LA GUERRA DELL'UTAH SANTI DEGLI ULTIMI GIORNI si consideravano leali cittadini americani,
quindi si indignarono quando seppero che un numeroso esercito era in
marcia verso l'Ovest per sedare una “ribellione mormone”.
Ricordando le persecuzioni degli anni passati, i coloni temevano di
essere scacciati di nuovo dalle loro case. Durante i mesi successivi
i santi si prepararono a difendersi. Dirigenti e membri della Chiesa
non erano disposti a subire di nuovo un'oppressione.
Due questioni stavano all'origine del conflitto tra la Chiesa e il
governo federale: la pratica del matrimonio plurimo dei santi e il controllo
esercitato dalla Chiesa sul governo territoriale dell'Utah. Quando l'Utah
nel 1856 chiese di nuovo di essere ammesso all'Unione come stato e incontrò una
viva opposizione, la “questione mormone” fece il suo ingresso
nella politica nazionale.
Il Partito Repubblicano era stato fondato nel 1854 come partito nettamente
antischiavista, e nel 1856 mise in campo il primo candidato alla presidenza.
La sua piattaforma politica esortava il Congresso a proibire nei territori
i due residui della barbarie: poligamia e schiavitù.
I Democratici, non volendo dare l'impressione di sostenere la poligamia
mentre davano il loro sostegno alla schiavitù, accusavano i Mormoni
con la stessa veemenza dei Repubblicani. Il candidato democratico che
infine risultò vincitore nella corsa alla presidenza, James Buchanan,
durante la campagna presidenziale si era impegnato, se fosse stato eletto,
a destituire Brigham Young da governatore dell'Utah.
Circa nello stesso tempo nell'Utah sorsero nuovi contrasti tra i santi
e alcuni funzionari territoriali a loro ostili, che si erano assunti
il compito di cercare di cambiare il modo di vivere dei Santi degli
Ultimi Giorni. Le lettere e le relazioni verbali del topografo generale,
di tre agenti indiani, di due giudici della corte suprema e dell'ex-appaltatore
della posta degli Stati Uniti arrivarono a Washington, indisponendo
ulteriormente i politici dell'Est contro la Chiesa.
Il danno peggiore fu causato dal giudice associato William W. Drummond,
che entrò in conflitto con i santi non appena arrivò nell'Utah
nel 1854. Egli attaccò la giurisdizione dei tribunali distrettuali,
che gli abitanti dell'Utah consideravano la loro più importante
difesa legale contro gli attacchi dei nemici.
Egli era anche un uomo senza principi, che si era portato una prostituta
di Washington nell'Utah come sua amante. In numerose occasioni ella
prese posto sul podio accanto a lui, mentre egli rimproverava i santi
per la loro immoralità. In seguito si seppe che aveva abbandonato
la moglie e figli nell'Est.
Quando Levi Abrahams, un ebreo convertito al Mormonismo, fece un commento
del tutto veritiero sulla personalità del giudice, Drummond mandò la
sua guardia del corpo a casa di Abrahams, a Fillmore, per fustigarlo.
Sia il giudice che la sua guardia del corpo in seguito furono arrestati
per lesioni e tentato omicidio. Quando fu liberato dietro cauzione,
Drummond scappò di nascosto in California e poi a New Orleans,
dove rese pubblica una lettera di dimissioni che aveva scritto all'amministrazione
Buchanan.
Egli asseriva che i Mormoni avevano distrutto gli atti della corte
suprema del territorio, che i loro dirigenti erano irrispettosi verso
i funzionari federali, che nell'Utah operava una banda legata da giuramenti
segreti che non riconosceva nessuna legge eccetto quella di Brigham
Young, che i Mormoni, e non gli Indiani, avevano massacrato i componenti
della squadra di John W. Gunnison nel 1854 e che nell'Utah esisteva
uno stato di ribellione.
Purtroppo le accuse di Drummond ebbero credito e servirono in gran
parte a formare l'immagine della Chiesa agli occhi dell'amministrazione
Buchanan. Poco dopo aver ricevuto questa lettera il presidente Buchanan,
senza indagare sulla reale situazione nell'Utah né comunicare
le sue intenzioni al governatore Young, nominò governatore Alfred
Cummings della Georgia e ordinò a un contingente militare di
duemilacinquecento uomini di scortarlo a Salt Lake City.
L’ordine di questa spedizione militare emanato il 18 maggio 1857
era firmato dal segretario della guerra John B. Floyd, acerrimo nemico
dei Mormoni che propugnava la necessità di ricorrere alle forze
armate. Tuttavia il segretario di stato Lewis Cass esortava Cumming
a far osservare la legge, ma senza interferire con il modo di vivere
dei Mormoni.
Durante l'estate del 1857 molti politici dei due principali partiti
si pronunciarono contro i Santi degli Ultimi Giorni e le loro asserite
malefatte. Tra questi personaggi c'era il senatore Stephen A. Douglas,
che cercava di rafforzare la sua posizione politica nell'Illinois, suo
stato di provenienza, dove esistevano ancora sentimenti violentemente
contrari ai Mormoni.
