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IL RETAGGIO DELLA NUOVA
INGHILTERRA DI JOSEPH SMITH TUTTI SIAMO CONDIZIONATI dall'ambiente in cui viviamo.
Siamo allevati in seno a famiglie, frequentiamo amici
e reagiamo al nostro ambiente. Joseph Smith crebbe nella
fattoria della sua famiglia e subì quasi esclusivamente
l'influenza di questa. Le cose che apprese a casa costituivano
il più importante patrimonio del suo retaggio
della Nuova Inghilterra.
I suoi genitori sottolineavano l'importanza del duro
lavoro, del patriottismo e della religione personale.
Joseph imparava, ascoltava diligentemente e traeva il
massimo vantaggio dal suo retaggio. Durante questi anni
formativi Joseph Smith cominciò ad assimilare
e a manifestare le qualità che lo avrebbero aiutato
a svolgere la missione alla quale era stato preordinato.
ANTENATI PATERNI DI JOSEPH SMITH
Un esame degli antenati di Joseph Smith rivela che la
sua famiglia possedeva importanti caratteristiche che
si perpetuarono in lui. Egli sviluppò forti legami
familiari, imparò a lavorare diligentemente, a
pensare da sé, a servire il prossimo e ad amare
la libertà. Egli ricorda: “L'amore della
libertà fu inculcato nella mia anima dai miei
nonni mentre mi tenevano sulle ginocchia”. Anche
se non sempre aderivano a una chiesa, i suoi antenati
per generazioni cercarono di vivere secondo i corretti
principi della religione, e alcuni previdero che un importante
capo spirituale sarebbe sorto tra i loro posteri.
Tra le dolci colline che si estendono a circa trenta
chilometri a nord di Boston, nel Massachusetts, si trova
il piccolo comune di Topsfield, dove vissero molti degli
antenati del Profeta. A Topsfield infatti vissero cinque
generazioni di Smith. Il primo di essi fu il bisavolo
di Joseph Smith, Robert Smith, che era emigrato da Topsfield,
in Inghilterra, a Boston nel 1638 quando era ancora adolescente.
Robert sposò Mary French e, dopo una breve permanenza
nella vicina Rowley, si stabilì a Topsfield, nel
Massachusetts. Dalla loro unione nacquero dieci figli.
Quando Robert morì, nel 1693, lasciò una
proprietà il cui valore era valutato a 189 sterline,
somma relativamente grande per quel tempo. Samuel Smith,
uno dei figli di Robert e Mary, nacque nel 1666. Egli è indicato
nei registri del comune e della contea come “gentiluomo” e
risulta che rivesti una carica pubblica. Sposò Rebecca
Curtis, dalla quale ebbe nove figli.
Il primo figlio di Samuel e Rebecca, nato nel 1714,
fu Samuel jun.; diventò uno stimato cittadino
e fautore della guerra d'indipendenza americana. Secondo
il suo necrologio: “era un sincero amico delle
libertà del suo paese e strenuo avvocato delle
dottrine del Cristianesimo”. Samuel jun. sposò Priscilla
Gould, discendente del fondatore di Topsfield. Priscilla
morì dopo aver dato alla luce cinque figli e Samuel
sposò sua cugina, anch'ella di nome Priscilla,
che non gli dette figli ma allevò quelli della
prima moglie di Samuel, tra i quali c'era il nonno di
Joseph Smith, Asael, nato nel 1744.
Asael aveva aderito alla religione prevalente nella
Nuova Inghilterra, i Congregazionalisti, ma in seguito
diventò alquanto scettico riguardo alla
religione organizzata. Per il suo modo di pensare gli
insegnamenti delle chiese istituzionali non potevano
essere riconciliati con le Scritture e il buon senso.
All'età di ventitré anni egli sposò Mary
Duty di Rowley, nel Massachusetts. A costo di grandi
sacrifici sostenuti da lui e dalla sua famiglia, Asael
lasciò Derryfield, nel New Hampshire, per tornare
a Topsfield, dove lavorò per cinque anni per saldare
i debiti che suo padre non era stato in grado di estinguere
prima di morire.
Gli Smith rimasero a Topsfield sino al 1791 quando Asael,
Mary e i loro undici figli si trasferirono per un breve
periodo a Ipswich, nel Massachusetts, e poi proseguirono
per Tunbridge, nel Vermont, alla ricerca di terra ancora
vergine e poco costosa. A Tunbridge Asael continuò a
servire la comunità, e durante i trent'anni della
sua permanenza in quella località ricopre quasi
ogni carica elettiva.
