Torna alla pagina principale
Sezioni principali
Genealogia
Il libro di Mormon
Espiazione
Credenze controverse
Critica
Dottrina
Cattolici
Testimoni di Geova
Protestanti
Avventisti
Ges
Scrittori LDS
Storia della chiesa
Altre religioni
Profezie
Scienza e religione
Simbolismo
Testimonianze
Pensieri spirituali
Site search Web search

powered by FreeFind
Altri argomenti
Informazioni sull'autore
Scherzi (non ancora disponibile)
Collegamenti
Bella Sion
LDS
Miscellanea
Mappa del sito
Contatti
Scrivete all'autore
Lista di discussione 'Santi in riunione'
Message board
Storia della chiesa - Capitolo 2

IL RETAGGIO DELLA NUOVA
INGHILTERRA DI JOSEPH SMITH

TUTTI SIAMO CONDIZIONATI dall'ambiente in cui viviamo. Siamo allevati in seno a famiglie, frequentiamo amici e reagiamo al nostro ambiente. Joseph Smith crebbe nella fattoria della sua famiglia e subì quasi esclusivamente l'influenza di questa. Le cose che apprese a casa costituivano il più importante patrimonio del suo retaggio della Nuova Inghilterra.

I suoi genitori sottolineavano l'importanza del duro lavoro, del patriottismo e della religione personale. Joseph imparava, ascoltava diligentemente e traeva il massimo vantaggio dal suo retaggio. Durante questi anni formativi Joseph Smith cominciò ad assimilare e a manifestare le qualità che lo avrebbero aiutato a svolgere la missione alla quale era stato preordinato.

ANTENATI PATERNI DI JOSEPH SMITH

Un esame degli antenati di Joseph Smith rivela che la sua famiglia possedeva importanti caratteristiche che si perpetuarono in lui. Egli sviluppò forti legami familiari, imparò a lavorare diligentemente, a pensare da sé, a servire il prossimo e ad amare la libertà. Egli ricorda: “L'amore della libertà fu inculcato nella mia anima dai miei nonni mentre mi tenevano sulle ginocchia”. Anche se non sempre aderivano a una chiesa, i suoi antenati per generazioni cercarono di vivere secondo i corretti principi della religione, e alcuni previdero che un importante capo spirituale sarebbe sorto tra i loro posteri.

Tra le dolci colline che si estendono a circa trenta chilometri a nord di Boston, nel Massachusetts, si trova il piccolo comune di Topsfield, dove vissero molti degli antenati del Profeta. A Topsfield infatti vissero cinque generazioni di Smith. Il primo di essi fu il bisavolo di Joseph Smith, Robert Smith, che era emigrato da Topsfield, in Inghilterra, a Boston nel 1638 quando era ancora adolescente.

Robert sposò Mary French e, dopo una breve permanenza nella vicina Rowley, si stabilì a Topsfield, nel Massachusetts. Dalla loro unione nacquero dieci figli. Quando Robert morì, nel 1693, lasciò una proprietà il cui valore era valutato a 189 sterline, somma relativamente grande per quel tempo. Samuel Smith, uno dei figli di Robert e Mary, nacque nel 1666. Egli è indicato nei registri del comune e della contea come “gentiluomo” e risulta che rivesti una carica pubblica. Sposò Rebecca Curtis, dalla quale ebbe nove figli.

Il primo figlio di Samuel e Rebecca, nato nel 1714, fu Samuel jun.; diventò uno stimato cittadino e fautore della guerra d'indipendenza americana. Secondo il suo necrologio: “era un sincero amico delle libertà del suo paese e strenuo avvocato delle dottrine del Cristianesimo”. Samuel jun. sposò Priscilla Gould, discendente del fondatore di Topsfield. Priscilla morì dopo aver dato alla luce cinque figli e Samuel sposò sua cugina, anch'ella di nome Priscilla, che non gli dette figli ma allevò quelli della prima moglie di Samuel, tra i quali c'era il nonno di Joseph Smith, Asael, nato nel 1744.

Asael aveva aderito alla religione prevalente nella Nuova Inghilterra, i Congregazionalisti, ma in seguito diventò alquanto scettico riguardo alla
religione organizzata. Per il suo modo di pensare gli insegnamenti delle chiese istituzionali non potevano essere riconciliati con le Scritture e il buon senso.

All'età di ventitré anni egli sposò Mary Duty di Rowley, nel Massachusetts. A costo di grandi sacrifici sostenuti da lui e dalla sua famiglia, Asael lasciò Derryfield, nel New Hampshire, per tornare a Topsfield, dove lavorò per cinque anni per saldare i debiti che suo padre non era stato in grado di estinguere prima di morire.

