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UN
IMPRONTA INDELEBILE

Uno
studio di famosi scienziati ha messo in evidenza una
particolarit‡ genetica dei cohanÏm, i sacerdoti adibiti al
servizio del Santuario; la scienza sembra confermare ciÚ
che Ë scritto nella Tor‡

Un sabato mattina
del dicembre scorso, il professore Karl Skorecki si era
recato alla funzione del giorno santo in sinagoga, a
pregare e a seguire la lettura della Tor‡. Secondo la
tradizione il primo a essere chiamato per questa lettura Ë
un cohËn, ossia un discendente diretto di AharÚn in linea
paterna, e il professore, appartenendo a questa categoria,
era solitamente il primo a rispondere allíaliy‡ (chiamata
della Tor‡). Quel sabato, perÚ, in sinagoga era presente
un ospite, anchíegli cohËn, che fu invitato al posto suo.
Questo fatto rappresentÚ un piccolo sconvolgimento nella
routine settimanale dello studioso, il quale si lasciÚ
trascinare da riflessioni fino allora inusuali. IniziÚ a
pensare a cosa potesse accomunare lui e quello straniero,
cosÏ diversi e lontani da un canto, ma vicinissimi in
quanto entrambi cohanÏm dallíaltro. CosÏ il professore
Skorecki, famoso neurologo allíospedale R‡mbam di Haifa e
direttore della sezione di medicina molecolare
dellíUniversit‡ del Technion sempre a Haifa, decise di
intraprendere una ricerca per scoprire e verificare un
eventuale legame genetico tra i cohanÏm del mondo. Il
Corriere della Sera di domenica 19 luglio ha riportato in
breve la notizia della ricerca in quanto,
comprensibilmente, non rappresenta un fatto di grande
rilevanza per il pubblico italiano. Dal canto nostro
abbiamo invece scelto di riportarne i risultati finora
raggiunti, che hanno suscitato curiosit‡ e interesse nel
mondo ebraico, analizzandoli pi˘ approfonditamente e
proponendo alcune riflessioni. Il professore israeliano e
un gruppo di scienziati provenienti dal Centro di
Antropologia Genetica dellíUniversity College di Londra,
dallíUniversit‡ di Toronto e di Tucson (Arizona),
prelevarono alcune cellule da 188 ebrei di tre continenti
ñ America, Europa e Asia ñ di cui 68 erano cohanÏm.
Studiando la sequenza del cromosoma Y del loro DNA, che
puÚ presentarsi in diverse forme in individui diversi,
individuarono uníimpronta genetica simile solo nella
popolazione maschile appartenente alla stirpe dei cohanÏm.
PoichÈ líappartenenza a questo gruppo di ebrei, come a
quello dei leviÏm, viene trasmessa per via patrilineare
(contrariamente alla matrilinearit‡ di trasmissione
dellíappartenenza al popolo ebraico), i genetisti hanno
sottoposto a prove di laboratorio solo i cromosomi Y,
quelli appunto trasmessi dal padre. Per verificare questa
omogeneit‡ nella mutazione genetica tra gli appartenenti
alla dinastia sacerdotale, venne scelto un campione
composto da un insieme quanto pi˘ eterogeneo di persone
che, oltre a vivere in paesi diversi, erano alcune di
origine sefardita (di provenienza e tradizione spagnola e
orientale), altre ashkenazita (Europa centrale e
orientale). Inoltre, i ricercatori hanno evitato di
individuare i cohanÏm tramite i cognomi molto diffusi in
queste famiglie quali CohËn, Rappaport o Tawil,
privilegiando quelli meno noti. Calcolando la frequenza
media della comparsa di una mutazione, Ë possibile
risalire cronologicamente al progenitore che líha
presentata per la prima volta. CosÏ gli scienziati sono
riusciti a giungere allíorigine di questa stirpe il cui
patriarca, secondo le loro ipotesi, visse in tempi
piuttosto remoti, ossia tra i 2650 e i 3180 anni fa
allíincirca, periodo compreso tra líesodo dallíEgitto e la
distruzione del primo Santuario. A parte i margini di
errore cui la statistica Ë sempre sottoposta soprattutto
quando si tratta di stime a lungo termine, questi dati
scientifici si avvicinano visibilmente allíinsegnamento
impartito dalla Tor‡ sulla differenza dei sacerdoti
rispetto alle altre famiglie del popolo ebraico e che
iniziÚ 3310 anni fa.