La filosofia di Asael concordava con quella degli Universalisti,
che credevano in Gesù Cristo come Dio di amore
che avrebbe salvato tutti i Suoi figli. Come tutti gli
Universalisti, Asael si sentiva più a suo agio
con un Dio che era più interessato a salvare che
a distruggere l'umanità. Egli credeva che la vita
continuasse anche dopo la morte.
In una missiva indirizzata alla sua famiglia Asael scrisse: “L’anima è immortale
... Servite Dio con tutto il cuore. Quando pensate a
Lui, parlate di Lui, pregate o in qualsiasi altra maniera
vi rivolgete alla Sua grande maestà, fatelo con
sincerità ... E per quanto riguarda la religione
studiate la sua natura e stabilite se consiste di soli
riti esteriori o se è radicata nel cuore dell'uomo
...
Sono sicuro che il mio Salvatore, Cristo, è perfetto,
e non verrò mai meno nei Suoi confronti. A Lui
raccomando la vostra anima, corpo, beni, nomi, fama,
vita, morte, tutto, e me stesso, in attesa del giorno
in cui Egli cambierà il mio umile corpo per renderlo
conforme al Suo corpo glorioso”.
Asael Smith asseriva anche che “Dio avrebbe fatto
sorgere un rampollo della sua famiglia perché fosse
di grande beneficio all'umanità”. Molti
anni dopo, quando suo figlio Joseph Smith sen. gli donò una
copia del Libro di Mormon da poco uscito dalle stampe,
si mostrò estremamente interessato. George A.
Smith scrisse: “Mio nonno Asael credeva pienamente
nel Libro di Mormon, che lesse quasi per intero”.
Asael morì nell'autunno del 1830, fiducioso che
suo nipote Joseph era il lungamente atteso profeta e
che aveva proclamato una nuova era religiosa.
Mary Duty Smith sopravvisse al marito Asael per sei
anni. Nel 1836 Mary intraprese un estenuante viaggio
di ottocento chilometri per unirsi ai suoi discendenti,
che a quel tempo si erano trasferiti a Kirtland, nell'Ohio.
Elias Smith, un nipote, era con Mary quando ella si riunì ai
suoi figli e nipoti. “La riunione tra la nonna
e il suo discendente e profeta e suo fratello fu molto
commovente. Joseph la benedisse e disse che ella era
la donna più onorata della terra”. Ella
accettò pienamente la testimonianza di suo nipote
e desiderava ardentemente farsi battezzare. Purtroppo
l'età e le condizioni di salute impedirono che
ciò avvenisse. Ella morì il 27 maggio 1836,
appena dieci giorni dopo il suo arrivo a Kirtland.
GLI ANTENATI MATERNI DI JOSEPH SMITH
Relativamente poche sono le conoscenze che abbiamo sulla
famiglia Mack, dalla quale proveniva Lucy Mack, madre
di Joseph. John Mack, nato a Inverness, in Scozia, da
una famiglia di ministri di culto, arrivò nella
Nuova Inghilterra nel 1669. Per qualche anno visse a
Salisbury, nel Massachusetts. Egli e sua moglie si trasferirono
a Lyme, nel Connecticut, nel 1696.
Il loro ottavo figlio Ebenezer sposò Hannah Huntley,
e per qualche tempo condussero una vita agiata nelle
proprietà dei Mack. Ma questa prosperità ebbe
breve durata e Solomon, nato nel 1732, all'età di
soli quattro anni andò a lavorare come apprendista
nella fattoria di un vicino di Lyme. Egli ricorda: “Ero
trattato dal mio padrone come sua proprietà, non
come un suo simile”. Egli rimase apprendista sino
all'età di ventuno anni, ma il suo padrone non
gli insegnò mai nulla di religione e non gliene
parlò neppure.
Per quasi tutto il resto della sua vita Solomon si dedicò a
cercare quelle certezze che non aveva mai trovato da
giovane. Dopo aver portato a termine il suo apprendistato
si arruolò nell'esercito durante le guerre contro
i Francesi e gli Indiani. Negli anni successivi Solomon
fu di volta in volta mercante, mediatore nella compra-vendita
di terreni, comandante di nave, gestore di mulino e contadino.
Nonostante tutti i suoi sforzi la fortuna non gli arrideva
mai, ed egli fu continuamente vittima di incidenti, difficoltà e
rovesci finanziari.
Questo indomito avventuriero finalmente ebbe un po'
di fortuna nel 1759. Dopo un breve corteggiamento sposò Lydia
Cates, donna colta e raffinata, insegnante di scuola,
figlia maggiore di Daniel Cates, rispettato e ricco diacono
della Chiesa Congrezionalista. Lydia aveva frequentato
questa chiesa fin da giovanissima. Anche se Solomon e
Lydia venivano da ambienti diversi, il loro matrimonio
fu felice.