I santi si sentirono particolarmente feriti dalle denunce di Douglas,
poiché essi lo avevano sempre considerato un amico leale. Ricordavano
infatti la profezia fatta da Joseph Smith a Douglas nel 1843 e pubblicata
nel Deseret News. Il Profeta aveva dichiarato che Douglas un giorno
avrebbe aspirato alla presidenza degli Stati Uniti, ma se avesse mai
levato la mano contro i Santi degli Ultimi Giorni avrebbe “sentito
su di sé il peso della mano dell'Onnipotente”. Douglas
diventò il candidato democratico alla presidenza nel 1860. ma
fu sconfitto da Abramo Lincoln.
LA REAZIONE DELLA CHIESA
L’1 luglio 1857 i dipendenti della società di trasporto
e consegna della posta di Brigham Young, la Y. X. Company, si recarono
all'ufficio postale federale di Independence, nel Missouri, per ritirare
la posta. Durante il viaggio si erano incuriositi alla vista di numerosi
convogli di carri carichi di provviste diretti all'Ovest. A Independence
seppero che il governo aveva simultaneamente disdetto il contratto con
la Y. X. Company e inviato un grosso contingente di truppe nell'Utah.
I convogli che avevano notato trasportavano le provviste per l'esercito.
Abraham O. Smoot, sindaco di Salt Lake City e dirigente di questo gruppo
di fidati Santi degli Ultimi Giorni, e i suoi compagni Porter Rockwell
e Judson Stoddard si affrettarono il più rapidamente possibile
a portare questa notizia a Salt Lake City, dove arrivarono il 23 luglio.
Il 24 luglio trovarono Brigham Young e molti santi nel Big Cottonwood
Canyon che celebravano i primi dieci anni trascorsi dai santi nel Grande
Bacino. Poiché non voleva disturbare quell'avvenimento gioioso,
Brigham Young aspettò sino a sera prima di annunciare i disegni
del governo.
Dopo aver meditato su come affrontare quella “invasione”,
ai primi di agosto i dirigenti della Chiesa emanarono un duro proclama
per conoscenza dei cittadini dell'Utah: “Veniamo invasi da una
forza ostile con lo scopo manifesto di abbatterci e distruggerci ...
Il governo non si è premurato di inviare una commissione di inchiesta
o altre persone per esaminare la situazione e accertare la verità,
come è solito in questi casi ...
Questa aggressione mossa contro di noi ci obbliga a ricorrere alla
prima grande legge dell'autoconservazione e a muoverci per difendere
noi stessi e i nostri diritti, garantitici dallo spirito delle istituzioni
del nostro paese sulle quali è basato il governo. Gli obblighi
che abbiamo verso noi stessi e le nostre famiglie ci chiedono di non
rassegnarci passivamente ad essere scacciati e uccisi senza fare un
tentativo di difenderci. Gli obblighi che abbiamo verso il nostro paese,
la nostra santa religione, il nostro Dio e la nostra libertà ci
chiedono di non rimanere inattivi”.
Il proclama indicava tre iniziative: proibire a tutte le forze armate
di entrare nel territorio dell'Utah sotto qualsivoglia pretesto, tenere
in stato di allerta tutte le forze dell'Utah per respingere qualsiasi
invasione e dichiarare la legge marziale nel territorio.
Brigham Young quindi chiamò a raccolta la milizia territoriale
e ordinò di non vendere grano o altre vettovaglie a emigranti
di passaggio o speculatori. Ordinò la costruzione di fortificazioni
e scelse anche squadre di guastatori per impedire il progresso dell'esercito
e dei convogli che portavano le provviste. Egli mandò anche un
gruppo chiamato Spedizione della Montagna Bianca a trovare un'altra
località idonea per nuovi insediamenti, qualora i santi avessero
dovuto abbandonare le loro case.
I missionari e i coloni degli insediamenti più recenti furono
richiamati in patria per collaborare alla difesa. I gruppi di emigranti
ancora in viaggio nelle praterie furono condotti sani e salvi nella
valle, e tutti i programmi di emigrazione per la stagione successiva
furono annullati.
Il governatore Young mandò Samuel W. Richards con una lettera
al presidente Buchanan per informarlo che al suo esercito non sarebbe
stato consentito di entrare nell'Utah sino a quando una commissione
di pace non fosse arrivata ad accordi soddisfacenti. L’anziano
Richards era anche latore di una lettera per il vecchio amico dei santi,
Thomas L. Kane, a cui si chiedeva di intervenire presso il governo a
favore della Chiesa. Richards si recò anche a New York, dove
fu intervistato dal giornale New York Times, il quale pubblicò “senza
pregiudizi” il punto di vista dei santi.
Il 7 settembre il capitano Stewart Van Vliet del genio militare arrivò a
Salt Lake City per predisporre cibo e foraggio per l'esercito in arrivo.
Egli cercò di rassicurare i dirigenti della Chiesa sulle intenzioni
pacifiche dell'esercito. Van Vliet prese così il primo contatto
ufficiale tra i santi e l'esercito o il governo dopo l'insorgere delle
difficoltà.
