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PERSECUZIONI ED ESPULSIONE DAL MISSOURI
DURANTE I CALDI mesi dell'estate 1838 i rapporti tra
i Santi degli Ultimi Giorni e i loro vicini nel Missouri
settentrionale continuarono a deteriorarsi rapidamente.
L'anziano Parley P. Pratt, che era arrivato a Far West
in maggio dopo il ritorno dalla sua missione negli stati
dell'Est, descrive la situazione di tensione che esisteva
nel luglio 1838.
“Nubi di guerra cominciarono di nuovo a formarsi
con aspetto scuro e minaccioso. Coloro che si erano uniti
contro le leggi nelle contee adiacenti da lungo tempo
osservavano il nostro crescente potere e prosperità con
invidia e con occhi avidi.
Era voce e vanto comune che non appena avessimo apportato
tutti i miglioramenti necessari alle nostre proprietà e
avessimo coltivato un abbondante raccolto, essi ci avrebbero
scacciati dallo Stato per arricchirsi ancora una volta
con le nostre spoglie”. Per questi e altri motivi
scoppiò la violenza, che alla fine portò all'espulsione
dell'intera Chiesa dallo Stato del Missouri.
LA BATTAGLIA DEL GIORNO DELLE ELEZIONI A GALLATIN
Nel 1831 i componenti di una certa famiglia Peniston
erano stati i primi coloni bianchi a insediarsi nella
zona che doveva diventare poi la Contea di Daviess. E
anno dopo costruirono un mulino sul Fiume Grand per macinare
il grano e altri cereali per i coloni che cominciavano
ad arrivare. Essi fondarono quindi il villaggio di Millport.
Quando nel 1836 fu creata la contea, i coloni erano
ancora meno di cento. La città di Callatin fu
fondata come capoluogo della contea e, a mano a mano
che questa cresceva, Millport, situata circa cinque chilometri
più a est, diminuiva di importanza. Durante l'estate
del 1838 i santi continuarono a riversarsi a Diahman,
che si trovava circa sette chilometri a nord di Callatin,
e ben presto diventarono più numerosi dei gentili
della Contea di Daviess.
Il 1838 era l'anno delle elezioni. I coloni del luogo
naturalmente volevano eleggere una legislatura che rappresentasse
i loro interessi. William Peniston, acerrimo nemico dei
santi, si presentò come candidato. Egli temeva
che a causa del rapido afflusso di Mormoni non avrebbe
potuto vincere le elezioni, poiché la maggior
parte dei membri della Chiesa appoggiavano la candidatura
di John A. Williams.
Circa due settimane prima delle elezioni il giudice
Joseph Morin di Millport avvisò due anziani della
Chiesa di recarsi alle urne pronti a respingere un attacco
della plebaglia, decisa a impedire ai Mormoni di votare.
Le elezioni furono tenute lunedì 6 agosto a Callatin,
che a quel tempo consisteva semplicemente di una fila
di circa “dieci case disposte senza ordine, tre
delle quali erano bettole”.
Sperando che la predizione del giudice fosse smentita
dai fatti, alcuni Mormoni si recarono disarmati a Gallatin
per votare. Alle undici del mattino William Peniston
si rivolse alla folla degli elettori sperando di poterli
indurre alla violenza contro i Mormoni: “I capi
dei Mormoni sono un branco di ladri di cavalli, mentitori
e imbroglioni. Voi sapete che professano di guarire gli
infermi e di scacciare i demoni, e sapete anche che questa è una
menzogna”.
I giorni di elezione nell'Ovest erano raramente tranquilli,
ma a causa del discorso provocatorio di Peniston e l'abbondanza
di alcol che scorreva in quelle occasioni resero lo scontro
inevitabile. Dick Welding, un facinoroso prepotente,
dette un pugno a uno dei santi facendolo cadere a terra.
Ne scaturì una rissa.
Anche se erano inferiori di numero, uno dei Mormoni,
John L. Butler, prese un paletto di quercia da un vicino
mucchio di legna e cominciò a bastonare gli avversari
con una forza che sorprese anche lui stesso. Gli avversari
si armarono di pezzi di tavola, di bastoni e di qualsiasi
altra cosa riuscirono a trovare. Durante la rissa che
seguì diverse persone da entrambe le parti rimasero
gravemente ferite. Anche se pochi Mormoni votarono quel
giorno, Peniston uscì lo stesso sconfitto dalle
elezioni.
Il mattino seguente ai dirigenti della Chiesa di Far
West pervennero alcune relazioni alterate sullo scontro.
Quando furono informati che due o tre fratelli erano
rimasti uccisi, mercoledì 8 agosto la Prima Presidenza
e circa altri venti uomini partirono immediatamente per
la Contea di Daviess. Si armarono per proteggersi, e
a loro durante il viaggio si unirono altri membri della
Chiesa provenienti da parti diverse della Contea di Daviess,
alcuni dei quali erano stati attaccati dalla plebaglia
alle elezioni. La sera stessa arrivarono a Diahman, e
furono molto sollevati nel sapere che nessuno dei santi
era rimasto ucciso.
Dato che si trovava in quella zona, il Profeta decise
che era saggio fare un giro nella regione con alcuni
altri fratelli per stabilire quale era la situazione
politica e per calmare i timori sorti nella contea. Fecero
visita ad alcuni dei vecchi coloni delle vicinanze, fra
i quali Adam Black, giudice di pace, da poco eletto giudice
della Contea di Daviess.
Sapendo che Black aveva partecipato alle attività antimormoni,
gli chiesero se avrebbe amministrato la legge con giustizia
e se era disposto a firmare un accordo di pace. Secondo
Joseph Smith, dopo che Black ebbe firmato un documento
che attestava che egli si sarebbe dissociato dalla plebaglia,
i fratelli tornarono a Adam-ondi-Ahman.
Il giorno dopo un consiglio, formato dai Mormoni e non
Mormoni più in vista, “stipulò un
accordo di pace, che proteggeva i diritti di entrambe
le parti e difendeva i loro interessi. Se qualcuno avesse
fatto del male, nessuna delle parti lo avrebbe sostenuto
né avrebbe cercato di sottrarlo alla giustizia,
ma avrebbe invece consegnato tutti i trasgressori perché fossero
trattati secondo la legge e la giustizia”.
