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Il governo del Sacerdozio

di Renato Marini

I libri di storia illustrano molte forme di governo che gli uomini hanno messo in atto, tentando di trovare il modo di permettere una vita sociale rispettosa dei diritti di tutti. Lasciamo perdere quei tentativi che partivano da desideri malvagi o che hanno assunto forme prepotenti e violente. Restiamo sulle forme di governo onestamente messe in atto per il bene della società e confrontiamole con il tipo di governo che Dio ha rivelato in Dottrina e Alleanze.

Nel mondo, anche nelle chiese, ci sono due principi di base per governare:

  • Il Principio di Autorità (Principio di Presidenza)
  • Il Principio del Consenso (Consenso Comune)

I governi del mondo usano o l’uno o l’altro, oppure una miscela dei due. Vediamoli in dettaglio.

Principio di Autorità

Il diritto di decidere spetta ad un presidente, un capo, che si può avvalere di vari consiglieri, ma che è il solo a prendere la decisione finale. Esempi: il Duce nel Fascismo, i Dittatori della Grecia, i Re e gli Imperatori, ecc. Una forma “plurale” di questa forma di governo è costituita da una presidenza, cioè più persone. Esempi: il Triumvirato romano, il Gran Consiglio del Fascismo, il Consiglio di Amministrazione di una società, ecc. Questa forma di governo si basa sull’obbedienza. In altre parole, il presidente si aspetta che il popolo obbedisca alla sua voce per il solo fatto che egli è il capo. Anche senza arrivare a despoti che si reputano scelti da Dio, il principio di autorità assegna al capo il diritto di decidere, ed al popolo il dovere di obbedire.

Principio del Consenso

Il diritto di decidere spetta al popolo, o per unanimità o per maggioranza, e le varie figure del governo hanno solo il compito di attuare le decisioni prese dal popolo. Esempio: le città stato della Grecia antica, le associazioni governate dall’assemblea dei soci, ecc. Non c’è alcun singolo che possa decidere: la scelta viene fatta dal popolo, di solito a maggioranza. Una forma ridotta di questa forma di governo è la democrazia rappresentativa, nella quale il popolo (numeroso) sceglie dei rappresentanti (pochi) che svolgono la funzione che il principio riserva al popolo, cioè di decidere. Esempio: il Parlamento della Repubblica Italiana. Il concetto di rappresentanza è un inquinamento del Principio di Autorità nel Principio di Consenso, in quanto il popolo una volta scelti i pochi rappresentanti, perde ogni possibilità di decidere da sé. Se il numero degli eletti è piccolo, questi potrebbero diventare una presidenza, instaurando di fatto un governo basato sul Principio di Autorità, lasciando al Principio di Consenso solo la scelta degli eletti, i quali poi di fatto decideranno per tutti.

Questa forma di governo si basa sul libero arbitrio, cioè sulla convinzione personale. Ogni singolo esprime la sua opinione e prevale l’opinione più condivisa.

Pro e Contro

Il principio di autorità presenta dei vantaggi rispetto al principio di consenso, che possiamo così riassumere:

Velocità nel prendere decisioni – il presidente decide da solo, mentre il processo necessario per avere una decisione da parte del popolo richiede tempi lunghi: convocazione, illustrazione delle varie posizioni, dibattito, ecc. Basta vedere i tempi dei lavori di un Parlamento rispetto ai tempi di una decisione di un re.

Chiarezza e purezza delle scelte – il presidente decide secondo la sua convinzione, mentre un consiglio (specialmente se molto numeroso) si trova ad avere opinioni discordanti, e quasi sempre si arriva ad una decisione che è un compromesso che non rispecchia nessuna delle opinioni di partenza e che rappresenta solo ciò che ciascuno è disposto ad accettare.

Chiara attribuzione delle responsabilità – il presidente si assume la responsabilità delle sue scelte, perché lui ne è l’autore unico. In un consiglio (come un Parlamento) nessun singolo è responsabile della decisione finale, perché è frutto dell’accordo di molti. Tutti possono sottrarsi alla responsabilità dicendo che loro hanno solo espresso la loro opinione ma che la decisione finale è stata presa da altri

Nessuna contesa – il fatto che il capo decide ed il popolo obbedisce evita la formazione di diverse fazioni e quindi di contese e lotte di opinioni.

