano
destra. La mano a coppa è un simbolo del calice
con cui si raccolgono le benedizioni del cielo. Allungare
le mani in avanti con le palme verso l’alto
e le dita piegate a coppa è un gesto che il
sacerdote esegue quando chiede una benedizione a
Dio
MANO STESA
Un’altra posizione che il sacerdote usa nella
preghiera è la mano stesa, con le dita allungate
e in linea con il palmo. La mano non forma una coppa
ma una tavola, su cui Dio può scrivere. Tenere
le braccia lungo i fianchi, piegare gli avambracci
a 45° verso l’alto e tenere le mani stese
vuol dire “Signore, parlami, io ti ascolto”.
UOMO O ANGELO DI DIO
A volte il sacerdote celebrava guardando il tabernacolo
e voltando le spalle ai fedeli, per simboleggiare
che era un emissario del popolo che si presentava
alla porta della Casa di Dio a nome del popolo.
Altre volte il sacerdote si girava con la faccia
verso il popolo e la schiena al tabernacolo, per
mostrare che in quel momento è inviato di
Dio, per dare istruzioni al popolo.
IL LIBRO DEI VIVI E DEI MORTI
Prima della Comunione il sacerdote appoggiava sull’altare
due tavolette ripiegate, dette Dittico, sulle quali
erano scritti i nomi di persone malate o decedute
per le quali qualcuno desiderava che l’assemblea
pregasse. Il sacerdote recitava una preghiera che
veniva inizialmente ripetuta coralmente dal popolo.
In seguito il popolo si limitò a intercalare
ogni brano della preghiera con l’ espressione
di consenso ebraica Amen.
L’ABBRACCIO SACERDOTALE
Fino all’8° secolo subito prima della
Comunione veniva eseguito il “Santo bacio” di
cui parlò anche Paolo (1 Cor. 16:20), detto
da Pietro “Bacio d’amore fraterno” (1
Pie.5:14) . Il sacerdote lo dava al diacono, e questi
lo distribuiva ai chierici che rappresentavano il
popolo; poi tutti i presenti abbracciavano un loro
vicino, uomo con uomo e donna con donna. L’abbraccio
sacerdotale è un antico gesto che racchiude
un profondo e ricco significato simbolico. Nell’abbraccio
il mio piede deve stare sullo stesso pezzo di terra
del tuo, a indicare una comunione di fede. Le mie
ginocchia sono pronte a sostenere le tue se vacillano,
e viceversa. Il mio cuore è accanto al tuo
cuore. Una mano è sulla tua spalla per consolarti,
l’altra è sulla schiena, per proteggerti.
La mia bocca è accanto al tuo orecchio, per
parlarti in segreto. I miei occhi non vedono i tuoi,
in segno di totale fiducia.
IL VELO PER LE DONNE
All’interno della chiesa gli uomini dovevano
in antico restare separati dalle donne, e queste
dovevano mettere sul capo un velo che coprisse capelli
e viso. Anche Paolo parla di questo rito che non
ha origini sociali ma mistiche. Il velo sul capo è simbolo
antichissimo di sottomissione, e ricorda la frase
detta da Dio ad Eva nel Giardino, dopo la caduta. “L’uomo
dominerà su di te”. Sebbene l’uomo
abbia per millenni interpretato questo dominio come
un diritto a comandare sulla donna, come suggerisce
il significato latino da Domare, il senso ebraico
del termine è diverso: Meshòl indica
governare dando una visione, mostrando la strada,
essendo emblema di un potere più elevato,
come per indicare che l’Uomo ha ricevuto da
Dio l’incarico di essere guida e protettore
per la Donna, non dispotico tiranno.
CONCLUSIONE
E’ innegabile che la tradizione Cattolica
abbia tramandato per secoli riti templari che ha
trasferito nella liturgia domenicale, perdendone
via via il significato. E’ probabile che questi
riti ed il loro contenuto simbolico facessero parte
degli insegnamenti dati dagli apostoli alla prime
chiese, ed è anche probabile che gli apostoli
avessero ricevuto questi insegnamenti da Gesù Cristo
durante i 40 giorni in cui spiegò loro molte
cose relative al Regno di Dio, prima di salire al
cielo.
Quando Joseph Smith restaurò le cerimonie
simboliche del tempio riportò alla conoscenza
dei santi dei riti che erano andati perduti o che
erano stati corrotti, come parte della restaurazione
di tutte le cose. La forte somiglianza di queste
cerimonie con alcuni aspetti della Sacra Missa Sacramentorum
della Chiesa Cattolica dei primi secoli è un
ulteriore testimonianza dell’apostasia avvenuta
nel mondo cristiano e della restaurazione avveratasi
negli ultimi giorni.