Trattato con cortesia, Van Vliet intervistò i dirigenti della
Chiesa, ispezionò le loro misure difensive e partecipò a
una riunione pubblica tenuta nel Vecchio Tabernacolo, dove ascoltò molti
racconti delle persecuzioni subite nel Missouri e nell'Illinois. Gli
oratori insistevano sul fatto che i santi avrebbero bruciato le loro
case, distrutto i loro raccolti e disturbato le truppe prima di consentire
loro di entrare nella valle. I santi si impegnarono all'unanimità a
sostenere la linea di resistenza di Brigham Young.
Van Vliet si convinse che i Mormoni non erano in ribellione contro
l'autorità degli Stati Uniti, ma che si sentivano in diritto
di prepararsi a difendersi contro un'invasione militare non giustificata.
Senza essere riuscito a prendere gli accordi necessari per la sistemazione
delle truppe, Van Vliet ritornò al corpo di spedizione e poi
a Washington, dove diventò convinto sostenitore di una soluzione
pacifica della questione. Egli era accompagnato dal delegato dell'Utah
al Congresso, John M. Bernhisel, latore di altre lettere indirizzate
a Thomas L. Kane.
Nel frattempo Brigham Young portava avanti i suoi piani. A metà settembre
1857 proclamò la legge marziale nel territorio e proibì l'ingresso
di forze armate. Ordinò alla Legione di Nauvoo di prepararsi
per contrastare l'invasione. In quasi ogni comunità dell'Utah
furono accelerati i preparativi di difesa. Egli comandò anche
ai vescovi dei villaggi di prepararsi a bruciare ogni cosa se le ostilità fossero
davvero scoppiate.
IL MASSACRO DI MOUNTAIN MEADOWS
Durante la settimana di permanenza del capitano Van Vliet a Salt Lake
City un tragico avvenimento ebbe luogo quasi cinquecento chilometri
più a sud, le cui cause sono più comprensibili se esaminate
nel contesto dell'agitazione causata dalla notizia dell'avvicinarsi
delle truppe federali mandate a invadere l'Utah.
Appena si seppe che un esercito si stava avvicinando, George A. Smith,
responsabile degli insediamenti nel sud, si recò nell'Utah meridionale
per mobilitare le truppe e porre la regione in stato di allerta.
Circa nello stesso tempo la carovana di Francher un gruppo di emigranti
formato da numerose famiglie provenienti dall'Arkansas e un gruppo di
uomini a cavallo, che si erano soprannominati i Gatti selvatici del
Missouri, era in viaggio attraverso l'Utah centrale.
La carovana seguiva la pista meridionale verso la California perché la
stagione era già avanzata. Poiché l'Utah era sotto la
legge marziale, gli emigranti non riuscirono ad acquistare grano e provviste.
Alcuni di loro tuttavia riuscirono a compiere piccoli furti a danno
dei contadini locali.
Alcuni si vantarono anche di aver partecipato al massacro di Haun's
Mill, all'assassinio di Joseph Smith e alle altre azioni della plebaglia
contro i Mormoni. Alcuni coloni del luogo collegarono il gruppo proveniente
dall'Arkansas con il recente brutale assassinio dell'anziano Parley
P. Pratt avvenuto in quello stato.
Alcuni santi ritenevano che quel gruppo fosse una compagnia di esploratori
mandata in avanscoperta dal governo federale.
Il problema degli Indiani nell'Utah meridionale complicava
la situazione. I santi si erano sforzati di coltivare buoni rapporti
con gli Indiani, ma la situazione era sempre pericolosa.
Gli Indiani facevano distinzione tra i “Mericats” (tutti
gli americani che viaggiavano verso l'Utah), verso i quali nutrivano
la massima diffidenza, e i “Mormonee”, con i quali in generale
andavano d'accordo. Esisteva tuttavia la possibilità di attacchi
da parte degli Indiani ai coloni mormoni.
Martedì 7 settembre 1857 una banda di indiani assalì la
carovana di Francher, che si era accampata circa a sessanta chilometri
da Cedar City. Gli emigranti erano ben armati, e gli indiani furono
obbligati a ritirarsi.
Nel frattempo gli abitanti di Cedar City si erano riuniti e avevano
esaminato quale comportamento tenere nei confronti della carovana di
Francher. Alcuni dei più esagitati proponevano di massacrare
gli emigranti. Temevano che essi potessero unirsi all'esercito stanziato
in California e combattere contro i santi, come avevano pubblicamente
minacciato di fare.
Fu deciso di inviare un messaggero, James Haslam, a chiedere consiglio
a Brigham Young. Senza un attimo di sosta per riposarsi e per dormire,
Haslam raggiunse Salt Lake City in appena tre giorni e ricevette dal
presidente Young una lettera nella quale si esortavano i santi a consentire
agli emigranti di andarsene in pace.