Questo accordo di buona volontà durò meno
di ventiquattr’ore. Il 10 agosto William Peniston
presentò una denuncia a Austin A. King, giudice
distrettuale di Richmond, nella Contea di Ray, nella
quale dichiarava che Joseph Smith e Lyman Wight avevano
organizzato un esercito di cinquecento uomini e avevano
minacciato di morte “tutti i vecchi coloni e cittadini
della Contea di Daviess”.
Venuto a conoscenza di questo fatto, Joseph attese ulteriori
sviluppi a casa sua a Far West. Quando lo sceriffo seppe
che Joseph acconsentiva al proprio arresto purché fosse
processato nella Contea di Daviess, non volle eseguire
l'arresto e andò invece a Richmond, per consultarsi
con il giudice King.
Per circa due settimane la tensione crebbe nelle Contee
di Daviess e Carron. Adam Black asseriva falsamente che
centocinquantaquattro Mormoni lo avevano minacciato di
morte se non avesse firmato quell'accordo di pace. Il
Profeta rispose che la dichiarazione di Black “lo
rivelava nella sua vera luce: un demagogo detestabile
e senza principi, uno spergiuro”.
Una guerra civile appariva imminente a causa di voci
e resoconti esagerati che venivano fatti circolare in
tutto il Missouri, e false relazioni di una rivolta Mormone
giunsero al governatore Lilburn W. Boggs.
SUL TERRENO DI GUERRA
A settembre il Profeta rifletté sulle circostanze
che si deterioravano rapidamente e illustrò il
corso d'azione che la Chiesa avrebbe seguito. Egli fece
la seguente dichiarazione:
“Attualmente c'è una grande agitazione
tra gli abitanti del Missouri, che cercano se possibile
un pretesto contro di noi. Cercano continuamente di provocarci
all'ira, se possibile, con minacce di una sorta o dell'altra;
ma noi non li temiamo, poiché il Signore Iddio,
Padre Eterno, è il nostro Dio, e Gesù è la
nostra forza e sostegno ...
Il loro padre, il diavolo, li incita ognora a darsi
da fare, ed essi, come figli volenterosi e obbedienti,
non hanno bisogno di essere esortati una seconda volta.
Ma noi, nel nome di Gesù Cristo, non lo sopporteremo
più a lungo, se il grande Dio ci armerà di
coraggio, di forza e di potere per resistere alle loro
persecuzioni. Non attaccheremo mai, ma staremo sempre
sulla difensiva”.
Il giorno dopo Joseph Smith chiese al generale di divisione
David Atchison e al generale di brigata Alexander Doniphan
della milizia dello Stato del Missouri consiglio su come
porre fine alle ostilità nella Contea di Daviess.
Entrambi questi ufficiali, in veste di avvocati, avevano
difeso i santi durante le difficoltà da loro incontrate
nella Contea di Jackson nel 1833-1834 e avevano continuato
a nutrire sentimenti di simpatia verso la Chiesa.
Il generale Atchison promise di fare tutto quanto era
in suo potere come ufficiale delle forze armate per disperdere
la plebaglia. Essi consigliarono al Profeta e a Lyman
Wight, che era presente anche lui, di sottoporsi volontariamente
a un processo nella Contea di Daviess. Di conseguenza,
il 7 settembre fu tenuto un processo subito a nord della
linea di confine della contea, nella casa di un contadino
non mormone.
Temendo azioni sconsiderate da parte della plebaglia,
Joseph Smith appostò un gruppo di uomini sulla
linea di confine della contea “in modo che fossero
pronti a intervenire immediatamente se al processo fossero
sorte delle difficoltà”. Al processo non
furono presentate prove che potevano incriminare i due
dirigenti ma, cedendo alle pressioni, il giudice King
ordinò che essi fossero processati davanti al
tribunale distrettuale e li liberò dietro una
cauzione di cinquecento dollari.
Purtroppo ciò non riuscì a calmare la
plebaglia. I nemici della Chiesa, fra i quali molti uomini
provenienti da altre contee, si prepararono ad attaccare
Adam-ondi-Ahman. Lyman Wight aveva il grado di colonnello
nel 59° Reggimento del Missouri, che era comandato
dal generale H. G. Parks. Lyman comandò di armare
centocinquanta uomini, in parte della milizia dello stato,
per difendere la città contro la plebaglia.
Sia i Mormoni che la plebaglia mandarono degli esploratori
nelle campagne, facendo ogni tanto dei prigionieri e
di solito insultandosi reciprocamente. Soltanto il prudente
comportamento dei generali Atchison e Doniphan servì a
prevenire maggiori violenze.
Verso la fine di settembre il generale Atchison scrisse
al governatore: “Nella Contea di Daviess le cose
non sono brutte come si dice, e infatti dalle dichiarazioni
che ho in mio possesso posso presumere che Sua Eccellenza
sia stata ingannata dalle relazioni esagerate di uomini
intriganti o inaffidabili. Ho scoperto che non c'è motivo
di allarmarsi a causa dei Mormoni, che non c'è bisogno
di temerli e che essi stessi sono molto preoccupati”.
Circa in quello stesso periodo un comitato di “vecchi
cittadini” della Contea di Daviess acconsentì a
vendere le loro proprietà ai santi. Joseph Smith
mandò immediatamente dei messaggeri a Est e a
Sud per cercare di raccogliere i fondi necessari, ma
l'intensificazione del conflitto rese impossibile l'attuazione
di questo accordo.
L'ASSEDIO DI DEWITT
Mentre si svolgevano questi scontri, avvenimenti altrettanto
minacciosi avevano luogo tra i santi e i loro vicini
a DeWitt, nella Contea di Carroll. In passato alcuni
Mormoni erano stati accolti con cordialità quando
avevano cominciato a stabilirsi a DeWitt nel giugno 1838,
ma nel mese di luglio fu evidente ai cittadini della
Contea di Carroll che i Santi degli Ultimi Giorni presto
sarebbero stati più numerosi di loro.
Come nelle Contee di Jackson, Clay e Daviess, il timore
di perdere il dominio politico spingeva i “vecchi
coloni” a credere alle false relazioni sugli “illusi
Mormoni” e a cercare un pretesto per scacciarli.
Durante il mese di luglio furono tenute tre diverse riunioni
per unire i cittadini nell'impresa di espellere i Mormoni.
Quando gli fu consegnato l'ultimatum nel quale si imponeva
loro di andarsene, George M. Hinkle, capo dei santi e
colonnello della milizia di stato del Missouri, dichiarò coraggiosamente
che i santi avrebbero difeso il loro diritto di rimanere
a DeWitt. La situazione rimase a un punto morto durante
il mese di settembre.