Gli Smith rimasero a Topsfield sino al 1791 quando Asael, Mary e i loro undici figli si trasferirono per un breve periodo a Ipswich, nel Massachusetts, e poi proseguirono per Tunbridge, nel Vermont, alla ricerca di terra ancora vergine e poco costosa. A Tunbridge Asael continuò a servire la comunità, e durante i trent'anni della sua permanenza in quella località ricopre quasi ogni carica elettiva.

La filosofia di Asael concordava con quella degli Universalisti, che credevano in Gesù Cristo come Dio di amore che avrebbe salvato tutti i Suoi figli. Come tutti gli Universalisti, Asael si sentiva più a suo agio con un Dio che era più interessato a salvare che a distruggere l'umanità. Egli credeva che la vita continuasse anche dopo la morte.

In una missiva indirizzata alla sua famiglia Asael scrisse: “L’anima è immortale ... Servite Dio con tutto il cuore. Quando pensate a Lui, parlate di Lui, pregate o in qualsiasi altra maniera vi rivolgete alla Sua grande maestà, fatelo con sincerità ... E per quanto riguarda la religione studiate la sua natura e stabilite se consiste di soli riti esteriori o se è radicata nel cuore dell'uomo ...

Sono sicuro che il mio Salvatore, Cristo, è perfetto, e non verrò mai meno nei Suoi confronti. A Lui raccomando la vostra anima, corpo, beni, nomi, fama, vita, morte, tutto, e me stesso, in attesa del giorno in cui Egli cambierà il mio umile corpo per renderlo conforme al Suo corpo glorioso”.

Asael Smith asseriva anche che “Dio avrebbe fatto sorgere un rampollo della sua famiglia perché fosse di grande beneficio all'umanità”. Molti anni dopo, quando suo figlio Joseph Smith sen. gli donò una copia del Libro di Mormon da poco uscito dalle stampe, si mostrò estremamente interessato. George A. Smith scrisse: “Mio nonno Asael credeva pienamente nel Libro di Mormon, che lesse quasi per intero”. Asael morì nell'autunno del 1830, fiducioso che suo nipote Joseph era il lungamente atteso profeta e che aveva proclamato una nuova era religiosa.

Mary Duty Smith sopravvisse al marito Asael per sei anni. Nel 1836 Mary intraprese un estenuante viaggio di ottocento chilometri per unirsi ai suoi discendenti, che a quel tempo si erano trasferiti a Kirtland, nell'Ohio. Elias Smith, un nipote, era con Mary quando ella si riunì ai suoi figli e nipoti. “La riunione tra la nonna e il suo discendente e profeta e suo fratello fu molto commovente. Joseph la benedisse e disse che ella era la donna più onorata della terra”. Ella accettò pienamente la testimonianza di suo nipote e desiderava ardentemente farsi battezzare. Purtroppo l'età e le condizioni di salute impedirono che ciò avvenisse. Ella morì il 27 maggio 1836, appena dieci giorni dopo il suo arrivo a Kirtland.

GLI ANTENATI MATERNI DI JOSEPH SMITH

Relativamente poche sono le conoscenze che abbiamo sulla famiglia Mack, dalla quale proveniva Lucy Mack, madre di Joseph. John Mack, nato a Inverness, in Scozia, da una famiglia di ministri di culto, arrivò nella Nuova Inghilterra nel 1669. Per qualche anno visse a Salisbury, nel Massachusetts. Egli e sua moglie si trasferirono a Lyme, nel Connecticut, nel 1696.

Il loro ottavo figlio Ebenezer sposò Hannah Huntley, e per qualche tempo condussero una vita agiata nelle proprietà dei Mack. Ma questa prosperità ebbe breve durata e Solomon, nato nel 1732, all'età di soli quattro anni andò a lavorare come apprendista nella fattoria di un vicino di Lyme. Egli ricorda: “Ero trattato dal mio padrone come sua proprietà, non come un suo simile”. Egli rimase apprendista sino all'età di ventuno anni, ma il suo padrone non gli insegnò mai nulla di religione e non gliene parlò neppure.

Per quasi tutto il resto della sua vita Solomon si dedicò a cercare quelle certezze che non aveva mai trovato da giovane. Dopo aver portato a termine il suo apprendistato si arruolò nell'esercito durante le guerre contro i Francesi e gli Indiani. Negli anni successivi Solomon fu di volta in volta mercante, mediatore nella compra-vendita di terreni, comandante di nave, gestore di mulino e contadino. Nonostante tutti i suoi sforzi la fortuna non gli arrideva mai, ed egli fu continuamente vittima di incidenti, difficoltà e rovesci finanziari.

