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Storia della chiesa - Capitolo 7

L'ESPANSIONE DELLA CHIESA

SIN DAI PRIMI ANNI DOPO IL 1830 i Santi degli Ultimi Giorni hanno riconosciuto negli Indiani americani un residuo del casato d'Israele, al quale sono state fatte grandi promesse. Riferendosi a queste persone come “Lamaniti”, un profeta del Libro di Mormon dichiarò: “Ed un giorno, in futuro, saranno condotti alla fede nella Sua parola, e riconosceranno la falsità delle tradizioni dei loro padri; e molti di essi saranno salvati” (Alma 9:17). I santi del 1830 credettero a queste promesse e sin dai primi tempi della Chiesa si sono adoperati per farle avverare.

LA CHIAMATA A INSEGNARE AI LAMANITI

La Chiesa aveva appena sei mesi quando Oliver Cowdery fu chiamato per rivelazione a recarsi presso i Lamaniti a predicare il Vangelo (vedi DeA 28:8). Successivamente Peter Whitmer jun., Ziba Peterson e Parley P. Pratt furono chiamati ad aiutarlo (vedi DeA 30:5; 32:1-3). Destinazione dei missionari erano le “frontiere dei Lamaniti” (DeA 28:9).

Questa espressione era intesa come linea di confine tra il Missouri e il territorio indiano ad Ovest. Da più di vent'anni molti americani si agitavano perché gli Indiani fossero spostati dagli Stati dell'Est in un territorio indiano stabile nelle praterie oltre quel confine.

In conseguenza di questa agitazione meno di quattro mesi prima dell'emissione di questa chiamata ai missionari, il presidente Andrew Jackson con la sua firma aveva trasformato in legge il decreto “Indian Removal Act” (Decreto di trasferimento degli Indiani, N.d.T). Gli indiani Shawnee e Delaware dell'Ohio, precedendo questi sviluppi, si trasferirono di loro iniziativa sin dal 1828-1829. Entrambe queste tribù si stabilirono presso il Fiume Kansas, subito ad ovest dei confini del Missouri.

Dopo la seconda conferenza della Chiesa i preparativi per questo viaggio dei missionari cominciarono con diligenza. Emma Smith e diverse altre sorelle si impegnarono a fornire ai missionari gli indumenti necessari. Emma anche se non stava bene, dedicava molte ore al giorno a cucire indumenti adatti per ogni missionario. I santi della zona di Fayette, Stato di New York, li rifornirono generosamente di cibo, e Martin Harris dette loro numerose copie del Libro di Mormon perché fossero distribuite.

Prima di partire i missionari si impegnarono per iscritto a dare “ascolto a tutte le parole e consigli” di Oliver Cowdery. Essi si impegnarono a proclamare “la pienezza del Vangelo ai loro fratelli Lamaniti”. Il 18 ottobre iniziarono il loro viaggio di oltre duemilaquattrocento chilometri verso l'Ovest.

PRIMI SUCCESSI NELLA RISERVA OCCIDENTALE

I missionari fecero visita a una tribù amica di indiani Seneca nella riserva di Cattaraugus, vicino a Buffalo, Stato di New York, dove si fermarono abbastanza a lungo per presentare il Libro di Mormon come una documentazione dei loro antenati dimenticati.

“Fummo accolti con gentilezza, e molto interesse fu da loro manifestato all'ascolto di questa notizia”, ricorda Parley. Dopo aver lasciato agli indiani due copie del libro, i missionari proseguirono il viaggio. Per quanto è a nostra conoscenza quelli furono i primi indiani americani che ascoltarono il messaggio della restaurazione del Vangelo in questa dispensazione.

Quando gli anziani arrivarono nell'Ohio nord-orientale si trovarono in una zona comunemente nota come Riserva occidentale, poiché durante i tempi coloniali era stata assegnata al Connecticut come “riserva occidentale”. Parley P. Pratt conosceva questo paese poiché era vissuto a Amherst, circa ottanta chilometri a ovest di Kirtland, per circa quattro anni prima della sua conversione alla Chiesa.

Parley aveva studiato sotto Sidney Rigdon, eminente ministro di culto di quella zona, il quale presiedeva a un gruppo di ricercatori (persone che cercavano il ritorno al Cristianesimo del Nuovo Testamento). Qualche tempo prima Sidney aveva unito i suoi sforzi a quelli di un altro ricercatore, Alexander Campbell, e lo aveva aiutato a fondare la chiesa chiamata Discepoli di Cristo, noti anche come Campbelliti.

