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L'ESPULSIONE DALLA CONTEA DI JACKSON
IL PROFETA JOSEPH e quelli che lo accompagnarono nel
Missouri nell'estate del 1831 furono pieni di gioia nell'apprendere
che la Contea di Jackson era il luogo in cui sarebbe
sorta la Sion degli ultimi giorni. Non prevedevano che
entro due anni i santi sarebbero stati scacciati dalle
loro case del Missouri occidentale; sebbene i membri
della Chiesa fossero ignari delle persecuzioni che li
aspettavano, il Signore aveva detto loro che la gloria
di Sion sarebbe venuta soltanto “dopo molta tribolazione” (DeA
58:4).
L’anno 1833 fu un anno di tribolazioni per i santi
della Contea di Jackson nel Missouri. Sorsero infatti
conflitti irriducibili con i loro vicini su questioni
diverse, sì da indurre alcuni residenti a prendere
delle iniziative contro i membri della Chiesa. Il conflitto
iniziò durante l'estate, e a novembre gruppi di
facinorosi riuscirono a scacciare senza misericordia
i santi dalle loro case e al di là del Fiume Missouri
con le peggiori condizioni atmosferiche.
LA NECESSITA’ DI PENTIRSI
Alla fine del 1832 nella Contea di Jackson c'erano più di
ottocento santi divisi in cinque rami. Quasi ogni settimana
arrivavano nuove persone, che costruivano là le
loro case. Sette sommi sacerdoti: Oliver Cowdery, William
W. Phelps, John Whitmer, Sidney Gilbert, Edward Partridge,
Isaac Morley e John Corrill furono nominati da Joseph
Smith a presiedere agli affari della Chiesa in rapida
espansione nel paese di Sion. Questi fratelli chiamarono
altri anziani a presiedere ai singoli rami.
Alcuni membri della Chiesa cercarono tuttavia di aggirare
i loro dirigenti nel Missouri ignorando la loro autorità a
presiedere, e resero così più difficile
mettere ordine in alcuni rami. Altri “cercarono
di ottenere eredità in qualche modo diverso da
quello prescritto dalle leggi della consacrazione e del
ministero”.
L’anziano Phelps scrisse una lettera a Joseph
Smith a Kirtland riguardo a questo dilemma e ricevette
una pronta risposta contenente istruzioni rivelate. Il
Signore ammoniva coloro che avevano evaso le leggi rivelate
che essi non erano degni di avere i loro nomi “iscritti
presso il popolo di Dio” o “nel libro della
legge di Dio” (DeA 85:3, 5).
A John Whitmer nella sua veste di storico della Chiesa,
fu comandato di tenere un registro di coloro che avevano
ricevuto “legalmente” le loro eredità dal
vescovo Edward Partridge, oltre che di coloro che in
seguito diventarono apostati (vedi DeA 85:1-2).
Altre difficoltà sorsero a Sion. Piccole gelosie,
avidità, leggerezza, incredulità e una
generale trascuratezza nell'osservare i comandamenti
di Dio vennero all'attenzione del Profeta. Alcuni abitanti
di Sion arrivarono ad accusare Joseph Smith di “cercare
poteri e autorità sovrani” e affermarono
che egli stava di proposito rimandando l'istituzione
di Sion.
Il Profeta rispose a queste accuse con atteggiamento
conciliante e inviò una copia della “Foglia
d'Ulivo” (DeA 88): “Anche se i nostri fratelli
di Sion indulgono a cattivi sentimenti verso di noi,
il che non è in accordo con i requisiti della
nuova alleanza, tuttavia abbiamo la soddisfazione di
sapere che il Signore ci approva e che ci ha accettati
e che ha stabilito il Suo nome a Kirtland per la salvezza
delle nazioni . . . Se Sion non si purifica, Egli cercherà un
altro popolo ... Pentitevi, pentitevi, questa è la
parola di Dio a Sion”.
Nello stesso tempo un consiglio tenuto a Kirtland incaricò Hyrum
Smith e Orson Hyde di scrivere una lettera di rimproveri
alla Chiesa nel Missouri. Questa lettera conteneva un
severo ammonimento: “Pentitevi, pentitevi, altrimenti
Sion deve soffrire, poiché la maledizione e il
giudizio devono scendere su di essa”.
La lettera continuava implorando i santi a leggere e
obbedire alle Scritture e a umiliarsi dinanzi a Dio. “Essi
non sono venuti a Sion per vivere nell'indolenza, per
trascurare le cose di Dio; ma devono essere diligenti
e fedeli nell'obbedire alla nuova alleanza”.
Dopo il ricevimento della rivelazione della “Foglia
d'Ulivo” un consiglio di sommi sacerdoti fu tenuto
il 26 febbraio 1833 e fu deciso di convocare solenni
assemblee in ogni ramo (vedi DeA 88:70). David Pettigrew
scrisse nel suo diario che il vescovo Partridge chiamò queste
assemblee “giorno di confessione e di pentimento”.