Le azioni violente furono evitate, in parte perché durante
quel mese molti componenti della milizia della Contea
di Carroll erano assenti perché impegnati negli
scontri nella Contea di Daviess. Verso la fine di settembre
i santi di DeWitt inviarono una lettera al governatore
Lilburn W. Boggs chiedendo il suo aiuto per difendersi
contro “una plebaglia senza legge” proveniente
dalla Contea di Carroll e da altre contee, ma non ricevettero
risposta.
Nel frattempo le forze non mormoni a DeWitt continuarono
ad aumentare man mano che quasi ogni giorno arrivavano
altri contingenti dalle Contee di Ray, Howard e Clay.
Anche i Santi degli Ultimi Giorni ricevettero rinforzi
e cominciarono a costruire delle barricate.
La prima settimana di ottobre fu piena di timori per
i santi, poiché il conflitto scoppiò tra
i due campi. John Murdock scrive: “Eravamo continuamente
occupati giorno e notte a proteggere i santi ... Una
notte non feci che andare da una sentinella all'altra
per tenerle all'erta”. La carenza di cibo e di
alloggi diventò davvero drammatica. Le forze antimormoni
consideravano l'assedio una “guerra di sterminio”.
Mentre era impegnato in un viaggio di esplorazione per
trovare una località adatta a un nuovo insediamento,
il profeta Joseph Smith incontrò un messaggero
molto agitato diretto a Far West per informare i Fratelli
della situazione esistente a DeWitt. Molto deluso, il
Profeta disse: “Avevo sperato che il buon senso
della maggioranza del popolo e il loro rispetto per la
Costituzione avrebbero messo a tacere ogni spirito di
persecuzione che poteva manifestarsi in quella regione”.
Cambiando programma, Joseph viaggiò in segreto
lungo strade poco frequentate per evitare le pattuglie
nemiche e riuscì ad entrare a DeWitt, dove trovò soltanto
una manciata di difensori che si opponevano a una numerosa
plebaglia. Il Profeta trovò che i santi soffrivano
grandemente per la fame e per altre dolorose privazioni.
I dirigenti della Chiesa decisero di rivolgersi di nuovo
al governatore per avere aiuto. Ottennero delle dichiarazioni
da persone non mormoni estranee al conflitto sul trattamento
subito dai santi e sulla loro pericolosa situazione.
Il 9 ottobre ricevettero la risposta del governatore
che affermava “Il dissidio è tra i Mormoni
e la plebaglia; lasciamo quindi che segua il suo corso”.
Questa risposta fece svanire completamente le speranze
dei santi di poter ricevere aiuto da parte delle autorità.
Date le circostanze i primi coloni mormoni di DeWitt
esortarono i loro fratelli ad andarsene in pace. L’11
ottobre i santi, Joseph Smith compreso, misero insieme
più di settanta carri e abbandonarono tristemente
DeWitt. Quella sera una donna, che da poco aveva dato
alla luce un bambino, morì per assideramento poiché era
stata costretta a viaggiare a piedi prima che le sue
forze glielo consentissero. Fu sepolta senza bara in
un boschetto. Durante il viaggio la plebaglia continuò a
molestare e minacciare i santi, e alcuni di loro morirono
a causa della fatica e delle privazioni.
CRESCENTE ANGOSCIA NELLE CONTEE DI
CALDWELL E DAVIESS
Incoraggiate dal successo contro i santi di DeWitt e
rese più audaci dal mancato intervento del governatore,
le forze antimormoni marciarono sulla Contea di Daviess
per scacciare di là i Mormoni. La notizia che
ottocento uomini stavano marciando su Adam-ondi-Ahman,
e che venivano reclutate ingenti forze per muovere contro
la Contea di Caldwell, allarmarono i dirigenti della
Chiesa.
Il generale Doniphan, che si trovava a Far West quando
fu ricevuta questa notizia, ordinò al colonnello
Hinkle di radunare una forza della milizia tra i dirigenti
locali per proteggere i santi. Poiché gli antimormoni
tecnicamente erano anche membri delle varie unità della
milizia, per ironia della sorte una parte della milizia
entrò in conflitto contro l'altra.
La domenica il Profeta parlò ai santi prendendo
come tema un detto del Salvatore: “Nessuno ha amore
più grande che quello di dar la sua vita per i
suoi amici”. Egli concluse chiedendo dei volontari
che si riunissero con lui sulla pubblica piazza il mattino
dopo. Un reparto di circa cento uomini, autorizzati dal
generale Doniphan come milizia di stato della Contea
di Caldwell, partirono per Diahman il lunedì.
Nel frattempo l'opposizione era al lavoro nella Contea
di Daviess. John D. Lee riferì che numerosi coloni
venivano “legati agli alberi e fustigati a sangue
con rami di noce americano, e alcuni di loro venivano
orribilmente malmenati dalla plebaglia”. Un certo
numero di case furono messe a fuoco, e gli animali dispersi
per la campagna.
Inoltre il 17 e 18 ottobre molte delle famiglie sparse
nella campagna furono obbligate a fuggire a Adam-ondi-Ahman
per trovarvi sicurezza e rifugio sotto l'infuriare di
una violenta tempesta di neve. Joseph Smith ricorda: “Non
riesco a descrivere i sentimenti che provai quando li
vidi arrivare al villaggio, quasi privi di indumenti,
avendo come loro unico bene soltanto la vita”.
Il generale H. G. Parks, ufficiale comandante della
milizia del Missouri nella Contea di Daviess, testimone
di questi avvenimenti, informò il generale David
Atchison del peggiorare della situazione. Il generale
Atchison, comandante della milizia nel Missouri settentrionale,
si rivolse al governatore Boggs avvertendolo che gli
abitanti del Missouri intendevano scacciare i Mormoni
dalle Contee di Daviess e Caldwell, e lo esortò caldamente
a ispezionare il luogo degli incidenti.
Quello era il terzo appello di Atchison al governatore
ma, come per gli altri che gli sarebbero stati rivolti
in seguito, fu ignorato. Il governatore Boggs non sembrava
mai disposto ad ascoltare le ragioni dei santi neanche
da fonti degne di fede come il generale Atchison, preferendo
invece credere alle relazioni faziose inviategli dagli
antimormoni.