Lydia si occupava personalmente dell'istruzione secolare
e religiosa dei suoi otto figli e figlie. Ella probabilmente
insegnò a leggere e scrivere al marito insieme
ai loro figli. Solomon pensava che Lydia possedesse non
soltanto “un'istruzione esemplare, ma anche l'inestimabile
pregio che in una moglie e madre è davvero una
perla di gran prezzo, ossia un carattere pio e devoto”.
Poco dopo il loro matrimonio Solomon acquistò circa
seicentoquaranta ettari di terra incolta nella parte
settentrionale dello Stato di New York. Una ferita a
una gamba gli impedì di dissodare il terreno,
com'era stipulato nel contratto, perciò perse
la proprietà. Nel 1761 Solomon, Lydia e i loro
due figli in tenera età si stabilirono a Marlow,
nel New Hampshire, dove rimasero per dieci anni ed ebbero
altri quattro figli. Nel 1771 i Mack si trasferirono
a Gilsum, nel New Hampshire, dove nacquero due altri
figli. Lucy, la più giovane, sarebbe diventata
madre del profeta Joseph Smith.
Durante la rivoluzione americana Solomon si arruolò in
un reggimento di artiglieria, ma ben presto di ammalò e
fu mandato a casa in convalescenza. Forse sarebbe stato
più al sicuro con il suo reggimento, poiché in
rapida successione fu schiacciato da un albero, uscì malconcio
da uno scontro con una ruota di mulino e fu colpito da
un ramo caduto da un albero rimanendo privo di sensi.
L’ultimo incidente fu particolarmente grave, e
in seguito fu sempre soggetto a svenimenti o “fitte”,
come egli li chiamava.
Ma Solomon Mack non poteva rinunciare a lungo all'avventura.
Insieme con i figli adolescenti Jason e Stephen Solomon
si imbarcò come marinaio su una nave pirata americana.
Dopo quattro anni e molte calamità fra le quali
un uragano, un naufragio e una grave malattia, essi tornarono
a casa a mani vuote. Solomon trovò Lydia e i figli
senza un tetto, poiché erano stati privati della
loro proprietà da un imbroglione. “Non mi
importava di vivere o di morire”, egli scrisse
di questo periodo della sua vita. Questo scoraggiamento
tuttavia fu soltanto temporaneo, poiché grazie
al duro lavoro Solomon poté di nuovo provvedere
alla sua famiglia.
Solomon Mack non si era mai mostrato una persona religiosa,
anche se temeva Dio ed era generoso. Mostrava poca inclinazione
per lo studio delle Scritture e le riunioni di culto,
ma nel 1810 i reumatismi lo obbligarono a riesaminare
i suoi valori. “Dopo questo decisi di non inseguire
più i fantasmi, ma di dedicare il resto della
mia vita al servizio di Dio e della mia famiglia”.
Quell'inverno egli lesse la Bibbia e pregò sinceramente;
alla fine trovò la pace dell'animo e della mente.
Sino alla sua morte, avvenuta nel 1820, Solomon dedicò gran
parte del suo tempo a parlare della sua conversione e
ad ammonire il prossimo a servire il Signore. Egli scrisse
un'autobiografia, con la speranza che le persone non
sarebbero rimaste attratte dalla sete di guadagno come
era accaduto a lui.
Egli esponeva con entusiasmo questa convinzione ai suoi
nipoti, tra i quali c'era il giovane Joseph Smith jun.
Solomon morì soltanto tre settimane prima di compiere
gli ottantotto anni, alcuni mesi dopo la straordinaria
visione del Padre e del Figlio avuta da suo nipote, della
quale egli probabilmente non era a conoscenza.
Durante gli anni delle disavventure e difficoltà di
Solomon, sua moglie Lydia Gates fornì ai loro
figli la stabilità e la guida di cui avevano bisogno.
Tutti i figli, e in particolare Lucy, la più giovane,
rivelavano con il loro comportamento l'influenza della
madre. Lucy le rese omaggio per tutta l'istruzione religiosa
oltre che secolare che aveva da lei ricevuto.
Lucy, anche se intelligente, indipendente e allevata
in un ambiente religioso, non provò nessun sentimento
spirituale degno di nota sino all'età di diciannove
anni. Ella si chiedeva se la vita aveva un significato
e concluse presto che doveva liberarsi del suo atteggiamento
negativo.
Per evitare di essere considerata una donna amante delle
cose del mondo decise di unirsi a una chiesa, ma rimase
delusa dalle contrastanti asserzioni fatte dai vari ministri
di culto. Ella chiedeva: “Come posso decidere in
un caso come questo, dato che tutte le chiese sono diverse
dalla chiesa di Cristo che esisteva nei tempi passati?” Lucy
non trovò una risposta soddisfacente al suo dilemma
spirituale.
