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Storia della chiesa - Capitolo 5

LA VENUTA ALLA LUCE DEL LIBRO DI MORMON E LA
RESTAURAZIONE DEL SACERDOZIO

IL 1829 FU UN ANNO IMPORTANTE per il giovane Profeta e la Chiesa che egli avrebbe restaurato. Alla fine del 1828 Moroni restituì le tavole e l'Urim e il Thummim e promise che un nuovo scrivano avrebbe collaborato alla traduzione.

Quell'autunno i genitori di Joseph, che si preoccupavano molto per lui, vennero ad Harmony e furono lieti di trovarlo di buon umore e di sapere che le tavole e l'Urim e il Thummim erano al sicuro nel baule rivestito di marocchino rosso di Emma. Quando il padre e la madre del Profeta tornarono a casa erano stati “sollevati da un fardello che era diventato quasi insopportabile, e la gioia aveva scacciato ogni loro precedente dolore”.

La promessa del Signore di mandare uno scrivano si adempì nella primavera del 1829, quando Oliver Cowdery arrivò ad Harmony. Egli e Joseph lavorarono diligentemente per portare a termine la traduzione. Durante questo lavoro appresero importanti principi del Vangelo, alcuni dei quali furono catalizzatori di nuove esperienze spirituali e della restaurazione del sacerdozio. Fu preparata così la via per organizzare la Chiesa di Gesù Cristo l'anno successivo.

L'ARRIVO DI OLIVER COWDERY

Durante l'inverno 1828-1829 Joseph Smith lavorò periodicamente alla traduzione con l'aiuto di Emma e del di lei fratello, ma la necessità di guadagnarsi da vivere gli lasciava poco tempo da dedicare alla traduzione. Il padre di Emma, Isaac Hale, dubitava delle asserzioni di Joseph riguardo alle tavole e gli mostrava ben poca simpatia.

Pertanto, nel marzo 1829, Joseph dice: “Non sapevo dove andare e implorai il Signore di darmi i mezzi necessari a compiere il lavoro che mi aveva affidato”. Il Signore gli disse di smettere per il momento e di attendere sino a quando gli avrebbe comandato di nuovo di tradurre, quando gli avrebbe procurato i mezzi mediante i quali il Profeta avrebbe potuto compiere ciò che il Signore gli aveva comandato (vedi DeA 5:34). Il Profeta attese fiducioso l'arrivo di un nuovo scrivano, e il 5 aprile venne Oliver Cowdery.

Oliver Cowdery era nato il 3 ottobre 1806 a Wells nella Contea di Rutland, Stato del Vermont. Era il minore di otto figli. Aveva ricevuto un'istruzione che consisteva nel saper leggere e scrivere e far di conto. Alcuni dei figli più grandi dei Cowdery avevano constatato che le possibilità di far carriera nel Vermont erano alquanto limitate, perciò si erano trasferiti nella parte occidentale dello Stato di New York.

Nel 1825 Oliver li seguì e trovò lavoro come commesso nello spaccio di un villaggio. Egli faceva anche il fabbro e il contadino. Oliver aveva una corporatura esile, era alto appena un metro e sessantacinque, aveva i capelli neri e ondulati e occhi scuri molto penetranti.

Agli inizi del 1829 uno dei fratelli maggiori di Oliver, Lyman Cowdery, era stato assunto per insegnare nella scuola del Comune di Manchester, vicino al luogo in cui viveva la famiglia di Joseph Smith. Lyman non poté far fronte al suo impegno e propose ai dirigenti della scuola di assumere suo fratello Oliver.

Approvato dai dirigenti, uno dei quali era Hyrum Smith, Oliver cominciò a insegnare e fu invitato a stare a pensione a casa di Joseph Smith sen. Lucy Mack Smith riferì che quasi immediatamente “egli cominciò a sentir parlare da ogni parte delle tavole e prese subito a importunare il signor Smith su detta questione; ma per molto tempo non riuscì ad ottenere da lui nessuna informazione”. Gli Smith erano alquanto riluttanti a parlare delle loro esperienze, poiché nel passato erano stati messi in ridicolo dai vicini.

Dopo che Oliver ebbe guadagnato la fiducia degli Smith, Joseph Smith sen. gli parlò delle tavole. Oliver pregò in privato e meditò sulla questione, confidando persino a Joseph Smith sen. che sentiva che avrebbe avuto il privilegio di scrivere per Joseph, che non aveva ancora incontrato. Disse alla famiglia che era “volontà del Signore” che egli andasse insieme a Samuel a far visita a Joseph in primavera dopo la fine del semestre scolastico.

Egli dice: “Se in questo c'è un lavoro che io posso svolgere, sono deciso a farlo”. Pertanto agli inizi di aprile Samuel Smith e Oliver Cowdery partirono per Harmony, in Pennsylvania. Le avverse condizioni atmosferiche avrebbero scoraggiato chiunque, ma Oliver non si lasciò distogliere dalla sua determinazione di conoscere Joseph Smith e parlargli.