Col crescere delle ostilità nella Contea di Daviess
il generale Parks autorizzò Lyman Wight, colonnello
della milizia, a organizzare un corpo di soldati Mormoni
da impiegare per disperdere tutti i gruppi di facinorosi
nella Contea di Daviess. Il generale Parks rivolse queste
parole alle truppe che si erano radunate:
“Ho spesso fatto visita alle vostre località e
ho visto che siete un popolo laborioso e attivo, disposto
a obbedire alle leggi del paese; mi duole profondamente
che voi non possiate vivere in pace e godere del privilegio
della libertà”.
La guerriglia infuriò tra i Mormoni e gli antimormoni
per due giorni, durante i quali entrambe le parti saccheggiarono
e bruciarono a volontà. I membri della Chiesa
ritenevano che saccheggiare le proprietà dei Gentili
fosse una necessità alla quale non potevano sottrarsi,
giacché essi erano stati privati dei loro beni.
Un giovane mormone ufficiale della milizia, Benjamin
F. Johnson, disse: “Eravamo schiacciati da ogni
parte dai nostri nemici ed eravamo privi di cibo. Tutto
il grano, le mucche, i maiali e le provviste di ogni
genere erano stati abbandonati nella campagna e si trovavano
così lontano da noi che non potevamo prenderli
senza una grossa scorta.
Così la nostra unica possibilità era quella
di mandare dei gruppi a cercare del foraggio e a portare
nel campo tutto ciò che riuscivano a trovare,
a prescindere da chi ne era il proprietario”. Questo
stato di cose fu esagerato dai non mormoni durante i
processi che seguirono alla guerra mormone. D'altra parte
gli antimormoni spesso mettevano a fuoco i loro pagliai
e le loro proprietà e poi incolpavano i santi
del misfatto. Ben presto nel resto del Missouri si sparse
la voce che i Mormoni rubavano o distruggevano tutte
le proprietà dei loro vicini.
A Far West i santi furono informati che due famigerati
antimormoni, Cornelius Gilliam e Samuel Bogart, ufficiali
della milizia, stavano preparando un attacco agli insediamenti
della Contea di Caldwell. Furono tenute delle riunioni
durante le quali i santi si impegnarono a difendersi
e a non abbandonare la causa. Fu comandato ai residenti
degli insediamenti più periferici di raccogliersi
a Far West, e la città intensificò i preparativi
per la difesa.
Il 18 ottobre vi fu un tragico evento: due membri del
Quorum dei Dodici Apostoli, Thomas B. Marsh e Orson Hyde,
disertarono la causa della Chiesa e si unirono ai nemici
a Richmond. Marsh fece una deposizione giurata, in gran
parte confermata da Hyde, nella quale affermava: “il
Profeta diffonde il concetto, accettato da ogni vero
mormone, che le profezie di Smith sono superiori alle
leggi del paese.
Ho udito il Profeta dire che egli avrebbe abbattuto
i suoi nemici e avrebbe camminato sui loro cadaveri;
e che se non fosse stato lasciato in pace, sarebbe stato
per questa generazione un secondo Maometto”. Questa
dichiarazione fu considerata dagli antimormoni un'ulteriore
giustificazione delle malvagie azioni da loro commesse.
Riguardo a questo tradimento Joseph Smith fece osservare
che Thomas B. Marsh “si era riempito di orgoglio
per il suo innalzamento a quell'ufficio e per le rivelazioni
del cielo a suo riguardo, fino a quando fu pronto per
essere rovesciato dal primo vento dell'avversità che
avrebbe incontrato; e ora che era caduto mentiva e giurava
falsamente ed era pronto a togliere la vita ai suoi migliori
amici. Che tutti tengano a mente questo esempio e imparino
che colui che si esalta da solo sarà abbattuto
da Dio”.
Thomas Marsh fu scomunicato il 17 marzo 1839, mentre
Orson Hyde fu esonerato dal suo incarico nel Consiglio
dei Dodici. Il 4 maggio 1839 Orson Hyde fu ufficialmente
sospeso dall'esercizio delle funzioni del suo ufficio
finché si sarebbe incontrato con le autorità alla
conferenza generale della Chiesa e avrebbe spiegato le
sue azioni. Il 27 giugno, dopo essersi pentito e aver
confessato il suo errore, fu reintegrato nel Quorum dei
Dodici. Dopo molti anni di vita infelice, Robert Marsh
ritornò alla Chiesa nel 1857.
LA BATTAGLIA DEL FIUME CROOKED
Una svolta della “guerra mormone” nel Missouri
fu la battaglia del Fiume Crooked, che ebbe luogo all'alba
di martedì 25 ottobre 1838. La causa principale
di questa tragedia furono le azioni provocatorie del
capitano Samuel Bogart della Contea di Jackson, nemico
dei santi.
Per molti giorni Bogart pattugliò il confine
tra le Contee di Caldwell e Ray, a suo dire per prevenire
un attacco mormone. Ma invece di effettuare il servizio
di pattugliamento come era stato loro comandato, gli
uomini di Bogart entrarono due volte nella Contea di
Caldwell e attaccarono le case dei santi, ordinando agli
occupanti di lasciare lo stato e prendendo prigionieri
tre mormoni.
Quando la notizia di questo fatto raggiunse Far West
Elias Higbee, giudice della Contea di Caldwell e massima
autorità civile di quella regione, ordinò al
colonnello Hinkle, ufficiale comandante in capo di Far
West, di mandare un reparto a disperdere “la plebaglia” e
liberare i prigionieri, che si aspettavano di essere
messi a morte quella stessa notte.
I componenti della milizia erano in attesa da diversi
giorni della chiamata alle armi. Quando suonarono i tamburi
a mezzanotte per radunarli sulla pubblica piazza, settantacinque
uomini furono mobilitati e divisi in due gruppi, comandati
da David W. Patten e Charles C. Rich. Allo spuntare dell'alba
arrivarono a un guado sulle sponde del Fiume Crooked,
a circa trenta chilometri da Far West.
La pattuglia di Patten si avvicinò al guado,
senza sospettare che le forze di Bogart erano nascoste
lungo le sponde del fiume. Improvvisamente una delle
guardie di Bogart aprì il fuoco. Lanziano Patten
ordinò l'attacco ma, avendo la luce alle spalle,
i suoi uomini erano in posizione sfavorevole. Nella breve
ma violenta sparatoria rimasero feriti diversi uomini
da entrambe le parti. Uno di questi fu l'anziano Patten,
membro del Consiglio dei Dodici. Il giovane Gideon Carter
fu colpito a morte al capo e fu lasciato sul posto, con
il volto tanto sfigurato che i fratelli non lo riconobbero.