Ma Rigdon si trovò in disaccordo con Campbell su alcune pratiche dottrinali e formò un suo proprio gruppo, la Società dei Battisti Riformati. Per i suoi precedenti stretti rapporti con Rigdon, l'anziano Pratt convinse i suoi compagni di viaggio a fargli visita a Mentor nell'Ohio, dove egli portò testimonianza al suo ex-insegnante che la restaurazione del Vangelo era avvenuta, inclusa la restaurazione dell'autorità divina. Oliver Cowdery, testimone oculare della restaurazione del sacerdozio, portò una testimonianza di prima mano di quell'avvenimento.

Anche se Sidney trattò i missionari con cordialità e rispetto, la sua non fu una conversione immediata. Egli disse agli anziani: “Leggerò il vostro libro e vedrò se merita la mia fede”. Gli anziani chiesero quindi il permesso di esporre il loro messaggio alla chiesa di Rigdon. Fu dato il consenso, “la riunione fu adeguatamente pubblicizzata e si radunò una numerosa e rispettabile congregazione”.

Alla fine della riunione Rigdon, con lodevole apertura mentale, disse ai suoi ascoltatori che il messaggio che avevano appena udito “era di natura straordinaria e sicuramente meritevole della loro più attenta considerazione”. Ricordò alla congregazione il consiglio dato dall'Apostolo Paolo di esaminare ogni cosa e ritenere il bene (vedi 1 Tessalonicesi 5:21).

Nel frattempo gli anziani non rimasero inattivi. A meno di otto chilometri dall'abitazione di Rigdon a Mentor si trovava il villaggio di Kirtland, dove vivevano numerosi fedeli della congregazione di Sidney. I missionari predicarono di casa in casa, ricevendo anche qui rispettosa attenzione.

Ben presto alcuni residenti si convinsero che nessuno di loro possedeva l'autorità divina necessaria per amministrare le ordinanze del Vangelo, e che nemmeno essi erano stati battezzati con la giusta autorità. Dopo molto studio e preghiera molte persone, incluso Sidney Rigdon, chiesero il battesimo per mano dei missionari.

La notizia dei loro insegnamenti si propagò rapidamente. Parley riferisce: “Le persone si affollavano attorno a noi notte e giorno, sicché non avevamo tempo per riposare e occuparci delle nostre cose. Le riunioni venivano convocate in diverse località del vicinato, e le moltitudini si radunavano chiedendo la nostra attenzione, mentre migliaia di anime ci seguivano ogni giorno: alcune per essere ammaestrate, altre per obbedire al Vangelo e altre ancora per contestare o opporsi ai nostri insegnamenti”.

Meno di tre settimane dopo l'arrivo dei missionari centoventisette persone erano state battezzate. Tra queste persone si distinguevano Isaac Morley, Levi Hancock, Lyman Wight e John Murdock, cittadini di buona reputazione di quella zona che erano destinati a svolgere un ruolo importante nelle future attività della Chiesa.

In seguito, ricordando il suo battesimo e l'effetto che ebbe su di lui, John Murdock scrisse che “lo Spirito del Signore era tangibilmente presente durante la cerimonia, ed io uscii dall'acqua pieno di gioia e cantai lodi a Dio e all'Agnello”. Un altro dei primi convertiti dell'Ohio, Philo Dibble, che viveva circa cinque chilometri a est di Kirtland, sentì parlare di una “Bibbia d'oro”.

Spinto dalla curiosità andò a trovare i missionari e, dopo aver sentito parlare Oliver Cowdery, credette e si presentò per il battesimo. La descrizione che egli fece del potere spirituale che accompagnò il ricevimento dello Spirito Santo può essere un'indicazione del motivo per cui tanti dei primi santi trovarono tanta gioia nella restaurazione del Vangelo:

“Quando uscii dall'acqua capii che ero nato d'acqua e di spirito, poiché la mia mente fu illuminata dallo Spirito Santo ... Quella sera, mentre ero a letto, sentii quella che mi sembrò una mano sulla spalla sinistra, e il mio corpo fu invaso da una sensazione che mi sembrò come fibre di fuoco ... Fui avvolto da un'influenza celeste e, per la gioia, non riuscii più a dormire”.

