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Storia della chiesa - Capitolo 36

LA CHIESA AGLI INIZI DEL VENTESIMO SECOLO

DOPO IL BREVE periodo di relativa armonia che seguì l'emanazione del Manifesto e l'ammissione dello Stato dell'Utah nell'Unione, la Chiesa si trovò di nuovo di fronte a gravi difficoltà interne ed esterne. All'inizio del ventesimo secolo il movimento progressista richiamò l'attenzione del Paese sui mali sia presunti che reali presenti in ogni aspetto della società americana. Durante questo periodo gli organi di informazione si incentrarono sul caso di B. H. Roberts, richiamando nuovamente l'attenzione dei dirigenti progressisti e nazionali del Paese sulla Chiesa e sui suoi fedeli.

IL CASO DI BRIGHAM H. ROBERTS DELL'UTAH

Nell'estate del 1896 la Prima Presidenza inviò l'anziano Brigham Henry Roberts, membro del Primo Quorum dei Settanta e uno dei più brillanti oratori della Chiesa, insieme a un quartetto scelto tra i componenti del Coro del Tabernacolo, in missione nella parte orientale degli Stati Uniti. George D. Pyper, cantante di grande talento, guidava il quartetto come tenore solista.

L'anziano Roberts visitò alcune città dell'Est, come St. Louis, Cincinnati, Pittsburgh, Filadelfia e New York. A St. Louis tenne una serie di quarantadue conferenze, ognuna delle quali durava in media un'ora e un quarto. “Prima della fine della serie di conferenze sessanta persone erano state battezzate, formando il nucleo di un fiorente ramo della Chiesa a St. Louis”. Per il suo amore per il vangelo di Gesù Cristo e per l'indomita difesa che ne fece per tutta la vita, B. H. Roberts fu chiamato: “difensore della fede”.

Quando tornò nell'Utah, all'anziano Roberts fu chiesto da alcuni dirigenti democratici dello Stato di candidarsi a un seggio nella Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Dopo aver ottenuto l'approvazione della Prima Presidenza, Roberts acconsentì alla richiesta. Ricevette la candidatura del suo partito nel settembre 1898. Dopo una vigorosa campagna, Roberts fu eletto con una maggioranza di quasi seimila preferenze.

Tuttavia, quasi subito dopo la sua vittoria, un gruppo di ministri di culto settari unirono le loro forze a quelle dell'avvocato A. Theodore Schroeder, che era anche direttore del periodico antimormone pubblicato nell'Utah Lucifer's Lantern, per tentare di impedire a Roberts di assumere la sua carica.

Schroeder, nato e cresciuto nel Wisconsin, era venuto nell'Utah a fare l'avvocato in modo da poter “vedere e studiare una nuova istituzione religiosa in progresso”. Durante la sua permanenza a Salt Lake City “contribuì a ridare vita al giornale Salt Lake Herald come organo ufficiale del Partito Democratico, di cui egli era anche uno dei quaranta membri fondatori nell'Utah”. Si fece amico dei cittadini dell'Utah che si opponevano alla Chiesa e si atteggiò a pubblico ministero “nella causa contro B. H. Roberts, portando all'esclusione di quest'ultimo dal Congresso degli Stati Uniti”.

Poiché l'anziano Roberts era poligamo, i suoi oppositori riuscirono a raccogliere in tutto il Paese più di sette milioni di firme su una petizione che proponeva che non gli fosse consentito di occupare il suo seggio al Congresso. Quello era il più grande numero di persone della storia americana sino a quel tempo che avessero mai firmato una petizione. Il presidente Lorenzo Snow disse: “Come Roberts disse in seguito, “la tempesta fu l'equivalente di una Zanzara che si fosse posata sulla luna”.

Dopo il suo arrivo a Washington, il neo-deputato Roberts seppe che non gli sarebbe stato consentito di prendere il suo posto al Congresso prima che fosse decisa la questione della petizione. In attesa di questo risultato si preparò a difendere se stesso e i suoi diritti di poligamo per diventare membro del Congresso. Il dibattito infuriò per quindici mesi.

L’opposizione, sostenuta da una varietà di motivi religiosi, morali e politici, unì i suoi sforzi per negare a Roberts il seggio al Congresso. Alcuni attaccavano la Chiesa con l'accusa che molti dei suoi fedeli poligami continuavano a mantenere più di una famiglia, mentre altri accusavano i Mormoni di non mantenere le loro mogli e i loro figli.

Essi attaccavano i fedeli che credevano che il matrimonio plurimo fosse istituito da Dio e condannavano altri per aver abbandonato quella pratica. Un'altra accusa ancora era che la Chiesa aveva rinunciato alla pratica del matrimonio plurimo, ma non alla sua fede in esso. E infine i Santi degli Ultimi Giorni erano accusati al tempo stesso di amare e di non amare i figli dei precedenti matrimoni poligami.

La controversia spesso arrivava sulle prime pagine dei principali giornali del Paese. Anche le donne, che pensavano che il matrimonio plurimo fosse un'offesa alla donna, si opponevano a Roberts. Alcuni politici conclusero che la pressione esercitata da queste suffragette avrebbe portato alla sua esclusione. I più attenti vignettisti del Paese facevano così spesso la sua caricatura nei loro disegni che egli veniva riconosciuto ovunque andasse.