Questo indomito avventuriero finalmente ebbe un po' di fortuna nel 1759. Dopo un breve corteggiamento sposò Lydia Cates, donna colta e raffinata, insegnante di scuola, figlia maggiore di Daniel Cates, rispettato e ricco diacono della Chiesa Congrezionalista. Lydia aveva frequentato questa chiesa fin da giovanissima. Anche se Solomon e Lydia venivano da ambienti diversi, il loro matrimonio fu felice.

Lydia si occupava personalmente dell'istruzione secolare e religiosa dei suoi otto figli e figlie. Ella probabilmente insegnò a leggere e scrivere al marito insieme ai loro figli. Solomon pensava che Lydia possedesse non soltanto “un'istruzione esemplare, ma anche l'inestimabile pregio che in una moglie e madre è davvero una perla di gran prezzo, ossia un carattere pio e devoto”.

Poco dopo il loro matrimonio Solomon acquistò circa seicentoquaranta ettari di terra incolta nella parte settentrionale dello Stato di New York. Una ferita a una gamba gli impedì di dissodare il terreno, com'era stipulato nel contratto, perciò perse la proprietà. Nel 1761 Solomon, Lydia e i loro due figli in tenera età si stabilirono a Marlow, nel New Hampshire, dove rimasero per dieci anni ed ebbero altri quattro figli. Nel 1771 i Mack si trasferirono a Gilsum, nel New Hampshire, dove nacquero due altri figli. Lucy, la più giovane, sarebbe diventata madre del profeta Joseph Smith.

Durante la rivoluzione americana Solomon si arruolò in un reggimento di artiglieria, ma ben presto di ammalò e fu mandato a casa in convalescenza. Forse sarebbe stato più al sicuro con il suo reggimento, poiché in rapida successione fu schiacciato da un albero, uscì malconcio da uno scontro con una ruota di mulino e fu colpito da un ramo caduto da un albero rimanendo privo di sensi. L’ultimo incidente fu particolarmente grave, e in seguito fu sempre soggetto a svenimenti o “fitte”, come egli li chiamava.

Ma Solomon Mack non poteva rinunciare a lungo all'avventura. Insieme con i figli adolescenti Jason e Stephen Solomon si imbarcò come marinaio su una nave pirata americana. Dopo quattro anni e molte calamità fra le quali un uragano, un naufragio e una grave malattia, essi tornarono a casa a mani vuote. Solomon trovò Lydia e i figli senza un tetto, poiché erano stati privati della loro proprietà da un imbroglione. “Non mi importava di vivere o di morire”, egli scrisse di questo periodo della sua vita. Questo scoraggiamento tuttavia fu soltanto temporaneo, poiché grazie al duro lavoro Solomon poté di nuovo provvedere alla sua famiglia.

Solomon Mack non si era mai mostrato una persona religiosa, anche se temeva Dio ed era generoso. Mostrava poca inclinazione per lo studio delle Scritture e le riunioni di culto, ma nel 1810 i reumatismi lo obbligarono a riesaminare i suoi valori. “Dopo questo decisi di non inseguire più i fantasmi, ma di dedicare il resto della mia vita al servizio di Dio e della mia famiglia”.

Quell'inverno egli lesse la Bibbia e pregò sinceramente; alla fine trovò la pace dell'animo e della mente. Sino alla sua morte, avvenuta nel 1820, Solomon dedicò gran parte del suo tempo a parlare della sua conversione e ad ammonire il prossimo a servire il Signore. Egli scrisse un'autobiografia, con la speranza che le persone non sarebbero rimaste attratte dalla sete di guadagno come era accaduto a lui.

Egli esponeva con entusiasmo questa convinzione ai suoi nipoti, tra i quali c'era il giovane Joseph Smith jun. Solomon morì soltanto tre settimane prima di compiere gli ottantotto anni, alcuni mesi dopo la straordinaria visione del Padre e del Figlio avuta da suo nipote, della quale egli probabilmente non era a conoscenza.

Durante gli anni delle disavventure e difficoltà di Solomon, sua moglie Lydia Gates fornì ai loro figli la stabilità e la guida di cui avevano bisogno. Tutti i figli, e in particolare Lucy, la più giovane, rivelavano con il loro comportamento l'influenza della madre. Lucy le rese omaggio per tutta l'istruzione religiosa oltre che secolare che aveva da lei ricevuto.

Lucy, anche se intelligente, indipendente e allevata in un ambiente religioso, non provò nessun sentimento spirituale degno di nota sino all'età di diciannove anni. Ella si chiedeva se la vita aveva un significato e concluse presto che doveva liberarsi del suo atteggiamento negativo.