Anche gli anziani Oliver Cowdery, William W. Phelps
e John Corrill scrissero alle autorità di Kirtland
in favore dei santi di Sion per esprimere il loro desiderio
di osservare in futuro i comandamenti. Il Signore si
compiacque di questo nuovo atteggiamento e rivelò al
Profeta che gli angeli gioivano per i santi del Missouri
(vedi DeA 90:34).
ASPETTATIVE OTTIMISTICHE PER IL FUTURO
La migrazione di nuovi santi nel Missouri durante la
primavera e l'inizio dell'estate del 1833 fu superiore
a quella della precedente stagione. Parley P. Pratt ricorda
che, man mano che i nuovi arrivati acquistavano terreni,
costruivano case e coltivavano la terra, “pace
e prosperità ricompensavano le loro fatiche e
il deserto diventava un campo fertile, mentre i luoghi
prima deserti cominciavano a fiorire come la rosa”.
I santi si radunavano ogni domenica nei loro rami per
rendere il culto. L’armonia esisteva tra loro durante
i primi giorni di giugno. Parley dice: “Raramente,
o forse mai, vi era stato sulla terra un popolo più felice
della Chiesa dei santi”.
Durante l'estate una scuola per gli anziani fu istituita
a Sion sul modello della Scuola dei Profeti di Kirtland.
Parley P. Pratt fu chiamato a presiedere e a insegnare
a una classe di circa sessanta anziani, che si radunavano
all'ombra degli alberi. L’anziano Pratt ricorda
con nostalgia: “Là grandi benedizioni si
riversavano su di noi, e molte cose grandi e meravigliose
venivano manifestate e insegnate.
Il Signore mi dava grande saggezza e mi consentiva di
istruire e edificare gli anziani”. Durante quelle
riunioni alcuni fratelli ricevettero il dono delle lingue.
Nel frattempo W. W. Phelps continuava a preparare il
Libro dei Comandamenti per la pubblicazione e stampava
il giornale Evening and Morning Star, che usciva ogni
mese.
Verso la fine di giugno del 1833 il Profeta inviò ai
santi del Missouri un piano per la costruzione della
città di Sion e del suo tempio. La città era
progettata per una popolazione di quindici-ventimila
abitanti e copriva una superficie di circa 2,6 chilometri
quadrati, divisa in isolati di quattro ettari e in appezzamenti
di duemila metri quadrati, su ognuno dei quali doveva
sorgere una sola casa.
Si doveva costruire un complesso di ventiquattro templi
da usare come case di culto. Le scuole dovevano trovarsi
in due isolati centrali. Le terre a nord e a sud della
città dovevano essere usate per fienili, stalle
e fattorie. Il contadino, come il mercante e il meccanico,
doveva vivere in città per godere di tutti i vantaggi
sociali, culturali e educativi che essa offriva.
Purtroppo l'azione della plebaglia impedì l'attuazione
di questo piano, anche se molti dei suoi concetti fondamentali
furono usati in seguito dai Santi degli Ultimi Giorni
nel Missouri settentrionale, a Nauvoo, nell'Illinois
e in centinaia di altri insediamenti nell'Ovest.
LE CAUSE DEL CONFLITTO NELLA CONTEA DI JACKSON
La felice e favorevole condizione dei santi nella Contea
di Jackson cambiò improvvisamente nel luglio 1833.
I vecchi abitanti di quella regione diventavano sempre
più sospettosi man mano che cresceva, e con rapidità,
il numero dei membri della Chiesa nella Contea di Jackson.
Molti temevano che presto sarebbero stati superati per
numero dai nuovi pellegrini spinti da motivi religiosi
che provenivano dall'Est. I “vecchi coloni” provenivano
da un ambiente diverso da quello dei Santi degli Ultimi
Giorni che arrivavano nel Missouri, ed era naturale che
sorgessero divergenze di natura culturale, politica,
religiosa ed economica.
Gli abitanti della Contea di Jackson erano gente rozza
che proveniva dalle regioni montane di diversi stati
del Sud e si era stabilita ai confini occidentali degli
Stati Uniti per essere libera da ogni vincolo di civile
convivenza. La maggior parte di loro erano privi di istruzione
e non avevano le buone maniere più comuni nella
Nuova Inghilterra e nell'Est.
Molti di loro bestemmiavano, violavano la santità della
domenica, scommettevano sui cavalli e sui combattimenti
di galli, erano dediti all'indolenza, all'ubriachezza,
al gioco d'azzardo e alla violenza.
Dopo la sua visita nella Contea di Jackson, il profeta
Joseph Smith rifletté su “quanto era facile
rilevare la degradazione, mancanza d'intelletto, ferocia
e gelosia di un popolo che era indietro di quasi cinquant'anni,
e provare compassione per coloro che vagavano qua e là privi
dei benefici della civiltà, delle buone maniere
e della religione”.
I vecchi coloni consideravano la comunità dei
santi in continua crescita una minaccia politica, anche
se i membri della Chiesa non si presentarono come candidati
alle elezioni, né votarono in blocco durante la
loro permanenza nella Contea di Jackson. Nel luglio 1833
la popolazione mormone della Contea contava quasi milleduecento
persone, e altre arrivavano ogni mese. Alcuni membri
della Chiesa si vantavano che altre migliaia di loro
sarebbero venuti a stabilirsi nella contea.