Rappresentanti del
Popolo

Come esiste una
netta correlazione tra merito e funzione, cosÏ Ë possibile
ipotizzare un nesso tra la posizione particolare dei
cohanÏm allíinterno del popolo ebraico e la loro
peculiarit‡ genetica, ovvero un rapporto di causalit‡ tra
il fattore spirituale e quello biologico. Prendiamo il
cohËn per eccellenza, il primo della storia: AharÚn. Egli
Ë chiamato da D-o per compiere i sacrifici, ovvero
espletare la pratica che consente di avvicinarsi al
Creatore (la parola oaxw korb‡n - sacrificio ha la radice
nel verbo axw kar‡v - avvicinare). Nel versetto: E tu
avvicina tuo fratello AharÚn e con lui i suoi figli dal
resto dei figli di IsraËl per renderlo mio sacerdote
(Esodo 28, 1) troviamo líorigine della sua elezione.
Probabilmente, perÚ, AharÚn era gi‡ destinato al suo
compito. Ancora prima della sua nascita, la madre YochËved
e la sorella Miry‡m erano le levatrici alle quali il
faraone aveva ordinato di supervisionare líuccisione di
ogni neonato maschio ebreo. Le due donne, perÚ, opposero
resistenza a questo decreto criminale e non si prestarono
al compito infame che era stato loro assegnato,
continuando invece a prodigarsi a favore della
sopravvivenza del loro popolo. Scegliendo di agire in
questa maniera si esposero a gravi rischi, poichÈ se
fossero state scoperte sarebbero state indubbiamente
giustiziate. Ma YochËved e Miry‡m ebbero fede in D-o che
non mancÚ di ricompensarle, oltre che di assisterle e
proteggerle: poichÈ quelle levatrici temettero D-o, Egli
le ricompensÚ con delle case (Esodo 1, 21). Secondo il
commento di R‡shi, case significa dinastie importanti:
cosÏ AharÚn, figlio di YochËved viene predestinato ad
essere il progenitore dei cohanÏm, e da Miry‡m nascer‡ la
stirpe regale. Da questo episodio impariamo che AharÚn era
designato fin da alora ad essere il rappresentante del
popolo di fronte a D-o. La necessit‡ per il popolo ebraico
di avere qualcuno che lo guidi e lo aiuti ad avvicinarsi
al Creatore Ë da sempre fondamentale. Il libro dei Numeri
(cap. 16) ci narra la sommossa fomentata da KÚrach ñ un
cugino di MoshÈ e di AharÚn ñ che, tra le altre cose,
espresse il suo dissenso nei confronti della necessit‡ di
avere un Sommo Sacerdote e non soltanto perchÈ questo
importante ruolo spirituale fosse ricoperto da AharÚn,
benchÈ, a suo avviso, spettasse a lui. ´Vi siete
impadroniti di troppe coseª esclamÚ rivolgendosi a MoshÈ e
ad AharÚn, ´i membri della congregazione sono tutti santi
e D-o Ë fra di loro!ª. KÚrach parlava indubbiamente spinto
da sentimenti negativi quali líinvidia e la brama di
onori, e le sue intenzioni erano tuttíaltro che
costruttive. La sua argomentazione potrebbe perÚ apparire
comprensibile se non si tiene conto di alcuni aspetti
fondamentali della vita ebraica. Il popolo di Israele si
deve dedicare allo studio della Tor‡ e allíosservanza
delle mitzvÚt, considerandole la sua unica priorit‡.
Díaltro canto Ë tenuto anche a lavorare e faticare per
procurarsi i mezzi di sostentamento e, anche se qualunque
attivit‡ deve essere condotta conformemente agli
insegnamenti della Tor‡, il lavoro comporta un lieve e
momentaneo distacco dalla spiritualit‡. Chi dedica varie
ore al giorno al lavoro della terra, per esempio, stenta a
consacrare tutti i suoi pensieri e le sue azioni a D-o:
sono necessari i cohanÏm che fungono da intermediari. Essi
non potevano possedere terre perchÈ dovevano dedicarsi
completamente ad attivit‡ spirituali: per questo potevano
aiutare e guidare gli ebrei. Tutto ciÚ richiedeva molta
pazienza e buona volont‡, ma soprattutto un amore
incondizionato per il prossimo, un affetto che non conosce
barriere. Ma perchÈ proprio a loro ñ ai cohanÏm, i
discendenti di AharÚn ñ venivano assegnati questi delicati
compiti? La risposta sta ancora una volta nella natura e
nelle qualit‡ del loro patriarca. Nelle Massime dei Padri,
AharÚn Ë infatti descritto come colui che ama la pace e
insegue la pace (1, 12). A questo proposito, il Midr‡sh
racconta che si impegnava sempre a far regnare la pace fra
le persone e in particolare fra i coniugi qualora la
discordia avesse preso il sopravvento. Il versetto
continua insegnandoci ancora che AharÚn amava le creature
e le avvicinava alla Tor‡. Proprio il suo amore per il
prossimo e per il Creatore rivela il lato speciale di
questo grande personaggio e spiega perchÈ furono scelti
proprio i suoi figli come rappresentanti del popolo
davanti alla Shechin‡, la Presenza Divina, nel servizio
quotidiano al Santuario. Solo chi ha sentimenti
profondamente puri e positivi verso sÈ e gli altri, solo
chi ama veramente il prossimo puÚ chiedere a D-o
líespiazione delle colpe e la benedizione per tutti.
AharÚn dimostrÚ di possedere queste importanti qualit‡. La
vita del sacerdote ruotava attorno al servizio nel
Santuario, alla pratica dei sacrifici, al rito della
KetÚret (un insieme di undici spezie profumate che
venivano bruciate sullíAltare díOro) e una volta allíanno
il CohËn GadÚl, entrava nel KodËsh HakodashÏm, ovvero la
parte pi˘ sacra del Tempio, in cui era riposta líArca
Santa contenente le Tavole della Legge: vi entrava per
chiedere, nel giorno di Kipp˘r, il perdono per tutto il
popolo. I cohanÏm conducevano quindi una vita particolare
ed eseguivano compiti diversi dal resto del popolo: oggi,
tramite la scienza, abbiamo potuto scoprire che la loro
particolarit‡ Ë anche incisa nel codice del DNA. Domani,
in un futuro prossimo, le ricerche della scienza potrannno
dimostrare la peculiarit‡ genetica dei leviÏm e della
stirpe reale di DavÏd, confermando una volta di pi˘ gli
insegnamenti eterni della Tor‡ e i valori della tradizione
ebraica.

Articolo fornito da Roberto Asioli

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