La breve sosta fatta dai missionari nella Riserva occidentale quel novembre portò frutti immediati e duraturi. Grazie alle conversioni fatte nell'Ohio il numero dei membri della Chiesa fu più che raddoppiato in appena tre settimane.

Avvenne quello che il Signore aveva promesso ai santi per rivelazione: “Ecco, infatti, che il campo è già bianco, pronto per la mietitura; ed ecco, chiunque impugna la sua falce con tutta la sua forza può ammassarsi le cose necessarie per non perire e portare la salvezza alla sua anima” (DeA 4:4; vedi anche 11:3; 12:3).

I missionari ordinarono Sidney Rigdon e alcuni altri e affidarono loro i compiti del ministero. In compagnia di Frederick G. Williams, che aveva esercitato la medicina a Kirtland prima della sua conversione, continuarono il loro viaggio ad Ovest verso le “frontiere dei Lamaniti”.

LA VISITA DEL PROFETA A NEW YORK

Poco dopo la partenza dei missionari da Kirtland Sidney Rigdon e un suo buon amico, Edward Partridge, decisero di recarsi a New York “per indagare ulteriormente” sull'origine del Vangelo restaurato che era stato appena fatto conoscere loro.

Lydia Partridge scrive: “Mio marito credeva parzialmente, ma volle compiere un viaggio nello Stato di New York e vedere il Profeta” prima di ritenersi soddisfatto. Secondo Philo Dibble, Partridge andò anche a nome di altri. Un vicino gli disse: “Abbiamo mandato un uomo nello Stato di New York per scoprire la verità di quest'opera; è un uomo che non mente”.

Arrivati a Manchester, nello Stato di New York, nel dicembre 1830 Sidney e Edward seppero che Joseph viveva presso i Whitmer nel Comune di Fayette, a una distanza di trentadue chilometri. Svolta un'indagine presso i vicini riguardo agli Smith, seppero che la loro reputazione era stata impeccabile sino a quando Joseph aveva reso nota la sua scoperta del Libro di Mormon.

Essi notarono anche l'ordine e la prosperità della fattoria di questa famiglia. Edward e Sidney trovarono il Profeta a casa dei suoi genitori a Waterloo, dove Edward gli chiese di battezzarlo. Quattro giorni dopo Edward fu ordinato anziano da Sidney Rigdon, suo amico e compagno di viaggio.

Joseph Smith rimase favorevolmente impressionato da Sidney e Edward sin dal principio. In seguito parlò di quest'ultimo come di “un modello di pietà e uno dei grandi uomini del Signore”. Poco dopo il battesimo di Edward il Profeta ricevette delle rivelazioni che stabilivano i doveri e le chiamate di entrambi questi uomini. Per l'influenza che sapeva esercitare sui suoi seguaci, il Signore paragonava Sidney a Giovanni Battista, che aveva preparato la via per Gesù Cristo.

Il nuovo incarico di Sidney era quello di servire da scrivano per Joseph Smith (vedi DeA 35:4, 20). Edward fu chiamato a predicare il Vangelo “come con voce di tromba” (DeA 36:1). Joseph Smith e Sidney Rigdon furono esortati a rafforzare la Chiesa ovunque si trovava, ma “più specialmente a Colesville; ecco, infatti, essi mi pregano con molta fede” (DeA 37:2).

La fede dei santi di Colesville fu premiata con una visita del Profeta e del suo nuovo compagno Sidney Rigdon. In questa località la bravura di oratore di Sidney si fece notare per la prima volta nella Chiesa quando egli obbedì al comandamento ricevuto per rivelazione di predicare il Vangelo e fare appello ai sacri profeti per provare le sue parole (vedi DeA 35:23). Egli tenne un sermone efficace e possente.

I santi dello Stato di New York ebbero anche la gioia di conoscere importanti rivelazioni dottrinali date a Joseph Smith. Tra il giugno e l'ottobre 1830 egli lavorò alla revisione ispirata del libro della Genesi. Joseph disse che a quel tempo: “si facevano spesso congetture e si tenevano lunghe conversazioni sui libri menzionati in vari punti dell'Antico e del Nuovo Testamento non più disponibili. L’osservazione più comune era: “Questi sono libri perduti”; ma sembra che la chiesa dei primi Apostoli possedesse alcuni di questi scritti, poiché Giuda menziona o cita la profezia di Enoc, settimo dopo Adamo”.