Poco prima della votazione finale all'anziano Roberts, stanco ma sempre deciso, fu concessa l'ultima difesa. Conosciuto in alcuni circoli come “l'oratore fabbro”, perché da giovane aveva esercitato quest'arte, concluse la sua difesa con questa dichiarazione: “Alcuni giornali nel discutere il caso Roberts hanno dichiarato: “Marchiate quest'uomo con il marchio della vergogna e rimandatelo dalla sua gente”.

Signor presidente, ringrazio Dio che il potere di marchiarmi con il marchio della vergogna non rientra nei poteri di questa assemblea, per quanto grandi essi siano. Il potere di marchiare un uomo con il marchio della vergogna è insito nei singoli uomini, non nelle organizzazioni. L'Iddio Onnipotente non l'ha conferito a nessuna di esse. Ho sempre vissuto, e vivo ancora, in tutta coscienza in armonia con gli insegnamenti morali della comunità in cui sono cresciuto e non sono a conoscenza di nessun atto vergognoso che io abbia mai compiuto.

Marchiatemi pure o espelletemi. Lascerò questa augusta sala a testa alta, camminando su questa terra di Dio come gli angeli camminano sulle nuvole, senza portare in me alcun senso di vergogna. (Applausi dei rappresentanti e fischi dalla galleria). E se in risposta al clamore settario che è stato sollevato contro i rappresentanti dell'Utah voi violate la Costituzione del vostro paese sia con l'escludermi che con l'espellermi, la vergogna in questo caso rimarrà alle mie spalle, rimarrà su questa Camera. (Applausi)”.

Nonostante la grandiosità del suo discorso finale, duecentosessantotto rappresentanti votarono per la sua esclusione, cinquanta contro e trentasei si astennero. Anche se l'anziano Roberts aveva combattuto coraggiosamente e si era comportato con una dignità tale da far onore alla sua chiesa e al suo paese, la Camera fu dell'opinione che nessun uomo che aveva più di una moglie poteva fare parte delle sue assemblee legislative. B. H. Roberts non si candidò più a un ufficio pubblico.

IL PRESIDENTE JOSEPH F. SMITH

Esattamente un mese prima del suo sessantatreesimo compleanno Joseph F. Smith, che era stato consigliere di quattro presidenti della Chiesa, fu ordinato a succedere a Lorenzo Snow, che morì il 10 ottobre 1901. Era figlio del martire Hyrum Smith e nipote di Joseph Smith, da cui aveva preso il nome. Sua madre, la vedova Mary Fielding Smith, era una donna di grande fede che gli insegnò il Vangelo mediante l'esempio oltre che con i precetti.

Quando aveva appena quindici anni Joseph F. iniziò una missione nelle Hawaii che ebbe molto successo. Dieci anni dopo, nel 1864, accompagnò Lorenzo Snow in quelle isole per porre fine all'eresia della Chiesa causata da Walter Murray Gibson. Mentre erano nell'isola di Maui, fu rivelato all'anziano Snow che Joseph F. Smith un giorno avrebbe presieduto alla Chiesa. Egli aveva soltanto ventotto anni quando fu chiamato da Brigham Young all'apostolato.

Joseph F. Smith studiava assiduamente il Vangelo ed era noto per la sua conoscenza delle Scritture, il suo amore per le dottrine e i suoi convincenti sermoni. Era anche un buon padre, le cui lettere ai figli sono piene di affetto e di saggi consigli.

In una solenne assemblea speciale, tenuta il 10 novembre 1901, egli fu sostenuto come presidente della Chiesa. Scelse come suoi consiglieri John R. Winder, che aveva fatto parte del Vescovato Presiedente della Chiesa, e Anthon H. Lund, del Quorum dei Dodici Apostoli.

Agli inizi della sua amministrazione il presidente Smith dette a Reed Smoot, che era stato chiamato all'apostolato nella primavera del 1900 all'età di trentotto anni, il permesso di candidarsi al Senato degli Stati Uniti. Personaggio di primo piano nella politica dell'Utah e uno dei fondatori del Partito Repubblicano di quello Stato, egli fu eletto al Senato degli Stati Uniti nel 1903.

Il suo successo nelle elezioni coinvolse la Chiesa e la Nazione in sedute che durarono quasi cinque anni. L'attenzione dedicata a queste sedute portò di nuovo la Chiesa al centro della pubblicità in tutto il Paese.

LE SEDUTE PER L'AMMISSIONE AL SENATO
DI REED SMOOT

Quando nel 1930 diventò “decano” del Senato degli Stati Uniti, secondo il direttore del Salt Lake Telegram l'apostolo Reed Smoot era “il più famoso nativo dell'Utah”. Questa dichiarazione era il risultato di un sondaggio fatto dal giornale, dal quale risultava che il senatore Smoot era di gran lunga al primo posto nella graduatoria.

Durante i trent'anni in cui fece parte del Senato egli diventò uno dei suoi membri più influenti e potenti ed ebbe la possibilità di conoscere capi di stato e capi di governo di tutto il mondo. L'inizio della sua carriera di membro di quell'augusto consesso tuttavia non lasciava prevedere tale successo.

Nel 1906, poco dopo l'inizio delle sedute per l'ammissione al Senato di Smoot, un amico di Joseph F. Smith sostenne che l'anziano Smoot non doveva essere rieletto: mentre era in viaggio in Europa con il presidente Smith, egli sollevò l'argomento “con tutta la cautela e la sottigliezza” di cui era capace.