“Un semplice calcolo aritmetico indicava che alcune
centinaia di Mormoni in più avrebbero potuto togliere
l'egemonia politica a coloro che avevano fondato la città e
la contea”. Gli abitanti del luogo erano naturalmente
preoccupati da quello zelo religioso che prediceva che
tutti i “gentili” (non Mormoni) sarebbero
stati recisi quando il regno millenario sarebbe stato
istituito nella Contea di Jackson.
Anche i ministri di culto protestanti si risentivano
dell'intrusione mormone nella contea. I Santi degli Ultimi
Giorni erano definiti fanatici e furfanti e accusati
di essere ingenui e ignoranti poiché credevano
nei miracoli, nelle profezie, guarigioni e dono di parlare
in altre lingue, e spesso ne constatavano la possibilità.
La gelosia e il timore di perdere parte del loro gregge
accrescevano l'antagonismo dei ministri di culto. Il
reverendo Finis Ewing della Chiesa Presbiteriana di Cumberland
fece questa asserzione: “I Mormoni sono nemici
dell'umanità e dovrebbero essere distrutti”.
Un reverendo della Società Missionaria (inviato
a evangelizzare gli Indiani americani) andava “di
casa in casa cercando di danneggiare la Chiesa diffondendo
falsità e calunnie e di incitare le persone a
commettere atti di violenza contro i santi”.
Inoltre i commercianti mormoni avevano preso in mano
una parte del lucroso traffico di merce lungo la pista
di Santa Fe, precedentemente gestito dai vecchi coloni
del Missouri. Alcuni di questi temevano che i membri
della Chiesa fossero decisi a privarli delle loro terre
e delle loro attività commerciali. Inoltre i santi “non
acquistavano quant'era loro necessario dai mercanti locali,
poiché non avevano denaro, ma si scambiavano i
beni di consumo presso il magazzino della Chiesa ...
Alcuni dei vecchi coloni vendevano le loro proprietà ai
Mormoni e si trasferivano altrove. Questo significava
sempre meno clienti per i negozi e la futura rovina economica” per
i vecchi coloni che rimanevano.
A complicare le cose, nella primavera del 1833 ci fu
una piena del Missouri che distrusse l'approdo di Independence
e spostò il corso del fiume allontanandolo dalla
città. A monte di Independence fu fondata una
nuova città, Westport, che aveva un approdo migliore,
e le attività commerciali di Independence declinarono.
I mercanti di Independence incolpavano i Mormoni di
questa situazione. Prevedendo quello che il futuro poteva
recare, alcuni dei vecchi coloni si offrirono di vendere
le loro proprietà e attività ai santi.
I membri della Chiesa volevano acquistare fattorie e
imprese commerciali, ma non disponevano di capitali sufficienti.
Questa situazione esasperava i vecchi abitanti del Missouri,
che presto cominciarono a spargere voci sulla povertà dei
Mormoni.
Gli abitanti delle zone di frontiera del Missouri temevano
e odiavano gli Indiani. Questa ostilità crebbe
dopo il 1830, quando il governo cominciò a reinsediare
le tribù dell'Est sui terreni che si trovavano
subito a ovest di Independence. Dopo la guerra del 1832
condotta da Falco Nero, gli abitanti del Missouri occidentale
chiesero al Congresso di istituire una linea di postazioni
militari per loro protezione.
I primi missionari mormoni arrivarono nel Missouri proprio
durante questa situazione di tensione, proclamando il
destino profetico degli Indiani americani. I vecchi coloni
temevano che i santi si sarebbero serviti degli Indiani
per conquistare quella regione per la loro Nuova Gerusalemme.
La situazione era ulteriormente complicata dai ministri
di culto protestanti che erano gelosi del lavoro di proselitismo
svolto dai Santi degli Ultimi Giorni tra gli Indiani.
Il conflitto tra i santi e i vecchi coloni esplose sulla
questione degli schiavi. Il Missouri era entrato a far
parte dell'Unione come stato schiavista in base al famoso
Compromesso del 1820. Tuttavia il possesso di schiavi
era limitato. I vecchi coloni tenevano molto al loro
diritto di possedere degli schiavi e odiavano l'abolizionismo.
Alcuni santi invece avevano portato con sé sentimenti
favorevoli all'abolizionismo dal Nord e dall'Est, e quindi
la possibilità di una ribellione degli schiavi
negri era un timore assai diffuso nel Sud a quel tempo.
Nel 1831 la ribellione degli schiavi di Nat Turner in
Virginia aveva portato alla morte di più di settanta
bianchi e cento schiavi.
Un timore irrazionale di rivolte si diffuse in tutti
gli stati schiavisti. Pertanto gli abitanti del Missouri
furono molto scossi agli inizi del 1832 dalle voci che
i santi cercavano di persuadere gli schiavi a disobbedire
ai loro padroni e fuggire.