Quando Haslam partì da Salt Lake City, Brigham gli disse: “Vai
il più rapidamente possibile, senza risparmiare i cavalli. Gli
emigranti non devono essere molestati, anche se ci volesse tutta la
Contea di Iron per impedirlo. Devono andare liberi e senza molestie”.
Haslam si affrettò a raggiungere Cedar City, dove arrivò domenica
13 settembre, due giorni dopo il misfatto.
John D. Lee, che era stato nominato “colono degli Indiani” da
Brigham Young in assenza di Jacob Hamblin, l'agente per gli Indiani,
era stato mandato a calmare gli Indiani. Egli arrivò all'accampamento
degli Indiani poco dopo il primo scontro tra loro e gli emigranti.
Trovati gli Indiani in stato di grande agitazione, Lee si trovò nella
pericolosa situazione di essere l'unico bianco presente. Infine riuscì a
convincere gli Indiani che avrebbero potuto vendicarsi, e gli fu consentito
di andarsene.
Quella sera altri indiani arrivarono all'accampamento insieme ad alcuni
bianchi provenienti da Cedar City. Durante la notte fu ideato un piano
diabolico, in parte per placare l'ira degli Indiani. Il giorno dopo,
il mattino dell'11 settembre, i bianchi promisero di proteggere gli
emigranti se avessero consegnato le armi.
I componenti della milizia della Contea di Iron, che agivano per ordine
dei loro comandanti, uccisero gli uomini, mentre gli Indiani massacravano
le donne e i bambini più grandi, circa centoventi in tutto. Furono
risparmiati soltanto diciotto bambini in tenera età, che in seguito
furono restituiti con l'aiuto del governo ai loro parenti nell'Est.
I morti furono sepolti in tombe poco profonde e fu preso l'impegno
di attribuire il massacro esclusivamente agli Indiani. Più di
due settimane dopo quella tragedia John D. Lee fu mandato a Salt Lake
City per riferire sull'episodio a Brigham Young. Lee attribuì tutta
la colpa agli Indiani, com'era stato concordato.
In seguito Brigham Young seppe che i componenti della milizia della
Contea di Iron avevano preso attivamente parte al massacro. Egli offrì al
governatore Alfred Cumming tutto l'appoggio possibile per svolgere un'indagine,
ma nessuna azione fu intrapresa a quel tempo, giacché ai Mormoni
erano stati condonati tutti i crimini a loro attribuiti in connessione
con la Guerra dell'Utah.
Durante i due decenni successivi voci e accuse continuarono a circolare
e infine, dopo il 1870, si arrivò al processo. John D. Lee, uno
dei principali protagonisti, ma sicuramente non l'unico dirigente responsabile
del crimine, era l'unico Santo degli Ultimi Giorni sotto accusa. Lee
fu processato due volte. Il primo processo non ebbe seguito per l'incapacità della
giuria di giungere a una decisione. Lee fu infine condannato nel settembre
1876, e un anno dopo fu portato dai funzionari federali a Mountain Meadows,
dove fu giustiziato.
LA GUERRA EVITATA
Al tempo del massacro di Mountain Meadows l'esercito degli Stati Uniti
si stava avvicinando all'area di South Pass, nell'attuale Wyoming. La
spedizione era sotto il comando provvisorio del tenente colonnello Edmund
B. Alexander. Due componenti della milizia dell'Utah, che asserivano
di essere emigranti diretti in California, si mescolarono alle truppe.
Essi vennero a conoscenza di prima mano delle minacce espresse contro
i Mormoni, che non facevano parte delle istruzioni ufficiali impartite
alla spedizione, ma innervosivano i dirigenti della Chiesa nell'Utah
rendendo più probabile uno scontro armato. Gli esploratori mormoni
seguirono i movimenti delle truppe durante la loro marcia di avvicinamento.
Dopo la dichiarazione della legge marziale ad opera del governatore
Young nel mese di settembre, il generale Daniel H. Wells della Legione
di Nauvoo mandò circa millecento uomini ad est nell'Echo Canyon,
nel quale passava la strada attraverso le montagne per raggiungere Salt
Lake City.
I soldati costruirono barricate e scavarono trincee, dalle quali i
cecchini avrebbero potuto aprire il fuoco sulle truppe in arrivo. Staccarono
anche dalle montagne enormi massi, che potevano con facilità essere
fatti precipitare sulle colonne in movimento. Costruirono anche dei
fossi, e dighe che si potevano aprire per inondare la strada del nemico.
Quarantaquattro “guastatori Mormoni”, reparto della Legione
di Nauvoo sotto il comando del maggiore Lot Smith, furono mandati nell'Utah
orientale (ora Wyoming occidentale) per disturbare le truppe in arrivo.
Fu comandato loro, tra le altre cose, “di accertare la posizione
o il percorso seguito dalle truppe e disturbarle in ogni maniera possibile.
Usate ogni mezzo per far fuggire i loro animali e date fuoco ai loro
carri. Fate la terra bruciata davanti a loro e ai loro fianchi. Impedite
loro di dormire mediante attacchi notturni ... Non uccidete nessuno,
ma distruggete i loro carri, fate fuggire i loro animali appena possibile”.