Il presidente Smith lo ascoltò pazientemente, poi batté il pugno sul parapetto davanti a loro e disse con molta convinzione: “Se ho mai ricevuto l'ispirazione dello Spirito del Signore con tanta forza e chiarezza è stato proprio riguardo a Reed Smoot, ossia che invece di ritirarsi egli deve continuare a stare nel Senato degli Stati Uniti”.

L'approvazione divina al fatto che egli cercasse di assicurarsi un seggio nel Senato tuttavia non gli garantiva la vittoria. Nel 1902 i senatori venivano eletti dai deputati dallo stato, non dal voto popolare; pertanto l'anziano Smoot cominciò a organizzare i suoi sostenitori nel Senato dell'Utah per assicurarsi l'elezione. Nel gennaio 1903 ebbe quarantasei voti dal Senato dove i Repubblicani avevano la maggioranza; l'altro candidato ne ebbe soltanto sedici. Un apostolo era adesso senatore degli Stati Uniti.

Pochi giorni dopo la sua vittoria un gruppo di diciannove cittadini di Salt Lake protestò con il presidente degli Stati Uniti contro l'elezione del senatore. Lo accusavano di essere “un componente del corpo esclusivo di quindici uomini i quali, rappresentando le autorità governanti della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, o Chiesa “Mormone”, pretendono, e dai loro seguaci è concesso loro di pretendere, la suprema autorità divinamente sanzionata di plasmare le convinzioni e controllare la condotta di coloro che sono a loro soggetti in qualsivoglia attività, sia essa civile e religiosa, materiale e spirituale”.

Subito gli stessi gruppi che si erano opposti all'ammissione di B. H. Roberts alla Camera dei Rappresentanti quattro anni prima si unirono di nuovo per creare un'opposizione popolare al senatore Smoot. Uno dei giornali più scandalistici della Nazione stampò in prima pagina la seguente filastrocca, che rispecchiava i sentimenti diffusi in quel periodo.

“Perché non vuoi metterti in testa che qui non sei desiderato? Non capisci che un apostolo è fuori posto in un branco di politici? Non vedi che non ti troveresti a tuo agio? Smoot, lascia Washington e il pollaio dei Gentili, vattene, fai le valigie, porta i tuoi passi sulla via di casa. Vattene, Smoot. Vattene“.

Quando l'anziano Smoot arrivò a Washington verso la fine del febbraio 1903, il senatore J. C. Burrows presentò la “protesta dei cittadini” al comitato che ratificava le elezioni. Alcuni giorni dopo John L. Leilich, sovrintendente delle missioni della Chiesa Metodista nel distretto dell'Utah, mosse ulteriori accuse contro Smoot, fra le quali quella che era poligamo. Questa affermazione era falsa, e l'anziano Smoot poté dimostrarlo. A differenza di B. H. Roberts, all'anziano Smoot fu concesso di prendere il suo posto al Senato mentre l'indagine percorreva il suo iter.

Nel marzo 1903 prestò giuramento come senatore. Come tale, le sue doti direttive, il suo buon senso e la sua onestà furono subito evidenti. Diventò anche esperto di procedure parlamentari, cosa che gli fu di grande aiuto quando arrivò il momento del voto finale sul suo caso.

“Il caso Smoot”, come cominciava ad essere chiamato, dette nuova risonanza alle antiche storie antimormoni e ne fece nascere di nuove. Riapparvero i Daniti, si parlò di nuovo del Massacro di Mountain Meadows; l'“harem” di Brigham Young diventò di nuovo argomento di discussioni popolari. Il New York Herald dedicò un'intera pagina agli orrori della poligamia”.

Il New York Commercial Advertizer pubblicò la ridicola accusa che i “missionari mormoni venivano pagati un tanto a persona per i loro convertiti: soltanto quattro dollari per un maschio, ma sino a sessanta dollari per una ragazza sopra i sedici anni che riuscivano a inserire nella pratica della poligamia”.

Nel gennaio 1904, con l'aiuto di numerosi legali non mormoni, il senatore Smoot preparò una risposta ufficiale alle accuse mosse contro di lui, ma le sedute iniziarono soltanto nel mese di marzo. Il presidente Joseph F. Smith, primo testimone, fu interrogato per tre giorni. La sua onestà e franchezza nel rispondere alle domande gli guadagnarono, sia pure con riluttanza, il rispetto di molti senatori.

Altri testimoni a favore della Chiesa furono James E. Talmage, che chiarì alcuni punti riguardanti la dottrina mormone; Francis M. Lyman, presidente del Quorum dei Dodici; Andrew Jenson, assistente storico della Chiesa; B. H. Roberts e Moses Thatcher, che era stato rilasciato dal Quorum dei Dodici nel 1896. La testimonianza di Thatcher fu particolarmente utile nel controbattere le accuse secondo le quali i dirigenti della Chiesa “controllavano” la vita dei santi. Le testimonianze di questi dirigenti della Chiesa furono pubblicate in prima pagina dai giornali del Paese.

Dopo più di due anni le sedute ebbero finalmente termine. Gli oppositori del senatore asserivano che i dirigenti della Chiesa praticavano ancora il matrimonio plurimo, che la Chiesa esercitava troppa influenza nella politica dell'Utah, che ai fedeli era chiesto di giurare nel tempio di opporsi ai principi costituzionali e che i membri della Chiesa credevano che le rivelazioni di Dio fossero più importanti delle leggi del Paese.