I fratelli liberarono i tre prigionieri, uno dei quali
era ferito, ricacciarono il nemico al di là del
fiume e poi prestarono le cure necessarie ai loro feriti.
L'anziano Patten fu trasportato a casa di Stephen Winchester
vicino a Far West, dove morì alcune ore dopo.
Egli diventò così il primo Apostolo martire
di questa dispensazione.
La sua fede nel Vangelo restaurato era tale che una
volta aveva espresso al profeta Joseph Smith il desiderio
di morire martire. “Il Profeta, molto commosso,
espresse il suo immenso dolore, “poiché”,
disse egli a David, “quando un uomo della tua fede
chiede al Signore una cosa, di solito la ottiene”.
Al suo funerale a Far West, due giorni dopo la battaglia,
Joseph Smith pronunciò il suo elogio: “Qui
giace un uomo che ha fatto esattamente quello che aveva
detto: “Egli ha dato la sua vita per i suoi amici”.
Anche Patrick O'Bannion morì in seguito alle
ferite riportate. James Hendricks, un altro dei feriti
più gravi, rimase temporaneamente paralizzato
dalla vita in giù e doveva essere trasportato
su una barella. L’intera responsabilità di
provvedere ai figli ricadde sulle spalle di sua moglie
Drusilla, che sopportò altre terribili traversie
nel Missouri durante il difficile viaggio per l'Illinois,
sempre dimostrando una grande forza di carattere e una
profonda fede.
Relazioni esagerate sulla battaglia giunsero presto
al governatore Boggs a Jefferson City. Si diceva tra
l'altro che l'intero reparto di Bogart era stato massacrato
o preso prigioniero e che i Mormoni intendevano saccheggiare
e bruciare Richmond. Queste relazioni dettero a Boggs
la scusa di cui aveva bisogno per ordinare una guerra
totale contro i santi.
L’ORDINE DI STERMINIO E IL MASSACRO
DI HAUN'S MILL
L'ultima settimana di ottobre il Missouri settentrionale
era in grande agitazione e “la plebaglia si faceva
sentire in ogni direzione”. I facinorosi bruciavano
case e raccolti, rubavano il bestiame, arrestavano e
minacciavano di morte i santi. Il generale Atchison di
nuovo chiese al governatore Boggs di fare una visita
nella regione.
Ma invece il 27 ottobre questi ordinò alle forze
della milizia di iniziare la guerra. Fidandosi solamente
dei falsi rapporti di un'insurrezione mormone, Boggs
asserì che i santi avevano sfidato le leggi e
dato inizio alle ostilità. Pertanto egli scriveva: “I
Mormoni devono essere trattati come nemici e devono essere
sterminati o scacciati dallo stato, se necessario, per
il bene pubblico. I loro oltraggi superano ogni descrizione”.
Ormai l'opinione pubblica era talmente contraria ai
santi, che anche coloro che conoscevano la verità non
vollero schierarsi apertamente dalla loro parte. E “ordine
di sterminio” del governatore Boggs fu il risultato
e l'espressione della volontà popolare.
Il generale Atchison era al comando delle truppe dello
stato, ma fu esonerato dal governatore prima della resa
di Far West. Il comando fu affidato al generale John
B. Clark. Il generale Clark arrivò a Far West
soltanto pochi giorni dopo la resa.
Il generale Samuel D. Lucas, da lungo tempo nemico dei
Mormoni, sin dagli avvenimenti della Contea di Jackson,
rimase temporaneamente al comando delle forze della milizia
che si stavano radunando rapidamente da ogni parte per
circondare Far West. Il 31 ottobre oltre duemila uomini
circondavano Far West, e la maggior parte di loro erano
decisi a mettere in atto l'ordine del governatore.
Fu a Haun's Mill che la violenza scoppiò di nuovo.
Quel piccolo insediamento, circa venti chilometri a est
di Far West, era stato fondato da Jacob Haun, un convertito
di Green Bay, nel Wisconsin. Si era trasferito a Shoal
Creek nel 1835, sperando di evitare le persecuzioni di
cui erano oggetto i suoi compagni di fede nelle altre
parti del Missouri.
Haun's Mill consisteva di un mulino, una bottega di
fabbro, alcune case e di una popolazione da venti a trenta
famiglie circa intorno al mulino e circa cento nel circondario.
Il 30 ottobre nove carri di immigranti provenienti da
Kirtland erano arrivati sul posto; avevano deciso di
riposarsi per alcuni giorni prima di proseguire il viaggio
per Far West.
Immediatamente dopo la battaglia del Fiume Crooked il
profeta Joseph Smith esortò tutti i santi delle
aree periferiche a trasferirsi a Far West o a Adam-ondi-Ahman.
Non volendo abbandonare le sue proprietà, Jacob
Haun ignorò il consiglio del Profeta e comandò alla
piccola comunità di rimanere sul posto. Questa
decisione avventata doveva risultare fatale. Il gruppo
di Haun decise di usare la bottega del fabbro come fortino
nell'eventualità di un attacco nemico. Furono
disposte delle sentinelle per proteggere il mulino e
l'insediamento.
Domenica 28 ottobre il colonnello Thomas Jennings della
milizia della Contea di Livingston mandò uno dei
suoi uomini all'insediamento per concludere il trattato
di pace. Entrambe le parti si impegnarono a non attaccarsi.
I mormoni tuttavia non si sciolsero come avevano promesso.
Il lunedì un gruppo di cittadini del Missouri
della Contea di Livingston decise di attaccare Haun's
Mill, intendendo probabilmente attuare l'ordine del governatore.
Martedì pomeriggio, 30 ottobre, circa duecentoquaranta
uomini si avvicinarono a Haun's Mill.
Joseph Young sen., uno dei sette presidenti dei Settanta,
da poco arrivato a Haun's Mill, descrive quello che accadde
quel pomeriggio: “Entrambe le sponde dello Shoal
Creek erano affollate di bambini intenti a giocare, mentre
le madri erano occupate nei lavori domestici e i padri
impegnati a proteggere il mulino e le altre proprietà.