La notte del 4 ottobre il maggiore Smith con venti uomini andò incontro
alla prima carovana di carri che trasportavano le provviste dell'esercito.
Ai conducenti dei carri sembrò che Smith comandasse una grossa
truppa, e questo li indusse ad abbandonare i carri quando fu ordinato
loro di farlo. James Terry scrive nel suo diario:
“Non avevo mai veduto persone più spaventate di loro sino
a quando videro che non avevano motivo di temere per la loro vita. Allora
scoppiarono a ridere e dichiararono che erano felici di vedere i carri
andare in fumo, poiché avrebbero evitato la fatica di condurli
oltre. Ai conducenti dei carri fu permesso di prendere dai carri i loro
oggetti personali e i fucili, prima di dar loro fuoco”.
Il mattino dopo Lot Smith e i suoi uomini mossero all'attacco di un'altra
carovana carica di provviste in viaggio verso la valle. Dopo aver disarmato
i conducenti, Lot andò incontro al capitano, che stava cercando
di radunare il bestiame, e gli chiese di consegnare le pistole. Il capitano
rispose: “Nessuno me le ha mai tolte, e se pensi di poterlo fare
senza uccidermi, provaci”.
Stavamo cavalcando verso la carovana, con i nasi che quasi si toccavano,
come due cani che si fiutano, con gli occhi pieni di fuoco, anche se
ovviamente non potevo vedere i miei. Gli dissi che ammiravo il suo coraggio,
ma che non mi piaceva spargere sangue; tuttavia, se avesse insistito,
avrei dovuto ucciderlo, cosa che avrebbe richiesto soltanto un attimo;
ma non volevo farlo. Eravamo ormai arrivati dalla carovana.
Egli, vedendo che i suoi uomini erano tenuti prigionieri dalle mie
guardie, si arrese, dicendo: “Mi trovo in una posizione di svantaggio,
poiché i miei uomini sono stati disarmati”. Risposi che
non avevo bisogno di nessun vantaggio e gli chiesi cosa avrebbe fatto
se avessimo restituito loro le armi. “Combatteremo contro di voi!” “In
questo caso”, gli dissi, “anche noi sappiamo farlo.
Prendete le armi!” I suoi uomini esclamarono: “Neppure
per tutto l'oro del mondo! Siamo venuti qui per condurre dei carri,
non per combattere”. “Cosa dici, Simpson?” gli chiesi. “Dannazione!” egli
rispose digrignando i denti in preda all'ira. “Se fossi arrivato
qui prima e avessero rifiutato di combattere, li avrei uccisi tutti
ad uno ad uno”.
In questo e in altri scontri successivi i guastatori dettero alle fiamme
un totale di settantaquattro carri, che trasportavano provviste sufficienti
a rifornire un numeroso esercito per tre mesi. Catturarono anche millequattrocento
dei duemila capi di bestiame che accompagnavano la spedizione. I soldati
del maggiore Smith riuscirono a bruciare i due principali avamposti
mormoni, Fort Bridger e Fort Supply, che le forze governative avevano
intenzione di occupare.
Queste tattiche ebbero tanto successo nel ritardare il progresso dell'esercito,
che quando l'ufficiale comandante colonello (poco dopo generale) Albert
Sidney Johnston finalmente si unì alle sue truppe all'inizio
di novembre era chiaramente troppo tardi, data la stagione avanzata,
per raggiungere Salt Lake City.
L’esercito impiegò quindici giorni per avanzare di cinquantasei
chilometri tra le tempeste in un freddo glaciale prima di raggiungere
Fort Bridger, già distrutto dai soldati del maggiore Smith. Circa
duemilacinquecento soldati americani e alcune centinaia di funzionari
civili (compresi il governatore Cumming e sua moglie), conducenti di
carri e persone al seguito dell'esercito trascorsero un miserevole inverno
nel Wyoming occidentale, in una città di tende e rifugi improvvisati
chiamata Camp Scott e in un piccolo insediamento che riuscirono a costruire
chiamato “Eckelsville”, dal nuovo giudice supremo del territorio”.
Nel frattempo la stampa dell'Est esprimeva dei ripensamenti riguardo
a tutta la spedizione, e il presidente James Buchanan a Washington e
Brigham Young nell'Utah valutavano le loro possibili decisioni per il
1858.
IL RITORNO DELLA PACE
Agli inizi dell'inverno tre uomini influenti: il capitano Stewart Van
Vliet, il delegato dell'Utah al Congresso John M. Bernhisel e il colonnello
Thomas L. Kane, fecero visita al presidente Buchanan a Washington per
esortarlo a inviare una commissione d'indagine nell'Utah.
Non ancora disposto a compiere quel passo, Buchanan autorizzò ufficiosamente
Kane a recarsi a Salt Lake City per cercare di arrivare a una soluzione
pacifica. Kane salpò da New York su un battello a vapore a proprie
spese nel gennaio 1858 e arrivò in California via Panama. Viaggiava
sotto il nome di dottor Osborne per evitare di far conoscere i suoi
movimenti.