Il senatore Fred T. Dubois dell'Idaho, che lottava per salvare la sua carriera politica, urlò e gridò tanto contro Smoot e gli altri dirigenti della Chiesa che molti Repubblicani, che avevano la maggioranza al Senato arrivarono a credere che il senatore Smoot fosse tanto potente quanto Dubois affermava.

Il 20 febbraio 1907 il Partito Repubblicano sconfisse la mozione che chiedeva che il senatore Smoot fosse rimosso dal suo seggio. La vittoria fu ottenuta in parte perché i dirigenti del Partito Repubblicano, compreso il presidente Theodore Roosevelt, conclusero che se Smoot fosse rimasto nel Senato avrebbe esercitato una grande influenza per far rimanere lo Utah repubblicano. Ottenuta finalmente la vittoria, il senatore Smoot trascorse i successivi ventisei anni nella capitale del Paese e fu uno dei suoi personaggi più influenti.

LE CONSEGUENZE DELLE SEDUTE SU SMOOT

Grazie alle osservazioni del senatore Smoot e di altri eminenti Santi degli Ultimi Giorni dell'Est, la Prima Presidenza si rese conto che la popolazione degli Stati Uniti in generale riteneva che i dirigenti della Chiesa stessero cercando di aggirare la legge. Essi erano accusati di non compiere nessun vero tentativo di porre fine al matrimonio plurimo. Il 6 aprile 1904, dopo lunga deliberazione e preghiera e in risposta a queste accuse, il presidente Joseph F. Smith rilasciò una dichiarazione che è diventata nota come “secondo manifesto”.

In questa dichiarazione il presidente Smith asseriva che tutti i dirigenti della Chiesa che avessero celebrato un matrimonio plurimo, nonché gli sposi, sarebbero stati scomunicati. Egli proclamò chiaramente che questa misura sarebbe stata applicata in ogni parte del mondo.

Purtroppo due componenti del Quorum dei Dodici, John W. Taylor e Matthias F. Cowley, non erano in accordo con gli altri dirigenti riguardo allo scopo e al significato del primo Manifesto, e non potevano essere d'accordo con la seconda dichiarazione emanata dal presidente Smith. All'inizio delle sedute su Smoot, Taylor e Cowley entrarono in clandestinità per evitare di testimoniare a Washington.

Dopo le discussioni su Smoot questi due apostoli presentarono le dimissioni dal Quorum dei Dodici; era infatti noto che essi avevano celebrato numerosi matrimoni plurimi dopo l'emissione del Manifesto. Le loro dimissioni dai Dodici riuscirono efficacemente a sottolineare che il matrimonio plurimo era veramente finito. Sei anni dopo John W. Taylor fu scomunicato dalla Chiesa poiché aveva sposato un'altra moglie plurima dopo le sue dimissioni.

L’anziano Cowley, anche se non fu mai riammesso come membro del Quorum dei Dodici, rimase fedele alla Chiesa. Nel 1930 svolse una missione in Inghilterra. Uno dei suoi figli, Matthew Cowley, che era stato presidente di missione in Nuova Zelanda, in seguito fu chiamato come apostolo.

GLI ATTACCHI DELLA STAMPA CONTRO LA CHIESA

L'altro senatore dell'Utah eletto insieme a Reed Smoot era il magnate minerario non mormone Thomas Kearns, che doveva la sua elezione al Senato in gran parte al sostegno che aveva ricevuto dal presidente Lorenzo Snow. Durante la sua prima legislatura non fu né efficace né ben visto dai suoi colleghi del Senato, dalla popolazione dell'Utah e nemmeno dal Senato dello Stato dell'Utah che lo aveva eletto.

Inoltre il nuovo presidente della Chiesa, Joseph F. Smith, non riteneva che Kearns dovesse conservare il suo seggio al Senato. Questi fattori gli costarono la rielezione. Amareggiato e irritato, attribuì tutta la colpa del suo insuccesso alla Chiesa.

Nel suo ultimo discorso al Senato lanciò un violento attacco contro i dirigenti della Chiesa, definendoli una “monarchia” che monopolizzava le attività commerciali, politiche e sociali dell'Utah. Egli dichiarò inoltre: “Questa monarchia consente ai suoi favoriti di praticare la poligamia”.

Dopo il suo ritorno nell'Utah, Kearns contribuì a fondare un partito politico americano che faceva rivivere l'antico Partito antimormone Liberale, già disciolto nel 1893. Egli acquistò inoltre il giornale Salt Lake Tribune e assunse Frank J. Cannon, figlio scomunicato del presidente George Q. Cannon, come direttore.

Gli articoli di fondo di Cannon pubblicati nel Tribune inveivano contro la Chiesa e i suoi dirigenti. Il crescere della violenza dei suoi editoriali e degli altri articoli antimormoni diminuiva la sua credibilità. Infine egli si trasferì a Denver, dove continuò a scrivere sino alla sua morte avvenuta nel 1933. Tuttavia per qualche tempo i virulenti libri e articoli antimormoni di Cannon influirono considerevolmente sull'opinione che molte persone avevano dei Santi degli Ultimi Giorni.