Per evitare di essere considerata una donna amante delle cose del mondo decise di unirsi a una chiesa, ma rimase delusa dalle contrastanti asserzioni fatte dai vari ministri di culto. Ella chiedeva: “Come posso decidere in un caso come questo, dato che tutte le chiese sono diverse dalla chiesa di Cristo che esisteva nei tempi passati?” Lucy non trovò una risposta soddisfacente al suo dilemma spirituale.

Apparentemente convinta che le chiese esistenti non potevano soddisfare le sue necessità, rinunciò temporaneamente alla sua ricerca di una chiesa, e gradualmente la sua ansietà svanì. Meno di due anni dopo ella conobbe e sposò Joseph Smith sen. Lucy certamente non si rendeva conto che da quella unione sarebbe venuto un figlio profeta, che avrebbe dato sollievo e guida a tutti coloro che, come lei, stavano cercando la chiesa di Gesù Cristo.

GENITORI DEL PROFETA

Lucy Mack incontrò Joseph Smith sen. mentre si trovava in visita da suo fratello Stephen a Tunbridge, nel Vermont. Joseph aveva venticinque anni, era un uomo robusto, alto più di un metro e ottanta, come suo padre Asael. Dopo il loro matrimonio, celebrato il 24 gennaio 1796, si stabilirono in una delle fattorie che la famiglia possedeva a Tunbridge.

Là rimasero sei anni, durante i quali nacquero i loro primi tre figli. Nel 1802 Joseph e Lucy dettero in affitto la loro fattoria di Tunbridge, probabilmente perché il terreno era troppo sassoso, e si trasferirono a Randolph, dove aprirono un negozio.

A Randolph Lucy si ammalò. I medici le diagnosticarono la tubercolosi, malattia che aveva portato alla morte le sue due sorelle maggiori Lovisa e Lovina. Avendo sentito dire dai medici che sarebbe morta, Lucy implorò il Signore di risparmiarla in modo che potesse continuare a dare conforto ai figli e al marito.

Ella scrive: “Feci un solenne patto con Dio che se Egli mi avesse lasciato vivere mi sarei sforzata di servirlo al meglio delle mie capacità. Poco dopo questo udii una voce che mi diceva: “Cerca, e troverai; picchia, e ti sarà aperto; che il tuo cuore sia confortato; tu hai fede in Dio, abbi fede anche in me” ...

Non appena fui in grado di farlo, cercai diligentemente di trovare qualcuno capace di istruirmi più perfettamente sulla via della vita e della salvezza ... Andai di luogo in luogo allo scopo di acquisire informazioni e scoprire, se fosse possibile, un qualche spirito congeniale che potesse convincere i miei sentimenti e pertanto rafforzarmi e assistermi nel perseguire la mia decisione ...

Dicevo in cuor mio che allora non c'era sulla terra la religione che cercavo. Perciò decisi di studiare a fondo la Bibbia e, prendendo come guida Gesù e i Suoi discepoli, di sforzarmi per ricevere da Dio quello che l'uomo non poteva né dare né togliere ...

Alla fine considerai mio dovere farmi battezzare e, trovato un ministro di culto che era disposto a farlo, lasciandomi libera per quanto concerne l'unione a una confessione religiosa, mi feci avanti e mi sottoposi a questa ordinanza”.

Mentre Lucy si preoccupava della religione e della salvezza, suo marito si era impegnato in un'impresa destinata a fallire. Quando venne a sapere che le radici di ginseng, che cresceva allo stato naturale nel Vermont, erano molto apprezzate in Cina per la loro presunta capacità di curare le malattie e ridare forza al corpo, Joseph, che aveva subito una serie di rovesci finanziari, investì tutto il suo capitale in questa pianta.

Quando ne ebbe raccolta una grande quantità gli furono offerti tremila dollari da un certo Stevens di Royalton, ma Joseph rifiutò. Quando Joseph andò a New York per organizzare la spedizione, Stevens lo seguì per scoprire su quale nave sarebbe stato imbarcato il carico. Poiché aveva in suo possesso una certa quantità di ginseng, mandò suo figlio in veste di rappresentante suo e di Joseph a vendere il prodotto.

Il giovane Stevens vendette il ginseng a prezzo vantaggioso, ma falsificò le ricevute e dette a Joseph Smith sen. soltanto una cassa di tè. Quando la disonestà di Stevens venne alla luce questi fuggì in Canada con il denaro, lasciando a Joseph e Lucy un debito di milleottocento dollari. Lucy ricorda: “Questa fattoria, che valeva circa millecinquecento dollari, fu venduta da mio marito per ottocento, onde poter effettuare un rapido pagamento del debito”. Lucy aggiunge che i rimanenti mille dollari erano un suo regalo di nozze. Gli Smith saldarono il debito, ma rimasero senza un soldo.