Il colonnello Kane arrivò a Salt Lake City il 25 febbraio e
fu accolto molto cordialmente. Egli tenne celata la sua vera identità (fatta
eccezione per alcuni dei dirigenti principali della Chiesa) per qualche
tempo, per accertare se i santi avrebbero dimostrato a uno sconosciuto
nel 1858 la stessa cordialità che avevano dimostrato a lui un
decennio prima a Winter Quarters.
Brigham Young e altri dirigenti della Chiesa erano certi che egli era
stato mandato da Dio. Dopo alcune riunioni Kane riuscì a convincere
i dirigenti della Chiesa a consentire al nuovo governatore Alfred Cumming
di entrare nel Territorio dell'Utah senza subire molestie. Brigham Young
tuttavia insistette che l'esercito non doveva accompagnare Cumming.
Agli inizi di marzo, accompagnato da una scorta militare mormone, Kane,
che era in cattive condizioni di salute, si recò a Camp Scott
nel gelido freddo dell'inverno. Quando furono in vicinanza degli accampamenti
congedò la sua scorta e procedette da solo. Una fucilata sparata
da una delle guardie quasi lo colpì.
Con molto coraggio si identificò e, dopo molte insistenza, fu
portato dal governatore Cumming. Egli convinse Cumming che sarebbe stato
riconosciuto come nuovo governatore dal popolo dell'Utah, che d'altra
parte non era in ribellione contro il governo. Spiegò anche che
i Mormoni non avrebbero consentito all'esercito di rimanere nella Valle
del Lago Salato.
Nel mese di aprile il colonnello Kane e il governatore Cumming partirono
da Camp Scott senza una scorta militare degli Stati Uniti. Quando Cumming
arrivò a Salt Lake City si avvide che Kane aveva ragione. Il
governatore Cumming fu trattato dignitosamente e con rispetto. Brigham
Young consegnò al nuovo governatore gli atti del territorio e
il sigillo, e dopo numerose riunioni si stabilì tra loro un rapporto
di cordialità.
Durante i tre anni che seguirono Cumming esercitò il suo ufficio
con tatto e diplomazia e si guadagnò il rispetto e la fiducia
della popolazione. Il colonnello Thomas L. Kane per la parte svolta
nei negoziati, si guadagnò l'imperitura gratitudine dei Santi
degli Ultimi Giorni.
Prima dell'arrivo di Kane e Cumming a Salt Lake City i dirigenti della
Chiesa avevano deciso in un “consiglio di guerra” che i
santi dell'Utah settentrionale avrebbero evacuato le loro case e si
sarebbero trasferiti a sud per evitare un conflitto con l'esercito degli
Stati Uniti, quando fosse arrivato a stagione avanzata.
Brigham Young dichiarò: “Piuttosto che vedere le mie mogli
e le mie figlie violentate e insozzate e i semi della corruzione piantati
nei cuori dei miei figli da una brutale soldataglia, preferisco lasciare
la mia casa in cenere, i miei orti e giardini devastati, e sopravvivere
di radici ed erbe come vagabondo tra queste montagne per il resto della
mia vita terrena”.
Per questo “trasferimento a sud” la Chiesa si era divisa
in tre gruppi, ognuno con una missione specifica: (1) gli abitanti dell'Utah
meridionale non dovevano muoversi; fu invece comandato loro di mandare
carri, tiri di buoi e conducenti nell'Utah settentrionale per collaborare
all'evacuazione; (2) i santi più giovani e vigorosi che vivevano
nell'Utah settentrionale sarebbero rimasti sul posto per irrigare i
raccolti e gli orti, proteggere le proprietà e, se fosse divenuto
necessario, dar fuoco alle case piene di paglia; e (3) i circa trentacinquemila
santi che vivevano a nord della Valle dell'Utah dovevano effettivamente
trasferirsi. A ogni rione fu assegnato un appezzamento di terreno in
una delle quattro contee a sud della Contea di Salt Lake. Prima dovevano
trasferire le provviste e poi le famiglie.
Il trasferimento fu effettuato secondo un preciso ordine militare;
ogni rione era stato organizzato in unità di dieci, cinquanta
e cento persone, ognuna agli ordini di un comandante. Ogni famiglia
era tenuta a trasportare i propri mobili, oltre al cibo e agli indumenti.
Una pioniera adolescente scrive: “Caricammo tutto quello che
possedevamo nell'unico carro posseduto da mio padre e attendemmo l'ordine
di partire. La sera ci mettemmo a dormire, non sapendo quando avremmo
ricevuto la notizia dell'arrivo dell'esercito che pensavamo venisse
a distruggerci ... Un mattino mio padre disse che dovevamo partire la
sera con un gruppo numeroso ...
A metà della giornata mio padre sparse delle foglie secche e
della paglia in tutte le stanze e lo sentii dire: “Pazienza, bambina
mia, questa casa ti ha ospitato, ma non ospiterà mai loro”.