Anche le azioni e i discorsi di Kearns influenzarono altri editori e li convinsero a pubblicare dichiarazioni ostili alla Chiesa. Tra il 1907 e il 1911, con il Salt Lake Tribune al primo posto, si ebbe il considerevole aumento di una propaganda antimormone molto più nefasta di quella che si era vista ai tempi degli episodi riguardanti Roberts e Smoot.

Il presidente Smith decise di non rispondere a queste accuse; dichiarò invece: “Io non porto rancore a nessuno dei figli del Padre mio. Ma l'opera del Signore ha dei nemici, così come il Figlio di Dio aveva dei nemici. Ci sono coloro - e tali abbondano in mezzo a noi - che chiudono gli occhi dinanzi alle buone qualità e alle cose inerenti all'opera degli ultimi giorni e che rovesciano fiumi di menzogne e di informazioni intenzionalmente inesatte contro il popolo dell'Eterno. Io li perdono; li lascio nelle mani del Giudice giusto”.

Quattro periodici nazionali - Pearson's, Everybody's, McClure's e Cosmopolitan attaccavano violentemente i Santi degli Ultimi Giorni. Essi dimostravano poca conoscenza della Chiesa e della sua divina missione. In parte per la sua amicizia con il senatore Smoot, il presidente Theodore Roosevelt venne in difesa della Chiesa e pubblicò una lettera nella rivista Collier's, nella quale confutava molte delle false accuse mosse contro i dirigenti della Chiesa.

Il Presidente smentiva anche le voci, sempre più frequenti, che egli avesse stretto degli accordi politici coi Mormoni. Egli proclamava anche con convinzione le virtù e le norme elevate dei Santi degli Ultimi Giorni. Questa lettera contribuì a temperare le accuse mosse contro la Chiesa negli Stati Uniti.

Tuttavia questa lettera non fu pubblicata in Europa, dove la Chiesa era oggetto di violenti attacchi come in America. Una dozzina o più di libri e articoli antimormoni, ripresi dalla stampa scandalistica americana, furono fatti circolare nel Vecchio Continente.

Durante gli anni 1910-1914 vi furono episodi di violenza senza precedenti contro i missionari della Chiesa in Gran Bretagna. Durante quel periodo in Gran Bretagna ebbero luogo cambiamenti sociali di grande rilevanza, e molte persone arrivarono a credere che la Chiesa rappresentasse una minaccia alle usanze e ai valori morali tradizionali.

Inoltre la gente era convinta che il matrimonio plurimo fosse ancora praticato e che i missionari tentassero di sedurre le ragazze inglesi. La popolare scrittrice inglese Winifred Graham (moglie di Theodore Cory) scrisse numerosi romanzi antimormoni. Una volta ella dichiarò: “Trovo entusiasmante combattere con la voce e con la penna questo sinistro regno che opera per ingrandirsi, vero vampiro che succhia il sangue dell'Europa tramite i suoi emissari, lupi in vesti d'agnello, a caccia delle donne britanniche”.

Come conseguenza di questa propaganda, nel Parlamento britannico vi fu un dibattito per decidere se espellere o meno tutti i Santi degli Ultimi Giorni dal suolo inglese. Il giovane Winston Churchill, dimostrando grande coraggio, favorì la causa della Chiesa invocando il diritto di libertà religiosa. Non vi fu nessuna espulsione.

Tuttavia si ebbero episodi di violenza a Birkenhead, Boothe, Heywood e in altre otto città dell'Inghilterra. Nel corso di questi scontri un anziano fu ricoperto di catrame e di piume, un altro fu colpito al volto, un altro ancora rimase temporaneamente accecato dalla calce in polvere gettatagli negli occhi. Altri missionari furono malmenati da facinorosi che si radunavano a migliaia nelle strade.

Nonostante l'opposizione avvennero dei miracoli. Nel 1904 un giovane inesperto missionario proveniente dal Canada di nome Hugh B. Brown lavorava a Cambridge. Al suo arrivo in quella città vide alla stazione dei manifesti che proclamavano: “Guardatevi dai vili ingannatori; i Mormoni sono tornati. Scacciateli!”

Per due giorni egli andò di casa in casa lasciando degli opuscoli ovunque poteva, cercando inutilmente di avere delle conversazioni sul Vangelo con le persone. Un sabato sera, come ebbe a ricordare in seguito, bussarono alla porta. “La padrona di casa andò ad aprire, ed io sentii una voce maschile che diceva: “Abita qui un certo anziano Brown?” Pensai subito: “Oh, oh, ci siamo!” Ella rispose: “Sì. E’ nel soggiorno. Entri, prego”.

L’uomo entrò e disse: “E’ lei l'anziano Brown?”

Non fui sorpreso dal tono della sua voce, poiché la mia esitazione e la mia parlata incerta rivelavano la mia origine contadina. “Sissignore”, gli risposi.
“ E’ lei che ha lasciato questo opuscolo sulla mia porta?”

“Sì, sono stato io”, gli risposi ancora. Egli allora disse: “Domenica scorsa diciassette capi famiglia come me hanno lasciato la Chiesa Anglicana. Ci siamo riuniti in casa mia, dove c'è una stanza molto grande. Ognuno ha portato la sua famiglia e tutta la stanza si è riempita di uomini, donne e bambini.