Apparentemente convinta che le chiese esistenti non
potevano soddisfare le sue necessità, rinunciò temporaneamente
alla sua ricerca di una chiesa, e gradualmente la sua
ansietà svanì. Meno di due anni dopo ella
conobbe e sposò Joseph Smith sen. Lucy certamente
non si rendeva conto che da quella unione sarebbe venuto
un figlio profeta, che avrebbe dato sollievo e guida
a tutti coloro che, come lei, stavano cercando la chiesa
di Gesù Cristo.
GENITORI DEL PROFETA
Lucy Mack incontrò Joseph Smith sen. mentre si
trovava in visita da suo fratello Stephen a Tunbridge,
nel Vermont. Joseph aveva venticinque anni, era un uomo
robusto, alto più di un metro e ottanta, come
suo padre Asael. Dopo il loro matrimonio, celebrato il
24 gennaio 1796, si stabilirono in una delle fattorie
che la famiglia possedeva a Tunbridge.
Là rimasero sei anni, durante i quali nacquero
i loro primi tre figli. Nel 1802 Joseph e Lucy dettero
in affitto la loro fattoria di Tunbridge, probabilmente
perché il terreno era troppo sassoso, e si trasferirono
a Randolph, dove aprirono un negozio.
A Randolph Lucy si ammalò. I medici le diagnosticarono
la tubercolosi, malattia che aveva portato alla morte
le sue due sorelle maggiori Lovisa e Lovina. Avendo sentito
dire dai medici che sarebbe morta, Lucy implorò il
Signore di risparmiarla in modo che potesse continuare
a dare conforto ai figli e al marito.
Ella scrive: “Feci un solenne patto con Dio che
se Egli mi avesse lasciato vivere mi sarei sforzata di
servirlo al meglio delle mie capacità. Poco dopo
questo udii una voce che mi diceva: “Cerca, e troverai;
picchia, e ti sarà aperto; che il tuo cuore sia
confortato; tu hai fede in Dio, abbi fede anche in me” ...
Non appena fui in grado di farlo, cercai diligentemente
di trovare qualcuno capace di istruirmi più perfettamente
sulla via della vita e della salvezza ... Andai di luogo
in luogo allo scopo di acquisire informazioni e scoprire,
se fosse possibile, un qualche spirito congeniale che
potesse convincere i miei sentimenti e pertanto rafforzarmi
e assistermi nel perseguire la mia decisione ...
Dicevo in cuor mio che allora non c'era sulla terra
la religione che cercavo. Perciò decisi di studiare
a fondo la Bibbia e, prendendo come guida Gesù e
i Suoi discepoli, di sforzarmi per ricevere da Dio quello
che l'uomo non poteva né dare né togliere
...
Alla fine considerai mio dovere farmi battezzare e,
trovato un ministro di culto che era disposto a farlo,
lasciandomi libera per quanto concerne l'unione a una
confessione religiosa, mi feci avanti e mi sottoposi
a questa ordinanza”.
Mentre Lucy si preoccupava della religione e della salvezza,
suo marito si era impegnato in un'impresa destinata a
fallire. Quando venne a sapere che le radici di ginseng,
che cresceva allo stato naturale nel Vermont, erano molto
apprezzate in Cina per la loro presunta capacità di
curare le malattie e ridare forza al corpo, Joseph, che
aveva subito una serie di rovesci finanziari, investì tutto
il suo capitale in questa pianta.
Quando ne ebbe raccolta una grande quantità gli
furono offerti tremila dollari da un certo Stevens di
Royalton, ma Joseph rifiutò. Quando Joseph andò a
New York per organizzare la spedizione, Stevens lo seguì per
scoprire su quale nave sarebbe stato imbarcato il carico.
Poiché aveva in suo possesso una certa quantità di
ginseng, mandò suo figlio in veste di rappresentante
suo e di Joseph a vendere il prodotto.
Il giovane Stevens vendette il ginseng a prezzo vantaggioso,
ma falsificò le ricevute e dette a Joseph Smith
sen. soltanto una cassa di tè. Quando la disonestà di
Stevens venne alla luce questi fuggì in Canada
con il denaro, lasciando a Joseph e Lucy un debito di
milleottocento dollari. Lucy ricorda: “Questa fattoria,
che valeva circa millecinquecento dollari, fu venduta
da mio marito per ottocento, onde poter effettuare un
rapido pagamento del debito”. Lucy aggiunge che
i rimanenti mille dollari erano un suo regalo di nozze.
Gli Smith saldarono il debito, ma rimasero senza un soldo.
Joseph e Lucy si trasferirono a Royalton, nel Vermont,
per alcuni mesi e poi a Sharon, nella Contea di Windsor.