Prima di conoscere gli Smith a Manchester, Oliver aveva conosciuto, diventandone poi intimo amico, David Whitmer, un abitante di Fayette, nello Stato di New York. Durante il viaggio per Harmony Oliver e Samuel si fermarono facendo visita a David, il quale chiese a Oliver di scrivergli se gli pareva che Joseph possedesse veramente gli antichi annali. Questa amicizia con i Whitmer in seguito ebbe una grande influenza sulla venuta alla luce del Libro di Mormon e sull'istituzione della Chiesa.

Quando Oliver arrivò a Harmony, domenica 5 aprile, Joseph Smith riconobbe in lui l'assistente che il Signore aveva promesso. I due si misero a sedere a parlarono sino a tarda sera delle esperienze fatte da Joseph. Il giorno dopo si occuparono di alcune faccende e martedì 7 aprile cominciarono sul serio il lavoro di traduzione.

IL LAVORO DI TRADUZIONE RICEVE IMPULSO

Joseph e Oliver lavorarono “con poche interruzioni” alla traduzione durante il mese di aprile. Con l'aiuto di Oliver Joseph procedeva più rapidamente che in passato. Durante i tre mesi successivi Joseph e Oliver portarono a termine lo straordinario compito di tradurre circa cinquecento pagine a stampa. Quello fu un glorioso periodo della loro vita. Oliver scrive: “Quelli furono giorni indimenticabili! Sedere e ascoltare una voce diretta dall'ispirazione celeste mi riempiva l'anima della gratitudine più profonda.

Giorno per giorno continuai senza interruzione a scrivere il cosiddetto “Libro di Mormon” come usciva dalla sua bocca, mentre traduceva mediante l'Urim e il Thummim”.

Durante il mese di aprile Oliver Cowdery ricevette alcune importanti rivelazioni tramite Joseph Smith. La prima (attualmente DeA 6) lodava Oliver per i suoi retti desideri nell'invocare il Signore e gli diceva quanto segue: “Ogni qualvolta tu hai chiesto, hai ricevuto istruzioni dal mio Spirito. Se non fosse stato così, tu non saresti arrivato al punto in cui ti trovi in questo momento” (v. 14). Sembra tuttavia che Oliver desiderasse un'ulteriore testimonianza della veridicità dell'opera, perciò il Signore gli disse: “Rammenta la notte in cui tu gridasti a me nel tuo cuore, per poter conoscere la verità di queste cose.

Non sussurrai forse pace alla tua mente a questo riguardo? Quale più grande testimonianza puoi avere che da Dio?” (DeA 6:22-23). Soltanto dopo questa rivelazione Oliver disse a Joseph che una notte, mentre stava a pensione dagli Smith, aveva invocato Dio in preghiera per sapere se Joseph Smith era un profeta e aveva ricevuto una calma rassicurazione che era così.

Mentre continuavano a lavorare insieme, Oliver desiderò di avere il potere di tradurre. Questo dono gli fu conferito, ed egli tradusse alcune parole, ma non aveva fatto il processo di preparazione e lo sforzo mentale necessari. Il Signore gli dette questa spiegazione:

“Ma ecco, Io ti dico che tu devi studiarlo nella tua mente; poi devi chiedermi se è giusto, e se è giusto, farò sì che il tuo cuore arda dentro di te, cosicché sentirai che è giusto. Ma se non è giusto, non proverai tali sentimenti, ma sentirai uno stupore di pensiero che ti farà dimenticare la cosa errata; per cui tu non potrai scrivere ciò che è sacro, a meno che ciò non ti sia dato da me” (DeA 6:8-9).

Circa in quel tempo arrivò da Colesville nello Stato di New York, che distava circa quarantacinque chilometri, un vecchio amico, Joseph Knight sen., con provviste che comprendevano patate, maccarelli e diversi moggi di grano. Egli portò anche dei fogli di carta rigata e il denaro necessario per acquistarne dell'altra.

La visita di Knight fu molto importante per il proseguimento del lavoro di traduzione poiché Joseph e Oliver, trovandosi in stato di grande necessità, ultimamente si erano messi alla ricerca di un lavoro. Se fossero stati obbligati a lavorare, anche per poco tempo, il lavoro di traduzione sarebbe stato ritardato. Pertanto essi furono profondamente grati per quell'aiuto tempestivo, che considerarono un dono del cielo.

LA RESTAURAZIONE DEL SACERDOZIO
E IL BATTESIMO

Joseph e Oliver si sentivano emozionati a mano a mano che dottrine come la visita del Salvatore risorto agli abitanti dell'Emisfero occidentale e i Suoi insegnamenti riguardo al battesimo venivano alla luce durante il lavoro di traduzione (vedi 3 Nefi 11:18-38). Pertanto a questo punto furono spinti a chiedere in fervente preghiera come potevano ricevere il dono del battesimo.

Il 15 maggio 1829 Joseph e Oliver si ritirarono a pregare nei vicini boschi lungo le rive del Fiume Susquehanna. Oliver descrive così l'episodio che seguì: “D'un tratto, come dal seno dell'eterno, la voce del Redentore pronunciò parole di pace. Il velo fu tolto e l'angelo di Dio scese rivestito di gloria e trasmise il messaggio ansiosamente atteso e le chiavi del Vangelo del pentimento. Quale gioia! Quale meraviglia! Quale stupore! Mentre il mondo era tormentato e distratto ... noi udivamo e vedevamo”.