Abbiamo deciso di pregare tutta la settimana perché il Signore ci mandasse un nuovo pastore. Quando sono arrivato a casa questa sera ero molto scoraggiato: credevo che le nostre preghiere non fossero state esaudite; ma quando ho visto il suo opuscolo sulla porta, ho capito che non era così. Domani sera vuol venire da noi per essere il nostro nuovo pastore?)

Erano meno di tre giorni che mi trovavo in missione. Non sapevo nulla sul lavoro missionario, e quell'uomo voleva che io fossi il loro nuovo pastore. Ma osai abbastanza da dirgli: “Si, verrò”. Mi pentii della mia risposta da quel momento sino a quando mi recai alla riunione.

L'uomo se ne andò e portò via con sé il mio appetito. Chiamai la padrona di casa e le dissi che non volevo nulla da mangiare. Mi ritirai nella mia camera e mi preparai per andare a letto. Poi mi inginocchiai accanto al letto. Per la prima volta in vita mia parlai con Dio.

Gli parlai della mia situazione e invocai il Suo aiuto. Gli chiesi di guidarmi; Gli chiesi di togliermi quella responsabilità. Mi alzai ed entrai nel letto, ma non riuscivo a dormire, pertanto mi alzai di nuovo e continuai a pregare per tutta la notte; parlai veramente con Dio”. Trascorse il giorno dopo senza mangiare, camminando e preoccupandosi di dover diventare il capo religioso di quelle persone.

“Finalmente l'orologio a muro segnò le 6:45. Mi alzai, indossai il mio lungo soprabito stile Principe Alberto, mi misi il cappello, presi il bastone da passeggio (che tutti portavano a quei giorni), mi infilai i guanti di pelle, mi misi una Bibbia sotto il braccio e mi avviai verso la casa di quell'uomo, trascinando letteralmente i piedi.

Quando arrivai al cancelletto del giardino, l'uomo mi venne incontro, si inchinò con rispetto e mi disse: “Si accomodi, reverendo”. Era la prima volta che mi sentivo chiamare a quel modo. Entrai e vidi una stanza piena di gente. Tutti si alzarono per accogliere il loro nuovo pastore, cosa che mi spaventò da morire.

A quel punto dovetti cominciare a pensare a quello che dovevo fare e mi resi conto che era bene dire qualcosa circa l'inno che avremmo dovuto cantare. Proposi di cantare l'inno “Padre mio”. Tutti mi guardarono con un'espressione sconcertata. Ovviamente non conoscevano questo inno, pertanto l'unico a cantare, in modo orribile, devo dirlo, fui io.

Allora pensai che se fossi riuscito a far voltare le persone e a farle inginocchiare davanti alle loro sedie, nessuno mi avrebbe guardato mentre pregavo. Tutti aderirono al mio invito e si inginocchiarono, guardando dalla parte opposta a quella dove ero io. Mi inginocchiai anch'io e per la seconda volta in vita mia parlai con Dio. Ogni timore scomparve dal mio cuore. Non ebbi più alcuna preoccupazione. Avevo affidato a Dio il successo della serata.

Tra le altre cose Gli dissi: “Padre nei cieli, questa gente ha lasciato la Chiesa Anglicana. Essi sono venuti qui per udire la verità. Tu sai che io non sono preparato a dare loro quello che essi vogliono, ma Tu sì, o Dio, Tu puoi, e se vuoi ch'io sia lo strumento tramite il quale Tu vuoi parlare, ebbene, fallo, Ti prego”.

Quando ci alzammo, la maggior parte dei presenti piangeva come me. Saggiamente li dispensai dal cantare il secondo inno e cominciai a parlare. Parlai per quarantacinque minuti. Non so che cosa dissi. Non ero io a parlare, ma Dio che parlava tramite me, come gli eventi successivi dimostrarono.

Ed Egli parlò con tale forza che tutto il gruppo, alla fine del discorso, si accalcò attorno a me per abbracciarmi, per stringermi la mano. Essi continuavano a dire: “Questo è proprio ciò che aspettavamo. Sia ringraziato il Signore che Lei è venuto tra noi” Venendo alla riunione avevo trascinato i piedi per tutta la strada, ma sulla via del ritorno credo di non aver quasi toccato terra.

Ero così felice che Dio avesse preso nelle Sue mani quel compito che era impossibile per qualsiasi uomo. Nel giro di tre mesi ogni uomo, donna e bambino che aveva partecipato a quella riunione venne battezzato e divenne membro della Chiesa”.

LA MISSIONE DELLA PIAZZA DEL TEMPIO

Nello sforzo di spiegare alle persone non appartenenti alla Chiesa la vera storia dei Santi degli Ultimi Giorni e per combattere la pubblicità sfavorevole, la Chiesa istituì la Missione della Piazza del Tempio. Sin dal 1875 Charles J. Thomas, custode del Tempio di Salt Lake allora in corso di costruzione, era incaricato di accogliere i turisti, far visitare loro la Piazza del Tempio e rispondere alle loro domande.

Egli teneva un libro in cui i visitatori della Piazza del Tempio potevano scrivere i loro nomi. Negli anni successivi molte persone famose, fra le quali due presidenti degli Stati Uniti, firmarono il registro di fratello Thomas. Durante i successivi venticinque anni furono compiuti molti sforzi per fornire ai visitatori guide e informazioni.