Joseph e Lucy si trasferirono a Royalton, nel Vermont, per alcuni mesi e poi a Sharon, nella Contea di Windsor. Là Joseph prese in affitto la fattoria di Solomon Mack. Lavorava la terra d'estate e insegnava a scuola d'inverno. Durante il loro soggiorno a Sharon Joseph e Lucy ebbero un altro figlio, nato il 23 dicembre 1805, al quale dettero nome Joseph.

L'imposizione di questo nome adempiva una profezia fatta da Giuseppe d'Egitto, il quale aveva predetto che un “veggente di valore” sarebbe stato suscitato tra i suoi discendenti. Uno dei modi in cui questo veggente poteva essere individuato era il fatto che egli avrebbe avuto il nome dell'antico patriarca Giuseppe, nome che sarebbe stato anche quello di suo padre (vedi 2 Nefi 3:14-15).

Joseph Smith sen. e Lucy erano genitori premurosi e si sforzavano di insegnare ai figli i concetti della religione. Lucy, in particolare, esortava i figli a studiare la Bibbia. Il figlio William, nato nel 1811, ricorda la preoccupazione della madre per le cose della religione: “Mia madre, che era una donna molto pia e molto interessata al benessere dei suoi figli, sia quaggiù che nell'aldilà, ricorreva a ogni mezzo che il suo amore materno le metteva a disposizione per indurci a cercare la salvezza della nostra anima”.

Joseph sen. era un uomo tanto buono quanto era grande e grosso. Heber C. Kimball ricorda che egli era “uno degli uomini più allegri che avessi mai veduto, e innocente come un bambino”. Lucy dice che egli era “il compagno più affettuoso e il padre più premuroso che mai avesse rallegrato una famiglia”.

Anche se meno portato a istruire i figli, Joseph sen. era un uomo religioso. William ricorda: “Le abitudini religiose di mio padre erano estremamente pie e rette”. Come suo padre Asael, Joseph era alquanto sospettoso delle chiese tradizionali, ma ebbe sempre in sé una forte fede in Dio. Durante il 1811 egli “si interessò molto all'argomento della religione”.

Mentre si trovava in questa condizione di passione religiosa, ebbe il primo di una serie di sogni che fece durante un periodo di otto anni. Nel primo sogno Joseph si trovò a percorrere un campo brullo cosparso di alberi morti, insieme a uno spirito che gli diceva che il campo rappresentava il mondo privo di religione. A Joseph fu detto che avrebbe trovato una cassa di cibo e che, se lo avesse mangiato, sarebbe diventato saggio. Egli cercò di prendere del cibo, ma ciò gli fu impedito da bestie provviste di corna.

Egli disse a Lucy che si era svegliato tremante ma felice, perché ora era convinto che neppure gli uomini di culto sapevano qualcosa del regno di Dio. Verso la fine del 1811 Joseph sen. fece un secondo importante sogno che riguardava la sua famiglia.

Era un po' come il sogno di Lehi dell'albero della vita. Egli si trovò a seguire un sentiero che portava a un bellissimo albero fruttifero. Quando cominciò a mangiare i deliziosi frutti di quest'albero, si rese conto che doveva portare a quest'albero anche sua moglie e i suoi figli, in modo che potessero gioire insieme dei suoi frutti. Andò quindi a prenderli e li portò con sé, e cominciarono a mangiare i frutti. Egli dice: “Eravamo immensamente felici, tanto che non è possibile esprimere agevolmente la nostra gioia”.

Fece l'ultimo sogno nel 1819 a New York, poco prima della Prima Visione di suo figlio. Un messaggero gli disse: “Ti ho sempre trovato assolutamente onesto in tutte le tue azioni ... Sono venuto a dirti che questa è l'ultima volta che ti apparirò e che c'è soltanto una cosa che ti manca perché tu possa avere la salvezza”. Si svegliò prima di sapere cosa gli mancava. Poiché le comunicazioni con il cielo facevano parte della vita di Joseph sen., gli fu facile accettare la chiamata profetica di suo figlio.

Alla fine apprese che gli mancavano i principi e le ordinanze di salvezza del vangelo di Gesù Cristo, che il Signore poi restaurò tramite suo figlio Joseph.

LA FANCIULLEZZA DI JOSEPH SMITH

Durante i primi anni di vita di Joseph Smith la sua famiglia si spostò frequentemente, cercando di trovare un terreno fertile o altri mezzi di sostentamento adeguati. Il primo trasferimento dopo la sua nascita li portò da Sharon a Tunbridge.