L'angelo si presentò come Giovanni (Giovanni Battista del Nuovo Testamento) e disse loro che agiva sotto la direzione degli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Egli pose le mani su Joseph e Oliver e disse: “A voi, miei compagni di servizio, nel nome del Messia, io conferisco il Sacerdozio di Aaronne che detiene le chiavi del ministero degli angeli e del vangelo di pentimento e del battesimo per immersione per la remissione dei peccati” (Joseph Smith 2:69; vedi anche DeA 13:1). Giovanni spiegò che il Sacerdozio di Melchisedec sarebbe stato conferito loro in un tempo successivo. Per la prima volta dopo tanti secoli il sacerdozio fu di nuovo sulla terra.

Giovanni comandò a Joseph di battezzare Oliver, e a Oliver di battezzare Joseph. Essi dovevano poi conferire il Sacerdozio di Aaronne l'uno all'altro. Quando essi uscirono dall'acqua dopo il battesimo furono riempiti dello spirito di profezia. Oliver predisse “molte cose che sarebbero avvenute di lì a poco”, e Joseph profetizzò il “sorgere di questa chiesa e molte altre cose relative alla Chiesa e a questa generazione dei figli degli uomini” (Joseph Smith 2:73).

Ripieni dello Spirito Santo, essi gioirono nel Dio della loro salvezza e la loro mente fu illuminata con nuove visioni per quanto atteneva al significato delle Scritture. Essi furono tuttavia obbligati a tenere segrete queste cose a causa delle persecuzioni dei capi religiosi locali. Isaac Hale, suocero di Joseph, era intervenuto per fornire loro una certa protezione. ma la sua capacità di controllare la situazione diminuiva.

Durante questo periodo Joseph ricevette alcuni visitatori ad Harmony. E primo fu il fratello più giovane, Samuel. Joseph e Oliver parlarono con entusiasmo a Samuel delle loro recenti esperienze, lo informarono di quello che il Signore stava per fare e gli mostrarono quanto già avevano tradotto dalle tavole.

Samuel non si lasciò persuadere molto facilmente, anche dopo che Joseph e Oliver ebbero ragionato con lui attingendo alla Bibbia riguardo al vangelo di Gesù Cristo. Egli si ritirò nei boschi per cercare di dissipare i suoi dubbi tramite la preghiera. Joseph scrive: “Il risultato fu che egli ricevette da sé una rivelazione sufficiente a convincerlo della verità delle nostre asserzioni, e, il venticinque dello stesso mese in cui era stato battezzato e ordinato, Oliver Cowdery battezzò lui, ed egli tornò a casa di suo padre glorificando e lodando Dio, essendo ripieno del Santo Spirito”.

Il visitatore successivo fu Hyrum, il fratello maggiore di Joseph. Dietro richiesta di Hyrum Joseph chiese al Signore tramite l'Urim e il Thummim di conoscere la volontà del Signore a suo riguardo. Il Signore disse a Hyrum che egli sarebbe stato il mezzo per compiere molto bene in questa generazione, ma che doveva essere paziente e studiare le Scritture, incluso il Libro di Mormon, che allora era in corso di traduzione, e di prepararsi per il giorno in cui sarebbe stato chiamato a predicare il Vangelo del pentimento (vedi DeA 11).

Poco dopo Joseph e Oliver andarono a Colesville. Durante il viaggio di ritorno i principali apostoli del Signore, Pietro, Giacomo e Giovanni, apparvero loro sulle rive del Fiume Susquehanna (vedi DeA 128:20). I visitatori celesti conferirono a Joseph e a Oliver il santo Sacerdozio di Melchisedec e le chiavi dell'apostolato (vedi DeA 27:12). Joseph e Oliver ora avevano l'autorità di agire come rappresentanti legittimi del Signore nell'edificazione del regno di Dio sulla terra.

IL COMPLETAMENTO DELLA TRADUZIONE

Poco dopo aver iniziato ad aiutare Joseph nel lavoro di traduzione, Oliver scrisse a David Whitmer, nel Comune di Fayette. Egli rese testimonianza con grande entusiasmo che Joseph Smith possedeva gli antichi annali e che quel lavoro era di origine divina. Poco dopo gli mandò alcune righe della traduzione e portò testimonianza di sapere che le tavole contenevano gli annali di un popolo che una volta aveva abitato quel continente.

David Whitmer, che allora aveva ventiquattro anni, mostrò con gioia queste lettere ai suoi genitori, fratelli e sorelle. Le persecuzioni cominciavano a intensificarsi nella zona di Harmony, pertanto verso la fine di maggio Oliver consultò David riguardo alla possibilità che Joseph e Oliver andassero a stare con i Whitmer a Fayette.