Fra il 1880 e il 1900 James Dwyer, venditore di libri di Salt Lake City, si recò nella Piazza del Tempio ogni giorno per parlare del Vangelo con i turisti e dare ad ognuno di loro un cartoncino con gli Articoli di fede, che egli stesso aveva fatto stampare. Sul retro del cartoncino c'era un'immagine del tempio e un annuncio che diceva: “Se desidera ulteriori informazioni riguardo alle dottrine della Chiesa, scriva a James Dwyer, North Temple Street, Salt Lake City”.

Grazie ai suoi sforzi James “fu il padre dell'attività di informazione di Salt Lake City”. Nel luglio 1901 il figlio del presidente Snow, LeRoi, sentì il conducente di un cadesse che propagandava delle falsità, anche se interessanti, riguardo alla Chiesa. Grazie agli sforzi di LeRoi Snow nel 1901 la Prima Presidenza chiese ai Settanta della Chiesa di istituire un ufficio informazioni nella Piazza del Tempio. Nel marzo di quello stesso anno, con la spesa di circa cinquecento dollari, fu costruito un piccolo padiglione dal quale la Chiesa poteva diffondere informazioni corrette.

Cento uomini e donne furono chiamati a servire come guide. Queste persone si alternavano, secondo un programma stabilito, per guidare i visitatori nella Piazza del Tempio e narrare loro la vera storia dei Santi degli Ultimi Giorni. In aggiunta, durante l'estate, nel Tabernacolo venivano tenuti concerti d'organo due volte al giorno. Quell'anno più di centocinquantamila persona visitarono la Piazza dei Tempio.

La missione ebbe i suoi oppositori. Gruppi di persone non appartenenti alla Chiesa e il Salt Lake Tribune unirono i loro sforzi per sminuire l'impatto positivo che le guide e le pubblicazioni avevano sui turisti. Ogni tanto mettevano delle “guide” antimormoni agli ingressi alla Piazza del Tempio, nel tentativo di fornire ai visitatori false informazioni riguardo ai Santi degli Ultimi Giorni.

Nel 1904, visto il gran numero di turisti e il successo della missione, la Chiesa costruì un edificio molto più grande di granito e mattoni. Nel 1905 il numero dei visitatori salì a duecentomila. Nel 1915 all'edificio fu aggiunto un piano per ospitare il Museo Deseret. Molti altri cambiamenti furono apportati in seguito, ma il lavoro svolto dalla Missione della Piazza del Tempio è rimasto un elemento importante nel programma missionario della Chiesa.

L'ACQUISTO DELLE LOCALITA’ STORICHE

Ritenendo che la verità sulla restaurazione del Vangelo poteva essere resa nota tramite centri visitatori posti nelle varie località storiche, la Chiesa, man mano che i suoi mezzi lo consentivano, cominciò ad acquistare le località di importanza storica. Per motivi familiari il presidente Joseph F. Smith nutriva un grande interesse per la storia della Chiesa, e fu durante la sua amministrazione che furono acquistate molte proprietà di importanza storica per la Chiesa.

Il 5 novembre 1903 fu acquistata la prima proprietà: il Carcere di Carthage, dove Joseph e Hyrum Smith avevano subito il martirio. Nel giugno 1907 la Chiesa acquistò la fattoria di quaranta ettari degli Smith nelle vicinanze di Palmyra, nello Stato di New York, che comprendeva il Bosco Sacro dove nel 1820 il Profeta aveva avuto la Prima Visione.

Nel 1915 Willard Bean, ex-pugile dell'Utah, e Rebecca, sua moglie da meno di un anno, furono mandati a custodire la fattoria dopo la partenza dell'ultimo proprietario. Fu dato loro l'impegnativo compito di predicare il Vangelo e di guadagnare degli amici alla Chiesa in quella regione. Essi furono i primi Santi degli Ultimi Giorni che vissero a Manchester dopo ottantaquattro anni.

Tra il 1905 e il 1907 la Chiesa riuscì ad ottenere, grazie a quattro acquisti separati, gli atti di proprietà della fattoria dei Mack nelle vicinanze di Sharon, nel Vermont, luogo di nascita del Profeta. Su quel terreno fu costruito un piccolo centro visitatori e nelle vicinanze fu innalzato un imponente monumento di granito del Vermont in onore del profeta Joseph Smith; fu dedicato da suo nipote, il presidente Joseph F. Smith, il 23 dicembre 1905, centesimo anniversario della nascita del Profeta. Il monumento è alto trentotto piedi e mezzo (quasi 12 metri, ndT), un piede per ogni anno della sua vita.

Durante questo periodo furono acquistate anche importanti proprietà nel Missouri. La prima fu un appezzamento di terreno di circa otto ettari acquisito nel 1904 a Independence, nel Missouri. Si trattava di parte del sito originale di venticinque ettari comprato dalla Chiesa nel 1831.

Su questo appezzamento di terreno in seguito furono costruiti una cappella e un centro visitatori. La Chiesa acquistò in seguito anche l'appezzamento di terreno sul quale doveva sorgere il Tempio di Far West, nel Missouri settentrionale. Oltre ad attirare un gran numero di Santi degli Ultimi Giorni interessati alla storia della loro religione, queste proprietà davano alla Chiesa anche la possibilità di far conoscere il suo messaggio al mondo.

In parecchie di queste località furono costruiti centri di informazioni, secondo lo schema iniziato con la costruzione del centro visitatori della Piazza del Tempio, al fine di facilitare il lavoro missionario. In altre località i visitatori imparavano a conoscere la storia dei Santi degli Ultimi Giorni per quanto riguardava in modo specifico il luogo che stavano visitando.