Là Joseph prese in affitto la fattoria di Solomon
Mack. Lavorava la terra d'estate e insegnava a scuola
d'inverno. Durante il loro soggiorno a Sharon Joseph
e Lucy ebbero un altro figlio, nato il 23 dicembre 1805,
al quale dettero nome Joseph.
L'imposizione di questo nome adempiva una profezia fatta
da Giuseppe d'Egitto, il quale aveva predetto che un “veggente
di valore” sarebbe stato suscitato tra i suoi discendenti.
Uno dei modi in cui questo veggente poteva essere individuato
era il fatto che egli avrebbe avuto il nome dell'antico
patriarca Giuseppe, nome che sarebbe stato anche quello
di suo padre (vedi 2 Nefi 3:14-15).
Joseph Smith sen. e Lucy erano genitori premurosi e
si sforzavano di insegnare ai figli i concetti della
religione. Lucy, in particolare, esortava i figli a studiare
la Bibbia. Il figlio William, nato nel 1811, ricorda
la preoccupazione della madre per le cose della religione: “Mia
madre, che era una donna molto pia e molto interessata
al benessere dei suoi figli, sia quaggiù che nell'aldilà,
ricorreva a ogni mezzo che il suo amore materno le metteva
a disposizione per indurci a cercare la salvezza della
nostra anima”.
Joseph sen. era un uomo tanto buono quanto era grande
e grosso. Heber C. Kimball ricorda che egli era “uno
degli uomini più allegri che avessi mai veduto,
e innocente come un bambino”. Lucy dice che egli
era “il compagno più affettuoso e il padre
più premuroso che mai avesse rallegrato una famiglia”.
Anche se meno portato a istruire i figli, Joseph sen.
era un uomo religioso. William ricorda: “Le abitudini
religiose di mio padre erano estremamente pie e rette”.
Come suo padre Asael, Joseph era alquanto sospettoso
delle chiese tradizionali, ma ebbe sempre in sé una
forte fede in Dio. Durante il 1811 egli “si interessò molto
all'argomento della religione”.
Mentre si trovava in questa condizione di passione religiosa,
ebbe il primo di una serie di sogni che fece durante
un periodo di otto anni. Nel primo sogno Joseph si trovò a
percorrere un campo brullo cosparso di alberi morti,
insieme a uno spirito che gli diceva che il campo rappresentava
il mondo privo di religione. A Joseph fu detto che avrebbe
trovato una cassa di cibo e che, se lo avesse mangiato,
sarebbe diventato saggio. Egli cercò di prendere
del cibo, ma ciò gli fu impedito da bestie provviste
di corna.
Egli disse a Lucy che si era svegliato tremante ma felice,
perché ora era convinto che neppure gli uomini
di culto sapevano qualcosa del regno di Dio. Verso la
fine del 1811 Joseph sen. fece un secondo importante
sogno che riguardava la sua famiglia.
Era un po' come il sogno di Lehi dell'albero della vita.
Egli si trovò a seguire un sentiero che portava
a un bellissimo albero fruttifero. Quando cominciò a
mangiare i deliziosi frutti di quest'albero, si rese
conto che doveva portare a quest'albero anche sua moglie
e i suoi figli, in modo che potessero gioire insieme
dei suoi frutti. Andò quindi a prenderli e li
portò con sé, e cominciarono a mangiare
i frutti. Egli dice: “Eravamo immensamente felici,
tanto che non è possibile esprimere agevolmente
la nostra gioia”.
Fece l'ultimo sogno nel 1819 a New York, poco prima
della Prima Visione di suo figlio. Un messaggero gli
disse: “Ti ho sempre trovato assolutamente onesto
in tutte le tue azioni ... Sono venuto a dirti che questa è l'ultima
volta che ti apparirò e che c'è soltanto
una cosa che ti manca perché tu possa avere la
salvezza”. Si svegliò prima di sapere cosa
gli mancava. Poiché le comunicazioni con il cielo
facevano parte della vita di Joseph sen., gli fu facile
accettare la chiamata profetica di suo figlio.
Alla fine apprese che gli mancavano i principi e le
ordinanze di salvezza del vangelo di Gesù Cristo,
che il Signore poi restaurò tramite suo figlio
Joseph.
LA FANCIULLEZZA DI JOSEPH SMITH
Durante i primi anni di vita di Joseph Smith la sua
famiglia si spostò frequentemente, cercando di
trovare un terreno fertile o altri mezzi di sostentamento
adeguati. Il primo trasferimento dopo la sua nascita
li portò da Sharon a Tunbridge.
Nel 1807, poco dopo la nascita di Samuel, si trasferirono
a Royalton, nel Vermont, dove nacquero altri due figli.