In risposta Peter Whitmer sen., padre di David, invitò Joseph a stare nella sua fattoria per tutto il tempo che era necessario per portare a termine il lavoro di traduzione. Il fratello di David, John, si offrì di aiutare come scrivano di Joseph. Molte persone della zona di Fayette erano ansiose di conoscere meglio il lavoro allora in corso.

La semina sul finire di maggio era indispensabile per avere buoni raccolti in autunno, pertanto David Whitmer dovette arare e preparare il terreno prima di poter andare con il suo carro a due cavalli a prendere Joseph Smith e Oliver Cowdery. Alla fine di una giornata di aratura scoprì di aver fatto in un giorno quello che di norma ne avrebbe richiesti due.

Il padre di David fu anch'egli colpito da questo evidente miracolo. Peter Whitmer sen. disse: “In questo deve esserci la mano del cielo. Penso quindi che tu farai meglio a scendere in Pennsylvania non appena avrai sparso sul terreno la calce”. (La calce veniva usata per ridurre l'acidità del terreno).

Il giorno dopo David si recò nei campi per spargere la calce ma, con sua sorpresa, trovò che il lavoro era già stato fatto. Sua sorella, che viveva nelle vicinanze di quel campo, disse che il giorno prima i suoi figli l'avevano chiamata perché venisse a vedere tre sconosciuti che spargevano la calce con straordinaria abilità. Ella aveva pensato che fossero uomini assunti da David.

Grato di questo intervento divino, David Whitmer si affrettò a compiere il viaggio di tre giorni per raggiungere Harmony. Joseph e Oliver lo incontrarono quando egli era già in vista della città. Anche se David non aveva detto loro esattamente quando sarebbe arrivato, Joseph aveva veduto in visione i dettagli del viaggio di David ad Harmony. Questi tre miracoli, ai quali David Whitmer aveva assistito, sono un esempio delle capacità di veggente del Profeta e dell'intervento del Signore per il successo dell'inizio della restaurazione del Vangelo.

Quello fu il primo incontro tra Joseph Smith e David Whitmer. Come era accaduto con Oliver Cowdery, David e Joseph diventarono subito amici e quasi subito si misero in viaggio per Fayette, che distava circa centosessanta chilometri. In questa occasione Moroni prese le tavole per evitare ogni rischio durante il trasporto. Durante il viaggio accadde un altro fatto insolito. Accadde mentre stavano viaggiando nel carro; David Whitmer descrisse questo avvenimento:

“Un vecchio dall'aspetto bello e simpatico apparve improvvisamente di fianco al nostro carro e ci salutò dicendo: “Buon giorno! Fa molto caldo”, mentre al tempo stesso si asciugava la fronte con il dorso della mano. Gli restituimmo il saluto e, a un cenno di Joseph, io lo invitai a salire sul carro se andava nella nostra direzione. Ma egli disse molto gentilmente: “No, sto andando a Cumora”. Quel nome era nuovo per me. Non sapevo cosa significasse Cumora. Noi tutti lo guardammo e ci guardammo l'un l'altro, e mentre mi voltavo verso Joseph per chiedergli una spiegazione il vecchio scomparve improvvisamente ... Era il messaggero che aveva le tavole, che le aveva ricevute da Joseph subito prima della nostra partenza da Harmony”.

Il gruppo arrivò a Fayette verso il primo di giugno. Emma, che era rimasta ad Harmony per occuparsi della casa, molto presto si riunì al marito a Fayette. Il lavoro di traduzione riprese immediatamente. I Whitmer furono molto generosi nel provvedere alle necessità di Joseph, di Emma e di Oliver Cowdery.

Mentre il lavoro di traduzione progrediva il Vangelo veniva predicato nella Contea di Seneca, e Hyrum Smith, David Whitmer e Peter Whitmer jun. furono battezzati in giugno per la remissione dei peccati. I tre figli di Peter Whitmer, David, John e Peter jun., diventarono zelanti assistenti nel lavoro. Ansioso di conoscere i loro rispettivi compiti, Joseph si rivolse al Signore e ricevette una rivelazione per ognuno di loro. A ognuno era chiesto di collaborare all'edificazione del regno di Dio proclamando il pentimento (vedi DeA 14:16).

Tutte queste attività erano un fardello non indifferente per Peter e Mary Whitmer, che ospitavano nella loro casa gli Smith e Oliver Cowdery. Il figlio David disse che questo ulteriore fardello accresceva grandemente lo stato di ansia di sua madre. Ella non si lamentava, ma si sentiva oppressa. David in seguito raccontò quello che accadde un giorno, quando sua madre andò nella stalla per mungere le mucche.

“Quando fu sull'aia le venne incontro lo stesso vecchio [che David aveva veduto in precedenza] (a giudicare dalla descrizione che ella ne fece), il quale disse: “Sei stata molto fedele e diligente nelle tue opere, ma sei stanca per le maggiori fatiche alle quali sei sottoposta; è dunque giusto che tu debba ricevere una testimonianza, in modo che la tua fede possa essere rafforzata”. E così dicendo le mostrò le tavole”. Questo avvenimento rafforzò Mary Whitmer e la sua famiglia, che continuarono a fornire a Joseph Smith l'appoggio di cui aveva bisogno per svolgere l'importante lavoro nel quale era occupato.