Altre persone si dedicavano a raccogliere i prodotti
della terra per usarli durante l'inverno. Il tempo era
bello, il sole splendeva chiaro nel cielo, tutto era
tranquillo e nessuno mostrava preoccupazione per la terribile
crisi ormai imminente, proprio alle porte”.
Verso le quattro del pomeriggio la plebaglia si avvicinò a
Haun's Mill. Le donne e i bambini fuggirono nei boschi,
mentre gli uomini cercarono protezione nella bottega
del fabbro. David Evans, capo militare dei santi, sventolò il
cappello invocando la pace. Gli rispose il rumore di
cento fucili, la maggior parte dei quali puntati contro
la bottega del fabbro. La plebaglia cominciò a
sparare senza misericordia a chiunque comparisse alla
loro vista, comprese le donne, gli anziani e i bambini.
Amanda Smith afferrò le sue due bambine in tenera
età e, insieme con Mary Stedwell, attraversò la
gora del mulino su una passerella. Amanda ricorda: “Anche
se eravamo donne con bambini in tenera età in
fuga per salvarci la vita, quei demoni continuavano a
sparare su di noi per ucciderci”.
La plebaglia entrò nella bottega del fabbro e
trovò Sardius Smith, figlio decenne di Amanda
Smith, che si nascondeva sotto il mantice. Un facinoroso
poggiò la canna del fucile contro la testa del
ragazzo e gli fece saltar via la parte superiore del
cranio. Quell'uomo in seguito giustificò così la
sua azione: “Le lendini diventano pidocchi, e se
fosse vissuto sarebbe diventato un mormone”.
Alma Smith, il fratello di sette anni di Sardius, assistette
all'uccisione di suo padre e di suo fratello e fu egli
stesso ferito a un'anca. Non fu tuttavia scoperto dalla
plebaglia, e in seguito guarì miracolosamente
grazie alle preghiere e alla fede. Thomas McBride fu
fatto a pezzi con un macete.
Anche se, alcuni uomini insieme alle donne e ai bambini,
riuscirono a fuggire attraversando il fiume e nascondendosi
sulle colline, almeno diciassette persone furono uccise
e circa tredici ferite. Jacob Haun era tra i feriti,
ma alla fine guarì. Anni dopo il Profeta osservò: “A
Haun's Mill i fratelli andarono contro il mio consiglio;
se si fossero comportati diversamente la loro vita sarebbe
stata risparmiata”.
I sopravvissuti si nascosero durante la sera e la notte
temendo un altro attacco. Il giorno dopo alcuni uomini
seppellirono i morti in una fossa che avevano scavato
per fare un pozzo. Joseph Young, che si era molto affezionato
al piccolo Sardius Smith durante il loro viaggio da Kirtland,
scoppiò a piangere e non riuscì a calare
il corpo del ragazzo in quella fossa comune. Amanda e
il figlio maggiore seppellirono Sardius il giorno dopo.
I sopravvissuti, sconvolti, lasciarono il Missouri durante
l'inverno e la primavera successiva insieme con gli altri
membri della Chiesa. La plebaglia continuò a perseguitare
alcune delle vedove prima che partissero, ma il Signore
le aiutò. Amanda Smith ricorda la rassicurazione
che ricevette dal Signore quando s'inoltrò in
un campo di granturco per pregare ad alta voce.
“Mi sembrava di essere nel tempio del Signore.
Pregai ad alta voce e con grande fervore. Quando uscii
dal granturco una voce mi parlò. Era una voce
chiara, non un'impressione silenziosa e forte dello Spirito,
bensì una voce, che ripeteva una strofa di un
inno dei santi:
“Quell'alma che ha posto in Gesù il suo
sperar nel mio amor non potrò abbandonar; il mondo
e l'inferno allor scuoterò; l'eterno rifugio,
l'eterno rifugio ch'è in me le darò!” Da
quel momento non ebbi più paura. Sentii che nulla
poteva farmi del male”.
L'ASSEDIO DI FAR WEST
Nel frattempo le forze della milizia antimormoni continuavano
a radunarsi attorno a Far West preparando un attacco.
La milizia di Far West innalzò barricate di carri
e tronchi, ma mercoledì 31 ottobre le forze antimormoni
soverchiavano quelle dei santi per cinque a uno.
Nessuna delle due parti era tuttavia ansiosa di dare
inizio alla battaglia e il giorno trascorse in una situazione
di stallo, mentre ogni parte decideva cosa fare. Quella
sera il generale Lucas mandò un messaggero con
la bandiera bianca per parlamentare.
Il colonnello Hinkle, ufficiale comandante le forze
dei santi, andò incontro al messaggero e acconsentì segretamente
a soddisfare le richieste di Lucas che certi dirigenti
dei santi si costituissero per essere processati e puniti,
che le proprietà dei Mormoni venissero confiscate
per rifondere i danni causati e che il resto dei santi
consegnasse le armi e lasciasse lo stato.
Ritornato a Far West, Hinkle convinse Joseph Smith,
Sidney Rigdon, Lyman Wight, Parley P. Pratt e George
W. Robinson che Lucas voleva trattare con loro in una
conferenza di pace. I fratelli rimasero indignati quando
Hinkle li consegnò a Lucas come prigionieri.
Parley P. Pratt descrisse quella tragica scena: “Quel
superbo generale [Lucas] venne da noi a cavallo e, senza
rivolgerci una parola, ordinò subito alle sue
guardie di circondarci. Essi lo fecero con rapidità,
e noi fummo spinti nell'accampamento, circondati da migliaia
di individui dall'aspetto di selvaggi, molti dei quali
erano vestiti e avevano il volto dipinto come guerrieri
indiani.
Tutti gridavano senza tregua come tanti seguaci lanciati
all'inseguimento della preda, come se avessero conseguito
una delle più miracolose vittorie mai descritte
negli annali del mondo”. Le grida continuarono
durante tutta la notte terrorizzando i cittadini di Far
West, che temevano che il loro Profeta fosse già stato
messo a morte.
Molti santi trascorsero la notte in preghiera. Nel campo
nemico i fratelli furono obbligati a giacere per terra
sotto una pioggia gelida e ad ascoltare le volgari invettive
e derisioni delle loro guardie. “Essi bestemmiavano
Dio, si facevano beffe di Gesù Cristo, giuravano
di fare le cose più terribili, deridevano fratello
Joseph e gli altri, chiedevano miracoli, volevano segni,
come ad esempio: “Su, signor Smith, mostraci un
angelo”; “dacci una delle tue rivelazioni”; “mostraci
un miracolo”.