Poco dopo la nascita di William avvenuta nel 1811 gli
Smith si stabilirono nel piccolo centro di West Lebanon,
nel New Hampshire, e, secondo Lucy, cominciarono “a
contemplare con gioia e soddisfazione la prosperità di
cui avrebbero potuto godere grazie ai loro recenti sforzi”.
Il suo ottimismo lasciò posto alla disperazione
quando la febbre tifoidea colpì West Lebanon “infuriando
tra la popolazione”. Si trattava di un'epidemia
che si sparse nell'alta valle del Connecticut causando
la morte di seimila persone. Ad uno ad uno i figli degli
Smith si ammalarono. Sophronia, ammalata per tre mesi,
arrivò in punto di morte, ma cominciò a
riprendersi quando Joseph e Lucy implorarono il Signore
di risparmiarla.
Joseph jun., che aveva allora sette anni, fu ammalato
soltanto per due settimane, ma subì delle complicazioni
che alla fine richiesero quattro interventi chirurgici.
La più grave complicazione fu il rigonfiamento
e l'infezione della tibia della gamba sinistra, condizione
che oggi sarebbe chiamata osteomielite. Joseph soffrì tremendi
dolori per più di due settimane. Durante questo
periodo difficile il fratello maggiore Hyrum mostrò verso
di lui una grande dolcezza. Lucy scrive: “Hyrum
sedeva accanto a lui giorno e notte per lunghi periodi
di tempo, tenendo tra le mani la parte afflitta della
gamba e premendola in modo che il suo sfortunato fratello
potesse sopportare il dolore”.
I primi due tentativi di eliminare il rigonfiamento
e drenare l'infezione nella gamba di Joseph fallirono.
Il chirurgo capo propose l'amputazione, ma Lucy rifiutò ed
esortò così i medici: “Voi non lo
farete, voi non dovete tagliargli la gamba, se non dopo
aver tentato ancora una volta”.
Fortunatamente l'unico medico degli Stati Uniti che
operava con successo ed energia i casi di osteomielite
era a quel tempo il dottor Nathan Smith, brillante medico
del Dartmouth Medical College di Hanover, nel New Hampshire.
Egli fu il chirurgo principale, o almeno il consulente
principale, nel caso di Joseph. Nel trattamento di questa
malattia il dottor Smith era avanti di parecchie generazioni
sul suo tempo.
Joseph insistette per sottoporsi all'operazione senza
essere legato e senza bere brandy per perdere i sensi.
Chiese a sua madre di uscire dalla stanza, in modo che
non dovesse vederlo soffrire. Ella acconsentì,
ma quando il medico spezzò una parte dell'osso
con il forcipe e Joseph gridò di dolore, ella
si precipitò nella stanza. “Oh, mamma, vai
via, vai via!” gridò Joseph. Ella lo fece,
ma poi tornò una seconda volta, soltanto per essere
di nuovo allontanata.
Dopo la dolorosa operazione Joseph andò con suo
zio Jesse Smith nella città portuale di Salem,
nel Massachusetts, sperando che l'aria di mare avrebbe
accelerato la sua convalescenza. A causa della gravità dell'intervento
chirurgico la guarigione fu lenta. Per tre anni camminò con
l'aiuto delle stampelle e anche in seguito qualche volta
era leggermente claudicante, ma riacquistò la
salute e visse sano e robusto.
Secondo sua madre, l'operazione di Joseph è stato
forse l'unico episodio degno di nota della sua prima
fanciullezza. Verso il 1813 la famiglia si trasferì a
Norwich, nel Vermont. Là Joseph probabilmente
frequentò per un breve periodo una piccola scuola.
Ricevette anche un'istruzione religiosa e laica a casa
e probabilmente si dedicò alle attività e
ai giochi tenuti all'aperto al suo tempo.
Era alto, robusto e pieno di energia, ma era anche di
natura contemplativa e placida. Sua madre disse che Joseph “sembrava
molto meno dei suoi fratelli incline allo studio dei
libri, ma molto più dedito alla meditazione e
allo studio profondo”.
A Norwich gli Smith presero a coltivare la proprietà di
un certo Murdock, gentiluomo benestante del luogo. Fu
il loro ultimo tentativo di estrarre dalla terra del
Vermont i mezzi di sostentamento. Lucy scrive: “Il
primo anno il nostro raccolto fallì; tuttavia,
vendendo la frutta che cresceva sulla proprietà,
riuscimmo a procurarci il pane per la famiglia”.
Anche il raccolto del secondo anno fu un fallimento.