IL PROCESSO DI TRADUZIONE

Si conosce molto poco riguardo all'effettivo processo di traduzione degli annali, soprattutto perché coloro che più erano al corrente del lavoro di traduzione, ossia Joseph Smith e Oliver Cowdery, ne parlavano di meno. Inoltre Martiri Harris, David Whitmer e Emma Smith, che aiutavano Joseph, non hanno lasciato nessuna descrizione contemporanea ai fatti. I brevi resoconti che fecero molto più tardi nella loro vita spesso sono contraddittori.

Il Profeta era riluttante a rivelare i dettagli riguardanti il lavoro di traduzione. A una conferenza della Chiesa tenuta il 25 e 26 ottobre 1831 a Orange, nell'Ohio, Hyrum chiese che fosse fatto un resoconto di prima mano della venuta alla luce del Libro di Mormon. Ma il Profeta disse: “Non era inteso che al mondo fossero rivelati tutti i particolari della venuta alla luce del Libro di Mormon”.

In una lettera aperta al direttore di un giornale scritta nel 1833 Joseph descrisse i fatti principali, ma fornì pochi particolari, dichiarando che il Libro di Mormon era stato “trovato tramite l'opera di un santo angelo e tradotto nella nostra lingua per dono e potere di Dio”.

La sua spiegazione è coerente con Dottrina e Alleanze, che dice che a lui fu conferito il “potere di tradurre, mediante la grazia di Dio e per il potere di Dio, il Libro di Mormon” (DeA 1:29) e che il Signore lo aveva investito “di potere dall'alto con mezzi che furono preparati prima, per tradurre il Libro di Mormon” (DeA 20:8).

Chiaramente l'aspetto più importante del lavoro di traduzione, come dichiara il frontespizio del Libro di Mormon, è la sua interpretazione “mediante il dono di Dio”. Moroni, ultimo custode dell'antico testo, esorta ogni lettore del Libro di Mormon a conoscere mediante la preghiera la veridicità del libro; egli promette che per il potere dello Spirito Santo tutti potranno conoscere che esso è vero (vedi Moroni 10:4-5).

La testimonianza resa dal Signore stesso del Libro di Mormon dice: “Ed egli ha tradotto il libro, cioè quella parte che gli ho comandata, e come il vostro Signore ed il vostro Iddio vive, è vera” (DeA 17:6).

Alcuni critici hanno asserito che Sidney Rigdon fu il principale autore del Libro di Mormon. Essi dicono che egli usò un romanzo di Solomon Spaulding intitolato Il manoscritto ritrovato o La storia manoscritta come guida per le parti storiche di quest'opera. Tuttavia non vi è nessuna prova che Sidney Rigdon conoscesse Joseph Smith prima che fosse pubblicato il Libro di Mormon.

La testimonianza dello stesso anziano Rigdon è che la prima volta che egli sentì parlare del libro fu nell'ottobre 1830, quando una copia gli fu consegnata da Parley P. Pratt (vedi le pagine 82-83 del presente volume). Il manoscritto di Solomon Spaulding fu scoperto negli anni 80 del secolo scorso e non ha nessuna somiglianza con il Libro di Mormon. Questa teoria Spaulding-Rigdon, ovviamente inventata e tuttavia ampiamente pubblicizzata, è un tentativo compiuto da Satana per screditare la parola di Dio.

Quando Joseph Smith cominciò a tradurre nel 1827 evidentemente cominciò dal libro di Lehi, tratto dal riassunto fatto da Mormon delle grandi tavole di Nefi (vedi l'introduzione a DeA 10). Dopo la perdita delle centosedici pagine del manoscritto, risulta che Joseph cominciò con il libro di Mosia, anch'esso contenuto nelle grandi tavole.

Egli aveva appena cominciato il libro di Mosia quando Oliver Cowdery gli fu mandato, agli inizi di aprile del 1829. Cinque settimane dopo, il 15 maggio 1829, essi stavano lavorando a 3 Nefi e al sermone sul battesimo tenuto dal Salvatore ai Nefiti. Joseph tradusse le piccole tavole di Nefi, che contengono da 1 Nefi alle Parole di Mormon, soltanto dopo il suo arrivo a casa dei Whitmer a Fayette.

Al Profeta fu comandato di tradurre le piccole tavole per sostituire le centosedici pagine andate perdute (vedi DeA 10:43-45). Nel manoscritto originale del Libro di Mormon il lavoro fatto da John Whitmer come scrivano riguarda soltanto il materiale proveniente dalle piccole tavole, fatto che conferma questa conclusione.

I TESTIMONI DEL LIBRO DI MORMON

Quasi immediatamente dopo che Joseph Smith ebbe tradotto gli scritti di Nefi riguardo alla necessità dei testimoni (vedi 2 Nefi 27:12-14; Ether 5), Martin Harris andò da Fayette a Palmyra per informarsi sul progresso del lavoro. Martin, insieme con Oliver Cowdery e David Whitmer, chiese a Joseph di pregare e di chiedere al Signore se potevano essere i testimoni promessi.