Nel 1807, poco dopo la nascita di Samuel, si trasferirono a Royalton, nel Vermont, dove nacquero altri due figli. Poco dopo la nascita di William avvenuta nel 1811 gli Smith si stabilirono nel piccolo centro di West Lebanon, nel New Hampshire, e, secondo Lucy, cominciarono “a contemplare con gioia e soddisfazione la prosperità di cui avrebbero potuto godere grazie ai loro recenti sforzi”.

Il suo ottimismo lasciò posto alla disperazione quando la febbre tifoidea colpì West Lebanon “infuriando tra la popolazione”. Si trattava di un'epidemia che si sparse nell'alta valle del Connecticut causando la morte di seimila persone. Ad uno ad uno i figli degli Smith si ammalarono. Sophronia, ammalata per tre mesi, arrivò in punto di morte, ma cominciò a riprendersi quando Joseph e Lucy implorarono il Signore di risparmiarla.

Joseph jun., che aveva allora sette anni, fu ammalato soltanto per due settimane, ma subì delle complicazioni che alla fine richiesero quattro interventi chirurgici. La più grave complicazione fu il rigonfiamento e l'infezione della tibia della gamba sinistra, condizione che oggi sarebbe chiamata osteomielite. Joseph soffrì tremendi dolori per più di due settimane. Durante questo periodo difficile il fratello maggiore Hyrum mostrò verso di lui una grande dolcezza. Lucy scrive: “Hyrum sedeva accanto a lui giorno e notte per lunghi periodi di tempo, tenendo tra le mani la parte afflitta della gamba e premendola in modo che il suo sfortunato fratello potesse sopportare il dolore”.

I primi due tentativi di eliminare il rigonfiamento e drenare l'infezione nella gamba di Joseph fallirono. Il chirurgo capo propose l'amputazione, ma Lucy rifiutò ed esortò così i medici: “Voi non lo farete, voi non dovete tagliargli la gamba, se non dopo aver tentato ancora una volta”.

Fortunatamente l'unico medico degli Stati Uniti che operava con successo ed energia i casi di osteomielite era a quel tempo il dottor Nathan Smith, brillante medico del Dartmouth Medical College di Hanover, nel New Hampshire. Egli fu il chirurgo principale, o almeno il consulente principale, nel caso di Joseph. Nel trattamento di questa malattia il dottor Smith era avanti di parecchie generazioni sul suo tempo.

Joseph insistette per sottoporsi all'operazione senza essere legato e senza bere brandy per perdere i sensi. Chiese a sua madre di uscire dalla stanza, in modo che non dovesse vederlo soffrire. Ella acconsentì, ma quando il medico spezzò una parte dell'osso con il forcipe e Joseph gridò di dolore, ella si precipitò nella stanza. “Oh, mamma, vai via, vai via!” gridò Joseph. Ella lo fece, ma poi tornò una seconda volta, soltanto per essere di nuovo allontanata.

Dopo la dolorosa operazione Joseph andò con suo zio Jesse Smith nella città portuale di Salem, nel Massachusetts, sperando che l'aria di mare avrebbe accelerato la sua convalescenza. A causa della gravità dell'intervento chirurgico la guarigione fu lenta. Per tre anni camminò con l'aiuto delle stampelle e anche in seguito qualche volta era leggermente claudicante, ma riacquistò la salute e visse sano e robusto.

Secondo sua madre, l'operazione di Joseph è stato forse l'unico episodio degno di nota della sua prima fanciullezza. Verso il 1813 la famiglia si trasferì a Norwich, nel Vermont. Là Joseph probabilmente frequentò per un breve periodo una piccola scuola. Ricevette anche un'istruzione religiosa e laica a casa e probabilmente si dedicò alle attività e ai giochi tenuti all'aperto al suo tempo.

Era alto, robusto e pieno di energia, ma era anche di natura contemplativa e placida. Sua madre disse che Joseph “sembrava molto meno dei suoi fratelli incline allo studio dei libri, ma molto più dedito alla meditazione e allo studio profondo”.

A Norwich gli Smith presero a coltivare la proprietà di un certo Murdock, gentiluomo benestante del luogo. Fu il loro ultimo tentativo di estrarre dalla terra del Vermont i mezzi di sostentamento. Lucy scrive: “Il primo anno il nostro raccolto fallì; tuttavia, vendendo la frutta che cresceva sulla proprietà, riuscimmo a procurarci il pane per la famiglia”. Anche il raccolto del secondo anno fu un fallimento.