Presenta dei vantaggi rispetto al principio di autorità:

L’obbedienza richiesta dal principio di autorità non fa crescere il popolo e non forma una classe dirigente diffusa, mentre il consenso comune spinge ad una maggiore partecipazione, favorisce l’uso del libero arbitrio e stimola la capacità di analisi nel popolo. La necessità di ottenere il consenso del popolo impedisce la nascita di un governo dispotico e autoritario; finché nessuno ha tutto il potere, nessuno può mettersi al di sopra degli altri.

Una decisione assembleare è molto meno soggetta alle emotività del momento rispetto ad una decisione presa da un singolo. Quando molte teste valutano la stessa questione, emergono soluzioni a cui una persona sola non sarebbe arrivata.

Sistemi misti

Nel mondo si sono avuti esempi di governo basato solo sul principio di autorità, come le monarchie e gli imperi. Si sono visti governi basati solo sul principio di consenso, magari ridotto dal principio di rappresentanza, come nelle repubbliche. Nei tempi moderni la maggior parte delle società hanno scelto delle forme di governo che sono un miscuglio dei due principi, variamente distribuiti.

La costituzione degli Stati Uniti concede al Presidente i poteri derivanti dal principio di autorità, ma le leggi vengono fatte dal Congresso, in base al principio di consenso. Il giudice decide da solo la sentenza in un processo, ma la colpevolezza è decisa da una giuria. Il pubblico ministero decide da solo chi perseguire, ma il popolo decide se farlo stare in quella posizione o se mandarlo a casa. L’equilibrio fra autorità e consenso è molto ben bilanciato.

La costituzione italiana non riconosce autorità a nessun singolo individuo, a nessun livello. Anche il capo del governo deriva la sua autorità dal consenso del Parlamento. Solo nella Magistratura il pubblico ministero non deve rispondere a nessuno, ma le sentenze sono di solito emesse da un collegio anziché da un singolo. In realtà c’è un forte squilibrio a favore del principio di consenso.

La forma di governo del Vangelo

La Chiesa usa una forma di governo che riconosce la stessa importanza ad entrambi i principi, nonostante siano obiettivamente opposti e contrari. Non viene tentato nessun bilanciamento dei poteri, ma devono essere applicati entrambi. Il Principio di autorità è chiamato Principio di Presidenza.(DeA 107:21-22)

Ad ogni livello esiste una Presidenza (forma plurale di autorità) nella quale il presidente ha l’autorità e le chiavi per decidere. Il presidente non deriva la sua nomina da una votazione del popolo, ma da una decisione di un presidente di livello superiore. D’altra parte anche il Principio di Consenso è presente a tutti i livelli (nei Consigli e come popolo) (DeA 28:13).

Il Principio di Consenso nella Chiesa non è ridotto dall’elezione di rappresentanti. La partecipazione alle scelte è individuale a tutti i livelli.

(DeA 20:61-62)

Ad ogni membro viene chiesto di esprimere il suo accordo alle decisioni prese dal presidente. Non si tratta di un accordo solo formale, scontato e certo. Se il consenso diviene una formalità, sparisce il suo valore e la Chiesa viene guidata solo dal principio di presidenza, come i governi autoritari del mondo. La grande differenza del governo del Vangelo rispetto a quello del mondo sta in questo: i due principi sono equivalenti e nessuno prevale sull’altro, a nessun livello e in nessun aspetto del processo di decisione. Non è una miscela fra i due principi, nella quale ciascuno cede in una certa misura all’altro, ma una applicazione parallela ed equivalente di entrambi i principi. Il popolo riconosce al presidente il diritto di presidenza, ed il presidente riconosce al popolo il diritto del consenso.

Questa opposta dualità funziona benissimo finché presidente e popolo la pensano allo stesso modo e quindi il consenso alle decisioni del singolo è garantito. Ma se c’è una diversità di opinioni fra i due corpi, questo sistema divino non può funzionare (si bloccherebbe il processo decisionale) se non viene introdotto un terzo elemento che possa trasformare il dualismo in un triangolo. Mentre la bilancia è simbolo del governo dell’uomo il triangolo è simbolo del governo di Dio. Se il presidente cerca la guida dello Spirito Santo per prendere la sua decisione ed anche il popolo cerca la guida dello Spirito Santo nel valutare se dare il proprio consenso, ogni eventuale differenza di opinione sarà risolta.

Il terzo principio che forma il triangolo è il Principio di Rivelazione.