LA CHIESA PUBBLICA LA SUA STORIA

B. H. Roberts lesse nel Salt Lake Tribune un articolo che riprendeva la falsa teoria per cui Solomon Spaulding era il vero autore del Libro di Mormon. L'anziano Roberts si mise in contatto col direttore e chiese se poteva scrivere una risposta. Fu informato che l'articolo era la ristampa di quello scritto da Theodore Schroeder e pubblicato nel periodico New York Historical Magazine.

L’anziano Roberts mandò la sua confutazione al New York Historical Magazine. Il suo articolo fu accolto favorevolmente, ed egli fu invitato a scrivere per la rivista una storia della Chiesa. Prima che l'anziano Roberts potesse portare a termine il suo incarico, il nome della rivista era stato cambiato in Americana, e durante i sei anni successivi in essa comparvero molte monografia da lui scritte.

Questi articoli diventarono la base di un'opera in sei volumi intitolata Comprehensive History of the Church (Storia completa della Chiesa, ndT), che fu presentata come opera commemorativa ai Santi degli Ultimi Giorni nel 1930, in occasione della celebrazione del centenario dell'organizzazione della Chiesa.
Da molti anni l'anziano Roberts raccoglieva copie degli scritti di Joseph Smith o su di lui che comparivano in varie riviste, soprattutto sui periodici della Chiesa.

Una volta mostrò la sua raccolta a Francis M. Lyman il quale, entusiasta di quanto aveva visto, propose al Quorum dei Dodici, di cui faceva parte, che l'anziano Roberts fosse incaricato di pubblicare la sua raccolta corredata di esaurienti note a piè di pagina per fornire contesto e chiarezza ai documenti riguardanti i primi anni di storia della Chiesa. I Dodici accettarono il suggerimento dell'anziano Lyman, e a B. H. Roberts fu scritto di presentare un preventivo dei costi del progetto.

Alcune settimane dopo l'anziano Roberts presentò il suo preventivo. Il presidente George Q. Cannon riteneva che i costi di Roberts fossero troppo alti e si offrì di fare la stessa cosa a proprie spese. Lorenzo Snow accettò l'offerta del presidente Cannon. Tuttavia, appena dato inizio al progetto, il presidente Cannon morì, e all'anziano Roberts fu chiesto di portare a termine l'opera.

Dopo aver letto i documenti che il presidente Cannon intendeva pubblicare, l'anziano Roberts andò dalla Prima Presidenza e disse loro che voleva fare molto di più con il materiale a disposizione. Gli fu dato il permesso di procedere nel modo che riteneva più idoneo. Forte dell'approvazione della Prima Presidenza, egli iniziò il lavoro da capo.

L'anziano Roberts consultò diari, materiali di stampa e i ricordi dei membri della Chiesa per preparare una storia che s'incontrava principalmente sulla vita di Joseph Smith. Prima della pubblicazione l'anziano Anthon H. Lund e il presidente Joseph F. Smith lessero e approvarono l'opera.

I risultanti sette volumi, per un totale di oltre quattromilacinquecento pagine, dal titolo di History of the Church (Storia della Chiesa, ndT), sono diventati un eccellente testo di riferimento sia per i membri della Chiesa che per gli storici. Quest'opera in più volumi, insieme con la sua Comprehensive History of the Church in sei volumi, fece di B. H. Roberts il principale storico dei Santi degli Ultimi Giorni del primo secolo di vita della Chiesa.

LE DONNE CONTRIBUISCONO A MIGLIORARE
L'IMMAGINE DELLA CHIESA

L'acquisto delle località storiche, la costruzione dei centri visitatori e la pubblicazione della sua storia contribuirono a migliorare l'immagine pubblica della Chiesa, ma quest'immagine fu ulteriormente migliorata grazie al contributo dato dalle sue donne. Molte di esse infatti, con il sostegno delle Autorità generali, erano attive nel movimento delle suffragette, e perciò diventarono personaggi di fama nazionale.

La Società di Soccorso inviava delegate alle convenzioni sia del Consiglio Nazionale che di quello Internazionale delle Donne. In occasione della fiera universale di Chicago a Emmeline B. Wells, una delle delegate della Chiesa a una conferenza speciale delle donne, fu chiesto dalla presidentessa del Consiglio Nazionale delle Donne di parlare alle convenute. Ella tenne un vigoroso discorso intitolato “Le donne dell'Ovest nel giornalismo”.

Ella ebbe anche l'onore di presiedere a una delle sessioni della conferenza. Nel 1899 sorella Wells ebbe l'onore di parlare come delegata ufficiale degli Stati Uniti alla convenzione del Consiglio Internazionale delle Donne a Londra, dove di nuovo dette prova del suo talento di oratrice. Nel 1910, ormai vicina agli ottantatre anni, Emmeline B. Wells fu chiamata a presiedere alla Società di Soccorso della Chiesa.

Anche se ella fu sorpresa da questa chiamata, “nessuna donna era più qualificata di Emmeline Wells a guidare la Società di Soccorso; nessuna donna meritava più di lei di occupare quella elevata posizione”. Nel 1912 a questa donna straordinaria fu conferita una laurea ad honorem dall'Università Brigham Young: fu la prima donna della Chiesa a ricevere tale onore.

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