Per mettere a tacere immediatamente queste voci, il
numero del luglio 1833 del giornale Evening and Morning
Star pubblicò un articolo in cui si mettevano
in guardia i missionari dallo svolgere opera di proselitismo
presso gli schiavi e gli ex-schiavi, conosciuti come “persone
libere di colore”.
Purtroppo gli abitanti del Missouri interpretarono questo
consiglio nel senso che fratello Phelps invitava i negri
liberati a unirsi ai Mormoni nella Contea di Jackson.
L’articolo causò un furore tale che Phelps
dovette pubblicare un'edizione straordinaria del giornale
per spiegare che la Chiesa non aveva intenzione di invitare
i negri liberati nel Missouri, ma le sue smentite non
servirono a nulla.
Durante l'estate del 1833 le molte divergenze tra i
santi e gli antichi coloni arrivarono al punto critico
e aprirono la via alla violenza. Un'atmosfera di violenza
si era creata sin dall'aprile. Agli inizi di luglio centinaia
di persone, inclusi i cittadini più eminenti,
firmarono una dichiarazione nota come “costituzione
segreta”, nella quale si denunciavano i Mormoni
e si convocava una riunione per il 20 luglio.
La dichiarazione accusava i Mormoni di interferire nella
questione degli schiavi, di incoraggiare la sedizione
e di invitare i negri liberati e i mulatti a unirsi alla
Chiesa e ad emigrare nel Missouri. Si proclamava anche
l'intento dei firmatari di allontanare i Mormoni “pacificamente
se possibile, con la forza se necessario”.
LA PLEBAGLIA MINACCIA I SANTI
Sabato 20 luglio quattrocento o cinquecento cittadini
scontenti si riunirono nel tribunale di Independence.
Scelsero dei capi e istituirono un comitato che aveva
il compito di stilare un documento, nel quale si rendevano
note le loro richieste nei confronti dei Mormoni.
I capi e i componenti di questo comitato erano alcuni
dei cittadini più in vista della Contea di Jackson: “Generalmente
erano i funzionari della contea: il giudice, gli agenti
di polizia, i cancellieri del tribunale e i giudici di
pace”. Anche il governatore luogotenente del Missouri,
Lilburn W. Boggs, grande proprietario terriero e residente
della contea, partecipò alla riunione e incoraggiò le
attività contro i Mormoni.
La “costituzione segreta” fu letta alla
riunione, e il comitato preparò un aspro ultimatum
secondo il quale a nessun Santo degli Ultimi Giorni sarebbe
stato concesso di trasferirsi o stabilirsi nella Contea
di Jackson, e quelli che già vi abitavano dovevano
impegnarsi ad andarsene entro un ragionevole periodo
di tempo.
Inoltre il giornale della Chiesa doveva cessare le pubblicazioni.
Fu nominato un comitato di dodici persone per presentare
queste richieste ai santi. I fratelli, sbigottiti dalla
richiesta e consapevoli di non poter abbandonare Sion,
chiesero tre mesi di tempo per esaminare le proposte
e consultarsi con i dirigenti della Chiesa nell'Ohio.
Questa richiesta fu negata. Chiesero dieci giorni di
tempo, ma il comitato concesse loro soltanto quindici
minuti, poi tornò a riunirsi nel tribunale.
I partecipanti alla riunione si trasformarono rapidamente
in una plebaglia, che decise di distruggere la stamperia
e la macchina da stampa. Circondarono la stamperia, che
era anche l'abitazione di W. W. Phelps, gettarono i mobili
sulla strada e nel giardino, spaccarono la macchina da
stampa trascinandola fuori dell'edificio, sparsero i
caratteri da stampa e distrussero quasi tutto il lavoro
già stampato, inclusa la maggior parte dei fogli
non ancora rilegati del Libro dei Comandamenti; poi rasero
al suolo l'edificio di due piani.
Quindi la plebaglia decise di distruggere la merce dello
spaccio di Gilbert e Whitney. Soltanto quando Sidney
Gilbert promise che avrebbe imballato la sua merce entro
tre giorni, si lasciarono dissuadere da tale impresa.
Con violente imprecazioni la plebaglia si mise quindi
alla ricerca dei principali anziani della Chiesa. Uomini,
donne e bambini correvano in tutte le direzioni. La plebaglia
trasse il vescovo Edward Partridge dalla sua casa e lo
trascinò sulla pubblica piazza.
Anche Charles Allen, un convertito di ventisette anni
proveniente dalla Pennsylvania, fu portato sulla pubblica
piazza. La plebaglia chiese loro di rinunciare al Libro
di Mormon o di lasciare la contea. I due uomini rifiutarono
di fare sia l'una che l'altra cosa, pertanto la plebaglia
si preparò a ricoprirli di catrame e di piume.
Il vescovo Partridge dichiarò con calma che era
disposto a soffrire per la causa di Cristo come avevano
fatto i santi delle epoche passate. I due sopportarono
la crudele umiliazione di essere ricoperti di catrame
e di piume con tanta rassegnazione e umiltà che
la folla, che sino a quel momento aveva lanciato violente
imprecazioni contro di loro, si disperse in silenzio.