Sentire i consiglieri (DeA 84:109-110)

Ricerca del consenso (DeA 107:27,30,31)

Ricerca della rivelazione (DeA 52:2,4,14-17,18-19; DeA 8:9-11)

Processo della rivelazione (DeA 9:8-9)

Anche se inizialmente i due corpi della Chiesa (la presidenza ed il popolo, oppure il presidente ed i suoi consiglieri) hanno opinioni diverse, la ricerca della rivelazione divina li condurrà ad una posizione comune, se la ricerca è fatta tramite la preghiera della fede. A volte sarà il popolo a rendersi conto che la decisione della presidenza è corretta, a volte sarà il presidente a capire che sono i consiglieri ad essere nel giusto, a volte tutti vedranno che erano tutti nell’errore ed uscirà una terza decisione. Sempre che ciascuno abbia come obiettivo non la propria gloria, ma quella di Dio.

Nella Chiesa quindi ogni decisione deve essere presa da più persone, e ciascuna deve ricevere per rivelazione da Dio la conferma di quale sia la decisione giusta. Se il Principio di Rivelazione non funziona, prevale o il Principio di Presidenza o il Principio di Consenso, a seconda della cultura generale del popolo e dei dirigenti. In questo caso il governo del Sacerdozio non si differenzia molto da quello del mondo.

Questo modo di governare ha un punto debole, che è l’orgoglio degli interessarti. Se uno (sia presidente, consigliere o membro del popolo) comincia a voler esercitare un dominio ingiusto con un qualsiasi grado di coercizione, tutto il processo si blocca e perde la sua potenzialità divina. (DeA 121:37, 39)

Come funziona il governo del sacerdozio

Prendiamo come esempio la chiamata di una presidentessa della Società di Soccorso da parte di un vescovato. Chiamiamo con le seguenti sigle i tre principi sopra esposti:

PP= principio di presidenza

CC= principio del consenso comune

SS= principio di rivelazione tramite lo Spirito Santo

Vediamo le varie fasi di una chiamata, come dovrebbe essere fatta nella Chiesa di Gesù Cristo:

PP= Il vescovo consulta i suoi consiglieri e trovano il consenso su una persona

CC= il vescovo rivolge la chiamata alla persona e chiede se accetta la chiamata

SS= la persona scelta chiede a Dio se questa chiamata viene da Lui

CC= la persona accetta la chiamata perché convinta dallo SS che la chiamata viene da Dio

PP= il vescovo propone la nuova presidentessa alle sorelle e chiede il sostegno

SS= ogni sorella chiede la guida dello Spirito Santo per dare il proprio voto di sostegno alla nuova presidentessa

CC= ciascuna sorella vota a favore della persona proposta

PP= se il voto è favorevole, la sorella viene messa a parte per l’incarico

Se la sorella prescelta non riceve da Dio la conferma che quella chiamata venga da Dio, o se il voto delle sorelle non è favorevole, il vescovato riconsidera la chiamata, con un nuovo ciclo PP+SS+CC. I dirigenti dovrebbero resistere alla tentazione di pensare che la propria rivelazione abbia un valore maggiore di quella della sorella prescelta, o delle sorelle nel loro insieme. Lo Spirito Santo risponde a ciascuno secondo la Sua saggezza e se diverse persone ricevono diverse risposte vuol dire che la verità è più complessa di quanto sembrava all’inizio e richiede una maggiore quantità di meditazione, di preghiera e di rivelazione.

Se anche dopo lunghe preghiere non si arriva ad una decisione comune, che tutti ritengano giusta, forse la decisione proposta non è quella giusta o forse non è ancora matura. Sempre escludendo che qualcuno nel consiglio si sia lasciato prendere dallo spirito di orgoglio e resista alla voce dello Spirito. Se il caso è questo ultimo, la preghiera comune rivelerà certamente chi sia in armonia con lo spirito e chi no. Ciascuno sentirà dentro di sé o il “cuore ardere” o “uno stupore di pensiero.”

Ogni volta che dirigenti e popolo della Chiesa hanno messo in atto con fede e preghiera questo modello di governo, senza rinunciare a nessuno dei tre vertici del triangolo, la Chiesa è cresciuta in fede ed in numero. Quando dirigenti o popolo hanno soppresso uno dei tre vertici, la Chiesa è stata governata con i modelli del mondo e non è cresciuta né spiritualmente né numericamente.

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