Il Profeta lo fece e ricevette una rivelazione in cui veniva detto loro che se avessero esercitato la fede con pieno intento di cuore, sarebbe stato concesso loro il privilegio di vedere le sacre tavole, il pettorale, la spada di Laban, l'Urim e il Thummim usati dal fratello di Giared e la Liahona - l'indicatore miracoloso dato a Lehi nel deserto (vedi DeA 17).

Il Signore dichiarò: “E’ per la vostra fede che potrete contemplare tutto ciò, anzi, per quella stessa fede che avevano gli antichi profeti” (DeA 17:2). Il Signore dichiarò anche che, dopo aver visto questi oggetti, essi avrebbero avuto il dovere di portarne testimonianza al mondo.

Non appena il lavoro di traduzione fu completato, Joseph Smith mandò a dire ai suoi genitori a Manchester di venire a casa dei Whitmer a Fayette. Quando arrivarono, portando con sé Martin Harris, trascorsero gioiosamente la sera leggendo il manoscritto.

Il mattino dopo i potenziali testimoni e le altre persone ospiti dei Whitmer si radunarono per la solita riunione di devozione del mattino per leggere le Scritture, cantare e pregare. Lucy Mack Smith scrive: “Joseph si rialzò in piedi e, rivolgendosi a Martin Harris in modo tanto solenne che ancora oggi al ricordo il sangue mi scorre più rapido nelle vene, disse, per quanto posso ricordare: “Martin Harris, oggi devi umiliarti dinanzi a Dio per ottenere il perdono dei tuoi peccati. Se lo farai, è volontà del Signore che tu veda le tavole insieme a Oliver Cowdery e David Whitmer”.

Quindi i quattro uomini si ritirarono nei boschi e chiesero l'adempimento della promessa fatta per rivelazione. Tuttavia, dopo che ebbero fatto due tentativi senza ottenere alcun risultato, Martin Harris ritenne che la sua presenza fosse la causa della mancata manifestazione divina. Egli si ritirò a una certa distanza e disse in privato le sue preghiere.

Gli altri tre avevano appena ripreso a pregare quando Moroni apparve in gloria, tenendo in mano le tavole. Joseph scrisse: “Egli le sfogliava ad una ad una come le pagine di un libro, sì che noi potevamo vederle e scorgerne distintamente le incisioni ... Udimmo una voce proveniente dalla luce sopra di noi che diceva: “Queste tavole sono state rivelate per il potere di Dio e sono state tradotte per il potere di Dio. La traduzione che ne è stata fatta è corretta, e io vi ordino di rendere testimonianza di quello che ora vedete e udite”.

A questo punto io mi allontanai da David e da Oliver per andare in cerca di Martin Harris, che trovai a una notevole distanza tutto intento nella preghiera. Egli mi disse subito di non aver avuto successo con il Signore e mi chiese caldamente di unirmi a lui nella preghiera, affinché anche a lui fosse concesso lo stesso dono che noi avevamo appena ricevuto.

Così ci unimmo in preghiera, e alla fine ottenemmo la realizzazione dei nostri desideri; infatti, prima che avessimo finito, la stessa visione apparve dinanzi ai nostri occhi, o quanto meno apparve a me, perché una volta ancora vidi e udii le stesse cose, mentre nel medesimo istante Martin Harris gridò pieno di gioia: “Basta così, basta così; i miei occhi hanno veduto”.

Quando Joseph tornò a casa dei Whitmer espresse ai suoi genitori il sollievo che provava, ora che anche gli altri avevano veduto l'angelo e le tavole e avrebbero dovuto portare testimonianza di queste verità, dicendo: “Ora essi sanno che non vado in giro a ingannare le persone, e mi sento come se fossi stato sollevato da un fardello che era quasi troppo pesante per me, e la mia anima gioisce perché non sono più completamente solo al mondo”.

I Tre Testimoni resero testimonianza della loro esperienza: “Noi, per grazia di Dio Padre e di nostro Signore Gesù Cristo, abbiamo veduto le tavole che contengono questi annali ... E sappiamo pure che sono state tradotte per dono e potere di Dio, poiché la Sua voce ce lo ha dichiarato; pertanto sappiamo con certezza che quest'opera è autentica”.

Essi continuarono a rendere testimonianza che l'angelo aveva mostrato loro le incisioni sulle tavole. La loro testimonianza è stata inclusa in ogni edizione del Libro di Mormon uscita dalle stampe da allora in poi.

Alcuni giorni dopo altri otto testimoni - uomini fedeli che erano stati vicini al Profeta durante la traduzione - furono scelti perché vedessero le tavole. Questi otto uomini erano il padre di Joseph Smith, Joseph Smith sen.; i fratelli di Joseph, Hyrum e Samuel; quattro dei fratelli Whitmer: Christian, Jacob, Peter e John, e un cognato dei Whitmer, Hiram Page.

A Joseph fu permesso di mostrare loro le tavole vicino alla casa degli Smith a Manchester, mentre egli stava prendendo gli accordi necessari per stampare il libro. Gli Otto Testimoni dichiararono che avevano toccato e soppesato le tavole e veduto le incisioni sui singoli fogli. Anche la loro testimonianza è inserita in tutte le edizioni del Libro di Mormon.