Il raccolto degli Smith del terzo anno, nel 1816, fu colpito dal gelo, come quasi tutti i raccolti di quella regione. Il 1816 fu un anno terribile, in cui non vi fu estate. Il Monte Tambora nelle Indie Orientali Olandesi (Indonesia) era esploso dopo una violenta eruzione a metà aprile del 1815; fu considerata la più grande eruzione vulcanica della storia.

Si ritiene che dal vulcano fuoriuscirono circa cento chilometri cubi di materiale. La polvere che invase la stratosfera oscurò il sole più che in qualsiasi altra eruzione dal 1600 e modificò le condizioni atmosferiche per un lungo periodo di tempo.

La Nuova Inghilterra fu colpita duramente. Tra il 6 giugno e il 30 agosto quattro terribili gelate colpirono i raccolti distruggendoli quasi completamente. Ignorando la causa del disastro, ma scoraggiate dai successivi mancati raccolti, centinaia di persone lasciarono la Nuova Inghilterra, e tra loro vi erano gli Smith di Norwich.

Durante il decennio 1810-1820 ci fu un grande esodo dal Vermont. Più di sessanta centri di questo Stato videro diminuire la loro popolazione. La maggior parte degli abitanti del Vermont che si trasferirono puntarono verso ovest, attirati dalle notizie pubblicate nei giornali di terreni disponibili negli Stati di New York, Pennsylvania e Ohio, terreni che si dicevano “ricoperti di boschi, irrigui, facilmente accessibili e indubbiamente fertili, che era possibile acquistare con pagamenti dilazionati al costo di soli due o tre dollari per acro”.

IL TRASFERIMENTO A PALMYRA

Nel 1816 Joseph sen. andò a Palmyra, Contea di Ontario, Stato di New York, insieme a un certo Howard. Prima di partire convocò i suoi creditori e debitori per sistemare le pendenze. Ma alcuni di loro non portarono con sé i loro libri contabili. Evidentemente gli obblighi che egli aveva verso di loro furono soddisfatti o mediante il pagamento in contanti o l'accordo che i suoi debitori avrebbero pagato i creditori.

Ritenendo che tutte le pendenze fossero sistemate, si recò a Palmyra e acquistò un appezzamento di terreno. Poi fece sapere a Lucy di caricare le loro cose su un carro e prepararsi a partire. Joseph prese accordi con Caleb Howard, cugino dell'Howard con il quale era andato a Palmyra, affinché guidasse il carro per portare la sua famiglia nello Stato di New York.

Tuttavia, prima che Lucy Smith partisse per unirsi al marito, comparvero altri creditori che esibirono i loro conti non saldati per esigerne il pagamento. Lucy descrive così questo fatto: “Conclusi che ci conveniva più soddisfare le loro ingiuste richieste che rischiare un'azione legale. Pertanto, a costo di grandi sacrifici, trovai la somma necessaria che era di centocinquanta dollari e soddisfeci le loro richieste”.

Quando i vicini bene intenzionati le proposero di alleviare il suo fardello raccogliendo il denaro mediante una colletta pubblica, Lucy rifiutò. “L’idea di ricevere aiuto in questo modo mi ripugnava”.

Sistemata ogni pendenza Lucy e i suoi otto figli, che andavano come età dal neonato Don Carlos al diciassettenne Alvin, partirono per lo Stato di New York insieme a Caleb Howard. A South Royalton la madre di Lucy, Lydia, rimase ferita nel rovesciamento di un carro.

Quando Lydia fu portata a casa di suo figlio a Tunbridge, madre e figlia si salutarono tra le lacrime. L’anziana Lydia ammonì così la figlia: “Ti imploro di continuare fedelmente a servire Dio sino alla fine dei tuoi giorni, affinché io possa avere il piacere di abbracciarti in un altro mondo più giusto lassù”. Lydia morì due anni dopo a Royalton in seguito alle ferite che aveva subito in quell'incidente.

Ripreso il viaggio, diventò evidente a Lucy che “il signor Howard, il conducente del carro, era un uomo privo di principi e di sentimenti umani”. Il denaro che Joseph sen. aveva pagato a Howard per portare la sua famiglia nello Stato di New York fu da questi sperperato per bere e giocare d'azzardo nelle locande lungo il percorso.

Joseph jun., che a quel tempo aveva dieci anni, in seguito ricordò che, nonostante egli non fosse completamente guarito dopo l'operazione alla gamba, Howard lo fece camminare “nella neve per più di sessantacinque chilometri al giorno per diversi giorni”, facendogli patire la stanchezza e tremendi dolori.