Un piccolo numero di copie del Libro dei Comandamenti,
che contenevano le rivelazioni ricevute dal profeta Joseph
Smith, fu provvidenzialmente salvato. Due sorelle, Mary
Elizabeth e Caroline Rollins, di quattordici e dodici
anni, videro la plebaglia che gettava i grossi fogli
non ancora rilegati sulla strada davanti alla stamperia.
Decise a salvare alcune copie del libro, le ragazze
afferrarono quanti fogli potevano e corsero a nascondersi
dietro l'edificio. La plebaglia gridò loro di
fermarsi, ma le ragazze fuggirono attraverso il foro
di uno steccato e trovarono rifugio in un campo di granturco.
Per lungo tempo sentirono gli uomini che le cercavano,
mentre esse restavano sdraiate a terra in silenzio.
Quando la plebaglia se ne andò, Mary e Caroline
trovarono sorella Phelps e i suoi figli nascosti in una
vecchia stalla. Sorella Phelps prese i fogli, e in seguito
le poche copie che erano state salvate furono rilegate.
Ognuna delle ragazze ricevette una copia del Libro dei
Comandamenti, che conservarono con cura per il resto
della loro vita.
Un giovane di vent'anni, John Taylor (un omonimo del
futuro presidente della Chiesa) rischiò la vita
cercando di afferrare attraverso le tavole della parete
della stamperia alcuni fogli del libro, e anch'egli sfuggì miracolosamente
alla plebaglia che cercava di lapidarlo.
La plebaglia apparve di nuovo il 23 luglio armata di
fucili, pistole, fruste e bastoni. Cercarono i dirigenti
della Chiesa, imprecando e bestemmiando per tutto il
tempo. Dettero fuoco ai pagliai e ai campi di grano e
distrussero numerose case, fienili e botteghe.
Alla fine la plebaglia affrontò sei dirigenti
della Chiesa i quali, vedendo le proprietà e la
vita dei santi in pericolo, offrirono in ostaggio la
loro vita. I loro nomi - Edward Partridge, Isaac Morley,
John Corrill, John Whitmer, W. W. Phelps e Sidney Gilbert
- sono sempre stati ricordati e onorati dalla Chiesa.
Rifiutata questa offerta, i capi della plebaglia minacciarono
di fustigare ogni uomo, donna e bambino se non avessero
acconsentito a lasciare la contea. Sotto questa coercizione
i Fratelli firmarono un accordo per lasciare la contea
- i dirigenti entro l'1 gennaio 1834, gli altri membri
della Chiesa entro l'1 aprile.
A John Corrill e Sidney Cilbert fu concesso di rimanere
come incaricati per vendere le proprietà dei santi.
Corrill scrisse che i membri della Chiesa sino a quel
momento “non avevano levato un dito, neppure per
difendersi, tanto tenace era la loro fedeltà al
precetto del Vangelo di porgere l'altra guancia”.
LA RICHIESTA DI RIPARAZIONE
Dopo la firma dell'accordo Oliver Cowdery fu mandato
nell'Ohio a conferire con le autorità della Chiesa
sulla triste condizione dei santi nel Missouri. Il 21
agosto fu tenuto un consiglio a Kirtland e gli anziani
Orson Hyde e John Gould furono inviati nella Contea di
Jackson in veste di messaggeri speciali.
Essi chiesero ai santi di non disfarsi delle loro terre
o proprietà, di non lasciare la contea, a meno
che non avessero firmato un preciso accordo per farlo.
Questo messaggio arrivò nel Missouri occidentale
soltanto il 28 settembre.
Nel frattempo alcuni membri della Chiesa avevano cercato
di stabilirsi nella Contea di Van Buren, ma anche là gli
abitanti prepararono una dichiarazione per scacciare
i Mormoni, perciò essi tornarono alle loro vecchie
case. Durante l'estate la plebaglia continuò a
irrompere nelle case dei Mormoni ogni giorno e a usare
violenza agli abitanti della Contea di Jackson, nonostante
si fossero impegnati a trattenersi dal molestare i santi.
In agosto il Western Monitor, un giornale di Fayette,
nel Missouri, pubblicò una serie di articoli nei
quali si condannavano le azioni della plebaglia della
Contea di Jackson e si suggeriva ai santi di chiedere
un risarcimento alle autorità dello Stato per
i torti che avevano subito.
Immediatamente i dirigenti della Chiesa scrissero una
petizione nella quale si precisavano le loro lamentele
e si negavano le false accuse dei vecchi coloni della
Contea di Jackson: “Influenzati dai precetti del
nostro amato Salvatore, quando siamo stati colpiti su
una guancia abbiamo offerto anche l'altra ... abbiamo
sopportato gli oltraggi sopra descritti senza mormorare,
ma non possiamo sopportarli pazientemente più a
lungo; secondo le leggi di Dio e dell'uomo, ne abbiamo
avuto abbastanza”.