Con grande gioia della Chiesa, che ora annoverava circa settanta fedeli nello Stato di New York, il Signore rivelò una parte dell'antico libro di Enoc che comprendeva una lunga profezia riguardo al futuro. Tramite questo antico libro, che ora si trova in Mosè 7, in Perla di Gran Prezzo, il Signore “incoraggiò e rafforzò grandemente la fede del Suo piccolo gregge ... fornendo ulteriori informazioni sulle Scritture” di quanto fossero precedentemente conosciute."

IL VIAGGIO NEL MISSOURI

Nel frattempo i cinque missionari mandati dagli Indiani continuavano a predicare il Vangelo a tutte le persone che incontravano nel viaggio verso l'Ovest. Parley P. Pratt scrive: “Alcune persone desideravano conoscere e obbedire alla pienezza del Vangelo ... Altre erano piene di invidia, di rabbia e di menzogne”.

Ottanta chilometri a ovest di Kirtland, Parley fu arrestato a seguito di un'accusa inconsistente, fu processato, trovato colpevole e condannato a pagare una multa. Poiché non era in grado di farlo, Parley passò la notte rinchiuso in una locanda. Il mattino dopo ricevette una breve visita dei suoi colleghi, che egli esortò a proseguire il viaggio promettendo di raggiungerli presto.

Parley riferisce: “Dopo essere rimasto seduto per qualche tempo davanti al camino sotto l'occhio vigile della guardia, chiesi se potevo fare qualche passo all'aria aperta. Uscii sulla pubblica piazza seguito subito da lui. A questo punto gli dissi: “Signor Peabody, è in grado di fare una bella corsa a piedi?” “No”, mi rispose. “Ma il mio grosso bull-dog sì; ed è stato addestrato per molti anni ad assistermi nello svolgimento dei miei compiti. E’ in grado di mettere a terra un uomo al mio comando”.

“Ebbene, signor Peabody, mi ha obbligato a fare con lei un miglio, e io ne ho fatti due in sua compagnia. Mi ha dato la possibilità di predicare e mi ha fornito gentilmente vitto e alloggio. Ora devo riprendere il mio viaggio; se è in grado di correre, può accompagnarmi. La ringrazio per la sua generosità e le auguro una buona giornata”.

Ripresi quindi il mio viaggio mentre egli rimaneva immobile, incapace di muovere un solo passo... Si riprese dallo stupore e cominciò a inseguirmi soltanto quando ormai avevo su di lui un vantaggio di circa duecento metri...

Mi veniva dietro, urlando e incitando il cane a prendermi. Il cane, uno dei più grossi che avessi mai visto, ormai mi incalzava con tutta la sua furia. La guardia continuava l'inseguimento, batteva le mani e gridava: “Prendilo, prendilo. Ti dico di prenderlo! Buttalo a terra!” puntando il dito nella mia direzione.

Il cane stava ormai per raggiungermi e mi aspettavo che balzasse su di me da un momento all'altro, quando improvvisamente ebbi un'idea geniale per spedire il cane nel bosco davanti a me. Puntai il dito in quella direzione, battei le mani e cominciai a gridare, imitando la guardia. Il cane mi passò accanto e con rinnovata foga corse verso il bosco, sospinto sia da me che dalla guardia che correvamo nella stessa direzione”.

Avendo eluso sia il cane che l'agente di polizia, l'anziano Pratt si riunì ai suoi compagni seguendo un'altra strada. Parley in seguito seppe che Simeon Carter, al quale egli aveva lasciato una copia del Libro di Mormon, insieme a circa altre sessanta persone di quella zona si era unito alla Chiesa e aveva formato un ramo.

I missionari non avevano dimenticato il loro incarico di predicare il Vangelo agli Indiani americani. A Sandusky, nell'Ohio, si fermarono per alcuni giorni presso gli indiani Wyandot. Parley scrive: “Essi gioirono per la buona novella, ci raccomandarono a Dio e ci chiesero di scrivere per informarli sul nostro successo presso le tribù che stavano ancora più a ovest”.

Era ormai inverno quando gli intrepidi missionari lasciarono Sandusky per Cincinnati, percorrendo a piedi tutta la distanza. L’inverno del 1830-1831 è ricordato negli annali del Midwest come un inverno particolarmente nevoso.