Pertanto, secondo la legge divina relativa ai testimoni, la verità del Libro di Mormon è ulteriormente confermata, e gli abitanti della terra sono ritenuti responsabili di quello che è contenuto in esso.

Tutti gli undici testimoni speciali delle tavole del Libro di Mormon in seguito occuparono importanti posizioni ecclesiastiche nella Chiesa restaurata. Cinque di loro, i tre Smith e Christian e Peter Whitmer jun., morirono mentre erano attivamente impegnati al servizio della Chiesa.

Ma ognuno dei Tre Testimoni Martin Harris, Oliver Cowdery e David Whitmer in seguito si allontanò dalla Chiesa. Anche John e Jacob Whitmer e Hiram Page, che facevano parte degli Otto Testimoni, si allontanarono dalla fede.

Tuttavia nessuna di queste sei persone rinnegò mai la sua testimonianza, anche se ebbero molte possibilità di farlo. Ognuno di loro ribadì decisamente la veridicità della sua testimonianza ogni volta che gli veniva chiesto di parlarne. Oliver Cowdery e Martin Harris alla fine ritornarono alla Chiesa e morirono in seno ad essa.

LA PUBBLICAZIONE DEL LIBRO DI MORMON

Alcuni giorni dopo l'arrivo di Joseph Smith e Oliver Cowdery a Fayette, nel giugno 1829, Joseph ritenne che erano abbastanza avanti nel lavoro di traduzione da dover chiedere i diritti d'autore. Di conseguenza l'11 giugno Joseph Smith chiese e ottenne i diritti d'autore per il Libro di Mormon dal Distretto settentrionale dello Stato di New York. Questo impediva che il libro fosse oggetto di plagio.

Mentre il lavoro di traduzione si avvicinava alla conclusione, verso la fine di giugno, il Profeta rivolse la sua attenzione alla pubblicazione del libro. Furono condotte lunghe trattative con Egbert B. Grandin, un tipografo di ventitré anni di Palmyra. Gli furono presentate alcune pagine del manoscritto con il frontespizio per chiedergli un preventivo del costo.

Grandin e i suoi soci erano riluttanti ad assumersi l'onere di stampare quella che essi chiamavano la “Bibbia d'oro”. Perciò Joseph e i suoi compagni andarono a Rochester, dove si misero in contatto con un eminente cittadino e tipografo, Thurlow Weed, il quale tuttavia rifiutò la proposta poiché non credeva alla storia della traduzione riferita da Joseph.

Essi andarono quindi a trovare Elihu F. Marshall, anch'egli di Rochester, che si dichiarò disposto a stampare e rilegare il manoscritto; ma i suoi prezzi erano esorbitanti. I fratelli ritornarono da Grandin e finalmente lo persuasero a stampare il libro se Martin Harris avesse firmato un'ipoteca che garantiva il pagamento del costo della stampa mediante la vendita di una parte della sua fattoria di Palmyra, se fosse risultato necessario.

A quel tempo il Profeta aveva ricevuto un'altra offerta da uno stampatore di Rochester, così Grandin acconsentì a pubblicare il libro. Il 17 agosto 1829 fu stipulato un accordo per la stampa di cinquemila copie al prezzo di tremila dollari. Si trattava di un numero molto alto di copie per quel tempo, particolarmente per un piccolo tipografo di paese.

Joseph aveva imparato un'importante lezione dalla perdita delle centosedici pagine del manoscritto. Egli incaricò Oliver Cowdery e Hyrum Smith di sovrintendere al lavoro di stampa, mentre egli tornava a Harmony per stare con Emma e curare i suoi affari. Impartì loro precise istruzioni di fare una copia del manoscritto per lo stampatore, conservando l'originale per maggiore sicurezza a casa degli Smith. Quindi Oliver fece una copia del manoscritto per lo stampatore.

Per motivi di sicurezza questo manoscritto veniva portato alla tipografia di Grandin un Poco alla volta, a mano a mano che procedeva il lavoro. Per alcuni mesi Hyrum fece dei viaggi quasi quotidiani alla tipografia per sovrintendere al lavoro.

Considerato questo laborioso processo, è comprensibile che alcuni errori di trascrizione e di stampa si insinuassero nel libro. Inoltre il manoscritto originale non aveva punteggiatura e non era diviso in paragrafi. Con il permesso di Hyrum Smith, il compositore di Grandin, John H. Cilbert, inserì la punteggiatura e la divisione in paragrafi. Nell'edizione del 1837 curata da Parley P. Pratt, e in quella del 1840, curata con attenzione personalmente dal Profeta, furono corretti la maggior parte degli errori di stampa e fu riveduta una parte del lavoro di Cilbert.

Durante la stampa del Libro di Mormon Oliver Cowdery “imparò l'arte della stampa nell'ufficio di E. B. Grandin, componendo con le proprie mani gran parte dei caratteri di stampa per il libro”.