A Utica, quando si trovavano ancora a parecchi chilometri dalla loro destinazione, Howard scaricò le masserizie degli Smith e stava per andarsene, senonché Lucy lo affrontò: “Signore, le proibisco di toccare il nostro tiro o di guidarlo per un altro solo passo”. La ben determinata Lucy quindi ricaricò sul carro le masserizie e lo guidò per il resto del cammino sino a raggiungere Palmyra.

Quando arrivò le erano rimasti soltanto due centesimi, ma ella era felice di trovarsi di nuovo in compagnia di suo marito e di poter affidare se stessa e i figli alle sue cure e premure di tenero marito e padre.

L'INFLUENZA DELL'AMBIENTE DELLA NUOVA
INGHILTERRA SU JOSEPH SMITH

Gli Smith sono soltanto una delle molte famiglie della Nuova Inghilterra i cui nomi sono legati alla restaurazione del Vangelo. Brigham Young, successore di Joseph, Heber C. Kimball, fedele apostolo e numerosi altri dirigenti della Chiesa avevano le loro radici nella Nuova Inghilterra. Tra i loro antenati c'erano uomini e donne che erano salpati sul Mayflower o che avevano combattuto durante la rivoluzione americana.

Quegli uomini laboriosi e indipendenti, che avevano costruito case e creato insediamenti nell'allora selvaggia Nuova Inghilterra, erano persone straordinarie. Erano uomini animati da un sincero patriottismo, affidabili e religiosi. Joseph Smith non aveva nessuna necessità di chiedere scusa per le sue origini relativamente umili. Egli aveva ricevuto un retaggio morale di cui poteva andare orgoglioso.

Molti principi del Puritanesimo che aveva creato e plasmato l'ambiente dal quale proveniva Joseph si accordavano con i principi rivelati e le dottrine che egli in seguito avrebbe ricevuto come profeta. Quando Joseph seppe per rivelazione che l'uomo non doveva essere indolente (vedi DeA 42:42), ebbe la conferma della bontà della vita frugale e laboriosa propria della Nuova Inghilterra.

Quando il Signore gli disse di cercare la conoscenza nei migliori libri “sia con lo studio, sia pure con la fede” (DeA 88:118), ebbe la conferma che i Puritani erano nel giusto nel dare tanta importanza all'istruzione. Quando Joseph in seguito espose il concetto di una società teocratica ideale, si adeguava a un principio che i Puritani della Nuova Inghilterra avrebbero accettato prontamente.

Ma Joseph Smith non era legato dal suo retaggio della Nuova Inghilterra. Durante la sua vita egli introdusse dottrine e ordinanze del Vangelo che andavano totalmente contro il suo ambiente puritano, ma superavano ogni precedente formulazione teologica di ogni capo religioso per quanto riguardava il loro scopo e la loro chiarezza.

Per esempio, il suo concetto di un Dio come persona amorevole era contrario all'idea calvinista di un Dio severo o giudice. Le rivelazioni che proclamano che la Divinità consta di tre Personaggi separati e distinti era in netta contraddizione con la tradizionale teologia calvinista della Trinità.

Ma, più di qualsiasi influenza ambientale, fu Dio che plasmò le idee di Joseph Smith. Infatti la teologia dei Santi degli Ultimi Giorni insegna che il Signore conosceva e preparò Joseph in una precedente sfera di esistenza perché assumesse il suo ruolo fondamentale per restaurare la chiesa di Dio sulla terra.

Joseph parlava della sua preordinazione quando disse: “Ogni uomo che ha una chiamata per servire presso gli abitanti del mondo fu ordinato proprio per questo scopo nel Gran Consiglio del cielo prima che questo mondo fosse. Immagino che anch'io fui ordinato a quest'ufficio nel medesimo Gran Consiglio”.

Brigham Young disse di Joseph Smith: “Nei consigli dell'eternità, molto tempo prima che fossero gettate le basi per la creazione della terra, fu decretato che egli, Joseph Smith, fosse l'uomo dell'ultima dispensazione di questo mondo a diffondere la parola di Dio fra le genti, e a ricevere la pienezza delle chiavi e del potere del sacerdozio del Figlio di Dio.

Il Signore aveva messo gli occhi addosso a lui e a suo padre, e al padre di suo padre, e ai loro progenitori fino ad Abrahamo, e da Abrahamo al Diluvio, dal Diluvio a Enoc, e da Enoc ad Adamo. Egli vigilò su quella famiglia e su quel sangue dalla sorgente fino alla nascita di Joseph, il quale fu preparato nell'eternità a presiedere a questa che è l'ultima dispensazione”.

Precedente Successivo

Torna a inizio pagina