L’ultima parte del dicembre 1830 fu “particolarmente fredda, con accecanti e violente tormente di neve e cieli costantemente coperti di nuvole, che davano vita a bufere tali da paralizzare la vita nella prateria.
Le tormente continuavano per giorni interi, senza un attimo di sosta - all'inizio causando stupore, poi terrore, poi orrore, a mano a mano che diventavano una minaccia per la vita degli uomini e degli animali”.

A Cincinnati, nell'Ohio, cinque giorni prima di Natale gli anziani salirono su un battello diretto a St. Louis. Tuttavia i blocchi di ghiaccio ostruivano il Fiume Ohio e ciò li obbligò a sbarcare a Cairo, nell'Illinois, e a continuare il viaggio a piedi. Quando erano a circa trenta chilometri da St. Louis una tempesta di pioggia e neve li obbligò a una sosta di una settimana, poiché in alcuni posti la coltre di neve era alta più di novanta centimetri.

Procedettero lentamente verso l'Ovest, affondando nella neve alta fino ai ginocchi per giorni interi senza trovare un tetto o un fuoco a cui riscaldarsi, “con il gelido vento di nord-ovest che ci soffiava sul volto con una forza che quasi raschiava via la pelle”, scrisse Parley. Il freddo era talmente intenso che la neve non si sciolse neppure a mezzogiorno sui muri rivolti a sud per quasi sei settimane.

Essi portavano negli zaini che gravarono sulle loro spalle per oltre cinquecento chilometri i loro indumenti di ricambio, libri e cibo. Tutto quello che avevano da mangiare era pane di mais congelato e maiale crudo. Parley disse che il pane era “così gelato che i denti riuscivano appena a scalfirne la crosta”. Per un mese e mezzo essi sopportarono stenti e patimenti in questo viaggio da Kirtland a Independence. Il 13 gennaio 1831 i missionari arrivarono a Independence, nel Missouri, raggiungendo quella che allora era l'estrema frontiera occidentale degli Stati Uniti.

LA PREDICAZIONE DEL VANGELO

Ormai vicini alla loro destinazione, i missionari trovarono alloggio nella casa del colonnello Robert Patterson, sul confine occidentale del Missouri, in attesa che le condizioni atmosferiche migliorassero. Intorno all'1 febbraio Peter Whitmer e Ziba Peterson aprirono una sartoria a Independence per guadagnare il denaro di cui avevano bisogno, mentre Oliver Cowdery, Parley P. Pratt e Frederick G. Williams si inoltrarono nei territori indiani per predicare e far conoscere il Libro di Mormon.

Trovarono una persona disposta ad ascoltarli in William Anderson, il vecchio capo degli indiani Delaware, figlio di padre scandinavo e di madre indiana. Questo capo si era rifiutato di ascoltare gli altri cristiani, ma fu finalmente persuaso ad ascoltare i missionari.

Quando circa quaranta capi tribù si furono messi a loro agio nella tenda del capo, Oliver Cowdery fu invitato a parlare. Egli ottenne rapidamente la fiducia dei suoi ascoltatori quando raccontò il lungo e difficile viaggio che avevano compiuto dall'Est per portare loro l'annuncio contenuto nel Libro di Mormon.

Egli riconobbe la difficile situazione in cui si trovavano gli Indiani a quel tempo: una volta erano molti, ora erano pochi; una volta i loro possedimenti erano grandi, ora erano piccoli.

Con molta abilità egli seppe esporre la storia del Libro di Mormon nel suo racconto: “Migliaia di anni fa, quando gli antenati degli uomini rossi dimoravano in pace e possedevano tutto il paese, il Grande Spirito parlava con loro, e rivelava le sue leggi ai loro savi e profeti”.

Oliver disse loro che questa loro storia e le profezie delle “cose che dovevano accadere ai loro figli negli ultimi giorni” erano scritte in un libro. Egli promise che, se avessero accettato e seguito i dettami di questo libro, il loro “Grande Padre” li avrebbe resi di nuovo prosperi e li avrebbe riportati alla loro passata grandezza.

Spiegò poi che egli e i suoi compagni erano venuti a portare loro delle copie del libro che conteneva il segreto del loro futuro successo. Il capo Anderson espresse la sua gratitudine per la bontà degli uomini bianchi: “Questo ci fa bene qui” disse egli mettendosi la mano sul cuore.