Hulda Cordelia Thurston, una ragazza di Centerville, nell'Utah, ricorda
le difficoltà del trasferimento: “Nella primavera del 1858
ci trasferimmo al tempo del grande esodo mormone. Viaggiammo verso sud
sino a Spanish Fork. Il fondovalle di Spanish Fork offriva buoni pascoli
per il nostro bestiame e il fiume abbondava di pesci.
A quel tempo tutte le persone che vivevano a nord della Valle dell'Utah
si trasferirono a sud, lasciando nelle case mobili, arnesi agricoli,
insomma tutto quello che possedevano, senza sapere dove stavano andando
né quale sarebbe stato il loro destino ...
Durante quell'esodo non dimenticherò mai le difficoltà e
la povertà della popolazione. Ho veduto uomini che indossavano
pantaloni fatti con vecchi tappeti, con i piedi fasciati con sacchi
o stracci. Le donne cucivano insieme dei pezzi di tela per fare dei
mocassini per i loro piedi. Molte donne e bambini andavano a piedi scalzi.
Una brava sorella, nostra vicina, che aveva sette figli disse a mia
madre che oltre agli indumenti che indossavano potevano mettere in un
normale fazzoletto tutti gli altri indumenti che possedevano.
Ella metteva i figli a letto molto presto il sabato sera per rammendare,
lavare e stirare i vestiti che avevano indossato, in modo che fossero
pronti per la domenica. Tutte le persone erano praticamente povere,
poiché per alcuni anni i raccolti erano stati scarsi a causa
dell'invasione dei grilli”. Quando arrivarono a destinazione,
le famiglie vissero o nel cassone dei loro carri o in tende, in grotte
scavate nei fianchi delle colline o in baracche di legno e capanne.
I registri e i beni della Chiesa furono rimossi e sepolti a cura del
dipartimento dei lavori pubblici. Un gruppo seppellì tutte le
pietre che erano state tagliate per la costruzione del Tempio di Salt
Lake e livellò e coprì le fondamenta, in modo che l'appezzamento
sembrasse un campo arato e non fosse disturbato. Un altro gruppo mise
in contenitori tutto il grano della decima e ne trasportò ventimila
moggi in granai costruiti all'uopo a Provo.
Altre carovane di carri trasportarono i macchinari e le attrezzature,
che furono messe in magazzini e baracche costruiti in tutta fretta.
Il trasferimento a sud richiese circa due mesi. Fu completato a metà maggio.
In media circa seicento carri al giorno passarono attraverso Salt Lake
City durante le prime due settimane del mese. Circa trentamila santi
lasciarono le loro case a Salt Lake City e negli insediamenti settentrionali.
Il governatore Cumming e sua moglie implorarono i membri della Chiesa
di non lasciare le loro case, ma i santi preferirono ascoltare il loro
profeta.
L’esodo di una massa così grande di persone richiamò sulla
Chiesa l'attenzione nazionale e internazionale. Il London Times riferì: “Siamo
informati che essi hanno intrapreso un viaggio di oltre ottocento chilometri
in un deserto senza piste”. Il New York Times dichiarò: “Riteniamo
che sarebbe poco saggio trattare il Mormonismo come una seccatura da
eliminare per mezzo di un comitato di salute pubblica”.
Il trasferimento mise il governo degli Stati Uniti in una luce negativa
come persecutore di un popolo innocente e dimostrò le qualità di
capo di Brigham Young.
Fortunatamente i negoziati tra il governo e la Chiesa impedirono all'esercito
di invadere l'Utah. Agli inizi del 1858 il presidente Buchanan decise
di inviare nell'Utah una commissione di pace; agli inizi di giugno due
commissari, Ben McCulloch e Lazarus W. Powell, arrivarono a Salt Lake
City portando con sé un'offerta di condono per i santi se avessero
ribadito la loro fedeltà al governo. I dirigenti della Chiesa
si indignarono all'idea del condono, poiché essi non erano mai
stati sleali. Tuttavia, dopo numerose sessioni di negoziati, lo accettarono.
I dirigenti della Chiesa ritenevano di poter accettare il condono
a causa delle scorrerie compiute dalla Legione di Nauvoo. Uno degli
accordi raggiunti tra commissione di pace e i dirigenti della Chiesa
fu che l'esercito sarebbe entrato nella capitale in buon ordine, per
istituire poi una postazione militare federale ad almeno sessantacinque
chilometri sia da Salt Lake che da Provo.
Il 26 giugno 1858 l'esercito entrò nella capitale silenziosa
e quasi disabitata. Mentre marciavano, i soldati cantavano “One
Eyed Riley”, una lunga filastrocca da caserma che si diceva avesse
mille versi, la maggior parte dei quali irripetibili. Alla banda era
stato comandato di fermarsi per fare una serenata al governatore Cumming
davanti alla sua nuova casa.
Poiché essi lo consideravano troppo favorevole ai Santi degli
Ultimi Giorni, l'esecuzione fu molto tiepida. Soltanto alcuni Santi
degli Ultimi Giorni erano rimasti indietro per dare alle fiamme la città,
se l'esercito non avesse tenuto fede all'impegno di non danneggiare
le proprietà.