Agli inizi di ottobre W. W. Phelps e il rappresentante
della Chiesa nell'Ohio, Orson Hyde, si recarono a Jackson
City, capitale dello Stato, e presentarono la petizione
al governatore Daniel Dunklin. Gli chiesero di inviare
delle truppe a difenderli nei loro diritti, di concedere
loro il permesso di chiedere un risarcimento per le proprietà danneggiate
e perdute e di portare davanti alla giustizia i facinorosi.
Dopo alcuni giorni di consultazioni con il procuratore
generale, il governatore rispose di non ritenere che
la forza sarebbe stata necessaria per far attuare le
leggi. Informò i rappresentanti della Chiesa di
chiedere il risarcimento e la protezione che le leggi
contemplavano appellandosi al giudice distrettuale e
ai giudici di pace della Contea di Jackson. Se tale iniziativa
fosse fallita, egli promise di usare altri mezzi per
far applicare la legge.
Il suo consiglio si dimostrò inefficace. Samuel
D. Lucas, giudice distrettuale della Contea di Jackson,
e due dei giudici di pace della contea facevano parte
di coloro che cercavano di scacciare i Mormoni. Tuttavia,
seguendo le istruzioni del governatore, i dirigenti della
Chiesa assunsero quattro eminenti legali della Contea
di Clay.
Questi avvocati diventarono amici dei santi e li difesero
contro i loro oppressori durante il decennio della loro
permanenza nel Missouri. Due di loro, Alexander Doniphan
e David Atchison, acquisirono grande prestigio nello
Stato e in tutta la nazione tra il 1845 e il 1865.
Oltre a chiedere il risarcimento per vie legali, i dirigenti
della Chiesa posero fine alla loro politica di resistenza
passiva e consigliarono i membri di armarsi per difendere
le loro famiglie e le loro case. Una delegazione inviata
dalla Contea di Clay acquistò polvere da sparo
e piombo per le pallottole, e il 20 ottobre 1833 i dirigenti
della Chiesa annunciarono la loro intenzione di difendersi
contro ogni attacco fisico.
LA CACCIATA DEI SANTI DALLA CONTEA DI JACKSON
Quando i vecchi coloni videro che i santi intendevano
difendersi rinnovarono gli atti di violenza e fecero
circolare delle voci sull'empietà delle dottrine
mormoni e sulle loro immaginarie intenzioni di prendere
possesso della Contea di Jackson con la forza. Nel giro
di una settimana l'umore nella contea arrivò al
punto critico.
La notte di giovedì 31 ottobre un gruppo di circa
cinquanta facinorosi a cavallo assalì l'insediamento
dei Whitmer sul Fiume Big Blue, a ovest di Independence.
Scoperchiarono tredici case e frustarono fino a farli
quasi morire diversi uomini, fra i quali Hiram Page,
uno degli otto testimoni del Libro di Mormon.
Quegli atti di violenza continuarono durante le due
notti successive a Independence, nel Comune di Blue,
nel Comune di Kaw e di nuovo nell'insediamento dei Whitmer.
Gli uomini furono percossi e le donne e i bambini terrorizzati.
Quando i dirigenti della Chiesa non riuscirono a ottenere
un mandato contro gli incursori, gli anziani disposero
delle guardie presso ognuno di questi insediamenti per
difenderli.
Non tutti gli abitanti della Contea di Jackson erano
contrari ai santi. Alcuni di coloro che avevano sentimenti
di amicizia verso i membri della Chiesa non erano assolutamente
d'accordo con la plebaglia o con l'operato illegale dei
facinorosi. Purtroppo queste persone fecero ben poco
per impedire le violenze inflitte ai nuovi venuti appartenenti
a una religione diversa dalla loro.
Lunedì 4 novembre diventò noto come il “giorno
di sangue” del conflitto. Alcuni abitanti del Missouri
catturarono un traghetto mormone sul Fiume Big Blue,
e immediatamente da trenta a quaranta uomini armati da
ogni parte si affrontarono nei campi di granturco. La
plebaglia sparò per prima ferendo Philo Dibble
allo stomaco, ma egli fu miracolosamente guarito grazie
a una benedizione del sacerdozio impartitagli da Newel
Knight. Andrew Barber rimase ferito mortalmente.
I Mormoni risposero al fuoco e uccisero due abitanti
del Missouri e alcuni cavalli. Lo stesso giorno numerosi
dirigenti della Chiesa erano stati arrestati a Independence
e portati in giudizio. Mentre il processo era in corso
nel tribunale, notizie distorte sullo scontro arrivarono
in città. Si accusavano i Mormoni di essere entrati
nella casa di un cittadino e di aver preso a fucilate
suo figlio.
Questa notizia fece andare in collera la folla, che
minacciò di uccidere gli accusati. Essi tuttavia
furono rapidamente portati in prigione e ivi rinchiusi
per proteggerli. Durante la notte i cittadini raccolsero
armi e munizioni per preparare il massacro generale dei
santi per il giorno dopo.
Circolavano anche voci che i Mormoni avrebbero chiamato
in loro aiuto gli Indiani. Nel frattempo i dirigenti
della Chiesa in carcere, venuti a conoscenza di questi
preparativi, informarono lo sceriffo che intendevano
lasciare la contea e esortare tutti gli altri membri
della Chiesa a fare lo stesso.