Da una corte marziale segreta e illegale riunitasi durante
la notte i prigionieri furono condannati a morte; l'esecuzione
sarebbe avvenuta il mattino seguente sulla pubblica piazza
di Far West. Quando il generale Alexander Doniphan ricevette
quest'ordine dal generale Lucas, s'indignò per
la brutalità e l'ingiustizia di quella condanna
e rispose:
“E’ un assassinio a sangue freddo. Non obbedirò al
suo ordine. La mia brigata marcerà su Liberty
domattina alle otto. Se lei avrà messo a morte
questi uomini, giuro su Dio che la riterrò responsabile
dinanzi a un tribunale terreno”. Intimorito dalla
coraggiosa risposta di Doniphan, Lucas fece marcia indietro:
le preghiere dei santi erano state esaudite.
Quella stessa notte giunse a Far West la notizia che
i nemici intendevano arrestare gli altri partecipanti
alla battaglia del Fiume Crooked; così prima dell'alba
circa venti fratelli lasciarono di nascosto Far West
e si diressero a nord-est verso il territorio dell'Iowa.
Hyrum Smith e Amasa Lyman non furono così fortunati.
Furono arrestati e messi insieme agli altri prigionieri.
Il mattino dell'1 novembre, mentre George Hinkle faceva
marciare le truppe mormoni fuori da Far West, la milizia
del Missouri entrò nella città. Con la
scusa di cercare le armi nascoste si comportarono come
vandali, impossessandosi di ogni cosa preziosa, violentando
alcune donne e obbligando i cittadini più eminenti,
sotto la minaccia delle baionette, a firmare la promessa
di pagare le spese sostenute dalla milizia. Molti di
questi uomini furono arrestati e portati prigionieri
a Richmond. Al resto dei santi fu detto di lasciare lo
stato.
Si progettava di portare i dirigenti della Chiesa a
Independence per esporli al pubblico e sottoporli a processo.
Temendo ancora di poter essere messi a morte, Joseph
Smith e i suoi compagni implorarono di vedere i loro
familiari per l'ultima volta, quindi fu concesso loro
di tornare a Far West il 2 novembre. Joseph Smith trovò la
moglie e i figli in lacrime poiché credevano che
egli fosse stato fucilato.
“Quando entrai in casa mia si aggrapparono al
mio vestito con gli occhi pieni di lacrime, in preda
alla gioia e al dolore nello stesso tempo, com'era manifestato
dal loro aspetto”, egli scrisse. Gli fu negato
il privilegio di trascorrere pochi minuti da solo con
loro, ma Emma pianse e i suoi figli si tennero stretti
a lui “sino a quando furono strappati da me sotto
la minaccia delle spade delle guardie”. Gli altri
prigionieri subirono un trattamento simile quando andarono
a dire addio ai loro cari.
Lucy Smith, madre di Joseph e Hyrum, si affrettò a
raggiungere il carro in cui venivano tenuti sotto sorveglianza
i suoi figli e poté appena toccare le mani che
essi le tendevano prima della partenza. Dopo alcune ore
di sofferenza ella fu confortata dallo Spirito e le fu
concesso il dono della profezia: “Il tuo cuore
si consoli riguardo ai tuoi figli: ad essi non sarà fatto
alcun male dai loro nemici”.
Una rivelazione simile fu data anche al profeta Joseph
Smith: il mattino dopo, mentre i prigionieri iniziavano
la marcia, Joseph parlò ai suoi compagni con voce
bassa ma piena di speranza. “State di buon animo,
fratelli; la parola del Signore mi è pervenuta
stanotte per dirmi che la vita non ci sarà tolta
e che, quali che siano le sofferenze che patiremo durante
questa prigionia, a nessuno sarà tolta la vita”.
Nel frattempo il generale John B. Clark, ufficiale comandante
delle truppe impegnate nella guerra mormone designato
dal governatore, arrivò a Far West. Ordinò a
tutti di rimanere in città, e i santi affamati
furono obbligati a sfamarsi con granturco abbrustolito.
Il 6 novembre egli si rivolse ai cittadini sofferenti
e spiegò che non li avrebbe obbligati a lasciare
lo stato nel mezzo dell'inverno.
Egli dichiarò che tanta indulgenza era da attribuire
alla sua clemenza. “Non dico che dovete partire
subito, ma non dovete pensare di rimanere qui un'altra
stagione o di seminare ... In quanto ai vostri capi,
nessuno di voi pensi - non lo immagini neppure per un
momento - che non entri neppure nella vostra mente, che
essi saranno liberati o che rivedrete di nuovo il loro
volto, poiché il loro destino è già deciso
- il dado è già stato tratto - il loro
fato è suggellato”.
Un altro contingente della milizia circondò i
santi che avevano cercato rifugio a Adam-ondi-Ahman.
Dopo un'inchiesta durata tre giorni a tutti i Mormoni
fu ordinato di lasciare la Contea di Daviess, ma fu concesso
loro di soggiornare a Far West sino alla primavera.
Mentre si preparavano per l'esodo, i santi chiesero
di nuovo aiuto al parlamento del Missouri. Anche se i
danni subiti erano ben documentati e sebbene fosse mostrata
nei loro confronti una notevole comprensione da parte
di molti componenti del parlamento e dalla stampa del
Missouri, non fu mai avviata un'indagine ufficiale. Invece
il parlamento stanziò appena duemila dollari per
i soccorsi ai cittadini della Contea di Caldwell.
IN CATENE
Joseph Smith e alcuni altri prigionieri furono portati
a Independence e furono esposti al pubblico. Vennero
poi trasferiti a Richmond, dove rimasero incatenati insieme
e sorvegliati a vista, in una vecchia casa vuota per
più di due settimane. A metà novembre ebbe
inizio un processo che durò tredici giorni, presieduto
dal giudice distrettuale Austin A. King.
Furono addotte false prove contro i dirigenti della
Chiesa. Sampson Avard, il primo testimone, con grande
ipocrisia accusò il Profeta di essere responsabile
delle malefatte dei Daniti; gli altri testimoni furono
ugualmente ostili nei suoi confronti. Quando i prigionieri
presentarono un elenco dei testimoni a difesa, questi
furono sistematicamente messi in carcere o scacciati
dalla contea.