I santi che rimasero indietro videro il tenente colonnello Philip St.
George Cooke togliersi il cappello e portarselo sul cuore in gesto di
rispetto per i soldati che aveva guidato nella lunga marcia del Battaglione
Mormone.
Nei giorni successivi il generale Johnston condusse le sue truppe nella
Valle del Cedar, a ovest del Lago Utah, e fondò Camp Floyd, dal
nome del ministro della guerra. L’1 luglio Brigham Young autorizzò il
ritorno dei malandati santi alle loro case.
L'ESERCITO DI OCCUPAZIONE
Vi fu una continua tensione tra i soldati e i santi per tutto il tempo
in cui l'esercito rimase nel territorio, ma fortunatamente non scoppiarono
disordini o conflitti di lunga durata. Questo fu in gran parte dovuto
ai freni imposti ai soldati dal generale Johnston il quale, anche se
non nutriva particolare affetto per i santi, era consapevole della necessità di
mantenere l'ordine tra le truppe.
Un effetto negativo della presenza dell'esercito nell'Utah fu l'introduzione
di vari vizi nel territorio. Spesso scoppiavano violente risse per le
strade di Salt Lake City e dei centri vicini tra giocatori d'azzardo,
conducenti di carri e altri ausiliari dell'esercito. Spuntarono anche
nell'Utah bar e case di tolleranza.
La strada principale di Salt Lake City per un breve tempo fu soprannominata “Strada
del whisky”. Furono arrecati danni anche al tessuto sociale che
era esistito sino ad allora. Un giornale violentemente contrario ai
Mormoni, il Valley Tan, iniziò le pubblicazioni nel novembre
1858 e continuò per sedici mesi.
Il giornale accusava la popolazione del Territorio dell'Utah di essere
assassini e traditori; esso circolava soprattutto a Camp Floyd. L’isolamento
dei santi dalla cosiddetta “civiltà” era chiaramente
finito. La presenza dell'esercito simboleggiava il crescente numero
di gentili che sarebbero venuti ad abitare tra loro.
Tre nuovi giudici degli Stati Uniti arrivarono nell'Utah con l'esercito.
Ognuno si adoperò con grande entusiasmo per alterare il modo
di vivere dei Santi degli Ultimi Giorni. Uno di questi, il giudice John
Cradlebaugh, con il consenso del generale Johnston, portò con
sé mille soldati a Provo per sostenere il suo lavoro nei tribunali.
Questa misura indignò la popolazione fino all'esasperazione,
e la situazione poteva facilmente sfociare in un conflitto. Grazie agli
sforzi del governatore Cumming e di altre persone l'amministrazione
Buchanan da Washington ordinò alle truppe di ritirarsi a Camp
Floyd, e la crisi si risolse.
Tuttavia la permanenza dell'esercito nell'Utah portò anche grandi
benefici economici ai santi. Un piccolo insediamento chiamato Fairfield,
fondato da John Carson nel 1855, che si trovava nelle vicinanze di Camp
Floyd, si sviluppò sino ad avere settemila abitanti. Molti cittadini
trovavano là un mercato per i loro prodotti agricoli e altri
articoli.
Quando l'esercito infine evacuò il forte nell'estate 1861, merci
per un valore di circa quattro milioni di dollari furono vendute a una
frazione del loro prezzo. Il governo tenne una vendita delle eccedenze
militari, che arricchì considerevolmente l'economia dell'Utah.
Il 27 luglio 1861 il colonnello Cooke fece dono del pennone della bandiera
della postazione a Brigham Young. Il presidente Young fece installare
il pennone sulla collinetta situata ad est della Lion House, e la bandiera
degli Stati Uniti sventolò da esso per molti anni. Inoltre alcuni
soldati si interessarono alla religione dei Santi degli Ultimi Giorni
e si unirono alla Chiesa.
Dal 1859 al 1861 i dirigenti della Chiesa, senza dare pubblicità al
fatto e con molta cautela, ripresero a inviare missionari a predicare
la lieta novella del Vangelo agli abitanti della terra e a incoraggiare
i santi a radunarsi a Sion. I missionari di nuovo svolsero opera di
proselitismo negli Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Europa occidentale.
L’emigrazione, sia mediante carovane di carri che di carretti
a mano, riprese lentamente nel 1859 e più vigorosamente nel 1860.
Il presidente Young diede inizio a un nuovo periodo di espansione geografica
della Chiesa. Egli non riaprì gli insediamenti periferici come
quelli di San Bernardino e Fort Lehmi, ma gradualmente allargò i
confini delle colonie agricole nelle valli tra le montagne. Trenta nuovi
insediamenti furono istituiti nel 1859 ed altri sedici nel 1860. Questo
schema continuò fin verso il 1870. La maggior parte dei nuovi
insediamenti sorsero nella Valle del Cache e in quelle confluenti nel
Lago Bear, nell'Utah settentrionale e nell'Idaho meridionale, oltre
che nelle valli Wasatch, Sevier e Sanpete nell'Utah.
|