Dietro istigazione del governatore luogotenente Boggs
un'unità della milizia dello stato, al comando
di un dichiarato nemico dei Mormoni, il colonnello Thomas
Pitcher, fu chiamata a scacciare i Mormoni dalla contea.
Nel frattempo Lyman Wight, venuto a conoscenza dell'incarcerazione
dei dirigenti della Chiesa, raccolse circa duecento fratelli
armati e marciò sulla prigione.
Quando furono circa un miglio fuori di Independence,
furono informati che era stata chiamata la milizia. Boggs
negoziò un accordo in base al quale entrambe le
parti dovevano consegnare le armi, e i santi avrebbero
lasciato la contea entro dieci giorni. I santi consegnarono
le armi, con l'accordo che esse sarebbero state restituite
una volta che i santi si fossero trasferiti nella Contea
di Clay. Tuttavia la milizia non consegnò le armi,
né i santi rividero mai le loro.
Tenendo fede all'accordo, non appena furono rilasciati
i prigionieri fecero rapidamente i piani necessari per
un veloce ritiro dei santi dall'altra parte del Fiume
Missouri. Tuttavia, durante i tre giorni successivi,
un certo numero di facinorosi cavalcò per il paese
molestando i coloni mormoni, fra i quali un gruppo di
circa centotrenta donne e bambini che erano rimasti soli
mentre gli uomini erano alla ricerca di carri. Almeno
due donne morirono mentre i santi fuggivano dalla contea.
Le sponde del Missouri nelle vicinanze del traghetto
erano affollate di profughi da entrambi i lati. Alcuni
furono abbastanza fortunati da fuggire con le loro masserizie,
ma molti persero ogni cosa. Parley P. Pratt scrisse:
“Quando la notte scese su di noi, i boschi di
pioppi lungo la riva avevano l'aspetto di una riunione
sul campo. Si vedevano centinaia di persone in ogni direzione,
alcune nelle tende, altre all'aperto attorno ai fuochi,
mentre cadeva una pioggia torrenziale. I mariti cercavano
le mogli, le mogli i mariti, i genitori i figli e i figli
i genitori ... La scena era indescrivibile e, ne sono
certo, avrebbe intenerito il cuore di qualsiasi persona
sulla terra, eccetto i nostri ciechi oppressori”.
La plebaglia della Contea di Jackson continuò a
tormentare i pochi membri della Chiesa che vi rimanevano
fino a quando tutti furono scacciati. Lyman Wight riferì:
“Vidi centonovanta donne e bambini inseguiti per
cinquanta chilometri attraverso la prateria, avendo con
loro soltanto tre uomini in età avanzata, nel
mese di novembre, con il terreno ricoperto da un sottile
strato di nevischio. Potei facilmente seguire le loro
tracce dal sangue che usciva dai loro piedi lacerati
dalle stoppie bruciate della prateria!”
All'inizio della primavera del 1834 gli abitanti del
Missouri furono informati dell'arrivo dei Mormoni dall'Ohio
e bruciarono il resto delle case appartenenti ai santi,
nel tentativo di scoraggiare il ritorno dei profughi.
GLI STRASCICHI DELL'ESPULSIONE
La maggior parte dei santi scacciati dalle loro case
trovarono un'ospitalità temporanea nella Contea
di Clay, anche se alcuni trovarono rifugio nelle altre
contee adiacenti. I cittadini di Liberty, capoluogo della
Contea di Clay, con molta carità offrirono alloggi,
lavoro e provviste.
I profughi si sistemarono nelle capanne abbandonate
dagli schiavi, costruirono rozzi rifugi, piantarono tende
e vissero tra gli stenti sino all'arrivo della primavera.
Alcuni uomini trovarono lavoro spaccando tronchi, costruendo
case e raccogliendo legna. Alcune sorelle lavoravano
nelle case dei contadini più benestanti, mentre
altre insegnavano nelle scuole.
Nella primavera alcuni poterono prendere in affitto
del terreno e effettuare la semina. Anche se la maggior
parte dei cittadini della Contea di Clay erano ben disposti,
consideravano tuttavia la presenza dei santi tra loro
soltanto come soluzione temporanea. Gli elementi ostili
della Contea di Jackson soprannominarono queste persone
benevole “Jack-Mormons”, termine che nel
diciannovesimo secolo venne dato alle persone non appartenenti
alla Chiesa, ma amiche dei Mormoni.
Nel frattempo da Kirtland Joseph Smith seguiva gli avvenimenti
nel Missouri occidentale. Informato delle violenze di
luglio, scrisse alla Chiesa di Sion: “Fratelli,
se fossi con voi avrei una parte attiva nelle vostre
sofferenze, e anche se la natura umana mi spingesse a
evitare le sofferenze, tuttavia il mio spirito non mi
consentirebbe di abbandonarvi, anche se ciò dovesse
portarmi alla morte, Dio mi è testimone”.
Nell'ottobre 1833 il Signore rivelò a Joseph
quanto segue: “Sion sarà redenta, benché sia
castigata per breve tempo ... che i vostri cuori siano
dunque riconfortati; poiché ogni cosa concorrerà al
bene di coloro che camminano rettamente e per la santificazione
della Chiesa” (DeA 100: 13, 15).