L’opposizione al nuovo volume di Scritture si manifestò ancor prima che il lavoro di stampa fosse portato a termine. Abner Cole usava l'edificio e la macchina da stampa di Grandin la domenica e la sera per pubblicare il suo giornale di Palmyra, il Reflector, sotto lo pseudonimo di Obediah Dogberry. Egli considerava il Libro di Mormon semplice spazzatura e, dato che poteva leggere il manoscritto consegnato al tipografo, sottrasse alcune pagine e cominciò a pubblicarle.

Una domenica di dicembre Hyrum e Oliver, provando un certo disagio, si recarono in città alla tipografia, dove trovarono Cole che stava febbrilmente lavorando a compilare un estratto del Libro di Mormon.

Gli ordinarono di desistere, poiché essi detenevano legalmente i diritti d'autore, ma egli li sfidò e pubblicò alcuni brani del libro nel Reflector. Joseph Smith sen. immediatamente andò a informarne il Profeta e lo riportò a Palmyra. Al suo arrivo Joseph intimò a Cole di cessare la sua pirateria letteraria. Cole voleva scendere a vie di fatto, ma il Profeta mantenne la calma e la ragione prevalse. L’ultima dispensa comparve nel numero del 22 gennaio 1830.

Il dileggio di Cole rispecchiava i sentimenti generali esistenti a Palmyra a quel tempo. Un certo numero di persone tenne una riunione e approvò la mozione di non acquistare il libro quando sarebbe uscito dalle stampe.

Quando Grandin si innervosì, Joseph tornò a Palmyra per rassicurarlo che i costi della stampa sarebbero stati pagati. Martin Harris, temendo di perdere la fattoria se il Libro di Mormon non si fosse venduto, si rivolse al Profeta chiedendogli cosa doveva fare.

Per rivelazione a Martin fu comandato di non tenersi stretti i suoi beni, “ma di darli liberalmente per stampare il Libro di Mormon” (vedi DeA 19:26). Sessanta ettari della fattoria di Martin Harris furono venduti mediante asta pubblica nell'aprile 1831 per saldare il debito con Grandin. Questo sacrificio rese possibile la stampa del Libro di Mormon.

Il giornale Wayne Sentinel annunciò che le prime copie del Libro di Mormon sarebbero state messe in vendita al pubblico il 26 marzo 1830.
Il Libro di Mormon rappresenta la mente e la volontà di Dio per gli uomini di questi ultimi giorni. La nostra generazione ha il privilegio di conoscere la valutazione fatta dal Signore stesso di questo grande libro:

Il Libro di Mormon “contiene una cronaca di un popolo decaduto, e la pienezza del Vangelo di Gesù Cristo ai Gentili, ed anche agli Ebrei; che fu dato per ispirazione, ed è confermato ad altri dal ministero degli angeli ed è da essi annunciato al mondo; dando prova al mondo che le sante Scritture sono vere e che Iddio ispira gli uomini e li chiama alla Sua opera santa in questa era e generazione, come già nelle generazioni antiche” (DeA 20:9-11).

AVVENIMENTI ATTINENTI ALLA PUBBLICAZIONE DEL
LIBRO DI MORMON

11 giugno 1829. Concessione dei diritti d'autore per il Libro di Mormon.

1 luglio 1829. Completamento della traduzione del Libro di Mormon.

Luglio 1829. Oliver Cowdery comincia a fare una copia del manoscritto del Libro di Mormon per lo stampatore.

17 agosto 1829. Joseph Smith e Martin Harris interpellano Hegbert Grandin per pubblicare cinquemila copie del Libro di Mormon.

Agosto 1829. Oliver Cowdery consegna le prime pagine del manoscritto allo stampatore. Il lavoro di composizione ha inizio e i primi fogli interi escono dalle stampe. Il primo frontespizio fu dato a Stephen Harding.

25 agosto 1829. Martin Harris ipoteca la sua fattoria per tremila dollari per pagare le spese di stampa.

Ottobre 1829. Joseph Smith ritorna a Harmony in Pennsylvania.

6 novembre 1829. Oliver scrive a Joseph per informarlo che il lavoro di stampa è stato ritardato a causa delle malattie e perché Grandin aspettava di ricevere altri caratteri di stampa. Oliver era arrivato a Alma 36 del manoscritto per lo stampatore.

16 gennaio 1830. Joseph Smith sen. e Martin Harris stipulano un accordo per cui essi avrebbero avuto eguali diritti nella vendita del Libro di Mormon sino a saldare il debito con Grandin.

Dicembre 1829 gennaio 1830. Abner Cole pubblica illegalmente estratti del Libro di Mormon sul suo giornale Reflector.

Gennaio 1830. Grandin interrompe il lavoro di stampa a causa di un minacciato boicottaggio del Libro di Mormon. Joseph torna a Palmyra da Harmony per risolvere la questione con Cole e per convincere Grandin a portare a termine il lavoro di stampa.

19 marzo 1830. Il giornale Wayne Sentinel pubblica l'annuncio che il Libro di Mormon sarebbe stato messo in vendita entro una settimana.

26 marzo 1830. Il giornale Wayne Sentinel informa che il Libro di Mormon è in vendita.

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