Alexander Doniphan informò i santi che anche “se
una legione di angeli dovesse scendere dal cielo e vi
dichiarasse innocenti, non servirebbe a nulla, poiché egli
(King) ha deciso sin dal principio di gettarvi in prigione”.
Per due terribili settimane i prigionieri furono maltrattati
dalle guardie. Una sera di novembre i fratelli ascoltarono
per diverse ore “gli insulti, le oscenità,
le terribili bestemmie e il linguaggio volgare” delle
guardie che raccontavano le atrocità che avevano
inflitto ai santi.
Parley P. Pratt giaceva accanto al Profeta e ascoltò sino
a quando stava per scoppiare. Improvvisamente Joseph
Smith si alzò in piedi e, pur incatenato e inerme,
gridò con voce di tuono: “SILENZIO, demoni
dell'abisso infernale. Nel nome di Gesù Cristo
io vi rimprovero e vi comando di tacere; non sopporterò per
un altro attimo un simile linguaggio. Cessate i vostri
discorsi, o io o voi moriremo in QUESTO ISTANTE!”
Smise di parlare, ma rimase là eretto con immensa
maestà. Incatenato e disarmato, calmo, composto
e dignitoso come un angelo, scrutò le guardie
che si tiravano indietro e abbassavano o gettavano a
terra le armi, i cui ginocchi si piegavano e che, nascoste
in un angolo o inginocchiate ai suoi piedi, gli chiedevano
perdono; e rimasero tranquilli fino al cambio della guardia”.
Alla fine del processo il giudice King sentenziò che
Joseph Smith e altri cinque dirigenti dovevano essere
portati ulteriormente in giudizio e ordinò di
rinchiuderli nel carcere di Liberty, nella Contea di
Clay. Parley P. Pratt e numerosi altri fratelli dovevano
rimanere in prigione a Richmond; la maggior parte degli
altri prigionieri furono rilasciati.
In realtà il carcere di Liberty, una struttura
in pietra di due piani di sette metri per sette, era
poco più di una segreta. Al piano superiore c'erano
piccole finestre sbarrate da inferriate e il carcere
non era riscaldato. Un foro nel pavimento era l'unico
accesso al piano inferiore, il cui soffitto era così basso
che un uomo non era in grado di stare in piedi. Per quattro
mesi d'inverno il Profeta e i suoi compagni soffrirono
per il freddo, la sporcizia, il fumo, la solitudine e
il cibo immangiabile.
Ma forse la cosa che più li preoccupava era il
fatto di non poter accompagnare i santi fedeli che venivano
cacciati dallo stato. Eppure quelli furono mesi di particolare
importanza per Joseph Smith e per la Chiesa. In assenza
del Profeta Brigham Young, Heber C. Kimball e John Taylor
dimostrarono capacità direttive e dedizione ineguagliabili.
Pur nella sua condizione disperata, Joseph Smith ricevette
preziose istruzioni spirituali dal Signore. Proprio per
le cose che vi furono rivelate, il carcere di Liberty
potrebbe essere chiamato una prigione-tempio.
L’opinione pubblica nel Missouri ora si volgeva
contro il governatore Boggs e la plebaglia, mentre Joseph
Smith e i suoi colleghi languivano in carcere in attesa
che i funzionari dello stato stabilissero cosa fare di
loro. Verso la fine del marzo 1839 il Profeta scrisse
una lunga lettera alla Chiesa, di cui alcune parti ora
compaiono come sezioni 121, 122 e 123 di Dottrina e Alleanze.
Dopo aver enumerato i torti subiti dai santi, il Profeta
si era rivolto così al Signore: “O Dio,
dove sei? E dov'è la tenda che ricopre il Tuo
nascondiglio? Fino a quando tratterrai la Tua mano? E
fino a quando il Tuo occhio, il Tuo occhio puro, contemplerà dal
cielo i torti del Tuo popolo e dei Tuoi servitori, ed
il Tuo orecchio ascolterà le loro grida? Sì,
o Signore, per quanto tempo ancora subiranno essi questi
torti e queste oppressioni illegittime, prima che il
Tuo cuore sia raddolcito verso di essi e le Tue viscere
siano mosse a compassione nei loro riguardi?” (DeA
121:1-3).
Il Profeta poi scrisse la risposta data dal Signore
alla sua invocazione: “Figlio mio, pace alla tua
anima; la tua avversità e le tue afflizioni non
dureranno che un istante; Allora, se tu le sopporti fedelmente,
Iddio ti esalterà in eccelso; tu trionferai di
tutti i tuoi nemici. I tuoi amici stanno presso di te
ed essi ti saluteranno di nuovo con cuore ardente e mani
amichevoli” (DeA 121:7-9).
In aprile i prigionieri di Liberty furono mandati nella
Contea di Daviess per essere sottoposti a processo. Una
giuria preliminare redasse contro di loro un atto di
accusa per “omicidio, tradimento, furto con scasso,
incendio doloso, ladrocinio, furto semplice e ruberia”.
Gli accusati poterono ottenere il trasferimento del
processo per legittima suspicione, ma mentre si trovavano
in viaggio per la Contea di Boone, nuova sede del processo,
lo sceriffo e le altre guardie consentirono loro di fuggire
nell'Illinois, poiché alcuni funzionari avevano
concluso che il processo non aveva nessuna possibilità di
concludersi con un verdetto di condanna.
Durante l'estate anche Parley P. Pratt e Morris Phelps
fuggirono dal carcere di Richmond e riuscirono ad arrivare
a Nauvoo. Un altro prigioniero, King Follett, fu ripreso,
ma fu infine liberato nell'ottobre 1839, mentre era l'unico
tra i santi ancora in carcere.
Per la quinta volta in meno di dieci anni molti Santi
degli Ultimi Giorni erano stati costretti ad abbandonare
le loro case e a costruirsi di nuovo un luogo di rifugio.
Anche se gli ultimi mesi di quell'anno furono segnati
da difficoltà finanziarie, terribili persecuzioni,
apostasia e espulsione dal Missouri, la maggior parte
dei membri della Chiesa non persero di vista il loro
destino divino.
Come Joseph disse nella sua lettera ai santi: “L’uomo
potrebbe con altrettanto successo stendere il suo braccio
inerme per arrestare il Fiume Missouri nel suo corso
decretato o farlo scorrere in senso contrario quanto
impedire l'Onnipotente di riversare dal cielo la conoscenza
sul capo dei Santi degli Ultimi Giorni” (DeA 121:33).
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