Gli anziani Hyde e Gould, emissari da Kirtland al Missouri,
ritornarono nell'Ohio il 25 novembre con “la triste
notizia delle persecuzioni dei fratelli da parte della
plebaglia della Contea di Jackson”. Questo annuncio
depresse profondamente il Profeta.
Egli scrisse: “Non riesco ad apprendere da nessuna
comunicazione dello Spirito che Sion ha rinunciato al
suo diritto a una corona celeste, anche se il Signore
ha voluto affliggerla in questa maniera ... So che Sion,
al tempo stabilito dal Signore, sarà redenta;
ma il Signore ha tenuto nascosto ai miei occhi quanti
saranno i giorni della sua purificazione, tribolazione
e afflizione; e quando chiedo lumi su questo argomento,
la voce del Signore mi dice: Taci e sappi che Io sono
Dio! Tutti coloro che soffrono per il mio nome regneranno
con me, e colui che depone la sua vita per me la ritroverà di
nuovo”.
Qualche giorno dopo il Signore spiegava che i santi
del Missouri soffrivano l'afflizione “a causa delle
loro trasgressioni ... Vi erano litigi, dispute, invidie,
lotte, egoismo e cupidigie fra loro; pertanto, con queste
cose, essi profanarono le loro eredità” (DeA
101:2-6).
I santi del Missouri si chiedevano se dovevano stabilire
nella Contea di Clay degli insediamenti permanenti o
temporanei, giacché vi erano ben poche speranze
di fare ritorno alle case che avevano lasciato nella
Contea di Jackson. A una conferenza tenuta l'1 gennaio
1834 decisero di inviare due anziani a Kirtland per consigliarsi
con il Profeta e per organizzare i soccorsi ai santi
del Missouri.
Lyman Wight e Parley P. Pratt si offrirono volontari
per questa missione. Tuttavia mancavano i mezzi necessari
per compiere il viaggio. Parley scrisse: “A quel
tempo non avevo assolutamente i vestiti necessari per
quel viaggio. Non avevo né cavallo, né sella,
né briglia, né denaro, né provviste
da portare con me, né da lasciare a mia moglie,
che durante la maggior parte di quel tempo fu inferma
e incapace di provvedere a se stessa”. Quei nobili
fratelli furono equipaggiati grazie all'aiuto di altri
fedeli. Essi viaggiavano a cavallo il più rapidamente
possibile, ma l'inclemenza del tempo ritardò il
loro arrivo sino agli inizi della primavera.
Mentre attendevano istruzioni dal loro Profeta, i dirigenti
della Chiesa del Missouri cercarono di ottenere un risarcimento
dallo Stato. Una commissione giudiziaria, costituita
a Liberty a dicembre, chiese l'arresto del colonnello
Thomas Pitcher e della milizia di Stato.
Tuttavia fu subito evidente che l'opinione pubblica
nella Contea di Jackson era talmente contraria ai santi
e tanto forte che era impossibile seguire tale corso.
I dirigenti della Chiesa decisero di abbandonare tali
iniziative. Il governatore Dunklin ordinò la restituzione
delle armi ai membri della Chiesa, ma il suo ordine non
fu eseguito.
I santi tenevano costantemente viva dinanzi alle autorità dello
Stato la questione dei torti subiti. Al tempo stesso
si appellarono a Andrew Jackson, presidente degli Stati
Uniti, allegando alla loro petizione la risposta del
governatore Dunklin alla loro richiesta.
Il governatore asserì che la legge non lo autorizzava
a tenere una forza militare nella Contea di Jackson per
proteggere i Mormoni se fossero ritornati alle loro case.
I santi chiesero al Presidente di rimetterli nelle loro
case e possedimenti e di assicurare la loro protezione.
Purtroppo questa richiesta fu fatta durante uno dei grandi
dibattiti della storia americana sulla questione dei
diritti sovrani degli stati.
I sentimenti generali in America erano che il governo
federale non aveva autorità di intervenire negli
affari interni di uno stato, come quelli che avvenivano
nella Contea di Jackson, a meno che il governatore non
avesse dichiarato lo stato di insurrezione.
Nel maggio 1834 il governo federale respinse la petizione
dei santi, asserendo che le offese ivi elencate erano
violazioni delle leggi dello Stato, non di quelle federali.
D'altra parte anche il governatore Dunklin esitava a
prendere un'iniziativa adeguata. Gli avvocati della Chiesa
patrocinarono la causa dei santi davanti alla legislatura
dello Stato, ma anche quella rifiutò di dare un
aiuto.
L'anno che va dal 1833 al 1834 fu davvero un periodo
di “fuoco del raffinatore” per i Santi degli
Ultimi Giorni nel Missouri occidentale. I membri della
Chiesa di tutti gli Stati Uniti furono profondamente
delusi che il paese di Sion dovesse essere abbandonato.
L'unica possibilità era attendere pazientemente
la liberazione e la guida del Signore.
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