“Ora qui è inverno; noi siamo nuovi coloni in questo posto; la neve è alta; il nostro bestiame e i nostri cavalli stanno morendo; le nostre tende sono povere; in primavera ci aspetta molto lavoro perché dovremo costruire case e recinzioni e poderi; ma costruiremo anche una casa di riunione dove voi potrete leggere per noi e insegnarci altre cose intorno al libro dei nostri padri e alla volontà del Grande Spirito”.

Gli anziani “continuarono per diversi giorni a istruire l'anziano capo e molti membri della sua tribù”. Il desiderio degli Indiani di conoscere meglio il Libro di Mormon cresceva ogni giorno e gli anziani, trovate alcune persone che sapevano leggere, distribuirono tra loro delle copie, e i lettori collaborarono a diffondere la parola.

Il controllo di quella zona era affidato agli agenti del governo per gli Indiani, e purtroppo i missionari non avevano ottenuto il permesso necessario per entrare nei territori indiani a predicare il Vangelo. L’agente locale per gli Indiani immediatamente li informò che stavano violando la legge e ordinò loro di desistere sino a quando avessero ottenuto il permesso necessario dal generale William Clark, sovrintendente per gli affari indiani a St. Louis.

Parley P. Pratt tuttavia dichiara che quando la notizia del successo dei missionari raggiunse gli insediamenti di frontiera nel Missouri “destò la gelosia e l'invidia degli agenti per gli Indiani e dei ministri settari, al punto che ci fu ordinato di lasciare i territori indiani come disturbatosi della quiete pubblica, e fummo anche minacciati di un intervento militare se non avessimo aderito all'ordinanza”.

In una lettera datata 14 febbraio 1831 Oliver Cowdery scrisse al generale Clark per spiegare che egli rappresentava un'associazione religiosa con sede nello Stato di New York, e che desiderava istituire “scuole per l'istruzione dei bambini indiani e anche per insegnare ai più grandi la religione cristiana”. Egli disse che lo avrebbero fatto “senza interferire con l'operato delle altre missioni istituite”.

Non sappiamo se Clark rispose mai a questa richiesta, o se concesse il permesso desiderato. I missionari si stabilirono a Independence e predicarono il Vangelo alle persone interessate di quel centro.

Nel frattempo Parley P. Pratt fu incaricato di ritornare all'Est per riferire sul risultato della missione e prendere altre copie del Libro di Mormon. Dopo la sua partenza l'interesse degli altri missionari per gli Indiani crebbe considerevolmente quando vennero a conoscenza dell'esistenza dei Navajo, numerosa e laboriosa tribù che viveva a circa cinquecento chilometri a ovest di Santa Fe. Le circostanze tuttavia costrinsero i missionari ad abbandonare ogni ulteriore tentativo di portare il Vangelo ad altre tribù indiane.

VALUTAZIONE DEL VIAGGIO MISSIONARIO

Anche se la “missione ai Lamaniti” non ebbe molto successo nel fare proseliti tra gli Indiani americani, ebbe un grande impatto sulla successiva storia della Chiesa. Non soltanto portò il Vangelo per la prima volta a questo residuo del casato di Israele, ma creò la consapevolezza di quanto erano importanti quei popoli agli occhi del Signore.

In termini di conversioni e di effetto immediato la missione ebbe molto successo tra i coloni bianchi della Riserva occidentale. Molte persone, che avrebbero esercitato una significativa influenza sul progresso della Chiesa, furono prese nella rete del Vangelo nell'Ohio.

Nel giro di pochi mesi c'erano più membri della Chiesa nell'Ohio che nello Stato di New York; così, quando le condizioni esistenti nello Stato di New York imposero un trasferimento, l'Ohio fu designato dal Signore come luogo di raduno e sede della Chiesa.

Per un altro aspetto quella missione dimostrò il potere stimolante del Libro di Mormon come mezzo di conversione e come prova della forza prodotta dalla conversione. Questo libro di Scritture fu il mezzo per cambiare il corso della vita di molte persone.

La missione presso i Lamaniti aprì anche la via a rivelazioni future riguardanti il paese di Sion, anche se questo aspetto della questione non fu subito riconosciuto. La località precisa del centro di Sion non era stata ancora rivelata, sebbene il Signore avesse già indicato ai santi che Sion sarebbe stata “sulle frontiere dei Lamaniti” (DeA 28:9). Cinque persone che erano colonne della Chiesa ora avevano un'esperienza diretta di quella regione e potevano testimoniare che era una terra favorevole.

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