Il raccolto degli Smith del terzo anno, nel 1816, fu
colpito dal gelo, come quasi tutti i raccolti di quella
regione. Il 1816 fu un anno terribile, in cui non vi
fu estate. Il Monte Tambora nelle Indie Orientali Olandesi
(Indonesia) era esploso dopo una violenta eruzione a
metà aprile del 1815; fu considerata la più grande
eruzione vulcanica della storia.
Si ritiene che dal vulcano fuoriuscirono circa cento
chilometri cubi di materiale. La polvere che invase la
stratosfera oscurò il sole più che in qualsiasi
altra eruzione dal 1600 e modificò le condizioni
atmosferiche per un lungo periodo di tempo.
La Nuova Inghilterra fu colpita duramente. Tra il 6
giugno e il 30 agosto quattro terribili gelate colpirono
i raccolti distruggendoli quasi completamente. Ignorando
la causa del disastro, ma scoraggiate dai successivi
mancati raccolti, centinaia di persone lasciarono la
Nuova Inghilterra, e tra loro vi erano gli Smith di Norwich.
Durante il decennio 1810-1820 ci fu un grande esodo
dal Vermont. Più di sessanta centri di questo
Stato videro diminuire la loro popolazione. La maggior
parte degli abitanti del Vermont che si trasferirono
puntarono verso ovest, attirati dalle notizie pubblicate
nei giornali di terreni disponibili negli Stati di New
York, Pennsylvania e Ohio, terreni che si dicevano “ricoperti
di boschi, irrigui, facilmente accessibili e indubbiamente
fertili, che era possibile acquistare con pagamenti dilazionati
al costo di soli due o tre dollari per acro”.
IL TRASFERIMENTO A PALMYRA
Nel 1816 Joseph sen. andò a Palmyra, Contea di
Ontario, Stato di New York, insieme a un certo Howard.
Prima di partire convocò i suoi creditori e debitori
per sistemare le pendenze. Ma alcuni di loro non portarono
con sé i loro libri contabili. Evidentemente gli
obblighi che egli aveva verso di loro furono soddisfatti
o mediante il pagamento in contanti o l'accordo che i
suoi debitori avrebbero pagato i creditori.
Ritenendo che tutte le pendenze fossero sistemate, si
recò a Palmyra e acquistò un appezzamento
di terreno. Poi fece sapere a Lucy di caricare le loro
cose su un carro e prepararsi a partire. Joseph prese
accordi con Caleb Howard, cugino dell'Howard con il quale
era andato a Palmyra, affinché guidasse il carro
per portare la sua famiglia nello Stato di New York.
Tuttavia, prima che Lucy Smith partisse per unirsi al
marito, comparvero altri creditori che esibirono i loro
conti non saldati per esigerne il pagamento. Lucy descrive
così questo fatto: “Conclusi che ci conveniva
più soddisfare le loro ingiuste richieste che
rischiare un'azione legale. Pertanto, a costo di grandi
sacrifici, trovai la somma necessaria che era di centocinquanta
dollari e soddisfeci le loro richieste”.
Quando i vicini bene intenzionati le proposero di alleviare
il suo fardello raccogliendo il denaro mediante una colletta
pubblica, Lucy rifiutò. “L’idea di
ricevere aiuto in questo modo mi ripugnava”.
Sistemata ogni pendenza Lucy e i suoi otto figli, che
andavano come età dal neonato Don Carlos al diciassettenne
Alvin, partirono per lo Stato di New York insieme a Caleb
Howard. A South Royalton la madre di Lucy, Lydia, rimase
ferita nel rovesciamento di un carro.
Quando Lydia fu portata a casa di suo figlio a Tunbridge,
madre e figlia si salutarono tra le lacrime. L’anziana
Lydia ammonì così la figlia: “Ti
imploro di continuare fedelmente a servire Dio sino alla
fine dei tuoi giorni, affinché io possa avere
il piacere di abbracciarti in un altro mondo più giusto
lassù”. Lydia morì due anni dopo
a Royalton in seguito alle ferite che aveva subito in
quell'incidente.
Ripreso il viaggio, diventò evidente a Lucy che “il
signor Howard, il conducente del carro, era un uomo privo
di principi e di sentimenti umani”. Il denaro che
Joseph sen. aveva pagato a Howard per portare la sua
famiglia nello Stato di New York fu da questi sperperato
per bere e giocare d'azzardo nelle locande lungo il percorso.
Joseph jun., che a quel tempo aveva dieci anni, in seguito
ricordò che, nonostante egli non fosse completamente
guarito dopo l'operazione alla gamba, Howard lo fece
camminare “nella neve per più di sessantacinque
chilometri al giorno per diversi giorni”, facendogli
patire la stanchezza e tremendi dolori.
A Utica, quando si trovavano ancora a parecchi chilometri
dalla loro destinazione, Howard scaricò le masserizie
degli Smith e stava per andarsene, senonché Lucy
lo affrontò: “Signore, le proibisco di toccare
il nostro tiro o di guidarlo per un altro solo passo”.
La ben determinata Lucy quindi ricaricò sul carro
le masserizie e lo guidò per il resto del cammino
sino a raggiungere Palmyra.
Quando arrivò le erano rimasti soltanto due centesimi,
ma ella era felice di trovarsi di nuovo in compagnia
di suo marito e di poter affidare se stessa e i figli
alle sue cure e premure di tenero marito e padre.
L'INFLUENZA DELL'AMBIENTE DELLA NUOVA
INGHILTERRA SU JOSEPH SMITH
Gli Smith sono soltanto una delle molte famiglie della
Nuova Inghilterra i cui nomi sono legati alla restaurazione
del Vangelo. Brigham Young, successore di Joseph, Heber
C. Kimball, fedele apostolo e numerosi altri dirigenti
della Chiesa avevano le loro radici nella Nuova Inghilterra.
Tra i loro antenati c'erano uomini e donne che erano
salpati sul Mayflower o che avevano combattuto durante
la rivoluzione americana.
Quegli uomini laboriosi e indipendenti, che avevano
costruito case e creato insediamenti nell'allora selvaggia
Nuova Inghilterra, erano persone straordinarie. Erano
uomini animati da un sincero patriottismo, affidabili
e religiosi. Joseph Smith non aveva nessuna necessità di
chiedere scusa per le sue origini relativamente umili.
Egli aveva ricevuto un retaggio morale di cui poteva
andare orgoglioso.
Molti principi del Puritanesimo che aveva creato e plasmato
l'ambiente dal quale proveniva Joseph si accordavano
con i principi rivelati e le dottrine che egli in seguito
avrebbe ricevuto come profeta. Quando Joseph seppe per
rivelazione che l'uomo non doveva essere indolente (vedi
DeA 42:42), ebbe la conferma della bontà della
vita frugale e laboriosa propria della Nuova Inghilterra.
Quando il Signore gli disse di cercare la conoscenza
nei migliori libri “sia con lo studio, sia pure
con la fede” (DeA 88:118), ebbe la conferma che
i Puritani erano nel giusto nel dare tanta importanza
all'istruzione. Quando Joseph in seguito espose il concetto
di una società teocratica ideale, si adeguava
a un principio che i Puritani della Nuova Inghilterra
avrebbero accettato prontamente.
Ma Joseph Smith non era legato dal suo retaggio della
Nuova Inghilterra. Durante la sua vita egli introdusse
dottrine e ordinanze del Vangelo che andavano totalmente
contro il suo ambiente puritano, ma superavano ogni precedente
formulazione teologica di ogni capo religioso per quanto
riguardava il loro scopo e la loro chiarezza.
Per esempio, il suo concetto di un Dio come persona
amorevole era contrario all'idea calvinista di un Dio
severo o giudice. Le rivelazioni che proclamano che la
Divinità consta di tre Personaggi separati e distinti
era in netta contraddizione con la tradizionale teologia
calvinista della Trinità.
Ma, più di qualsiasi influenza ambientale, fu
Dio che plasmò le idee di Joseph Smith. Infatti
la teologia dei Santi degli Ultimi Giorni insegna che
il Signore conosceva e preparò Joseph in una precedente
sfera di esistenza perché assumesse il suo ruolo
fondamentale per restaurare la chiesa di Dio sulla terra.
Joseph parlava della sua preordinazione quando disse: “Ogni
uomo che ha una chiamata per servire presso gli abitanti
del mondo fu ordinato proprio per questo scopo nel Gran
Consiglio del cielo prima che questo mondo fosse. Immagino
che anch'io fui ordinato a quest'ufficio nel medesimo
Gran Consiglio”.
Brigham Young disse di Joseph Smith: “Nei consigli
dell'eternità, molto tempo prima che fossero gettate
le basi per la creazione della terra, fu decretato che
egli, Joseph Smith, fosse l'uomo dell'ultima dispensazione
di questo mondo a diffondere la parola di Dio fra le
genti, e a ricevere la pienezza delle chiavi e del potere
del sacerdozio del Figlio di Dio.
Il Signore aveva messo gli occhi addosso a lui e a suo
padre, e al padre di suo padre, e ai loro progenitori
fino ad Abrahamo, e da Abrahamo al Diluvio, dal Diluvio
a Enoc, e da Enoc ad Adamo. Egli vigilò su quella
famiglia e su quel sangue dalla sorgente fino alla nascita
di Joseph, il quale fu preparato nell'eternità a
presiedere a questa che è l'ultima dispensazione”.
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